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2 settembre 2014

Guerra: c’è chi è pronto e chi no


di Pino Cabras.

Consiglio a tutti i lettori la visione della conferenza stampa tenuta il 24 agosto scorso dai capi dei territori ribelli dell’Ucraina orientale. Per chi vorrà capire davvero chi è pronto alla guerra e chi non lo è, sarà una mezz’ora ben spesa.

http://www.pandoratv.it/?p=1757
Il video di Pandora TV riporta l'intera conferenza stampa di Aleksandr V. Zakharchenko, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Nazionale del Donetsk, tenutasi il 24 agosto 2014 nel pieno dell'offensiva delle forze armate ribelli, che hanno sbaragliato le meglio armate e più numerose forze armate del governo di Kiev.

Sarà l'Ucraina, sarà il richiamo bellico dell'anno quattordici, sarà che ormai le dichiarazioni di molti politici europei già annunciano la carneficina all'orizzonte, sarà a causa di tutto questo che si stanno moltiplicando ogni giorno le nuove evocazioni di una guerra mondiale, mentre cresce per molti una sensazione di pericolo.

Evocare è facile, ma essere davvero pronti all’anticamera dell’Apocalisse è un’altra cosa.

Non sono certo pronti i popoli europei: vivono in una bolla televisiva che fa loro sperare di essere ancora a lungo i consumatori che sono stati negli ultimi decenni. La cuccagna non è stata ancora smontata, perciò il ricordo dell’ultima guerra mondiale rimane annacquato. Gli europei medi non riescono più a immaginare la guerra come catastrofe. I telegiornali e i grandi quotidiani li ammaestrano all'isteria bellica, alla propaganda più sfacciata, alla russofobia, questo sì. Ma occultano l'idea che la distruzione possa entrare nelle loro case o sommergere intere coorti dei loro figli.
Nessun europeo medio ha saputo cosa è accaduto in Ucraina negli ultimi sei mesi, dal golpe in poi. Tanto meno sa cosa c'era prima. Né sa che il governo di Kiev ha martoriato la popolazione civile delle regioni orientali. L’europeo medio ignora gli interessi predatori di quei capitalisti mafiosi che vorrebbero svuotare quelle regioni dei loro abitanti russofoni. Ignora che le forze di sicurezza ucraine sono in mano ad avventurieri imbevuti di ideologie naziste. Non sa nulla della Russia. Non sa nulla di nulla, e si ritroverà nella guerra vasta che annuncia il neopresidente polacco del Consiglio europeo, Donald Tusk (un burattino atlantista), e peggio di lui il ministro della difesa ucraino Gheletei, senza sapere ancora nulla.

Chi è pronto, allora?
In teoria si è già apparecchiato Tusk; è ormai pronto il regime dell'Unione europea; è già scalpitante il primo ministro britannico Cameron (vista la sicumera con cui costoro lanciano sanzioni e annunciano forze d’intervento NATO).
Sono tutti pronti, così come era pronta anche la giunta ucraina: ma in modo totalmente irresponsabile, con una tragica incapacità di valutare gli interessi dei russi e - di questi - la determinazione (cioè una prontezza reale) a pagare e infliggere il prezzo di una guerra vera.

Quel che accade ora in Ucraina spiega la dimensione di queste diverse “prontezze”.

Da un lato abbiamo i popoli occidentali anestetizzati dai loro media e che non hanno alcuna misura dei fatti, e abbiamo altresì il popolo ucraino che si sorprende di dover subire una disfatta (in Italia si direbbe una Caporetto), come nel caso delle mamme e sorelle disperate che chiedono conto delle notizie di una brigata di 4700 uomini, di cui sono tornati con le proprie gambe in appena 83. Hanno appena riscoperto il concetto di “carne da cannone”. Sono le avanguardie delle mamme che ripeteranno la scena in tante altre lingue, anche da noi, nelle capitali in bancarotta dell’Europa ai comandi di Bruxelles e Francoforte.


Dall’altro lato abbiamo i militari del Donbass che vediamo nella conferenza stampa che vi esponiamo. Colpisce la sicurezza e l’agghiacciante autorevolezza – in un dosaggio di gravitas e brutale ironia - con cui questi partigiani dei nostri giorni parlano di migliaia di vittime di guerra.

La gravitas:
«Per alcuni, forse questa sarà una terribile notizia: Ci sono ancora diverse centinaia di soldati delle forze armate dell'esercito ucraino presso Panovka, Saur-Mohyla, che risultano dispersi. Le famiglie ricevono lettere che li dichiarano "dispersi in azione". In realtà sono morti. Le autorità di Kiev lo fanno apposta. Centinaia e migliaia di morti in qualche decina di tombe. Lo annuncio ufficialmente. Ognuno sappia che se hai ricevuto una lettera che lo definisce "disperso in azione", allora molto probabilmente, tuo marito, fratello o figlio è stato ucciso».
L’ironia:
«Purtroppo, cari giornalisti, l'Occidente cerca di invaderci con una frequenza di 30-50 anni. Cioè, ogni 30-50 anni la civiltà occidentale cerca di imporci la sua opinione e il suo modo di vivere. La prima guerra mondiale, la Grande guerra patriottica, la guerra di Crimea prima ancora, e così via nelle profondità della storia. Come risultato, l’Occidente tradizionalmente ottiene la caduta di Berlino, Parigi, ecc. [...] L'Occidente arriva ogni 30-50 anni per ottenere ciò che si merita. Ora nel 2014, sono un po’ in ritardo.»
O anche, in risposta al giornalista che chiede “Perché avete deciso di far sfilare i prigionieri di guerra?”:  
«Kiev aveva detto che avrebbero marciato in parata a Donetsk il giorno 24. E così han fatto».
Purtroppo l’esordio di Federica Mogherini, appena eletta Alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, non poteva essere più desolante: «Se non esiste più un partenariato strategico – dichiara la nuova Lady Pesc - è per scelta di Mosca». Ovvero: nessuna autocritica ai piani alti dell’Ovest, non si ascoltano più le voci sagge che chiedono di fermarsi a riflettere.
Ecco, Mogherini non è pronta. Fa interamente sua tutta l’eredità della NATO e della UE in questi anni di crisi internazionali, destabilizzazioni, aggressioni ed escalation: cioè un bilancio disastroso e criminale, dall’Iraq all’Afghanistan al dossier libico, alla Siria, e ora all’Ucraina. Il rendiconto consisterebbe in un caos funesto interamente imputabile alla lunga “guerra infinita” scatenata dalle capitali dell’atlantismo.
Su «The Times» del 26 agosto 2008, subito dopo la guerra dell’Ossetia del Sud, venne ricordato che 
«Lord Salisbury, ministro degli esteri e Primo Ministro ai tempi dell'Impero Britannico, irradiò un potere globale immenso; il che non significa che amasse giocare con questo potere. Di fronte a proposte di scelte politiche britanniche che riteneva in grado di danneggiare profondamente gli interessi di altre grandi potenze, Salisbury avrebbe guardato i suoi colleghi negli occhi chiedendo semplicemente: “siete davvero pronti a combattere? Altrimenti, non imbarcatevi in questa politica”.»
Nell’Europa politicamente desertificata dall’obbedienza alla NATO si continua ad agire come se la Russia fosse ancora oggi lo Stato esausto degli anni novanta su cui si muoveva etilicamente Boris Eltsin e sul cui collo si stringeva il capestro del Fondo Monetario Internazionale. La situazione è completamente diversa, eppure si va lo stesso allo scontro. O si va proprio per questo, nel momento in cui i BRICS picconano il Dollar Standard. E gli USA non possono accettare un mondo multipolare in cui il dollaro non sia l'architrave.

«Siete davvero pronti a combattere?», è la domanda giusta, quella che non vi hanno ancora fatto.

Sappiate dunque la risposta, che potete udire dai due comandanti militari del video, ossia da chi ha preso le misure della guerra:
«Diremo a chiunque venga a farci del male sul nostro territorio: ci batteremo con le unghie e con i denti per la nostra Patria. Kiev e l'Occidente hanno fatto un grosso sbaglio a risvegliarci. Noi siamo gente laboriosa. Mentre altri saltavano a Maidan per 300 grivne, la nostra gente era giù in miniera a estrarre carbone, a fondere metallo e a seminare le colture. Nessuno di noi ha avuto il tempo di saltare, eravamo impegnati a lavorare. Quando un tizio che appena ieri lavorava con un martello pneumatico o guidava una mietitrebbia, oggi si trovi a stare dietro al volante di un carro armato o di un Grad, o a raccogliere un mitra, la linea è stata passata e non lo potete più fermare. Quello che ha dovuto lasciare il proprio lavoro sa che combatterà fino alla fine e fino al suo ultimo respiro. Potete dirlo in giro: non svegliate la bestia. Non fatelo, davvero. Finché c’è ancora la possibilità, lasciate che le madri risparmino i propri figli.»
Questa è la risposta di chi è attaccato dall’Occidente. Ma anche tutti noi siamo attaccati dall’Occidente - o meglio: dal suo ponte di comando che ci vuole poveri e in guerra – e perciò una risposta dovremo darla anche noi, cittadini in pericolo, con un nuovo grande Movimento per la pace che sappia scegliersi la parte. Il momento è adesso.

19 agosto 2014

Commercio mondiale: il Ttip e la lotta di classe al contrario

di Enrico Lobina.

Ttip sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè per Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti. Si tratta di un trattato su libero scambio ed investimenti che Stati Uniti (Usa) ed Unione Europea (Ue) stanno negoziando. In segreto. Peccato che tocchi tutti gli aspetti della vita sociale, economica e culturale della nostra terra.

Tra gli anni novanta ed i duemila un vasto movimento (i “no-global“) si opposero ai negoziati portati avanti dalla Omc (Organizzazione Mondiale del Mercato), che avevano come scopo di eliminare non solamente tariffe doganali, bensì la possibilità per piccoli Stati e lavoratori di difendersi dalla concorrenza selvaggia e dai voleri delle multinazionali.
Grazie ad un vasto movimento di popolo (ricordate Genova 2001?), e ad una chiara azione dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), spalleggiati dai paesi non-allineati, i negoziati fallirono. Gli Usa e la Ue ripiegarono su trattati bilaterali. Ora è venuto il momento del trattato tra i due giganti del neoliberismo, che dovrebbe essere concluso entro il 2015.
C’è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e della trasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l’opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l’eliminazione delle “barriere normative” che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.
Cosa significa “barriere normative”? Vediamo qualche esempio.
La società francese Veolia, che ha in gestione lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria, in Egitto, ha fatto causa allo stato egiziano perché ha aumentato i salari del settore pubblico e privato al tasso d’inflazione, e questo ha compresso i propri margini di profitto. Per “barriere normative” s’intende anche questo. Con le misure proposte dal Ttip per la protezione degli investitori qualsiasi peggioramento (per l’investitore) delle condizioni contrattuali può dar luogo a richieste di risarcimento. Il meccanismo, se entrasse in funzione, avrebbe una forza dirompente dal punto di vista delle aspettative e delle azioni governative. Chi più si azzarderebbe ad aumentare i salari?
Nel caso vi sia una diatriba tra lo stato ed una multinazionale, questa non sarà costretta a rivolgersi ai tribunali dello stato nazionale (sono di parte!), bensì ad un arbitrato internazionale, in cui uno degli arbitri è scelto dalla multinazionale, uno dallo stato ed il terzo congiuntamente. Peccato che questi arbitri siano una cinquantina in tutto!
Questo meccanismo è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement), ed è fortemente voluto dagli Usa. Sta incontrando una crescente resistenza a Bruxelles, però non è chiaro se nei negoziati ancora se ne sta parlando e se lo si sta prevedendo. Ma anche senza Isds, per gli agricoltori ed i piccoli e medi imprenditori europei, insieme a tutti i lavoratori, il Ttip sarebbe un disastro.
Gli agricoltori, e tutti coloro che hanno a cuore la propria alimentazione, sappiano che Ttip significa “deregolamentazione della sicurezza alimentare”. Con l’eliminazione delle normative europee sulla sicurezza alimentare (le famose “barriere normative”) entreranno gli Ogn (Organismi Geneticamente Modificati) e, più in generale, verrà meno il “principio di precauzione” europeo.
Per quanto riguarda l’ambiente, il principio è lo stesso. Oltre ad indebolire le normative fondamentali sull’ambiente, che dovranno allinearsi a quelle Usa, vi sarà un’inversione dell’onere della prova nel settore chimico: “Non inquino fin quando tu, Stato, non lo dimostri”. Ora, in Europa, è il contrario: è l’industria che deve dimostrare che non si inquina.
Questo e molto altro è il Ttip. A fronte di una crescita nulla in seguito a questo trattato, sappiamo però che lavoreremo peggio, che mangeremo cibi meno sani e vivremo in un ambiente meno pulito. Tutto ciò per favorire qualche miliardario, che miliardario lo era anche prima. La lotta di classe al contrario, insomma.



ARTICOLI CORRELATI su Megachip:


Inoltre, su PANDORA TV:
http://www.pandoratv.it/?p=1462
Intervista a Mariangela Rosolen di ActUp Torino

12 maggio 2014

La verità sull'Ucraina, intervista a Pino Cabras

Riporto l'intervista rilasciata a Magazine Donna sulla crisi Ucraina.

Intervista di Valeria Gatopoulos a Pino Cabras.
da MagazineDonna.it.


1. Ucraina: come definirebbe in poche righe quello che sta accadendo?
È la crisi internazionale più pericolosa degli ultimi cinquant’anni, paragonabile per portata alla crisi dei missili di Cuba nel 1962. Il terremoto del sistema politico ucraino avviene lungo una delle “linee di faglia” del confronto strategico planetario, durante un momento in cui gli Stati Uniti – che non accettano un mondo multipolare – vorrebbero spegnere la potenza russa riemersa dopo le sue umiliazioni post-sovietiche.


2. Ci troviamo di fronte ad uno degli estremi atti della Guerra Fredda oppure c’è il rischio effettivo di un nuovo conflitto mondiale?

La Guerra Fredda è durata molti decenni e ha plasmato il modo di ragionare e di agire delle classi dirigenti di tanti paesi, e quella visione del mondo rimane in Occidente nella testa di influenti accademici, generali, editori, giornalisti, nonostante l’Unione Sovietica non ci sia più dal 1991. Possiamo dire che molti pilastri della Guerra Fredda restano ancora in piedi anche in un paesaggio profondamente cambiato, tanto è vero che la NATO non è stata smantellata, bensì estesa. Rispetto ai tempi della prima Guerra Fredda e rispetto al primo decennio post-sovietico, l’Occidente sta compiendo però un grave errore di valutazione, che – se non verrà corretto – potrebbe portare il mondo alla catastrofe. Il mondo atlantista non potrà più prendere decisioni con implicazioni militari nei confronti di Mosca con l’illusione che d’ora in poi non abbiano un prezzo salatissimo da pagare, da subito. Si è già consumato tutto il tempo di un colossale abbaglio, ma dobbiamo capirlo al più presto se non vogliamo precipitare nella più grande catastrofe del nostro secolo. La Russia, dopo l’allargamento della NATO a Est, non ha più terreno da cedere. Per difendere questa posizione metterà in campo tutto il suo potenziale, con la massima determinazione. Dobbiamo sapere che ci siamo ormai affacciati a una finestra da cui si vedono già in volo i bombardieri nucleari.(di seguito il video) Il dramma – anche in Italia – è che non abbiamo ministri che capiscano la posta in gioco. I ministri degli esteri e della difesa nostrani agiscono come figuranti di un paese a sovranità zero.



3. Le sanzioni alla Russia che effetto sortiranno in realtà?

Potrebbero innescare una serie di scambi di colpi reciproci. Non sarebbero indolori per nessuno, perché il mondo è ora più interdipendente e c’è una forte complementarità fra l’economia europea e quella russa, specie per le forniture energetiche. La Russia è la sola entità in grado di fornire per decenni il gas di cui l’Europa ha bisogno per organizzare la sua graduale e auspicabile transizione verso un nuovo sistema energetico. Per contro, la Russia ha interesse a diversificare la sua economia interagendo con le altre potenze industrializzate. Lo schema delle sanzioni, altre volte applicato a piccoli paesi, non potrà funzionare allo stesso modo con la Russia, un territorio sconfinato entro il quale si trovano le più grandi riserve di energia fossile, in tutte le sue componenti, nonché di materie prime dell’intera tavola periodica di Mendeleev, di cui il pianeta sia dotato.
Ma anche quel che a Ovest verrebbe chiamato “capitale umano” in Russia è imponente, con un evidente spessore della sua intelligencija tecnologica. Il sistema sovietico è sì crollato, ma gli è sopravvissuta una cultura media del paese elevatissima, ereditata dal precedente sistema. Il livello delle università russe, dei politecnici, dei centri di ricerca, dell’Accademia delle Scienze, per decenni impegnati in una dura competizione per la parità strategica con gli USA, ha generato un ceto scientifico e tecnologico di straordinario valore. Aggiungo anche un altro fatto: mentre negli anni novanta la Russia annegava nei debiti e si faceva imporre un’austerity criminale dall’FMI, oggi è un super-creditore, un partner finanziario non remissivo. Il contrario della condizione italiana, per dirne una.

4.Quali sono, ad oggi, gli interventi effettivi degli Stati Uniti all’interno del territorio ucraino?
Registriamo sia una presenza di lunga data (costruita con enormi risorse economiche, miliardi di dollari spesi negli ultimi vent’anni), sia una presenza recente legata alla contingenza dell’attuale crisi. La prima presenza è consistita in un lungo lavoro egemonico rivolto dagli USA alle componenti più influenti delle classi dirigenti diffuse (politici, media, militari, professori universitari): persino la più insignificante borsa di studio con fondi americani era l’ingranaggio di un rodato sistema che fidelizzava, atlantizzava, dollarizzava i vari livelli delle classi dirigenti ucraine. Tutto il mondo ha potuto sentire le parole di Victoria Nuland, assistente segretario di stato per gli affari europei e euroasiatici del Dipartimento di Stato USA (nonché moglie di Robert Kagan, uno dei più eminenti neocon di Washington): «abbiamo investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita». La seconda presenza USA in Ucraina, quella dell’oggi, è segnata da tre componenti intrecciate: una massiccia partecipazione della CIA (perfino con frequenti visite del suo capo John Brennan); un intenso lavoro di addestratori militari che guidano la riorganizzazione degli apparati repressivi con un inquadramento delle nelle forze di sicurezza ufficiali delle squadre paramilitari dei partiti di ispirazione nazista, e infine gruppi di mercenari appartenenti a imprese private (contractors), come la Greystone (una ex affiliata alla Xe, ossia la famigerata Blackwater).

Il resto dell'intervista è suddiviso in altre due parti:
- SECONDA PARTE;

- TERZA PARTE.


10 marzo 2014

Manifestu pro una Europa Noa


Pubricamus inoe in sardu su “Manifestu pro s'Europa Noa”, unu documentu iscritu dae unu grupu de traballu de ALTERNATIVA (laboratoriu politicu fundau dae Giulietto Chiesa) e apertu a su contributu de intelletuales bennius de esperientzias politicas e parabulas professionales diferentes. Custu Manifestu est istau presentau su 17 lampadas 2013 in Bruxelles a su Parlamentu Europeu, durante unu atobiu internatzionale promoviu dae grupus politicus diferentes, comente primu passu pro una Europa noa contras de s'Europa de sa troika. A dies at a essere pubricau in sardu fintzas in: www.manifestonuovaeuropa.it.


S'iscenariu
Unu club planetariu cund'unu sulidu totalitariu est destruende s'Europa de is populus, sa vida nostra, sa democratzia nostra, sa libertade nostra.
Su tempus benidore nostru est in perigulu.
A pagu a pagu, chentza nos si nde rendere contu, nos ant cunsignau a is manus de una oligarchia chentza patria e chentza anima, mantesa a paris solu dae su dilliriu de onnipotentzia chi benit dae su possessu de su dinare infiniu chi creat issa.
Is chi nos han giutu a custu isperrumu sunt is tzeraccus de is “meres universales”: is meres chi istant a su cabu urtimu de is atziones de is bancas, fundus e corporations internatzionales, pessones chi nissunu de nois connoschet, chi nemus ha votau mai, ma chi si faent a mere de is vidas nostras. Issus, sustentaus dae parlamentus elegidus cunforma a sa lè, ma pro sa veridade seperaus dae gente prus in artu, ant cunsignau su podere politicu e economicu – chi unu tempus fiat a manus de is Istadus – a istruturas chi no ant ligitimatzione democratica peruna.
Custas istruturas sunt is impalcaduras de unu ordine mundiale nou: sunt giai andaus ainnantis a ddu fraigare. Est una ipotesi eversiva e autoritaria chi pagu gente in totu, giai ricca chentza mesura, bolet ponnere asupra de gente meda giai impoverida. Est unu disignu chi no est solu criminale, ma est totu tortu, essende chi est fundau asupra de s'illusione de sa creschida infinida, e duncas est destinau a produire cufusione e gherras, sicomente denegat ca est finida s'edade de s'abbundantzia.
Custu club planetariu totalitariu, sicomente ischit chi sa protesta e sa rebellione populare sunt creschende, s'est apparitzende a dda ismurrare. Ischit cantu est precariu s'ingannu chi at imperau pro usurpare su podere; ischit chi cussas chi tzerriat lès economicas e monetarias sunt una tramperia globale; ischit chi su dinare virtuale chi impreat pro nos dominare, est destinau a finire in chisina e cinisu.
Pro custa resone, is oligarcas sunt chirchende de faere urruere su chi abbarrat de is istitutziones democraticas, tzacant lès noas e mudificas costitutzionales usurpadoras, e in su mentres s'apparitzant a allonghiare is manus asupra de is richesas materiales e immateriales galu isgaitzas: territorius, abba, cosa de papare, istabilimentus, risparmius, istoria, monumentus, museus, parcus naturales, “risorsas umanas”.
S'ant a comporare totu a istracu baratu, privatizende, si podent, puru s'aera chi suspiramus, gratzias a su muntone mannu de dinare virtuale, mudau in depidu, chi sunt criende dae su nudda a totu andare.
Nois bolimus chi ind'una Costitutzione Europea noa e bera bi siat iscritu mannu e craru chi is populus tenent deretu de si ponnere contras chie si siat chi chirchet de bortulare s'ordine costitutzionale. In cada natzione e in s'Unione.
Si no ddus frimamus, a sa fine ant abbarrare popolatziones intregas – duncas nois – lassadas a sa miseria, a s'ignorantzia e a sa ischiavidade, chentza benes e chentza deretus, e duncas chentza unu tempus ainnantis insoro.
Apustis de sa tragedia de is gregus est sighende su collassu de is portughesus, de is cipriotas, de is italianus. Ma sa lista de is chi ispetant s'allonghiat a sa Francia, a su Belgiu, a sa matessi Germania, chi abbarrat a istentargia solu gratzias a is capitales chi si fuint dae is zonas abbarradas prus mortas che bivas pro mores de un'austeridade bestiale, chi cunfiscat chentza criteriu.
Custu est su retratu de su chi est abbarrau de su progetu europeu de paghe, integratzione, unidade e beneistare.
Cussu progetu est istau dae prima frimau e apustis tortigiau fintas a no ddu podere prus connoschere. Fiat s'idea de fravicare una identidade noa, supranatzionale e europea, chentza ricurrere a sa conchista, a sa violentzia e a sa gherra, ma cun sa partecipatzione cun is matessi deretus e doveres de totu is sotzius, mannus e minores. Fiat sa naschida de unu protagonista nou de paghe, cooperatzione e segurantzia, capatzu de s'incarrigare una tarea in manera autonoma e no a moda de tzeracu de sa politica e de is interessus de ateras potentzias.
Unu obietivu che a custu podiat otennere, assora, solu si si poniat s'Europa cantepare a s'Unione Sovietica e a is Istadus Unius. Non pro cumpetere cun issus, ma pro faere a pare in d'unu raportu geopoliticu.
Custu disignu est istau iscantzellau.  In su mentres chi si gherrat pro cumandare asupra de is aterus, s'Europa est istada pinnigada dae s'egemonia politica, militare, economica e culturale de is Istadus Unius.
Su dominiu de su dollaru comente moneda-potentzia, dae prima at permitidu a issus de binchere deabberu s'Europa e de la prendere a sa dutrina militare de sa NATO. Apustis, una borta chi est istada binta pro sempere s'Unione Sovietica e custa est urruta a sciarrocu, custu dominiu dd'a permitiu de imponnere puru a su restu de su mundu siat su capitalismu finantziariu e speculativu dedicau a su “servitziu moneteri” de Wall Street e de sa City de Londra, siat sa mudantzia de sa NATO dae alleantzia de difesa a alleantzia de afracada, aprontada pro atziones in is “triatus de gherra” a tesu dae is cunfines de s'Alleantzia. Is medius imperaus dae su 1990 a su tempus chi benit ifatu in Europa non sunt istaus efetus a banda de isseberus “faddius” chi ant produiu sa crisi sociale e economica de is populus europeus. Issus, intamas, fiant is pilastrus de cussu progetu, chi est su de s'apartheid globale de sa Troika. A s'Europa est istada imposta sa globalizatzione, e is leaders europeus l'an atzetada a branculimbesse e si nde sunt apoderaus.
Is regulas USA sunt istadas esportadas paris cun sa deregulation, is privatizatziones, s'atacu a s'Istadu, su de ponnere a Deus is mercaus, su mudamentu de is tratantzias umanas e finamentas de sa politica in mertze. Su podere politicu s'ind est moviu a is manus de sa finantzia internatzionalizada.
Et fintzas su de allargare tropu in presses s'Unione Europea a 28 istadus, cumpresus agiumai totus is chi fiant satelites de su Patu de Varsavia e fintzas puru de is tres repubricas ex sovieticas balticas, est istau pretzediu difatis totinduna dae s'intrada insoro in sa NATO. Aici s'est garantiu chi is Istadus Unius apan cuntrollau, in manera dereta o non dereta, is protzedimentus de integratzione europea chi sunt sighius apustis. S'est chirchau e si chircat, totu currende, de tzacare a intru de s'intessidura sotziale e economica europea, e a intro de sa matessi cultura sua, pseudo-valores e istereotipus de una american way of life falsa.
Su fatu chi est creschende sempere de prus su controllu e de sa cuncentratzione in s'industra de sa comunicatzione e de s'informatzione pro unu muntone de gente, chi arribat a su puntu de su creschimentu ispantosu e ispainau uvesisiat de is social networks (chi, comente ischint totus, sunt asuta de su controllu politico deretu de is Istadus Unius), a produiu una mudantzia autentica de is populus europeus, cun totu chi is currentes prus fundudas de s'istoria europea an dau a bidere pro chine si fiat iscretiu abilidades de difesa contras de s'infrusada ideologica finantziaria e culturale.

S'iscopiu de sa crisi, chi s'est averiguau propiu in su tzentru de su podere imperiale (et duncas signu chi b'at una maladia mala meda aintro de issu, chi s'est cumbinada cun sa mancantzia semper prus manna de is risorsas iscaitzas e cun s'aprontada de aterus gigantes chi no istant prus a su sestu de is “meres universales”) at isvelau cantu fiat de pagu aguantu su progetu insoro.
S'imponnet in manera pratica, cun apretu, su bisongiu de ddus firmare. Prima de totu po ite ca issus sunt is chi produint sa povertade e sa gherra. Milliones de europeus, comomai de cada classe sotziale, foras de is pagus pagaus pro faere sa parte de is tzeracus e de is canes de istergiu (et in mesu de custus, bi sunt is cuntrollores prus in bista de s'informatzione-comunicatzione) sunt in chirca de una alternativa a sa cunditzione sotziale insoro, chi est semper prus mala a dda sustennere.
Sunt creschende is pensamentus e is dudas, sa memula de unu perigulu chi est po arribbare.
Est giai de totus su pensamentu chi sa generatzione chi benit at a essere sa prima – dae sa segunda gherra mundiale fintzas a oe – chi at a bivere peius de is babus. E prusaprestu est galu meda su caminu de faere, pro unu muntone de gente, primas de arribare a cumprendere chi non si sunt gioghende solu su livellu de vida insoro. Est in giogu difatis sa matessi vida insoro e sa de is figius insoro. Sa chi est in giogu est sa matessi sorte de su genere umanu, ca su “chelu” de su podere bolet isterrere a craru s'isdorrobatoriu a dannu de is sete milliardus de pessones chi apopulant su praneta. E non dd'at a podere prus faere chentza tennere castigu, comente at fatu in is ultimus tres seculus, ca incue sunt naschende – antzis sunt giai naschius – protagonistas capatzus de si difendere e de si furriare contras.
Po deghinas de milliones de europeus arribat duncas sa tarea de rebusare unu presumiu ordine mundiale nou chi si presentat a is beras comente unu feudalesimu nou, inue una parte tropu minore de su genere umanu at a tennere su deretu de vida e de morte asupra de totus e inue a is populus at abarrare comente bia sola in bessida su istare suta de su cumandu angenu.
Sa democratzia liberale est giai istada ferta chentza remediu e fiat, paris cun is deretus umanus, s'unicu valore, diferente dae su podere e su dinare, abarrau comente baluardu de sa presumida “tzivilidade otzidentale”.
Est benniu su tempus de firmare is martinicas chi ant pigau possessu de sa cabina de s'aeroplanu-mundu. E de bogare dae cussas manus, prima de totu, is tastus de sa gherra. Mancunu sordau europeu at a debere prus pigare parte a perunu conflitu aforas de is cunfines de s'Unione, prus pagu puru cando si pongat sa maschera de una missione umanitaria e de paghe. Est pretzisu de cumentzare a definire is printzipius e is valores chi siant addatus a sa transitzione dae una organizatzione politica, economica e sotziale chi non si podet sustennere – e destinada a morrere in mesu de malas tremiduras – a una sotziedade sustenibile, in paghe cun sa Natura, cun s'ecosistema. Una tzivilidade de sa cunviventzia, chi portet a su progressu “cun su passu de s'Omine”, duncas democratica. Custas sunt is cunditziones pro nos si podere sarvare.

Printzipius generales pro unu Renaschimentu europeu.
S'Europa Noa chi bolimus depet essere liberada dae is impedimentus ideologicus neo-conservadores, mascheraus medas bias comente limbas e proceduras burocraticas chi non si faent cumprendere dae s'imprus, e chi baticollant is populus in su mentras chi creschent is divisiones de un Istadu a s'ateru. Unu de custus impedimentus est diventau sa moneda cumuna aici coment'est oe.
S'euro, moneda privada, imprentada de bancas privadas pro is bancas privadas, est unu problema pro totus, siat pro is “fortes” siat pro is “debiles”.
Si imponet duncas unu sistema moneteri comunu nou, cuncordau, chi aprontet una autonomia prus manna pro sa politica finantziaria de is Istadus mermus e chi torret a is parlamentus natzionales is detzisiones fundamentales de sa chistione. Solu istende a custas bases noas, s'at a podere torrare a chistionare de tramudare in manera graduale, democratica e cumpartetzipada sa soberania a unu parlamentu europeu chi siat abberu rapresentativu e dotau de poderes chi tengant effetu.
S'Europa Noa chi bolimus non podet atzetare is livellus de oe de disparidade economica e sotziale intra is populus europeus e aintro de cada Istadu. Bisongiat chi s'Europa decraret “illegale” sa povertade. Bisongiat chi su pensamentu primu e printzipale de is guvernus europeus e de su guvernu europeu benidore siat de assegurare s'ocupatzione prena e sa dignidade de una paga giusta.
Bisongiat, est a ischire, a lassare istare luego cada politica de austeridade e faere in manera chi si torret chentza cufusione a un'Europa sotziale. Custu rechedet e presuponet de rebusare is Trataus Europeus chi bi sunt oe e de ponnere in caminu una fase costituente noa.
S'Europa Noa si depet fundare asupra de su reconnoschimentu prenu (cun totu is cunseguentzias chi nde dipendent) chi si chistionet de una unione de “diferentes”.  No est solu pro mores de istoria, limba, traditziones, ordinamentus giuridicus, organizatzione politica, ma fintzas e mescamente pro mores de is livellus de vida, de organizatzione sotziale, de efitzentzia. Custu bolet narrere chi, mancari si depant aprontare normas comunas, bonas pro totus e dae totus atzetadas, si aparitzent mecanicas de cumpensatzione pro faere torrare s'echilibriu e minimare is diferentzias in tempus segurus.

Una Europa Noa non podet che essere una Europa solidale.
Una Europa Noa depet essere democratica. Non podet essere democratica si no at a essere capatza de dare valore a is diversidades chi dda distinghent. No at a podere dare valore a custas diversidades si sa federatzione at a pigare formas tzentralistas chirdinas.
Una Europa Noa non podet essere democratica e solidale aintro e praticare aforas is regulas de sa globalizatzione imperiale.
Una Europa Noa non podet essere democratica e solidale, aintro e aforas, si no refudat sa gherra e is formas de impositzione e abusus contras is partners de acurtzu e de atesu. Is printzipius europeus podent e depent essere difendius e ispainaus, ma non podent e nen depent essere imponnius dae foras.

Propostas craras (de cumbata) pro su cambiamentu
Nos abigiamus ca calincuna de custas propostas agatat galu pagus iscumbatus in sa voluntade de is guvernus, e fintzas in sa cussentzia de is popolatziones. Non ca non siant bonas e giustas, ma ca est istada detzididora sa fortza trassera de chie tenet in manus su podere.
Nois semus cumbintus, mancumale, chi a furriu de issas si potzat pesare unu movimentu de opinione e de alleantzias politicas, sotziales, produtivas chi las mudet in propostas chi si potzant atuare in cantu cumpartidas largamente. De issas difatis b'at bisongiu pro cada progetu de una Europa noa et, chentza de issas, no at a essere possibile de faere fronte a sa transitzione in diretzione de una sotziedade noa. Ma issas s'ant a podere cumprendere, aintro de pagu tempus, pro mores ca sa crisi sistemica est andende prus in presses in USA, Europa, Giappone e ca b'at is primus signus chi sa Cina andat prus abellu de prima.
B'at duncas bisongiu de pigare in presses is medius pro cambiare caminu. Cadaunu de issus est unu istrumentu de non faere de mancu pro incaminare una transitzione netzessaria.
Pro minimare su depidu, siat pubricu siat privadu, b'at bisongiu – est a ddu narrere chentza refrenu – de cambiare de su totu is regulas finantziarias. S'austerity non solu no leat a minimare su depidu, ma ddu peiorat in su mentres chi creat recessione e minimat s'ocupatzione. Is interventus pubricus depent imponnere cuntrollus supra is movimentus de capitale. Tassus de interessu bassus depent faere minimare s'ispesa pro interessus, faende aici reduire is deficit pubricus. Si podet segare su valore reale de su depidu solu tramudende risorsas dae is credidores a is depidores, chentza imponnere de segare galu dae s'ispesa pubrica, nen chirchende intradas fiscales prus mannas chi finint pro ferrere solu chie ddas pagat giai e non chie ddas fuit, comente is corporations mannas internatzionales.
S'alternativa est sa de sacrificare sa vida de chentinas de milliones de pessones o sa de sacrificare unu pagu is ispeculadores e is chi vivent de rendida.
Ddu repetimus: custu importat chi si denuntzient is trataus de Maastricht e de Lisbona, chi costituint is bases de s'infrusada finantziaria contras de is populus europeus.
Si depet protzedere a sa natzionalizatzione de totus is bancas tzentrales de is Istadus mermus e a su matessi tempus a unu cambiamentu cumpretu de su ruolu e de s'istrutura de sa Banca Tzentrale Europea. Is Istadus de sa zona euro (et cussus chi ant a addirire a issa in casu chi abarret galu istentargia), depent essere is meres unicus de sa Banca Tzentrale Europea de su tempus benidore.
Custu mediu s'at a depere acumpangiare a sa natzionalizatzione de totus is bancas natzionales mannas, tramudende parte de is funtziones insoro a su sistema de su creditu cooperativu e populare a sigunda de is diferentes formas istoricas chi custu at tentu in su tempus colau in is Istadus diferentes, o faendeddu intrare inue, pro mores de resones istoricas, no dd'aiant galu creadu. Sa'andala de sighire est custa pro torrare a is guvernus e is “ministerius de su Tesoru” insoro su controllu de is Bancas Tzentrales Natzionales e de sa Banca Tzentrale Europea, comente a narrere sa soberania de sa moneda.
In mesu de is primas chistiones de bogare a craru, in fatze a is opiniones pubricas europeas, b'at sa cunditzione de su depidu, chi est a dda decrarare – ca est ladinu – comente cosa impossibile de pagare pro resones istruturales. Custu est a lu faere pro mesu de unu audit chi at a depere fornire, in pagu tempus, unu cuadru atendibile e controllau de su depidu amuntonau, europeu, de comente est cumpostu, de is depidus suberanus de cada Istadu, siat chi siat mermu de sa zona euro siat chi nde siat aforas, identifichende siat s'istrutura de is depidus siat s'identidade de is credidores mannus internatzionales.
Is depidus suberanus ant a depere mudare sempere prus in s'amortamentu e essere torra assuspius pro mesu de una pagamenta supra is transatziones finantziarias de cale si siat natura, chi non siat prus minore de su 0,1% de s'assumadura. Una Tobin Tax berdadera, e is balangius suus depent essere inditziaus issus puru a s'isvilupu de is impresas, a su sanamentu sotziale e ambientale, a su finantziamentu de s'iscola e de s'iscientzia. Si proponet de istituire unu fundu europeu spetziale a tassu agevolau pro su creditu a is Impresas Minores e Medias.
Is collocatziones noas de is emissiones de obrigatziones suberanas de s'eurozona ant a essere sighidas deretamente dae su Tesoru de is Istadus interessaus, chentza peruna mediatzione privada de is bancas, e riservadas pro is tzitadinus de s'Istadu emitente e is tizitadinus europeus chi sunt residentes igue.
Is emissiones sunt de essere vinculadas prima de totu a destinatziones sotziales, a s'educatzione e a sa chirca iscientifica, a sa salude pubrica, a s'amparu e sa bonifica de s'ambiente, a is energias rennoabiles, a sa valorizatzione de is terrinus e de is produtziones agriculas.
Is obrigatziones suberanas noas de s'eurozona ant a essere nominativas, e no ant a essere de negotziare, nen de podere bendere, ma de podere tramudare solu pro bia de eredade, cun iscadentzia minima de 5 annus e non prus longa de 10 annus, a unu tassu de referentzia chi non siat a prus de su dopiu de su chi pratichet sa Banca Tzentrale Europea reformada.
Non s'at a podere faere de mancu de medius graes de reforma de sa finantzia europea e internatzionale (s'Europa s'at a depere movere a livellu mondiale comente protagonista suberanu). A intra de custas, b'at bisongiu de su separongiu de is bancas de afares dae is bancas de depositus e risparmiu. Is Borsas ant a essere su campu de atzione solu de is bancas de afares e de investidores istitutzionales de diferente genia. Est proibiu de intrare in is Borsas a is bancas de depositu e risparmiu. Est proibiu de intrare in is Borsas a is fundus ispeculativus, cale si siat su lumene insoro.
Si depet torrare comente a innantis, cun lè aposita, su cuntzetu de sa funtzione soziale de su creditu, cosa chi est unu printzipiu giuridicu e politicu.
Is impresas internatzionales de rating sunt de disterrare dae s'Europa: s'ata a impedumare aici de ghiare s'ispeculatzione a livellu internatzionale. Ant a depere essere postas foras de sa lè e pessighidas totus is atividades off shore: in cussa manera at a essere fertu su ritziclagiu e cada malufaere finantziariu. Is paradisus fiscales, giai s'ischit, non servint solu pro fughire is impostas, ma servint a sa criminalidade organizada. Is bancas e is Borsas chi diant sighire custas cundutas (chi oe sunt sa pratica comuna de totu sa finantza mundiale), ant a essere «suspendidas» ora pro ora comente si faet normalmente cando b'at unu malu manigiu ind'un'asta pro unu iscopu ispeculativu. Is istrumentus finantziarius ispeculativus Over The Counter (comente a narrere aforas de su controllu istitutzionale) ant a depere essere postus foras de sa lè.
Est proibiu de dare agiudus pubricus a is bancas privadas. Su printzipiu de su “”troppu mannu pro fallire” depet essere decrarau illegale. Sa privatizatzione de is profetus e sa sotzializatzione de is perdidas est su cumandamentu de su sistema bancariu e sa cundenna dei is populus a essere isdorrobaus.
Totu custu (e galu meda ateras cosas) depet partire dae s'isterrida de una politica europea pro sa redistributzione de is redditus, pro su mediu de unu sistema fiscale giustu e cundivisu.
Custu cumportat s'abrogatzione de su fiscal compact, chi est sa punta prus arta de s'ingiustitzia e de sa fura de soberania. Ischimus ca custa prospetiva at a atobiare resistentzias accanidas e reatziones discumpostas. Sa Banca Tzentrale Europea ripitet a cada passu chi no s'agatat unu “pranu B” e ca s'at a sighire cun s'euro aici comente est. Si is cosas ant a protzedere in custa diretzione, at a bisongiare de costruere trintzeras pro si difendere, in sa forma de alleantzias europeas intra is Istadus prus fertus. Siat pro faere fronte a su disastru sotziale, siat pro s'avitare de bennere a pare, pro paragone, a una Germania chi – ispinta dae unu egoismu populista – si nd'essit dae s'euro pro contu suo, traghende cun segus unu arrogu de s'Europa acantzau a su carru suu. Custa diat essere una detzisione dramatica aberu, chi diat a signare non solu sa fine de unu ruolu europeu de sa Germania, ma fintzas sa prosperidade benidora propiu de sa Germania, cun dannus graes pro su populu tedescu e pro s'Europa intrea e cun cusseguentzias chentza mesura a livellu mundiale.
Est possibile una “retirada ordinada”, difensiva, dae su sistema de oe. Bisongiat a la otennere cun detzisione e ponende bene in contu is raportus de fortza.
B'at s'optzione de creare unu “eurosud”, chi permitat a Grecia, Italia, Ispagna, Portugallu, Frantza, aterus istadus “debiles” chi a oe sunt aforas de s'eurozona, de si bogare dae su corfu chi ddi iscudent, pro s'in prus in cunditziones de malu assentu allonghiau.
B'at s'optzione de trasformare s'euro in d'una moneda de contu internatzionale, boghende ddi sa natura de moneda mertze, e impitende is sistemas de clearing pro regulare is raportus de su cumertzu europeu e cussus intra sa zona euro e su sistema internatzionale.
B'at s'optzione de una intrada cuncordada de monedas natzionales chi si pongiant a fiancu de s'euro pro permitere de torra cumentzare s'interventu pubricu, favoressere sa dimanda locale e una fase de abiamentu nou de s'economia e sa sotziedade. Bi podent essere ateras optziones. S'at a depere isseperare in mesu de issas sa chi at a faere cadeliare cun prus pagu sacrifitziu is classes traballadoras, est a narrere sa parte manna de sa populatzione.
Totus prusaprestu non depimus iscadessere ca sa crisi de s'euro, a prus de is pecas “tecnicas” chi ant marcausa naschida sua, no est ateru che s'acradiadura de sa crisi de identidade de sa politica europea, aintro comente aforas.

Essire dae s'emergentzia
In custu cuadru, de duda manna, chi si acumpangiat a semper prus tensiones a s'iscala de su mundu, is populus europeus sunt lassaus solus in mesu de su badu. Su fallimentu de is tzeracus s'est mudende ind'una tragedia sotziale et, luego, in s'isderrocu de sa democratzia europea.
Bisongiat duncas chi cada ipotesi de emergentzia s'imbaret a s'apogiu populare de unu muntone de gente. Sa difesa de su traballu est su baluardu printzipale pro bardare s'intessidura de sa sotziedade e non lassare chi is meres universales potzant faere mudare sa crisi ind'una gherra intra disamparaus. Difendere su traballu, is investimentus, is impresas, chentza incarcare su redditu, bolet narrere minimare s'orariu mantenende a paris sa paga. Difendere s'intessidura sotziale e trubare is cunsumus cunforma a su megius bolet narrere fintzas – e non solu – faere naschere unu redditu de esistentzia.
A su momentu bisongiat pigare medius de lè e de finantzia chi permitant de dare prus podere a sa partecipatzione de is traballadores in su cumandu de s'atividade economica, e de is tzitadinus a aministrare is colletividades e is benes comunus, pro mediu de s'isvilupu de is formas cooperativas, de sotziu in partecipatzione, de partzidura de is profetus, de cunsortzius de impresas, de impresas postas in auto-gestione. Emanatzione de provedimentus ispetzificus de apretu chi diant facurtade a is traballadores de impresas in crisi de nde achirire sa gestione.
Atera leva de efetu deretu e de grandu valore istrategicu at a essere su rilantzu de sa massaria, sa fine de s'isfrutamentu ispeculativu de is terrinus curtivabiles, sa ricalificatzione de is padentes e s'insoro isterrimenta e difesa, acumpangiaus dae creditus agevolaus.
Proibimentu assolutu de impreare, in su territoriu de s'Unione, nemancu in forma isperimentale, is Organismus Mudaus Geneticamente, is diserbantes e contzimes chimicus, pro ddus cambiare cun produtus naturales.
B'at bisongiu de una politica energetica chi minimet sa dipendentzia dae aterus Istadus, chi contribuat a minimare su caentamentu globale, chi si realizet pro su mediu de investimentus mannus meda chi isvilupent sa chirca iscientifica, pro aumentare s'occupatzione, mescamente de is giovanus: custas sunt totus fainas chi ant siat unu valore istrategicu siat unu valore de manigiu de faere pro s'ora.
Si depent ponnere in movimentu risorsas mannas meda de tipu individuale e intelletuale a su postu de cussas finantziarias e cussas chi ant una mirada curtza solu pro s'economia. Sa richesa manna europea est sa cultura sua e su patrimoniu suu de professionalidades e de esperientzias, chi depent essere amparadas e postas a giuare a su bene comunu.
Su tempus de s'individuu, su chi s'est liberau dae su pesu de unu traballu inutile, pro cunsumus inutiles, depet essere indiritzau a sa borta de iscopus colletivus, mutualisticus, de solidariedade. Est a faere intrare un'iscala noa de valores in cada logu chi siat un'iscola de cultura e de intelletu.
Est a nde torrare su sistema de is media, de sa comunicatzione, de s'informatzione in manus democraticas e pubricas. Is unicas chi podent agiudare milliones de pessones, isuladas e trobeidas dae sa manipulatzione, a si fughire dae su cumandu de su cunsumu e a torrare a pensare dende importantzia po primu a sa cunviventzia tzivile, a sa solidariedade e a sa giustitzia.

Una fase costituente noa
Su 2014 at a detzidere meda pro su destinu dei is populus europeus. Is chi ant iscritu custu Manifestu cussiderant duncas fundamentale cumentzare dae deretu unu protzessu costituente pro s'Europa noa.
Custa Europa dd'ant pinnigada a sa chi tzerriant governance, su lumene pro una genia de istrumentus fatus pro ispropiare sa soberania de is Istadus. E custus ddus ant postus asuta de su controllu de is sistemas bancarius internatzionales e sunt istaus assugetaus a su ricatu de depidus pubricus, ammanniaus cun artifitziu, chi non sunt prus capatzus de controllare. Is Istadus sunt istaus trasformaus in stakeholders sutapostus. E custus, in agiunta, essende mermus de una alleantzia militare chi non podiant controllare, sunt istaus colonizaus a duas bias. O si segant is cadenas de sa subordinatzione, o custa Europa at a essere impoberida e tragada a abbenturas militares e neocoloniales chi andant meda contras de is interessus suus de protagonista mannu, e contras is interessus de is populus e de sa democratzia in generale.
Is autores de custu manifestu si proponent de faer ammadurare unu motu contrariu a dannu de custu atacu, e pensant chi pro custu siat essentziale dare vida cantu prima a unu protzessu costitutzionale pro una Europa Noa.
Pro custas resones is istitutziones europeas de oe no ant a podere essere is unicus atores politicus e giuridicus de unu protzessu chi depet promovere una Costitutzione europea noa. In custu protzessu nou ant a depere essere atores detzisivus is sotziedades tziviles, is populus europeus.
S'unica istitutzione europea de oe chi lasset in parte rupire is preguntas autenticas de sa democratzia est su Parlamentu Europeu. Su rennou de s'Assemblea chi s'at a tennere cun is eletziones de su 2014 est una occasione fundamentale de acabidare.
Is chi ant iscritu su Manifestu invitant apretadamente totus is fortzas politicas chi si presentant in is eletziones, e chi cuncordent cun sa sustantzia de is printzipius e is proponimentus espostus fintzas a custu mamentu, a fundare unu coordinamentu transnatzionale pro faere arribare a su Parlamentu uno grupu mannu de parlamentares chi bogiant leare custa prataforma a Bruxelles e Strasburgu.
In su matessi tempus si faet sa ura bona pro chi nascat unu “Forum Sotziale pro sa Costituente Europea”, organizatzione transnatzionale chi tzerriet tzitadinus, grupus, sotzius, comitaus, fortzas politicas, rapresentantes istitutzionales, chi si cunvochet dae sese pro definire, ind'una prima fase, is printzipius a is cales diat a depere pigare ispiratzione sa Costitutzione Europea benidora e chi promovat totus is medius, in sa sotziedade, in politica, in is media, pro imponnere custas propostas a su dibatu pubricu europeu.
Is leaders europeus ant costruiu fintzas a custu mamentu una parabula costitutzionale contras sa voluntade de is populus, e s'efetu chi est benniu pro primu dae custu est chi si isdorrochet e si aterret su progetu de paghe europeu. Ant faddiu in su spetu de sa legitimitade e in su de sa democratzia, e aici ant fatu sa crisi prus grae. Is provedimentus de urgentzia sunt istaus pigaus chentza acordu perunu de su populu.
In medas casus a is populus no dd'ant lassau narrere su chi pensabant. Si sunt pensende e preparende in totu s'Europa is medius de repressione sicomente tenent su spetu de bidere sotziedades inchietas meda. Ant creau unu corpus militarizau europeu de polima, “Eurogendfor”, autorizau a intervennere in cadaunu de is Istadus mermus, e custa est sa prova de cantu forte siat sa voluntade de is poderes europeus de andare a sa luta sotziale cun sa violentzia.
Eurogendfor est a dd'iscontzare.
Dae custas leaderships de oe sunt benende a fora ganas de riforma de is trataus chi sunt galu prus imponidoras, e pro peruna de issas si bolet carculare su giuditziu populare. Nois naramus ca riformas de custa importantzia no si podent detzidere chentza su cunsensu de is populus e ca mancunu Istadu podet essere vinculau a detzisiones chi non cundividet.
Non s'at a depere ripitere sa situatzione chi, cando is populu europeus ant podiu votare cun referendum, si sunt acataus ainnantis de testus de chentinas de paginas, iscritas dae lobbystas ind'unu limbagiu chi podiant cumprendere solu is ispetzialistas. Detzisiones de importantzia a mannaria continentale sunt istadas dibatidas cun tropu cufusione, in manera medas bias imboddicosa, chentza respiru europeu. O non sunt istadas dibatidas mancu pro nudda.
Is normas costitutzionales depent essere cun limbagiu craru. Is populus de Europa depent podere detzidere supra de testus chi si potzant cumprendere e chi permitant de seberare in mesu a optziones craras.
Su logu istitutzionale chi semus proponende depet essere capatzu de incluere, de rapresentare, de tennere una bilantzadura bona de is istitutziones: est una Cunventzione preliminare, inue siant rapresentaus is parlamentus natzionales e s'europeu, is rapresentantes de is sotziedades tziviles, e inue pighent parte fintzas is cabus de Istadu e de guvernu e de sa Cumissione europea. S'assemblea aici costituida at a tennere su compitu de cumponnere una decraratzione subra is printzipius.
Sa decraratzione asubra de is printzipius fundamentales diat depere inditare is poderes cuntzedius a s'Unione, e definire is printzipius de rapresentanzia aintro de is istitutziones europeas, paris cun is regulas de votu.
A cussu puntu cada Istadu mermu at a podere atzetare o rebusare sa carta de is printzipius fundamentales cunforma a sa Costitutzione sua. Is eletores ant a depere podere eligere is rapresentantes natzionales suus aintro de sa segunda Conventzione chi – cumentzende de is printzipius de base – at a iscriere su testu finale. Solu in custa manera is detzisiones ant a essere legitimadas. Fintzas a custu mamentu s'est fatu su cuntrariu o totu atera cosa.
Sa segunda fase de sa cunventzione no at a podere bortulare is printzipius fundamentales. At a depere duncas sutaponnere su testu a una corte costitutzionale ispetziale chi at a valutare sa cunformidade giuridica.
Su testu finale, chi at a bessire dae sa Cunventzione, ata a depere essere aprovau cun referendum populares dae totus is Istadus mermus.
De custu caminu no s'ischit dae cust'ora chi tengiat una bessida sola. Ma intertantu is chi ant iscritu su Manifestu indicant unus ingitus chi torrant bonus pro unu cuntzetu istitutzionale nou de s'Europa benidora.
Sa Cumissione Europea, chi est sa sintesi de is peius bisuras de sa tecnocratzia e de su lobbysmu, at a depere essere abolida.
Su Cunsigiu Europeu e su Cunsigiu de is Ministrus Europeus ant a depere cunvergere tot'ind'una Istitutzione europea pro is materias de calidade comunitaria (Politica Estera e Difesa e Segurantzia Comuna).
Sa prus parte de is materias chi in custu mamentu cumpetent a su Cunsigiu de is Ministrus Europeus ant a depere torrare in su surcu de is Istadus natzionales o de su Parlamentu Europeu.
Comente benit dae su chi amus naradu, si cunsiderat chi non totus is populus de s'Unione Europea ant a bollere sighire a nde essere parte.  Opuru chi bi nd'ant a essere chi ant a isseperare una impasada pro cunsiverare mengius is cosas, segundu is netzessidades e is impedus chi podent pensare chi no siant in s'interessu insoro, o chi diant resurtare incumpatibiles cun sa Costitutzione insoro.
Su tratau at a balere solu intra partes chi sunt de acordiu, ma at a depere permitere a is partes chi no sunt de acordiu (o chi sunt de acordiu solu in parte) de pigare parte a totus is atividades in is terrinus inue si lompet a ispartzire una visione comuna.
Nois credimus ind'una Europa de solidariedade, policentrica, integrada, paghiosa, chi traballet pro binchere is diferentzias economicas e sotziales chi si portat aintro. S'Europa nostra at a depere tennere unu guvernu democraticu e una Banca Tzentrale chi fatzat sa politica de is guvernus e no a su contrariu. Is Istadus chi detzident de nde faere parte non bolent cunsideraus comente atzionistas de minoria de una impresa. Issus sunt Istadus suberanus chi delegant parte de sa soberania insoro petzi a unu livellu de guvernu prus asupra chi at a essere ateretantu democraticu che a is guvernus chi tenet de coordinare.
Imbetzes de sa NATO coment'est in custu tempus, at a bisongiare unu esertzitu europeu, bastu chi sa faina sua non siat sa de si ch'intrare ind'una gherra globale, ma siat sa de sa difesa de is territorius de is Istadus de s'Unione, in casu chi bi siat una minetza locale tzerta e chi at a depere essere orientau, pro su restu, a prevennere e faere fronte a is minetzas beras e reales chi ant a podere ferrere is populatziones in casu de desacatus naturales de cada genia e de emergentzias umaniatarias: chi sunt is unicas minetzas reales de su tempus de oe e de su benidore. Unu esertzitu europeu chi, propiu pro is resones chi amus narau, bolet chi torret a formas de leva natzionale de obrigu. Solu apustis de sa costitutzione de unu esertzitu europeu autonomu s'ant a cumentzare negotziaus cun is mermus de sa NATO chi abarrant e cun sa Russia pro creare unu sistema nou de segurantzia continentale.
Su Parlamentu Europeu depet diventare s'organu democraticu tzentrale de su sistema istitutzionale europeu, su logu inue si pigant is detzisiones politicas fundamentales. Prus ainnantis, apustis de una transitzione de 5 annus, su Parlamentu Europeu depet podere espressare inderetura (e s'in casu ddi depet podere bogare sa fidutzia) a su Guvernu europeu.

In accabbu.
Nois pensamus chi solu una Europa democratica potzat essere unu de is grofales de sa cunviventzia paghiosa in su mundu multipolare de su seculu XXI.
Pro podere ispinnigare unu ruolu de paghe e de distensione s'Europa Noa at a depere essere forte e autonoma in is detzisiones suas. S'ischema anemigus/amigus chi aiat sinnau sa Gherra Frida est giai superau. S'Europa Noa, aici caraterizada, anemigus non nde tenet.
Su primu compitu suu at a essere de agiudare sa naschida de amistades chi durent, cooperatziones istrategicas a 360 gradus, ca una calesisiat gherra globale at a essere sa fine de s'umanidade.
Is Istadus Unius, de alleau-amparadore privilegiau, su chi sunt istaus, depent diventare amigus ind'una alleantzia noa a paris livellu cun s'Unione Europea.
Sa Russia – chi tenet bisongiu de s'Europa, e chi, mancari cun regimes politicus diferentes, esta giai cullegada meda cun s'Europa – est su bighinu de domo chi est pretzisu a tennere comente amigu. A issa s'Europa dda depet biere comente a unu partner istrategicu, chi est una parte prena de sa segurantzia europea, chi non si podet dividire.
Sa Cina e s'India sunt is protagonistas pro binchere sa crisi epocale inue s'acatat su praneta. Chentza de issas, mancuna solutzione at a essere realistica. Sete milliardus de individuus tenent su deretu a unu usu giustu de is risorsas iscaitzas. A totu custu non b'at alternativa, si pensamus a unu tempus benidore in paghe.
Custa est s'unica TINA (There Is No Alternative) chi connoschimus. Su contrariu est solu su de ammaniare sa gherra.


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Iscritura finale de: Giulietto Chiesa (giornalista e iscritore, presidente de Alternativa), Agostino C. Alciator (diplomaticu, responsabile relatziones esteras de Alternativa), Bruno Amoroso (economista, presidente Centro studi Federico Caffè), Nando Ioppolo (abogau e economista, Circolo degli Scipioni).
Ant contribuiu: Pino Cabras, Francesco Caudullo, Alberto Conti, Margherita Furlan, Daniele Mallamaci, Simone Santini, Fabrizio Tomadoni.
Ant partitzipau: Gilberto Borzini, Gian Paolo Calchi Novati, Pier Francesco De Iulio, Laura Di Lucia Colletti, Roberto Germano, Giampiero Obiso, Orazio Parisotto, Alessandra Pisa, Roberto Quaglia, Ivano Spano.

6 novembre 2013

Rapporti Ue-Russia ad alto rischio

di Giulietto Chiesa.


Nell’indifferenza generale dei media italiani (un po’ meno di quelli europei, ma è la stessa cosa) si giocherà, a fine mese, a Vilnius, una partita strategica cruciale tra Russia ed Europa. Il suo significato, per quanto brutale, è questo: chi si prende l’Ucraina?
Va detto subito che, in casi come questo, una grande responsabilità è nelle mani dei dirigenti del paese contestato: quella di essere stati più o meno capaci di difendersi, più o meno dignitosi anche nella sconfitta, più o meno consci del ruolo di difensori della propria identità nazionale. Nel caso in questione i leader ucraini hanno dimostrato di essere negli scalini più bassi. E che la sorte assista loro e i loro soggetti.
Ma la responsabilità maggiore sta nei pretendenti al loro dominio. Come andrà a finire a Vilnius è ancora, in piccola parte, da decidere perché non tutte le carte sono ancora scese sul tavolo. Quello che è certo è che i preparativi sono molto avanzati: tutti i documenti dell’”associazione” dell’Ucraina all’Unione Europea sono già pronti per essere firmati. Resta solo da decidere se la signora Julia Timoshenko – la Giovanna D’Arco di Ucraina, come la descrivono gli ammiratori, esagerando non poco le sue qualità spirituali – sarà liberata dalla prigione in cui si trova da due anni (meno della metà della reclusione di 7 che un tribunale ucraino le ha inflitto per “abuso di potere” e altri ammennicoli piuttosto pesanti).
Il fatto è che l’Unione Europea ritiene che il processo sia stato viziato da spirito di vendetta (il presidente Janukovic ha dovuto faticare non poco per avere ragione della potente avversaria, dotata dell’appoggio unanime dell’Occidente). Riuscì a sconfiggerla anche con l’aiuto di Mosca, ma adesso Mosca gli piace meno di Bruxelles, per non dire che non gli piace più del tutto. Resta l’eredità del passato, mentre la galera della Timoshenko non è un gesto davvero galante.
Del resto Janukovic sarebbe pronto, ormai, a consegnare la reclusa in mani tedesche, affinché possa curarsi del male alla schiena che l’affigge. Con la speranza che non ritorni più in patria e non gli dia più fastidio. Peccato che l’”associazione” all’Ue comporti la necessità di chinarsi alle imposizioni di Bruxelles. Di là gli fanno sapere che lui la deve proprio liberare dalla galera e dalle accuse, in modo tale che Julia di tutti i santi possa un giorno toglierlo di nuovo di mezzo e diventare lei presidente di Ucraina.
Vedremo. Io ho l’impressione che si metteranno d’accordo in qualche modo. Janukovic lo vuole, Bruxelles lo vuole. La posta in gioco è lo spostamento di 50 milioni di ex sovietici nel campo occidentale. Non è ancora l’ingresso nella Ue, ma è un passo decisivo. Di ingresso si parlerà più avanti, pensano a Bruxelles e a Francoforte. Forse – come è già avvenuto con le altre tre repubbliche ex sovietiche del Baltico, Estonia, Lettonia e Lituania – prima si aprirà il fascicolo dell’ingresso di Kiev nella Nato. E non è certo una distrazione la decisione di lanciare all’inizio di novembre una esercitazione militare congiunta con la partecipazione della Polonia e delle repubbliche baltiche per – ufficialmente – fronteggiare un’eventuale occupazione di quei territori da parte di una “potenza straniera”. Se non si ipotizza l’intervento di truppe marziane, è l’equivalente di uno schiaffo in faccia a Putin.
In ogni caso saranno dolori. Perché questa strada porta diritto a un collisione con la Russia. In questi giorni moscoviti ho potuto misurare bene la gravità degli effetti che una tale decisione sta avendo sui russi. E’ chiaro che si tratta di un colpo pesantissimo alla strategia di Putin. Che – non è un mistero per nessuno – ha puntato e punta alla ricostruzione di un’area politica omogenea che ha i confini della parte centrale dell’ex Unione Sovietica. La sua – di Putin – unione doganale, tra Russia, Bielorussia e Kazakistan, ha bisogno dell’Ucraina. Senza Ucraina questa unione è irrimediabilmente zoppa. E l’Ucraina se ne va con l’Europa. Accetta le regole europee, in lungo e in largo. E’ perduta. Dopo, tornare indietro non sarà facile, forse impossibile. E’ uno di quei cambi che avranno effetti di lunga durata.
Se ne va l’Ucraina e si porta dietro la Crimea russa, che Krusciov regalò agli ucraini quando si pensava che l’Urss sarebbe stata eterna. E la Russia avrà soltanto il porto del Mar Nero di Novorossijsk. Niente più Sebastopoli, con tutta la sua gloria. E qui la faccenda non riguarda solo Putin, riguarda la gran parte dei Russi. Non c’è famiglia che non abbia legami dall’altra parte. Mezza Ucraina parla russo. La Grande Guerra Patriottica è stata una tragedia e una vittoria comune. La Russia, inclusa quella ortodossa, è nata qui. Ed è come strappare il cuore alla Russia dirle che non ha più diritto al suo cuore, anche se questo sentimentalismo non sfiora neppure il cuore degli ucraini che preferiscono l’occidente.
Questo è un dato che va compreso. Per la quasi totalità degli europei occidentali la conquista dell’Ucraina non significa niente (infatti nessuno ne ha discusso). Al massimo, per quei pochi che se ne occupano, ha un significato economico e politico: aumenta la forza dell’Unione, o il suo prestigio. Anche se costerà non poco togliersi questa soddisfazione. Non c’è una storia comune e sentita. Dunque, per misurare le reazioni di Mosca è indispensabile cogliere questa differenza, storica e psicologica. Chi ignora questi “dettagli”, o finge di non vederli, o è troppo ignorante, o è un disonesto che gioca sporco. Ecco: l’Europa gioca sporco.
I russi insistono nel dire, all’unanimità, che la decisione di Vilnius sarà una catastrofe per gli ucraini. I numeri danno loro ragione. La Russia è il primo destinatario delle esportazioni ucraine, ed è anche il loro primo partner commerciale in assoluto. Dove andranno adesso le esportazioni ucraine? L’Europa non è un mercato facile per le derrate alimentari, né per la tecnologia ucraina, che è sorella gemella di quella russa ex sovietica. Il mercato russo è invece fiorente e pieno di soldi. Ovvio che Mosca innalzerà barriere, che costeranno di più all’Ucraina che alla Russia.
E c’è l’enorme questione dei gasdotti. Il gas passa in gran parte attraverso il territorio dell’Ucraina, e quel passaggio la Russia l’ha sempre pagato a caro prezzo, consentendo agli ucraini di prelevare, senza pagarle, quote non indifferenti di energia. E quello che era concordato veniva pagato a prezzi inferiori a quelli del mercato: un modo costoso per rimanere in contatto con il proprio cuore e con il proprio prestigio di grande potenza, se si vuole. In più l’Ucraina deve circa 4 miliardi di dollari di gas, che non ha pagato. Ovvio che Putin chiederà il conto. E chi pagherà? L’Europa pagherà, si presume, perché la faccenda è prima di tutto politica e poi economica. Ma resta pur sempre il problema: e dopo? Quali tariffe, quali ricatti reciproci. Le tv russe mostrano i nuovi gasdotti che dovrebbero aggirare l’Ucraina, ma ci vorrà del tempo prima che siano pronti. Prepariamoci a un inverno freddo, ecco la prima cosa che mi viene in mente.
Ma la cosa più importante è che questa mossa da Guerra Fredda non lascerà intatti i rapporti tra Russia ed Europa. Una strada come quella che si sta scegliendo modificherà tutte le precedenti “percezioni” della sicurezza europea. L’Europa (e la Nato) entrano in profondità nel ventre della Russia. Se pensiamo che questa cosa sia indifferente per i russi, allora ci sbagliamo. Altro che un sistema europeo comune di sicurezza collettiva! Qui stiamo cercando di imporre alla Russia di cedere la propria sicurezza all’Occidente. La Russia risponderà. L’Europa sta commettendo il più grave errore da quando è nata.


Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/06/rapporti-ue-russia-ad-alto-rischio/766521/.
Ripreso anche da: megachip.globalist.it.