18 giugno 2008

Travi e pagliuzze atomiche: come si smarrisce una bomba

di Pino Cabras


Generale Turgidson: Signor Presidente, circa, ehm, 35 minuti fa, il generale Jack Ripper, comandante della, ehm, base aerea di Burpelson, ha dato un ordine ai suoi 34 B-52 del suo settore, che erano in volo in quel momento come parte di un’esercitazione speciale chiamata Dropkick. Ora, pare che l’ordine dato agli aerei sia di, ehm, attaccare i loro obiettivi in Russia. Gli, ehm, aerei trasportano armi nucleari con un carico medio di, ehm, 40 megatoni ciascuna. […].
Presidente Merkin Muffley: Generale Turgidson, trovo tutto questo molto difficile da capire. Avevo come l’impressione che io fossi l’unico a poter ordinare l’uso di armi nucleari.
Stanley Kubrik, Il Dottor Stranamore. Ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, 1964



Allarme rosso. Armamenti nucleari che sfuggono alle procedure, e spariscono sotto il naso dei controllori.
No, non sto abboccando anch'io all'ennesima isterica manipolazione anti-iraniana. A quella hanno abboccato i grandi giornali, con tanto di titoloni in prima pagina totalmente incuranti dei solidi fatti che li avrebbero smentiti in un amen.
No, parlo invece di alcuni preoccupanti buchi procedurali accaduti di recente in un paese che di armi nucleari ne ha eccome, più di tutti gli altri messi insieme. Parlo di alcune falle nel trasporto di armamenti nel Sancta Sanctorum del potere nucleare, la US Air Force.
Mentre nel caso dei presunti progetti di bombe iraniane via Pakistan le notizie manipolate si reggevano su allusioni vaghe, irradiate da agenti disinformatori, accolte acriticamente e tenute insieme da titoli perentori, nel caso dei gravi blackout della logistica militare nucleare statunitense le notizie si reggono su conferme al più alto livello da parte del Pentagono, benché ignorate dalle prime pagine.
Alcuni importanti funzionari della Difesa e dell'Aeronautica USA hanno appreso solo a metà marzo 2008 del trasporto avvenuto nell'autunno 2006 di quattro testate (non nucleari, ma comunque segrete) riservate ai missili balistici intercontinentali (gli ICBM) da parte della più grande agenzia interna del Dipartimento della Difesa, la Defense Logistics Agency (DLA), con un tragitto che partiva dalla base dell'Air Force di Hill, nello Utah, e giungeva a Taiwan. Cosa c'era di strano in questo trasporto, uno dei tanti curati dai 22mila dipendenti della DLA sparsi in tante basi per il mondo? Il fatto è che il piano di quella spedizione prevedeva il trasporto di batterie per elicotteri, non testate per missili. Non appena emerse il fatto, al Pentagono si tenne una conferenza stampa, durante la quale il segretario dell'Aeronautica, Michael Wynne, spendeva molte parole tranquillizanti sul fatto che gli ordigni fossero già tornati in mani sicure negli USA. Sebbene «questo non dovrebbe essere considerato materiale nucleare», premetté Wynne, il solo fatto che si trattasse di componenti di un sistema nucleare rendeva « molto preoccupato in merito» il governo USA.
Secondo lo stesso Wynne e Ryan Henry, un alto funzionario politico del Dipartimento della Difesa, il governo di Taiwan notificò agli USA il fatto era stato effettuato un trasporto sbagliato. Henry citò una disfunzione nelle “prime comunicazioni”, qualcosa come «pensavamo di sentire una cosa, ma in realtà ci stavano dicendo qualcos'altro». Henry aggiunse che era in corso «un'inchiesta approfondita» per determinare l'esatta sequenza degli eventi.
Insomma, mentre i neoconservatori e i loro alleati spingono al massimo i motori mediatici mondiali per forzare ogni dettaglio che conquisti le menti per la prossima guerra all'Iran di concerto con il governo israeliano, in altri ambienti della Difesa statunitense si è costretti ad ammettere che ci sono serissimi problemi di tenuta della logistica nucleare USA, da rifondare in profondità.
Non più tardi dell'autunno 2007 Wynne aveva dovuto sostenere un'altra conferenza stampa in merito a un trasferimento “accidentale” di sei missili nucleari su un B-52 in volo dalla base di Minot, in North Dakota, a quella di Barksdale, in Louisiana, un incidente che diede causa all'Aeronautica USA per destituire immediatamente diversi alti ufficiali e intraprendere altre drastiche azioni disciplinari. Il servizio emanò nuove direttive sulle armi nucleari, ma una riesame più ampio da parte del Dipartimento della Difesa in merito all'incidente del B-52 riscontrò dei problemi in lungo e in largo nel Dipartimento della Difesa, non solo nelle operazioni della USAF. Il segretario della Difesa Robert Gates ha ordinato alla US Air Force e alla US Navy di dar corso a revisioni di scelte politiche e procedurali nonché a un inventario fisico completo di tutte le dotazioni nucleari. Gates ha altresì nominato l'ammiraglio Kirkland Donald, direttore della Navy Nuclear Propulsion, alla guida dell'inchiesta sull'ultimo incidente. Conclusioni rapide e serie. Talmente serie che il 5 giugno Wynne è stato costretto a dimettersi. Stessa sorte è toccata al capo di stato maggiore della US Air Force, il generale T. Michael Moseley.
Cos'era successo nel caso del volo Minot-Barksdale?
La vicenda si presenta come un altro inquietante e gravissimo sintomo degli arcana imperii in seno alle istituzioni militari americane segnate in profondità dal clima dell’11 settembre.
Molti fatti, proprio a partire dai mega-attentati dell'11 settembre, sono da leggere alla luce dei contrasti fra diverse idee e politiche di egemonia imperiale. I neocon forzano l’agenda della guerra, ultimamente con un’ossessione per l’Iran. A loro si oppongono, nell’intelligence e nelle forze armate, coloro che temono un cataclisma in grado di affondare la potenza americana. La contesa, pur essendo massima, non è trasparente. Si svolge per colpi di mano e pressioni. Nell’Italia degli anni sessanta si sarebbe detto che queste pressioni avvengono con “rumore di sciabole”. Nel mondo degli anni duemila però le pressioni producono “rumore di armi atomiche”.

Il 30 agosto 2007 i cieli degli Stati Uniti sono stati attraversati dal misterioso volo di un bombardiere B-52H partito dalla base di Minot (Nord Dakota) per la lontana base di Barksdale (Louisiana) con sei missili da crociera AGM-129. Barksdale, l’11 settembre 2001, fu tra l’altro la prima tappa dello strano tour del presidente Bush, prima della base di Offutt (Nebraska).
Quello del 30 agosto 2007 non era un volo come un altro: sui missili erano innescate delle ogive termonucleari W80-1. Non era mai accaduto prima.
La mia ricostruzione punta a considerare non solo incompetenza e distrazioni, ma una qualche pianificazione alternativa che meglio spiegherebbe certi fatti.
Per far saltare in tal modo i protocolli devono essere intervenute mani molto potenti, che hanno aggirato la catena del controllo d’uso e del comando, la sorveglianza elettronica, le procedure aggiuntive dell’Agenzia per la Riduzione dei Rischi della Difesa, i codici segreti, le autorizzazioni. La ridondanza dei sistemi di controllo quel giorno è stata totalmente azzerata.
Ebbene, un’operazione di questa portata non sarebbe possibile senza che partecipasse attivamente più di una persona inquadrata nei più alti gradi gerarchici della US Air Force e del Dipartimento della Difesa.
Robert Stormer, ex capitano di corvetta della marina statunitense spiega:
Gli Stati Uniti non trasportano più le armi nucleari destinate ad essere smantellate sotto le ali di un aereo da combattimento. La procedura consiste nel separare la testata dal missile, chiudere la testata in una cassa e trasportarla con un aereo cargo militare verso un deposito e non verso una base di bombardieri operativi che si trova esattamente in una zona di transito per le operazioni in Medio Oriente.
L’unica maniera per tagliar corto rispetto a catene di comando separate e compartimentate è “porsi al di sopra”, ossia collocarsi al vertice, in una posizione sovraordinata che armonizza l’esecuzione degli ordini.
Gli ordini in un simile scenario sarebbero stati trasmessi ai livelli gerarchici inferiori della US Air Force in diverse località, ostentando tutta la legittimità di una “supervisione”, di cui ogni sottoposto non avrebbe colto le connessioni né tanto meno l’ampiezza. Un altro plausibile scenario è che sia esistita una “catena di comando alternativa”, anch’essa comunque funzionalmente dipendente dalle alte sfere per poter adempiere a tutta l’architettura dell’operazione.
Un indizio di ciò lo ritroviamo nel fatto che molti ufficiali superiori della base di Minot erano stati nominati pochissimo tempo prima, a giugno 2007. È certo impossibile distinguere queste nomine dalle procedure ordinarie. Tuttavia, la coincidenza dei tempi è strepitosa.
Ma comincia ad affiorare un flusso di eventi ancora più inquietante, che si colora di tragedia.
Diversi militari dell’US Air Force sono morti in circostanze anomale nei tempi immediatamente precedenti e successivi ai fatti del 30 agosto 2007. Allo stato attuale, non possiamo avere alcuna prova che metta in rapporto questi decessi con il misterioso volo da Minot a Barksdale. Tuttavia, nel leggere questa vicenda abbiamo l’occhio allenato dagli interrogativi su altre lunghe catene di morti premature (suicidi, incidenti aerei e stradali, infarti di trentenni) che hanno scandito altre vicende misteriose, come avvenne ad esempio per molti testimoni del caso Ustica o per quelli del caso Kennedy.
Le persone morte nei mesi che si addensano intorno allo strano volo Minot-Barksdale erano in grado di coprire molti livelli di una catena di comando alternativa per un’operazione nucleare coperta che avesse avuto sufficiente competenza strategica e accesso diretto a bombardieri e armamenti.

Non va dimenticato che noi sappiamo di questo episodio già dal 2007 perché certi ufficiali della US Air Force avevano fatto filtrare notizia dell’incidente. E questo è un fatto abbastanza eccezionale, che sfida procedure, regolamenti e leggi. Siccome poi abbiamo visto tutta la comunità dell’intelligence scrivere un rapporto categorico sulla 'non attualità' del pericolo atomico iraniano, allora capiamo qualcosa di più. La parte dei poteri forti spaventata dall’avventurismo delle operazioni deviate combatte come può, e con messaggi forti. Quella del 30 agosto 2007 forse era un’operazione speciale deviata finalizzata a una qualche gigantesca provocazione nucleare, non si sa se da attribuire a qualche “stato canaglia”. In qualche modo forse è stata sventata.

I continui annunci del vice-presidente Cheney su di un secondo attacco terroristico di grande portata contro gli Stati Uniti, possibile, anzi certo, in preparazione con il sostegno dell’Iran, restano sullo sfondo. Vista la contiguità con la Casa Bianca dei meccanismi di comando sull’uso delle armi nucleari, il volo delle testate perdute, come ogni altra defaillance della logistica atomica appare giustamente in una luce molto inquietante. Il posizionamento in vista della guerra è dunque in corso. Nessun episodio va tralasciato, né letto superficialmente.

Aggiornamento del 23 giugno 2008
Il presente post è stato ripreso sul sito di «comedonchisciotte»: [QUI];
nonché sul sito di «Megachip»: [QUI]

1 commento:

Paolo ha detto...

Grazie Pino, ricordo la strana morte -fra i tanti- di un aviere di colore che aveva partecipato all'operazione e che non fu riferita da alcun organo di stampa. Solo su qualche blog o portale di informazione alternativa statunitense. Come il tuo blog dimostra, blog e portali di questo tipo sono la fonte più attenta di notizie oggigiorno. Meglio della propaganda acritica, supina o peggio allineata di quasi tutti gli organi di stampa. Complimenti