23 febbraio 2008

Strategie per una guerra mondiale

11 settembre 2001. A day of terror, intitolava «The New York Times» il giorno dopo l’attacco al cuore di Manhattan e al Pentagono. Uno degli eventi più drammatici della storia contemporanea colpiva i luoghi simbolo del potere occidentale all’inizio del nuovo millennio. Una rinnovata ‘strategia della tensione’ dilagava a livello mondiale innescando la ‘guerra al terrorismo’ e polarizzando la vita politica e civile intorno alla politica estera degli Stati Uniti. Altri conflitti e attentati, fra cui quello a Benazir Bhutto, si sono legati negli anni a quell’evento, mentre continuano a rafforzarsi le indagini indipendenti secondo le quali «l’11 settembre “vero” è molto diverso da quello divulgato con la forza di un dogma indiscutibile» per giustificare le nuove guerre in Medio Oriente e i loro morti senza nome, occultando gli scopi economici e finanziari connessi. L’interpretazione dell’11 settembre, lontana da pregiudizi o soluzioni semplicistiche, deve essere invece il risultato di un’analisi trasparente e completa dei fatti.

La ricostruzione degli avvenimenti disegna una mappa bellica che sembra condurre strategicamente a un nuovo conflitto mondiale.

4 commenti:

Paolo ha detto...

Hai visto Pino?
Un presunto attentatore del 11/9 aveva prenotato voli successivi a quella data!! Emerge da documenti FBI ottenuti solo ora grazie al Freedom of Information Act ed entrate in possesso della Commissione sul'11/9 ma evidentemente non considerate!
Trovi tutto qua:
http://www.prisonplanet.com/articles/february2008/022808_alleged_hijacker.htm

pino cabras ha detto...

Paolo:
---Hai visto Pino?
Un presunto attentatore del 11/9 aveva prenotato voli successivi a quella data!!---

Sì, ho visto.
Se troverò il tempo, proverò a tradurre un po' di questi materiali. Si rafforzano gli indizi che nel "gruppo di fuoco" dei dirottatori evidenziano più che altro le funzioni di una squadra di zimbelli manovrati.

Anonimo ha detto...

se vi faceste meno segoni mentali e se studiaste un pochino di politica internazionale, magari ascoltando giovani professori che fanno parte dell'establishment americano o leggendo riviste accademiche specializzate, avreste il cervello un po' più libero da cazzate e un po' più illuminato

stefano

pino cabras ha detto...

Stefano scrive:
"se studiaste un pochino di politica internazionale, magari ascoltando giovani professori che fanno parte dell'establishment americano..."
e mette di contorno anche alcune frasi sprezzanti.
"Stefano" non mostra grande abitudine a interloquire, visto il tono che ha usato. Ma pazienza.
Non ho la sua sconfinata ammirazione per i rampolli accademici dei poteri costituiti. Si impara poco da loro. Il prototipo di questi rampolli, Daniel Pipes, nasconde dietro altisonanti titoli accademici una povertà di analisi spaventosa e molta fuffa propagandistica. E in questa materia quanto più ci si allontana dalla propaganda, tanto più si possono afferrare brandelli di verità.
Quanto alle letture specializzate, intanto Stefano si legga il mio libro e le sue centinaia di note, per poter giudicare se vado alle fonti oppure no. Mi saluti il suo cervello sgombro e illuminato!