11 febbraio 2014

L'ALTERNATIVA C'E' - Il Cartoon delle elezioni sarde #SAR2014






DICONO CHE NON C'E' L'ALTERNATIVA.

La Sardegna è ciò che abbiamo, è la nostra casa. È terra, acqua, cibo. È bellezza. È patrimonio.
La casa dei nonni. La casa dei figli.
I troppo esperti ce la portano via pezzo dopo pezzo.
A loro i profitti. A noi i veleni.
La nostra casa non è un albergo di emiri, non è il prodotto interno lordo degli amici di Berlusconi e Renzi.
Vogliono continuare così, qui ed ora.
L'alternativa c'è.
Noi abbiamo altri traguardi. Ciò che è pubblico non è privato. Ciò che è bello non è di pochi. Ciò che lascia veleno si ripulisce. Ciò che dà lavoro è meglio del Job Act.
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Con i politici troppo esperti, si è impoverito anche l'uranio. Hanno riempito il giardino di casa di poligoni militari. Un po' di lavoro sotto il segno del cancro.
L'alternativa c'è.
Sospendere subito le attività militari. Chiudere i poligoni. Bonificare. C'è molto lavoro sotto il segno della pace.
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I politici, quelli con l'esperienza, hanno abbandonato le scuole. E ai ricercatori, hanno preferito gli spreconi. Non decidono loro, eseguono ordini da fuori.
L'alternativa c'è.
Un piano regionale per le scuole. Manutenzione, sicurezza, zero tagli di orario.
Portare a casa nostra chi ricerca il futuro.
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I politici, quelli con l'esperienza, hanno regalato le banche agli speculatori, e ora il credito è kaputt, vuole la nostra casa. Vogliono farci come in Grecia. Loro, ne sono capaci.
L'alternativa c'è.
Fare banche sarde, aiutare le imprese e l'autoimpiego. Il governo funziona quando conosce la moneta, e quando vuole la piena occupazione.
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Per una Sardegna Possibile, l'alternativa c'è.
Il 16 febbraio 2014 si elegge il nuovo presidente della Regione Sardegna e il nuovo consiglio regionale

Scegli Pino Cabras nella lista Comunidades, per Michela Murgia presidente

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Pino Cabras è candidato alle elezioni regionali nella lista Comunidades, per la coalizione Sardegna Possibile di Michela Murgia.
Sposato, due figli, laureato in scienze politiche, specializzato in relazioni industriali, quadro direttivo della SFIRS, è condirettore del sito www.megachip.info, autore di saggi di politica internazionale, co-fondatore del laboratorio politico Alternativa.

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3 commenti:

gino arruga ha detto...

Ciao Pino, io ti ringrazio per il tuo impegno, ti conosco da diverso tempo attraverso vari blog e ammiro il lavoro che svolgi ma non sono pienamente d'accordo sulla chiusura dei poligoni, almeno non così velocemente. Verifichiamo piuttosto che questi non avvelenino la terra, l'aria e il mare. I poligoni danno per il momento parecchi soldi ai sardi, direttamente e indirettamente tramite i molti militari che ci lavorano e non credo sia il caso di rifiutarli visti i tempi magri. Ricordiamoci anche della grave crisi subita dai maddalenini con la partenza dei militari americani. Quando lasciamo qualcosa dobbiamo essere sicuri di ottenere un beneficio almeno uguale al precedente. La Sardegna è abbastanza grande per tutti. Per quanto riguarda l'inquinamento io mi rivolgerei maggiormente al controllo del territorio; forse avrai notato che la Sardegna assomiglia sempre più ad una pattumiera e questo è colpa dei sardi. Un saluto e buon lavoro!

gino arruga ha detto...

Ciao Pino, io ti ringrazio per il tuo impegno, ti conosco da diverso tempo attraverso vari blog e ammiro il lavoro che svolgi ma non sono pienamente d'accordo sulla chiusura dei poligoni, almeno non così velocemente. Verifichiamo piuttosto che questi non avvelenino la terra, l'aria e il mare. I poligoni danno per il momento parecchi soldi ai sardi, direttamente e indirettamente tramite i molti militari che ci lavorano e non credo sia il caso di rifiutarli visti i tempi magri. Ricordiamoci anche della grave crisi subita dai maddalenini con la partenza dei militari americani. Quando lasciamo qualcosa dobbiamo essere sicuri di ottenere un beneficio almeno uguale al precedente. La Sardegna è abbastanza grande per tutti. Per quanto riguarda l'inquinamento io mi rivolgerei maggiormente al controllo del territorio; forse avrai notato che la Sardegna assomiglia sempre più ad una pattumiera e questo è colpa dei sardi. Un saluto e buon lavoro!

pino cabras ha detto...

Caro Gino,
La questione chiave che poni è la difficoltà di riconvertire le aree interessate da una forte presenza militare, in termini di salvaguardia del lavoro e senza salti nel buio.
Il mio videospot - per ragioni di brevità legate specificamente al mezzo di comunicazione - sintetizza brutalmente il messaggio, che invece ho esposto in maggiore dettaglio in un recente articolo (http://pino-cabras.blogspot.it/2014/02/la-sardegna-che-toglie-le-basi-alla.html). Proprio in quel mio pezzo ho tenuto a sottolineare che la chiusura della base per sommergibili nucleari USA di La Maddalena «rappresenta il modo in cui non dovrebbe realizzarsi una vera riconversione», mentre segnalavo i nomi di organizzazioni che in vari paesi si sono occupate di progetti per il passaggio delle economie militarizzate a usi civili. Trattandosi di comunità condizionate da decenni di forti presenze militari internazionali, la fuoriuscita da quei modelli implica grandi investimenti, anch'essi di scala europea, come avvenne per la Germania post-muro attraverso i programmi comunitari di riconversione denominati Konver, che comportarono stanziamenti equivalenti a centinaia di milioni di euro.
Quelli che definisci come «parecchi soldi ai sardi», legati all'indotto militare, e che dici di non dover rifiutare «visti i tempi magri», andrebbero però confrontati con le risorse mortificate (in primis turismo, pesca e agricoltura, ma non solo), con i costi ambientali e del sistema sanitario, i costi delle bonifiche mai fatte prima, ecc.
A un certo punto proponi anche di verificare se i poligoni «non avvelenino la terra, l'aria e il mare». Non credo che possiamo più usare questa formula dubitativa, perché la presenza di veleni è già acclarata. Va semmai quantificata l'entità del danno, senza colpi di spugna, sanatorie, condoni, e possibilmente da una commissione scientifica indipendente internazionale.
Son d'accordo sul fatto che il tema delle bonifiche non sia solo una questione militare e riguardi tutto il territorio. Sono in contatto con scienziati che stanno rivoluzionando i brevetti nel campo del trattamento dei rifiuti speciali, e vorrei che fossero di casa in Sardegna.