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4 febbraio 2016

Siria: ISIS & Co. perdono terreno, i loro sponsor scappano da Ginevra

di Pino Cabras.


Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=6072.

Mentre i negoziati sulla Siria a Ginevra vengono congelati per le prossime settimane, sul terreno di battaglia la controffensiva di Damasco va avanti.
Le forze governative siriane hanno vinto una battaglia importante: hanno rotto l'assedio delle cittadine di Nubbul e e Al-Zahraa, nel distretto settentrionale di Aleppo, dopo tre anni di accerchiamento da parte dell'ISIS. Il tutto accade pochi giorni dopo la riconquista a sud di Shaykh Miskin e a nord di Rabia (nella regione di Latakia).

L’operazione militare – preparata da tre mesi - non solo chiude una situazione drammatica per circa 30 mila abitanti, ma taglia una linea di rifornimento ai terroristi dell'ISIS. L’esercito di Damasco si avvicina al confine turco, che si trova a 20 km dall'area liberata. Questa vittoria interrompe per l’ISIS anche la strada che va da Aleppo alla cosiddetta capitale del Califfato, Raqqah.

La rottura dell’assedio taglia quasi tutte le linee di rifornimento dalla Turchia che alimentavano i terroristi della zona di Aleppo. Per i gruppi armati in zona è un crollo strategico. I miliziani libanesi di Hezbollah, alleati dell’esercito siriano, intercettano le comunicazioni tra i combattenti dell'ISIS e di Al-Nusra mentre si sbandano disorientati a migliaia. Ora Damasco può pensare a liberare Aleppo, ancora una volta con l’aiuto dell’aviazione russa, che da settembre in qua ha cambiato i rapporti di forza in Siria. Vicino ad Aleppo i jihadisti sono geograficamente rinchiusi in una sacca che li espone a un’imminente catastrofe militare.

Non è un caso che proprio ora il segretario di Stato statunitense, Kerry, dica a Mosca “fermate gli attacchi aerei”. Prevedibile la risposta del ministro degli esteri russo, Lavrov: un secco “NO”. Le basi dei negoziati di Ginevra sono cambiate radicalmente ed è prevedibile che cambieranno ancora nelle prossime settimane, perché stanno cadendo le carte che avevano in mano i nemici di Bashar al-Assad. Vedremo se saranno giocate nuove carte.


Pino Cabras.
Hanno collaborato Talal Khrais (Beirut), Mohammad Eid (Damasco), Shadi Martak (Aleppo).

29 marzo 2014

La verità sul Venezuela: una rivolta dei ricchi, non una “campagna di terrore”

Sul quotidiano inglese The Guardian è comparso questo interessante articolo del politologo Mark Weisbrot che ha sentito il dovere di andare in Venezuela a verificare le notizie sui disordini che nel mese scorso (e ancora oggi) hanno attirato l’attenzione non disinteressata di molti media internazionali. (A.R.)


di Mark Weisbrot. *

Le immagini modellano la realtà, ciò che mandano le televisioni, i video, fino alle fotografie sono un potere che scava in profondità nelle menti delle persone, senza che esse se ne rendano conto. Io mi credevo immune a questi ripetitivi ritratti del Venezuela come uno Stato fallito in mezzo a una rivolta popolare. Non ero però preparato a ciò che ho visto a Caracas, in questo mese: quanto poco della vita quotidiana sembra essere colpita dalle proteste, alla normalità prevalente nella maggior parte della città. Anch’io ero stato ingannato dalle immagini dei media.

I grandi media hanno riferito che i poveri in Venezuela non hanno aderito alle proteste dell’opposizione di destra, ma questo è un eufemismo: non sono solamente i poveri che si astengono, a Caracas, ma sono quasi tutti, eccetto alcune aree come Altamira, dove piccoli gruppi di manifestanti entrano in scontri notturni con le forze di sicurezza, lanciando pietre, bombe incendiarie e gas lacrimogeni.

Camminando dentro il quartiere popolare Sabana Grande, al centro della città, non ci sono segni che il Venezuela sia sull’orlo di una “crisi” che richieda l’intervento dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), nonostante ciò che John Kerry afferma.
Anche la metropolitana funziona molto bene, nonostante non abbia potuto inoltrarmi nella stazione di Altamira, dove i ribelli avevano stabilito la loro base di operazioni almeno fino a quando non li hanno tirati fuori questa settimana.

Sono riuscito a vedere le barricate per la prima volta a Los Palos Grandes, zona dell’alta classe, dove i manifestanti hanno il sostegno popolare e i vicini gridano a chiunque cerchi di rimuovere le barricate – una cosa rischiosa da provare (almeno quattro persone sono state apparentemente uccise per averlo fatto). Ma anche nelle barricate, la vita era abbastanza normale, tranne che per il forte traffico. Durante il fine settimana, Parque dell’Est era pieno di famiglie e corridori sudati con una temperatura di trentadue gradi – che prima di Chávez, avrebbero dovuto pagare, mentre i residenti, mi è stato detto, erano rimasti delusi, perché si era permesso ai meno agiati di entrare gratis.
I ristoranti continuano a essere pieni di notte.

Viaggiare aiuta a verificare la realtà ed io ho visitato Caracas per ottenere informazioni soprattutto in campo economico, nonostante fossi scettico riguardo al racconto riportato quotidianamente dai media, che la mancanza di materie prime era stato il motivo delle proteste. Gli abitanti di Altamira e Los Palos Grandes, dove ho visto le proteste, avevano però servitori che facevano la coda, per quello di cui necessitavano e hanno reddito e spazio per accumulare le scorte.
Queste persone non stanno soffrendo – e se la passano molto bene. I loro guadagni sono cresciuti a ritmo sostenuto da quando Chávez prese il controllo dell’industria petrolifera, un decennio fa. Hanno anche un grande sostegno del governo: chiunque abbia una carta di credito (tranne i poveri e milioni della classe operaia), ha diritto a 3.000 dollari l’anno, a un tasso di cambio agevolato. Essi possono quindi vendere sei volte più caro il dollaro di quanto l’hanno pagato, il che rende una sovvenzione annuale di svariati milioni di dollari per i privilegiati – eppure sono loro la base delle truppe di sedizione.
La natura di classe di questa lotta è sempre stata forte e inconfutabile, ora più che mai.

Passeggiando tra le masse che hanno partecipato alle cerimonie per l’anniversario della morte di Chávez il 5 marzo, ho visto una marea di venezuelani della classe operaia, decine di migliaia di loro. Non c’erano vestiti costosi o scarpe da 300 dollari. Che contrasto con le masse scontente di Los Palos Grandes, che possedevano Grand Cherokee SUV di 40mila dollari elevando lo slogan del momento: VENEZUELA SOS.

Per quanto riguarda il Venezuela, John Kerry sa da quale parte è la guerra di classe. La scorsa settimana, proprio quando sono andato via, il Segretario di Stato ha raddoppiato la sua retorica contro il governo, accusando il presidente Nicolás Maduro di fomentare una “campagna di terrore contro il proprio popolo”. Kerry ha anche minacciato di invocare la Carta Democratica dell’OSA contro il Venezuela, così come di applicare sanzioni.

Vantarsi della Carta democratica contro il Venezuela è quasi come minacciare Vladimir Putin con un voto del’Onu sulla secessione in Crimea. Forse Kerry non se n’è accorto, ma pochi giorni prima delle sue minacce, l’OSA ha approvato una risoluzione che Washington aveva introdotto contro il Venezuela, ma che è stata rivoltata, dichiarando “la solidarietà” dell’organismo regionale con il governo di Maduro. E’ stata approvata da ventinove paesi e solo i governi di destra di Panama e Canada si son alleati con gli Stati Uniti contro di essa.

L’articolo 21 della Carta Democratica dell’OSA si applica davanti “all’incostituzionale interruzione dell’ordine democratico di uno Stato membro” (come il colpo di stato militare in Honduras nel 2009, che Washington ha contribuito a legittimare o il colpo di stato militare 2002 in Venezuela, sempre con il contributo degli States). Grazie a questa votazione recente, l’OAS potrebbe invocare la Carta Democratica, più contro il governo degli Stati Uniti per decessi causati da loro droni sui cittadini americani, che per ciò che potrebbe farsi contro il Venezuela.

La retorica della “campagna di terrore” di Kerry è scissa dalla realtà e com’era prevedibile, ha provocato una risposta equivalente del cancelliere del Venezuela, che ha definito Kerry “un assassino”.
Questa è la verità circa le accuse di Kerry: da quando sono iniziate le proteste in Venezuela, sempre più persone sono morte per mano dei manifestanti che per le forze di sicurezza.
Secondo i decessi segnalati dal CEPR (Centro di Ricerca in Economia e Politica) nel corso del mese passato, in aggiunta alle morti per cercare di togliere le barricate, almeno sette sono apparentemente morti a causa degli ostacoli creati dai manifestanti – compreso un motociclista decapitato dal filo metallico posto sulla strada e cinque ufficiali della Guardia Nazionale sono stati uccisi. Per quanto riguarda la violenza da parte delle forze di sicurezza, presumibilmente tre persone potrebbero essere state uccise dalla Guardia Nazionale e da altre forze di sicurezza – tra cui due manifestanti e un attivista che appoggiava il governo. Alcune persone accusano il governo per altri tre morti di civili armati, in un paese con una media di oltre 65 omicidi al giorno, è del tutto possibile che queste persone agissero per conto proprio. Un totale di 21 membri delle forze di sicurezza sono in stato di arresto per presunti abusi, tra cui da alcuni degli omicidi. Questa non è una “campagna di terrore”.

Allo stesso tempo, è difficile trovare una seria denuncia circa la violenta opposizione dei leader più importanti. Secondo i dati dell’indagine, le proteste sono in gran parte rifiutate in Venezuela. I sondaggi suggeriscono anche che la maggior parte dei venezuelani vedono questi disturbi per quello che sono: un tentativo di rovesciare un governo eletto.

La politica interna della posizione di Kerry è abbastanza semplice. Da un lato è appoggiata dalla lobby cubano-americana di destra della Florida e dei suoi alleati neoconservatori che sono a favore del rovesciamento. A sinistra … non c’è nulla. A questa Casa Bianca importa poco l’America Latina e non comporta conseguenze elettorali che la maggior parte dei governi dell’emisfero si infastidiscano con Washington.
Forse Kerry pensa che l’economia del Venezuela crollerà, portando alcuni venezuelani non ricchi a manifestare contro il governo. La situazione economica, però, si sta stabilizzando – l’inflazione mensile è scesa nel mese di febbraio e il dollaro sul mercato parallelo è sceso drasticamente, di fronte alle notizie che il governo sta introducendo una nuova tariffa basata sul mercato. Le obbligazioni sovrane del Venezuela hanno avuto un rendimento dell’11,5 % dall’11 febbraio (il giorno dell’inizio delle proteste) al 13 marzo: il più alto rendimento, secondo gli indici del Bloomberg Usd Emerging Market (Index Obbligazionari Paesi Emergenti).

Naturalmente, questo è esattamente il problema principale dell’opposizione: le prossime elezioni saranno entro un anno e mezzo e a quel momento, la carenza economica e l’inflazione, che sono aumentati negli ultimi 15 mesi, scenderanno. In questa direzione, l’opposizione perderà molto probabilmente le elezioni, così ha perso tutte le elezioni negli ultimi 15 anni. In più, l’attuale strategia insurrezionale non sta aiutando la sua causa: pare che abbia diviso le opposizioni e unito gli chavisti.
L’unico posto dove l’opposizione sembrerebbe guadagnare consensi è a Washington.


*Mark Weisbrot è co-direttore del Centro per la Ricerca Economica e Politica (CEPR come sigla in inglese, Center for Economic and Policy Research) a Washington, D.C.
E’ anche presidente del Just Foreign Policy (www.justforeignpolicy.org).


Fonte originale: http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/mar/20/venezuela-revolt-truth-not-terror-campaign.
Tratto da: http://www.giannimina-latinoamerica.it/2410-verita-venezuela-rivolta-dei-ricchi-non-campagna-terrore/.


9 settembre 2013

Demolizione totale del dossier USA sulla Siria

da Washington's Blog.
Tradotto da Megachip.

L'informativa di guerra presentata dagli Stati Uniti è estremamente debole.
La Casa Bianca ha diffuso un documento di quattro pagine che espone il caso relativo all'utilizzo di armi chimiche da parte del Governo siriano.   Il quadro probatorio però, come si dimostrerà di seguito, è estremamente debole (le accuse del governo sono esposte con delle citazioni fra virgolette, seguite dalle relative controdeduzioni).
“Una stima preliminare del Governo statunitense ha determinato che 1.429 persone, tra esse almeno 426 bambini, sono state uccise nel corso dell'attacco effettuato con armi chimiche, ma tale stima sarà destinata ad essere aggiornata nel momento in cui saremo in possesso di ulteriori informazioni“
Ma Mc Clatchy (un blogger, NdT) sottolinea:
«Né le osservazioni di Kerry, né la versione non classificata del rapporto dell’intelligence USA a cui si è riferito, spiegano come il Governo degli Stati Uniti sia arrivato a un conteggio di 1.429 vittime, tra cui 426 bambini.  
L’unica attribuzione è riferita a ‘una prima valutazione preliminare del Governo’».
Anthony Cordesman, un ex alto funzionario della difesa, ora a Washington presso il Center for Strategic and International Studies, prende di mira le difformità fra le cifre sul numero dei morti in un articolo pubblicato domenica scorsa (il 1° settembre, NdT).
Ha criticato Kerry per essersi “insabbiato da sé con il bluff del numero assurdamente precisissimo” di 1.429, e ha sottolineato come il numero non corrisponda né alle risultanze britanniche di “almeno 350 vittime”, né a quelle di altre fonti siriane dell'opposizione, in particolare il Syrian Observatory for Human Rights, che ha confermato 502 morti, inclusi circa 100 bambini e “decine” di ribelli, e ha richiesto che Kerry fornisse i nomi delle vittime presenti nella lista USA.
Cordesman ha scritto inoltre:
“Il presidente Obama si è trovato a quel punto costretto ad arrotondare il numero a 'ben oltre mille vittime', creando una miscela di contraddizioni sulla maggior parte dei fatti basilari”.
Ha aggiunto che questo abbaglio richiamava “gli errori che gli USA fecero nel preparare il discorso del Segretario di Stato Colin Powell all’ONU sull'Iraq nel 2003“.
Una versione non coperta da segreto di una relazione dell'intelligence francese sulla Siria (che è stata diffusa lunedì) ha aggiunto ulteriori dubbi: la Francia ha confermato solo 281 decessi, sebbene concordi più ampiamente con gli USA sul fatto che il regime abbia usato armi chimiche durante l’attacco del 21 Agosto scorso.

Poi il governo afferma:
“In aggiunta alle informazioni dell’intelligence USA, ci sono resoconti su ciò che è avvenuto forniti da personale medico siriano e internazionale; video; testimonianze dirette, relazioni di social media provenienti da almeno 12 siti diversi dell’area di Damasco; inoltre contributi di giornalisti e report provenienti da organizzazioni non governative altamente credibili“.

I report sul campo sono piuttosto contradditori. In qualcuno di questi si dichiara che sono i ribelli ad aver usato armi chimiche. Vedi qui e qui.
In effetti, perfino i funzionari di governo hanno ammesso di non essere sicuri su chi avesse usato armi chimiche.

Di maggiore importanza, è ancora il fatto che il Governo degli Stati Uniti abbia affermato in passato di disporre di elementi incontestabili riguardanti le armi di distruzione di massa irachene... eppure la cosa si rivelò essere un'invenzione di sana pianta.
“riteniamo con alto grado di certezza che il regime siriano ha usato armi chimiche su piccola scala contro le opposizioni in diverse occasioni durante l’ultimo anno, anche nei sobborghi di Damasco.   Questa valutazione è basata su diversi flussi  informativi  inclusi report relativi ad attività di pianificazione ed esecuzione degli attacchi condotte da ufficiali siriani, nonché sui risultati di analisi di laboratorio di campioni fisiologici ottenuti da un certo numero di individui, che hanno confermato l’esposizione di questi soggetti al gas sarin.”
Gli esperti in materia di armi chimiche sono ancora ancora scettici. La catena di custodia delle prove è sospetta, dato che gli USA non hanno rivelato da dove provenissero i campioni, né chi li avesse consegnati agli Stati Uniti.

Mc Clatchy riferisce:
Fra gli esperti di armi chimiche e altri analisti che hanno studiato da vicino il campo di battaglia siriano, la principale riserva sostenuta rispetto alle dichiarazioni USA riguarda il fatto che non si comprende la metodologia che sta dietro la raccolta dei dati effettuata dall'intelligence.   Sostengono che le prove hanno presentato elementi sull'utilizzo di un qualche tipo di agente chimico, ma ci sono ancora dubbi su come tali prove siano state raccolte, sull'integrità della continuità della custodia di tali campioni, nonché su quali laboratori siano stati implicati.

Eliot Higgins, un cronista britannico che racconta la guerra civile siriana sul suo blog Brown Moses, un archivio di informazioni ampiamente citato in merito alle armi utilizzate sul campo in Siria, ha scritto lunedì un dettagliato post corredato di foto e video che sembrerebbero sostenere le accuse USA sul fatto che il regime di Assad sia in possesso di munizioni che potrebbero essere utilizzate come vettori di armi chimiche.  Ma non salta a conclusioni.

Sul blog, Higgins si domanda:
"Come facciamo a sapere che queste sono armi chimiche?"  Questo è il punto, non lo sappiamo.
Come ho detto fin dall'inizio, queste sono munizioni collegabili con presunti attacchi chimici, non munizioni chimiche usate in attacchi chimici. In definitiva, spetta all'ONU confermare se sono state utilizzate armi chimiche.”

Inoltre, Dan Kaszeta - un ex Ufficiale Chimico dell’ esercito USA, e una delle figure di maggior spicco fra gli esperti di armi chimiche e biologiche - ha affermato in una recente intervista che ci possono essere casi di falsi positivi per il Sarin, in particolar modo, quando gli esami sono fatti sulcampo (pesticidi o altri composti chimici possono provocare un caso di falso positivo sul Sarin).

Il risultato è che - sebbene gli USA  abbiano fatto di tutto per sviare un'ispezione ONU sulle armi - dobbiamo attendere quanto rivelerà il responso dei test dell'ONU.
“Noi riteniamo che i ribelli non abbiano utilizzato armi chimiche”
I ribelli, invece,  hanno avuto accesso ad armi chimiche.  Mentre il governo americano afferma che l’opposizione non ha usato armi chimiche, molte altre fonti – incluse le  le Nazioni Unite, Haaretz, e ilquotidiano filogovernativo turco Zaman – non sono d’accordo con tale posizione.
“Il regime siriano dispone dei tipi di munizioni che riteniamo siano state utilizzate nel corso dell’attacco del 21 agosto, e ha la capacità di colpire simultaneamente in diverse località”
I tipi di munizioni che apparentemente sono stati utilizzati per condurre gli attacchi chimici sono uno strano tipo di razzi fai-da te. I ribelli potrebbero averli prodotti.
“Riteniamo che il regime siriano abbia utilizzato armi chimiche nel corso dell’ultimo anno, essenzialmente per avere la meglio o per superare un punto morto in aree dove aveva incontrato forti difficoltà nel conquistare e mantenere il controllo strategico di aree territoriali importanti. A questo riguardo, continuiamo a valutare che il regime siriano consideri le armi chimiche come uno dei tanti strumenti di cui dispone il proprio arsenale, come la superiorità aerea ed i missili balistici, utilizzati indiscriminatamente contro l’opposizione.
Il regime siriano ha iniziato a cercare di liberare la periferia di Damasco dalle forze dell’opposizione che utilizzano l’area come base per organizzare gli attacchi contro i principali obiettivi governativi della capitale. Il regime ha fallito i suoi tentativi di ripulire dozzine di rioni di Damasco dagli elementi dell’opposizione, compresi i rioni oggetto degli attacchi del 21 agosto, nonostante abbia impiegato quasi tutti i suoi sistemi di arma convenzionali. Riteniamo che la frustrazione del regime derivante dalla sua incapacità di rendere sicure larghe aree di Damasco possa avere contribuito alla decisione di utilizzare armi chimiche il 21 agosto”
Questa non è una prova. Questa è una opinione priva di qualsiasi supporto. (Per dare un’analogia, sarebbe come affermare che Saddam stava usando armi di distruzione di massa subito prima che la guerra in Iraq cominciasse perché non sopportava le persone basse … senza tenere conto del fatto che Saddam non aveva alcuna arma di distruzione di massa).
“Disponiamo di informazioni che ci portano a concludere che personale siriano addetto alla gestione delle armi chimiche – incluso personale ritenuto legato al SSRC – stesse preparando munizioni chimiche prima dell’attacco. Nei tre giorni precedenti l’attacco, abbiamo raccolto intelligence da fonti umane, da intercettazioni di segnali, e da sistemi di rilevazione geospaziali che rivelano attività del regime che riteniamo siano state associate con la preparazione di un attacco con armi chimiche.
Personale addetto alla gestione delle armi chimiche risultava essere operativo nel quartiere periferico di Adra già a partire da domenica 18 agosto, e fino alla mattina di mercoledì 21 agosto, in prossimità di un’area che il regime utilizza per preparare le miscele di sostanze, tra cui il sarin, utilizzate per le armi chimiche”

Gareth Porter  nota:
«Nonostante l’uso del termine “operativo”, l’intelligence degli Stati Uniti non aveva informazioni relative alla reale attività degli individui tracciati attraverso i sistemi geospaziali e le intercettazioni delle comunicazioni. Quando funzionari dell’amministrazione Obama hanno dato questa informazione a CBS news, la scorsa settimana, hanno ammesso che la presenza degli individui sotto osservazione, nell’area in questione, era stata valutata, al momento, come “niente di straordinario.
Ancora, dopo gli eventi del 21 agosto, le stesse informazioni sono state improvvisamente trasformate in una “prova” a supporto della linea ufficiale dell’amministrazione ».

Inoltre, le fonti dell’intelligence americana sono state ripetutamente colte a dire menzogne. Durante la rincorsa verso la guerra in Iraq, il Governo ha interamente aggirato i normali processi di verifica delle informazioni raccolte dall’intelligence, con il risultato che false affermazioni siano state strombazzate senza i normali controlli e verifiche condotti di norma da scrupolosi analisti di intelligence. Anche l’intelligence israeliana – che sembra abbia avuto un ruolo anche nell'informativa di guerra sulla Siria – è stata altrettanto inaccurata.
Ex alti ufficiali della CIA confermano che l’intelligence è stata grossolanamente politicizzata per giustificare la guerra contro la Siria.
“Il 21 agosto, elementi del regime siriano si sono preparati per un attacco chimico nell’area di Damasco, mediante, tra l’altro, l’utilizzo di maschere antigas”.

Questa è un’affermazione stranamente articolata, ma elaborata con cura artigianale. Assad ha  ripetutamente avvertito che i ribelli avrebbero potuto impossessarsi di armi chimiche ed utilizzarle contro la popolazione civile. L’utilizzo di maschere antigas potrebbe essere stata una misura preventiva attuata dal Governo siriano, se esso avesse ricevuto informazioni relative alla possibilità di un imminente attacco chimico da parte dei ribelli. Su questo punto servono più informazioni.
“Molteplici fonti di informazione indicano che il regime abbia condotto un attacco di razzi e artiglieria contro la periferia di Damasco nelle prime ore del 21 agosto. Dati satellitari confermano che attacchi provenienti da un’area controllata dal regime abbiano colpito borghi che secondo resoconti sono stati colpiti dall’attacco – tra cui Kafr Batna, Jawbar, ‘Ayn Tarma, Darayya e Mu’addamiyah. In particolare, ciò include l’individuazione di lanci di razzi da territori controllati dal regime nelle prime ore della mattina, approssimativamente novanta minuti prima dei primi rapporti di attacchi con armi chimiche apparsi sui social media. La mancanza di attività aerea o di lanci di missili ci porta a concludere che il regime abbia utilizzato proiettili a propulsione a razzo”

L’area in cui gli attacchi hanno avuto luogo è stata contesa a lungo tra le forze governative e i ribelli, ed entrambe le parti sono più volte entrate in possesso dell’area. Novanta minuti prima del primo attacco è un’eternità quando si combatte su un terreno pesantemente conteso tra le due parti … e potrebbe esserci stato tempo a sufficienza perché i ribelli potessero infiltrarsi e lanciare un attacco chimico.

Come fa notare Fairness and Accuracy in Reporting:

«Non è chiaro il perché questa affermazione dovrebbe essere considerata convincente. I razzi ci mettono novanta minuti a raggiungere i loro bersagli? Il gas nervino viene rilasciato dai razzi novanta minuti dopo l’impatto, o forse, una volta rilasciato, ci vogliono novanta minuti perché siano causati i primi sintomi?

In un conflitto in cui le comunicazioni sono così importanti come la guerra civile siriana, i cittadini o i giornalisti aspettano un’ora e mezza prima di dare notizia di uno sviluppo talmente importante della situazione da provocare, come ha detto Kerry, “un inferno scatenato sui social media”? A meno che non ci sia qualche ragione che giustifichi questo tipo di ritardo, è veramente poco chiaro il motivo per cui ci si aspetta che noi dovremmo pensare che ci sia una qualche connessione tra il lancio dei razzi e le successive notizie di avvelenamento di massa. »

Il Governo poi affronta il tema dei social media:
“I primi dati apparsi sui social media in merito agli attacchi chimici nella periferia di Damasco iniziano attorno alle 2.30, ora locale, del 21 agosto. Nelle successive quattro ore, migliaia di segnalazioni vengono pubblicate sui social media da almeno dodici diverse località dell’area di Damasco. Molteplici testimonianze descrivono un bombardamento di armi chimiche con proiettili a propulsione a razzo su aree controllate dall’opposizione.
Tre ospedali siti nell’area di Damasco hanno ricevuto circa 3.600 pazienti con sintomi compatibili con l’esposizione ad agenti nervini, in meno di tre ore, nella mattina del 21 agosto, secondo quanto riporta un’organizzazione umanitaria internazionale che riteniamo sia altamente credibile. I sintomi riportati, oltre allo schema epidemiologico degli eventi – caratterizzato da un flusso massivo di pazienti concentrato in un breve arco di tempo, dall’origine dei pazienti, e dalla contaminazione di medici e infermieri – erano compatibili con l’esposizione di massa ad agenti nervini. Abbiamo inoltre ricevuto segnalazioni provenienti da personale medico siriano ed internazionale presente nell’area.
Abbiamo identificato un centinaio di video riferibili all’attacco, molti dei quali mostrano un alto numero di corpi che esibiscono segni fisici compatibili – anche se non possono essere escluse altre cause – con l’esposizione ad agenti nervini. I sintomi denunciati dalle vittime includono incoscienza, schiuma al naso e alla bocca, restrizione delle pupille, accelerazione del battito cardiaco e difficoltà di respirazione. Parecchi video mostrano quello che appare essere un alto numero di morti che non presentano ferite visibili, il che è compatibile con la morte causata da agenti chimici, ed è incompatibile con la morte provocata da armi di piccolo calibro, bombe o munizioni esplosive, o agenti vescicanti. Almeno 12 localizzazioni diverse sono ritratte in video disponibili al pubblico, e una campionatura di tali video ha confermato che almeno alcuni di essi sono stati girati effettivamente nel luogo e nell’ora descritta dal filmato”

Nessuno contesta che qualche tipo di agente chimico sia stato usato. La questione è esattamente quale tipo di agente chimico e – cosa ancora più importante – chi lo abbia utilizzato.
Inoltre, i ribelli  hanno prodotto per anni video di propaganda e si sono fatti sempre più sofisticati, recentemente. Servono più informazioni.
“Riteniamo che l’opposizione non disponga della capacità di contraffare tutti i video raccolti, né di provocare artificiosamente il prodursi dei sintomi verificati da personale medico e delle organizzazioni non governative presenti nell’area, nonché le altre informazioni associate a questo attacco chimico”

Un’altra opinione priva di elementi di prova. Ma, più importante, è uno specchietto per le allodole. Nessuno sostiene che le tragiche e orribili scene di morte siano state falsificate.
La questione è quando e dove esse siano accadute, e chi le abbia provocate. Per esempio, uno dei maggiori esperti sulle armi chimiche afferma che è difficile sapere dove i video siano stati girati.
Zanders, ex consulente dell’Unione Europea per le armi chimiche, è andato ancora oltre, sostenendo che persone non del posto non possono concludere con certezza circa l’estensione o la localizzazione geografica degli attacchi chimici largamente attribuiti al regime di Assad.
In particolare, si è soffermato sulle immagini di vittime agonizzanti che sono state diffuse ampiamente sul Web, compreso YouTube.
“Non sappiamo dove sono state girate”, ha detto. “Non sappiamo quando sono state girate né da chi siano state girate. Né se esse riguardano lo stesso attacco o diversi attacchi”.
Zanders ha aggiunto: “Tutto ciò non mi dice chi sarebbe il responsabile. Non mi dice dove le immagini sono state girate. Mi dice soltanto che qualcosa è accaduto, da qualche parte, a un certo punto”.

Il Governo poi parla di intercettazioni:
“Disponiamo di un complesso di informazioni, tra cui alcune relative alle tecniche di addestramento utilizzate dalle forze del regime siriano, che ci portano a concludere che ufficiali del regime siano stati consapevoli degli attacchi del 21 agosto e li abbiano diretti. Abbiamo intercettato comunicazioni di un alto funzionario siriano, intimamente a conoscenza dell’offensiva, che ha confermato che armi chimiche sono state utilizzate il 21 agosto dal regime, e che mostrava preoccupazione per la possibilità che gli ispettori ONU potessero raccogliere prove di ciò. Nel pomeriggio del 21 agosto, abbiamo ottenuto informazioni da cui risulta che personale addetto alla gestione dell’arsenale chimico siriano abbia ricevuto l’ordine di cessare le operazioni”.

Il Washington Post segnala che le presunte intercettazioni di cui parla Obama rappresentano “il cuore delle prove a sostegno del caso siriano…”
L'intelligence militare dell'America è stata di efficacia incostante. Per esempio:

E gli USA e Israele hanno ammesso di aver realizzato delle operazioni ingannevoli sotto falsa bandiera (così come lo hanno fatto paesi islamici come l'Indonesia; ma a nostra conoscenza, la Siria non è mai stata colta con le mani nel sacco in un'operazione false flag).

Fairness and Accuracy in Reporting scrive:
«Ricordate che Powell ha fatto ascoltare registrazioni di ufficiali iracheni che apparentemente parlavano di nascondere agli ispettori le prove delle armi proibite - e che, come successivamente è emerso, riguardavano tutt'altro. Ma Powell, almeno, ha fatto ascoltare i nastri di queste comunicazioni intercettate, anche se ha imbastito delle storie rappresentandone in modo errato il contenuto - e permettendo la possibilità di un'interpretazione alternativa dei messaggi. Forse, "ricordando bene l'esperienza irachena", Kerry sta facendo in modo che questa volta non ci sia questa possibilità interpretativa.»

David Swanson descrive il modo in cui i funzionari americani hanno lavorato sulle comunicazioni intercettate per giustificare la guerra in Iraq:

«Powell stava sceneggiando un dialogo romanzato. Ha inserito alcune righe di sua fantasia, e ha finto che qualcuno avesse pronunciato quelle parole. Ecco cosa ha scritto Bob Woodward nel suo libro "Plan of Attack".

"Powell aveva deciso di aggiungere la sua personale interpretazione delle intercettazioni, mentre provava il testo del suo discorso, estendendone sostanzialmente la portata e facendo in modo che quanto registrato venisse messo in cattiva luce nel modo peggiore possibile. In particolare, a proposito delle intercettazioni che riguardavano le ispezioni in corso e la possibilità che venissero trovate 'munizioni proibite', Powell si è spinto ancora più lontano: 'Ripulire tutte le aree ... Essere certi che non ci sia nulla lì". Nessuna di queste frasi era nelle intercettazioni.
[Inoltre] Powell ... stava rappresentando come elementi di fatto numerose affermazioni nonostante gli avvertimenti del suo stesso staff che si trattava di argomenti deboli e indifendibili».

Il Governo poi butta lì un altro argomento:
"Contemporaneamente, il regime ha intensificato il fuoco di artiglieria contro molti dei borghi che avevano subito l’attacco chimico. Nelle ventiquattro ore successive all’attacco, abbiamo individuato indicazioni di fuoco di artiglieria e razzi approssimativamente quattro volte più intenso di quello misurato nei dieci giorni precedenti. Abbiamo continuato a rilevare un intenso bombardamento delle stesse aree fino alla mattina del 26 agosto."
Questo è ancora un altro specchietto per le allodole. Se il Governo siriano credeva che i ribelli avessero usato armi chimiche contro i civili, avrebbe senz'altro potuto incrementare il fuoco di artiglieria per spazzare via i ribelli e prevenire ulteriori attacchi. Ancora una volta, sono necessarie ulteriori informazioni.
"In conclusione, disponiamo di una sostanziale mole di informazioni che implicano la responsabilità del Governo siriano nell’attacco chimico che ha avuto luogo il 21 agosto. Come indicato, esistono ulteriori informazioni che devono restare classificate a tutela delle fonti e delle metodologie di raccolta, che stiamo rendendo disponibili al Congresso e agli alleati internazionali".

Quest'ultima affermazione a prima vista è di grande effetto. Ma i membri del Congresso che hanno potuto accedere alle informazioni classificate - come Tom Harkin -  non sono rimasti particolarmente colpiti. Il parlamentare Michael Burgess ha affermato:
Sì, ho visto i documenti classificati. Poca roba.

E il parlamentare Justin Amash, ancora, si pronuncia in questi termini:
Quello che ho sentito nel briefing dei funzionari dell'amministrazione Obama davvero mi rende più scettico rispetto ad alcuni aspetti significativi della ricostruzione dei fatti del Presidente a giustificazione dell'attacco.




Traduzione per Megachip a cura di Giampiero Obiso, Francesco Barresi e Pino Cabras.

Nei prossimi giorni saranno tradotti diversi documenti richiamati con link nel presente articolo