05 aprile 2012

Ipotesi di attentato alla Costituzione

di Pino Cabras - da Megachip.

Puntare dritti verso Monti e Napolitano? Metterli di fronte alle responsabilità dello stravolgimento delle istituzioni? Una dentro l’altra, vediamo esplodere la grande crisi sistemica e la crisi acuta dei vecchi equilibri costituzionali. Quest’ultima possiamo chiamarla anche crisi della democrazia. Nella sua versione più facile, la crisi sta già offrendo alla pubblica indignazione più di un bocconcino succulento, Lusi il margherito vorace, Trota il bosso incapace, la casta dei partiti che spiace. Siamo così tutti distratti dalla polpa vera. Ci ha pensato, con un impeto kamikaze, un avvocato di Cagliari, Paola Musu.
Altro che Trota. La Musu punta direttamente a Napolitano e Monti, ma anche a ministri e parlamentari, ipotizzando il reato di attentato alla Costituzione. La denuncia, depositata il 2 aprile 2012, potete leggerla qui:
Il documento sta già facendo il giro del web, e non potrebbe essere altrimenti. Accusa un’intera classe di rappresentanti delle istituzioni di aver consentito - a partire dal trattato di Maastricht, e più ancora con i trattati europei più recenti - uno svuotamento della sovranità popolare in favore di un sistema pienamente oligarchico.

Apparentemente le argomentazioni giuridiche sollevate non hanno chances immediate per essere accolte da un tribunale, poiché sono sovrastate da una costituzione materiale che non si fa disapplicare nelle corti ordinarie.
La decapitazione di un sistema politico non può che essere azione pienamente politica.

E questo è tanto più vero oggi, quando il sistema dei partiti sta cercando di blindarsi, figuriamoci se si farà portatore di un’incriminazione a carico dei vertici dello Stato. Napolitano e Monti condividono la stessa camerata dei partiti. Gli scandaletti in dimensione Trota possono perfino aiutare a castigare i recalcitranti, padani e non.

Tuttavia qualsiasi battaglia politica, pienamente e totalmente politica, non può fare a meno di un quadro giuridico coerente, alternativo alla rivoluzione oligarchica in atto, che ha costruito esattamente il quadro giuridico denunciato. Questa denuncia lo descrive bene, e propone un sentiero preciso, quello della Costituzione italiana. Divulghiamo perciò la denuncia, facciamone magari un terreno di lotta politica.

Se una strada può essere percorsa nei palazzi di giustizia, essa può essere, semmai, a mio modesto avviso, quella penale. Se i contorni del sistema finanziario ombra, con i suoi volumi capaci di piegare i governi e le costituzioni, sono i contorni di una gigantesca “economia della truffa”, coerentemente andrebbero ravvisate le ipotesi di reato. Se fra i tanti danneggiati, e direi che lo siamo tutti, si producessero dossier in grado di muovere tutte le procure d’Italia (e di altri paesi), l’aria per i maneggiatori di derivati e per i raggiratori del rating potrebbe diventare penalmente irrespirabile. E anche per i loro complici istituzionali. Avvocati, se ci siete, battete un colpo.
 
Può essere l'occasione per un audit che sveli l'illegalità del sistema che ha creato il debito. Di rimando sarà un audit per scoprire e smontare le cause di quel sistema.

L'articolo su Megachip: QUI.


 

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