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9 ottobre 2017

La censura avanza: YouTube tappa la bocca ad Antonio Rinaldi. E' gravissimo!

di Marcello Foa.

Qualcuno nei giorni scorsi ha accolto con incredulità la notizia del disegno di legge voluto dal piccolo Grande Fratello Paolo Gentiloni per imporre la sorveglianza di massa sul web – da oggi lo Stato italiano monitorerà per 6 anni tutta la vostra attività sul web, incluse le chat! – e la censura, impedendo ai singoli utenti di accedere a siti scomodi (leggi qui e qui). Il pretesto è quello della violazione del copyright, che in internet significa poter censurare praticamente qualunque sito. Basterà che appaia una foto scaricata dai motori di ricerca e non autorizzata per venire “bannati”.
Lo ripeto da settimane: il disegno, a livello internazionale, è di mettere a tacere le voci davvero libere e, soprattutto, quelle che promuovono idee contrarie al mainstream. Ad esempio quelle di chi si oppone all’euro.
L’opera di normalizzazione avanza rapidamente. In Francia nei giorni scorsi hanno chiuso il blog di un economista del calibro di Jacques Sapir, colpevole di essere troppo eretico, di smontare da tempo i falsi miti della moneta unica e di non essere allineato all’establishment, men che meno al piccolo Napoleone Emmanuel Macron.
Ora vengo a scoprire che You Tube ha chiuso il canale video di Scenarieconomici.it , il sito di Antonio Rinaldi, un altro esponente del fronte no euro. La colpa? Misteriosa. Nella notifica ricevuta da Rinaldi si parla di “ripetute e gravi violazioni delle regole della community” ma non si precisa quali. Come un vero Grande Fratello, YouTube decide di censurare un canale, vestendo al contempo i panni dell’inquisitore e del giudice. Già perché a vagliare il ricorso presentato da Rinaldi è stata la stessa YouTube, respingendolo ovviamente.
Io non posso che esprimere la mia totale, indignata solidarietà ad Antonio Rinaldi, rilevando con rabbia il silenzio dei giornalisti, che non hanno scritto nulla sul disegno di legge Gentiloni e nemmeno sulla censura a Rinaldi. In un caso e nell’altro, siamo stati Claudio Messora (qui l’intervista di Byoblu a Rinaldi) ed io a urlare la nostra indignazione. In perfetta solitudine mediatica.
I miei due post contro il gravissimo disegno di legge del finto buonista Gentiloni sono stati letti in poche ore da oltre 100 mila persone. Numeri impressionanti per un blog. Incoraggianti. Ma quel che sta avvenendo è gravissimo. Chi sarà il prossimo a venire censurato?
La battaglia di Antonio Rinaldi, di Alberto Bagnai, di Claudio Messora, di Enrica Perrucchietti, di Pino Cabras,  degli anticonformisti de Gli Occhi della Guerra,  mia e di altri pensatori liberidi qualunque orientamento politico, continuerà; cambiando piattaforme e canali all’occorrenza.
Ma mai come ora abbiamo bisogno di voi. Unite le vostre voci al nostro dissenso!  Dimostrate che siamo tanti, tantissimi e che non vi lascerete intimidire!
Difendete, come noi e con noi, la libertà e la democrazia!
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19 aprile 2017

Giulietto Chiesa e Pino Cabras intervengono al Congresso del Movimento Roosevelt

PANDORA TV

Giulietto Chiesa e Pino Cabras intervengono al Congresso sulle “Forme della Democrazia” organizzato dal Dipartimento Cultura del Movimento Roosevelt.


Tratto da pandoratv.it/?p=15823.



2 marzo 2017

Il potere fabbrica le vere fake news

PANDORA TV  -  Pino Cabras


Negli ultimi anni i media tradizionali hanno vissuto una doppia crisi: una crisi di identità e una crisi di credibilità
I grandi quotidiani perdono ogni anno quantità pazzesche di lettori, e intanto milioni di persone si comportano in modo contrario rispetto a ciò che vorrebbero i grandi media.



4 febbraio 2016

Siria: ISIS & Co. perdono terreno, i loro sponsor scappano da Ginevra

di Pino Cabras.


Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=6072.

Mentre i negoziati sulla Siria a Ginevra vengono congelati per le prossime settimane, sul terreno di battaglia la controffensiva di Damasco va avanti.
Le forze governative siriane hanno vinto una battaglia importante: hanno rotto l'assedio delle cittadine di Nubbul e e Al-Zahraa, nel distretto settentrionale di Aleppo, dopo tre anni di accerchiamento da parte dell'ISIS. Il tutto accade pochi giorni dopo la riconquista a sud di Shaykh Miskin e a nord di Rabia (nella regione di Latakia).

L’operazione militare – preparata da tre mesi - non solo chiude una situazione drammatica per circa 30 mila abitanti, ma taglia una linea di rifornimento ai terroristi dell'ISIS. L’esercito di Damasco si avvicina al confine turco, che si trova a 20 km dall'area liberata. Questa vittoria interrompe per l’ISIS anche la strada che va da Aleppo alla cosiddetta capitale del Califfato, Raqqah.

La rottura dell’assedio taglia quasi tutte le linee di rifornimento dalla Turchia che alimentavano i terroristi della zona di Aleppo. Per i gruppi armati in zona è un crollo strategico. I miliziani libanesi di Hezbollah, alleati dell’esercito siriano, intercettano le comunicazioni tra i combattenti dell'ISIS e di Al-Nusra mentre si sbandano disorientati a migliaia. Ora Damasco può pensare a liberare Aleppo, ancora una volta con l’aiuto dell’aviazione russa, che da settembre in qua ha cambiato i rapporti di forza in Siria. Vicino ad Aleppo i jihadisti sono geograficamente rinchiusi in una sacca che li espone a un’imminente catastrofe militare.

Non è un caso che proprio ora il segretario di Stato statunitense, Kerry, dica a Mosca “fermate gli attacchi aerei”. Prevedibile la risposta del ministro degli esteri russo, Lavrov: un secco “NO”. Le basi dei negoziati di Ginevra sono cambiate radicalmente ed è prevedibile che cambieranno ancora nelle prossime settimane, perché stanno cadendo le carte che avevano in mano i nemici di Bashar al-Assad. Vedremo se saranno giocate nuove carte.


Pino Cabras.
Hanno collaborato Talal Khrais (Beirut), Mohammad Eid (Damasco), Shadi Martak (Aleppo).

21 dicembre 2015

La guerra dei media in Europa e in Medio Oriente

Pandoratv.it

C’è un Islam che lotta strenuamente contro l’ISIS. Muore in battaglia e produce un nuovo giornalismo, come la TV libanese di Hezbollah, Al Manar. L’Arabia Saudita l’ha voluta oscurare dal satellite Arabsat.
Ma prima ancora questa TV l’avevano già oscurata gli europei con Eutelsat.
Al Manar mi ha intervistato in proposito.



Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=5342.

12 maggio 2015

Il caso Obama Osama

PANDORA TV



L’indagine di Seymour Hersh, noto giornalista premio Pulitzer, ha rivelato ciò che già molti sostenevano da tempo: il raid della Navy SEAL che avrebbe portato all’uccisione di Osama Bin Laden era semplice fiction.

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=3353.

15 febbraio 2015

Pepe Escobar: l'Impero del Caos e le Vie della seta

Pandora TV


Al simposio internazionale Global WARning - tenutosi il 12 dicembre 2014 e organizzato da Pandora TV, Megachip-Democrazia nella Comunicazione e Alternativa - ha partecipato anche il giornalista Pepe Escobar, il "corrispondente nomade" di Asia Times ed autore di 'Empire of Chaos: The Roving Eye Collection' (Nimble Books, 2014)
Nel Video, di 15'16'', Escobar spiega come i cosiddetti paesi BRICS stanno allargando i propri accordi commerciali in modo esponenziale e hanno già creato una banca alternativa alla Banca Mondiale. La guerra fredda 2.0 ha lo scopo di impedire la creazione di un’area di mercato Eurasiatica che toglierebbe agli Stati Uniti la propria egemonia economica.

Buona visione!

Intervento Video al simposio internazionale Global WARning del 12 dicembre 2014.



13 febbraio 2015

Paul C. Roberts: costringere gli USA a mollare l'ideologia della supremazia mondiale

Pandora TV

In occasione del simposio internazionale Global WARning - tenutosi il 12 dicembre 2014 e organizzato da Pandora TV, Megachip-Democrazia nella Comunicazione e Alternativa - uno degli interventi più forti è stato quello di Paul Craig Roberts, intervistato da Piero Pagliani. Roberts era stato sottosegretario al Tesoro durante la prima Amministrazione Reagan, e ha poi scritto migliaia di editoriali, oltre che diversi libri argomentati con una prosa limpida e precisa, che descrivono l'involuzione imperiale del potere atlantico.
Il Video, di 17'29'', riporta la parte più interessante della conversazione, di cui vi offriamo anche una trascrizione.

Buona visione e buona lettura!



Intervista a Paul Craig Roberts a cura di Piero Pagliani.


Intervento Video al simposio internazionale Global WARning del 12 dicembre 2014.



D. Dottor Roberts, grazie per averci concesso questa intervista. Possiamo incominciare. Come sa ho uno scenario da sottoporle.
All’indomani della II Guerra Mondiale, gli USA possedevano il 70% delle riserve auree mondiali e la concentrazione negli Stati Uniti della domanda effettiva e della capacità produttiva èra senza precedenti nella storia. Queste condizioni costituivano l’aspetto economico dell’egemonia statunitense mondiale.
Nell’agosto del 1971, il presidente Nixon dichiarando l’inconvertibilità del Dollaro in oro mise fine al sistema monetario stabilito a Bretton Woods.
Oggi, la Russia e la China ammassano migliaia di tonnellate di oro fisico e i BRICS hanno lanciato la Nuova Banca di Sviluppo.
Nel marzo del 2009, il Governatore della Banca Centrale Cinese ha proposto di rimpiazzare il Dollaro come valuta dominante e di creare una valuta di riserva internazionale indipendente da singole nazioni.
Mr. Roberts, in quale modo questo scenario riesce a descrivere i cambiamenti attuali negli equilibri geopolitici? In quale misura un mondo multipolare può riuscire a fare superare la presente crisi sistemica?

R. A mio modo di vedere, una valuta internazionale non è più necessaria. All’indomani della II Guerra Mondiale quando tutte le altre grandi nazioni industriali avevano economie distrutte e strutture industriali distrutte solo il Dollaro americano aveva valore e quindi poteva diventare la moneta mondiale.
Oggi chiaramente ci sono molte zone sviluppate del mondo con valute legittime e quindi è possibile condurre scambi tra nazioni tramite le loro proprie valute. Avete l’Euro, avete il Rublo, avete la valuta cinese, avete la giapponese, la canadese, l’australiana, ognuna già ora con un grande volume di attività economica sulla faccia del pianeta che non esisteva nel 1945. E quindi una valuta di riserva non è veramente più necessaria. Una valuta di riserva connessa a nazioni assicura a quella nazione un potere, le dà l’egemonia finanziaria sopra altre nazioni.
Stiamo osservando come Washington faccia un cattivo uso di questo potere. Un altro problema è il modo in cui Washington usa la valuta di riserva per pagare i suoi conti. Se sei la nazione con la valuta di riserva puoi rilassarti perché puoi pagare i tuoi conti emettendo moneta di credito. Negli anni recenti ciò che è successo è stato che Washington ha espanso oltre misura la sua disponibilità monetaria e il Dollaro ha denominato il debito. Washington inflaziona la sua valuta come ha fatto anno dopo anno, dopo anno e dopo anno ancora col Quantitative Easing. Una politica che strettamente parlando, non è finita. Ciò costringe le altre nazioni a inflazionare le proprie valute, altrimenti il valore di scambio delle loro valute aumenta e le esportazioni vengono tagliate, e quindi per proteggere i mercati di esportazioni tutti devono inflazionare se lo fanno gli Stati Uniti. Così la conseguenza è che il mondo ora è sommerso da fiat money, ma la produzione di merci e di servizi non è cresciuta in modo commensurabile alla crescita del denaro. Ci aspettiamo una seria inflazione mondiale per molte ragioni. Molta di questa moneta è sotto chiave nel sistema bancario. E’ comunque una situazione molto instabile ogni volta che create più fiat money di quanto non siano prodotti beni e servizi.
Quindi, io penso che la situazione abbia raggiunto il punto in cui molte nazioni, parlo di nazioni potenti come la Russia e la Cina, si rendono conto che il sistema del Dollaro, il sistema di pagamenti basato sul Dollaro, si sta frantumando, ed è anche il sistema che può essere usato per imporre sanzioni su nazioni che non seguono le imposizioni di Washington. Avete sanzioni se vi comportate indipendentemente da Washington e quindi si possono vedere movimenti per abbandonare il sistema e ciò certamente avverrà.

D. Così, in un certo senso, la proposta del governatore cinese della banca centrale, è una sorta di provocazione politica. Dire: “Abbiamo bisogno di un Bancor invece che del Dollaro”.

R. Beh, lei sa che la Cina è il più grande creditore del Tesoro statunitense. Possiede la parte maggiore del debito USA. Ha legato la sua valuta al Dollaro per dimostrare che la sua valuta è buona quanto il Dollaro . E ciò che vediamo è che la valuta cinese è meglio del Dollaro. Io penso che l’obiezione della Cina è il modo in cui gli Stati Uniti usano la loro valuta come un’egemonia finanziaria sopra tutte le altre nazioni. La usa per minare la sovranità delle altre nazioni. Lo vediamo con le sanzioni contro la Russia. Questo è il modo per costringere la Russia a sottomettersi al volere di Washington. Ma stanno ottenendo il risultato opposto. La Russia sta lasciando il sistema dei pagamenti basati sul Dollaro.
E la Russia inoltre, a causa della la stupidità dei governi europei, sta riorientando il suo commercio dall’Europa all’Oriente. Lo vediamo oggi con gli sviluppi in campo energetico. Così ciò manderà in frantumi il sistema di pagamento basato sul dollaro. E finirà.

D. Questo ci porta alla prossima domanda, Mr. Roberts. A quanto sembra gli Stati Uniti stanno cercando di mantenere la loro supremazia mondiale costi quel che costi. Qual è la sua opinione riguardo le possibilità degli USA di mantenere la loro egemonia nel breve e medio termine? Quale è, in quest’ottica, il ruolo delle forze armate, delle istituzioni finanziarie, delle corporations e dell’agribusiness? Cosa dovrebbero fare le nazioni europee per ribilanciare questo squilibrio a favore degli USA?

R. Le nazioni europee sono i grandi facilitatori dell’egemonia di Washington. Se le nazioni europee fossero davvero sovrane e fossero in grado di condurre politiche internazionali indipendenti non sarebbero stati vassalli degli Stati Uniti e questo limiterebbe lo strapotere degli USA e priverebbe gli Stati Uniti della copertura per le sue guerre di aggressione.
Cosa può fare l’Europa? Può disimpegnarsi dalla Nato. Essere un membro della Nato vuol dire assoggettarsi al controllo di Washington. La Nato esisteva per proteggersi dall’invasione dell’Europa da parte dell’Armata Rossa, l’esercito sovietico. Questa minaccia è bella e spartita da almeno vent’anni. Eppure la Nato continua ad espandersi e viene usata dagli Stati Uniti per le sue guerre in Africa e nel Medio Oriente. Cosa ci guadagna l’Europa da tutto ciò? Niente. E adesso viene trascinata in un confronto militare con la Russia. Che cosa ne uscirà da tutto ciò? Nulla di buono per l’Europa. È quindi è necessario che i Paesi europei riacquistino la loro sovranità. Ma non sono sovrani, Sono colonie. Sono regimi fantocci. Non hanno politiche estere indipendenti. Sono assoggettate al volere di Washington. E ciò costituisce una grande facilitazione per l’egemonia di Washington. Senza ciò gli Stati Uniti sarebbero solo un altro Paese tra tanti. Magari un Paese molto forte, certo, ma un Paese tra tanti. Ma quando uno ha tutta l’Europa, il Canada, l’Australia il Giappone come regimi fantocci e stati vassalli, diventa strapotente.
Quindi, ciò che l’Europa può fare? Lasciare la Nato. La Nato non protegge più l’Europa, ma la mette in pericolo perché la coinvolge nelle guerre di Washington.

D. Mr. Roberts. In che modo gli USA riescono ad assoggettare le nazioni europee? C’è una ragione principale?

R. Ci sono vari motivi. Un motivo è che dopo la II Guerra Mondiale il Dollaro è diventato la moneta di riserva, ciò che dà un potere enorme a questo Paese. Un’altra ragione è stata la lunga Guerra Fredda con l’Unione Sovietica e la propaganda secondo cui l’Europa poteva essere invasa dall’Unione Sovietica. Con la conseguente dipendenza dell’Europa, che dura da decenni, dalla protezione americana. Se tu dipendi dalla protezione di un altro Paese finisci per dover seguire le politiche di quel Paese perché dipendi da quel Paese. E’ il ruolo che assumi col tempo.
Tutto ciò avrebbe dovuto finire con il collasso dell’Unione Sovietica. Sfortunatamente il collasso dell’Unione Sovietica ha portato alla ribalta negli Stati Uniti l’ideologia dei neoconservatori che dice che la Storia ha scelto gli Stati Uniti per dominare il mondo. Sarebbe la Nazione Eccezionale, la Nazione Indispensabile e il collasso del comunismo, del socialismo avrebbe provato che gli Stati Uniti dovevano esercitare la loro egemonia sul mondo. Questa ideologia è stata istituzionalizzata nella politica estera e militare degli Stati Uniti. Abbiamo la dottrina Brzezinski e la dottrina Wolfowitz.
E nell’essenziale queste dottrine dicono che gli Stati Uniti devono prevenire l’ascesa di ogni altro Paese che abbia il potere e le capacità di bloccare i propositi di Washington nel mondo. E questi due Stati oggi sono la Russia e la Cina. E quindi questa ideologia è estremamente pericolosa perché mette il mondo in conflitto con la Russia e la Cina. E questi sono tra i principali paesi nucleari, e sono grandi economie ed enormi aree geografiche. E quindi l’ideologia dell’egemonia americana è una minaccia alla stessa esistenza della vita sulla terra.

D. La Germania potrebbe giocare un ruolo importante in questo scenario. Ma sembra che non stia affatto per giocarlo. Cosa pensa della Germania?

R. Temo che la Merkel sia solo un pupazzo di Washington. E’ molto difficile per un leader europeo alzarsi in piedi e rappresentare il proprio popolo invece che gli Stati Uniti. Tutti i leader europei rappresentano gli Stati Uniti e non rappresentano il popolo della Francia, della Germania o il popolo britannico. Rappresentano gli Stati Uniti. E certamente sono ben remunerati per questo. E quindi i leader che mostrano una qualche disposizione a non stare al gioco sono sempre rovinati . Perciò se la Germania dovrebbe alzarsi in piedi, dovesse fare qualcosa, immaginatevi se la Germania dovesse semplicemente lasciare l’UE . Restare non serve agli interessi della Germania. Perché la Germania verrebbe munta e pagherebbe i debiti dell’UE. E dell’Ucraina.
O se la Germania lasciasse la Nato. Perché la Germania dovrebbe stare nella Nato? La Germania ha grandi collegamenti economici con la Russia. Ma questi stanno per essere sacrificati per far piacere agli Americani.
Quindi la Germania potrebbe fare molto. Potrebbe lasciare la UE, potrebbe lasciare la Nato. Questo sarebbe la fine dell’egemonia statunitense.

D. E’ quindi anche un problema di democrazia. Non c’è perciò più democrazia nei Paesi occidentali, in un certo senso.

R. I Paesi occidentali non hanno più, a mio avviso la democrazia, perché i loro leader non rappresentano il popolo.
Negli stati Uniti rappresentano ideologie e rappresentano potenti gruppi di interessi, come ad esempio il complesso militare e di sicurezza, Wall Street e le grandi banche e l’agribusiness, la lobby israeliana, le industrie estrattive, petrolio, miniere e l’industria del legno. Tutti questi sono interessi potentissimi le cui donazioni determinano chi viene eletto e la gente che trae beneficio da questi contributi alle campagne elettorali sono alleate alle fonti del denaro. Quindi tutto il processo viene rimosso dalla rappresentazione del popolo. Il popolo non fornisce i soldi che eleggono i candidati. E quindi si ha una situazione in cui l’Europa è solo un vassallo degli Stati Uniti
Quindi questi leader non possono nemmeno rappresentare gli interessi del loro popolo ma devono conformarsi alle politiche degli Stati Uniti. Perciò si può solamente dire che la democrazia in fin dei conti non esiste. E’ solo una copertura perché i governi sono incapaci di rappresentare gli interessi del popolo.

R. Questo mi ricorda un suo articolo recente. In questo articolo lei ha denunciato, cito, che dall’Amministrazione Clinton in poi “il potere di contrappeso dei lavoratori nei confronti del capitale è svanito”. Questa denuncia significa che dovremmo fare qualcosa per ribilanciare lavoro e capitale. Cosa dovrebbero fare i lavoratori e le persone comuni per ribilanciare lo squilibrio nei confronti del capitale?

R. E chiaro che non possono fare nulla all’interno di questo sistema. Ciò che ha distrutto il potere dell’uomo comune negli Stati Uniti è stato la delocalizzazione all’estero dei posti di lavoro dell’industria manifatturiera e quando l’industria è stata delocalizzata all’estero i sindacati sono stati distrutti. E quando i sindacati sono stati smantellati, la fonte indipendente di finanziamento del Partito Democratico è stata distrutta e di conseguenza i Democratici ora devono rivolgersi agli stessi gruppi di interesse che finanziano i Repubblicani. Devono rivolgersi al complesso militare-sicurezza, a Wall Street, alle banche e così entrambi i partiti sono finanziati dalle medesime fonti. Così a tutti gli effetti c’è un unico partito.
E quindi all’interno di ciò cosa possono fare i lavoratori spossessati? Non possono fare veramente nulla all’interno del sistema. Tutto quello che possono fare è contestare la legittimità del governo e ribellarsi. E’ l’unica alternativa che hanno. Non c’è nessuna possibilità di cambiare il sistema dall’interno. Fin quando protestare vuol dire protestare pacificamente vuol dire che la gente accetta la struttura e semplicemente cerca di convincere coloro che hanno il potere che devono cambiare le proprie idee. Ma questo non avverrà. Non succede mai.
Abbiamo raggiunto un punto in cui i lavoratori sono spinti ai margini. Non hanno nessuna influenza non hanno nessuna rappresentanza. E tutto quello che possono fare è contestare la legittimità del sistema e ribellarsi. Non c’è nient’altro che possano fare.

D. È una posizione molto forte. Molto precisa.

R. Non lo sto proponendo. Sto solo rispondendo alla sua domanda.

D. Certo, la comprendo.

R. All’interno del sistema non hanno praticamente nessun potere. E tutto questo è dovuto alla delocalizzazione dei posti di lavoro. Perché ciò ha tolto il loro potere economico. Questo era il potere che controbilanciava il potere dei capitalisti. Senza i sindacati non c’è un potere controbilanciante.

D. Lo scenario che dobbiamo affrontare è molto pericoloso. Grazie ancora per averci concesso questa intervista. Le voglio chiedere se ha qualcosa da dire all’audience europeo e italiano. Liberamente.

R. Tutto quello che posso dire è che i Paesi in Europa che hanno una così lunga storia non devono rinunciare alla loro sovranità, per Washington. Devono riconquistare la loro sovranità per proteggere il mondo dall’aggressione di Washington. Perché questa ideologia dell’egemonia mondiale è molto pericolosa. E’ un’ideologia molto pericolosa. Potete vedere i morti e le distruzioni nel Medio Oriente da tredici anni. Puoi vedere l’ingerenza irresponsabile del governo degli Stati Uniti in Ucraina, le accuse irresponsabili contro la Russia, contro la Cina, la costruzione di basi militari sulle frontiere della Russia e in Asia per bloccare l’accesso della Cina alle risorse. Tutto questo ci porterà alla guerra. Ma La Russia e la Cina non sono la Libia o l’Iraq.
Quindi i Paesi europei dovrebbero recuperare la loro sovranità e ridiventare Paesi indipendenti . Così da costringere gli Stati Uniti a mollare questa ideologia della supremazia mondiale.

Essa è pericolosa per gli Americani, è pericolosa per i Russi, per i Cinesi, per gli Europei. E’ pericolosa per tutti.  


6 gennaio 2015

Ustica ucraina, il governo olandese ammette: sulle indagini c'è diritto di veto

di Enrico Santi.
da Megachip.



Le indagini e il veto alla divulgazione delle notizie

Il 30 agosto 2014 Giulietto Chiesa e Pino Cabras hanno rivelato su Megachip e su Pandora TV l'esistenza di un accordo dell'8 agosto 2014 fra i quattro Stati (Paesi Bassi, Ucraina, Australia e Belgio) che compongono il JIT (Joint Investigation Team), la squadra che conduce le indagini sull'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, avvenuto il 17 luglio 2014. In base a tale accordo, questi Stati avrebbero un diritto di veto sulla divulgazione delle notizie e dei risultati delle indagini. È il primo tassello giuridico del diritto all'omissis sulla «Ustica ucraina». I grandi media occidentali non ne hanno parlato.



A metà novembre il Ministero della giustizia olandese, in risposta a una specifica interpellanza, si è rifiutato di rivelare il contenuto dell'accordo per «preservare la stabilità delle relazioni internazionali». Risposta reticente, da cui è nata un'interrogazione parlamentare, la n. 2014D47806, firmata da due giovani parlamentari della Camera Bassa degli Stati Generali dell'Aia: il cristiano-democratico Pieter Omtzigt e il social-liberale Sjoerd Wiemer Sjoerdsma (del partito D66). Sono quattordici domande incalzanti. Il 22 dicembre 2014 arrivano le risposte del governo, con le firme congiunte di ben tre ministri: Ivo Opstelten (sicurezza e giustizia), Bert Koenders (esteri), Jeanine Hennis-Plasschaert (difesa). Il testo è scaricabile dal sito istituzionale della Camera bassa.



La domanda n. 3 dell'interrogazione chiedeva se l'Ucraina disponga di un diritto di veto nell'ambito dell'indagine penale. I ministri rispondono che i membri del JIT si sono reciprocamente impegnati ad astenersi dal fornire informazioni investigative all'esterno, salvo che ci sia il consenso sul fatto che la divulgazione non pregiudichi l'inchiesta. I tre ministri concludono affermando che «il consenso fra i partner del JIT non equivale al veto di uno di loro» (“Consensus onder de JIT-partners is iets anders dan een vetorecht van een van hen"). Un giro di parole che in realtà non cambia la sostanza: è sufficiente che ci sia il dissenso di uno solo degli Stati membri del JIT per fare in modo che le notizie non vengano rese pubbliche. Il diritto di veto per esistere non ha bisogno di essere esplicitato. È così anche per il Consiglio di Sicurezza dell'ONU: infatti il diritto di veto non è esplicitamente formulato nello Statuto delle Nazioni Unite (art. 27 c.3), il quale recita che «le decisioni del Consiglio di Sicurezza su ogni altra questione sono prese con un voto favorevole di nove Membri, nel quale siano compresi i voti dei Membri permanenti». Siccome nel voto ci devono essere tutti e cinque i Membri permanenti, se uno di loro fa mancare il suo voto, giocoforza scatta un veto. Stesso meccanismo nel caso dell'inchiesta sul Volo MH17. Abbiamo dunque la prima conferma ufficiale di quanto si diceva nella rivelazione dell'agosto scorso: «le chiavi del mistero della 'Ustica ucraina' sono saldamente nelle mani del governo di Kiev, che potrà decidere se tenerle per sé».



Contraerea del Donbass, anzi no...

Nelle settimane precedenti all'abbattimento del volo MH17 il governo di Kiev aveva lanciato di volta in volta, puntualmente, pesanti accuse ai "ribelli" del Donbass, dichiarandoli colpevoli dell'abbattimento di aerei ed elicotteri militari, con una correlata presunta complicità della Russia come fornitrice degli armamenti. Per esempio, sono ancora consultabili sul web le notizie di varie agenzie di stampa per constatare che il governo ucraino aveva incolpato esplicitamente i miliziani del Donbass per l'abbattimento di questi mezzi aerei dell'esercito ucraino:

- il 26 aprile 2014 un elicottero;

- il 2 maggio 2014 quattro elicotteri;

- il 29 maggio 2014 un elicottero;

- il 6 giugno 2014 un aereo da ricognizione;

- il 14 giugno 2014 un aereo militare che trasportava 49 soldati;

- il 14 luglio 2014 un aereo cargo Antonov 26, proprio tre giorni prima della tragedia del volo MH17 della Malaysia Airlines.



Nonostante questi eventi, l'Ucraina non aveva chiuso lo spazio aereo sopra una ragionevole quota di sicurezza. Tale omissione configurerebbe necessariamente una forma di responsabilità, sia pure indiretta, dell'Ucraina per il disastro dell'MH17. Ma ecco il colpo di scena, a distanza di circa 5 mesi dal tragico evento. In una lettera del 18 dicembre 2014 indirizzata al Presidente della Camera bassa, i tre ministri olandesi hanno presentato un riepilogo aggiornato di alcune criticità delle indagini relative al volo abbattuto, anch'essa scaricabile dal sito istituzionale della Camera bassa olandese.



In particolare, in risposta a una specifica interpellanza - sempre del parlamentare Omtzigt, a pag. 6 del documento i tre ministri affermano che nel periodo dal 15 aprile al 17 luglio 2014 nella zona orientale dell’Ucraina sono caduti undici aerei e otto elicotteri. Tuttavia - e questa è la clamorosa novità – precisano che:

- il numero non è sicuro;

- in alcuni casi i separatisti hanno rivendicato l’abbattimento, ma i filmati che costituirebbero la prova risultano essere stati manipolati;

- probabilmente i velivoli non stati abbattuti;

- le cause degli incidenti non sono chiare, ma probabilmente risiedono nell’inesperienza degli equipaggi e nel cattivo stato di manutenzione.



Ma allora, se tutte le accuse per gli abbattimenti di mezzi aerei rivolte per mesi dal governo ucraino ai "ribelli" del Donbass (e di volta in volta indirettamente alla Russia, che avrebbe fornito i missili) non sono più completamente valide per stessa ammissione di chi conduce le indagini (e molto probabilmente della stessa Ucraina, che ha interesse così a sottrarsi alla responsabilità di non aver chiuso lo spazio aereo), quale credibilità possono ancora avere le restanti accuse di Kiev per l'abbattimento del Boeing della Malaysia Airlines?



Ma per avere la risposta non c'è fretta. Infatti, come annunciato a dicembre dal procuratore capo olandese Fred Westerbeke in una lettera indirizzata ai familiari delle vittime, le indagini dureranno ancora molti mesi e, soprattutto, non sarà facile individuare i responsabili del tragico evento. La verità può attendere.






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25 dicembre 2014

Pino Cabras: introduzione a Global WARning


PANDORA TV

Nell’intervento introduttivo al convegno Global WARning, ho citato l’appello pubblicato recentemente su Zeit online, firmato da eminenti personalità della cultura e della politica tedeschi, che invita i mezzi d’informazione a fornire un’informazione obiettiva sulla questione ucraina e sulla grave tensione tra Usa e Russia in corso in questo periodo.

http://www.pandoratv.it/?p=2484

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=2484.


13 dicembre 2014

Allarmi nel tempo di Godot

Su ComeDonChisciotte un primo resoconto del simposio 'Global WARning' 

di Truman Burbank
Comedonchisciotte



ROMA, 12 dicembre 2014 - Si è svolta la Conferenza di Pandora TV, denominata 'Global WARning'.
Poderoso l’apparato messo in campo da Giulietto Chiesa e Pino Cabras, ottima sala, servizi di traduzione simultanea, ma soprattutto relatori di altissimo livello, al di fuori del mainstream soporifero che ci ammorba tutti i giorni dalla TV e dalla stampa asservita.
Per niente casuale la parola “WAR” evidenziata nel warning. Viviamo tempi di guerra, anzi guerre diffuse e spesso sotterranee.
Riprendo parzialmente la presentazione dell’evento che aveva fatto libreidee il 3/12:
Cos’hanno in comune il grande stratega economico di Vladimir Putin, assediato dall’Occidente, e il cervello finanziario di Ronald Reagan, il presidente che rottamò la guerra fredda insieme a Gorbaciov? Entrambi hanno paura, oggi, di uno scenario che Papa Francesco non esita a definire Terza Guerra Mondiale. E hanno deciso di discuterne, insieme, al meeting internazionale battezzato “Global warning”, promosso a Roma da “Pandora Tv”, la web-tv creata da Giulietto Chiesa in collaborazione con il network internazionale russo “Rt” per illuminare i retroscena della crisi mondiale, squarciando il velo delle reticenze quotidiane dei media. E così oggi si parlano direttamente l’economista del Cremlino, Sergej Glazev, e Paul Craig Roberts, già viceministro del Tesoro di Reagan e editorialista del “Wall Street Journal”, considerato uno degli opinion leader più influenti del mondo. Spaventato, come Glazyev, dall’aggressività della politica di Obama verso la Russia, che sta avvitando la crisi in una spirale pericolosissima: guerra economica e finanziaria, sullo sfondo della minaccia aeronavale e missilistica rappresentata dalla Nato nell’Est Europa.
Riprendo anche la poderosa lista dei partecipanti:
Pino Cabras, editor-in-chief of Megachip - www.megachip.infoGiulietto Chiesa, president of Pandora TV - www.pandoratv.it - and Alternativa – www.alternativa-politica.itPepe Escobar, columnist for Asia TimesOnline, Russia Today, author of "Empire of Chaos" (2014)Paola De Pin, Italian politician, member of the Italian Parliament, member of the Commission for the Human Rights and the Commission for the Balance at SenateMarcello Foa, journalist and CEO of TImedia and Corriere del TicinoTalal Khrais, journalist, corrispondent for Al Manar, LebanonMarta Grande, Italian politician, MP of the Fire Stars Movement, Member of the Commission Foreign and Community Affairs at the Chamber of DeputiesMikhail Vladimirovich Leontyev, Press Secretary Director of the Information and Advertisement Department in the rank of Vice President of RosneftPiero Pagliani, researcher in the field of algebra and logic, author of several essays on the international politicsTatiana Zdanoka, Latvian politician, Member of the European Parliament and a co-Chairperson of For Human Rights in United Latvia, part of the European Greens – European Free Alliance groupOther contribution by video interviews:Sergey Glazyev, Russian politician and economist, Presidential Aide for the Coordination of the work of Federal Agencies in developing theCustoms Union of Belarus, Kazakhstan, and RussiaPaul Craig Roberts, American economist and columnist for Creators Syndicate, Wall Street Journal, Business Week, and Scripps Howard News Service. He served as an Assistant Secretary of the Treasury in the Reagan Administration
Se non faccio confusione, tutti i relatori previsti hanno partecipato, anzi c’è stata pure qualche aggiunta.
Per il dettaglio delle relazioni consiglio di guardarle su Pandora TV (è tutto registrato ed a breve dovrebbe essere disponibile).

L’immagine che emerge dalle relazioni è coerente e decisamente preoccupante, per l’intero pianeta, ma soprattutto per il cosiddetto Occidente, con prospettive particolarmente cupe per l’Europa occidentale.
Ma almeno i problemi esposti sono problemi reali, derivanti da onesta analisi di ciò che sta succedendo e su tali problemi reali si può intervenire in qualche modo, mentre il mondo fantastico della TV resta uno spettacolo sempre più fine a se stesso, che si parla addosso come una Biblioteca di Babele.

Resta un angosciante senso di urgenza, il degrado avanza a ritmo accelerato e la resistenza a questo caos (caos è il termine preferito da Pepe Escobar) è ancora debole, frammentata, disorganizzata. Era abbastanza chiaro che tra gli scopi del convegno c’era anche la voglia di creare una massa critica di fonti di informazione (ma anche cultura) alternativa, una massa critica che sia in grado di innescare una reazione a catena nelle popolazioni.

Indubbiamente abbiamo visto un abbondante panorama di persone che hanno capito problemi fondamentali. C’era un’ampia convergenza sull’idea che fossero stati affrontati problemi di base.

Ma la circolazione delle idee resta in sostanza relegata ad una piccola minoranza. La massa delle persone continua a vivere in un mondo ancora condizionato dai media.
Non hanno molta fiducia, sono preoccupati, si agitano un po’. Ma in sostanza non fanno niente di pericoloso per il sistema attuale.
Mi ricordano Vladimiro ed Estragone in “aspettando Godot”, aspettano l’arrivo di qualcuno che dovrebbe risolvere i loro problemi. Ma Godot non arriva e loro continuano a macerarsi nell’attesa inconcludente.
Insomma coloro (tanti) che sono succubi dei media, sono in pratica neutralizzati.

Quaglia fa un importante lavoro di decostruzione dei miti dei media. Operazione meritoria.
Eppure vedo che la decostruzione (analisismontaggio, per chi gradisce termini più usuali) funziona per le persone attente, quelle che già hanno capito molto, ma sulle masse ha un effetto sostanzialmente nullo.
Il mito non è sensibile alla decostruzione. E’ più conveniente creare miti alternativi a quelli imperanti, piuttosto che cercare di demolire quelli esistenti. Un mito si combatte con un altro mito più che con la decostruzione.
E qui credo che si spieghi l’altro fenomeno evidenziato da G. Chiesa, il fallimento epocale delle sinistre. Esse hanno rinunciato a tutti i miti della propria tradizione, senza riuscire a sostituirli con nuovi miti (o forse nemmeno hanno provato).

L’approccio di G. Chiesa, mette urgenza, il tempo stringe, potrebbe arrivare il disastro prima che siamo pronti a fare qualcosa. Pur condividendo in sostanza i suoi argomenti, (escludendo un certo tono che mi appare troppo apocalittico) ho qualche difficoltà a vedere il tutto come una corsa contro il tempo. Mi ricorda troppo Horses: Warfare e debito nella palude irachena, (un vecchio articolo di Rekombinant che non trovo più) nel quale la corsa per depredare l’Iraq del suo petrolio, mentre il debito Usa cresceva, veniva paragonata ad una corsa di cavalli. La domanda in sostanza era: arriverà a fine corsa prima il debito o il petrolio?
Forse è arrivato prima il petrolio, forse il debito comunque è arrivato a un punto inarrestabile che distruggerà gli USA, ma la sensazione è che l’analogia della corsa di cavalli fosse suggestiva ma non del tutto esatta.
Ancora una volta il mondo si è mostrato più complesso di ciò che credevamo.
E allora il futuro non lo riesco a leggere, ma del passato ho qualche ricordo, e più che pensare ad una corsa di cavalli che a un certo punto termina, preferisco tenermi il mio motto (rielaborato da una frase di Henning Mankell):
L’importante è non arrendersi mai.

(Il che coincide in buona parte con quanto diceva Leontyev della Russia: La Russia non si arrenderà mai).


Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=14350.


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10 dicembre 2014

GLOBALWARning

Pandora TV, con la direzione del giornalista ed ex eurodeputato Giulietto Chiesa, segue con particolare attenzione ogni pensiero politico che esce dagli schemi nell’interpretare la Grande Crisi in corso, uno sconvolgimento che colpisce l’Italia ma che ha senso leggere solo all’interno di dinamiche mondiali, segnate da una nuova guerra fredda già molto calda (dalla crisi ucraina all'ISIS), nonché da ogni convulsione finanziaria dell'Impero..
Negli ultimi otto mesi Pandora TV ha trasmesso centinaia di notizie in lingua italiana sulla crisi ucraina “decostruendo” la narrativa corrente.

Pandora TV, in collaborazione con Democrazia nella comunicazione e Alternativa, ha organizzato il simposio internazionale
GLOBALWARning

il 12 dicembre 2014

a Roma
Sala del Refettorio - Palazzo San Macuto - Via del Seminario



Il panel include intellettuali provenienti da diverse parti del mondo che condividono preoccupazioni simili riguardo lo scenario internazionale, nonostante background ed esperienze politiche e intellettuali dissimili.
Pensiamo che questo lavoro possa divenire fonte d’ispirazione per nuove connessioni tra personalità e network, al fine di condividere idee e soluzioni alla crisi globale, in particolare per le situazioni che stanno ora vivendo Ucraina e Medio Oriente; abbiamo visioni comuni riguardo al declino del mondo unipolare, gravato dall’enorme debito, dal decadimento della democrazia e da una feroce competizione internazionale.
Nonostante tutto, siamo completamente d’accordo con la frase tratta dal pensatore italiano Antonio Gramsci: «Il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà».

E crediamo che una buona informazione sia una premessa per cambiare i rapporti di forza che agiscono sulla scena internazionale.

 La pagina su Facebook:
 Global WARNing International Symposium



25 giugno 2014

Iganzio Marino, basta complicità con Israele.

Pino Cabras - PANDORA TV - Editoriale dall'utilitaria.


"Sindaco, basta con le complicità con Israele."

Dall’abitacolo della mia automobile commento la decisione del sindaco di Roma, Ignazio Marino, di affiggere in Campidoglio le gigantografie dei tre giovani coloni israeliani misteriosamente scomparsi, mentre tace sulla brutale repressione scatenata dal governo di Netanyahu nei territori occupati, con recenti arresti di centinaia di persone, uccisioni e atti di punizione collettiva.

http://www.pandoratv.it/?p=1289

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=1289.

4 giugno 2014

Massacro e silenzio in piena Europa

PANDORA TV.

Lugansk – 2 giugno 2014. Le milizie di Kiev attaccano le zone urbane della città. Raid aerei e tiri di mortaio colpiscono direttamente i civili con le devastanti bombe a grappolo. Non ci sono parole per lo strazio di queste immagini. C’è solo la nostra rabbia di fronte al silenzio e alla menzogna infame dei media italiani, che tacciono: quando parlando di Ucraina non citano il massacro, ma ripetono alla virgola i comunicati di Obama, che intanto annuncia una "iniziativa di rassicurazione europea" (European Reassurance Initiative), ossia un riarmo  da un miliardo di dollari dal Mar Baltico al Mar Nero. Sul terreno, i civili muoiono già in tanti.



Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=1057.