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26 agosto 2014

Alcune domande per i creatori del Califfo


di Pino Cabras.
da Megachip
 

Dopo un lungo sonno dalle parti del Palazzo di vetro, la Risoluzione n. 2170 del Consiglio di sicurezza dell’ONU finalmente condanna chiunque aiuti e fornisca armi all’ISIL [Stato (Emirato) Islamico dell'Iraq e del Levante] e ad altre entità jihadiste. Benissimo. Dunque la domanda da fare adesso all’ONU è molto semplice, ed è la stessa che fanno anche i politici iracheni: «Chi è che sta comprando il petrolio siriano all’Emirato Islamico del Califfo, e come fa questo petrolio ad arrivare sui mercati europei?».  

Sarebbero in tanti ad ammutolirsi.

Il sedicente Califfo che abbiamo visto nelle foto con John McCain, assieme ai suoi tagliagole che scorrazzano su fiammanti mezzi Made in USA, si è impossessato di parecchi pozzi petroliferi in Siria e in Iraq, e ricava dalle vendite – secondo fonti irachene - circa tre milioni di dollari al giorno.

La domanda può da qui articolarsi in tante sottodomande altrettanto cruciali.

Come mai un’organizzazione terrorista (oggi definita così anche dall’ONU, dopo che da sempre in quel modo la definiva anche – inascoltato - il presidente siriano Assad, quando ne subiva gli attacchi finanziati da Occidente, Turchia e petromonarchie arabe) ottiene di poter smerciare senza impedimenti l’oro nero rubato?

Il traffico passa per la Turchia, paese membro della NATO. Chi protegge questo traffico se non le alte sfere turche sotto l’occhio onnisciente di spie e satelliti occidentali? I turchi hanno consentito per anni che la galassia jihadista saccheggiasse intere fabbriche siriane, smontate pezzo per pezzo, e poi contrabbandate attraverso i suoi confini. Erdoğan non ha da dire nulla sulle fabbriche di ieri e sul petrolio di oggi?

E perché Abu Bakr al-Baghdadi e i suoi apostoli non figurano nella lista nera dei banditi per terrorismo internazionale? Perché i loro patrimoni non sono stati congelati? Perché non sono stati denunciati presso la Corte penale internazionale? Forse perché un processo risulterebbe compromettente per gli eminenti oligarchi statunitensi fotografati in compagnia di Al Baghdadi? Il sospetto viene quando la risoluzione specifica che Abu Bakr al-Baghdadi non viene messo in lista perché è già sulla lista dei terroristi sin dal 2011. Uau. Eppure ha incontrato allegramente McCain nel maggio 2013. Qualche giornalone ha voglia di rivolgere qualche domandina al senatore americano?

Più passano le ore e più la pretesa di Obama di intervenire in Siria contro l’ISIS non appare ai danni dell’ISIS ma della Siria: un modo per aggirare i mille ostacoli che gli si erano frapposti rispetto a un implacabile obiettivo di vecchia data: conquistare Damasco, o almeno seminarvi il Caos. 
A questo serviva lo spettacolo hollywoodiano e grandguignolesco imbastito intorno alla testa del giornalista americano in tuta arancione.
Assad, giustamente, non si fida dei bombardamenti USA sul suo suolo. In ogni caso, si apre per lui una nuova fase, ad altissimo rischio.


AGGIORNAMENTO del 27 agosto 2014:
Un troll che interviene spesso nei nostri forum seminando valanghe di notizie false in nome dei sacri interessi USA, per una volta ha portato un link utile che può emendare in modo significativo il mio articolo sulla innegabile liaison fra il senatore statunitense John McCain e gli jihadisti. Il troll mi ha perfino sfidato a correggermi, pensando che non lo farò. Ma egli non sa che io cerco la verità con tanto entusiasmo da apprezzarne i barlumi anche quando passano miracolosamente per le mani di qualche troll mentitore come lui. Il link in questione porta a un articolo di un sito web che non conoscevo, Breizitao, riconducibile a degli indipendentisti bretoni cattolici integralisti e antisemiti, ammiratori di Goebbels (ossia non esattamente il tipico sito che frequento sulla Rete). Il troll in questione, evidentemente, oltre che i nazisti dell'Illinois ama anche quelli della Bretagna.
L'autorevole sito nazi-bretone illustra una serie di immagini che appaiono smentire l'identità del sedicente Califfo recentemente attribuita da Thierry Meyssan a una delle persone che appare assieme ai maggiorenti jihadisti incontrati clandestinamente da McCain in Siria. Non è sempre facile riconoscere un viso, ma in effetti la persona indicata da Meyssan come Abu Bakr al-Baghdadi, pur somigliando al barbuto pagliaccio corvino che guiderebbe l'ISIS, in base alle nuove foto appare corrispondere a tale Abu Yussef, un funzionario dell'ESL, un'altra delle formazioni paramilitari armate da potenze straniere per aggredire lo stato siriano.
Dunque le foto non sembrano bastare a confermare definitivamente la presenza di Abu Bakr al-Baghdadi agli incontri di McCain. Bastano solo a confermare, scusate se è poco, che un importante politico americano che partecipa a tutte le possibili ingerenze a danno di stati guidati da governi sgraditi a Washington, ha partecipato anche a incontri in territorio siriano con gruppi di combattenti estremisti foraggiati da governi alleati degli USA, poi in gran parte confluiti nell'ISIS. Un altro senatore repubblicano statunitense, Rand Paul, impegnato in una direzione opposta all'ingerenza del collega, è molto chiaro sul fatto che armare e combattere a fianco dei ribelli più integralisti ed estremisti, ISIS inclusa, è stata una scelta disastrosa interamente imputabile agli USA.
Le domande da rivolgere al senatore McCain rimangono tutte. 






13 giugno 2014

Fosforo bianco: i militari ucraini 'hanno sganciato bombe incendiarie' su Slavyansk

da RT.com.


I residenti di Slavyansk e dei suoi sobborghi sono stati svegliati giovedì notte da quelle che riferiscono essere bombe incendiarie sganciate dalle forze armate di Kiev. Testimoni e reportage dei media locali hanno suggerito che si potrebbe trattare di bombe al fosforo bianco.

Gran parte del villaggio di Semyonovka, fra i sobborghi di Slavyansk, è stato dato alle fiamme. Le persone del luogo hanno riferito a RT che il suolo non smetteva di bruciare per diverso tempo.

«Lo abbiamo visto tutti, quel che è successo qui, ieri. Hanno usato lanciarazzi e bombe incendiarie contro di noi. Il suolo era in fiamme. Come può la terra bruciare da sola? È bruciata per circa quaranta minuti», ha dichiarato a RT un residente, Roman Litvinov.

«A partire dalle due del mattino, tutti quelli che ho incontrato accusavano mal di gola e tosse per tutto il tempo. Penso che sia dovuto alla combustione. Temo che proveremo le vere conseguenze più avanti. Ci sono ancora un sacco di persone qui, tra cui molti bambini che ancora non siamo riusciti a mandare da qualche altra parte», dichiara Tayana, una signora del luogo.

L’uso di bombe incendiarie – finalizzato a causare incendi attraverso l’utilizzo di materiali come il napalm, il fosforo bianco o altri agenti chimici pericolosi – è rigorosamente vietato dall’ONU. 


Le autorità di Kiev hanno smentito i servizi giornalistici sul fatto che tali armi siano state impiegate contro i civili. Anche la Guardia nazionale ha smentito che siano state usate munizioni al fosforo.

Durante l’ultima conferenza stampa, la portavoce del Dipartimento di Stato– Jen Psaki – ha fatto di tutto per scansare la domanda di un giornalista della AP circa l’impiego di bombe al fosforo bianco da parte dell’esercito di Kiev. Ma una volta con le spalle al muro, si è lasciata sfuggire che non aveva abbastanza elementi in merito alla situazione sul terreno, affermando perfino che pensava si stesse parlando di russi che usavano quelle bombe.
Una volta che le è stato chiesto conto per la seconda volta di queste notizie, Psaki ha replicato: «Da chi? Da parte dei russi?». Il giornalista ha ribattuto: «No, da parte degli ucraini», precisando che esistono prove in video e in foto dell’attacco.
La Psaki ha risposto: «No, non ho mai visto tali servizi».

Slavyansk, una città industriale nel sud-est dell’Ucraina con una popolazione di oltre 100mila abitanti, ha rappresentato sin qui un punto focale della repressione del governo centrale contro la regione. La zona residenziale della città è stata regolarmente sottoposta al fuoco dell’artiglieria ucraina per settimane.

«All’apparenza qualcosa di almeno simile, se non proprio lo stesso fosforo bianco, è stata utilizzata nel corso della nottata di giovedì. Ho visto il video e l’ho osservato da vicino... ci sono tutti i segni e gli indizi sull’uso di fosforo bianco. Ad esempio, i fortissimi bagliori legati agli incendi che calavano dal cielo. È stata certo usata un’arma airburst, lanciata da un mortaio o da un aero con equipaggio». Così dichiara a RT Charles Shoebridge, ex ufficiale dell’esercito, detective di Scotland Yard, nonché funzionario dell’intelligence per l’antiterrorismo, da poco tornato dall’Ucraina.
«Il fosforo bianco non può essere spento con l’acqua» e «brucerà un corpo fino all’osso», ha aggiunto Shoebridge. «Nel caso che se ne usino grandi quantità può essere anche un veleno. Grandi quantità sono in grado di contaminare anche l’approvvigionamento idrico».
In base al video «è molto probabile che sia stato usato fosforo bianco, ha proseguito Shoebridge. «È assai difficile riuscire ad alterare il video che abbiamo visto, se lo combiniamo con le prove sul campo».

Mosca ha chiesto un’indagine immediata sulle notizie riguardanti l’uso di bombe incendiarie, ha riferito il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

«Siamo molto preoccupati dalle notizie che sentiamo, secondo cui le forze armate ucraine utilizzano bombe incendiarie e alcune altre armi indiscriminate», ha affermato Lavrov. «Queste notizie debbono essere immediatamente vagliate».

Giovedì la Russia ha presentato una bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’ONU che condanna gli attacchi indiscriminati contro i quartieri residenziali e le strutture civili nell’Ucraina sudorientale, ha rivelato Vitaly Churkin, ambasciatore russo all’ONU. Ha altresì espresso apprensione sui reportage che riferiscono l’utilizzo di munizioni vietate, comprese le bombe incendiarie, nel corso della repressione militare.

La bozza di risoluzione si appella all’immediata interruzione di ogni violenza e a un cessate il fuoco duraturo.

«Il progetto di risoluzione punterà a fermare la violenza e a sostenere gli sforzi politici che l’OSCE ha finora intrapreso invano. Chiediamo al Segretario generale dell’ONU che le sostenga», ha dichiarato Churkin, aggiungendo che solo l’approvazione di questa risoluzione dimostrerebbe il sostegno del Consiglio di sicurezza dell’ONU agli sforzi intesi a regolare la crisi.


Traduzione a cura di Matzu Yagi.

2 novembre 2013

Datagate: ipocrisia europea ed egemonia USA

di Gaetano Colonna - clarissa.it.


Nella storia dei rapporti transatlantici vi sono state numerose pagine percorse da un sottile umorismo, ma nessuna è pari a quanto si sta leggendo e ascoltando in questi giorni sullo "scandalo" Datagate.
Chiunque abbia una pur vaga idea di come l'intelligence rappresenti storicamente una delle basi portanti della potenza delle grandi Nazioni imperialiste dell'Occidente europeo, fin dal Settecento, per la cui strategia navalista era imprescindibile la costante acquisizione di informazioni tattiche e strategiche su scala planetaria, non può che considerare estremamente ipocrita l'apparente scandalizzarsi delle classi dirigenti europee, dalla Germania, alla Francia, all'Italia.
Nel giugno 1948, proprio quando aveva appena avuto inizio la Guerra Fredda, con l'accordo UKUSA, USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, i cosiddetti "Five Eyes", mettevano a punto quella vasta rete planetaria di attività spionistiche l'ultima manifestazione della quale sarebbe stata quella rete Echelon di cui si ebbe notizia negli anni Novanta: anche in questo caso si sprecarono articoli sui giornali, inchieste dell'Unione Europea e più o meno tiepide contrizioni da parte di qualche alto ufficiale americano, senza per altro che si sia mai andati a fondo sul da farsi - nonostante fosse già allora risultato evidente il poderoso ruolo della NSA nell'organizzare e gestire lo spionaggio elettronico con una onnipervasività planetaria totale. Quella avrebbe dovuta essere l'occasione ultima per affrontare tempestivamente tutte le implicazioni politiche dell'evidente capacità americana di "intercettare il mondo".
Il 3 dicembre 1952, il North Atlantic Council, versante politico della NATO, decise la costituzione di un meccanismo permanente di scambio e condivisione di intelligence fra i Paesi occidentali aderanti alla NATO, noto come AC/46, il cui raggio di attività si estendeva anche a non meglio precisate "minacce non-militari", la cui estendibilità alle tecniche di contro-insurrezione e contro-rivoluzione risulta oggi del tutto ovvia. 
Non possiamo infatti oggi dubitare del fatto che le celebri reti Stay-Behind, in Italia note come "Gladio", fossero ricomprese nelle competenze dell'AC/46, allo scopo di garantire dapprima la presenza di strutture di resistenza anti-comunista in caso di conflitto con l'Urss e, in una seconda fase, il supporto alle più oscure operazioni delle diverse "strategie della tensione", realizzate non solo in Italia, ma anche, come minimo, in Germania Occidentale, Francia e Belgio nel corso degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.
Dopo la fine dell'Unione Sovietica e l'ingresso dei Paesi Est europei vuoi nella NATO vuoi nella UE, si è poi assistito al rafforzamento di uno speciale rapporto, sovente mediante protocolli di accordo diretto, fra gli Usa e Paesi Baltici, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria, anche in materia di spionaggio, come hanno dimostrato vicende quali le extraordinary renditions, che hanno utilizzato punti d'appoggio in alcuni almeno di quei Paesi, di nuova accessione alla rete occidentale di intelligence governata dagli Usa.
Dal 1971, ma a nostro avviso da ben prima, si era inoltre costituito il segretissimo Club di Berna, organismo informale che riuniva con costante periodicità i capi dei servizi segreti e delle polizie occidentali: un club le cui impostazioni strategiche hanno probabilmente svolto un ruolo di tutto rilievo per l'Italia, dato che alcune delle principali operazioni destabilizzanti confluite nella strategia della tensione italiana, come quella dei cosiddetti "manifesti cinesi", hanno comprovatamente avuto impulso dalle direttive dettate in Europa da quell'organismo.
Nel 1977, dietro impulso dello Stato di Israele, a seguito delle imprese terroristiche che lo avevano avuto come obiettivo negli anni Settanta, si dava vita al cosiddetto "Kilowatt Group", un accordo assai poco noto, cui partecipano ben 24 Stati, tra i quali numerosi appartenenti all'Unione Europea, oltre a Canada, Norvegia, Svezia, USA, Israele stesso e Sudafrica.
In conseguenza della globalizzazione economico-finanziaria degli anni Novanta, della caduta del sistema comunista sovietico e dell'accrescersi delle difficoltà economico-finanziarie dei sistemi occidentali, nel 1995 prendeva vita l'Egmont Group of Financial Intelligence Units, che, nel giugno 2002, riuniva la bellezza di 69 agenzie specializzate nella raccolta e nell'analisi di informazioni economico-finanziarie.
Facendo seguito agli eventi dell'11 settembre 2001, poi, l'Unione Europea ha dato la propria immediata disponibilità a stabilire relazioni permanenti in campo di intelligence ed anti-terrorismo con le corrispondenti strutture Usa, cosa che portò il 14 marzo del 2003 alla firma di un inedito accordo fra Unione Europea e NATO relativo proprio allo scambio di informazioni sulla sicurezza, considerato dagli studiosi "prerequisito per lo scambio di intelligence fra le due organizzazioni".
Nel 2003, come se non bastasse quanto già emerso con il caso Echelon, la NSA tornava ancora alla ribalta della cronaca grazie alle rivelazioni di una funzionaria del Government Communications Headquarters (GCHQ), organizzazione britannica "gemellata" con la NSA, che rendeva pubblico un memorandum di quest'ultima organizzazione nel quale si dava dettagliato conto delle attività di spionaggio elettronico sistematicamente svolte dall'agenzia Usa ai danni dei membri del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite.
Tutto ciò senza minimamente tenere conto delle centinaia di accordi bilaterali diretti fra gli Usa, Gran Bretagna, Israele, le maggiori potenze spionistiche oggi, e un gran numero di Paesi europei ed extra-europei. Ragione quest'ultima per cui non desta certo alcuna sopresa la notizia di questi giorni, ripresa da Le Monde, Der Spiegel e altri giornali europei, sull'esistenza di un programma di raccolta e condivisione di informazioni, denominato in codice Lustre, che avrebbe coinvolto la Francia; cosi come di analoghi programmi di spionaggio israeliani che conterebbero sull'attiva partecipazione di USA, Regno Unito, Svezia e Italia, secondo notizie della Suddeutsche Zeitung.
Del resto è passata assai presto nel dimenticatoio in Italia una delle poche significative performance del governo Monti, il decreto del 24 gennaio 2013 grazie al quale le nostre agenzie di intelligence, notoriamente assai poco indipendenti da quelle statunitensi ed israeliane, avrebbero completo accesso a un'enorme mole di dati e informazioni di natura riservata: numerose aziende italiane, tra le quali Telecom e Poste Italiane, avrebbero dato immediata disponibilità, stipulando convenzioni coperte da segreto, a fornire alle nostre agenzie di intelligence questi dati, secondo notizie di stampa mai smentite.
Scrivevano nel giugno scorso i giornalisti di Repubblica che hanno svolto questa inchiesta, per spiegare l'importanza dell'apporto di aziende del genere alle reti di sorveglianza occidentali:
"Telecom Italia Sparkle possiede un'infrastruttura fisica strategica: la complessa rete di dorsali in fibra ottica lunga 55.000 km in Europa, 7.000 km nel Mediterraneo, 30.000 km in Sud America, continente collegato con un cavo sottomarino nell'Atlantico di 15.000 km. (...) Ancor più importante è Poste Italiane. Rappresenta un unicum nel panorama nazionale: essendo contemporaneamente agenzia di recapiti, banca, operatore telefonico e assicurativo, ha nella sua pancia la più completa banca dati nazionale. (...) E tra i suoi partner ci sono i servizi segreti americani. Nel 2009 la società guidata dall'ad Massimo Sarmi ha costituito a Roma la European Electronic Crime Task Force, un organismo per il contrasto dei crimini informatici a cui partecipano la Polizia di Stato e lo United State Secret Service, l'agenzia governativa deputata alla sicurezza del presidente degli Stati Uniti. A giugno del 2010, poi, è nato il Global Cyber Security Center, istituto voluto da Poste e creato insieme alla Booz Allen Hamilton, l'azienda dove lavorava Edward Snowden, la spia del datagate".
Ma il lavoro sui cosiddetti "big data", i grandi ammassi di informazione ricavabili grazie alle reti elettroniche ed ai social network, assume un'ampiezza tale da coinvolgere persino gli ambiti culturali, come già era avvenuto durante la guerra fredda, quando la Cia fu in grado di mobilitare, spesso senza che ne fossero consapevoli, le maggiori istituzioni culturali occidentali
Lo scorso febbraio, senza che i media vi abbiano prestato l'attenzione che meritava, è comparsa la notizia secondo cui l'Office of the Director of National Intelligence statunitense, la massima autorità nello spionaggio Usa, avrebbe finanziato e coordinato ben 13 università statunitensi, europee e israeliane in un progetto di raccolta di informazioni tramite social network rivolta a sviluppare una maggiore capacità di analizzare dati per prevedere i futuri sviluppi sociali a livello globale. 
Nel progetto sono coinvolti centri specializzati come il Center for Collective Intelligence del MIT, e come lo Intelligence Advanced Research Projects Activity (IARPA), "incubatore governativo per la ricerca nell'intelligence", che si concentra sulla possibilità di "valutare le notizie con maggiore accuratezza e farlo più rapidamente grazie alla capacità di combinare diverse tipologie di dati".
Come si vede, la questione di fondo è che, nel corso di oltre settant'anni, la potenza egemone dell'Occidente ha costruito con abilità e costanza una rete di vincoli, in materia di intelligence così come di politica estera e militare, trasversale a orientamenti politici e partitici, a istituzioni e settori, tale da costituire ormai una sorta di "Stato permanente" entro i singoli Stati nazionali europei
Per questo è ipocrita affrontare la questione del Datagate senza porre la questione di fondo, vale a dire di come si possa attuare una sovranità politica europea capace di svincolarsi dagli orientamenti globali degli Stati Uniti.


9 settembre 2013

Demolizione totale del dossier USA sulla Siria

da Washington's Blog.
Tradotto da Megachip.

L'informativa di guerra presentata dagli Stati Uniti è estremamente debole.
La Casa Bianca ha diffuso un documento di quattro pagine che espone il caso relativo all'utilizzo di armi chimiche da parte del Governo siriano.   Il quadro probatorio però, come si dimostrerà di seguito, è estremamente debole (le accuse del governo sono esposte con delle citazioni fra virgolette, seguite dalle relative controdeduzioni).
“Una stima preliminare del Governo statunitense ha determinato che 1.429 persone, tra esse almeno 426 bambini, sono state uccise nel corso dell'attacco effettuato con armi chimiche, ma tale stima sarà destinata ad essere aggiornata nel momento in cui saremo in possesso di ulteriori informazioni“
Ma Mc Clatchy (un blogger, NdT) sottolinea:
«Né le osservazioni di Kerry, né la versione non classificata del rapporto dell’intelligence USA a cui si è riferito, spiegano come il Governo degli Stati Uniti sia arrivato a un conteggio di 1.429 vittime, tra cui 426 bambini.  
L’unica attribuzione è riferita a ‘una prima valutazione preliminare del Governo’».
Anthony Cordesman, un ex alto funzionario della difesa, ora a Washington presso il Center for Strategic and International Studies, prende di mira le difformità fra le cifre sul numero dei morti in un articolo pubblicato domenica scorsa (il 1° settembre, NdT).
Ha criticato Kerry per essersi “insabbiato da sé con il bluff del numero assurdamente precisissimo” di 1.429, e ha sottolineato come il numero non corrisponda né alle risultanze britanniche di “almeno 350 vittime”, né a quelle di altre fonti siriane dell'opposizione, in particolare il Syrian Observatory for Human Rights, che ha confermato 502 morti, inclusi circa 100 bambini e “decine” di ribelli, e ha richiesto che Kerry fornisse i nomi delle vittime presenti nella lista USA.
Cordesman ha scritto inoltre:
“Il presidente Obama si è trovato a quel punto costretto ad arrotondare il numero a 'ben oltre mille vittime', creando una miscela di contraddizioni sulla maggior parte dei fatti basilari”.
Ha aggiunto che questo abbaglio richiamava “gli errori che gli USA fecero nel preparare il discorso del Segretario di Stato Colin Powell all’ONU sull'Iraq nel 2003“.
Una versione non coperta da segreto di una relazione dell'intelligence francese sulla Siria (che è stata diffusa lunedì) ha aggiunto ulteriori dubbi: la Francia ha confermato solo 281 decessi, sebbene concordi più ampiamente con gli USA sul fatto che il regime abbia usato armi chimiche durante l’attacco del 21 Agosto scorso.

Poi il governo afferma:
“In aggiunta alle informazioni dell’intelligence USA, ci sono resoconti su ciò che è avvenuto forniti da personale medico siriano e internazionale; video; testimonianze dirette, relazioni di social media provenienti da almeno 12 siti diversi dell’area di Damasco; inoltre contributi di giornalisti e report provenienti da organizzazioni non governative altamente credibili“.

I report sul campo sono piuttosto contradditori. In qualcuno di questi si dichiara che sono i ribelli ad aver usato armi chimiche. Vedi qui e qui.
In effetti, perfino i funzionari di governo hanno ammesso di non essere sicuri su chi avesse usato armi chimiche.

Di maggiore importanza, è ancora il fatto che il Governo degli Stati Uniti abbia affermato in passato di disporre di elementi incontestabili riguardanti le armi di distruzione di massa irachene... eppure la cosa si rivelò essere un'invenzione di sana pianta.
“riteniamo con alto grado di certezza che il regime siriano ha usato armi chimiche su piccola scala contro le opposizioni in diverse occasioni durante l’ultimo anno, anche nei sobborghi di Damasco.   Questa valutazione è basata su diversi flussi  informativi  inclusi report relativi ad attività di pianificazione ed esecuzione degli attacchi condotte da ufficiali siriani, nonché sui risultati di analisi di laboratorio di campioni fisiologici ottenuti da un certo numero di individui, che hanno confermato l’esposizione di questi soggetti al gas sarin.”
Gli esperti in materia di armi chimiche sono ancora ancora scettici. La catena di custodia delle prove è sospetta, dato che gli USA non hanno rivelato da dove provenissero i campioni, né chi li avesse consegnati agli Stati Uniti.

Mc Clatchy riferisce:
Fra gli esperti di armi chimiche e altri analisti che hanno studiato da vicino il campo di battaglia siriano, la principale riserva sostenuta rispetto alle dichiarazioni USA riguarda il fatto che non si comprende la metodologia che sta dietro la raccolta dei dati effettuata dall'intelligence.   Sostengono che le prove hanno presentato elementi sull'utilizzo di un qualche tipo di agente chimico, ma ci sono ancora dubbi su come tali prove siano state raccolte, sull'integrità della continuità della custodia di tali campioni, nonché su quali laboratori siano stati implicati.

Eliot Higgins, un cronista britannico che racconta la guerra civile siriana sul suo blog Brown Moses, un archivio di informazioni ampiamente citato in merito alle armi utilizzate sul campo in Siria, ha scritto lunedì un dettagliato post corredato di foto e video che sembrerebbero sostenere le accuse USA sul fatto che il regime di Assad sia in possesso di munizioni che potrebbero essere utilizzate come vettori di armi chimiche.  Ma non salta a conclusioni.

Sul blog, Higgins si domanda:
"Come facciamo a sapere che queste sono armi chimiche?"  Questo è il punto, non lo sappiamo.
Come ho detto fin dall'inizio, queste sono munizioni collegabili con presunti attacchi chimici, non munizioni chimiche usate in attacchi chimici. In definitiva, spetta all'ONU confermare se sono state utilizzate armi chimiche.”

Inoltre, Dan Kaszeta - un ex Ufficiale Chimico dell’ esercito USA, e una delle figure di maggior spicco fra gli esperti di armi chimiche e biologiche - ha affermato in una recente intervista che ci possono essere casi di falsi positivi per il Sarin, in particolar modo, quando gli esami sono fatti sulcampo (pesticidi o altri composti chimici possono provocare un caso di falso positivo sul Sarin).

Il risultato è che - sebbene gli USA  abbiano fatto di tutto per sviare un'ispezione ONU sulle armi - dobbiamo attendere quanto rivelerà il responso dei test dell'ONU.
“Noi riteniamo che i ribelli non abbiano utilizzato armi chimiche”
I ribelli, invece,  hanno avuto accesso ad armi chimiche.  Mentre il governo americano afferma che l’opposizione non ha usato armi chimiche, molte altre fonti – incluse le  le Nazioni Unite, Haaretz, e ilquotidiano filogovernativo turco Zaman – non sono d’accordo con tale posizione.
“Il regime siriano dispone dei tipi di munizioni che riteniamo siano state utilizzate nel corso dell’attacco del 21 agosto, e ha la capacità di colpire simultaneamente in diverse località”
I tipi di munizioni che apparentemente sono stati utilizzati per condurre gli attacchi chimici sono uno strano tipo di razzi fai-da te. I ribelli potrebbero averli prodotti.
“Riteniamo che il regime siriano abbia utilizzato armi chimiche nel corso dell’ultimo anno, essenzialmente per avere la meglio o per superare un punto morto in aree dove aveva incontrato forti difficoltà nel conquistare e mantenere il controllo strategico di aree territoriali importanti. A questo riguardo, continuiamo a valutare che il regime siriano consideri le armi chimiche come uno dei tanti strumenti di cui dispone il proprio arsenale, come la superiorità aerea ed i missili balistici, utilizzati indiscriminatamente contro l’opposizione.
Il regime siriano ha iniziato a cercare di liberare la periferia di Damasco dalle forze dell’opposizione che utilizzano l’area come base per organizzare gli attacchi contro i principali obiettivi governativi della capitale. Il regime ha fallito i suoi tentativi di ripulire dozzine di rioni di Damasco dagli elementi dell’opposizione, compresi i rioni oggetto degli attacchi del 21 agosto, nonostante abbia impiegato quasi tutti i suoi sistemi di arma convenzionali. Riteniamo che la frustrazione del regime derivante dalla sua incapacità di rendere sicure larghe aree di Damasco possa avere contribuito alla decisione di utilizzare armi chimiche il 21 agosto”
Questa non è una prova. Questa è una opinione priva di qualsiasi supporto. (Per dare un’analogia, sarebbe come affermare che Saddam stava usando armi di distruzione di massa subito prima che la guerra in Iraq cominciasse perché non sopportava le persone basse … senza tenere conto del fatto che Saddam non aveva alcuna arma di distruzione di massa).
“Disponiamo di informazioni che ci portano a concludere che personale siriano addetto alla gestione delle armi chimiche – incluso personale ritenuto legato al SSRC – stesse preparando munizioni chimiche prima dell’attacco. Nei tre giorni precedenti l’attacco, abbiamo raccolto intelligence da fonti umane, da intercettazioni di segnali, e da sistemi di rilevazione geospaziali che rivelano attività del regime che riteniamo siano state associate con la preparazione di un attacco con armi chimiche.
Personale addetto alla gestione delle armi chimiche risultava essere operativo nel quartiere periferico di Adra già a partire da domenica 18 agosto, e fino alla mattina di mercoledì 21 agosto, in prossimità di un’area che il regime utilizza per preparare le miscele di sostanze, tra cui il sarin, utilizzate per le armi chimiche”

Gareth Porter  nota:
«Nonostante l’uso del termine “operativo”, l’intelligence degli Stati Uniti non aveva informazioni relative alla reale attività degli individui tracciati attraverso i sistemi geospaziali e le intercettazioni delle comunicazioni. Quando funzionari dell’amministrazione Obama hanno dato questa informazione a CBS news, la scorsa settimana, hanno ammesso che la presenza degli individui sotto osservazione, nell’area in questione, era stata valutata, al momento, come “niente di straordinario.
Ancora, dopo gli eventi del 21 agosto, le stesse informazioni sono state improvvisamente trasformate in una “prova” a supporto della linea ufficiale dell’amministrazione ».

Inoltre, le fonti dell’intelligence americana sono state ripetutamente colte a dire menzogne. Durante la rincorsa verso la guerra in Iraq, il Governo ha interamente aggirato i normali processi di verifica delle informazioni raccolte dall’intelligence, con il risultato che false affermazioni siano state strombazzate senza i normali controlli e verifiche condotti di norma da scrupolosi analisti di intelligence. Anche l’intelligence israeliana – che sembra abbia avuto un ruolo anche nell'informativa di guerra sulla Siria – è stata altrettanto inaccurata.
Ex alti ufficiali della CIA confermano che l’intelligence è stata grossolanamente politicizzata per giustificare la guerra contro la Siria.
“Il 21 agosto, elementi del regime siriano si sono preparati per un attacco chimico nell’area di Damasco, mediante, tra l’altro, l’utilizzo di maschere antigas”.

Questa è un’affermazione stranamente articolata, ma elaborata con cura artigianale. Assad ha  ripetutamente avvertito che i ribelli avrebbero potuto impossessarsi di armi chimiche ed utilizzarle contro la popolazione civile. L’utilizzo di maschere antigas potrebbe essere stata una misura preventiva attuata dal Governo siriano, se esso avesse ricevuto informazioni relative alla possibilità di un imminente attacco chimico da parte dei ribelli. Su questo punto servono più informazioni.
“Molteplici fonti di informazione indicano che il regime abbia condotto un attacco di razzi e artiglieria contro la periferia di Damasco nelle prime ore del 21 agosto. Dati satellitari confermano che attacchi provenienti da un’area controllata dal regime abbiano colpito borghi che secondo resoconti sono stati colpiti dall’attacco – tra cui Kafr Batna, Jawbar, ‘Ayn Tarma, Darayya e Mu’addamiyah. In particolare, ciò include l’individuazione di lanci di razzi da territori controllati dal regime nelle prime ore della mattina, approssimativamente novanta minuti prima dei primi rapporti di attacchi con armi chimiche apparsi sui social media. La mancanza di attività aerea o di lanci di missili ci porta a concludere che il regime abbia utilizzato proiettili a propulsione a razzo”

L’area in cui gli attacchi hanno avuto luogo è stata contesa a lungo tra le forze governative e i ribelli, ed entrambe le parti sono più volte entrate in possesso dell’area. Novanta minuti prima del primo attacco è un’eternità quando si combatte su un terreno pesantemente conteso tra le due parti … e potrebbe esserci stato tempo a sufficienza perché i ribelli potessero infiltrarsi e lanciare un attacco chimico.

Come fa notare Fairness and Accuracy in Reporting:

«Non è chiaro il perché questa affermazione dovrebbe essere considerata convincente. I razzi ci mettono novanta minuti a raggiungere i loro bersagli? Il gas nervino viene rilasciato dai razzi novanta minuti dopo l’impatto, o forse, una volta rilasciato, ci vogliono novanta minuti perché siano causati i primi sintomi?

In un conflitto in cui le comunicazioni sono così importanti come la guerra civile siriana, i cittadini o i giornalisti aspettano un’ora e mezza prima di dare notizia di uno sviluppo talmente importante della situazione da provocare, come ha detto Kerry, “un inferno scatenato sui social media”? A meno che non ci sia qualche ragione che giustifichi questo tipo di ritardo, è veramente poco chiaro il motivo per cui ci si aspetta che noi dovremmo pensare che ci sia una qualche connessione tra il lancio dei razzi e le successive notizie di avvelenamento di massa. »

Il Governo poi affronta il tema dei social media:
“I primi dati apparsi sui social media in merito agli attacchi chimici nella periferia di Damasco iniziano attorno alle 2.30, ora locale, del 21 agosto. Nelle successive quattro ore, migliaia di segnalazioni vengono pubblicate sui social media da almeno dodici diverse località dell’area di Damasco. Molteplici testimonianze descrivono un bombardamento di armi chimiche con proiettili a propulsione a razzo su aree controllate dall’opposizione.
Tre ospedali siti nell’area di Damasco hanno ricevuto circa 3.600 pazienti con sintomi compatibili con l’esposizione ad agenti nervini, in meno di tre ore, nella mattina del 21 agosto, secondo quanto riporta un’organizzazione umanitaria internazionale che riteniamo sia altamente credibile. I sintomi riportati, oltre allo schema epidemiologico degli eventi – caratterizzato da un flusso massivo di pazienti concentrato in un breve arco di tempo, dall’origine dei pazienti, e dalla contaminazione di medici e infermieri – erano compatibili con l’esposizione di massa ad agenti nervini. Abbiamo inoltre ricevuto segnalazioni provenienti da personale medico siriano ed internazionale presente nell’area.
Abbiamo identificato un centinaio di video riferibili all’attacco, molti dei quali mostrano un alto numero di corpi che esibiscono segni fisici compatibili – anche se non possono essere escluse altre cause – con l’esposizione ad agenti nervini. I sintomi denunciati dalle vittime includono incoscienza, schiuma al naso e alla bocca, restrizione delle pupille, accelerazione del battito cardiaco e difficoltà di respirazione. Parecchi video mostrano quello che appare essere un alto numero di morti che non presentano ferite visibili, il che è compatibile con la morte causata da agenti chimici, ed è incompatibile con la morte provocata da armi di piccolo calibro, bombe o munizioni esplosive, o agenti vescicanti. Almeno 12 localizzazioni diverse sono ritratte in video disponibili al pubblico, e una campionatura di tali video ha confermato che almeno alcuni di essi sono stati girati effettivamente nel luogo e nell’ora descritta dal filmato”

Nessuno contesta che qualche tipo di agente chimico sia stato usato. La questione è esattamente quale tipo di agente chimico e – cosa ancora più importante – chi lo abbia utilizzato.
Inoltre, i ribelli  hanno prodotto per anni video di propaganda e si sono fatti sempre più sofisticati, recentemente. Servono più informazioni.
“Riteniamo che l’opposizione non disponga della capacità di contraffare tutti i video raccolti, né di provocare artificiosamente il prodursi dei sintomi verificati da personale medico e delle organizzazioni non governative presenti nell’area, nonché le altre informazioni associate a questo attacco chimico”

Un’altra opinione priva di elementi di prova. Ma, più importante, è uno specchietto per le allodole. Nessuno sostiene che le tragiche e orribili scene di morte siano state falsificate.
La questione è quando e dove esse siano accadute, e chi le abbia provocate. Per esempio, uno dei maggiori esperti sulle armi chimiche afferma che è difficile sapere dove i video siano stati girati.
Zanders, ex consulente dell’Unione Europea per le armi chimiche, è andato ancora oltre, sostenendo che persone non del posto non possono concludere con certezza circa l’estensione o la localizzazione geografica degli attacchi chimici largamente attribuiti al regime di Assad.
In particolare, si è soffermato sulle immagini di vittime agonizzanti che sono state diffuse ampiamente sul Web, compreso YouTube.
“Non sappiamo dove sono state girate”, ha detto. “Non sappiamo quando sono state girate né da chi siano state girate. Né se esse riguardano lo stesso attacco o diversi attacchi”.
Zanders ha aggiunto: “Tutto ciò non mi dice chi sarebbe il responsabile. Non mi dice dove le immagini sono state girate. Mi dice soltanto che qualcosa è accaduto, da qualche parte, a un certo punto”.

Il Governo poi parla di intercettazioni:
“Disponiamo di un complesso di informazioni, tra cui alcune relative alle tecniche di addestramento utilizzate dalle forze del regime siriano, che ci portano a concludere che ufficiali del regime siano stati consapevoli degli attacchi del 21 agosto e li abbiano diretti. Abbiamo intercettato comunicazioni di un alto funzionario siriano, intimamente a conoscenza dell’offensiva, che ha confermato che armi chimiche sono state utilizzate il 21 agosto dal regime, e che mostrava preoccupazione per la possibilità che gli ispettori ONU potessero raccogliere prove di ciò. Nel pomeriggio del 21 agosto, abbiamo ottenuto informazioni da cui risulta che personale addetto alla gestione dell’arsenale chimico siriano abbia ricevuto l’ordine di cessare le operazioni”.

Il Washington Post segnala che le presunte intercettazioni di cui parla Obama rappresentano “il cuore delle prove a sostegno del caso siriano…”
L'intelligence militare dell'America è stata di efficacia incostante. Per esempio:

E gli USA e Israele hanno ammesso di aver realizzato delle operazioni ingannevoli sotto falsa bandiera (così come lo hanno fatto paesi islamici come l'Indonesia; ma a nostra conoscenza, la Siria non è mai stata colta con le mani nel sacco in un'operazione false flag).

Fairness and Accuracy in Reporting scrive:
«Ricordate che Powell ha fatto ascoltare registrazioni di ufficiali iracheni che apparentemente parlavano di nascondere agli ispettori le prove delle armi proibite - e che, come successivamente è emerso, riguardavano tutt'altro. Ma Powell, almeno, ha fatto ascoltare i nastri di queste comunicazioni intercettate, anche se ha imbastito delle storie rappresentandone in modo errato il contenuto - e permettendo la possibilità di un'interpretazione alternativa dei messaggi. Forse, "ricordando bene l'esperienza irachena", Kerry sta facendo in modo che questa volta non ci sia questa possibilità interpretativa.»

David Swanson descrive il modo in cui i funzionari americani hanno lavorato sulle comunicazioni intercettate per giustificare la guerra in Iraq:

«Powell stava sceneggiando un dialogo romanzato. Ha inserito alcune righe di sua fantasia, e ha finto che qualcuno avesse pronunciato quelle parole. Ecco cosa ha scritto Bob Woodward nel suo libro "Plan of Attack".

"Powell aveva deciso di aggiungere la sua personale interpretazione delle intercettazioni, mentre provava il testo del suo discorso, estendendone sostanzialmente la portata e facendo in modo che quanto registrato venisse messo in cattiva luce nel modo peggiore possibile. In particolare, a proposito delle intercettazioni che riguardavano le ispezioni in corso e la possibilità che venissero trovate 'munizioni proibite', Powell si è spinto ancora più lontano: 'Ripulire tutte le aree ... Essere certi che non ci sia nulla lì". Nessuna di queste frasi era nelle intercettazioni.
[Inoltre] Powell ... stava rappresentando come elementi di fatto numerose affermazioni nonostante gli avvertimenti del suo stesso staff che si trattava di argomenti deboli e indifendibili».

Il Governo poi butta lì un altro argomento:
"Contemporaneamente, il regime ha intensificato il fuoco di artiglieria contro molti dei borghi che avevano subito l’attacco chimico. Nelle ventiquattro ore successive all’attacco, abbiamo individuato indicazioni di fuoco di artiglieria e razzi approssimativamente quattro volte più intenso di quello misurato nei dieci giorni precedenti. Abbiamo continuato a rilevare un intenso bombardamento delle stesse aree fino alla mattina del 26 agosto."
Questo è ancora un altro specchietto per le allodole. Se il Governo siriano credeva che i ribelli avessero usato armi chimiche contro i civili, avrebbe senz'altro potuto incrementare il fuoco di artiglieria per spazzare via i ribelli e prevenire ulteriori attacchi. Ancora una volta, sono necessarie ulteriori informazioni.
"In conclusione, disponiamo di una sostanziale mole di informazioni che implicano la responsabilità del Governo siriano nell’attacco chimico che ha avuto luogo il 21 agosto. Come indicato, esistono ulteriori informazioni che devono restare classificate a tutela delle fonti e delle metodologie di raccolta, che stiamo rendendo disponibili al Congresso e agli alleati internazionali".

Quest'ultima affermazione a prima vista è di grande effetto. Ma i membri del Congresso che hanno potuto accedere alle informazioni classificate - come Tom Harkin -  non sono rimasti particolarmente colpiti. Il parlamentare Michael Burgess ha affermato:
Sì, ho visto i documenti classificati. Poca roba.

E il parlamentare Justin Amash, ancora, si pronuncia in questi termini:
Quello che ho sentito nel briefing dei funzionari dell'amministrazione Obama davvero mi rende più scettico rispetto ad alcuni aspetti significativi della ricostruzione dei fatti del Presidente a giustificazione dell'attacco.




Traduzione per Megachip a cura di Giampiero Obiso, Francesco Barresi e Pino Cabras.

Nei prossimi giorni saranno tradotti diversi documenti richiamati con link nel presente articolo