L’atmosfera sociale è quella di una città assediata… E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.

Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.

George Orwell, 1984

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14 giugno 2013

Datagate, ovvero Barack O’Bush

di Giulietto Chiesa.

 
Disse Bertolt Brecht che, quando il fascismo fosse giunto in America, avrebbe assunto le fattezze della democrazia.
Profezia poetica che si sta avverando sotto i nostri occhi. Il paese che continua ad esserci ossessivamente rappresentato come la più progredita forma di democrazia, è quello stesso in cui i suoi un tempo cittadini (ora sudditi abitanti di Matrix) sono sorvegliati ad ogni istante dal Grande  fratello Nsa che tutto sa e tutto può leggere e vedere.
Anche a noi tocca essere, qualche volta, profeti. Pino Cabras ed io, sul nostro libro Barack Obush, nella sua edizione in lingua russa, mettemmo in copertina un photoshop di Obama e Bush che mostrava la loro contiguità e continuità. Nei giorni scorsi l’Huffington Post, nella sua edizione americana, a due anni di distanza, ci ha copiato il photoshop. Confermando, per altro, il mio giudizio al momento dell’elezione del primo presidente di colore della storia americana: Obama come la più straordinaria operazione di maquillage di un imperatore dai tempi del faraone Tutankamen.
Il programma dei 30.000 droni varato da Barack Obush, per sorvegliare dall’alto tutta l’America (non per uccidere i terroristi), quello della mappatura del cervello umano, sempre promosso dal faraone democratico, dice che si sta andando a tappe forzate verso uno stato americano totalitario sotto tutti i parametri. E ciò avviene mentre Giovanna Botteri, sul Tg3, ogni  sera, con occhi sognanti e parole estatiche, ci descrive le meraviglie della democrazia americana.
Obama fu eletto avendo promesso il ritiro dall’Afghanistan, ma ora scopriamo che questo ritiro non ci sarà mai più. In quel deserto dei tartari resterà un distaccamento permanente di almeno 10.000 uomini. L’Irak è un protettorato americano dove la guerra civile va avanti al ritmo di 50 morti per bomba. Si prepara l’offensiva militare della Nato contro la Siria. Obama dichiara di avere acconsentito alla “red line” tracciata da Netanyhau per l’Iran: così, quando decideranno Tel Aviv e Washington, partirà il bombardamento contro Teheran.
E tutto procede secondo i piani, anche la preparazione psicologica alla guerra. Un recente sondaggio, di pochi giorni fa, pubblicato sulla prima pagina del New York Times, promosso dallo stesso New York Times e dalla Cbs News, dice che il 60% degli americani sarebbe d’accordo di attaccare l’Iran se la linea rossa venisse oltrepassata. Ma la linea rossa la decide Israele e, dunque, l’Iran la sorpasserà anche se starà fermo come una statua di marmo. La maggioranza degli americani ha già subito il lavaggio del cervello e, dunque, applaudirà freneticamente.
Si tratta di vedere ora se anche l’Europa applaudirà. E questo dipende anche da noi, anche dagli italiani. Ora, in mezzo alla valanga di critiche e dileggio contro il Movimento 5 Stelle, io voglio distinguermi plaudendo alla dichiarazione fatta in Parlamento dal capogruppo di quel partito. Quando ha detto, chiaro e forte, che l’Italia non dovrà più partecipare e nessuna impresa militare fuori dai suoi confini. E’ una saggia proposta, per l’Italia e per l’Europa.
In mezzo al devoto e ossequioso silenzio di tutte le sinistre, di ogni tinteggiatura, solo il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle si candida a far risorgere il movimento pacifista italiano, già demolito dal tradimento di tutte le sinistre. Dunque, almeno su questo punto qualificante, io sto con l’unica opposizione, senza se e senza ma. L’alternativa alla guerra è solo la pace. Il resto sono chiacchiere.


Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/14/datagate-ovvero-barack-obush-2/626100/.

Pubblicato anche su: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=78113&typeb=0&Loid=315&Datagate-ovvero-Barack-O-Bush.



10 giugno 2013

La rivolta contro il Fratello Erdoğan

di Thierry Meyssan. - da Megachip.


La rivolta turca affonda le sue radici nelle incoerenze del governo Erdoğan. Quest'ultimo, dopo essersi presentato come «democratico musulmano» (sul modello dei «democratici cristiani»), ha improvvisamente mostrato la sua vera natura in occasione delle «rivoluzioni colorate» della Primavera araba.

In politica interna ed estera, esiste un prima e dopo questo voltafaccia. Il prima era l'infiltrazione nelle istituzioni. Il dopo è il settarismo. Prima, è la teoria di Ahmed Davutoğlu dei «zero problemi» con i suoi vicini. L'ex impero ottomano sembrava uscire dal suo torpore e tornare alla realtà. Dopo di che, è il contrario: la Turchia si è rimessa nei guai con ciascuno dei suoi vicini ed è entrata in guerra contro la Siria.


I Fratelli Musulmani

Dietro questo cambiamento, i Fratelli Musulmani, un'organizzazione segreta di cui Erdoğan e la sua squadra sono sempre stati membri, nonostante le loro smentite. Sebbene questo cambiamento sia successivo a quello del Qatar, finanziatore dei Fratelli musulmani, esso reca lo stesso significato: regimi autoritari che sembravano anti-israeliani d’improvviso esibiscono la loro alleanza profonda.

È importante qui ricordare che il termine occidentale «primavera araba» è un'illusione che intende dar a bere che i popoli tunisino ed egiziano avrebbero rovesciato il loro governo. Sebbene vi sia stata una rivoluzione popolare in Tunisia, essa non mirava a cambiare il regime, bensì a ottenere un’evoluzione economica e sociale. Sono stati gli Stati Uniti, non la piazza, a ordinare a Zinedine el Abidine Ben Ali e a Hosni Mubarak di lasciare il potere. Poi è stata la NATO ad aver rovesciato e fatto linciare Muammar al-Gheddafi. E sono ancora la NATO e il CCG ad aver alimentato l’attacco alla Siria.

Ovunque in Nord Africa - tranne in Algeria - i Fratelli Musulmani sono stati messi al potere da Hillary Clinton. Ovunque, hanno consulenti di comunicazione turchi, gentilmente messi a disposizione dal governo Erdoğan. Ovunque, la «democrazia» è stata solo un’apparenza che ha consentito ai Fratelli di islamizzare le società in cambio del loro sostegno al capitalismo pseudo-liberale degli Stati Uniti.

Il termine «islamizzare» si riferisce alla retorica dei Fratelli, non alla realtà. La Fratellanza intende controllare la vita privata degli individui basandosi sui principi esteriori del Corano. Rimette in questione il ruolo delle donne nella società e impone una vita austera, senza alcol né sigarette, e senza sesso, almeno per gli altri.

Per una decina d’anni, la Fratellanza ha tenuto un profilo discreto, lasciando la trasformazione della pubblica istruzione alla cura della setta di Fethullah Gülen, di cui è membro il presidente Abdullah Gül.

Anche se la Fratellanza proclama il suo odio per l’American Way of Life, si mantiene sotto la protezione degli anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Israele) che hanno sempre saputo usare la sua violenza contro chi osava loro resistere. Il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva installato nel suo ufficio la sua ex guardia del corpo, Huma Abedin (moglie del parlamentare sionista Anthony Weiner), la cui madre Saleha Abedin dirige l’organizzazione femminile mondiale della Fratellanza. È attraverso questo strumento che ha agitato la Fratellanza.

I Fratelli hanno fornito l'ideologia ad Al-Qa'ida, attraverso l’intermediazione di uno di loro: Ayman al-Zawahiri, l'organizzatore dell'assassinio del presidente Sadat e attuale leader dell'organizzazione terroristica. Al-Zawahiri, come Bin Laden, è stato un agente dei servizi statunitensi. Mentre veniva ufficialmente considerato un nemico pubblico, si incontrava assai regolarmente con la CIA presso l'ambasciata statunitense a Baku, dal 1997 al 2001, come attesta la traduttrice Sibel Edmonds, nel quadro della «Gladio B» [1].


Una dittatura progressiva

Durante la sua prigionia, Erdoğan ha affermato di aver rotto con i Fratelli e di aver lasciato il loro partito. Poi si è fatto eleggere e ha lentamente imposto una dittatura. Ha fatto arrestare e incarcerare due terzi dei generali, accusati di aver partecipato a Gladio, la rete segreta di influenza degli USA. E ha ottenuto il più alto tasso di incarcerazione di giornalisti di tutto il mondo. Questa evoluzione è stata occultata dai media occidentali che non saprebbero criticare un membro della NATO.

L'esercito è il custode tradizionale della laicità kemalista. Tuttavia, dopo l'11 settembre, degli ufficiali superiori erano preoccupati per la deriva totalitaria degli Stati Uniti. Hanno preso dei contatti con le loro controparti in Russia e in Cina. Per fermare questa tendenza prima che fosse troppo tardi, i giudici hanno loro ricordato i loro precedenti pro-USA.

Se i giornalisti possono essere, come qualsiasi altra professione, dei mascalzoni, il più alto tasso di carcerazione del mondo rivela una precisa scelta politica: l'intimidazione e la repressione. Con l'eccezione di Ululsal, la televisione era diventata un panegirico ufficiale, intanto che la carta stampata aveva preso la stessa strada.


«Zero problemi» con i vicini

La politica estera di Ahmed Davutoğlu era altrettanto ridicola. Dopo aver cercato di risolvere i problemi lasciati irrisolti, un secolo prima, dall'Impero Ottomano, ha voluto mettere Obama contro Netanyahu organizzando la Freedom Flotilla in direzione della Palestina [2]. Ma, nemmeno due mesi dopo l’atto di pirateria israeliano, ha accettato la creazione di una commissione internazionale d'inchiesta incaricata di insabbiare la questione e riprendeva di nascosto la collaborazione con Tel Aviv.

Segno di cooperazione tra la Fratellanza e Al-Qa'ida, la confraternita aveva piazzato sulla nave Mavi Marmara Mahdi al-Hatari, numero due di Al Qaeda in Libia e probabile agente britannico [3].


Disastro economico

Come ha fatto la Turchia a sprecare non solo un decennio di lavoro diplomatico di ripristino delle sue relazioni internazionali, ma anche la sua crescita economica? Nel marzo 2011, ha partecipato all'operazione della NATO contro la Libia, uno dei suoi principali partner economici. Una volta finita la guerra, essendo la Libia distrutta, la Turchia ha perso il suo mercato. Contemporaneamente, Ankara si è lanciata nella guerra contro il vicino siriano, con il quale aveva appena firmato, un anno prima, un accordo di liberalizzazione commerciale. Il risultato non si è fatto attendere: La crescita del PIL che nel 2010 aveva un tasso del 9,2%, nel 2012 è scesa al 2,2%, e continua a precipitare [4].


Pubbliche relazioni

Con l'avvento al potere della Fratellanza in Nord Africa, il governo Erdoğan si è montato la testa. Nell’esibire la sua ambizione imperiale ottomana, per cominciare ha sconcertato l'opinione pubblica araba, e poi ha sollevato la maggior parte del suo popolo contro di lui.

Da un lato, il governo finanzia Fetih 1453 - un film dal budget faraonico per gli standard del paese - che dovrebbe celebrare la presa di Costantinopoli, ma storicamente fuorviante. Dall'altro, ha cercato di vietare la serie televisiva più popolare in Medio Oriente, L’Harem del Sultano, perché la verità non dà un’immagine pacifica degli Ottomani.


La vera ragione della rivolta

La stampa occidentale evidenzia, nella sollevazione attuale, certi elementi di dettaglio: un progetto immobiliare a Istanbul, il divieto di vendere alcolici di sera, o le dichiarazioni che incoraggiano la natalità. Tutto questo è vero, ma non fa una rivoluzione.

Mostrando la sua vera natura, il governo Erdoğan si è separato nettamente dalla sua popolazione. Solo una minoranza di sunniti si riconosce nel programma arretrato e ipocrita dei Fratelli. Ora, circa il 50% dei turchi sono sunniti, il 20% aleviti (cioè alauiti), il 20% sono curdi (prevalentemente sunniti), e il 10% appartengono ad altre minoranze. È statisticamente chiaro che il governo Erdoğan non può resistere alla rivolta che la sua politica ha provocato.

Nel rovesciarlo, i turchi non solo risolvono il loro problema. Mettono fine alla guerra contro la Siria. Ho spesso evidenziato che questa cesserebbe quando uno degli sponsor stranieri fosse scomparso. Questo sarà presto il caso che si darà. Così facendo, mettono fine all’espansione dei Fratelli. La caduta di Erdoğan preannuncia quella dei suoi amici; da Ghannouchi in Tunisia, a Morsi in Egitto. È in effetti poco probabile che questi governi artificiali, imposti da elezioni truccate, possano sopravvivere al loro potente padrino.


Note

[1] «Al Qaeda Chief was US Asset», di Nafeez Ahmed, 21 maggio 2013.

[2] «Perché Israele ha attaccato dei civili nel Mediterraneo?», e «Flottiglia della Libertà: il dettaglio che Netanyahu ignorava», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 31 maggio e 6 giugno 2010.

[3] «L'esercito libero sirianoè comandato dal governatore militare di Tripoli», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 18 dicembre 2011.

[4] «Turkey’s Economic Growth Slows Sharply» di Emre Perer e Yeliz Candemir, The Wall Street Journal, 1 aprile 2013



Traduzione a cura di Matzu Yagi.

Questa "cronaca settimanale di politica estera" appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano "Al-Watan" (Siria), in versione tedesca sulla "Neue Reinische Zeitung", in lingua russa sulla "Komsomolskaja Pravda", in inglese su "Information Clearing House" e in italiano su "Megachip".


08 giugno 2013

Barack Obush e lo spionaggio totale

di Pino Cabras - da Megachip.
Giornali e siti di tutto il mondo riprendono divertiti la prima pagina dell'Huffington Post, che cavalca lo scandalo sullo spionaggio di massa e spara un titolo cubitale: GEORGE W. OBAMA. Più sotto al titolone dell HuffPost, ecco un'illustrazione: un morphing fra la faccia di Bush e quella di Barack. Mi suona tutto così familiare, avendo io scritto nel 2011, assieme a Giulietto Chiesa, un libro intitolato "Barack Obush".

L'edizione russa, intitolata «Global'naja Matrica» (ossia "La Matrix globale", titolo quanto mai attuale), ha in copertina proprio il morphing fra i due ultimi presidenti USA. Come spesso accade, i grandi media arrivano sulle cose con un ritardo di anni.

Nel frattempo, gli scettici a targhe alterne ci avevano inondato di richieste: le prove, le prove di quel che dite!
Se raccontavamo in rete quel che ora è ovunque, orde di troll non volevano concederci un centimetro, ci inondavano di provocazioni, frasi irritanti, insulti, squadrismo elettronico, "character assassination", diversioni fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di intralciare la comunicazione, denigrarci.
Per loro eravamo i «complottisti» (il neologismo-truffa del nuovo secolo). Non capivano (o non volevano capire) che non inseguivamo complotti, ma descrivevamo un modo di funzionare del potere: sempre più opaco, menzognero, segreto, sempre più lontano dalle divisioni tradizionali dei poteri, e sempre più condizionato da strutture incentrate sull'uso massiccio e spregiudicato delle telecomunicazioni.
Nel libro abbiamo descritto così questo fenomeno:
«Sullo sfondo del Patriot Act, la legge liberticida votata da Bush e ri-votata senza tentennamenti da Obama, si è dunque formata un'enorme rete parallela, che agisce in nome della sicurezza. Strutture non trasparenti, semi-private ma coperte da strati di legittimazione (e ingenti fondi) pubblici, sono diventate via via più importanti, costose e letteralmente "incontrollabili".
L'11 settembre 2001, questa entità esisteva già nel corpo degli apparati USA. Fu quel giorno che decise di diventare una metastasi. Obama non ha nemmeno provato a cambiarla.
Chissà in che modo l'attuale inquilino della Casa Bianca interpreta la frase che pronunciò Benjamin Franklin agli albori della storia degli Stati Uniti: "Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza"».
La risposta al nostro interrogativo è arrivata adesso: il presidente democratico dichiara che in nome della «sicurezza» tutto quel sistema è legittimo.

Obama rivendica un sistema che legge le e-mail di tutti in tutto il mondo, sa cosa spendiamo e dove, classifica i nostri gusti individuali, carpisce tutti i segreti industriali, sa a chi telefoniamo, quali amici abbiamo, e molto, moltissimo altro ancora, nella vita di tutti i cittadini, tutte le organizzazioni, tutti gli apparati.

Nessun potere totalitario nella storia ha mai avuto accesso a una simile completezza di profili individuali né ha mai potuto agire altrettanto a fondo dentro gli uffici, fino ad avervi degli occhi per vedere tutto, quando voleva: con le webcam attivate segretamente, con la lettura diretta dei nostri documenti e delle nostre schermate.

Di fronte a una simile dichiarazione di guerra alle Costituzioni e alle sovranità di tutto il mondo ci si aspetterebbe qualche reazione, almeno per non guadagnarsi la lucidissima invettiva di Franklin: non meritare «né la libertà né la sicurezza». 
Al momento c'è solo qualche debole reazione degli eurocrati, come quella del commissario agli affari interni Cecilia Malmstroem: «Siamo naturalmente preoccupati per le possibili conseguenze sulla privacy dei cittadini europei, ma è presto per trarre delle conclusioni», ha affermato la Malmstroem. Questo sì che è 'sopire e troncare'. E ha promesso: «Contatteremo la nostra controparte americana per avere ulteriori informazioni». Se questo scambio transatlantico sarà tempestivo come nel caso dei dati interbancari, staremo freschi.

Manco a dirlo, sinora, politici italiani non pervenuti.
Figuriamoci se Enrico Bilderberg Letta dirà qualcosa. E neanche Gianroberto Casaleggio, se è per questo, lui che prevede in futuro una guerra mondiale in cui le dittature orientali "orwelliane" saranno sconfitte dall'occidente di Google. Sì, Google, ossia una delle entità più orwellianamente compromesse con il sistema, come appare nello scandalo di questi giorni. Qualche aggiustamento di prospettiva servirà anche dalle parti dell'opposizione.
In ogni caso l'Imperatore è nudo, e quindi i silenzi, le politiche sbagliate e le distrazioni saranno messi a dura prova. La retorica obamiana è a pezzi. Nemmeno l'Italia potrà fare finta di nulla.

Obama ha realizzato delle discontinuità nella narrazione del potere rispetto al predecessore, e a molti ingenui questo potrà ancora bastare. Ma Obama è in realtà un continuatore dello Stato profondo, che i presidenti non osano cambiare. 
Quel grumo oscuro, impersonale e potente, viene semplicemente assecondato nelle sue evoluzioni (anche quando le evoluzioni agiscono come crescite tumorali negli equilibri dei poteri). Oggi il presidente va al servizio dello Stato profondo - apparati, comitati d'affari, complesso militare industriale, reti di spionaggio - dando sempre più volume agli apparati "securitari".
Il capitolo finale di Barack Obush è dedicato proprio alla descrizione delle cause di questa continuità, che resistono anche alla diversa stoffa degli interpreti sulla scena del potere, perfino quando a un buono a nulla capace di tutto come George W. Bush succede un presidente cool che si becca il Nobel per la Pace "a prescindere".
Preso dai discorsi su Google, ho digitato "Barack Obush", e fra le prime voci in lista trovo una recensione negativa che mi era sfuggita, apparsa nel 2011 su Giornalettismo e opera di un tizio, tale John B., che non si era nemmeno preso la briga di leggere il libro, incorrendo così nell'incidente più squallido che possa capitare a un recensore.

No, non parlo dei suoi misteriosi cenni a «nostalgici sognatori di quella rivoluzione delle masse operaie che non si è mai concretizzata», che devono essere una scopiazzatura di un freschissimo discorso di Mario Scelba, e tralascio anche altri passaggi che dimostrano che il recensore ha "letto" il libro con la tecnica di lettura veloce di Woody Allen, quando questi diceva di aver divorato Guerra e Pace in sette minuti ("Parlava di certi russi").
Il centro dello squallore è la lezioncina che John B. ci impartisce: «Nessun uomo al mondo può andare alla presidenza degli Stati Uniti e cambiare in pochi anni la rotta inerziale di una simile massa. Si possono fare aggiusti di traiettoria, si possono fare piccoli spostamenti per bilanciare meglio e diversamente i pesi, niente più.» Se avesse letto il libro, era esattamente quel che spiegavamo. Ma per John B. la lettura di ciò che si recensisce è un optional. In tedesco i parolai a vuoto come lui li definiscono Sprachpedanten.

Comunque il recensor precox di Giornalettismo non è l'unico Sprachpedant a piede libero. Potremo scommettere che legioni di giureconsulti improvvisati proveranno a giustificare l'ingiustificabile, e ci vorranno insegnare che tutta la libertà che perdiamo è per il nostro bene, nell'era di Barack Obush.
Potremo provare a resistere alle loro menzogne discutendone in una mailing list, o in una teleconferenza, salutando nel mentre i robot delle agenzie di spionaggio americane in ascolto come un tempo si salutava il maresciallo delle rudimentali stazioni di ascolto analogiche.


07 giugno 2013

Spionaggio totale USA su Google, FB, Yahoo, ecc.


Adatt. da IRIB.

Lo scandalo Verizon si allarga rapidamente, fino a diventare una valanga in grado di minacciare l'amministrazione di Barack Obama.
Lo scandalo va oltre il pur clamoroso scoop del quotidiano britannico The Guardian. Al centro, sempre l’agenzia per la sicurezza nazionale  NSA (National Security Agency) e l'FBI, le quali  hanno l’accesso e il controllo diretto dei server di nove società internet Usa, le più importanti: Le massime centrali dello spionaggio USA possono ottenere a piacimento video, audio e foto che permettano di tracciare passo per passo e nome per nome i movimenti delle persone e i loro contatti. La rivelazione è del Washington Post, che mostra il programma Prism, un sistema che dal 2007 costituirebbe una delle fonti primarie della NSA. Le società coinvolte sono Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple. La risposta alla domanda chiave contenuta nell’articolo del Guardian, che ha rivelato milioni di telefonate  tracciate indiscriminatamente dalla National Security Agency, se cioè Verizon non fosse l'unico fornitore di servizi di telecomunicazioni ad essere stato oggetto di obblighi di sorveglianza totale, è dunque arrivata subito. Tutte le società web che dominano il mercato mondiale sono interamente controllate.
Il Washington Post ha deciso, sull’onda dello scoop del Guardian, di scoprire anche il suo scoop:  la prova dell’esistenza di un altro programma segreto, nome in codice Prism, che ricalca «quello controverso voluto dal presidente George W. Bush a seguito degli attentati dell’11 settembre». Il primo partner del programma, già a maggio 2007, fu Microsoft.
Per consentire l’accesso ai loro server da parte delle autorità governative e per acquisire l'immunità nei confronti di eventuali azioni legali, le grandi corporation coinvolte ricevono disposizioni dal Procuratore Generale (equiparabile per certi versi al nostro Ministro della giustizia) e dal direttore nazionale dell'intelligence.
L’editorialista del New York Times Peter Baker si pronuncia con durezza in merito alla vicenda scoperchiata dal Guardian, e il comitato editoriale del quotidiano newyorchese la definisce un «abuso di potere che richiede vere spiegazioni», e aggiunge che «l'amministrazione Obama ha perso ogni credibilità». Il giornale, che normalmente si esprime in favore delle politiche dell'attuale amministrazione, in questo caso l’attacca perché il governo USA avrebbe risposto «con le stesse banalità che ha usato ogni volta che il presidente Obama è stato sorpreso a eccedere nell'uso dei suoi poteri».




Spionaggio di massa in USA: la traduzione completa


L’articolo del Guardian sullo spionaggio di massa a carico di milioni di americani. Siamo dentro un salto di paradigma nella società bersagliata dai pianificatori dell’11/9.

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La NSA raccoglie le registrazioni telefoniche di milioni di persone al giorno, rivela un’ordinanza giudiziaria.

Esclusiva: Un ordinanza giudiziaria top secret che obbliga la Verizon a consegnare tutti i dati sulle telefonate dimostra la dimensione raggiunta dal sistema di sorveglianza interna sotto l’amministrazione Obama.


di Glenn Greenwald.

La National Security Agency sta attualmente raccogliendo le registrazioni telefoniche di milioni di clienti statunitensi di Verizon, uno dei maggiori fornitori di telecomunicazioni americani, come risulta da un ordinanza giudiziaria top secret emessa ad aprile.
L’ordinanza, una copia della quale è stata ottenuta dal Guardian, dispone che Verizon fornisca alla NSA su una “base continuativa e giornaliera” le informazioni su tutte lechiamate telefoniche nei propri sistemi, sia all’interno degli USA, sia tra Stati Uniti e altri paesi.
Il documento mostra per la prima volta che sotto l’amministrazione Obama le registrazioni delle comunicazioni di milioni di cittadini americani vengono raccolte indiscriminatamente e in massa: ossia a prescindere dal fatto che essi siano sospettati o meno di alcun misfatto.
La struttura segreta della Foreign Intelligence Surveillance Court (che opera in base alla legge FISA, Foreign Intelligence Surveillance Act, che regola la sorveglianza sullo spionaggio straniero, NdT) ha fornito l’ordinanza all’FBI il 25 aprile, dotando il governo di un’autorizzazione illimitata volta a ottenere i dati per uno specifico periodo di tre mesi fino al 19 luglio.
Secondo i termini dell’ordinanza quadro, vanno consegnati i numeri di entrambe le parti di una telefonata, così come i dati di localizzazione, la durata della chiamata, gli identificatori unici, e il tempo e la durata di tutte le chiamate. I contenuti in sé della conversazione non sono inclusi.
È probabile che questa divulgazione riaccenda lunghe discussioni negli USA in merito alla corretta estensione dei poteri di spionaggio interno in capo alle autorità di governo.
Sotto l’amministrazione Bush, i funzionari delle agenzie di sicurezza avevano rivelato ai giornalisti la raccolta su larga scala dei dati sulle telefonate da parte della NSA, ma questa è la prima volta che dei documenti importanti e coperti da clausole di massima riservatezza abbiano rivelato la continuazione della pratica su vasta scala durante il mandato del presidente Obama.
La natura illimitata delle registrazioni consegnate alla NSA è estremamente insolita. Le ordinanze giudiziarie emanate in base alla legge FISA di solito disciplinano la produzione di documenti relativi a un nome specifico e mirato che sia sospettato di essere un agente di un gruppo terroristico o di uno stato estero, o di una lista circoscritta di obiettivi elencati nome per nome.

The Guardian ha contattato la National Security Agency, la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia per chiedere un commento prima della pubblicazione, mercoledì. Tutti si sono rifiutati di rispondere. Alle agenzie è stata offerta anche la possibilità di sollevare specifiche questioni di sicurezza per quanto riguarda la pubblicazione del provvedimento giudiziario.
L’ordinanza giudiziaria vieta espressamente a Verizon di divulgare al pubblico sia l’esistenza della richiesta dell’FBI in merito alle registrazioni dei propri clienti, sia della stessa ordinanza.
«Non abbiamo commenti da fare», ha dichiarato Ed McFadden, un portavoce della Verizon che opera a Washington.
L’ordinanza, firmata dal giudice Roger Vinson, costringe Verizon a produrre per la NSA copie elettroniche di «tutte le registrazioni dei dettagli delle chiamate o “metadati telefonici”creati da Verizon per le comunicazioni tra gli Stati Uniti e l’estero» o «interamente all’interno degli Stati Uniti, incluse le telefonate locali».
L’ordinanza impone a Verizon di «continuare la produzione delle copie quotidianamente d’ora in poi, nel corso della durata di questa ordinanza». Si precisa che le registrazioni da produrre comprendono «informazioni di identificazione della sessione», come ad esempio «il numero del chiamante e del destinatario», la durata di ogni telefonata, numeri di carta telefonica, identificazione della linea, numero IMSI (International Mobile Subscriber Identity, ossia “identità internazionale di utente di telefonia mobile”, NdT), nonché «esaustive informazioni sull’instradamento e la commutazione della comunicazione».
Queste informazioni sono classificate come “metadati”, o informazioni transazionali, anziché comunicazioni, e quindi non necessitano di singoli mandati per accedere a esse. Il documento specifica inoltre che tali “metadati” non si limitano agli elementi sopra menzionati. Una sentenza giudiziale del 2005 ha stabilito che i dati sull’ubicazione della cella - il più vicino ripetitore cui un telefono fosse collegato – costituivano ugualmente dati transazionali, e quindi rientrerebbero virtualmente nell’ambito di applicazione del provvedimento.
Mentre l’ordinanza stessa non include né i contenuti dei messaggi né le informazioni personali dell’utente di un particolare numero di cellulare, la loro collezione permetterebbe alla NSA di costruire facilmente un quadro completo di chi è stato contattato da un qualsiasi individuo, come e quando, e perfino da dove, in modo retrospettivo.
Non si sa se Verizon sia l’unico fornitore di telefonia cellulare ad essere stato oggetto di una simile ordinanza, anche se degli articoli precedenti facevano ritenere che la NSA abbia raccolto registrazioni di dati da cellulari da tutte le principali reti di telefonia mobile. Risulta inoltre poco chiaro dal documento trapelato se l’ordinanza di tre mesi sia stata una tantum, o se fosse invece l’ultima di una serie di ordinanze analoghe.
Questa ordinanza giudiziaria sembra ora spiegare i numerosi e criptici avvertimenti pubblici pronunciati da due senatori USA, Ron Wyden e Mark Udall, circa la portata delle attività di sorveglianza dell’amministrazione Obama.
Per circa due anni, i due democratici hanno spesso rumorosamente avvisato l’opinione pubblica sul fatto che il governo degli Stati Uniti si affida a «interpretazioni giuridiche segrete» per arrogarsi poteri di sorveglianza così ampi che il pubblico americano rimarrebbe “stordito” se sapesse quale tipo di spionaggio interno si stia conducendo.
Poiché tali attività sono secretate, ai due senatori, entrambi membri della commissione del Senato sui servizi segreti, è stato impedito di specificare quali fossero i programmi di sorveglianza nazionali che trovavano così allarmanti. Ma le informazioni che essi sono stati in grado di rivelare nei loro avvertimenti pubblici ricalcano perfettamente sia la specifica legge citata dall’ordinanza giudiziaria del 25 aprile, sia la vasta portata della raccolta dati da essa autorizzata.
Julian Sanchez, un esperto di sorveglianza presso il Cato Institute, ha spiegato:
«Abbiamo sicuramente visto il governo estendere sempre di più i limiti della ‘rilevanza’ che giustifichi la raccolta di un gran numero di dati tutti insieme - tutti posizionati a uno o due gradi di separazione da un obiettivo - ma passare indiscriminatamente l’aspirapolvere su tutti i metadati sarebbe uno straordinario ripudio di ogni pretesa di sospetto vincolato o individualizzato».
L’ordinanza di aprile richiesta da FBI e NSA fa esattamente questo.
La norma cui esplicitamente fa riferimento l’ordinanza è la clausola dei cosiddetti “business records” del Patriot Act, 50 USC sezione 1861. Questa è la norma che Wyden e Udall hanno ripetutamente citato quando mettevano in guardia l’opinione pubblica rispetto a quella che ritenevano fosse l’interpretazione estrema della legge adottata dall’amministrazione Obama al fine di gestire un’eccessiva sorveglianza interna.
In una lettera da loro inviata l’anno scorso al procuratore generale Eric Holder, rimarcavano che «vi è ora un notevole divario tra ciò che la maggior parte degli americani pensa che la legge consenta e ciò che il governo segretamente pretende che la legge consenta.»
«Noi crediamo», aggiungevano, «che la maggior parte degli americani rimarrebbe stordita nell’apprendere i dettagli sul modo in cui queste interpretazioni giudiziarie segrete hanno dato lettura» delle norme sui “business records” del Patriot Act.
I difensori della privacy hanno da tempo avvertito che il consentire al governo di raccogliere e conservare senza limiti i “metadati” è una forma altamente invasiva della sorveglianza delle attività di comunicazione dei cittadini. Tali registrazioni consentono al governo di conoscere l’identità di ogni persona con la quale un individuo comunichi elettronicamente, per quanto tempo parli con essa, e la loro rispettiva posizione geografica al momento della comunicazione.
Tali metadati sono proprio ciò che il governo degli Stati Uniti ha cercato a lungo di ottenere per scoprire la rete di associazioni di un individuo e i suoi modelli di comunicazione. La richiesta di una raccolta di massa di tutte le registrazioni telefoniche nazionali della Verizon indica che l’agenzia sta dando continuità a una qualche variante del programma di raccolta dati iniziato dall’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11/9.
La NSA, in quanto facente parte di un programma segretamente autorizzato dal presidente Bush il 4 ottobre 2001, ha attivato un piano di raccolta di massa di registrazioni dei dati in ambito nazionale per la telefonia, internet e la posta elettronica. Un enorme scalpore esplose nel 2006, quando il quotidiano USA Today riferì che la NSA stava «segretamente raccogliendo i dati sulle telefonate di decine di milioni di americani, utilizzando i dati forniti da AT & T, Verizon e BellSouth» e stava «utilizzando i dati per analizzare gli schemi delle telefonate nel tentativo di rilevare delle attività terroristiche». Fino ad ora, non vi era stata alcuna indicazione sul fatto che l’amministrazione Obama stesse applicando un programma simile.
Questi eventi recenti sono un chiaro segnale di quanto profondamente la missione della NSA si sia trasformata da quella di agenzia dedicata esclusivamente alla raccolta di dati di intelligence esteri, a quella di una che si concentra sempre di più sulle comunicazioni nazionali. Un addetto trentenne della NSA, William Binney, si è dimesso dalla agenzia poco tempo dopo l’11/9 per protestare contro il concentrarsi dell’agenzia sulle attività in ambito nazionale.
A metà degli anni settanta il Congresso, per la prima volta, studiò le attività di sorveglianza del governo degli Stati Uniti. A quel tempo, il mandato della NSA era di non rivolgere mai il suo apparato di sorveglianza verso l’interno.
A conclusione di tale indagine, Frank Church, il senatore democratico dell’Idaho che aveva presieduto la commissione d’inchiesta, ammonì: 
«Il potenziale della NSA in qualsiasi momento potrebbe essere riconvertito verso il popolo americano, e a nessun americano rimarrebbe alcuna privacy, tanta e tale è la capacità di monitorare tutto: conversazioni telefoniche, telegrammi, qualsiasi cosa».


Ulteriori elementi del reportage a cura di Ewen MacAskill e Spencer Ackerman.


Traduzione a cura di Pino Cabras.
Link su Megachip: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77243&typeb=0&Loid=315&Spionaggio-di-massa-in-USA-traduzione-completa.


05 giugno 2013

Analisi presso la NATO: Assad riconquista il sostegno dei siriani

Dopo due anni di guerra civile, il sostegno popolare al regime del presidente siriano è descritto in netto aumento, anche fra i sunniti, che rigettano i jihadisti.



da Worldtribune.com.
Tratto da Megachip.
LONDRA  -  La NATO ha recentemente studiato i dati che descrivono un forte aumento del sostegno in favore di Bashar al-Assad. I dati, raccolti da attivisti e organizzazioni che godono del sostegno occidentale, hanno mostrato che la maggioranza dei siriani era ormai allarmata dalla conquista da parte di Al-Qa'ida della guida della rivolta sunnita e ha preferito tornare ad Assad, ha segnalato Middle East Newsline.
«La gente è stanca della guerra e odia i jihadisti più di Assad,» racconta una fonte occidentale che conosce bene i dati in questione. «Assad sta vincendo la guerra soprattutto perché la gente sta cooperando con lui contro i ribelli
I dati, inoltrati alla NATO nel corso dell'ultimo mese, palesano che il 70 per cento dei siriani sostiene il regime di Assad. Un altro 20 per cento è considerato neutrale, mentre il restante 10 per cento ha espresso sostegno per i ribelli.
Le fonti affermano che nessun sondaggio formale è stato effettuato in Siria, tormentata dai due anni di una guerra civile in cui si fa conto che siano state uccise 90mila persone. Tali fonti riferiscono che i dati provengono da una serie di attivisti e organizzazioni indipendenti che lavorano in Siria, in particolare nelle operazioni di soccorso.
I dati sono stati trasmessi alla NATO nel momento in cui l'alleanza occidentale si è divisa sull'opportunità di intervenire in Siria. Si è detto che Gran Bretagna e Francia si preparavano a inviare armi ai ribelli, mentre gli Stati Uniti si sono concentrati sulla tutela del paese che confina a Sud con la Siria, la Giordania.
Un rapporto indirizzato alla NATO rivela che i siriani hanno cambiato nettamente idea negli ultimi sei mesi. Il cambiamento è stato notato maggiormente nella comunità della maggioranza sunnita, che è stata  a lungo ritenuta a sostegno della rivolta.



«I sunniti non provano certo amore alcuno per Assad, ma la grande maggioranza della comunità si sta ritirando dalla rivolta», ha affermato la fonte. «Ciò che resta sono i combattenti stranieri sponsorizzati da Qatar e Arabia Saudita. Sono visti dai sunniti come ben peggiori di Assad».
 
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

NOTA: Si legga questo articolo del 14 febbraio 2012:
Pino Cabras e Simone Santini, Siria, prima che spari la "tecnica".


30 maggio 2013

L'Euro sostituito dal Dollaro?

di Comidad.


L'anno diplomatico 2013 ha visto come primo significativo evento il comunicato congiunto di Washington e Bruxelles del 13 febbraio sul comune proposito di avviare dei negoziati per dar vita al TTIP, cioè ad una partnership per il commercio transatlantico e per gli investimenti. Si tratterebbe di una vera e propria unione finanziaria e commerciale delle due sponde dell'Atlantico.
Il comunicato congiunto però non ha avuto alcuna risonanza sui media ufficiali, anzi sembrerebbe che ci sia stata una vera e propria congiura del silenzio. Ha fatto parzialissima eccezione la testata online "Wall Street Italia"; ma il fatto davvero strano è che una testata specializzata in notizie economico-finanziarie per procurarsi del materiale a riguardo abbia dovuto far ricorso al rilancio di un articolo di Michel Collon, che era stato tradotto e pubblicato su un sito di opposizione, ComeDonChisciotte. L'articolo di Collon metteva in guardia contro la prospettiva di una "NATO economica" che comporterebbe la nascita di un governo mondiale svincolato da qualsiasi controllo.
L'espressione "NATO economica" per definire questo partenariato commerciale-finanziario a livello transatlantico, non è affatto arbitraria, poiché è la stessa che viene usata nel dibattito interno al Consiglio Atlantico, l'organo supremo della NATO.
Il 12 marzo scorso la Commissione europea ha deciso di chiedere luce verde agli Stati membri per condurre in porto le trattative con gli USA. In realtà le trattative erano state avviate da tempo, in quanto sul sito della stessa Commissione europea risulta già una dovizia di studi di fattibilità e di possibili protocolli di intesa. Allo scopo di rassicurare i possibili perplessi, la Commissione fa anche sapere che il contenzioso attuale tra Europa ed USA non riguarda più del 2% del totale degli scambi commerciali.
Sempre dal sito dell'Unione Europea, si viene inoltre a sapere che un Consiglio economico transatlantico, incaricato di porre le condizioni di un vero partenariato, era già stato costituito nel 2007, cioè ben un anno prima dello scoppio della bolla speculativa che ha aperto la strada alla crisi finanziaria ed all'attuale depressione economica. Le firme in calce al documento costitutivo, che porta la data del 30 aprile 2007, sono quelle dell'allora presidente USA, George W. Bush, dell'allora presidente del Consiglio europeo, Angela Merkel, e del presidente della Commissione europea, Manuel Barroso.
Non si può quindi inquadrare la "NATO economica" come una risposta della presidenza Obama all'attuale crisi economico-finanziaria. Visti i tempi lunghi che hanno preparato il TTIP, sembrerebbe infatti che la prospettiva di un'unione commerciale e finanziaria tra le due sponde dell'Atlantico, in realtà sia lo sbocco preordinato di un'emergenza economica artificiosa. Infatti soltanto una gravissima depressione economica potrebbe essere in grado di giustificare un passaggio epocale di questa portata, e di superare le resistenze sociali a quella che si configura sfacciatamente come una totale annessione coloniale dell'Europa ai dettami commerciali e finanziari di Washington.
Alla luce di questo documento del 2007, anche l'ormai proverbiale ottusità della Merkel e di Barroso potrebbe essere riletta come pedissequa obbedienza alle direttive di Washington. Quindi, anche questo trascinare oltre i limiti di ogni buon senso l'ormai irreversibile crisi dell'euro, potrebbe trovare come provvidenziale soluzione tutt'altro che un ritorno alle valute nazionali, bensì un'adozione del dollaro come moneta unica europea. A riconferma del nuovo ruolo imperialistico che svolgono le fondazioni private, sul sito del Consiglio Atlantico si sottolinea il contributo fornito nell'operazione TTIP da una fondazione privata come la Bertelsmann Foundation. Che il Consiglio Atlantico e la Bertelsmann Foundation agiscano in un rapporto pressoché alla pari è una cosa che dovrebbe far riflettere.
Le notizie ufficiali su questa fondazione privata ce la presentano come una creatura dell'editore tedesco Reinhard Mohn; manco a dirlo, uno di quelli entrati varie volte nella lista degli uomini più ricchi del mondo. La fondazione agisce su un piano internazionale, con sedi a Berlino, Bruxelles e Washington. Il Dizionario di Economia e Finanza dell'Enciclopedia Treccani si sofferma sul ruolo della fondazione nei progetti di politica estera.
L'azione svolta dalla Bertelsmann Foundation a favore della conservazione della moneta unica europea, conferma che il calice dell'euro debba essere bevuto sino alla feccia, in modo da consentire un aggravarsi dell'emergenza economica, tale da giustificare soluzioni drastiche che oggi potrebbero apparire del tutto impensabili per l'opinione pubblica. Sul sito della stessa fondazione si trovano le notizie su questa sua opera di "persuasione".
La Bertelsmann Foundation ci fa sapere anche di aver ottenuto nel 2010 un generoso finanziamento (definito, con incredibile faccia tosta, una "borsa di studio"!) dalla Rockefeller Foundation per attuare i propri progetti di politica internazionale. Questa informazione è utile sia per sapere chi ci sia davvero dietro la Bertelsmann Foundation e dietro il TTIP , sia per capire che fine facciano le grandi quantità di denaro maneggiate da queste fondazioni no profit.
Il "mercato" è soltanto uno slogan, il "capitalismo" è un'astrazione analitica, mentre il crimine affaristico è un dato di fatto. In nome dell'assistenzialismo per ricchi, le fondazioni private infatti si finanziano l'una con l'altra, attuando così riciclaggi finanziari e investimenti che sono del tutto esenti da tasse. Rockefeller ha finanziato la fondazione della famiglia Mohn; ma, dato che chi è generoso viene premiato, un'altra delle fondazioni di Rockefeller, la Philanthropy Advisors, ha ricevuto a sua volta un ricco premio in denaro dalla Bill & Melinda Gates Foundation, come riconoscimento per un suo progetto.
Le fondazioni private assorbono così molte delle funzioni affaristiche del sistema bancario, sotto l'ombrello di nuovi privilegi. Un articolo del "Washington Post" dell'aprile del 2005 avvertiva che il no profit stava diventando la nuova frontiera dell'evasione fiscale. L'articolo riferiva di un'allarmata lettera del capo dell'Agenzia delle Entrate statunitense di allora, Mark W. Everson, che invocava dal governo misure per contrastare la gigantesca evasione fiscale che si verificava, già a quei tempi, all'ombra del no profit delle fondazioni private. Non risulta che queste misure invocate da Everson siano mai arrivate; anzi, a distanza di otto anni, non si vede quale funzionario governativo possa essere in grado di alzare la voce contro fondazioni private che gestiscono più potere e denaro di un ministero. Alla fiaba del dittatore pazzo, corrisponde la fiaba del miliardario filantropo, alibi mitologico di un potere sovranazionale del tutto incontrollato. Mentre i dittatori pazzi come Assad, Ahmadinejad e Kim Jong-un minacciano il mondo, i miliardari filantropi alla Rockefeller, alla Soros ed alla Gates lo proteggono, come Batman.


Fonte: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=550.