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6 gennaio 2015

Il 2015 verterà interamente su Iran, Cina e Russia

di Pepe Escobar.
 
PECHINO - Allacciate le cinture di sicurezza; il 2015 sarà un turbine che opporrrà Cina, Russia e Iran contro quel che ho descritto come “Empire of Chaos" (l'Impero del Caos, NdT).
Quindi sì – sarà tutta una questione di ulteriori passi verso l'integrazione dell'Eurasia mano a mano che gli USA risulteranno sospinti fuori da quell'area. Vedremo un'interazione geostrategica complessa che minerà progressivamente l'egemonia del dollaro quale moneta di riserva e, soprattutto, il petrodollaro.

Per tutte le immense sfide fronteggiate dai cinesi, in tutta Pechino è facile individuare i segni inequivocabili di una superpotenza commerciale sicura di sé, pienamente emersa. Il presidente Xi Jinping e l'attuale dirigenza continueranno a investire pesantemente nel fattore guida dell'urbanizzazione e nella lotta alla corruzione, anche ai più alti livelli del Partito Comunista Cinese (PCC). A livello internazionale, i cinesi accelereranno la loro travolgente spinta in favore delle nuove "Vie della Seta" - sia terrestri sia marittime - che sosterranno la strategia maestra cinese a lungo termine volta all'unificazione dell'Eurasia tramite gli scambi e il commercio.

I prezzi del petrolio globali sono destinati a rimanere bassi. Impossibile scommettere se un accordo nucleare sarà raggiunto o meno entro la prossima estate tra l'Iran e il P5 + 1. Se le sanzioni (vale a dire la guerra economica) contro l'Iran rimangono e continuano a danneggiare seriamente la sua economia, la reazione di Teheran sarà ferma, e comprenderà anche una maggiore integrazione con l'Asia, non con l'Occidente.
Non importa come sia stato architettato, quel che resta è che l'attuale collasso finanziario/strategico del prezzo del petrolio è un attacco diretto contro (e chi se no?) l'Iran e la Russia.
Washington è ben consapevole che un accordo globale con l'Iran non può essere raggiunto senza l'aiuto della Russia. Sarebbe l'unico - e lo ripeto: l'unico – successo della politica estera dell'amministrazione Obama. Un ritorno all'isteria del "Bomb Iran" starebbe bene solo ai proverbiali soliti sospetti (i neo-con). Ancora, non a caso, sia l'Iran sia la Russia sono ora soggetti a sanzioni occidentali. Non importa come sia stato architettato, quel che resta è che l'attuale collasso finanziario/strategico del prezzo del petrolio è un attacco diretto contro (e chi se no?) l'Iran e la Russia.


Quella guerra dei derivati
Ora diamo un'occhiata ai fondamentali russi. Il debito pubblico della Russia è pari appena al 13,4% del suo PIL. Il suo deficit di bilancio in rapporto al PIL è solo dello 0,5%. Se presupponiamo un PIL USA di 16,8 trilioni dollari (la cifra per il 2013), il deficit di bilancio degli Stati Uniti è pari al 4% del PIL, contro lo 0,5% della Russia. La Fed è essenzialmente una società privata di proprietà di banche private regionali americane, anche se si fa passare per un istituto statale. Il debito USA detenuto pubblicamente è pari a un enorme 74% del PIL per l'anno fiscale 2014. In Russia è appena il 13,4%.
La dichiarazione di guerra economica da parte degli Stati Uniti e della UE alla Russia - attraverso l'attacco al rublo e l'attacco alla finanza derivata collegata al petrolio - era essenzialmente un racket basato sui derivati. I derivati - in teoria - potrebbero essere moltiplicati all'infinito. Gli operatori sui derivati hanno attaccato sia il rublo sia il prezzo del petrolio al fine di distruggere l'economia russa. Il problema è che l'economia russa è finanziata con maggiore solidità di quella americana.
Considerando che questa rapida mossa è stata concepita come uno scacco matto, la strategia difensiva di Mosca non era poi così male. Sul fronte chiave dell'energia, il problema rimane dell'Occidente, non della Russia. Se l'UE non compra quel che Gazprom ha da offrire, crollerà.
L'errore cruciale di Mosca è stato quello di consentire all'industria nazionale della Russia di finanziarsi con un debito esterno, denominato in dollari. Stiamo parlando di una mostruosa trappola del debito che può essere facilmente manipolata dall'Occidente. Il primo passo per Mosca dovrebbe essere quello di sorvegliare da vicino le sue banche. Le società russe dovrebbero farsi prestare il denaro nazionalmente e fare la mossa di vendere i loro beni all'estero. Mosca dovrebbe anche prendere in considerazione di rendere operativo un sistema di controlli valutari in modo che il tasso di interesse di base possa essere abbassato rapidamente.
E non si dimentichi che la Russia può sempre usare l'arma di una moratoria sul debito e degli interessi, che riguarderebbe oltre 600 miliardi di dollari. Ciò scuoterebbe il sistema bancario di tutto il mondo fino al midollo. Stiamo parlando di un "messaggio" non velato che costringerebbe l'apparato di guerra economica di USA e UE a sparire.
E non dimenticate che la Russia può sempre usare l'arma di una moratoria sul debito e degli interessi, che riguarda oltre 600 miliardi di dollari.
La Russia non ha bisogno di importare alcuna materia prima. La Russia può facilmente decodificare e re-ingegnerizzare in teoria qualsiasi tecnologia importata, se le occorre. Più di tutto, la Russia è in grado di generare - dalla vendita di materie prime - abbastanza credito in dollari o euro. La vendita da parte della Russia delle sue ricchezze energetiche - o di sofisticati sistemi militari - potrebbe diminuire. Tuttavia, raccoglierà la stessa quantità di rubli - poiché il rublo è calato.
La sostituzione delle importazioni con la produzione interna russa ha perfettamente senso. Ci sarà una fase di inevitabile "aggiustamento" - ma non durerà molto. Le case automobilistiche tedesche, per esempio, non possono più vendere le loro auto in Russia a causa del declino del rublo. Questo significa che dovranno spostare le loro fabbriche in Russia. Se non lo fanno, l'Asia - dalla Corea del Sud alla Cina - le espellerà dal mercato.


Orso e Dragone in giro per prede
La dichiarazione di guerra economica contro la Russia da parte dell'UE non ha comunque senso. La Russia controlla, direttamente o indirettamente, la maggior parte del petrolio e del gas naturale tra Russia e Cina: circa il 25% dell'offerta mondiale. Il Medio Oriente è destinato a rimanere nel caos. L'Africa è instabile. L'Unione europea sta facendo tutto il possibile per isolarsi dal suo approvvigionamento più stabile di idrocarburi, spingendo Mosca a reindirizzare l'energia verso la Cina e il resto dell'Asia. Che regalo per Pechino – visto che riduce al minimo l'allarme circa la marina militare USA che gioca al "contenimento" lungo le aree di alto mare.
Eppure, un assioma non dichiarato a Pechino è che i cinesi restano estremamente preoccupati per via di un Impero del Caos che perde sempre più il controllo e detta le tempestose condizioni del rapporto tra l'UE e la Russia. La linea di fondo è che Pechino non si permetterà mai di porsi in una posizione in cui gli Stati Uniti potrebbero interferire con le importazioni di energia della Cina: come è avvenuto con il Giappone nel luglio 1941, quando gli USA dichiararono guerra attraverso l'imposizione di un embargo petrolifero, tagliando il 92% delle importazioni giapponesi di greggio.
Tutti sanno che uno dei pilastri fondamentali della spettacolare ascesa della Cina in termini di potenza industriale risiede nel requisito per i produttori di produrre in Cina. Se la Russia facesse lo stesso, la sua economia crescerebbe a un tasso di oltre il 5% annuo in pochissimo tempo. Potrebbe crescere perfino di più se il credito bancario fosse legato solo a investimenti produttivi.
Ora si immagini che la Russia e la Cina investano congiuntamente in un una nuova unione monetaria sostenuta da oro, petrolio e risorse naturali come alternativa al fallito modello “democratico” che si regge sul debito, spinto dai Padroni dell'Universo di Wall Street, dal cartello delle banche centrali occidentali, e dai politici neoliberisti. Dimostrerebbero così al Sud del mondo che il finanziare la prosperità e il miglioramento del tenore di vita gravando le generazioni future con il debito era un sistema destinato a non funzionare sin dal principio.
Fino ad allora, una tempesta minaccerà direttamente la nostra stessa vita - oggi e domani. La combinazione Padroni dell'Universo/Washington non rinuncerà alla sua strategia volta a fare della Russia uno stato paria tagliato fuori dal commercio, dai trasferimenti finanziari, dal sistema bancario e dai mercati del credito occidentali, e pertanto soggetto a un cambiamento di regime.
Proseguendo lungo una tale strada, se tutto va secondo i piani, il loro obiettivo sarà (e chi se no?) la Cina. E Pechino lo sa. Nel frattempo, aspettiamoci un paio di bombe a scuotere l'UE fino alle fondamenta. Il tempo potrebbe esaurirsi: ma per l'Unione europea, non per la Russia. Tuttavia, la tendenza generale non risulterà alterata; l'Impero del Caos viene lentamente ma inesorabilmente sospinto fuori dell'Eurasia.


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Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.


25 dicembre 2014

La prima aggressione al Rublo è già fallita

di Giuseppe Masala.
da Megachip.

Per giorni e giorni gli analisti mainstream ci hanno inondato, dall’alto dei loro pulpiti televisivi e giornalistici, che la fine del “regime” russo era vicina. Secondo loro, i cosiddetti mercati finanziari avevano mostrato il pollice verso nei confronti di questa nazione destinata a rivedere i giorni della penuria dell’epoca di Boris Eltsin. I mercati – essi ci spiegavano – avevano emesso la loro sentenza e anche la Russia, come qualunque nazione al mondo, doveva chinare il capo di fronte alla loro divina volontà.

Tralasciando i dubbi e le perplessità su una simile strategia, ciò che lascia sbalorditi è che da alcuni giorni questa litania massmediatica sia completamente scomparsa: blackout. Perché? Dovremmo chiederlo ai giornalisti che prima parlavano e ora tacciono: secondo loro, il destino è già segnato oppure è successo qualcosa che forse è meglio nascondere? Qualcosa che confligge sia con la narrazione proposta nell'immediato (la Russia in crisi), sia con la metanarrazione di sempre, quella che deve vedere l’Aquila imperiale americana sempre trionfante nel mondo? 
 
Andiamo a verificare con il seguente grafico se è successo qualcosa degna di nota da quando è calato il blackout informativo sulla “crisi del Rublo”.
Come si può vedere, il Rublo ha recuperato il 30% del suo valore sull’Euro (e sostanzialmente il recupero è stato della stessa misura sul Dollaro). 

 
Cosa è successo di così importante da portare a un recupero altrettanto spettacolare rispetto all’attacco speculativo che aveva spinto la moneta russa nell’abisso? A leggere i giornali occidentali non è accaduto assolutamente nulla. Anzi ripetiamo, l’argomento è caduto in un oblio che sa di censura. 
 
Ma andando a verificare sui siti in lingua russa qualcosa di molto importante è invece accaduto (http://info-patriot.com/novosti/politika/kitay-podal-rossii-ruku-pomoshchi.html).

Come si sa le banche centrali della Russia e della Cina hanno firmato dei contratti (swap) per scambiarsi direttamente le loro valute senza l’intermediazione del Dollaro. Il tasso di cambio previsto da questi contratti era pari a 5,67 rubli per 1 yuan renminbi. Considerato che lo Yuan viene scambiato con le altre valute (Dollaro compreso) all’interno di una banda di oscillazione del 2% rispetto ad una parità centrale stabilita dalla Banca Centrale Cinese, si viene a creare una particolare situazione nella quale qualcuno (leggi la Russia) può vendere yuan (ottenuti al cambio stabilito dal contratto swap) in cambio di dollari e con questi ultimi acquistare rubli. Acquistando rubli ne aumenterebbe immediatamente il valore rispetto al Dollaro e ciò esporrebbe a enormi perdite coloro che hanno venduto rubli “allo scoperto” (senza possederli) sperando di riacquistarli successivamente e dunque confidando che si siano svalutati al fine di lucrare la differenza.

Insomma, per la Banca Centrale russa si aprirebbe grazie all’assist della PBoC (banca centrale cinese) la possibilità di effettuare un enorme operazione di “arbitraggio” (cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/arbitraggio_(Dizionario-di-Economia-e-Finanza) tale da esporre a enormi perdite coloro che speculavano contro il Rublo. Confermando il cambio sullo swap i cinesi hanno offerto un arbitraggio del 100% ai russi. Roba da far saltare tutti gli speculatori in un paio di giorni.

Che le cose siano andate sostanzialmente così è un ipotesi – credo - estremamente plausibile e la tesi viene rafforzata enormemente dall’assordante ed emblematico silenzio nella quale è caduta “la crisi del rublo” sui media mainstream. Silenzio talmente impenetrabile che i lettori più sprovveduti probabilmente non sanno nulla del recupero del Rublo rispetto al Dollaro e all’Euro e sono probabilmente convinti che i russi siano in preda ad una crisi isterica per l’impossibilità di comprare IPod e dove – addirittura - le classi meno abbienti stanno già patendo la fame per il rincaro delle derrate alimentari. 
 
Meglio stendere un velo pietoso su questa cappa di omertà che avvolge i media occidentali e che sempre più assomiglia ad una plumbea forma di censura.

Concentriamoci per un attimo sull’aspetto veramente importante di questa situazione: i mercati finanziari occidentali, che spesso hanno attaccato i paesi considerati non allineati con le posizioni dell’Impero, per la prima volta nella storia non sono riusciti a distruggere la moneta e di conseguenza l’economia del paese sotto attacco ma sono andati incontro ad una vera e propria Caporetto di portata storica. Ormai a comandare è quella che anche per l’FMI è diventata la prima economia del mondo: la Cina
 
Nel frattempo l’Aquila imperiale americana è rientrata un po’ malconcia nel suo nido, probabilmente a meditare vendetta.

Da constatare che però quest’aquila spennacchiata, per non veder smentita la metanarrazione che deve vederla sempre trionfante, ha dato l’ordine ai suoi corifei di propagandare l’ultima assurda balla: la crescita del suo Pil del 5%. Un PIL di cartapesta come i carri del Carnevale di Viareggio. 
 

9 aprile 2014

Mica furbo, 'sto Putin. La Putinomics è fessa



Pubblichiamo una riflessione irriverente e demolitoria sulle scelte economiche del presidente russo Vladimir Putin formulata da Mike Norman, investitore ed economista di scuola MMT (Modern Money Theory). Ai suoi occhi, di più folle rispetto alla politica monetaria ed energetica russa c'è solo la politica energetica degli Stati Uniti, che sull'onda delle nuove tecnologie estrattive (e ambientalmente distruttive) ridiventano esportatori di gas.  Ci riserviamo una nota di commento in coda all'articolo. Intanto, buona lettura.
__________________

di Mike Norman*.


Putin è così furbo come tutti pensano? Quel che sta facendo dimostra di NO!

Gli esperti e i media stanno concedendo ogni sorta di accreditamento a Putin per il fatto che ha fregato l’Occidente e si sta facendo beffe degli “avvertimenti” mentre avanza verso l’Ucraina senza il minimo segnale di esitazione.

Ma non stanno dando troppo credito a Putin? Questo tipo è davvero così astuto?

Primo, sappiamo che ha comprato oro come un pazzo due anni fa quando l’oro era vicino ai massimi di prezzo. La Russia è già uno dei più grandi produttori d’oro al mondo (se non il PIÙ grande), e pertanto perché mai sta facendo incetta d’oro? Da ciò che si sente raccontare, Putin credeva che il programma di acquisto asset finanziari della FED avrebbe indebolito il dollaro, così questo è il motivo dei suoi acquisti d’oro. In altre parole, stava operando sul mercato sulla base della stessa analisi errata di molti altri idioti.

Fesso.

Il prossimo punto è questo: se vuoi dimostrare quanto sei forte e vuoi dare mostra della tua indipendenza dall’Occidente perché agganci la tua valuta al dollaro? Il rublo è (blandamente) agganciato al dollaro (e anche all’euro). Oggi la banca centrale Russa ha aumentato i tassi di interesse per difendere questo ancoraggio. Fesso!

Tu sei Putin, tu ritieni che la Russia sia una grande potenza e che non possa essere comandata a bacchetta e che possa fare ciò che vuole. E di conseguenza tu “àncori” la tua valuta al dollaro? Seriamente???? Voglio dire… andiamo, Vlad.

Infine, il giovanotto crede di dover vendere il suo petrolio e gas per ottenere “entrate” dall’Occidente. La Russia ha un enorme, enorme, ENORME, vantaggio energetico sugli altri paesi. L’energia a buon prezzo è un valore inestimabile di questi tempi. Perché la esporti? È come la mossa idiota degli USA che esportano il proprio gas naturale, che sta solo conducendo a un aumento dei prezzi interni e a un’erosione di quel vantaggio iniziale. Fesso, fesso, fesso.

Se questo tizio volesse per davvero il potere, se capisse un pochino di economia, o avesse qualcuno nel suo team che capisse un poco di economia, lascerebbe fluttuare liberamente il rublo, bloccherebbe l’ancoraggio del rublo al dollaro, all’euro o a qualsiasi cosa e direbbe “vaffanculo” all’Occidente quando si presenta a richiedere esportazioni di petrolio. L’Occidente sarebbe in ginocchio in un battibaleno.

Per fortuna non lo capisce, il che significa che lascia sé stesso in balìa dei “guardiani” dei mercati finanziari e dei propri pensieri negativi.
La mia previsione: le truppe della Russia saranno fuori dall’Ucraina più rapidamente di quanto tempo impiegarono ad abbandonare la Georgia.



*Mike Norman,  è un investitore ed economista MMT

Traduzione a cura di ReteMMT.it.


NOTA di Pino Cabras per Megachip.

I ragionamenti di Mike Norman, sebbene sia un economista preziosamente eccentrico rispetto alle correnti dominanti dei sacerdoti dell'austerity criminale, sono comunque ragionamenti da economista:  in lui prevale lo stupore e quasi lo scandalo (nel suo caso sprezzante e divertito), quando assiste all'intimo e contraddittorio intreccio tra economia e politica.
In certi casi però siamo di fronte a una strategia di potere, non a un modello economico sbagliato. Ai piani alti del potere si prendono decisioni politiche, con strategie che possono raggiungere il risultato voluto a scapito dell'efficienza economicamente più razionale: quando si dice 'costi quel che costi'. Altrimenti non ci sarebbero le guerre, con i loro sacrifici umani e materiali di massa.
A chi cerca una soluzione al disastro non basta contrapporre contromisure tecniche (pur necessarie), di fatto considerando quelle decisioni politiche degli errori di economia politica. Esportare energia a prezzi in cui prevale l'effetto politico sarà economicamente idiota, ma serve a determinati disegni. Gli USA con il fracking e lo shale gas sembrano disposti a infliggere una devastazione ambientale senza precedenti al proprio paese e ai propri vassalli, il tutto per vincere una scommessa che potrà giocarsi solo nei pochissimi anni in cui quelle risorse saranno realmente disponibili, come pedine fondamentali da giocare nella scacchiera della nuova guerra fredda. Obiettivo? Mettere KO la Russia prima che la sua energia di lungo periodo la renda inespugnabile da un'America di nuovo a corto di risorse.
La Russia a sua volta giocherà con altre pedine in una scacchiera che rimane comune.
Lo scenario in cui l’Occidente «sarebbe in ginocchio in un battibaleno», come dice Norman, si chiama Apocalisse. Neanche a Putin conviene. A nessuno conviene. Ciò detto, qualsiasi riforma monetaria, in Russia come ovunque, farà bene a dare un ruolo alla MMT e a qualsiasi fioritura di pensiero economico razionale. La questione si pone ormai come un tema di sopravvivenza per centinaia di milioni di individui, intere nazioni e classi sociali che rischiano di essere travolte dal moltiplicarsi degli shock e degli esperimenti finanziari delle élites.