3 febbraio 2015
Caleidoscopio Tsipras
28 gennaio 2015
#Tsipras. Il gran botto nel Laboratorio Greco
21 gennaio 2015
Un generale francese: 'L'ISIS l'hanno creato gli USA'
Il generale Desportes rinuncia a parlare con "langue de bois", e in
Parlamento denuncia le responsabilità dirette di Washington
nell'espansione dell'ISIS.
Chi è il dottor Frankenstein che ha creato questo mostro? Diciamolo chiaramente, perché ciò comporta delle conseguenze: sono gli Stati Uniti. Per interessi politici a breve termine, altri soggetti – alcuni dei quali appaiono come amici dell'Occidente − hanno contribuito, per compiacenza o per calcolata volontà, a questa creazione e al suo rafforzamento, ma le responsabilità principali sono degli Stati Uniti. Questo movimento, con la fortissima capacità di attrarre e diffondere violenza, è in espansione. È potente, anche se è caratterizzato da punti profondamente vulnerabili. È potente, ma sarà distrutto. Questo è certo. Non ha altro scopo che quello di scomparire.
In bilancio, di qualsiasi esercito si tratti, ci siamo impegnati oltre situazioni operative standard, nel senso che ogni esercito sta usando le proprie risorse senza avere il tempo di rigenerarle. In termini reali abbiamo forze insufficienti: per compensare, a livello sia tattico che bellico, le facciamo girare a un elevatissimo ritmo di utilizzo. Vale a dire che, se continua questo sovraccarico di impiego, l'esercito francese si troverà nella situazione dell’usurato esercito britannico in Iraq e in Afghanistan, costretto da alcuni anni a interrompere gli interventi e rigenerare le proprie risorse “a casa". Il notevole sforzo prodotto ora a favore degli interventi avrà ripercussioni forti e quantificabili sulle forze nel nostro Paese, in particolare in termini di prontezza operativa. Il senso di responsabilità impone di sfatare definitivamente il mito della guerra breve.
È il caso della Francia in Afghanistan: ha fatto una "guerra americana" senza un controllo strategico d'insieme, senza controllo sullo svolgimento delle operazioni e senza controllo sulla direzione della coalizione.
La Francia è grande nel mondo, in particolare per il suo posto nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, ma poiché questo posto le viene contestato ogni giorno, deve difenderlo e legittimarlo ogni giorno. E può farlo solo attraverso la sua capacità di gestione utile dei focolai di tensione del mondo. Il che, tra l'altro, richiede assolutamente la necessità di rafforzare la nostra capacità di agire come "nazione guida" e di "entrare per primi". Non ci sono dubbi: il nostro posto tra i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU e la nostra influenza nelle questioni mondiali si basano in primo luogo sulla nostra capacità di agire concretamente nelle situazioni di crisi (capacità e credibilità).
Il Libro bianco 2013 parla di «volume di forze sufficienti». In effetti, come è noto, l'operazione “Serval” è stata una scommessa estremamente rischiosa, a causa del basso volume di forze dispiegate combinato con la grande obsolescenza della maggior parte delle attrezzature impiegate. L'operazione “Sangaris” un azzardo finito male, poiché la scommessa fatta sulla "sorpresa iniziale" non è stata vinta. Poi la negazione della realtà unita alla nostra mancanza di risorse ha impedito l'adattamento della forza alla reale situazione sul campo e allo schieramento immediato dei cinquemila uomini che erano indispensabili.
Ciò significa che si devono valutare − senza condizionamenti ideologici, senza essere ciechi − le conseguenze di un intervento, soprattutto se non si intende arrivare fino in fondo.
L’evidente sottodimensionamento della spesa operativa produce significativi effetti negativi di cui deve essere consapevole chi decide. Anzitutto, apprendere dai media − senza una chiara smentita − che i corpi militari spendono ingiustificatamente il magro bilancio francese evidenzia il fallimento morale, dal momento che i nostri soldati combattono su tutti i fronti, per la Francia e ai suoi ordini, con risorse veramente troppo scarse. Inoltre c’è che siamo sempre sotto il livello della "massa critica": questo sottodimensionamento del budget ha un impatto diretto sia sul successo delle operazioni sia sulla sicurezza dei nostri soldati, che finiscono per ritrovarsi messi in pericolo.
Giungo a Chammal dopo un paio di giri, lo ammetto, ma non si perde mai tempo a prendere un momento di distanza strategica, in un’epoca in cui la tendenza è proprio quella di ragionare in fretta, in termini di spese di cassa, su problemi che richiedono tempi lunghi e investimenti pesanti. Non mi trattengo sull’attuale sconcertante contraddizione tra, da un lato, il conflitto del mondo alle nostre porte, nel nostro est, nel nostro sud-est, nel nostro sud, la moltiplicazione dei nostri interventi e, dall’altro lato, il deterioramento rapido e profondo delle nostre capacità di bilancio con, a valle, quello delle nostre capacità militari. A destra e a sinistra lo sanno tutti; alcuni, troppo pochi, lo dicono. [...] E allora? Atteniamoci al ben noto principio della guerra, il principio di concentrazione... o alla sua versione popolare: “chi troppo vuole nulla stringe”. Smettiamo di espanderci! Guardiamo in faccia la realtà.
Stato islamico. "ISIS delenda est": certamente! Siamo profondamente solidali, ma non siamo in alcun modo responsabili. I nostri interessi esistono, ma sono indiretti. Da quelle parti le nostre capacità sono limitate e irrisorie, rispetto agli Stati Uniti, e la nostra influenza strategica è estremamente limitata.
Versione italiana: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=114829&typeb=0&Un-generale-francese--L-ISIS-l-hanno-creato-gli-USA-.
NOTA
19 gennaio 2015
NON Cooperanti
14 gennaio 2015
Solidali con la stampa libera: altre vignette blasfeme
NOTA PRELIMINARE DI PINO CABRAS
da Megachip.
Sulla vicenda di Charlie Hebdo consigliamo vivamente la lettura di questo potente e documentato articolo di Glenn Greenwald, il giornalista che ha fatto emergere con forza il caso di Edward Snowden (e tutto il "Datagate" sullo spionaggio totalitario in capo agli USA). Greenwald va dritto alla questione: la libertà di espressione vantata da governi e media occidentali, nonostante il motto "Je suis Charlie", è una costruzione ipocrita, nella quale a lungo si era inserito il pezzo di narrazione della rivista francese. Il grande giornalista americano lo spiega con molti esempi, link, e anche molti disegni.
Orwell chiamava questo modo patologico di pensare con la parola "bispensiero". Tutto l'Occidente ne è permeato, come illustra bene l'articolo di Greenwald, e ciò ci dovrebbe far molta più paura di qualsiasi falso spauracchio agitato dai politicanti atlantisti.
Buona lettura.
P.C.
AGGIORNAMENTO DEL 14 GENNAIO 2015, h. 10.00. Dieudonné arrestato
Stamattina Dieudonné è stato arrestato per "apologia del terrorismo". Il livello di pericolo per le libertà civili in Europa è tale da dover accendere tutte le lampadine dell'emergenza democratica.

Traduzione per Megachip a cura di Emilio Marco Piano.
Articoli correlati sul caso Dieudonné:
- Diana Johnstone, Dieudonné, la bestia nera dell'élite francese, 4 gennaio 2014.
- Piotr, Obblighi di piangere e divieti di ridere, 12 gennaio 2014.





















