Ho rilasciato un'intervista a Radio Italia, dell'emittente iraniana IRIB, che mi ha chiesto alcuni commenti sull'embargo petrolifero a carico dell'Iran.
"L'embargo pertrolifero all’Iran è una decisione presa
dai paesi europei in conformità ai desideri degli Stati Uniti. Si
tratta di una delle tanti manifestazioni di questi anni del fatto che
l’Europa avrebbe potuto avere una sua posizione autonoma più vicina ai
propri interessi e anche all’interesse generale della pace e invece ha
assecondato decisioni che hanno ragioni lontane - anzi, lontanissime - dai
propri interessi ...".
È disponibile attraverso il link sottostante l'audio integrale dell'intervista
Link: http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/110314-pino-cabras-all%E2%80%99irib-decisione-di-ue-su-embargo-a-iran-ha-ragioni-lontane-da-propri-interessi.
17 luglio 2012
Intervista alla radio iraniana: l'embargo va contro i nostri interessi
10 luglio 2012
Il Dittatore
di Pino Cabras - da Megachip.
Mario
Monti comanda in virtù di un’autorità attribuitagli per “stato di
eccezione”. È investito di poteri politici pieni per un tempo sinora
dichiarato limitato, ma ormai aperto a un appetito che, si sa, vien
mangiando. È un classico dittatore, insomma. Ed essendo
tale, ragiona e parla come un autocrate. Ma come, diranno gli illusi,
lo statista grigio topo, il sobrio uomo del loden, lui, un dittatore?
Per far suo lo stile di pensiero totalitario di un dittatore non gli
occorre mica farsi prestare una giacca sgargiante da Sacha Baron Cohen,
né gli serve ammazzare oppositori con risa perfide durante una visita
in sala torture. Può bastare la sua voce monocorde e l’immeritata fama
di “tecnico”, per zittire il capo di Confindustria in nome di un
precetto che non può tollerare dissensi: la regola dello spread.
Nessuna
critica al suo governo può essere considerata valida quando si insinua
nelle classi dirigenti, perché l’unica realtà che queste devono ormai
vedere è il livello dei tassi d’interesse, ossia un perenne stato di eccezione,
una minaccia che può travolgere tutto se qualcuno osa alzare la testa
mentre viene intaccato selvaggiamente quel che è stato accumulato in
generazioni.
Tutte
le libertà, tutti i poteri e contropoteri nonché le formazioni sociali
intermedie, sono sacrificati a un capestro in mano alle agenzie di
rating sull’asse Wall Street-Londra, arbitri del nostro destino. Abbiamo
così un dittatore e il suo king maker sul Colle che mettono le
nostre vite nelle disponibilità di soggetti che un giorno saranno
giudicati con un metro penale estremo, cioè con metri di corda saponata
ai quali appenderli, se si avvera la “tempesta perfetta” prevista da Nouriel Roubini.
Sia
chiaro. Noi non vogliamo che siano impiccati il dittatore Monti, il
peggiorista quirinalizio, i padroni d’oltremare, né gli stolidi e
mediocri interlocutori di Berlino. Né vogliamo che siano appesi per il
collo i corifei delle gazzette del conservatorismo italiota, La Repubblica e il Corriere della Sera,
che pure, per parte loro, poco ci manca che vogliano mandare alla forca
chi osa dire la verità: che il governo fa macelleria sociale. Ma
dovremo dirlo forte e chiaro, al dittatore, che l’abbiamo capito: lui,
fra le libertà costituzionali e le pagelle dei creditori criminali, ha scelto i criminali.
Chi si illude del contrario, sbatterà prima o poi contro una realtà
solidissima. Noi, che non ci illudiamo, ci dobbiamo attrezzare in tempo
per far pagare il prezzo del crimine ai criminali e ai complici dei
criminali. Che se ne vadano tutti, alcuni in galera, altri a leccarsi le
ferite dopo che ripudieremo il debito ingiusto e smantelleremo le nuove
impalcature istituzionali create in suo nome.
Etichette:
Mario Monti,
Roubini,
Sacha Baron Cohen,
spread,
Stato d'eccezione
9 luglio 2012
Uscire dalla crisi. Fare come in Argentina?
Un aperitivo al Poetto. Un mare di idee.
Venerdì 20 luglio 2012, ore 19:00, allo stabilimento balneare Marlin, via Golfo di Quartu, Quartu S.Elena (CA)Incontro con:
- Elvira Corona - autrice del libro "Lavorare senza padroni", sull'esperienza dell'autogestione dei lavoratori argentini.
- Ariel Freccia - una testimonianza sulla vita in Argentina ai tempi del default.
- Pino Cabras - Pesos y Euros: Le ricette impossibili della finanza criminale.
Coordina: Siro Passino.
A cura di Alternativa, Movimento Zero, Sovranità Popolare.
Etichette:
Argentina,
Ariel Freccia,
crisi sistemica,
Elvira Corona,
Grande Crisi,
Pino Cabras
8 luglio 2012
Dietro le quinte della crisi
DIETRO LE QUINTE DELLA CRISI: PAURE E OPPORTUNITA’ PER UN’ITALIA
DA RICOSTRUIRE.
(GIOVEDI' 12 LUGLIO 2012 - ORE 19)
Cagliari, Caesar's Hotel, via Darwin 2/4
Un approfondimento con alcuni esperti sulle cause della crisi e, soprattutto, gli scenari futuri e le possibili conseguenze sulla vita quotidiana delle persone.
- Prof. Bruno Amoroso – Docente emerito di Economia Internazionale e delle sviluppo presso l’università Roskilde in Danimarca.
- Eugenio Benetazzo - Economista (collegamento via Skype)
- Massimo Siano – Analista
- Birgitta Jonsdottir – membro del Parlamento Islandese (collegamento via Skype)
Moderatori:
- Dafni Ruscetta (Associazione 5 Stelle Cagliari)
- Pino Cabras (Laboratorio Politico Alternativa).
6 luglio 2012
Il sistema ti protegge o si protegge?
L'Alternativa c'è - Puntata numero 54.
Ogni giovedì, appuntamento settimanale di approfondimento.
Ogni giovedì, appuntamento settimanale di approfondimento.
Etichette:
Costituzione,
Giorgio Napolitano,
P2
27 giugno 2012
Gli USA tengono colloqui ad alto livello con i ribelli siriani in cerca di armi a Washington
di Peter Foster e Ruth Sherlock - Daily Telegraph
Tradotto su Megachip.
I
ribelli siriani hanno tenuto incontri con alti funzionari del governo
USA a Washington mentre cresce la pressione nei confronti degli Stati
Uniti affinché autorizzino una spedizione di armi pesanti, tra cui
missili terra-aria, per combattere il regime di Assad, ha appreso il
«Daily Telegraph».
WASHINGTON (15
giugno 2012) - Un alto rappresentante dell'Esercito Siriano Libero si è
incontrato la scorsa settimana presso il Dipartimento di Stato degli
Stati Uniti con l'ambasciatore Usa in Siria, Robert Ford e con Frederick
Hoff, coordinatore speciale per il Medio Oriente, secondo conferma
delle fonti interpellate.
Gli
emissari dei ribelli, equipaggiati con un iPad che mostrava i piani
dettagliati su Google Earth che identificano le postazioni dei ribelli e
gli obiettivi di regime, si sono inoltre incontrati con i massimi
componenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che consiglia il
presidente Obama sulle politiche di sicurezza nazionale.
I
rappresentanti dell’ESL a Washington hanno compilato una "lista mirata"
di armamenti pesanti, tra cui missili anti-carro e mitragliatrici
pesanti con l’intento di presentarla ai funzionari del governo USA nel
corso delle due settimane successive.
Le
consultazioni hanno preceduto la riunione del G20 della successiva
settimana a Los Cabos, in Messico, dove i funzionari britannici e
statunitensi sarebbero stati chiamati a fare un ultimo tentativo per
ottenere dal presidente russo Vladimir Putin di intervenire nella crisi
siriana.
Privatamente,
i diplomatici occidentali ammettono ormai di coltivare scarse speranze
di forzare un cambio di opinione della Russia, che ha sempre rifiutato
di piegarsi alle pressioni statunitensi e britanniche intese a farle
fare di più per arrestare lo scivolamento della Siria nella guerra
civile settaria.
Mentre
rimane poco entusiasmo per un intervento militare diretto occidentale,
il «Daily Telegraph» ha appreso che piani di emergenza avanzati sono già
in campo per la fornitura di armi pesanti ai ribelli, tra cui
sofisticate armi anticarro e missili terra-aria.
L’aspettativa
è che il passaggio verso quel che è stato descritto come intervento in
Siria tipo «Libia light» prenda forza dopo l’atteso fallimento del piano
di pace Annan e la riunione del Gruppo di Contatto sulla Siria previsto
per il 30 giugno a Ginevra.
Fonti
ad alto livello della diplomazia in Medio Oriente hanno riferito che
delle armi fornite dai libici, pagate con fondi governativi dell’Arabia
Saudita e del Qatar e donazioni private, erano già state stoccate in
attesa dell'"inevitabile" intervento necessario per porre fine al regime
di Assad.
«L'intervento
avverrà. Non è una questione di “se”, ma di “quando”. I libici sono
disposti a fornire le armi anticarro, altri sono disposti a pagare per
questo», ha riferito la fonte.
Ha
aggiunto, tuttavia, che la Turchia «non aprirebbe le paratie» operando
come canale per le armi, a meno che non ci sia un appoggio della Nato e
degli USA che garantirebbe loro sostegno in caso di una reazione
siriana, eventualmente caratterizzata dalla mobilitazione di gruppi
curdi siriani contro la Turchia.
Fonti
diplomatiche del Medio Oriente hanno affermato che l'amministrazione
Obama era pienamente consapevole dei preparativi in atto per armare i
gruppi di opposizione siriani.
Gli
Stati Uniti hanno inoltre accettato di far parte di un gruppo di paesi
che coordina l'assistenza ai ribelli, hanno segnalato le fonti, ma
stavano ancora deliberando in merito al lasso di tempo giusto per dar
vita all'escalation.
L'amministrazione
Obama, che aveva incentrato la campagna elettorale sulla promessa di
porre fine alle guerre in Iraq e Afghanistan, è stata riluttante a dare
il semaforo verde all'intervento militare in Siria, dal momento che
punta a ottenere un secondo mandato da un elettorato stanco della
guerra.
Tuttavia
i patrocinatori della fornitura d’armi ai ribelli stanno ora sostenendo
con forza che l'inazione degli Stati Uniti rende Obama vulnerabile
rispetto alle accuse del campo repubblicano sul fatto che stia «agendo
sottotraccia» al costo di migliaia di vite siriane innocenti:
un’insinuazione che potrebbe appiccicarsi se avvenisse un altro
massacro.
Coloro
che a Washington stanno facendo pressioni per conto dei ribelli
dell'Esercito Siriano Libero sono consapevoli della limitata spinta
politica verso l'intervento tipica di un anno di elezioni, e che
qualsiasi operazione necessiterebbe con ogni probabilità di essere
fissata prima che gli influenti parlamentari del Congresso tornino alle
loro circoscrizioni per la pausa estiva, in luglio.
I
reportage sul fatto che pesanti armi anticarro siano state introdotte
questa settimana di nascosto in Siria sono stati negati da fonti
dell’ESL che hanno dichiarato che i ribelli erano ancora armati solo di
lanciagranate RPG-7.
Tuttavia,
il «Daily Telegraph» ha compreso che i contatti tra i gruppi ribelli e
agli alti funzionari del governo degli Stati Uniti hanno ormai raggiunto
lo "stadio della reciproca conoscenza", proprio nel momento in cui
l'amministrazione fa fronte al rischio crescente di dover sanzionare un
qualche tipo di intervento indiretto.
Ai
piani alti del mondo della Difesa USA si teme che le armi sofisticate
possano cadere in mano militanti islamisti, o accelerare il ciclo di
uccisioni- vendetta settaria, anziché provocare la rapida scomparsa del
regime di Assad.
L’ESL
è stata a lungo considerata come il nome dato a un insieme di milizie
disparate. Il movimento si è dato un migliore sistema di comando e una
struttura di controllo sul terreno negli ultimi mesi, istituendo dei
consigli militari dell'opposizione in dieci città e cittadine siriane,
compresa la capitale.
Traduzione per Megachip a cura di Ariel Pisanu e Pino Cabras.
Etichette:
Assad,
Esercito Siriano Libero,
guerra,
Obama,
Siria
19 giugno 2012
I miliardi virtuali dei pasticcioni di governo
di Pino Cabras - da Megachip.
Chi vuole illudersi ancora con la crescita si goda il "Decreto sviluppo" del governo Monti (via Passera), uno spottone assiduamente pompato da una sfiorita gazzetta conservatrice, la Repubblica.
E da altri giornali a rimorchio. Corrado Passera, uno dei banchieri
più in vista (di quest’epoca di banchieri) ha promesso che il
provvedimento del governo «mobiliterà risorse sino a 80 miliardi di euro», sempre che qualcuno abbia la bontà di spiegarci cosa significa in concreto quel «mobiliterà».
Il
ministro sembra alludere a un’apertura di forzieri, a un pompaggio di
moneta sonante da erogare per lo sviluppo e la crescita, qualcosa di
simile ai soldi iniettati nelle grandi banche a cui ci hanno abituati
negli ultimi quattro anni, ma questa volta in un’altra direzione.
Il suono allusivo della parola magica («mobiliterà») dovrebbe sottintendere a un governo che finalmente trasfonde denaro vero nel circuito economico a rischio necrosi. E per giunta con volumi che al confronto il Piano Marshall è una spesuccia.
Niente
di tutto questo. Il decreto ricomincia con i soliti sistemi disorganici
delle agevolazioni fiscali e degli incentivi alle imprese: sono
cucchiaini che non fermano lo tsunami della lunga recessione né il
processo di deindustrializzazione dell’Italia. Non mancano le promesse
per le solite Grandi Opere.
Hanno
sbagliato i conti sulle entrate fiscali? Posto che pretendevano
un’assurdità (aumentare le imposte e non attendersi un crollo della
domanda), hanno pronto il rimedio che già intuivamo per la copertura
finanziaria: svendere asset pubblici costruiti in
generazioni. E poi sforbiciare nel settore della pubblica
amministrazione. La chiamano pomposamente “spending review”. Saranno, in
realtà, stipendi in meno e disoccupati in più.
Gli 80 miliardi non sono dunque moneta viva, bensì, al contrario, un vago programma di sottrazione dalla ricchezza della nazione.
Tanto vago da non avere tempi definiti: ammesso che il decreto-fuffa
abbia effetti, li avrà dopo anni. E chissà come sarà, dopo anni, perfino
un mercato ignobile come quello che si accaparra i beni di tutti. Si
tratta di tempi lunghi e indistinti, mentre l’incalzare della
speculazione e dei crolli bancari sono eventi brevi e impellenti, oltre
che capaci di prosciugare multipli delle risorse “mobilitate” dal
governo dei presunti tecnici. Per un governo che misura i miliardi a
“paccate” (scuola Fornero), nulla di più patetico e cialtronescamente
virtuale delle risorse evocate per l’economia reale.
Al
partito della suddetta gazzetta conservatrice ciò basterà per
cinguettare che questa è una svolta. Idem il Pd. Ma sono bugie senza
futuro. Non possono promettere arrosti dopo che il fumo dura troppo
mentre il governo del “risanamento” ci porta ormai alla soglia dei due trilioni di euro di debito.
Come stupirsi che ci sia una corsa all’afferra afferra? Chi ha soldi li
porta altrove, sempre di più, a finanziare i già ricchi (zona Berlino e
Francoforte), o a tentare un ulteriore giro nella giostra folle dei
derivati e della finanza criminale (zona Londra e Wall Street). Una
finanza talmente criminale che mai si meriterà un monito di Giorgio
Napolitano, il king maker dei bancocrati pasticcioni.
Se
si guarda in modo spassionato all’assoluta inutilità del "Decreto
sviluppo", si comprende la gravità delle prospettive per i decenni a
venire. E chi regge il sacco a questi personaggi sarà da considerare
pienamente corresponsabile.
Etichette:
Corrado Passera,
Euro,
Giorgio Napolitano,
Grande Crisi,
Mario Monti
Iscriviti a:
Post (Atom)






