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9 ottobre 2017

La censura avanza: YouTube tappa la bocca ad Antonio Rinaldi. E' gravissimo!

di Marcello Foa.

Qualcuno nei giorni scorsi ha accolto con incredulità la notizia del disegno di legge voluto dal piccolo Grande Fratello Paolo Gentiloni per imporre la sorveglianza di massa sul web – da oggi lo Stato italiano monitorerà per 6 anni tutta la vostra attività sul web, incluse le chat! – e la censura, impedendo ai singoli utenti di accedere a siti scomodi (leggi qui e qui). Il pretesto è quello della violazione del copyright, che in internet significa poter censurare praticamente qualunque sito. Basterà che appaia una foto scaricata dai motori di ricerca e non autorizzata per venire “bannati”.
Lo ripeto da settimane: il disegno, a livello internazionale, è di mettere a tacere le voci davvero libere e, soprattutto, quelle che promuovono idee contrarie al mainstream. Ad esempio quelle di chi si oppone all’euro.
L’opera di normalizzazione avanza rapidamente. In Francia nei giorni scorsi hanno chiuso il blog di un economista del calibro di Jacques Sapir, colpevole di essere troppo eretico, di smontare da tempo i falsi miti della moneta unica e di non essere allineato all’establishment, men che meno al piccolo Napoleone Emmanuel Macron.
Ora vengo a scoprire che You Tube ha chiuso il canale video di Scenarieconomici.it , il sito di Antonio Rinaldi, un altro esponente del fronte no euro. La colpa? Misteriosa. Nella notifica ricevuta da Rinaldi si parla di “ripetute e gravi violazioni delle regole della community” ma non si precisa quali. Come un vero Grande Fratello, YouTube decide di censurare un canale, vestendo al contempo i panni dell’inquisitore e del giudice. Già perché a vagliare il ricorso presentato da Rinaldi è stata la stessa YouTube, respingendolo ovviamente.
Io non posso che esprimere la mia totale, indignata solidarietà ad Antonio Rinaldi, rilevando con rabbia il silenzio dei giornalisti, che non hanno scritto nulla sul disegno di legge Gentiloni e nemmeno sulla censura a Rinaldi. In un caso e nell’altro, siamo stati Claudio Messora (qui l’intervista di Byoblu a Rinaldi) ed io a urlare la nostra indignazione. In perfetta solitudine mediatica.
I miei due post contro il gravissimo disegno di legge del finto buonista Gentiloni sono stati letti in poche ore da oltre 100 mila persone. Numeri impressionanti per un blog. Incoraggianti. Ma quel che sta avvenendo è gravissimo. Chi sarà il prossimo a venire censurato?
La battaglia di Antonio Rinaldi, di Alberto Bagnai, di Claudio Messora, di Enrica Perrucchietti, di Pino Cabras,  degli anticonformisti de Gli Occhi della Guerra,  mia e di altri pensatori liberidi qualunque orientamento politico, continuerà; cambiando piattaforme e canali all’occorrenza.
Ma mai come ora abbiamo bisogno di voi. Unite le vostre voci al nostro dissenso!  Dimostrate che siamo tanti, tantissimi e che non vi lascerete intimidire!
Difendete, come noi e con noi, la libertà e la democrazia!
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19 marzo 2014

NSAgate: registrate le telefonate di un intero Paese

da globalist.it.

Telefonate registrate e riascoltate alla ricerca di contenuti pericolosi. È la funzione del programma 'Mystic', messo a punto dall'NSA nel 2009 per registrare "il 100% delle telefonate" in almeno un paese straniero e di riavvolgere e riascoltarne i contenuti fino a un mese dopo la registrazione. Lo ha rivelato il Washington Post sulla base delle rivelazioni e dei documenti forniti dalla 'talpa' Edward Snowden.

Il programma dell'agenzia di intelligence è nato cinque anni fa nel primo anno dell'amministrazione Obama.
Il suo strumento “Retro” (abbreviazione di "recupero retrospettivo") ha raggiunto capacità operativa nei confronti della "nazione target" nel 2011. Nessun altro programma di cui si abbia notizia ha avuto la capacità di registrare un'intera rete telefonica di un paese nel suo complesso.
Il Washington Post ha deciso però di non pubblicare dettagli che potrebbero far identificare la nazione in cui il programma è stato usato. Altri cinque i Paesi sotto la lente per l'applicazione di 'Mystic'.


1 agosto 2013

Nuove accuse di Snowden: NSA spiava tutte le chat del mondo

da Globalist.


Spiare in tempo reale le e-mail, le ricerche sul web e tutte le altre azioni compiute su internet dagli utenti. È questo l'obiettivo del nuovo programma di spionaggio delle comunicazioni su internet chiamato "XKeyscore" e usato dall'agenzia americana NSA, rivelato al "Guardian" dalla talpa dello scandalo Datagate Edward Snowden.

Secondo i documenti in possesso al giornale britannico, XKeyscore va a pescare dati, senza chiederne l'autorizzazione, su 500 server sparsi in tutto il mondo, dalla Russia al Venezuela ed è considerato come uno degli stumenti più potenti a disposizione della Nsa: permette ad esempio di risalire a una persona a partire da una semplice ricerca effettuata su internet. È il più grande e potente sistema al mondo di spionaggio informatico.

I file rivelati fanno luce su una delle affermazioni più controverse di Snowden, pubblicata dal "Guardian" il 10 giugno: "Seduto alla mia scrivania", ha detto Snowden, potrei "intercettare chiunque, voi giornalisti o il vostro commercialista, un giudice federale o anche il presidente, basta avere una mail personale".

Intercettare questi dati per gli analisti è molto semplice: estraggono enormi quantità di informazioni dai database semplicemente compilando una richiesta online fornendo solo una vaga giustificazione per la ricerca. La richiesta non è esaminata preventivamente da un tribunale o dal personale della NSA prima di essere elaborato. La ricerca consente di delineare un profilo completo della storia web dell'utente dalla prima volta che si è affacciato su Internet.

Gli analisti possono anche utilizzare altri sistemi dell'NSA per ottenere intercettazioni "in tempo reale" delle attività internet di un qualsiasi utente del web.

Edward Snowden ora rischia di irritare la Russia, a cui ha chiesto asilo. La talpa dell'NSAgate, indifferente alle richieste di Vladimir Putin di smetterla di danneggiare gli USA, continua a rivelare dettagli sullo scandalo delle intercettazioni tramite Glenn Greenwald, il megafono di Snowden sul "Guardian".

In un documento del 2012 si leggono i vari campi di informazioni che possono essere cercati: "ogni indirizzo e-mail visto in una sessione sia dal nome utente che dal dominio", "ogni numero di telefono visto in una sessione" e le attività degli utenti, come "la webmail e la chat, inclusi nome utente, lista contatti".

Alla sorveglianza di Xkeyscore non si sottraggono neanche i siti di social network, come Facebook e Twitter, oltre ai già noti motori di ricerca come Google e Yahoo! ed i sistemi di posta.
L'attività Xkeyscore, secondo un rapporto interno del 2007, stimava che negli archivi della NSA erano all'epoca conservati 850 miliardi di dati telefonici e 150 miliardi di attività web, cui ogni giorno si aggiungevano 1-2 miliardi di altri dati.

William Binney, un ex matematico della NSA, ha riferito che lo scorso anno l'agenzia ha "raccolto qualcosa come 20.000 miliardi di contatti dei cittadini USA, limitatamente telefonate e mail, senza quindi prendere in considerazione il resto delle attività web. E tutto ciò limitandosi ai dati raccolti negli USA.

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=47399&typeb=0.

3 luglio 2013

La Superpotenza apre la caccia grossa ai dissidenti


di Pino Cabras - da Megachip.


Il sequestro del presidente della Bolivia, Evo Morales, costretto ad atterrare a Vienna durante il suo volo di ritorno da Mosca e poi costretto a subire una perquisizione dell’aereo, rappresenta una novità eccezionale e gravissima, che manifesta un salto di qualità dell’imperialismo americano. Molti paesi, tra cui Francia, Spagna, Italia, Portogallo, in perfetta coordinazione, hanno negato il sorvolo all’aereo del presidente di una repubblica democratica con cui intrattengono normali rapporti diplomatici, in base al semplice sospetto che potesse trasportare il massimo dissidente della nostra epoca, Edward Snowden.
Mentre scrivo, i principali organi di stampa mantengono la notizia con un taglio basso. Invece, attenzione, è una di quelle notizie che segnano un passaggio d’epoca. La patina democratica del potere occidentale è stata totalmente smascherata dallo scandalo dello spionaggio senza limiti, il Datagate. Quel che prima era osceno, cioè “fuori scena”, è ora visibile a tutti, ed è il volto pieno e terribile del potere imperiale. Quel potere è in ballo e balla. E ballerà ancora, al ritmo che vorrà l’imperatore. Agli altri un unico compito: obbedire.
L’Italia e gli altri avrebbero avuto tantissimi motivi per aprire mille fascicoli contro le conclamate violazioni spionistiche di Washington, ma non hanno fatto nulla. Viceversa, una presunta presenza del dissidente su un aereo protetto da tutte le immunità è stata sanzionata con una velocità di esecuzione impressionante, che – semplicemente – denuda la vera catena di comando, una catena militare da guerra mondiale, che si fa beffe di qualsiasi ragione storica e giuridica che fin qui ha sempre impedito simili atti.
In occasione dei casi di Assange, di Manning e di Snowden, abbiamo a lungo cercato di volgere nella nostra lingua l’intraducibile termine “whistleblower”. Letteralmente sarebbero coloro che lanciano un allarme per via di una condotta illegale o minacciosa di un'organizzazione di cui fanno parte. Si tratta di funzionari che si trovano fra le mani informazioni sensibili e decidono di farle conoscere. Nel farlo rivestono un ruolo misto fra “confidenti”, “obiettori di coscienza” e “attivisti politici”. Ma dicendo così non arriviamo al centro del significato.
Il termine dissidente, applicato a Snowden, appare improvvisamente, invece, come l’unica misura per capire la portata di quel che sta accadendo in Occidente. La parola ha un sapore da Cecoslovacchia anni settanta, ma è da rispolverare qui ed ora, dove i porti sicuri per chi contesta il potere dall’interno sono in via di totale dissoluzione.
La scala su cui misuriamo il ruolo di Edward Snowden per l’America deve essere la stessa su cui si misurava la figura di Andrej Sakharov per l’Unione Sovietica.
Sakharov fu il più importante dissidente del Paese al quale contribuì a donare la potenza soverchiante e terribile della bomba all’idrogeno. La sua Bomba Zar, esplosa nell’ottobre 1961, rivelava all’umanità un potere in grado di distruggere il mondo.
Snowden ha rivelato la potenza di un altro tipo di bomba, in grado di distruggere il mondo che conosciamo in un altra maniera ancora. La vera arma-fine-di-mondo non usa più, o non soltanto, una deflagrazione termonucleare. È un sistema che coordina tutte le possibili interferenze nelle trasmissioni verso un unico scopo: il dominio planetario che non ammette contrasto. Chi non lo comprende, o lo sottovaluta, sarà il complice della fine della democrazia, e della corsa verso la guerra. Chi lo comprende dall’interno, cioè chi è un dissidente, è già ora trattato con la massima determinazione. Le sovranità di ogni paese, anche quelle meno limitate, sono e saranno soggette a una pressione crescente. Fa impressione leggere la lista sempre più lunga degli stati che non concederanno asilo a Snowden. Il diktat di Washington vuole piegare tutti. Forse era questo il vero senso di “Yes We Can”.
Deve essere chiaro che non ci sarà consentito di stare in mezzo. Il caso Snowden non sa che farsene di intellettuali liberi che sono soltanto liberi di non rischiare. La libertà è a rischio, e dovremo capirlo ora, partendo anche da un piccolo passo, cominciando a chiedere a Emma Bonino – o ad altri decisori che non possono starsene nell’ombra – in base a quale autorità e con quali misteriosi accordi hanno negato il transito nello spazio aereo italiano al velivolo di Morales. Gli amici della libertà e della sovranità devono farsi sentire subito, e dire da che parte stanno.

2 luglio 2013

Datagate, ovvero l’arte di fingere stupore

di Giulietto Chiesa.


Adesso l’hanno chiamato “Datagate” (sulla scorta del famoso Watergate che affossò Richard Nixon), ma avrebbero potuto chiamarlo “Echelon-2”, visto che è niente di meno che una riedizione dello scandalo che rivelò agli europei la sgradevole circostanza di essere stati spiati a lungo, impunemente, dal grande alleato d’oltre oceano, già una decina di anni fa.
Adesso il grande alleato si è tolto la maschera mostrando il suo volto marmoreo di “Grande Fratello”. Ora sappiamo, grazie al Sakharov dei giorni nostri, Edward Snowden, che gli Stati Uniti, per meglio dire la loro “Spectre”, denominata NSA (National Security Agency) spia tutto il mondo, in tutte le direzioni, con tutti i mezzi che le tecnologie moderne possono offrire. E Washington le ha tutte, avendole inventate tutte.
Il fatto è che Washington spia non solo i cattivi, ma anche i buoni, cioè i suoi alleati. Il che fatalmente offusca la giustificazione che avrebbe potuto adottare (e infatti adotta) secondo cui questa brutta cosa, di guardare dal buco della serratura, la farebbe per individuare e colpire per tempo i terroristi. Si dà però il caso che gente come, per esempio, Van Rompuy, o Emanuel Barroso, fino a ieri non erano considerati terroristi da Washington.
Lo so, lo so, che sono molti, in Europa, a considerarli terroristi, e con discrete ragioni. Ma in un altro senso, non meno pericoloso. In ogni caso Washington li considera amici, ufficialmente. E allora uno si chiede come mai la NATO va a mettere le cimici negli uffici del palazzo di Bruxelles Justus Lipius, dove siedono e lavorano i ministri di tutta Europa. Cosa vogliono sapere da loro?? La risposta è tutto. Vogliono sapere tutto: come e con chi vanno a letto, i loro conti in banca, dove sono ormeggiati i loro yacht, dove studiano i loro figli e dove le loro mogli e amanti fanno a farsi il pedicure.
Questa è la cosa più importante, perché permette, a chi ascolta, di ricattare chi viene ascoltato. Da cui discende, “per li rami”, tutto il resto. Poiché tutti sanno che neanche i buoni sono buoni al 100%, o 24 ore su 24, e dunque potrebbero diventare capricciosi da un momento all’altro.  E cosa succede se diventi capriccioso? Prendi ad esempio il destino del povero Strauss-Kahn: con ogni evidenza diventò capriccioso. Così decisero di approfittare di qualcuna delle sue numerose “debolezze” e lo liquidarono.
Così si spiega il finto stupore dei molti leader europei che si sono subito pronunciati. Loro sanno perfettamente di essere ricattati. Se non lo sapessero vorrebbe dire che sono più stupidi di quanto già appaia con ogni evidenza. Ma dire una cosa del genere non si può: perderesti la faccia. Così si mostrano scandalizzati e stupiti. Poi aggiungono, per esempio, frasi di questo tenore: “ se fosse vero sarebbe molto grave, sarebbe orribile”. Indicando, in tal modo, un vero e proprio progetto politico. Consistente nel chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta, per “accertare la veridicità delle accuse” nei confronti degli Stati Uniti. Inchiesta destinata a durare qualche anno e poi ad essere seppellita in qualche archivio, sia che essa abbia scoperto qualche verità, sia che non ne abbia scoperta nessuna.
Non fa differenza. Intanto il mainstream avrà già dimenticato la questione e sarà passato ad altro argomento, e dunque non dedicherà che poche righe a pagina 57 a questo tema ormai divenuto obsoleto.
Il pubblico invece non sa nulla, e viene menato per il naso a piacimento, facendogli credere che è lui, il signor Brambilla in persona, ad essere sorvegliato dalla NSA. Così il signor Brambilla si sente perfino un po’ più importante di quanto già non pensasse di essere: “Hai visto? Perfino a me mi controllano!”
Invece di lui non gliene potrebbe fregare di meno. Ovvio che spiano anche Putin, e Xi Jinping, e  Rohany. Oppure, tra quelli già passati a miglior vita, Jasser ArafatMuhamar Gheddafi, Saddam Hussein, Osama bin Laden Slobodan Milosevic. Ma questo tutti sono disposti ad accettarlo. Sono i cattivissimi. Quelli è bene prima spiarli e poi, se possibile, ammazzarli. Se non è possibile ammazzarli, almeno creargli dei problemi, rendergli la vita difficile. A questa missione l’uomo della strada è pronto ad assicurare pieno consenso.
Più difficile è spiegargli perché mettono il guinzaglio ai maggiordomi che lo governano e che sono decisamente persone “ammodo”. Così si esprimono anche molti dei commentatori qualificati, uniformandosi al sentire comune dei già lobotomizzati.
Tutti guardano il dito e non guardano la Luna. Sulla Luna c’è scritto, a chiare lettere: siete tutti sudditi dell’Impero. Non contate nulla. L’Europa è a sovranità limitata, anzi limitatissima, come lo furono i satelliti della ormai defunta Unione Sovietica. Chi alza la voce sa che sarà punito. Per questo quasi nessuno alza la voce.
Sembra che non c’entri niente con il tema di cui stiamo parlando. Invece c’entra molto. E’ di questi giorni la rivelazione che Cossiga, allora ministro dell’Interno, pare fosse in Via Caetani, a sorvegliare le modalità con cui sarebbe stato scoperto il cadavere di Aldo Moro, due orette prima che Valerio Morucci facesse la famosa telefonata anonima.  Che coincidenza! Oppure lo sapeva in anticipo. Ma di Cossiga m’importa meno. M’importa ricordare che Aldo Moro, il mite Aldo Moro, aveva avuto l’ardire di impuntarsi di fronte a Henry Kissinger.
I finti stupori dei leader europei di fronte al Datagate  sono gli stratagemmi dei vili, che non hanno la minima intenzione di ostacolare i disegni del Grande Fratello. Così è se vi piace. Se non vi piace cacciateli via.

Fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/02/datagate-ovvero-larte-di-fingere-stupore/643223/#disqus_thread.

15 gennaio 2013

Una legge USA autorizza la sorveglianza di massa dei cittadini europei

di Ryan Gallagher Slate.
Traduzione a cura di Pino Cabras.


Europei, prendete nota: il governo USA si è auto-attribuito il diritto di spiarvi segretamente.
Il fatto emerge da una nuova relazione fornita al Parlamento Europeo, con la quale si mette in guardia sul fatto che una legge USA sullo spionaggio, modificata l’anno scorso, autorizza una «sorveglianza meramente politica sui dati relativi a stranieri» se questi sono immagazzinati usando servizi cloud statunitensi come quelli forniti da Google, Microsoft e Facebook.
Gli europei avrebbero già dovuto essere allarmati dal fatto che il PATRIOT Act può essere usato per ottenere dati su cittadini residenti al di fuori del suolo USA. Ma stavolta, al centro dell’attenzione è una legge diversa: il Foreign Intelligence and Surveillance Amendments Act (FISA), che solleva «un rischio ancora maggiore nei confronti della sovranità UE sui dati rispetto ad altre leggi finora prese in considerazione dai decisori politici europei».
È quanto risulta all’interno di una relazione pubblicata di recente e intitolata: «Fighting Cyber Crime and Protecting Privacy in the Cloud», («Combattere i ciber-reati e proteggere la riservatezza nella Nuvola informatica», NdT) prodotto dal Centre for the Study of Conflicts, Liberty and Security.
Il FISA Amendments Act è stato introdotto nel 2008, e ha legalizzato in modo retroattivo l’utilizzo del controverso programma di «registrazioni telefoniche senza garanzie» (“warrantless wiretapping”, nell’originale, NdT) iniziato dall’amministrazione Bush a seguito dei fatti dell’11 settembre. Alla fine del mese scorso il FISA è stato prorogato fino al 2017. Nel corso di questo processo, si è acceso un aspro dibattito in merito al modo in cui esso potrebbe violare la privacy degli americani.
Ma in realtà sono i cittadini che vivono sotto giurisdizioni straniere a dover essere ancora più preoccupati, afferma Caspar Bowden, co-autore della relazione ed ex consulente capo per la privacy per Microsoft Europa.
Secondo Bowden, l’emendamento FISA del 2008 ha creato un «potere di sorveglianza di massa» mirato specificamente a dati di persone non-statunitensi, residenti fuori dall’America ed applicabile al sistema di cloud computing.
Ciò vale a dire che aziende USA con una presenza nella UE possono essere costrette – in base a ordine di sorveglianza segreto emanato da un tribunale segreto – a consegnare dati sui cittadini europei.
Poiché i cittadini non-americani fuori dagli Stati Uniti sono stati ritenuti da un tribunale non ricadenti sotto la protezione contro l’appropriazione dei dati personali garantita dal Quarto Emendamento, si apre la porta a un tipo di spionaggio intrusivo nella nostra vita senza precedenti.
«È come versare nella fornitura d’acqua pubblica una droga che controlla la mente dei soli non-americani», afferma Bowden, che aggiunge: «la mancanza di attenzione delle autorità europee che hanno in carico la protezione dei dati nei confronti di questo provvedimento è stata “sconvolgente”». Ma al rinnovo del FISA – e dopo la diffusione di questa relazione – tutto ciò potrebbe anche cambiare.
Per le agenzie di spionaggio della maggior parte dei Paesi è una routine consolidata e quotidiana monitorare in tempo reale comunicazioni quali le e-mail e le telefonate di gruppi ritenuti sospetti per ragioni di sicurezza nazionale. Tuttavia, ciò che rende diverso il FISA è il fatto che autorizza in modo esplicito il prendere di mira sia le comunicazioni in tempo reale sia i dati cloud depositati e collegati a organizzazioni politiche con sede allestero: non solo sospetti terroristi o sospetti agenti di spionaggio di governi stranieri. Bowden afferma che di fatto il FISA dà pienamente «carta bianca per spiare qualsiasi cosa che sia di giovamento per gli interessi della politica estera USA» e legalizza il monitoraggio di giornalisti, attivisti e politici europei abbiano a che fare con qualsiasi argomento che rientri nella sfera degli interessi degli Stati Uniti.
Il FISA, secondo Bowden rende espressamente legale per gli Stati Uniti, esercitare «una sorveglianza di massa continua di comuni attività politiche democratiche e legali» e potrebbe spingersi fino ad obbligare i fornitori USA di servizi cloud come Google a fornire un’«intercettazione» in diretta dei dati degli utenti europei.
I funzionari USA (non c’è da sorprendersi) hanno continuamente e decisamente respinto le accuse in merito a uno spionaggio di massa degli europei. Durante un suo discorso, tenuto l’anno scorso, l’ambasciatore USA presso l’Unione Europea, William Kennard, ha fatto riferimento a ciò che ha definito come «paura di un accesso illimitato ai dati da parte del governo USA», affermando che tutte le azioni per l’applicazione delle leggi e per le indagini sulla sicurezza nazionale negli Stati Uniti sono soggette a limiti legali e giudiziari concepiti per proteggere la privacy individuale. Si può inoltre mettere in discussione che un tribunale statunitense, per di più in segreto, possa essere tanto audace da autorizzare davvero lo spionaggio di massa sui giornalisti europei; sebbene a livello teorico rimanga una possibilità.
In ogni caso, tuttavia, in Europa permane un serio scetticismo: Non essendo soddisfatto delle dichiarazioni provenienti dai funzionari USA, la relazione con primo firmatario Bowden fa appello affinché i cittadini dell’Unione Europea ricevano adeguati avvertimenti sul fatto che i loro dati potrebbero risultare vulnerabili nei confronti della sorveglianza politica statunitense. La relazione propone inoltre che sia garantita agli europei un’equa protezione presso i tribunali americani.
Le preoccupazioni che da anni si agitano in merito all’accesso USA ai dati degli stranieri potrebbero presto giungere al punto di ebollizione. Sophia in ’t Veld – vice presidente della commissione del Parlamento Europeo sulle Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni – fa parte di quella manciata di parlamentari europei che lavorano su questo tema. Il tema è di quelli complessi, mi confessa la Veld, poiché le aziende sono chiamate a uniformarsi a due ordinamenti in conflitto, cosicché non è detto che una nuova legislazione rimetta necessariamente a posto la situazione. In più vi è anche implicata la politica: «È assai chiaro che la Commissione Europea [l’organo esecutivo dell’Unione Europea] – stia chiudendo un occhio, ma lo stanno facendo anche i governi nazionali, in parte perché non hanno afferrato la questione e in parte perché temono di mettersi contro le autorità USA».
Ora sembra comunque inevitabile che i legislatori europei debbano finalmente affrontare le questioni che riguardano l’intercettazione di massa USA, per quanto controversa possa essere. L’ultima relazione contiene parole che suonano così: «sorveglianza di massa, di calibro pesante, mirata alla nuvola informatica».
Un tipo di linguaggio che non può essere spazzato e nascosto a lungo sotto il tappeto.



La versione italiana su Megachip: Link.

19 febbraio 2009

La Corte di Strasburgo ha già detto no alla carcerazione per intercettazioni

di Pino Cabras - da «Megachip»



L’Europa dei diritti dell’Uomo dice no al carcere per i giornalisti. Il governo italiano vorrebbe punire con la detenzione i cronisti che pubblicano le intercettazioni soggette a segreto. Ma un simile provvedimento sfiderebbe una sentenza della Corte di Strasburgo che ha già condannato analoghe sanzioni. Ne parla l’associazione internazionale per la libertà di stampa, Information Safety and Freedom (Isf). «La sentenza emessa a carico della Francia dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo il 7 giugno del 2007 sul caso Dupuis - precisa Isf - ha già chiarito che la pubblicazione di intercettazioni e atti secretati non viola l’articolo 10 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali».

La vicenda richiamata è quella di due giornalisti francesi. Isf ricorda che nel loro paese furono condannati anche in secondo grado per aver divulgato in un libro alcune intercettazioni effettuate in modo illegale dal presidente François Mitterrand e soggette al segreto istruttorio.

«La Corte osserva che quel libro riguardava una questione di rilevante interesse politico per l’opinione pubblica e che si trattava di un affare di stato e osservava che l’articolo 10 della Convenzione “non lascia spazi a restrizioni della libertà di stampa nell’ambito di questioni politiche e di interesse generale”».

Le sentenze di questa Corte, pur non avendo lo stesso significato imperativo delle sentenze emesse dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (quella di Lussemburgo), sono tuttavia il più autorevole presidio dei diritti umani in Europa. Uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa – putacaso l’Italia - che dovesse fronteggiare una valanga di denunce a Strasburgo - per esempio di giornalisti ed editori - si troverebbe in una situazione politicamente e alla fine giuridicamente difficile da sostenere. È bene che le organizzazioni categoriali si attivino subito in sede di giudizio per prevenire le violazioni della legalità europea poste a tutela della libertà di espressione.