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7 luglio 2016

Tony Blair a George W. Bush: 'Io sarò con te, in qualsiasi caso'


di Pepe Escobar.

Sta tutto qui: 12 volumi, 2,6 milioni di parole (quasi quattro volte e mezzo Guerra e Pace), sette anni di lavoro, comprese le analisi di 150.000 documenti del governo britannico.
Presieduta da Sir John Chilcot, un ex assiduo frequentatore della Whitehall, e ufficialmente conosciuta come “the Iraq Inquiry” (“l’Inchiesta sull’Iraq”, ndt) questa indagine proustiana presumibilmente esplora ogni anfratto della fase di preparazione da parte del Regno Unito in vista dell’invasione e dell'occupazione dell'Iraq, così come le sue conseguenze.

Andiamo al sodo. Questo non è affatto un insabbiamento da parte dell’establishment britannico; è in realtà un documento molto più forte di quanto molti analisti si aspettassero.

Le anticipazioni trapelate avevano lasciato intendere che la colpa sarebbe stata ripartita fra pochissime figure dell’apparato politico-militare e dell’intelligence del Regno Unito, e davvero si dà il caso.

Le domande chiave sono note a tutti.
-     Tony Blair ha mentito circa la necessità di andare in guerra?
-     La guerra era legale?
-     La guerra ha reso - come Blair a gran voce prometteva - la Gran Bretagna "più sicura"?
-     Che cosa ha promesso Blair a George W. Bush?
-     Ha mentito su quelle inesistenti armi di distruzione di massa?
-     L’intelligence dell’MI6 è stata compromessa?
-     I militari britannici non sono stati capaci di resistere alle pressioni di Blair?

Ci vorranno giorni per districarsi attraverso l'intero rapporto. Ma basandoci sulla stessa dichiarazione iniziale di Chilcot, alcune conclusioni sono assolutamente drastiche.

Non c'era "alcun bisogno" di andare in guerra nel marzo 2003. Tutte le decisioni sono state prese "sulla base di informazioni e valutazioni viziate".
Il governo britannico non discusse le molte possibili opzioni militari né le loro implicazioni.
Il governo britannico – in quale miraggio da Alice nel paese delle meraviglie viveva? – credeva che l’amministrazione post-invasione sarebbe stata guidata dall’ONU, mica controllata dai neocon del regime Cheney.
E poi c’è questa affermazione sbalorditiva: Tony Blair "sopravvalutò la propria capacità" di influenzare le decisioni USA in Iraq.
E ancora, l'ormai famoso memorandum Blair all’indirizzo di Bush nel luglio del 2002, trascritto dalla relazione, ha reso tutto chiaro: "Io sarò con te, in qualsiasi caso". Blair era un semplice gregario, non un pilota.

Il rapporto affresca ciò che può essere qualificato solo come la scuola di intelligence dei Tre Marmittoni. Particolarmente responsabili della débâcle sono Sir John Scarlett, presidente del Joint Intelligence Committee, che si basava essenzialmente sull’MI6; e poi il capo dell’MI6 sir Richard Dearlove. Non solo il loro materiale di intelligence era difettoso; noi, da giornalisti indipendenti, sapevamo già dall’estate del 2002 (ho passato un mese girando tutto l'Iraq nella primavera del 2002) che ovunque le armi di distruzione di massa da trovare proprio non c'erano. Gli ispettori dell'ONU non telecomandati dagli USA lo sapevano anche loro.



Così Blair non solo acquisì relazioni d’intelligence dell’MI6 del tutto false, ma le espose al Parlamento britannico con assoluta "certezza". Il rapporto biasima l'intero apparato d’intelligence britannico per non aver cercato di contenere Blair.
E c'è di peggio. Secondo il rapporto, il governo britannico "rimproverava la Francia per l’'impasse' all’ONU e dichiarava che il governo del Regno Unito stava agendo per conto della comunità internazionale al fine di 'sostenere l'autorità del Consiglio di Sicurezza'. In assenza di una maggioranza a sostegno di un'azione militare, riteniamo che il Regno Unito stesse in realtà minando l'autorità del Consiglio di Sicurezza ".
Non aspettatevi che una trama come questa sia presentata nella prossima puntata della serie di James Bond.


Impegno per uccidere un milione di persone

Niente di tutto questo è nuovo. Tutti noi - che per tutto il 2002 e all'inizio del 2003 stavamo seguendo la rincorsa verso l’inevitabile guerra in Iraq - sapevamo che Blair era il barboncino della relazione speciale strategica, necessario per conferire una patina di legittimità ai neocon del regime Cheney. Per quanto riguarda Blair, il rapporto Chilcot rende ora chiaro che non gliene poteva fregare di meno del suo governo, del Parlamento britannico né tantomeno del diritto internazionale. Il suo unico impegno di fedeltà ("Io sarò con te, in qualsiasi caso") era quello nei confronti di George W. Bush.

Il risultato, come pure sappiamo, va al di là dello spaventoso. The Lancet, nel 2006, pubblicò la propria ricerca campione estesa - basata sui medici che effettuavano indagini casa per casa in Iraq – che calcolava la strabiliante cifra di 655.000 iracheni morti a causa della guerra.

Ancora più lancinante fu l’opera di un’organizzazione basata in USA, Physicians for Social Responsibility, (“medici per la responsabilità sociale”, ndt), che nel 2105 giunse a una cifra di 1 milione (5 per cento della popolazione totale), che non includeva le morti tra i 3 milioni di profughi.

Chilcot è stato attento a essere ponderato, nell’affermare che "non siamo un tribunale", a riprova del fatto che non disponeva di avvocati per elaborare e redigere la relazione. Ma per quanto il rapporto non dichiari illegale quella guerra, va poi a spingere a tavoletta, e apre alcune autostrade percorribili da enormi problemi legali sulla via di Tony Blair.
Ormai è più che evidente che il golpe interno laburista contro Jeremy Corbyn è direttamente legato alla relazione Chilcot. Corbyn - un attivista anti-guerra con un curriculum ineccepibile - disse l'anno scorso che Blair avrebbe potuto affrontare un processo a L'Aia, qualora il rapporto Chilcot lo avesse scoperto colpevole di aver lanciato una guerra illegale. In veste di leader laburista, con piena immunità parlamentare, Corbyn sarebbe in grado di superare le difese di Tony Blair, senza prestare il fianco all'intervento dell'esercito di avvocati di cui dispone Blair.



Il golpe interno del Labour- orchestrato dai blairiani - avrebbe dovuto raggiungere il culmine subito dopo il Brexit. Ecco come Blair avrebbe scaraventato Corbyn sotto il bus. Rimosso dalla leadership, Corbyn sarebbe riuscito a perseguire Blair soltanto nella veste di un qualsiasi peone del parlamento britannico. Così non avrebbe avuto abbastanza forza.

Comunque ormai il momento propizio per fermare Corbyn è già trascorso. E soprattutto, nei suoi dignitosi commenti in Parlamento sul rapporto, Corbyn ha suggerito che la Camera dei Comuni dovrebbe agire contro Blair per averla traviata nella rincorsa verso la guerra. Questo significa che Blair potrebbe essere messo in stato d’accusa.


Tutte le cose che Blair dirà a seguito del rapporto – ossia che la scissione fra sunniti e sciiti in Iraq, uno dei fattori chiave dell’interminabile carneficina, c’era già lì prima dell'invasione (falso, come ho visto con i miei occhi nel 2002); che Iran e Al-Qa’ida hanno creato insicurezza in Iraq dopo l'invasione (falso sull'Iran, mentre al-Qa’ida è stato effettivamente portato in Iraq dal regime Cheney) – ebbene, queste cose saranno tutte, tutte quante, delle bugie.

Allo stato attuale, Tony Blair probabilmente eviterà un biglietto di sola andata per l'Aia, ove dover subire un processo per i suoi crimini di guerra. Ma innumerevoli persone in tutto il mondo possono sempre sognare una giustizia ironico-poetica: Blair il guerrafondaio britannico processato in un tribunale UE solo dopo il Brexit, poiché il ruolo del Regno Unito di occupante da baraccone in Iraq si collega direttamente alla fuga di una marea di persone che scappano dai jihadisti e configurano una crisi dei rifugiati in Europa.




15 febbraio 2015

Pepe Escobar: l'Impero del Caos e le Vie della seta

Pandora TV


Al simposio internazionale Global WARning - tenutosi il 12 dicembre 2014 e organizzato da Pandora TV, Megachip-Democrazia nella Comunicazione e Alternativa - ha partecipato anche il giornalista Pepe Escobar, il "corrispondente nomade" di Asia Times ed autore di 'Empire of Chaos: The Roving Eye Collection' (Nimble Books, 2014)
Nel Video, di 15'16'', Escobar spiega come i cosiddetti paesi BRICS stanno allargando i propri accordi commerciali in modo esponenziale e hanno già creato una banca alternativa alla Banca Mondiale. La guerra fredda 2.0 ha lo scopo di impedire la creazione di un’area di mercato Eurasiatica che toglierebbe agli Stati Uniti la propria egemonia economica.

Buona visione!

Intervento Video al simposio internazionale Global WARning del 12 dicembre 2014.



6 gennaio 2015

Il 2015 verterà interamente su Iran, Cina e Russia

di Pepe Escobar.
 
PECHINO - Allacciate le cinture di sicurezza; il 2015 sarà un turbine che opporrrà Cina, Russia e Iran contro quel che ho descritto come “Empire of Chaos" (l'Impero del Caos, NdT).
Quindi sì – sarà tutta una questione di ulteriori passi verso l'integrazione dell'Eurasia mano a mano che gli USA risulteranno sospinti fuori da quell'area. Vedremo un'interazione geostrategica complessa che minerà progressivamente l'egemonia del dollaro quale moneta di riserva e, soprattutto, il petrodollaro.

Per tutte le immense sfide fronteggiate dai cinesi, in tutta Pechino è facile individuare i segni inequivocabili di una superpotenza commerciale sicura di sé, pienamente emersa. Il presidente Xi Jinping e l'attuale dirigenza continueranno a investire pesantemente nel fattore guida dell'urbanizzazione e nella lotta alla corruzione, anche ai più alti livelli del Partito Comunista Cinese (PCC). A livello internazionale, i cinesi accelereranno la loro travolgente spinta in favore delle nuove "Vie della Seta" - sia terrestri sia marittime - che sosterranno la strategia maestra cinese a lungo termine volta all'unificazione dell'Eurasia tramite gli scambi e il commercio.

I prezzi del petrolio globali sono destinati a rimanere bassi. Impossibile scommettere se un accordo nucleare sarà raggiunto o meno entro la prossima estate tra l'Iran e il P5 + 1. Se le sanzioni (vale a dire la guerra economica) contro l'Iran rimangono e continuano a danneggiare seriamente la sua economia, la reazione di Teheran sarà ferma, e comprenderà anche una maggiore integrazione con l'Asia, non con l'Occidente.
Non importa come sia stato architettato, quel che resta è che l'attuale collasso finanziario/strategico del prezzo del petrolio è un attacco diretto contro (e chi se no?) l'Iran e la Russia.
Washington è ben consapevole che un accordo globale con l'Iran non può essere raggiunto senza l'aiuto della Russia. Sarebbe l'unico - e lo ripeto: l'unico – successo della politica estera dell'amministrazione Obama. Un ritorno all'isteria del "Bomb Iran" starebbe bene solo ai proverbiali soliti sospetti (i neo-con). Ancora, non a caso, sia l'Iran sia la Russia sono ora soggetti a sanzioni occidentali. Non importa come sia stato architettato, quel che resta è che l'attuale collasso finanziario/strategico del prezzo del petrolio è un attacco diretto contro (e chi se no?) l'Iran e la Russia.


Quella guerra dei derivati
Ora diamo un'occhiata ai fondamentali russi. Il debito pubblico della Russia è pari appena al 13,4% del suo PIL. Il suo deficit di bilancio in rapporto al PIL è solo dello 0,5%. Se presupponiamo un PIL USA di 16,8 trilioni dollari (la cifra per il 2013), il deficit di bilancio degli Stati Uniti è pari al 4% del PIL, contro lo 0,5% della Russia. La Fed è essenzialmente una società privata di proprietà di banche private regionali americane, anche se si fa passare per un istituto statale. Il debito USA detenuto pubblicamente è pari a un enorme 74% del PIL per l'anno fiscale 2014. In Russia è appena il 13,4%.
La dichiarazione di guerra economica da parte degli Stati Uniti e della UE alla Russia - attraverso l'attacco al rublo e l'attacco alla finanza derivata collegata al petrolio - era essenzialmente un racket basato sui derivati. I derivati - in teoria - potrebbero essere moltiplicati all'infinito. Gli operatori sui derivati hanno attaccato sia il rublo sia il prezzo del petrolio al fine di distruggere l'economia russa. Il problema è che l'economia russa è finanziata con maggiore solidità di quella americana.
Considerando che questa rapida mossa è stata concepita come uno scacco matto, la strategia difensiva di Mosca non era poi così male. Sul fronte chiave dell'energia, il problema rimane dell'Occidente, non della Russia. Se l'UE non compra quel che Gazprom ha da offrire, crollerà.
L'errore cruciale di Mosca è stato quello di consentire all'industria nazionale della Russia di finanziarsi con un debito esterno, denominato in dollari. Stiamo parlando di una mostruosa trappola del debito che può essere facilmente manipolata dall'Occidente. Il primo passo per Mosca dovrebbe essere quello di sorvegliare da vicino le sue banche. Le società russe dovrebbero farsi prestare il denaro nazionalmente e fare la mossa di vendere i loro beni all'estero. Mosca dovrebbe anche prendere in considerazione di rendere operativo un sistema di controlli valutari in modo che il tasso di interesse di base possa essere abbassato rapidamente.
E non si dimentichi che la Russia può sempre usare l'arma di una moratoria sul debito e degli interessi, che riguarderebbe oltre 600 miliardi di dollari. Ciò scuoterebbe il sistema bancario di tutto il mondo fino al midollo. Stiamo parlando di un "messaggio" non velato che costringerebbe l'apparato di guerra economica di USA e UE a sparire.
E non dimenticate che la Russia può sempre usare l'arma di una moratoria sul debito e degli interessi, che riguarda oltre 600 miliardi di dollari.
La Russia non ha bisogno di importare alcuna materia prima. La Russia può facilmente decodificare e re-ingegnerizzare in teoria qualsiasi tecnologia importata, se le occorre. Più di tutto, la Russia è in grado di generare - dalla vendita di materie prime - abbastanza credito in dollari o euro. La vendita da parte della Russia delle sue ricchezze energetiche - o di sofisticati sistemi militari - potrebbe diminuire. Tuttavia, raccoglierà la stessa quantità di rubli - poiché il rublo è calato.
La sostituzione delle importazioni con la produzione interna russa ha perfettamente senso. Ci sarà una fase di inevitabile "aggiustamento" - ma non durerà molto. Le case automobilistiche tedesche, per esempio, non possono più vendere le loro auto in Russia a causa del declino del rublo. Questo significa che dovranno spostare le loro fabbriche in Russia. Se non lo fanno, l'Asia - dalla Corea del Sud alla Cina - le espellerà dal mercato.


Orso e Dragone in giro per prede
La dichiarazione di guerra economica contro la Russia da parte dell'UE non ha comunque senso. La Russia controlla, direttamente o indirettamente, la maggior parte del petrolio e del gas naturale tra Russia e Cina: circa il 25% dell'offerta mondiale. Il Medio Oriente è destinato a rimanere nel caos. L'Africa è instabile. L'Unione europea sta facendo tutto il possibile per isolarsi dal suo approvvigionamento più stabile di idrocarburi, spingendo Mosca a reindirizzare l'energia verso la Cina e il resto dell'Asia. Che regalo per Pechino – visto che riduce al minimo l'allarme circa la marina militare USA che gioca al "contenimento" lungo le aree di alto mare.
Eppure, un assioma non dichiarato a Pechino è che i cinesi restano estremamente preoccupati per via di un Impero del Caos che perde sempre più il controllo e detta le tempestose condizioni del rapporto tra l'UE e la Russia. La linea di fondo è che Pechino non si permetterà mai di porsi in una posizione in cui gli Stati Uniti potrebbero interferire con le importazioni di energia della Cina: come è avvenuto con il Giappone nel luglio 1941, quando gli USA dichiararono guerra attraverso l'imposizione di un embargo petrolifero, tagliando il 92% delle importazioni giapponesi di greggio.
Tutti sanno che uno dei pilastri fondamentali della spettacolare ascesa della Cina in termini di potenza industriale risiede nel requisito per i produttori di produrre in Cina. Se la Russia facesse lo stesso, la sua economia crescerebbe a un tasso di oltre il 5% annuo in pochissimo tempo. Potrebbe crescere perfino di più se il credito bancario fosse legato solo a investimenti produttivi.
Ora si immagini che la Russia e la Cina investano congiuntamente in un una nuova unione monetaria sostenuta da oro, petrolio e risorse naturali come alternativa al fallito modello “democratico” che si regge sul debito, spinto dai Padroni dell'Universo di Wall Street, dal cartello delle banche centrali occidentali, e dai politici neoliberisti. Dimostrerebbero così al Sud del mondo che il finanziare la prosperità e il miglioramento del tenore di vita gravando le generazioni future con il debito era un sistema destinato a non funzionare sin dal principio.
Fino ad allora, una tempesta minaccerà direttamente la nostra stessa vita - oggi e domani. La combinazione Padroni dell'Universo/Washington non rinuncerà alla sua strategia volta a fare della Russia uno stato paria tagliato fuori dal commercio, dai trasferimenti finanziari, dal sistema bancario e dai mercati del credito occidentali, e pertanto soggetto a un cambiamento di regime.
Proseguendo lungo una tale strada, se tutto va secondo i piani, il loro obiettivo sarà (e chi se no?) la Cina. E Pechino lo sa. Nel frattempo, aspettiamoci un paio di bombe a scuotere l'UE fino alle fondamenta. Il tempo potrebbe esaurirsi: ma per l'Unione europea, non per la Russia. Tuttavia, la tendenza generale non risulterà alterata; l'Impero del Caos viene lentamente ma inesorabilmente sospinto fuori dell'Eurasia.


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Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.


14 dicembre 2014

Brevi notizie e grandi pericoli

Il simposio 'GlobalWARning' è stata una grande occasione per conoscere meglio il quadro dei pericoli mondiali incombenti e i prezzi che rischia di pagare l'umanità.

di Piotr.
da Megachip.



0. Presso la Biblioteca della Camera dei Deputati si è svolto venerdì scorso il convegno “Global WARning” organizzato da Pandora TV, Megachip-Democrazia nella Comunicazione e Alternativa. Ospiti politici in sala due parlamentari 5 Stelle, Marta Grande (deputata) e Massimo Castaldo (eurodeputato), la senatrice Paola De Pin e l’europarlamentare del Gruppo Verde-(ALE) Tatyana Zhdanoka.
Nessun politico di sinistra, sebbene invitato, era presente. In compenso Matteo Salvini ha voluto rilasciare una breve dichiarazione registrata. Ma nessuno a sinistra ha pensato che fosse interessante dialogare con giornalisti esperti di politica internazionale come Pepe Escobar (tanto per intenderci, un inviato che due settimane prima dell’11 Settembre scrisse su Asia Times un articolo intitolato “Get Osama! Now! Or else ...”), o come Marcello Foa e Talal Khrais, e nemmeno gli è sembrato interessante capire come la pensa un ex pezzo grosso di Washington, come Paul Craig Roberts, assistente al Tesoro di Reagan o l’attuale consigliere economico di Putin, Sergey Glazyev impossibilitato a venire in quanto “sanzionato” dalla UE.

1. Partiamo proprio da qui. E’ interessante questa modalità atlantica di sanzione ad personam. Interessante perché rivela che le mosse economiche della Russia fanno vedere i sorci verdi al fronte Atlantico. Quali altri motivi ci sarebbero per sanzionare un tecnico privo di un potere politico personale?
Vediamo allora alcuni avvenimenti recenti. Credo che possano interessare anche l’italiano medio, benché tradizionalmente non sia molto incuriosito da quel che succede oltre il Raccordo Anulare o le tangenziali milanesi.
Da quando sono iniziate le sanzioni contro Mosca, la Russia ha firmato con la Cina i maggiori accordi energetici della storia, ha stretto inimmaginabili legami con la Turchia - cosa che verosimilmente farà cambiare il quadro della crisi ISIS-Siria-Iraq - e due giorni dopo essere stato in Turchia, Putin se ne è volato in India dove si è portato a casa un pacchetto di 25 accordi più la decisione strategica di un progressivo aumento del volume di scambi in monete nazionali. L’ennesimo colpo al ruolo del Dollaro. In realtà, nell’intervista registrata per il convegno, il supertecnico Paul Craig Roberts iniziava proprio con la categorica affermazione che "oggi non è più necessaria una valuta internazionale per il commercio e gli investimenti perché bastano quelle nazionali" mentre il ruolo del Dollaro è ormai esclusivamente geopolitico.


2. Il peggior scenario per gli USA è che il declino del Dollaro come moneta internazionale mostri improvvisamente che il re è nudo, ovvero che il Dollaro vale poco o nulla, che è carta stampata col ciclostile dalla FED per sostenere i debiti di banche sommerse dagli effetti della finanziarizzazione, ovvero sommerse da montagne di titoli che finché dura - ovvero fin quando vige un loro riconoscimento convenzionale internazionale - possono essere spacciati come ricchezza, ma quando non durerà più potranno bruciare in poco tempo, mettendo così a ferro e a fuoco le nazioni occidentali, a partire dagli USA.

3. Sia ben chiaro, i BRICS, Russia e Cina in testa, sono lontani dal volere questo rogo, per vari motivi. Intanto perché le loro finanze non sono scollegate da quelle occidentali. In secondo luogo perché i Paesi occidentali sono pur sempre loro partner economici molto importanti.
Tuttavia la strategia di contenimento attuata da Washington, e di cui le sanzioni contro la Russia sono parte clamorosa, sembra condurre a una profonda frattura tra Est e Ovest che potrebbe attenuare molto quei due legami. 

E così, rispetto ai risultati controproducenti che sta ottenendo questa strategia rimango perplesso e impaurito.
Escludendo la classica spiegazione, banale e consolatoria, che gli Americani sono sciocchi (perché non lo sono affatto), non riesco a ben capire perché gli USA non abbiano cercato di utilizzare una classica strategia di divide et impera, tenuto conto che i BRICS non sono né una compagine statale, né configurano una singola area di influenza come invece succede per la Triade composta da USA, Europa e Giappone, coesa da storici legami commerciali, finanziari, politici e militari, e, per quanto riguarda USA ed Europa, culturali.
Riesco solo a pensare che gli USA abbiano valutato che i tempi incalzano. Che lo sviluppo dei suoi competitor strategici sia troppo accelerato. Che al contrario l’Occidente stia evidenziando troppe debolezze. Infine che la finanziarizzazione a oltranza (principale sfogo alla crisi economica) non sia più sostenibile, pena una svalutazione drammatica del Dollaro a causa degli effetti del Quantitative Easing (QE) da parte della FED. Che nonostante i ripetuti annunci di graduale “tapering” il QE sia ancora in essere sotto altre forme (valutazione di Paul Craig Roberts). Possiamo pensare che forse il QE americano diminuirà quando inizierà quello europeo promesso da Mario Draghi. E’ solo un’ipotesi, che però giustificherebbe ulteriormente la necessità degli USA di stringere in modo sempre più soffocante ed esclusivo i legami con l’Europa.


4. La stessa ipotesi di accordo transatlantico di libero scambio (il famigerato TTIP) ha un minuscolo senso economico (lo ha per poche grandi corporation e le loro imprese ancillari), ma un enorme senso geopolitico, come ha ricordato di recente il ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans: Il TTIP non è un accordo di libero scambio. Il TTIP è un accordo geostrategico. Il suo reale senso geo-economico è quello di tentare di rilanciare la globalizzazione nei nuovi termini che detterà (o vorrebbe dettare) il blocco atlantico, che sono termini che non prevedono tra i propri parametri la ricaduta sociale positiva dell’economia, una ricaduta che potrà essere solo eventuale e solo subordinata a tutte le altre esigenze. 
E’ quindi evidente che l’accettazione di questi termini da parte dei BRICS li condannerebbe a uno sviluppo che non contempla, anzi ostacola, la loro crescita e assestamento in quanto stati-nazione moderni, quindi con dinamiche sociali più armoniose, più equilibrate e più socialmente protette. Per molti versi si tratta di un ambizioso (ma difficile) progetto neo-comprador, cioè di dominio sulle economie delle nazioni estere attraverso élite subordinate a un potere imperiale.

5. Tuttavia se guardiamo dall’altra parte del globo, notiamo che il tentativo di contenere Russia e Cina ha fatto virtualmente già fallire l’accordo gemello del TTIP, ovvero la Trans-Pacific Partnership.
Che effetto avrà in Europa? Proviamo a fare un’ipotesi. L’ulteriore compattazione del Gruppo di Shanghai, il rafforzamento dei legami coi suoi “Observer States”, come l’India e il Pakistan, e con i suoi “Dialogue Partners” come la Turchia, può indurre un ragionevole senso di isolamento nell’Europa. Grandi segni di nervosismo e di insofferenza sono già palesi, come l’appello tedesco “Wieder Krieg in Europa? Nicht in unserem namen!” (Un’altra guerra in Europa? Non in nostro nome!) firmato da personalità che vanno dal regista Wim Wender, all’attore Klaus Maria Brandauer, all’ex sindaco di Berlino, Eberhard Diepgen, al sindaco di Amburgo, Klaus von Dohnanyi, all’ex presidente federale Roman Herzog, a Konrad Kaiser, ex Segretario Generale del Consiglio ecumenico mondiale delle Chiese, all’ex Cancelliere federale Gerhard Schröder, a ex ministri, a economisti, a industriali.
Dopo aver notato che è un’immonda indecenza che in Italia non si sia alzata nessuna voce contraria di questo calibro, vediamo cosa potrebbero essere le implicazioni di questo scenario.


6. Gli Usa hanno finora usato due armi per compattare la propria area d’influenza: il “pericolo comunista” e il “pericolo terrorista”. Storicamente la seconda arma è stata usata dopo il venir meno della credibilità della prima a seguito della caduta del muro di Berlino. Oggi le due armi sono usate assieme come una tenaglia. L’ISIS (Daesh) in Medio Oriente è il braccio simmetrico al governo nazistoide di Kiev e quindi il rilanciato allarme per un incombente “pericolo di invasione russa” agisce parallelamente al rilanciato allarme per il fondamentalismo islamico.

7. Pericoli (reali).
Se i segni di nervosismo e di insubordinazione in Europa dovessero aumentare, non escludo la possibilità di clamorosi e sanguinosi attacchi terroristici sul nostro continente, fatti per dimostrare che il “pericolo fondamentalista” è reale (e per dimostrare a chi è in grado di udire, che il caos può essere usato ovunque, che non ci sono zone franche: tutto sommato, l’Italia non è stata bombardata terroristicamente per dieci anni di fila, negli anni Settanta?).
Parallelamente non è impensabile che non subentreranno cambiamenti radicali in Ucraina, la guerra contro la Novorussia riprenda in grande stile e con atrocità tali da obbligare la Russia a intervenire (ripeto “la Russia”, non Putin come politico indipendente dalla volontà della Russia, spero di essere stato chiaro). Nell’intervento al convegno di venerdì del consigliere Sergey Glazyev, la cosa che mi ha più impressionato è il fatto che parlasse del conflitto nel Donbass direttamente come di una guerra tra Stati Uniti e Russia. Un conflitto tra Ucraina e Russia sarebbe un ampliamento di questa guerra per procura, dove presumibilmente né la NATO né gli USA presumibilmente offerta da una Russia prossima a una vittoria totale e veloce.
Così dopo aver combattuto la Russia fino all’ultimo ucraino (come usano dire molti analisti), gli USA lascerebbero Mosca presa nel dilemma se ritirarsi unilateralmente e lasciare ai suoi confini (e a quelli tedeschi) un Paese nel caos oppure logorarsi nell’occupazione di un Paese ostile. Washington raccoglierebbe così una terrorizzata Europa occidentale nel proprio soffocante abbraccio.


Cosa succederebbe dopo non lo so.
Le migliaia (o milioni) di europei morti “in the process” non lo saprebbero mai.

10 dicembre 2014

GLOBALWARning

Pandora TV, con la direzione del giornalista ed ex eurodeputato Giulietto Chiesa, segue con particolare attenzione ogni pensiero politico che esce dagli schemi nell’interpretare la Grande Crisi in corso, uno sconvolgimento che colpisce l’Italia ma che ha senso leggere solo all’interno di dinamiche mondiali, segnate da una nuova guerra fredda già molto calda (dalla crisi ucraina all'ISIS), nonché da ogni convulsione finanziaria dell'Impero..
Negli ultimi otto mesi Pandora TV ha trasmesso centinaia di notizie in lingua italiana sulla crisi ucraina “decostruendo” la narrativa corrente.

Pandora TV, in collaborazione con Democrazia nella comunicazione e Alternativa, ha organizzato il simposio internazionale
GLOBALWARning

il 12 dicembre 2014

a Roma
Sala del Refettorio - Palazzo San Macuto - Via del Seminario



Il panel include intellettuali provenienti da diverse parti del mondo che condividono preoccupazioni simili riguardo lo scenario internazionale, nonostante background ed esperienze politiche e intellettuali dissimili.
Pensiamo che questo lavoro possa divenire fonte d’ispirazione per nuove connessioni tra personalità e network, al fine di condividere idee e soluzioni alla crisi globale, in particolare per le situazioni che stanno ora vivendo Ucraina e Medio Oriente; abbiamo visioni comuni riguardo al declino del mondo unipolare, gravato dall’enorme debito, dal decadimento della democrazia e da una feroce competizione internazionale.
Nonostante tutto, siamo completamente d’accordo con la frase tratta dal pensatore italiano Antonio Gramsci: «Il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà».

E crediamo che una buona informazione sia una premessa per cambiare i rapporti di forza che agiscono sulla scena internazionale.

 La pagina su Facebook:
 Global WARNing International Symposium



29 agosto 2014

Invasione russa? Una figura da Cioccolatenko

di Pepe Escobar
[con commento di Giulietto Chiesa e aggiornamento di Pino Cabras in coda all'articolo].



Moon of Alabama smonta tutta la bufala.  

Eccoti servita la tua "operazione di informazione"quotidiana dell'Impero del Caos: il tutto avviene tramite un"errore di traduzione" da parte dell'agenzia Reuterspoidistribuito in tutto il mondo.  

Citazione dalla Tagesschauil massimo telegiornale tedesco:  
«Sull'#Ucraina c'è stato un errore di traduzione da parte dell'agenzia Reuterssecondo la correzionePoroshenko non ha parlato di un'invasione».  
E poi c'è il pezzo sensazionalista del New York Times di oggi.  

Moon of Alabama lo spiega bene«Si noti che un autoredel pezzo del NYT è Michael Gordoncheinsieme a JudithMillerscrisse i sensazionali reportage in merito alle provesulle armi di distruzione di massa in Iraq.
L'attuale capo della NATO che sta promuovendo la guerracontro la Russiail sig. Foghadiguerra Rassmussenebbe a dire 11 anni fa"L'Iraq possiede armi di distruzione di massa. Non è qualcosa che pensiamoè qualcosa che sappiamo".  
Queste persone e le agenzie di stampa occidentali, ossia gli stessi soggetti che hanno fatto la campagna promozionale sulle le armi di distruzione di massa in Iraq,stanno ora asserendo che ci sia una "invasione" russa in Ucraina, pronti a ritrattare soltanto quando il danno è fattoGuerrafondaiTutti loro»

GiustoHo ricevuto una telefonata dall'emittente RT poche ore fa a questo proposito, e ne abbiamo discusso come diuna mossa disperata da parte di quel cioccolataio diCioccolatenkoMa per ora nessuno c'è cascatotranne quei boccaloni dei grandi media USA (e italiani, NdT).


Fonte: pagina Facebook di Pepe Escobar.
Traduzione per Megachip a cura di Fanny Milazzo.



NOTA DI GIULIETTO CHIESA: 
Poroshenko e le fonti occidentali stanno diffondendo la notizia che la Russia avrebbe invaso l'Ucraina. E' il ritornello ormai risaputo. La spiegazione è semplice: le forze governative sono in ritirata in tutta l'area. I ribelli del Donbass sono passati all'offensiva e stanno infliggendo gravissimi colpi alle forze di Kiev, con centinaia di soldati dell'esercito che defezionano o addirittura cercano rifugio nelle aree confinanti della Russia. Né Poroshenko, né nessun altro ha fornito alcuna prova di un intervento militare russo. "Si dice", "si suppone". 
Il fatto è che né Kiev, né l'Europa possono spiegarsi come mai l'esercito e la Guardia Nazionale di Kiev stanno perdendo la guerra. E preparano, evidentemente il terreno per chiedere l'intervento della NATO. Cioè accusano la Russia di intervento dall'esterno per giustificare in anticipo l'intervento dall'esterno della NATO. 


AGGIORNAMENTO A CURA DI PINO CABRAS

La Repubblica annuncia le prove, gente! Come sempre, del resto, quando devono pompare una certa isteria bellica. 
Poi guardi le foto, e c'è scritto in piccolo e in inglese che «L'area di dispiegamento e di addestramento si trova a circa 50 km a Est del confine ucraino», ossia in territorio russo.
Come se non bastasse, le diciture nelle foto spiegano anche che quella è l'area di Rostov (nei pressi della più grande città della Russia meridionale). 
Lì si stanno svolgendo massicce esercitazioni: Mosca mostra i muscoli. Ma a casa sua. 
Direi che può bastare per aggiornare lo stato di conclamata putrescenza del giornalismo italiano. 

Rimangono due foto satellitari. Anch'esse  come le altre, sono attribuite dalla Nato a un'agenzia privata (ottima tecnica per poter fare marcia indietro e lavarsene le mani). Quelle foto mostrano pochissimi mezzi di artiglieria in territorio ucraino che potrebbero benissimo essere ucraini o comunque conquistati dai ribelli alle migliaia di coscritti che si sono arresi in questi giorni, proprio mentre a Kiev (e a Washington) si ripassa la storia di Caporetto.
Insomma: prove zero. Fuffa tossica, tanta. E il giornalismo italiano non ha nemmeno più una linea del Piave.