3 maggio 2017
Kill The Children
7 luglio 2016
Tony Blair a George W. Bush: 'Io sarò con te, in qualsiasi caso'
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.
3 maggio 2010
L'uomo nell'ombra di Polanski
Il paragone tra il personaggio nel film di Roman Polanski e l'ex premier britannico Tony Blair.
di Gilad Atzmon - middle-east-online.com.
Londra - È un po' sconcertante che il regista Roman Polanski, che è riuscito a sottrarsi alla giustizia per più di tre decenni, abbia deciso di fare un film che racconta di un premier britannico caduto in disgrazia nel suo tentativo di sfuggire al Tribunale per i crimini di guerra dell'Aja.
L’ultimo film di Polanski è basato su un bestseller di Robert Harris (The Ghost). Racconta la storia dell'«immaginario» ex primo ministro britannico Adam Lang (Pierce Brosnan) il quale, un tempo molto popolare, è ora totalmente disprezzato. Lang è in esilio negli Stati Uniti con sua moglie Ruth (Olivia Williams). Teme l'estradizione al Tribunale dell'Aja.
Il protagonista principale, che trascina il film dall'inizio alla fine, è un ghostwriter (Ewan McGregor). Viene assunto da un editore per scrivere la biografia di Lang in seguito alla misteriosa morte del precedente ghostwriter di Lang. Il neoassunto scopre presto che con i Lang c’è del marcio. I Lang, si scopre, stavano lavorando per la CIA.
La somiglianza tra Adam Lang e Tony Blair è più che evidente. Adam Lang è un bell’uomo dai capelli scuri, è atletico, è affascinante, è alla mano, è un criminale di guerra ma è anche vulnerabile, si travolge facilmente. Il film affronta il capitolo più devastante nella storia recente, la trasformazione della democrazia liberale anglo-americana in una macchina per uccidere, alimentato da pathos e rettitudine, un capitolo che la società britannica non è ancora abbastanza matura da affrontare. Ancora una volta, sono le menti artistiche e creative, come quelle di Harris e Polanski, a impegnarsi con le domande sui cui l'indagine Chilcot non si soffermerebbe mai.
Finora, ogni tentativo convenzionale di delineare una versione razionale o logica che spiegasse i tratti salienti che stavano dietro il comportamento di Tony Blair dal 2002 in poi è fallito miseramente. Blair ha lanciato una guerra illegale basata su un dossier menzognero. Ha portato il Paese in un conflitto nonostante una certa seria opposizione fra le forze armate, l'intelligence, il governo, il partito laburista, i media e l'opinione pubblica. Durante questo processo Blair si produsse in alcune forti pressioni nei confronti di funzionari dell’intelligence ed esperti legali per far approvare la sua agenda letale. Blair era strettamente allacciato a certi finanziatori e sostenitori all'interno dei media. Non è affatto chiaro perché l'abbia fatto.
I blairiani forniscono due spiegazioni che dovrebbero suggerire una motivazione razionale dietro le guerre di Blair. Si presenta Blair come un cristiano devoto. Tuttavia, assassinare un milione e mezzo di iracheni in nome di Dio non funzionerebbe nel XXI secolo. Inoltre, una nazione che aveva votato il partito laburista non era lì per lì necessariamente lieta di scoprire che questo andava a finire con un crociato messianico. L'altra spiegazione blairiana parla di «interventismo morale». Questa “torsione dialettica” particolare è ampiamente promossa da esponenti della destra nei ranghi dei media britannici e del mondo accademico. Eppure, dare avvio a una guerra di destra e commettere un genocidio in nome della “morale” è una scusa ancora più imbarazzante che usare Dio. Evidentemente, non c'è narrazione patriottica che giustifichi le politiche e i crimini di Blair. Chiaramente la mancanza di qualsiasi motivazione politica sincera ha portato all'invenzione di Adam Lang, una pedina della CIA americana collocata nel cuore della politica britannica.
Per quanto Lang somigli a Blair, si può ancora notare che Adam Lang manca di alcune figure chiave che sono stati associate alla leadership di Blair. Adam Lang opera senza un sostenitore "Lord Bancomat" o un "amico di Israele" che risolva le cose. Soffre anche dalla mancanza di un ossequioso esperto legale, qualcuno che possa ricordarci "Lord Luce Verde". Né vi è una menzione dei Paul Wolfowitz o dei Richard Perle. Abbastanza interessante, non una sola parola sugli appassionati di destra all'interno del media britannici si riscontra nel film. Credo che ci sia un limite a ciò che possiamo aspettarci da Polanski, un genio del cinema che ha dato alla luce «Il pianista».
Ne «L’uomo nell’ombra» di Polanski non sono i pro-sionisti a dirigere lo spettacolo e trascinarci in una guerra dopo l'altra, sono in realtà la CIA e la moglie di Adam, Ruth, a condurre il tutto. Nell’universo cinematografico di Polanski, Adam Lang è solo un burattino, un attore affascinante ancora ingenuo che viene dall’università di Cambridge, reclutato da un'agenzia di intelligence straniera. Lang stesso potrebbe non riuscire a capire in cosa consistesse il suo ruolo. È innocente e può essere perfino una vittima. Nel film di Polanski Adam Lang è quasi una figura tragica, un narcisista patetico sfruttato da forze del male.
Questa interpretazione può aiutarci a capire perché Polanski, che è attualmente in lotta contro un ordine di estradizione verso gli Stati Uniti per una violenza sessuale commessa molti anni fa, ha scelto di fare un film su un criminale di guerra ex leader di caratura mondiale in fuga. La vera storia, Polanski potrebbe volerci far credere, è leggermente più complicata di quanto appare.
Questa presentazione di Adam Lang come una vittima sta ovviamente lì per troncare la somiglianza con Tony Blair. Lascia Adam Lang, la figura tragica, in un territorio immaginario inviolato, ma ci lascia anche con un compito incompleto. Sia che Blair fosse un agente della CIA, sotto ricatto, un cristiano devoto o un interventista morale dobbiamo ancora fare in modo che sia consegnato tutto intero a L'Aia per affrontare la giustizia. Lo dobbiamo ai milioni che hanno perso la vita in nome della sua ideologia fasulla.
Fonte: http://www.middle-east-online.com/english/?id=38581.
3 febbraio 2010
Il ventriloquo e il pupazzo
di Giulietto Chiesa - da Megachip.
Lezioni non ne ha imparata nessuna. E se è apparso così tracotante e sicuro è perché si sente coperto dai poteri forti del mondo che hanno promosso la Guerra Finale (stavo per dire Infinita). Se Obama ha dato un'occhiata al Tony Blair sotto inchiesta a Londra, deve avere provato qualche brivido alla schiena.
A meno che anche lui sia parte integrante del gioco, il Blair che afferma con sicurezza che la guerra irachena fu giusta (nonostante tutti sappiano che fu inventata da Bush e da lui) deve avergli fatto sentire più forti gli spifferi che, dal Pentagono, arrivano fin sotto il suo letto.
“Apparizione di un fantasma”, ha scritto Simon Jenkins sul Guardian riferendosi a Blair. Ma fantasma minaccioso. Non perchè sia ancora potente: non lo è più, è finito. Ma perchè è il pupazzo di un ventriloquo che progetta altre imprese.
Tutte le cose dette dal Blair sono leggibili come anticipazioni e minacce. Non c'è nessuna verità da cercare: a loro non occorre nemmeno mentire. Affermano il falso irridendo a chi grida al falso.
Non ci fu errore, sghignazza il pupazzo, lo rifarei anche oggi. Lo rifaremo con l'Iran, tra poco. Lo rifaranno, infatti.
Il pupazzo può parlare così perchè ha di fronte inquirenti che guardano sopra le sue spalle e vedono il ventriloquo. Per questo lo temono; per questo non faranno troppe domande e lo lasceranno andare via con la camicia immacolata, senza un goccio di sudore.
E poi Sir John Chilcot ha forse inzuppato i suoi piedi nel sangue degli ospedali di Baghdad? E, come ha scritto Robert Fisk, sull'Independent, come avrebbero potuto starci, nella piccola sala del Queen Elizabeth II Conference Centre le 600 mila anime di iracheni uccisi, e quelle dei 200 soldati britannici morti nella guerra di Tony?
Chissà se l'inchiesta si spingerà fino alla morte di David Kelly, colui che rivelò per primo le bugie di Blair. Lord Hutton, l'inquirente fulmineamente nominato da Blair il bugiardo, ha secretato il tutto per 70 anni. Saremo morti tutti quando la verità riemergerà.
Ma Norman Baker, un giornalista del Guardian, ha fatto un'inchiesta parallela e ha scoperto che Kelly non poteva suicidarsi. Qualcuno l'ha ucciso. Almeno una domanda su questo gliela vogliamo fare a Tony the Liar?
24 dicembre 2009
La UE prende posizione: Israele deve fermarsi
di Pino Cabras - da Megachip.
Quasi alla vigilia dell'anniversario della strage di Gaza, una figura istituzionale nuova e importante ha parlato. Nessun rilievo presso i media più forti, almeno in Italia. Eppure i primi passi dell'Alto rappresentante per la politica estera e di difesa dell'Unione europea, Lady Catherine Ashton, sarebbero stati interessanti, per capire, per giudicare.
Il fatto è che la Ashton ha espresso una posizione dura verso Israele, che continua a imprigionare Gaza. Ma la donna politica britannica ha esteso la sua critica anche al Muro di separazione e alle continue espulsioni delle famiglie palestinesi dalle loro abitazioni a Geruslemme Est, nonché alla politica di colonizzazione.
Ashton, a nome della UE, ha ricordato che «Gerusalemme Est è un territorio occupato, unitamente alla Cisgiordania», il che implica l'obbligo di rispettare convenzioni internazionali che stabiliscono precise responsabilità in capo all’occupante nei confronti della popolazione soggetta all'occupazione. Tanto più forte e rilevante è apparsa la presa di posizione della laburista britannica, quanto più sbucciava come una banana il compagno di partito Tony Blair, che ricopre il ruolo di inviato speciale del «Quartetto» (UE, USA, ONU e Russia), la debole camera di compensazione diplomatica sul conflitto israelo-palestinese.
«Ho ricordato personalmente a Tony Blair che il Quartetto deve dimostrare di valere i soldi che costa, e che può essere rafforzato». Dopo anni in cui l'Europa ha taciuto, alla prima occasione, la prima persona che assume la carica di ministro degli Esteri europeo ha riaffermato la posizione che precedeva il silenzio, dieci anni orsono: soluzione a due stati, Gerusalemme capitale condivisa, confini stabiliti decenni fa dalle Nazioni Unite.
La cosa non è piaciuta affatto al governo d'Israele e a significativi esponenti di spicco della società israeliana. Portavoce politici, ministri, propagandisti, giornalisti si sono lamentati con forza. Compreso il ministro degli Esteri Avigdor Liberman, notoriamente un oltranzista e un falco.
Lady Ashton è stata presentata come un'aristocratica razzista e antisemita, a dispetto di anni e anni di sua militanza per i diritti umani. Eppure quelle della Ashton non erano opinioni personali, ma la posizione ufficiale della UE. Gli ultrà filo-israeliani - a Gerusalemme e nel mondo - hanno invece spinto per la personalizzazione. Sorte simile era toccata anche al presidente USA, Barack Obama, quando aveva blandamente richiesto di congelare i nuovi insediamenti. E' stato irriso a parole e nei fatti. Business as usual, come ai tempi di Bush: gli anni d'oro per il Sionismo Reale, che ha potuto devastare il Libano, fare di Gaza una prigione e un tiro al bersaglio, aumentare i coloni in Cisgiordania da poche migliaia a mezzo milione, creare un sistema di muri, checkpoint, autostrade riservate, leggi razziali. Negli anni di Bush si è perfezionato un sistema spesso paragonato, per difetto, all'apartheid sudafricano.
La strage di Gaza (operazione Piombo Fuso) nacque anche da motivazioni e spinte elettoralistiche. Un primo ministro screditato, Ehud Olmert, e una ministra ambiziosa ma in calo di consensi, Tzipi Livni, contando su un nuovo diffuso senso comune nazionalistico che approvava massicciamente la guerra, cercarono di portarsi avanti il lavoro. Gli fu lo stesso preferita l'estrema destra.
L'uso del fosforo bianco, dei DIME, così come le crudeli pratiche belliche inflitte a una popolazione tenuta in sostanziale stato di detenzione, erano un crimine di guerra, evidente anche prima che la commissione ONU guidata da Richard Goldstone concludesse in tal senso.
Una simile verità è inaccetabile per Israele, che rigetta in toto il rapporto della commissione e rifiuta altre indagini. Anche dopo che la fase intensa dell'operazione Piombo Fuso si era conclusa, Israele ha continuato a vietare a Gaza l'ingresso di materiali che ne consentissero la ricostruzione. L'assedio continua tuttora. Include beni e servizi essenziali e strangola l'economia.
L'obiettivo di disarticolare Hamas si è dimostrato peraltro irrealistico.
Le concessioni ora prospettate da Israele potrebbero accontentare però solo un'entità governativa palestinese collaborazionista. Nemmeno gli screditatissimi esponenti dell'Autorità Nazionale Palestinese arrivano a tanto.
Senza Bush, mentre Obama tace, l'Unione Europea ha così qualcosa da dire sul rispetto dei diritti umani e dei trattati violati dalla potenza occupante. E lo fa criticando il principale alleato europeo di George W. Bush, quel Tony Blair che pure aveva puntato a diventare il presidente della UE, lui, complice di troppe guerre e troppo sbagliate, per poter godere ancora di una qualche fiducia, perfino nel suo partito, il Labour.
8 giugno 2009
Elezioni Europee, dopo il Novecento
di Pino Cabras - da «Megachip»
Il voto europeo del 2009 è stato segnato dalle pesanti sconfitte subite dai partiti che hanno ereditato gli insediamenti della sinistra del Novecento. Lo smottamento elettorale è avvenuto nel pieno di una grande crisi economica e finanziaria che pure coincide con il tracollo del neoliberismo. Il punto forse è proprio questo. La sinistra “novecentesca” europea a un certo punto è stata cooptata come interprete terminale del neoliberismo.
Succede così. Quando Margareth Thatcher si ripresenta con il sorriso di Tony Blair. Quando la Spd dà colpi al “modello renano”. Quando l’Ulivo fa del riformismo debole. Quando l’allargamento europeo vede tanta sinistra che vuol fare l’americana. Quando Zapatero si affida a una bolla speculativa. Quando molta sinistra francese slitta verso Sarkozy.
Poi al Blair delle vacche grasse subentra il Brown delle vacche magre, a Schröder succede una sinistra subalterna, il riformismo debole ulivista viene rimpiazzato dall’afasia del PD, l’Europa dell’Est crolla economicamente, la bolla spagnola scoppia in pochi mesi.
Quel che rimane della sinistra del Novecento non ha più le parole per interpretare i fatti, né gli insediamenti sociali di un tempo, né i luoghi per riflettere, pensare, comunicare un progetto. Risultato: i conservatori sfruttano un “riflesso d’ordine” sufficiente a ricompattarli. I partiti novecenteschi della sinistra o le loro evoluzioni sono al minimo storico. Qui e lì esplodono forme di creatività politica in forte crescita ma fortemente minoritarie e disperse, ben lontane da un qualche consolidamento (come interpretare il 16% dei verdi francesi?). Qui e lì esplodono anche i movimenti che vogliono una società più cattiva, un’Europa chiusa e xenofoba, altrettante riserve di spietatezza che vuol farsi istituzione per quando la grande crisi morderà ancora di più. Cos’è la sparuta retorica operaia della nostra sinistra-sinistra senza quorum di fronte all’ondata di voti operai nel Nord italiano per la Lega partito di massa?
Berlusconi non sfonda, titola «la Repubblica». È vero, forse il suo risultato non è stato tale da accelerare le condizioni di una dittatura senza ostacoli. Tuttavia emerge la continuità ancora inscalfibile di un blocco politico e sociale che non ha avversari organizzati né progetti alternativi.
Serviranno alleanze nuove e capacità di interpretare la crisi, occorrerà la voglia di ritessere una fitta trama di rapporti sociali, servirà un’agenda politica che sia davvero alternativa e aperta, senza nostalgie per i simboli del XX secolo. E servirà una cura particolare per il sistema della comunicazione nel quale si rinsaldano i valori guida. Le prove da affrontare saranno presto tremende.








