7 novembre 2008

L'agenda di guerra per Obama

Fermare una Teheran nucleare
di Daniel R. Coats e Charles S. Robb *
«The Washington Post»
23 ottobre 2008. Traduzione di Pino Cabras



È probabile che il primo e più urgente problema di sicurezza nazionale che dovrà affrontare il prossimo presidente sia la crescente prospettiva di un Iran con capacità di armamento nucleare. Dopo aver presieduto insieme una task force ad alto livello conclusasi di recente sul tema dello sviluppo del nucleare iraniano, siamo giunti a ritenere che cinque principi devono servire quale fondamento di qualsiasi politica ragionevole, bipartisan e globale sulla questione iraniana.
In primo luogo, una Repubblica islamica dell’Iran con capacità di avere armi nucleari sarebbe strategicamente insostenibile. Minaccerebbe la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la pace e la stabilità regionale, la sicurezza energetica, l'efficacia del multilateralismo, e l’efficacia del Trattato di non proliferazione (TNP). Mentre un attacco nucleare è lo scenario peggiore ipotizzabile, l'Iran non avrebbe bisogno di usare un arsenale nucleare per minacciare gli interessi USA.
Il semplice ottenimento della capacità di assemblare rapidamente un'arma nucleare doterebbe efficacemente l'Iran di un deterrente nucleare e moltiplicherebbe drasticamente la sua influenza in Iraq e nella regione. Mentre saremmo lieti di cooperare con un Iran democratico, il consentire che il Medio Oriente cada sotto il dominio di un regime clericale radicale che sostiene il terrorismo non dovrebbe essere considerata una valida opzione.
In secondo luogo, riteniamo che l'unica accettabile chiusura dell’argomento sia la completa cessazione delle attività di arricchimento dell'uranio all'interno dell'Iran. Presumiamo che nessuna combinazione di ispezioni internazionali o co-proprietà delle strutture di arricchimento offrirebbe sufficienti garanzie che l'Iran non stia producendo materiale fissile della qualità necessaria a produrre armi.
Di fatto, l'impianto di arricchimento di Natanz è già tecnicamente in grado - una volta che l'Iran disponga di una sufficiente riserva di uranio a basso arricchimento - di produrre abbastanza uranio altamente arricchito per un ordigno nucleare in quattro settimane. Cioè abbastanza velocemente da eluderne l'individuazione da parte degli ispettori internazionali.
Inoltre, il Consiglio di sicurezza dell’ONUin tre occasioni ha chiesto la cessazione dell’arricchimento in Iran, e l'Agenzia internazionale dell'energia atomica ha giudicato che l'Iran non ottemperava al TNP. L'incapacità di far rispettare questi mandati potrebbe essere un colpo mortale per il fragile equilibrio internazionale.
In terzo luogo, mentre una risoluzione diplomatica è ancora possibile, può avere successo solo se negoziamo da una posizione di forza. Ciò richiederà un migliore coordinamento con i nostri partner internazionali e sanzioni molto più severe. I negoziati con l'Iran sarebbero probabilmente inefficaci se i nostri alleati europei non rinunciano alle relazioni commerciali con Teheran.
Oltre a costruire alleanze, sarà importante costuire una leva. Molto si potrebbe fare per rafforzare le sanzioni finanziarie degli Stati Uniti - sia mediante la chiusura delle elusioni o utilizzando strumenti più potenti, come ad esempio la sezione 311 del Patriot Act,per negare alle banche iraniane l'accesso alsistema finanziario USA.
Se una tale strategia riesce a portare l'Iran al tavolo, è importante che gli Stati Uniti ei suoi alleati fissino un calendario per i negoziati. In caso contrario, gli iraniani potrebbero cercare di ritardare fino a quando non raggiungeranno una capacità nucleare militare.
In quarto luogo, in modo che Israele non si senta costretto a intraprendere azioni unilaterali, il prossimo presidente deve convincere Gerusalemme credibilmente che gli Stati Uniti non consentiranno all'Iran di acquisire la capacità di avere armi nucleari.
In quinto luogo, mentre l'azione militare contro l'Iran è fattibile, deve restare un'opzione di ultima istanza. Se tutti gli altri approcci non avranno successo, il nuovo presidente potrebbe dover soppesare i rischi del fallimento delle azioni atte a impedire il programma nucleare iraniano abbastanza in relazione ai rischi di un attacco militare. Le forze armate sono in grado di lanciare un attacco devastante sulle infrastrutture nucleari e militari iraniane e - probabilmente con risultati più decisivo rispetto a quanto sia consapevole la leadership iraniana.
Una prima campagna aerea potrebbe probabilmente durare fino a diverse settimane e richiederebbe una vigilanza per gli anni a venire. L'azione militare sosterrebbe notevoli rischi, compresa la possibilità di perdite degli Stati Uniti e degli alleati, rappresaglie terroristiche su vasta scala contro Israele e altre nazioni, e accresciute tensioni nella regione.

Sia per aumentare la nostra “leva” sull’Iran, sia per prepararsi a un attacco militare, se ve ne fosse bisogno, il prossimo presidente dovrà iniziare a costruire risorse militari nella regione fin dal primo giorno.
Questi principi sono tutti supportati all'unanimità da una task force politicamente composita, messa insieme dal Bipartisan Policy Center (Centro di politica bipartisan, NdT). Il gruppo, che include ex alti funzionari democratici e repubblicani, generali a quattro stelle e ammiragli a riposo, nonché esperti in proliferazione nucleare e mercati dell'energia, offre un chiaro percorso per la costruzione di un consenso duraturo e bipartisan a sostegno di un’efficace politica degli Stati Uniti sull'Iran.
È fondamentale che, immediatamente dopo il giorno delle elezioni, il Congresso e il presidente eletto inizino a lavorare sulla misure politiche estremamente difficili che saranno necessarie se gli Stati Uniti intendono impedire all'Iran di ottenere la capacità di produrre armi nucleari. Il tempo può essere inferiore di quanto molti immaginano, e il fallimento potrebbe comportare un costo catastrofico per l'interesse nazionale.

* R. Daniel Coats, un ex senatore repubblicano dell’Indiana, e Charles S. Robb, un ex senatore democratico della Virginia, sono co-presidenti del Bipartisan Policy Center's, una task force di sicurezza nazionale contro l'Iran.


Articolo originale:
“Stopping a Nuclear Tehran”
http://www.bipartisanpolicy.org/ht/a/GetDocumentAction/i/8866

L'articolo è presente anche su «Megachip» [QUI].

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Vedo che non è stata contemplata minimamente la reazione di altri paesi su un eventuale attacco, per non parlare dei danni ecologici alla devastazione di tali centrali nucleari... tipicamente americano.
Poi perchè Israele si e Iran no? Sono gli israeliani più affidabili? meno belligeranti? Non mi sembra proprio...

Massimo ha detto...

E come al solito non si fa minimamente cenno al fatto che il nucleare iraniano sia solo una scusa per celare i veri motivi che animano le trattative segrete fra i 5+1 e l'iran: la nuova borsa petrolifera iraniana, che si occuperà di compravendita del petrolio usando valuta diversa dal dollaro, minacciando con questo di far esplodere l'inflazione negli USA.