Visualizzazione post con etichetta armi chimiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta armi chimiche. Mostra tutti i post

29 settembre 2017

Russia: distrutte tutte le armi chimiche e condonati 20 miliardi di debiti africani


di Pino Cabras.

Distrutte tutte le armi chimiche e condonati 20 miliardi di debiti africani. Sono due notizie “hard” di notevole rilevanza politica mondiale e provengono da Mosca. In sé meriterebbero un’attenzione cospicua, ma il modo di operare del sistema informativo dominante è così impermeabile alle notizie vere sulla Russia, che anche gli eventi suscettibili di grande peso simbolico e politico in campo militare ed economico passano praticamente inosservati. Così siamo informati fino all’ultimo tweet sulla lite fra Donald Trump e i giocatori di football, ma non ci viene detto con bastevole attenzione che il più formidabile arsenale chimico della storia, capace di distruggere diverse volte l’intera vita sul pianeta, ha concluso la sua esistenza il 27 settembre 2017. Né ci viene detto che – sempre in quella data - la Russia ha deciso unilateralmente di cancellare il grosso dei sui crediti che gravavano sui paesi africani più indebitati.

Dunque, i fatti.

La fine delle armi chimiche russe
Con tre anni di anticipo sulla tabella di marcia, Mosca ha adempiuto in toto alla Convenzione sulle armi chimiche ratificata 20 anni fa, nel 1997, quando ancora possedeva ben 40mila tonnellate fra gas nervini e sostanze vescicanti. Il presidente Vladimir Putin ha riservato a questo fatto una notevole solennità, come quando si posa la prima pietra di una grande manifattura. Solo che in questo caso la cerimonia è stata invece riservata al mettere fine all’ultimo chilogrammo rimasto degli ultimi due ordigni.
Il quantitativo terminale è stato definitivamente distrutto con un ordine impartito da Putin in persona, in videoconferenza con i funzionari inviati presso il villaggio di Kizner, dove si trovava l’ultima goccia dell’arsenale chimico che Mosca ha ereditato dall’URSS. Putin lo ha definito «un enorme passo verso un maggiore equilibrio e sicurezza nel mondo di oggi.» Ha ricordato che per adempiere al trattato internazionale il suo paese ha speso tanto e ha investito in imprese high-tech in grado di neutralizzare l’intero arsenale. Ha poi ricordato che gli Stati Uniti stanno opponendo ogni tipo di scusa economica e finanziaria per giustificare i continui rinvii sulla completa distruzione del proprio arsenale. «Onestamente, questa storia della mancanza di fondi mi suona proprio strana», ha ironizzato Putin.
La Russia in questi anni ha padroneggiato strategicamente il tema dell’eliminazione delle armi chimiche, al punto da ottenere grandi dividendi politici nelle negoziazioni internazionali: nel 2013 Mosca impedì l’aggressione diretta delle forze armate occidentali alla Siria mettendo sul piatto della bilancia la completa eliminazione dell’arsenale chimico siriano (che a suo tempo Damasco aveva costruito come deterrente opposto alle decine di bombe atomiche detenute da Israele). Fu una tappa diplomatica fondamentale per rovesciare poi le sorti del conflitto siriano a sfavore della galassia jihadista.
E ora arriva quella che il turco Ahmet Üzümcü - direttore dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – definisce come una «grande pietra miliare» per il disarmo chimico mondiale.
Ovviamente questa non è ancora la fine delle armi di distruzione di massa, visto che tutte le potenze nucleari continuano a testare nuovi armamenti sempre più micidiali e sofisticati. In proposito, nel suo discorso in videoconferenza, Putin ha sottolineato di avere piena consapevolezza «dei pericoli potenziali e dei rischi associati alla ripresa della corsa agli armamenti e ai tentativi di sconvolgere la parità strategica». Ha sottolineato che la sicurezza globale richiede il dialogo e il «rafforzamento delle misure per la creazione di fiducia». Il disarmo chimico è un passo politico importante e dimostra in modo pratico che grandi misure strategiche di disarmo sono possibili e governabili, magari un domani anche nel campo degli armamenti nucleari.

Il condono del debito africano
Lo ricorda il sito Sputnik: il presidente Putin ha annunciato la decisione di cancellare «oltre 20 miliardi di dollari di debiti ai paesi dell'Africa», il tutto nell'ambito delle «iniziative per aiutare i paesi poveri fortemente indebitati».
Molte partite geopolitiche si stanno giocando ora nel continente africano, e avranno tutte enormi conseguenze sull’energia, le materie prime, le basi militari e i grandi flussi migratori. Il Cremlino cala sul campo una carta che può cambiare lo scenario, con un maggior peso della Russia.
L’annuncio del presidente russo è stato fatto in occasione del suo incontro con Alpha Condé, che è sì il presidente della Guinea, un paese di meno di 11 milioni di abitanti, ma è soprattutto il presidente dell’Unione Africana, che ricomprende tutti i 54 Stati dell’Africa (1,1 miliardi di abitanti).



10 settembre 2014

Lettera di Putin a Ezio Mauro


di Midnight Rider.
da Megachip.

Le premesse:
La letterina di Ezio Mauro, 5 settembre (2014)
La lettera di Putin, 10 settembre (2013)

------

La lettera di risposta di Vladimir Vladimirovic Putin ad Ezio Occidente Mauro non si è fatta attendere.

L'aveva scritta esattamente 365 giorni fa, ben un anno prima che il direttore di Repubblica prendesse tra le mani la tastiera per trascrivere l'atto notarile con cui ha formalmente consegnato un ampio settore dell'opinione pubblica italiana nelle mani - e nelle tasche - della «Terza Nato», quella di ultima generazione.

Dispiace deludere Ezio Occidente, ma il messaggio del presidente Putin era in realtà destinato al popolo americano, dato l'elevato livello di tensione che in quei giorni aveva portato le relazioni tra i leader delle due superpotenze mondiali al minimo storico dalla fine della guerra fredda (o dall'episodio del Kursk nel 2000).

Si ricorda forse Mauro che cosa era successo esattamente un anno fa vicino a Damasco?
I media occidentali avevano mostrato i corpi ammassati e privi di vita di adulti, anziani, donne e bambini. Le prime informazioni che circolavano sui nostri media parlavano di un attacco letale da parte delle forze lealiste del presidente siriano Bashar al-Assad, che avrebbero utilizzato del gas per sopprimere i ribelli, fino ad uccidere quasi 1500 civili.
Memorabili furono gli strilli del Washington Post e del Daily Mail, come di tutti i grandi avamposti del pensiero unico occidentale
L'ondata di sdegno si era alzata uniforme lungo tutto il vecchio e il nuovo mondo. Quest'ultimo - vuoi perché più fresco e arzillo - era arditamente balzato in piedi per primo e con grande determinazione aveva iniziato a chiedere, anzi a esigere, un intervento armato contro Damasco.
Qualcuno poi ha dimostrato che la strage non era certo opera del governo siriano. Ma a quel tempo l'Occidente aveva trovato l'ennesimo Hitler da strapazzare.

Tutto sarebbe andato per il verso auspicato dai trombettieri del mondo nuovo se soltanto l'Orso della Moscova e il Dragone della Grande Muraglia non si fossero messi di mezzo (con un veto all'intervento armato votato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu) bloccando così la mano armata e protetta da Dio. Proprio il Washington Post pubblicò un intero sermone del vicario di Dio a Washington, il Nobel per la Pace più armato del pianeta:

«L’America non è il poliziotto del mondo. Succedono cose terribili in mezzo al mondo, e andrebbe oltre i nostri mezzi raddrizzare ogni torto. Ma quando, con uno sforzo e un rischio modesti, possiamo impedire che i bimbi siano ammazzati con il gas, e in questo modo far sì che i nostri bimbi siano più sicuri nel lungo periodo, ritengo che dobbiamo agire. Questo è ciò che rende l’America diversa. È ciò che ci rende eccezionali. Con umiltà, ma con risolutezza, facciamo in modo di non perdere mai di vista questa essenziale verità.»

Putin allora prende metaforicamente in mano la penna (con ogni probabilità assistito da ghost writer abilissimi) e sulle pagine del New York Times risponde indirettamente all'insidioso invito che Ezio Occidente gli porgerà a bruciapelo di lì a dodici mesi, quando intimerà: «Anche Vladimir Putin dovrebbe riflettere sulla sfida islamista, domandandosi per chi suona la campana, magari recuperando negli archivi del Cremlino la lettera che l'ayatollah Khomeini scrisse all'ultimo segretario generale del Pcus nel gennaio del 1989: “È chiaro come il cristallo che l'Islam erediterà le Russie”.»

Il presidente russo affronta tutte le questioni sul tappeto. Allude alla sorte, simile a quella della Lega delle Nazioni, che toccherebbe all'Onu, qualora smettesse di rivestire un ruolo di peso reale. E poi ipotizza gli scenari di caos e destabilizzazione che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi di questo assai piovoso 2014, in particolare a Tripoli e a Gaza:

«Il potenziale attacco da parte degli Stati Uniti contro la Siria [...] porterà a un aumento delle vittime innocenti e a un’escalation, diffondendo potenzialmente il conflitto molto lontano dai confini della Siria. Un attacco incrementerebbe la violenza e scatenerebbe una nuova ondata di terrorismo. Minerebbe gli sforzi multilaterali intesi a risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto Israelo-Palestinese, e destabilizzerebbe ulteriormente il Medio Oriente e il Nord Africa. Precipiterebbe l’intero sistema del diritto e dell’ordine internazionale nello squilibrio.»

Ma Putin mette anche l’«Occidente» in guardia dalla minaccia che gruppi di terroristi armati (da chi?) potrebbero rappresentare ai danni della sicurezza internazionale, quasi a voler prendere le distanze con un anno di anticipo dalle acrobatiche accuse di Mauro che mettono sullo stesso piano Russia e Stato Islamico:

«Il Dipartimento di Stato USA ha designato il Fronte Al-Nusra e lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, che combattono con l’opposizione, come organizzazioni terroristiche. Questo conflitto interno, alimentato dalle armi straniere fornite all’opposizione, è uno dei più sanguinosi del mondo. Mercenari provenienti dai vicini paesi arabi, nonché centinaia di militanti che accorrono dai paesi occidentali e persino dalla Russia, sono per noi materia di profonda preoccupazione. Non potrebbero forse far ritorno nei nostri paesi con l’esperienza acquisita in Siria? Dopo tutto, dopo aver combattuto in Libia, gli estremisti si sono spostati in Mali. Tutto ciò minaccia tutti noi.»

Vladimir Vladimirovic va oltre, ricordando a tutti i paladini della giustizia mondiale (direttore di Repubblica incluso) il significato delle tanto invocate "regole", che vanno rispettate sia che ci piacciano sia che non ci piacciano:

«Non stiamo proteggendo il governo siriano, ma il diritto internazionale. Dobbiamo usare il Consiglio di sicurezza dell’Onu e crediamo che salvaguardare la legge e l’ordine nel mondo complesso e tumultuoso di oggi sia uno dei pochi modi per evitare che le relazioni internazionali scivolino nel caos. La legge è ancora la legge, e dobbiamo seguirla che ci piaccia o meno. In base al diritto internazionale vigente, l’uso della forza è consentito solo per autodifesa o su decisione del Consiglio di Sicurezza. Qualsiasi altra cosa è inaccettabile in base alla Carta delle Nazioni Unite e costituirebbe un atto di aggressione».

Putin evoca ancora una volta l'arma del dialogo e della negoziazione:
«Dobbiamo smettere di usare il linguaggio della forza e tornare sul sentiero della soluzione diplomatica e politica», proprio quel dialogo che Mauro invoca a suon di armi della Nato.

L'ultima annotazione di Putin pare trovarlo in una posizione condivisa da Mauro, cioè la diversità tra le popolazioni, nonostante la quale siamo comunque tutti uguali di fronte al Dio invocato da Obama, quello che avrebbe dovuto proteggergli la mano assassina.

«La mia relazione di lavoro e personale con il presidente Obama è contrassegnata da crescente fiducia. Questo lo apprezzo. Ho studiato attentamente il suo discorso alla nazione martedì. E sono piuttosto in disaccordo con una tesi che ha portato avanti in merito all’eccezionalità americana, quando afferma che il modo di fare degli Stati Uniti è “ciò che rende l’America diversa. È ciò che ci rende eccezionali”. È altamente pericoloso incoraggiare le persone a sentirsi eccezionali, a prescindere dalla motivazione. Ci sono paesi grandi e paesi piccoli, ricchi e poveri, quelli con lunghe tradizioni democratiche e quelli ancora sulla propria strada verso la democrazia. Anche le loro politiche sono diverse. Siamo tutti diversi, ma quando chiediamo la benedizione del Signore, non dobbiamo dimenticare che Dio ci ha creati uguali.»

Mauro non si è mai sognato di menzionare, nemmeno lontanamente, questo documento importante per la sua unicità e per la franchezza e la trasparenza espositiva. Al contrario, nel suo accorato appello prova ad imbastire un dualismo tra Occidente e le entità "altre", la Russia e il Califfato dei decapitatori, da lui messe sullo stesso piano.
«Hanno il terrore di tutto questo, nonostante la nostra testimonianza infedele della democrazia e il cattivo uso delle nostre libertà. Lo ha Putin, con la sua sovranità oligarchica. E lo ha radicalmente l'Is» rispetto alla nostra gerarchia di valori virtuali che dovrebbe definirci. Per Ezio Mauro, i cattivoni del Cremlino e il Califfo 2.0 minacciano i nostri valori, quelli che definiscono la «comunità di destino - non solo l'alleanza - con gli Stati Uniti».

Ma vediamo nello specifico quali sono i valori attualmente minacciati dai nostri nemici di civiltà.

«Oggi noi dobbiamo vedere (se non fosse bastato l'11 settembre) che non è l'America soltanto il bersaglio, ma è questo nostro insieme di valori e questo nostro sistema di vita, fatto di libertà, di istituzioni, di controlli, di regole, di parlamenti, di diritti.»

È curioso che Mauro utilizzi queste belle parole, ricche di storia e di significato, ma, purtroppo, svuotate di qualsiasi contenuto originale una volta osservate dalla sua postazione. Ossia la direzione di un quotidiano in mano a un oligarca, Carlo de Benedetti, che sa come piegare a suo favore le regole e le leggi.
Sono state le "regole" decise dai "parlamenti" sotto il "controllo" delle "istituzioni" a regalarci questi "diritti", sembra volerci suggerire Mauro.
Sono altresì quelle "regole" che hanno «rotto il tavolo di compensazione dei conflitti, il legame sociale tra il ricco e il povero, la responsabilità comune di società».
Ezio Mauro sembra anche fare un mea culpa quando ammette che «tra i precari fino a quarant'anni e licenziati di 50, produciamo esclusi per i quali la democrazia materiale non produce effetti: e perché per loro dovrebbe produrne la democrazia politica, la partecipazione, il voto?»
Difficile, però, incolpare Putin di uno dei punti più bassi della civiltà occidentale.


9 settembre 2013

Demolizione totale del dossier USA sulla Siria

da Washington's Blog.
Tradotto da Megachip.

L'informativa di guerra presentata dagli Stati Uniti è estremamente debole.
La Casa Bianca ha diffuso un documento di quattro pagine che espone il caso relativo all'utilizzo di armi chimiche da parte del Governo siriano.   Il quadro probatorio però, come si dimostrerà di seguito, è estremamente debole (le accuse del governo sono esposte con delle citazioni fra virgolette, seguite dalle relative controdeduzioni).
“Una stima preliminare del Governo statunitense ha determinato che 1.429 persone, tra esse almeno 426 bambini, sono state uccise nel corso dell'attacco effettuato con armi chimiche, ma tale stima sarà destinata ad essere aggiornata nel momento in cui saremo in possesso di ulteriori informazioni“
Ma Mc Clatchy (un blogger, NdT) sottolinea:
«Né le osservazioni di Kerry, né la versione non classificata del rapporto dell’intelligence USA a cui si è riferito, spiegano come il Governo degli Stati Uniti sia arrivato a un conteggio di 1.429 vittime, tra cui 426 bambini.  
L’unica attribuzione è riferita a ‘una prima valutazione preliminare del Governo’».
Anthony Cordesman, un ex alto funzionario della difesa, ora a Washington presso il Center for Strategic and International Studies, prende di mira le difformità fra le cifre sul numero dei morti in un articolo pubblicato domenica scorsa (il 1° settembre, NdT).
Ha criticato Kerry per essersi “insabbiato da sé con il bluff del numero assurdamente precisissimo” di 1.429, e ha sottolineato come il numero non corrisponda né alle risultanze britanniche di “almeno 350 vittime”, né a quelle di altre fonti siriane dell'opposizione, in particolare il Syrian Observatory for Human Rights, che ha confermato 502 morti, inclusi circa 100 bambini e “decine” di ribelli, e ha richiesto che Kerry fornisse i nomi delle vittime presenti nella lista USA.
Cordesman ha scritto inoltre:
“Il presidente Obama si è trovato a quel punto costretto ad arrotondare il numero a 'ben oltre mille vittime', creando una miscela di contraddizioni sulla maggior parte dei fatti basilari”.
Ha aggiunto che questo abbaglio richiamava “gli errori che gli USA fecero nel preparare il discorso del Segretario di Stato Colin Powell all’ONU sull'Iraq nel 2003“.
Una versione non coperta da segreto di una relazione dell'intelligence francese sulla Siria (che è stata diffusa lunedì) ha aggiunto ulteriori dubbi: la Francia ha confermato solo 281 decessi, sebbene concordi più ampiamente con gli USA sul fatto che il regime abbia usato armi chimiche durante l’attacco del 21 Agosto scorso.

Poi il governo afferma:
“In aggiunta alle informazioni dell’intelligence USA, ci sono resoconti su ciò che è avvenuto forniti da personale medico siriano e internazionale; video; testimonianze dirette, relazioni di social media provenienti da almeno 12 siti diversi dell’area di Damasco; inoltre contributi di giornalisti e report provenienti da organizzazioni non governative altamente credibili“.

I report sul campo sono piuttosto contradditori. In qualcuno di questi si dichiara che sono i ribelli ad aver usato armi chimiche. Vedi qui e qui.
In effetti, perfino i funzionari di governo hanno ammesso di non essere sicuri su chi avesse usato armi chimiche.

Di maggiore importanza, è ancora il fatto che il Governo degli Stati Uniti abbia affermato in passato di disporre di elementi incontestabili riguardanti le armi di distruzione di massa irachene... eppure la cosa si rivelò essere un'invenzione di sana pianta.
“riteniamo con alto grado di certezza che il regime siriano ha usato armi chimiche su piccola scala contro le opposizioni in diverse occasioni durante l’ultimo anno, anche nei sobborghi di Damasco.   Questa valutazione è basata su diversi flussi  informativi  inclusi report relativi ad attività di pianificazione ed esecuzione degli attacchi condotte da ufficiali siriani, nonché sui risultati di analisi di laboratorio di campioni fisiologici ottenuti da un certo numero di individui, che hanno confermato l’esposizione di questi soggetti al gas sarin.”
Gli esperti in materia di armi chimiche sono ancora ancora scettici. La catena di custodia delle prove è sospetta, dato che gli USA non hanno rivelato da dove provenissero i campioni, né chi li avesse consegnati agli Stati Uniti.

Mc Clatchy riferisce:
Fra gli esperti di armi chimiche e altri analisti che hanno studiato da vicino il campo di battaglia siriano, la principale riserva sostenuta rispetto alle dichiarazioni USA riguarda il fatto che non si comprende la metodologia che sta dietro la raccolta dei dati effettuata dall'intelligence.   Sostengono che le prove hanno presentato elementi sull'utilizzo di un qualche tipo di agente chimico, ma ci sono ancora dubbi su come tali prove siano state raccolte, sull'integrità della continuità della custodia di tali campioni, nonché su quali laboratori siano stati implicati.

Eliot Higgins, un cronista britannico che racconta la guerra civile siriana sul suo blog Brown Moses, un archivio di informazioni ampiamente citato in merito alle armi utilizzate sul campo in Siria, ha scritto lunedì un dettagliato post corredato di foto e video che sembrerebbero sostenere le accuse USA sul fatto che il regime di Assad sia in possesso di munizioni che potrebbero essere utilizzate come vettori di armi chimiche.  Ma non salta a conclusioni.

Sul blog, Higgins si domanda:
"Come facciamo a sapere che queste sono armi chimiche?"  Questo è il punto, non lo sappiamo.
Come ho detto fin dall'inizio, queste sono munizioni collegabili con presunti attacchi chimici, non munizioni chimiche usate in attacchi chimici. In definitiva, spetta all'ONU confermare se sono state utilizzate armi chimiche.”

Inoltre, Dan Kaszeta - un ex Ufficiale Chimico dell’ esercito USA, e una delle figure di maggior spicco fra gli esperti di armi chimiche e biologiche - ha affermato in una recente intervista che ci possono essere casi di falsi positivi per il Sarin, in particolar modo, quando gli esami sono fatti sulcampo (pesticidi o altri composti chimici possono provocare un caso di falso positivo sul Sarin).

Il risultato è che - sebbene gli USA  abbiano fatto di tutto per sviare un'ispezione ONU sulle armi - dobbiamo attendere quanto rivelerà il responso dei test dell'ONU.
“Noi riteniamo che i ribelli non abbiano utilizzato armi chimiche”
I ribelli, invece,  hanno avuto accesso ad armi chimiche.  Mentre il governo americano afferma che l’opposizione non ha usato armi chimiche, molte altre fonti – incluse le  le Nazioni Unite, Haaretz, e ilquotidiano filogovernativo turco Zaman – non sono d’accordo con tale posizione.
“Il regime siriano dispone dei tipi di munizioni che riteniamo siano state utilizzate nel corso dell’attacco del 21 agosto, e ha la capacità di colpire simultaneamente in diverse località”
I tipi di munizioni che apparentemente sono stati utilizzati per condurre gli attacchi chimici sono uno strano tipo di razzi fai-da te. I ribelli potrebbero averli prodotti.
“Riteniamo che il regime siriano abbia utilizzato armi chimiche nel corso dell’ultimo anno, essenzialmente per avere la meglio o per superare un punto morto in aree dove aveva incontrato forti difficoltà nel conquistare e mantenere il controllo strategico di aree territoriali importanti. A questo riguardo, continuiamo a valutare che il regime siriano consideri le armi chimiche come uno dei tanti strumenti di cui dispone il proprio arsenale, come la superiorità aerea ed i missili balistici, utilizzati indiscriminatamente contro l’opposizione.
Il regime siriano ha iniziato a cercare di liberare la periferia di Damasco dalle forze dell’opposizione che utilizzano l’area come base per organizzare gli attacchi contro i principali obiettivi governativi della capitale. Il regime ha fallito i suoi tentativi di ripulire dozzine di rioni di Damasco dagli elementi dell’opposizione, compresi i rioni oggetto degli attacchi del 21 agosto, nonostante abbia impiegato quasi tutti i suoi sistemi di arma convenzionali. Riteniamo che la frustrazione del regime derivante dalla sua incapacità di rendere sicure larghe aree di Damasco possa avere contribuito alla decisione di utilizzare armi chimiche il 21 agosto”
Questa non è una prova. Questa è una opinione priva di qualsiasi supporto. (Per dare un’analogia, sarebbe come affermare che Saddam stava usando armi di distruzione di massa subito prima che la guerra in Iraq cominciasse perché non sopportava le persone basse … senza tenere conto del fatto che Saddam non aveva alcuna arma di distruzione di massa).
“Disponiamo di informazioni che ci portano a concludere che personale siriano addetto alla gestione delle armi chimiche – incluso personale ritenuto legato al SSRC – stesse preparando munizioni chimiche prima dell’attacco. Nei tre giorni precedenti l’attacco, abbiamo raccolto intelligence da fonti umane, da intercettazioni di segnali, e da sistemi di rilevazione geospaziali che rivelano attività del regime che riteniamo siano state associate con la preparazione di un attacco con armi chimiche.
Personale addetto alla gestione delle armi chimiche risultava essere operativo nel quartiere periferico di Adra già a partire da domenica 18 agosto, e fino alla mattina di mercoledì 21 agosto, in prossimità di un’area che il regime utilizza per preparare le miscele di sostanze, tra cui il sarin, utilizzate per le armi chimiche”

Gareth Porter  nota:
«Nonostante l’uso del termine “operativo”, l’intelligence degli Stati Uniti non aveva informazioni relative alla reale attività degli individui tracciati attraverso i sistemi geospaziali e le intercettazioni delle comunicazioni. Quando funzionari dell’amministrazione Obama hanno dato questa informazione a CBS news, la scorsa settimana, hanno ammesso che la presenza degli individui sotto osservazione, nell’area in questione, era stata valutata, al momento, come “niente di straordinario.
Ancora, dopo gli eventi del 21 agosto, le stesse informazioni sono state improvvisamente trasformate in una “prova” a supporto della linea ufficiale dell’amministrazione ».

Inoltre, le fonti dell’intelligence americana sono state ripetutamente colte a dire menzogne. Durante la rincorsa verso la guerra in Iraq, il Governo ha interamente aggirato i normali processi di verifica delle informazioni raccolte dall’intelligence, con il risultato che false affermazioni siano state strombazzate senza i normali controlli e verifiche condotti di norma da scrupolosi analisti di intelligence. Anche l’intelligence israeliana – che sembra abbia avuto un ruolo anche nell'informativa di guerra sulla Siria – è stata altrettanto inaccurata.
Ex alti ufficiali della CIA confermano che l’intelligence è stata grossolanamente politicizzata per giustificare la guerra contro la Siria.
“Il 21 agosto, elementi del regime siriano si sono preparati per un attacco chimico nell’area di Damasco, mediante, tra l’altro, l’utilizzo di maschere antigas”.

Questa è un’affermazione stranamente articolata, ma elaborata con cura artigianale. Assad ha  ripetutamente avvertito che i ribelli avrebbero potuto impossessarsi di armi chimiche ed utilizzarle contro la popolazione civile. L’utilizzo di maschere antigas potrebbe essere stata una misura preventiva attuata dal Governo siriano, se esso avesse ricevuto informazioni relative alla possibilità di un imminente attacco chimico da parte dei ribelli. Su questo punto servono più informazioni.
“Molteplici fonti di informazione indicano che il regime abbia condotto un attacco di razzi e artiglieria contro la periferia di Damasco nelle prime ore del 21 agosto. Dati satellitari confermano che attacchi provenienti da un’area controllata dal regime abbiano colpito borghi che secondo resoconti sono stati colpiti dall’attacco – tra cui Kafr Batna, Jawbar, ‘Ayn Tarma, Darayya e Mu’addamiyah. In particolare, ciò include l’individuazione di lanci di razzi da territori controllati dal regime nelle prime ore della mattina, approssimativamente novanta minuti prima dei primi rapporti di attacchi con armi chimiche apparsi sui social media. La mancanza di attività aerea o di lanci di missili ci porta a concludere che il regime abbia utilizzato proiettili a propulsione a razzo”

L’area in cui gli attacchi hanno avuto luogo è stata contesa a lungo tra le forze governative e i ribelli, ed entrambe le parti sono più volte entrate in possesso dell’area. Novanta minuti prima del primo attacco è un’eternità quando si combatte su un terreno pesantemente conteso tra le due parti … e potrebbe esserci stato tempo a sufficienza perché i ribelli potessero infiltrarsi e lanciare un attacco chimico.

Come fa notare Fairness and Accuracy in Reporting:

«Non è chiaro il perché questa affermazione dovrebbe essere considerata convincente. I razzi ci mettono novanta minuti a raggiungere i loro bersagli? Il gas nervino viene rilasciato dai razzi novanta minuti dopo l’impatto, o forse, una volta rilasciato, ci vogliono novanta minuti perché siano causati i primi sintomi?

In un conflitto in cui le comunicazioni sono così importanti come la guerra civile siriana, i cittadini o i giornalisti aspettano un’ora e mezza prima di dare notizia di uno sviluppo talmente importante della situazione da provocare, come ha detto Kerry, “un inferno scatenato sui social media”? A meno che non ci sia qualche ragione che giustifichi questo tipo di ritardo, è veramente poco chiaro il motivo per cui ci si aspetta che noi dovremmo pensare che ci sia una qualche connessione tra il lancio dei razzi e le successive notizie di avvelenamento di massa. »

Il Governo poi affronta il tema dei social media:
“I primi dati apparsi sui social media in merito agli attacchi chimici nella periferia di Damasco iniziano attorno alle 2.30, ora locale, del 21 agosto. Nelle successive quattro ore, migliaia di segnalazioni vengono pubblicate sui social media da almeno dodici diverse località dell’area di Damasco. Molteplici testimonianze descrivono un bombardamento di armi chimiche con proiettili a propulsione a razzo su aree controllate dall’opposizione.
Tre ospedali siti nell’area di Damasco hanno ricevuto circa 3.600 pazienti con sintomi compatibili con l’esposizione ad agenti nervini, in meno di tre ore, nella mattina del 21 agosto, secondo quanto riporta un’organizzazione umanitaria internazionale che riteniamo sia altamente credibile. I sintomi riportati, oltre allo schema epidemiologico degli eventi – caratterizzato da un flusso massivo di pazienti concentrato in un breve arco di tempo, dall’origine dei pazienti, e dalla contaminazione di medici e infermieri – erano compatibili con l’esposizione di massa ad agenti nervini. Abbiamo inoltre ricevuto segnalazioni provenienti da personale medico siriano ed internazionale presente nell’area.
Abbiamo identificato un centinaio di video riferibili all’attacco, molti dei quali mostrano un alto numero di corpi che esibiscono segni fisici compatibili – anche se non possono essere escluse altre cause – con l’esposizione ad agenti nervini. I sintomi denunciati dalle vittime includono incoscienza, schiuma al naso e alla bocca, restrizione delle pupille, accelerazione del battito cardiaco e difficoltà di respirazione. Parecchi video mostrano quello che appare essere un alto numero di morti che non presentano ferite visibili, il che è compatibile con la morte causata da agenti chimici, ed è incompatibile con la morte provocata da armi di piccolo calibro, bombe o munizioni esplosive, o agenti vescicanti. Almeno 12 localizzazioni diverse sono ritratte in video disponibili al pubblico, e una campionatura di tali video ha confermato che almeno alcuni di essi sono stati girati effettivamente nel luogo e nell’ora descritta dal filmato”

Nessuno contesta che qualche tipo di agente chimico sia stato usato. La questione è esattamente quale tipo di agente chimico e – cosa ancora più importante – chi lo abbia utilizzato.
Inoltre, i ribelli  hanno prodotto per anni video di propaganda e si sono fatti sempre più sofisticati, recentemente. Servono più informazioni.
“Riteniamo che l’opposizione non disponga della capacità di contraffare tutti i video raccolti, né di provocare artificiosamente il prodursi dei sintomi verificati da personale medico e delle organizzazioni non governative presenti nell’area, nonché le altre informazioni associate a questo attacco chimico”

Un’altra opinione priva di elementi di prova. Ma, più importante, è uno specchietto per le allodole. Nessuno sostiene che le tragiche e orribili scene di morte siano state falsificate.
La questione è quando e dove esse siano accadute, e chi le abbia provocate. Per esempio, uno dei maggiori esperti sulle armi chimiche afferma che è difficile sapere dove i video siano stati girati.
Zanders, ex consulente dell’Unione Europea per le armi chimiche, è andato ancora oltre, sostenendo che persone non del posto non possono concludere con certezza circa l’estensione o la localizzazione geografica degli attacchi chimici largamente attribuiti al regime di Assad.
In particolare, si è soffermato sulle immagini di vittime agonizzanti che sono state diffuse ampiamente sul Web, compreso YouTube.
“Non sappiamo dove sono state girate”, ha detto. “Non sappiamo quando sono state girate né da chi siano state girate. Né se esse riguardano lo stesso attacco o diversi attacchi”.
Zanders ha aggiunto: “Tutto ciò non mi dice chi sarebbe il responsabile. Non mi dice dove le immagini sono state girate. Mi dice soltanto che qualcosa è accaduto, da qualche parte, a un certo punto”.

Il Governo poi parla di intercettazioni:
“Disponiamo di un complesso di informazioni, tra cui alcune relative alle tecniche di addestramento utilizzate dalle forze del regime siriano, che ci portano a concludere che ufficiali del regime siano stati consapevoli degli attacchi del 21 agosto e li abbiano diretti. Abbiamo intercettato comunicazioni di un alto funzionario siriano, intimamente a conoscenza dell’offensiva, che ha confermato che armi chimiche sono state utilizzate il 21 agosto dal regime, e che mostrava preoccupazione per la possibilità che gli ispettori ONU potessero raccogliere prove di ciò. Nel pomeriggio del 21 agosto, abbiamo ottenuto informazioni da cui risulta che personale addetto alla gestione dell’arsenale chimico siriano abbia ricevuto l’ordine di cessare le operazioni”.

Il Washington Post segnala che le presunte intercettazioni di cui parla Obama rappresentano “il cuore delle prove a sostegno del caso siriano…”
L'intelligence militare dell'America è stata di efficacia incostante. Per esempio:

E gli USA e Israele hanno ammesso di aver realizzato delle operazioni ingannevoli sotto falsa bandiera (così come lo hanno fatto paesi islamici come l'Indonesia; ma a nostra conoscenza, la Siria non è mai stata colta con le mani nel sacco in un'operazione false flag).

Fairness and Accuracy in Reporting scrive:
«Ricordate che Powell ha fatto ascoltare registrazioni di ufficiali iracheni che apparentemente parlavano di nascondere agli ispettori le prove delle armi proibite - e che, come successivamente è emerso, riguardavano tutt'altro. Ma Powell, almeno, ha fatto ascoltare i nastri di queste comunicazioni intercettate, anche se ha imbastito delle storie rappresentandone in modo errato il contenuto - e permettendo la possibilità di un'interpretazione alternativa dei messaggi. Forse, "ricordando bene l'esperienza irachena", Kerry sta facendo in modo che questa volta non ci sia questa possibilità interpretativa.»

David Swanson descrive il modo in cui i funzionari americani hanno lavorato sulle comunicazioni intercettate per giustificare la guerra in Iraq:

«Powell stava sceneggiando un dialogo romanzato. Ha inserito alcune righe di sua fantasia, e ha finto che qualcuno avesse pronunciato quelle parole. Ecco cosa ha scritto Bob Woodward nel suo libro "Plan of Attack".

"Powell aveva deciso di aggiungere la sua personale interpretazione delle intercettazioni, mentre provava il testo del suo discorso, estendendone sostanzialmente la portata e facendo in modo che quanto registrato venisse messo in cattiva luce nel modo peggiore possibile. In particolare, a proposito delle intercettazioni che riguardavano le ispezioni in corso e la possibilità che venissero trovate 'munizioni proibite', Powell si è spinto ancora più lontano: 'Ripulire tutte le aree ... Essere certi che non ci sia nulla lì". Nessuna di queste frasi era nelle intercettazioni.
[Inoltre] Powell ... stava rappresentando come elementi di fatto numerose affermazioni nonostante gli avvertimenti del suo stesso staff che si trattava di argomenti deboli e indifendibili».

Il Governo poi butta lì un altro argomento:
"Contemporaneamente, il regime ha intensificato il fuoco di artiglieria contro molti dei borghi che avevano subito l’attacco chimico. Nelle ventiquattro ore successive all’attacco, abbiamo individuato indicazioni di fuoco di artiglieria e razzi approssimativamente quattro volte più intenso di quello misurato nei dieci giorni precedenti. Abbiamo continuato a rilevare un intenso bombardamento delle stesse aree fino alla mattina del 26 agosto."
Questo è ancora un altro specchietto per le allodole. Se il Governo siriano credeva che i ribelli avessero usato armi chimiche contro i civili, avrebbe senz'altro potuto incrementare il fuoco di artiglieria per spazzare via i ribelli e prevenire ulteriori attacchi. Ancora una volta, sono necessarie ulteriori informazioni.
"In conclusione, disponiamo di una sostanziale mole di informazioni che implicano la responsabilità del Governo siriano nell’attacco chimico che ha avuto luogo il 21 agosto. Come indicato, esistono ulteriori informazioni che devono restare classificate a tutela delle fonti e delle metodologie di raccolta, che stiamo rendendo disponibili al Congresso e agli alleati internazionali".

Quest'ultima affermazione a prima vista è di grande effetto. Ma i membri del Congresso che hanno potuto accedere alle informazioni classificate - come Tom Harkin -  non sono rimasti particolarmente colpiti. Il parlamentare Michael Burgess ha affermato:
Sì, ho visto i documenti classificati. Poca roba.

E il parlamentare Justin Amash, ancora, si pronuncia in questi termini:
Quello che ho sentito nel briefing dei funzionari dell'amministrazione Obama davvero mi rende più scettico rispetto ad alcuni aspetti significativi della ricostruzione dei fatti del Presidente a giustificazione dell'attacco.




Traduzione per Megachip a cura di Giampiero Obiso, Francesco Barresi e Pino Cabras.

Nei prossimi giorni saranno tradotti diversi documenti richiamati con link nel presente articolo