30 settembre 2014

Le Agende Occulte di Washington

di Paul Craig Roberts.


Si potrebbe pensare che ormai perfino gli americani avrebbero mangiato la foglia davanti al flusso costante di falsi allarmi che Washington fa suonare per ingannare il popolo affinché sostenga le sue agende occulte.

Il pubblico si è bevuto la bugia che i talebani in Afghanistan fossero terroristi alleati con al Qa'ida. Gli americani hanno combattuto una guerra per 13 anni che ha arricchito l’azienda di Dick Cheney, Halliburton, nonché altri interessi privati, il tutto soltanto per sfociare verso un altro fallimento di Washington.

Il pubblico si è bevuto la bugia che Saddam Hussein in Iraq avesse "armi di distruzione di massa", che costituivano una minaccia per l'America e che, se gli USA non avessero invaso l'Iraq gli americani avrebbero rischiato un «fungo atomico in ascesa sopra una città americana». Con l'avanzata dell’ISIS, questa lunga guerra appare essere tutt'altro che finita. Miliardi di dollari in più in profitti saranno versati nelle casse del complesso della sicurezza militare USA, nel momento in cui Washington combatte coloro che stanno ridisegnando i falsi confini del Medio Oriente creati dai britannici e dai francesi dopo la Prima Guerra Mondiale, quando Londra e Parigi si impadronirono dei territori dell'ex Impero Ottomano.

Il pubblico americano si è bevuto anche le bugie raccontate su Gheddafi in Libia. Quel paese, un tempo stabile e prospero, è ora nel caos.

Il pubblico americano si è bevuto la bugia che l'Iran abbia, o stia costruendo, le armi nucleari. Sanzionato e disprezzato dall'Occidente, l'Iran si è spostato verso un posizionamento più orientale, sottraendo in tal modo uno dei principali produttori di petrolio all’influenza occidentale.

Il pubblico si è bevuto la bugia che Assad di Siria abbia usato «armi chimiche contro il suo popolo». Gli jihadisti che Washington ha inviato per rovesciare Assad si sono rivelati essere, secondo la propaganda di Washington, una minaccia per l'America.

La più grande minaccia per il mondo è l'insistenza di Washington sulla propria egemonia. L'ideologia di una manciata di neoconservatori è la base di questa insistenza. Siamo di fronte alla situazione in cui una manciata di psicopatici neoconservatori americani pretende di determinare il destino dei paesi.

Molti credono ancora alle bugie di Washington, ma sempre di più il mondo vede Washington come la più grande minaccia per la pace e la vita sulla terra. L'affermazione secondo cui l'America sia "eccezionale e indispensabile" è usata per giustificare il diritto di Washington di imporsi sugli altri paesi.
Le vittime dei bombardamenti di Washington sono invariabilmente i civili, e le morti produrranno più reclute per l'ISIS. Già ci sono appelli affinché Washington faccia rientrare gli "stivali sul terreno" in Iraq. In caso contrario, la civiltà occidentale è spacciata, e le nostre teste saranno tagliate. La propaganda nuova di zecca circa una "minaccia russa" richiede una maggiore spesa NATO e più basi militari lungo le frontiere della Russia. Una "forza di reazione rapida" è stata creata per rispondere alla minaccia inesistente di una invasione russa del Baltico, della Polonia, e dell'Europa.

Di solito al pubblico americano occorrono un anno, o due, tre, o quattro per rendersi conto di essere stato ingannato tramite menzogne e propaganda, ma a quel punto il pubblico ha già ingoiato una nuova confezione di menzogne e propaganda ed è tutto preoccupato per l'ultimissima “minaccia”. Il pubblico americano sembra incapace di capire che proprio come la prima, la seconda, la terza, quarta e quinta minaccia erano una bufala, altrettanto lo è la sesta minaccia, e così lo saranno la settima, l'ottava, e la nona.

Inoltre, nessuno di questi attacchi militari americani ad altri paesi ha portato a una situazione migliore, come Vladimir Putin dichiara onestamente. Eppure, il pubblico e i suoi rappresentanti al Congresso sostengono ogni nuova avventura militare, nonostante il record di inganni e fallimenti.

Forse, se agli americani fosse stata insegnata la loro vera storia al posto di certe favole idealistiche, sarebbero meno ingenui e meno influenzabili dalla propaganda governativa. Ho già consigliato The Untold History of the US (“La storia non raccontata degli USA”, ndt) di Oliver Stone e Peter Kuznick, A People’s History of the US, (“Una storia del popolo degli USA”, ndt) di Howard Zinn, e ora vi consiglio The Brothers di Stephen Kinzer, la storia del lungo periodo di governo di John Foster e Allen Dulles in seno al Dipartimento di Stato e alla CIA e la loro demonizzazione dei governi riformisti che spesso ben riusciti a rovesciare. La storia di Kinzer sulle trame dei fratelli Dulles volte a rovesciare ben sei governi fornisce un'idea di come Washington funziona oggi.

Nel 1953 i fratelli Dulles rovesciarono il leader eletto dell'Iran, Mossadegh, e imposero lo Scià, avvelenando così le relazioni americano-iraniane fino al presente. Gli americani potrebbero essere ancora oggi trascinati in una guerra costosa e inutile con l'Iran a causa dell'intossicazione delle relazioni causata dai fratelli Dulles nel lontano 1953.

I fratelli Dulles rovesciarono il popolare presidente del Guatemala Arbenz, perché la sua riforma agraria minacciava l'interesse della United Fruit Company, cliente dello studio legale Sullivan & Cromwell dei fratelli Dulles. I fratelli lanciarono una pazzesca campagna di disinformazione che raffigurava Arbenz come un pericoloso comunista e una minaccia per la civiltà occidentale. I fratelli arruolarono dittatori come Somoza in Nicaragua e Batista a Cuba contro Arbenz. La CIA organizzò attacchi aerei e una forza d'invasione. Ma nulla poteva accadere fino a che non fosse stato distrutto il forte consenso ad Arbenz tra la gente in Guatemala. I fratelli organizzarono tutto questo attraverso il cardinale Spellman, che a sua volta arruolò l'arcivescovo Rossell y Arellano. «Una lettera pastorale è stata letta il 9 aprile 1954 in tutte le chiese del Guatemala.»
Da vero capolavoro di propaganda, la lettera pastorale rappresentava scorrettamente Arbenz come un pericoloso comunista che non era altro che il nemico di tutti i guatemaltechi. Trasmissioni radiofoniche false producevano una realtà menzognera che raccontava di combattenti della libertà e defezioni dell'esercito. Arbenz chiese all'ONU di inviare investigatori che indagassero i fatti, ma Washington impedì che ciò accadesse. I giornalisti americani, con l'eccezione di James Reston, sostennero le bugie. Washington minacciò e comprò gli alti comandanti militari del Guatemala, che costrinsero Arbenz a dimettersi. Il "liberatore" scelto e ben pagato dalla CIA, il colonnello Castillo Armas, fu installato come successore di Arbenz.
Recentemente abbiamo assistito a un'operazione simile in Ucraina.

Il presidente Eisenhower ringraziò la CIA per aver scongiurato «una testa di ponte comunista nel nostro emisfero», e il segretario di Stato John Foster Dulles pronunciò un discorso alla nazione via radio e in TV nel quale dichiarava che gli eventi in Guatemala «dimostrano gli scopi malvagi del Cremlino». Questo nonostante il fatto incontestato che l'unico potere esterno che operasse in Guatemala fossero i fratelli Dulles.
Quel che era realmente accaduto era che un governo democratico e riformista fu rovesciato perché risarciva la United Fruit Company per la nazionalizzazione delle terre incolte della società in base al valore indicato dalla società sulle sue dichiarazioni dei redditi. Lo studio legale americano più importante – o meglio, forse più precisamente: il soggetto che produceva la politica estera americana -  ossia lo studio Sullivan & Cromwell, non aveva intenzione di permettere a un governo democratico di prevalere sugli interessi del cliente dello studio legale, soprattutto quando i partner maggiori dello studio controllavano sia la politica estera palese sia quella occulta degli Stati Uniti. 
I due fratelli, i cui familiari erano investitori nella United Fruit Company, semplicemente applicarono le risorse della CIA, del Dipartimento di Stato e dei media statunitensi per la tutela dei loro interessi privati.  La straordinaria credulità del popolo americano, i media americani corrotti, nonché il Congresso indottrinato e impotente hanno permesso ai fratelli Dulles di avere successo nel rovesciare una democrazia.
Tenete a mente che questo uso del governo degli Stati Uniti in favore di interessi privati è avvenuto 60 anni fa, molto prima dei regimi corrotti di Clinton, George W. Bush, e Obama. E senza dubbio ciò avvenne anche in epoche anteriori ancora.

La vittima designata successiva dei fratelli Dulles era Hò Chi Minh. Hò, un leader nazionalista, aveva chiesto l'aiuto dell'America per liberare il Vietnam dal dominio coloniale francese. Ma John Foster Dulles, un ipocrita anti-comunista, collocò assurdamente Hò nel ruolo di una Minaccia Comunista che stava facendo sorgere la teoria del domino a danno degli innocenti occidentali. Il nazionalismo e l'anti-colonialismo, dichiarava Foster, erano solo una copertura per la sovversione comunista.
Paul Kattenburg, il funzionario del Dipartimento di Stato per il Vietnam, suggerì che invece della guerra, gli USA avrebbero dovuto dare a 500 milioni di dollari di aiuti per ricostruire il paese risollevandolo dalla guerra e dal malgoverno francese, che avrebbero liberato Hò dal dover dipendere dal sostegno russo e cinese, e, in tal modo, dalla loro influenza. Hò Chi Minh fece appello a Washington diverse volte, ma la demoniaca inflessibilità dei fratelli Dulles impedì qualsiasi risposta sensata. Invece, tutta l'isteria montata sulla "minaccia comunista" dai fratelli Dulles fece atterrare gli Stati Uniti nel lungo e costoso fiasco meglio noto come Guerra del Vietnam. Kattenburg più tardi scrisse che era un suicidio per gli Stati  arrivare a «tagliare i loro occhi e le orecchie, castrare la loro capacità analitica, per chiudersi fuori dalla verità a causa del cieco pregiudizio». Purtroppo per gli americani e il mondo, la capacità analitica castrata è l'abito che va più per la maggiore a Washington.

I successivi obiettivi dei fratelli Dulles furono il presidente Sukarno dell'Indonesia, il Primo Ministro del Congo Patrice Lumumba, e Fidel Castro. La trama contro Castro è stata un fallimento talmente disastroso che è costato ad Allen Dulles il suo posto. Il presidente Kennedy perse la fiducia nell'agenzia e disse a suo fratello Bobby che, dopo la sua rielezione, era in procinto di rompere la CIA in mille pezzi. Quando il presidente Kennedy rimosse Allen Dulles, la CIA capì la minaccia e colpì per prima.

Warren Nutter, il professore che presiedeva alla mia dissertazione di dottorato, poi Assistente Segretario alla Difesa per gli Affari di Sicurezza Internazionale, insegnava ai suoi allievi che affinché il governo degli Stati Uniti conservasse la fiducia del popolo - che la democrazia esige - le politiche del governo devono essere affermazioni dei nostri principi e devono essere apertamente comunicate al popolo. Le agende occulte, come quelle dei fratelli Dulles e dei regimi di Clinton, Bush e Obama, devono basarsi sulla segretezza e la manipolazione e, di conseguenza, suscitare la sfiducia del popolo. Sebbene gli americani siano troppo soggetti al lavaggio del cervello per riuscire ancora a notare le cose, molti cittadini stranieri non lo sono.

Le agende occulte del governo USA sono costate terribilmente agli americani e a molti popoli in tutto il mondo. In sostanza, i fratelli Dulles hanno creato la guerra fredda con le loro agende occulte e con l’isteria anticomunista. Le agende occulte hanno vincolato gli americani a lunghe, costose e inutili guerre in Vietnam e in Medio Oriente. Le agende occulte della CIA e dei militari che intendevano operare un cambiamento di regime a Cuba furono bloccate dal presidente John F. Kennedy e provocarono l'assassinio di un presidente, che – pur con tutti i suoi difetti – avrebbe probabilmente terminato la guerra fredda vent'anni prima che Ronald Reagan ne cogliesse l’occasione.
Le agende occulte hanno prevalso per così tanto tempo che gli americani stessi sono ora corrotti. Come dice il proverbio, “il pesce puzza dalla testa”. Il marciume di Washington permea ormai l’intero paese.


Paul Craig Roberts è stato Assistente Segretario del Tesoro per la Politica Economica economica e redattore associato del Wall Street Journal. È stato editorialista di Business Week, Scripps Howard News Service e Creators Syndicate. Ha avuto numerosi incarichi universitari. Le sue rubriche su internet hanno attirato un seguito in tutto il mondo. Il suo ultimo libro, The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West è ora disponibile.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

25 settembre 2014

Confermata la solita rotta: quella per l'altrove

di Michela Murgia.



Ne ha scritto la stampa italiana, ne hanno scritto il Guardian e Le Monde, ma noi che continuiamo a leggere restiamo ancora senza parole: il sindaco di Elmas Valter Piscedda paga il viaggio di sola andata ai giovani disoccupati che se ne vogliono andare. Sembra una barzelletta, invece è la realtà della classe politica sarda nel 2014.

Eppure io me lo ricordo cosa scriveva Valter Piscedda, il sindaco di Elmas, nel suo sito istituzionale da candidato PD alle elezioni regionali:
"Il pensiero va anche ai più giovani: pensiamo a quei ragazzi che nonostante i loro studi non vedono prospettive. Questa situazione non è più sostenibile. Ecco perché ho deciso di candidarmi, è necessario invertire la rotta. Con Francesco Pigliaru presidente possiamo fare in modo che questa Sardegna riparta con rinnovata speranza."
Quell' “Invertire la rotta” suona oggi ironico, visto che la rotta suggerita da Valter Piscedda ai giovani di Elmas è quella che li porta fuori dalla Sardegna con un biglietto di sola andata e dita incrociate per un lieto futuro da emigrati. Chi ha votato Francesco Pigliaru presidente e Valter Piscedda come suo consigliere regionale forse non aveva capito che la Sardegna che aspettava di “ripartire con rinnovata speranza” lo avrebbe poi fatto con un bando che le regalava un viaggio di sola andata per emigrare.

Il gesto del sindaco di Elmas significa solo una cosa: “Andatevene: qui non c'è speranza, non solo perché non c'è lavoro, ma anche perché chi vi governa, cioè io nel paese e la mia maggioranza in regione, non ha la minima idea di come cambiare le vostre condizioni.

Un atto di resa politica avvilente e offensivo che fa venire voglia di chiedere a Valter Piscedda e al Partito Democratico sardo: ma se non avevi idea di come provare a risolvere il problema della disoccupazione, perché diamine ti sei candidato sindaco? Se la tua giunta non ha alcuna risposta da dare ai giovani disoccupati, perché diamine vi siete fatti eleggere al governo della Sardegna? Se il tuo partito non sa come dare ai sardi risposte diverse da quelle dell'emigrazione, della militarizzazione e dei tagli ai finanziamenti per la ripresa, perché avete promesso alle persone che avreste risolto la situazione? Se queste sono le vostre risposte, dimettetevi. Non siete stati eletti per mandare via i sardi dall'isola mentre i militari e gli imprenditori dalla trivella facile si preparano a sbarcarci con la benedizione del decreto SbloccaItalia voluto dal vostro governo.

Queste le domande.
Per le risposte leggete cosa ha scritto Matteo Bellu Ticca sul sito di Sardegna Possibile. Sono troppe le cose che di questa giunta non tornano ed è tempo di cominciare a mostrare che qualcosa di diverso, a volerlo davvero, lo si sarebbe potuto fare.


18 settembre 2014

L'equivoco equinodotto dell'ISIS


di Matzu Yagi e Gengis Kant.
da Megachip.
Gli esperti dicono che l'Emirato Islamico dell’Isis è finanziariamente autonomo anche perché guadagna circa 2 milioni di dollari al giorno dalla vendita del petrolio estratto nei territori che occupa, in luoghi dove fino a poco tempo fa prosperavano colossi come la francese Total e l’anglo-olandese Shell. Ma due milioni di dollari corrispondono a più di 20.000 barili al giorno e il barile contiene circa 160 litri. Cioè l'Isis consegna a qualcuno 2800 tonnellate di petrolio, tutti i giorni.
E come fa?
Non lo vedono dai satelliti chi si viene a prendere 2800 tonnellate di roba, quotidianamente? E da dove viene questo qualcuno? Anche questo non si nota, visto che ad occhio dovrebbero essere circa 130 camion cisterna?
Cioè i satelliti non vedono colonne di 130 autocisterne che tutti i giorni fanno avanti ed indietro dai territori dell'Isis? Era dai tempi del film Duel di Steven Spielberg che non si vedeva un’autocisterna così demoniaca, e ora ce ne sono addirittura centotrenta e nessuno le nota, nessuno le bombarda?
Siete già sbalorditi? La raccontano ancora più grossa. Molto di più. Queste cifre potreste moltiplicarle addirittura per tre, perché il prezzo del petrolio di contrabbando sarebbe addirittura meno di un terzo rispetto alle quotazioni ufficiali: per fare 2 milioni al giorno dovete moltiplicare i barili, che potrebbero arrivare addirittura a 100mila al giorno, superando le 10mila tonnellate, cioè quanto la produzione giornaliera di un paese esportatore come il Sudan.
E gli onniscienti satelliti non vedono neanche in quale porto attracchino le navi che vanno a contrabbandare tutta quella roba? Chi è il direttore della logistica, il mago Silvan? Sim sala bin... (alias Bandar bin Sultan bin Abdulaziz Al Saud).

Certo, il Wall Street Journal dice che il traffico avviene su zattere che seguono la corrente del fiume Oronte, nonché su contenitori caricati sul dorso di muli e asini furbissimi che evitano i doganieri turchi perché percorrono mulattiere poco battute. Uno sconfinato formicaio equino capace di coprire lunghe distanze. Quanti muli ci vogliono per trasportare migliaia di tonnellate? La Saipem e tutti i costruttori di oleodotti hanno dunque sbagliato tutto. Perché sprecare tanta siderurgia per costruire complicate pipelines su tragitti di migliaia di chilometri? Bastava avere fieno sufficiente, equini pazienti (anche nelle redazioni), e avremmo distribuito tutti gli idrocarburi del mondo.
Ecco, è davvero il caso di metter su una coalizione di 40 paesi per andare a scoprire questo fitto e irrisolvibile mistero che sfida ogni legge dell’ottica e della fisica.

Quando i russi dicono: 'Gli Usa vogliono la grande guerra'

PandoraTV  Speciale 

Vi mostro una nuova puntata delle accattivanti infografiche russe sulla guerra in Ucraina. 


Mentre il primo episodio era rivolto all'opinione pubblica interna, questa puntata sembra esplicitamente rivolgersi agli Stati europei. 
[#Donbass, #PinoCabras, #GrandeGuerra, #Putin, #Ucraina, #USA]

La "prima puntata": Tra Putin e Frank Capra. Aria di guerra mondiale 

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=1830.


11 settembre 2014

11/9, ecco 44 documenti di controprove


Ecco alcuni significativi estratti del comunicato stampa firmato da David Ray Griffin a nome del Consensus911 Panel, che illustra l’ultima serie di risultati della contro-indagine sull’11 settembre. 
[da Megachip]



E’ vero che non sono state trovate le quattro scatole nere degli aerei che colpirono il World Trade Center? Ci sono funzionari che contestano la versione ufficiale. Pompieri che lavorarono a Ground Zero nell’ottobre 2001 affermano di aver trovato tre su quattro di quelle scatole indistruttibili. Il direttore della FEMA dello Stato di New York aveva affermato il contrario, e ciò fu confermato dai tecnici che ne cercavano le radio frequenze.

Queste e altre informazioni sono state rese pubbliche dai 24 membri del 9/11 Consensus Panel, che ha prodotto, negli ultimi tre anni, ben 44 documenti (vedi: Consensus Points), accuratamente verificati, che respingono le conclusioni ufficiali concernenti gli eventi dell’11 settembre 2001.

Nessuno dei 19 dirottatori musulmani, che si dice siano entrati in possesso degli aerei, irrompendo nelle cabine di pilotaggio (cosa di cui non esiste prova, né documentazione) fu tuttavia in condizione di penetrare nel sistema di individuazione di un dirottamento presente negli aerei (vedi: “squawked” the 7500 hijack code.)
Né esiste alcuna prova che la perdita dei segnali radar (che rese difficile l’intercettazione degli aerei da parte del NORAD) avvenne perché i presunti dirottatori poterono disconnettere i transponder  (cfr. cockpit transponders).

L’assenza di prove al riguardo è confermata dal fatto che le procedure tradizionali del NORAD per l’intercettazione di aerei che avessero deviato dal corso prestabilito, o avessero perduto i contatti radar e radio, non furono seguite proprio nella giornata dell’11 settembre.
Stranamente, il comandante in capo del NORAD, Generale Ralph Eberhart, aveva programmato per la mattina del 9/11 un numero senza precedenti di esercitazioni militari aeree, che coinvolsero la gran parte delle forze aeronautiche statunitensi.
Dopo essere stato informato degli attacchi reali in corso, Eberhart mise in atto attività incongruenti e decisioni senza senso che causarono ritardi, poi rivelatisi decisivi e che provocarono la tremenda assenza di una risposta militare.
La sua spiegazione di tali ritardi, pubblicata nella successione temporale del NORAD il 18 settembre 2001, fu rovesciata quando testimoniò di fronte alla Commissione ufficiale nel 2003.

Ulteriori questioni nascono esaminando il comportamento del sindaco di New York, Rudolph Giuliani (cfr. Point MC-10:  The Activities of NYC Mayor Giuliani on September 11, 2001.”). Giuliani dichiarò quella stessa mattina durante un’intervista a Peter Jennings della ABC che era stato messo in guardia  – mentre si trovava assieme al suo team di emergenza presso l’edificio al numero 75 di Barclay Street, dove aveva installato il quartier generale provvisorio dopo che le Twin Towers erano state colpite – che il WTC era destinato a collassare. Giuliani non informò gli altri di questa comunicazione. Come egli potesse sapere che le Torri Gemelle stavano per crollare e perché egli non la rese nota richiede un’inchiesta severa da condursi sotto giuramento.

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Il Panel del 9/11 Consensus è composto da membri effettivi e membri onorari, e recentemente si è aggiunto a questi ultimi William Binney, uno dei massimi funzionari della NSA e aspro critico dei risultati dell’inchiesta ufficiale sull’11 settembre.




10 settembre 2014

Lettera di Putin a Ezio Mauro


di Midnight Rider.
da Megachip.

Le premesse:
La letterina di Ezio Mauro, 5 settembre (2014)
La lettera di Putin, 10 settembre (2013)

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La lettera di risposta di Vladimir Vladimirovic Putin ad Ezio Occidente Mauro non si è fatta attendere.

L'aveva scritta esattamente 365 giorni fa, ben un anno prima che il direttore di Repubblica prendesse tra le mani la tastiera per trascrivere l'atto notarile con cui ha formalmente consegnato un ampio settore dell'opinione pubblica italiana nelle mani - e nelle tasche - della «Terza Nato», quella di ultima generazione.

Dispiace deludere Ezio Occidente, ma il messaggio del presidente Putin era in realtà destinato al popolo americano, dato l'elevato livello di tensione che in quei giorni aveva portato le relazioni tra i leader delle due superpotenze mondiali al minimo storico dalla fine della guerra fredda (o dall'episodio del Kursk nel 2000).

Si ricorda forse Mauro che cosa era successo esattamente un anno fa vicino a Damasco?
I media occidentali avevano mostrato i corpi ammassati e privi di vita di adulti, anziani, donne e bambini. Le prime informazioni che circolavano sui nostri media parlavano di un attacco letale da parte delle forze lealiste del presidente siriano Bashar al-Assad, che avrebbero utilizzato del gas per sopprimere i ribelli, fino ad uccidere quasi 1500 civili.
Memorabili furono gli strilli del Washington Post e del Daily Mail, come di tutti i grandi avamposti del pensiero unico occidentale
L'ondata di sdegno si era alzata uniforme lungo tutto il vecchio e il nuovo mondo. Quest'ultimo - vuoi perché più fresco e arzillo - era arditamente balzato in piedi per primo e con grande determinazione aveva iniziato a chiedere, anzi a esigere, un intervento armato contro Damasco.
Qualcuno poi ha dimostrato che la strage non era certo opera del governo siriano. Ma a quel tempo l'Occidente aveva trovato l'ennesimo Hitler da strapazzare.

Tutto sarebbe andato per il verso auspicato dai trombettieri del mondo nuovo se soltanto l'Orso della Moscova e il Dragone della Grande Muraglia non si fossero messi di mezzo (con un veto all'intervento armato votato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu) bloccando così la mano armata e protetta da Dio. Proprio il Washington Post pubblicò un intero sermone del vicario di Dio a Washington, il Nobel per la Pace più armato del pianeta:

«L’America non è il poliziotto del mondo. Succedono cose terribili in mezzo al mondo, e andrebbe oltre i nostri mezzi raddrizzare ogni torto. Ma quando, con uno sforzo e un rischio modesti, possiamo impedire che i bimbi siano ammazzati con il gas, e in questo modo far sì che i nostri bimbi siano più sicuri nel lungo periodo, ritengo che dobbiamo agire. Questo è ciò che rende l’America diversa. È ciò che ci rende eccezionali. Con umiltà, ma con risolutezza, facciamo in modo di non perdere mai di vista questa essenziale verità.»

Putin allora prende metaforicamente in mano la penna (con ogni probabilità assistito da ghost writer abilissimi) e sulle pagine del New York Times risponde indirettamente all'insidioso invito che Ezio Occidente gli porgerà a bruciapelo di lì a dodici mesi, quando intimerà: «Anche Vladimir Putin dovrebbe riflettere sulla sfida islamista, domandandosi per chi suona la campana, magari recuperando negli archivi del Cremlino la lettera che l'ayatollah Khomeini scrisse all'ultimo segretario generale del Pcus nel gennaio del 1989: “È chiaro come il cristallo che l'Islam erediterà le Russie”.»

Il presidente russo affronta tutte le questioni sul tappeto. Allude alla sorte, simile a quella della Lega delle Nazioni, che toccherebbe all'Onu, qualora smettesse di rivestire un ruolo di peso reale. E poi ipotizza gli scenari di caos e destabilizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi di questo assai piovoso 2014, in particolare a Tripoli e a Gaza:

«Il potenziale attacco da parte degli Stati Uniti contro la Siria [...] porterà a un aumento delle vittime innocenti e a un’escalation, diffondendo potenzialmente il conflitto molto lontano dai confini della Siria. Un attacco incrementerebbe la violenza e scatenerebbe una nuova ondata di terrorismo. Minerebbe gli sforzi multilaterali intesi a risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto Israelo-Palestinese, e destabilizzerebbe ulteriormente il Medio Oriente e il Nord Africa. Precipiterebbe l’intero sistema del diritto e dell’ordine internazionale nello squilibrio.»

Ma Putin mette anche l’«Occidente» in guardia dalla minaccia che gruppi di terroristi armati (da chi?) potrebbero rappresentare ai danni della sicurezza internazionale, quasi a voler prendere le distanze con un anno di anticipo dalle acrobatiche accuse di Mauro che mettono sullo stesso piano Russia e Stato Islamico:

«Il Dipartimento di Stato USA ha designato il Fronte Al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, che combattono con l’opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere fornite all’opposizione, è uno dei più sanguinosi del mondo. Mercenari provenienti dai vicini paesi arabi, nonché centinaia di militanti che accorrono dai paesi occidentali e persino dalla Russia, sono per noi materia di profonda preoccupazione. Non potrebbero forse far ritorno nei nostri paesi con l’esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti si sono spostati in Mali. Tutto ciò minaccia tutti noi.»

Vladimir Vladimirovic va oltre, ricordando a tutti i paladini della giustizia mondiale (direttore di Repubblica incluso) il significato delle tanto invocate "regole", che vanno rispettate sia che ci piacciano sia che non ci piacciano:

«Non stiamo proteggendo il governo siriano, ma il diritto internazionale. Dobbiamo usare il Consiglio di sicurezza dell’Onu e crediamo che salvaguardare la legge e l’ordine nel mondo complesso e tumultuoso di oggi sia uno dei pochi modi per evitare che le relazioni internazionali scivolino nel caos. La legge è ancora la legge, e dobbiamo seguirla che ci piaccia o meno. In base al diritto internazionale vigente, l’uso della forza è consentito solo per autodifesa o su decisione del Consiglio di Sicurezza. Qualsiasi altra cosa è inaccettabile in base alla Carta delle Nazioni Unite e costituirebbe un atto di aggressione».

Putin evoca ancora una volta l'arma del dialogo e della negoziazione:
«Dobbiamo smettere di usare il linguaggio della forza e tornare sul sentiero della soluzione diplomatica e politica», proprio quel dialogo che Mauro invoca a suon di armi della Nato.

L'ultima annotazione di Putin pare trovarlo in una posizione condivisa da Mauro, cioè la diversità tra le popolazioni, nonostante la quale siamo comunque tutti uguali di fronte al Dio invocato da Obama, quello che avrebbe dovuto proteggergli la mano assassina.

«La mia relazione di lavoro e personale con il presidente Obama è contrassegnata da crescente fiducia. Questo lo apprezzo. Ho studiato attentamente il suo discorso alla nazione martedì. E sono piuttosto in disaccordo con una tesi che ha portato avanti in merito all’eccezionalità americana, quando afferma che il modo di fare degli Stati Uniti è “ciò che rende l’America diversa. È ciò che ci rende eccezionali”. È altamente pericoloso incoraggiare le persone a sentirsi eccezionali, a prescindere dalla motivazione. Ci sono paesi grandi e paesi piccoli, ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli ancora sulla propria strada verso la democrazia. Anche le loro politiche sono diverse. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo la benedizione del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali.»

Mauro non si è mai sognato di menzionare, nemmeno lontanamente, questo documento importante per la sua unicità e per la franchezza e la trasparenza espositiva. Al contrario, nel suo accorato appello prova ad imbastire un dualismo tra Occidente e le entità "altre", la Russia e il Califfato dei decapitatori, da lui messe sullo stesso piano.
«Hanno il terrore di tutto questo, nonostante la nostra testimonianza infedele della democrazia e il cattivo uso delle nostre libertà. Lo ha Putin, con la sua sovranità oligarchica. E lo ha radicalmente l'Is» rispetto alla nostra gerarchia di valori virtuali che dovrebbe definirci. Per Ezio Mauro, i cattivoni del Cremlino e il Califfo 2.0 minacciano i nostri valori, quelli che definiscono la «comunità di destino - non solo l'alleanza - con gli Stati Uniti».

Ma vediamo nello specifico quali sono i valori attualmente minacciati dai nostri nemici di civiltà.

«Oggi noi dobbiamo vedere (se non fosse bastato l'11 settembre) che non è l'America soltanto il bersaglio, ma è questo nostro insieme di valori e questo nostro sistema di vita, fatto di libertà, di istituzioni, di controlli, di regole, di parlamenti, di diritti.»

È curioso che Mauro utilizzi queste belle parole, ricche di storia e di significato, ma, purtroppo, svuotate di qualsiasi contenuto originale una volta osservate dalla sua postazione. Ossia la direzione di un quotidiano in mano a un oligarca, Carlo de Benedetti, che sa come piegare a suo favore le regole e le leggi.
Sono state le "regole" decise dai "parlamenti" sotto il "controllo" delle "istituzioni" a regalarci questi "diritti", sembra volerci suggerire Mauro.
Sono altresì quelle "regole" che hanno «rotto il tavolo di compensazione dei conflitti, il legame sociale tra il ricco e il povero, la responsabilità comune di società».
Ezio Mauro sembra anche fare un mea culpa quando ammette che «tra i precari fino a quarant'anni e licenziati di 50, produciamo esclusi per i quali la democrazia materiale non produce effetti: e perché per loro dovrebbe produrne la democrazia politica, la partecipazione, il voto?»
Difficile, però, incolpare Putin di uno dei punti più bassi della civiltà occidentale.


08 settembre 2014

Mourir pour Kolomoisky, le Self-Frankenstein?

Jeudi 4 septembre 2014 - Kolomoisky, plurimilliardaire avec la citoyenneté d'Ukraine, Chypre et Israël, mérite d'être aussi sous les projecteurs de chez nous. Tignasse de Beppe Grillo et coeur de Totò Riina.

par Pino Cabras.

Ceux qui le connaissent ne sont pas nombreux chez nous mais Ihor Kolomoisky mériterait les spots des médias italiotes aussi. Ce plurimilliardaire avec la triple citoyenneté ukrainienne, chypriote et israélienne - co-propriétaire de la banque Privat et de plusieurs sociétés qui veulent mouiller le biscuit sur les grosses réserves de gaz naturel tout juste dans les zones ukrainiennes en guerre - aurait beaucoup de qualités pour s'installer sur notre scène, parce qu'il inclut dans sa personne un collage de personnes diversissimes mais quelque part à nous familières : il a une tignasse identique à Beppe Grillo, mais le même coeur que Totò Riina, l'estomac aspire-tout de De Benedetti, les tentacules médiatiques de Berlusconi, le poches de Mario Draghi, les visqueuses toiles d'araignée de Licio Gelli. Et il a aussi les mêmes amis que Netanyahu.

Qui l'a assemblé ? Personne, il se vante d'être un self-made man. Un Self-Frankenstein, en somme. De plus, un grimpeur avec une idée sienne précise de la méritocratie : une enquête de Forbes a décrit en effet que

"Kolomoisky a employé des forces "presque-militaires" de la banque Privat pour faire valoir l'acquisition hostile d'entreprises, enrôlant un groupe de "hooligans, armés de battes de baseball, de barres de fer, gaz et pistolets avec des projectiles de cahoutchou et de tronçonneuses" pour arracher de force une usine sidérurgique à Kremenchuk en 2006 et il a utilisé "un mix d'ordres factices du tribunal (souvent par la main de juges et/ou greffiers corrompus) et de méthodes musclées" pour remplacer des administrateurs dans les conseils d'administration des sociétés desquelles ils achetait des participations".

C'est vrai, un entrepreneur si performant ne s'arrête pas là. Le gouvernement putschiste qui en février 2014 a conquis Kiev l'avait élu gouverneur de Dnipropetrovsk, la région cruciale pour ses affaires. Malgré qu'il ait le passeport israélien et qu'il soit le fondateur de la European Jewish Union (Union Juive Européenne), il a d'étroitissimes relations avec les partis et les formations paramilitaires néo-nazies qui ont fait le sale boulot soit contre l'opposition dans tout le pays, soit dans les zones dans lesquelles il y a les combats de la guerre civile.

Forbes lui attribue un patrimoine de 1,7 milliards de dollars, tandis que Korrespondent dit que ce sont le double de plus. En relisant les données biographiques que j'exposais plus haut, je renverrai à une prochaine date une éventuelle visite d'inspection près de ses entreprises pour vérifier laquelle des revues ait raison.

Ce qui compte est ceci : Kolomoisky est un des deux-trois boss qui dictent la loi à Kiev. Le fils du vice-résident des Etats Unis aussi, Biden, en bon oligarque, sait reconnaître un de ses semblables, et il fait des affaires avec. Si seulement il n'y avait ces millions d'ukrainiens qui s'obstinent à parler le russe et à avoir une maison où il y a le gaz ! Un million de réfugiés n'ont pas suffi, il y a encore plusieurs millions de russophones, tous encore là, et maintenant ces têtus du Donbass se sont même organisés à tel point qu'ils ont renvoyé dans des centaines de sacs en plastique les nervis qui voulaient les déloger, en plus des pauvres soldats envoyés au casse-pipe par les chocolatiers de Kiev.

Et pourtant Kolomoisky ne s'arrête pas devant une défaite. Pendant que Porochenko parle de cessez-le-feu, lui se rappelle d'être un ami de Netanyahu. Et qu'est-ce qu'il propose ? Une belle idée ! Un grand mur qui casse en deux le continent, semblable à celui construit par les israéliens contre les territoires palestiniens, seulement trois fois plus long : une muraille de 1900 km, entourée de mines anti-personnel, avec l'objectif d'arrêter la Russie. L'idée a été formulée par Kolomoisky en juin, mais le premier ministre Iatzeniuk la dépoussière en septembre. Inutile de dire qu'il s'agit d'une idée politiquement hystérique, masochiste et surtout militairement idiote : l'Armée Russe aurait quelques moyens de plus que les bantoustans palestiniens pour réduire le mur en boulettes avec son infanterie et le chevaucher par toute sorte de solution aérienne.

Tous les derniers voyages en Europe du président USA Barack Obama ont consisté en un vulgaire tour promotionnel en faveur des armements de son complexe militaro-industriel. Le sommet OTAN d'aujourd'hui aussi est orienté par une seule chose : crier au danger russe, récompacter les moutons que nous nous obstinons à appeler leaders européens, et augmenter les dépenses militaires. Il n'y a plus le mur de Berlin ? Le Rideau de Fer n'existe plus depuis vingt-cinq ans ? Patience ! Il y a toujours un Kolomoisky qui fera monter quelque muraillon. De toute façon, ce ne sont pas nos journaleux qui essaieront de raconter dans quelles mains nous sommes en train de mettre le futur de nos enfants.


Source de la traduction: http://blogs.mediapart.fr/blog/segesta3756/080914/pino-cabras-mourir-pour-kolomoisky-le-self-frankenstein.
Version italienne:  Morire per Kolomoyskyi, il Self-Frankenstein? 
Lien de Megachip: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=108955&typeb=0&Morire-per-Kolomoyskyi-il-Self-Frankenstein-