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19 marzo 2014
La nuova Gladio in Ucraina
di Manlio Dinucci.
Il suo nome
di battaglia è Delta. È uno dei capi
militari della «rivoluzione ucraina» anche se, come lui stesso dichiara,
non si considera ucraino. Sotto
l’elmetto porta la kippah. Ne
racconta la storia l’agenzia di stampa ebraica Jta (con sede a New York), che l’ha intervistato in condizioni
di anonimato, fotografandolo in tuta mimetica e giubbotto antiproiettile col
viso coperto da occhiali scuri e una sciarpa nera [1].
Delta è un
veterano dell’esercito israeliano, specializzatosi in combattimento urbano
nella brigata di fanteria Givati, impiegata nell’operazione Piombo Fuso e in
altre azioni contro Gaza, tra cui il massacro di civili nel quartiere Tel
el-Hawa. Rientrato qualche anno fa in Ucraina in veste di uomo d’affari, ha
formato e addestrato insieme ad altri ex militari israeliani il plotone «Caschi
blu di Maidan», applicando a Kiev le tecniche di combattimento urbano
sperimentate a Gaza.
Il suo
plotone, dichiara alla Jta, è agli ordini di Svoboda, ossia di un partito che
dietro la nuova facciata conserva la sua matrice neonazista. Proprio per
tranquillizzare gli ebrei ucraini che si sentono minacciati dai neonazisti,
Delta sottolinea che l’accusa di antisemitismo nei confronti di Svoboda è una
«stronzata».
La presenza
in Ucraina di specialisti militari israeliani è confermata dalla notizia,
diffusa dalla Jta e altre agenzie ebraiche, che diversi feriti negli scontri
con la polizia a Kiev sono stati subito trasportati in ospedali israeliani,
evidentemente per impedire che qualcuno rivelasse altre scomode verità. Tipo
quella di chi ha addestrato e armato i cecchini che, con gli stessi fucili di
precisione, hanno sparato in piazza Maidan sia sui dimostranti che sui
poliziotti (quasi tutti colpiti alla testa).
Tali fatti
gettano ulteriore luce sul modo in cui è stato preparato e attuato il golpe di
Kiev. Sotto regia Usa/Nato, attraverso la Cia e altri servizi segreti sono
stati per anni reclutati, finanziati, addestrati e armati i militanti
neonazisti che a Kiev hanno dato l’assalto ai palazzi governativi, e che sono
stati poi istituzionalizzati come «guardia nazionale».
Una
documentazione fotografica, che circola in questi giorni, mostra giovani
militanti neonazisti ucraini di Uno-Unso addestrati nel 2006 in Estonia da
istruttori Nato, che insegnano loro tecniche di combattimento urbano ed uso di
esplosivi per sabotaggi e attentati [2].
Lo stesso fece la Nato durante la guerra fredda per formare la struttura
paramilitare segreta di tipo «stay-behind», col nome in codice «Gladio». Attiva
anche in Italia dove, a Camp Darby e in altre basi, vennero addestrati gruppi
neofascisti preparandoli ad attentati e a un eventuale colpo di stato. Una
analoga struttura paramilitare è stata creata e usata oggi in Ucraina,
servendosi anche di specialisti israeliani.
Il colpo di
stato non avrebbe potuto però riuscire se la Nato non avesse legato a sé gran
parte dei vertici militari ucraini, formandoli per anni nel Nato Defense
College e in «operazioni per la pace» a guida Nato. E non è difficile
immaginare che, sotto quella ufficiale, sia stata costruita una rete segreta.
Le forze armate ucraine hanno così obbedito all’ordine della Nato di «restare
neutrali», mentre era in corso il golpe. Dopo, la loro direzione è stata
assunta da Andriy Parubiy, cofondatore del partito socialnazionalista
ridenominato Svoboda, divenuto segretario del Comitato di difesa nazionale, e,
in veste di ministro della difesa, da Igor Tenjukh, legato a Svoboda.
Sicuramente
è già iniziata l’epurazione (o eliminazione) degli ufficiali non ritenuti
affidabili. Mentre la Nato, che già di fatto si è annessa l’Ucraina, dichiara
il referendum in Crimea «illegale e illegittimo».
NOTE:
[1] “Soldati israeliani mimetizzati a Maidan”, Rete Voltaire, 8 marzo 2014.
[2]
“I manifestanti di Maidan addestrati dalla NATO nel 2006”, Rete Voltaire, 7 febbraio 2014.
2 novembre 2013
Datagate: ipocrisia europea ed egemonia USA
di Gaetano Colonna - clarissa.it.
Nella storia dei rapporti
transatlantici vi sono state numerose pagine percorse da un sottile
umorismo, ma nessuna è pari a quanto si sta leggendo e ascoltando in
questi giorni sullo "scandalo" Datagate.
Chiunque
abbia una pur vaga idea di come l'intelligence rappresenti storicamente
una delle basi portanti della potenza delle grandi Nazioni imperialiste
dell'Occidente europeo, fin dal Settecento, per la cui strategia
navalista era imprescindibile la costante acquisizione di informazioni
tattiche e strategiche su scala planetaria, non può che considerare
estremamente ipocrita l'apparente scandalizzarsi delle classi dirigenti
europee, dalla Germania, alla Francia, all'Italia.
Nel giugno 1948, proprio quando aveva appena avuto inizio la Guerra Fredda, con l'accordo UKUSA, USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, i cosiddetti "Five Eyes", mettevano a punto quella vasta rete planetaria di attività spionistiche l'ultima manifestazione della quale sarebbe stata quella rete Echelon di cui si ebbe notizia negli anni Novanta: anche in questo caso si sprecarono articoli sui giornali, inchieste dell'Unione Europea e più o meno tiepide contrizioni da parte di qualche alto ufficiale americano, senza per altro che si sia mai andati a fondo sul da farsi - nonostante fosse già allora risultato evidente il poderoso ruolo della NSA nell'organizzare e gestire lo spionaggio elettronico con una onnipervasività planetaria totale. Quella avrebbe dovuta essere l'occasione ultima per affrontare tempestivamente tutte le implicazioni politiche dell'evidente capacità americana di "intercettare il mondo".
Il 3 dicembre 1952, il North Atlantic Council, versante politico della NATO, decise la costituzione di un meccanismo permanente di scambio e condivisione di intelligence fra i Paesi occidentali aderanti alla NATO, noto come AC/46, il cui raggio di attività si estendeva anche a non meglio precisate "minacce non-militari", la cui estendibilità alle tecniche di contro-insurrezione e contro-rivoluzione risulta oggi del tutto ovvia.
Nel giugno 1948, proprio quando aveva appena avuto inizio la Guerra Fredda, con l'accordo UKUSA, USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, i cosiddetti "Five Eyes", mettevano a punto quella vasta rete planetaria di attività spionistiche l'ultima manifestazione della quale sarebbe stata quella rete Echelon di cui si ebbe notizia negli anni Novanta: anche in questo caso si sprecarono articoli sui giornali, inchieste dell'Unione Europea e più o meno tiepide contrizioni da parte di qualche alto ufficiale americano, senza per altro che si sia mai andati a fondo sul da farsi - nonostante fosse già allora risultato evidente il poderoso ruolo della NSA nell'organizzare e gestire lo spionaggio elettronico con una onnipervasività planetaria totale. Quella avrebbe dovuta essere l'occasione ultima per affrontare tempestivamente tutte le implicazioni politiche dell'evidente capacità americana di "intercettare il mondo".
Il 3 dicembre 1952, il North Atlantic Council, versante politico della NATO, decise la costituzione di un meccanismo permanente di scambio e condivisione di intelligence fra i Paesi occidentali aderanti alla NATO, noto come AC/46, il cui raggio di attività si estendeva anche a non meglio precisate "minacce non-militari", la cui estendibilità alle tecniche di contro-insurrezione e contro-rivoluzione risulta oggi del tutto ovvia.
Non possiamo infatti
oggi dubitare del fatto che le celebri reti Stay-Behind, in Italia note
come "Gladio", fossero ricomprese nelle competenze dell'AC/46, allo
scopo di garantire dapprima la presenza di strutture di resistenza
anti-comunista in caso di conflitto con l'Urss e, in una seconda fase,
il supporto alle più oscure operazioni delle diverse "strategie della
tensione", realizzate non solo in Italia, ma anche, come minimo, in
Germania Occidentale, Francia e Belgio nel corso degli anni Sessanta,
Settanta e Ottanta.
Dopo la fine dell'Unione Sovietica e l'ingresso dei Paesi Est europei vuoi nella NATO vuoi nella UE, si è poi assistito al rafforzamento di uno speciale rapporto, sovente mediante protocolli di accordo diretto, fra gli Usa e Paesi Baltici, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria, anche in materia di spionaggio, come hanno dimostrato vicende quali le extraordinary renditions, che hanno utilizzato punti d'appoggio in alcuni almeno di quei Paesi, di nuova accessione alla rete occidentale di intelligence governata dagli Usa.
Dal 1971, ma a nostro avviso da ben prima, si era inoltre costituito il segretissimo Club di Berna, organismo informale che riuniva con costante periodicità i capi dei servizi segreti e delle polizie occidentali: un club le cui impostazioni strategiche hanno probabilmente svolto un ruolo di tutto rilievo per l'Italia, dato che alcune delle principali operazioni destabilizzanti confluite nella strategia della tensione italiana, come quella dei cosiddetti "manifesti cinesi", hanno comprovatamente avuto impulso dalle direttive dettate in Europa da quell'organismo.
Nel 1977, dietro impulso dello Stato di Israele, a seguito delle imprese terroristiche che lo avevano avuto come obiettivo negli anni Settanta, si dava vita al cosiddetto "Kilowatt Group", un accordo assai poco noto, cui partecipano ben 24 Stati, tra i quali numerosi appartenenti all'Unione Europea, oltre a Canada, Norvegia, Svezia, USA, Israele stesso e Sudafrica.
In conseguenza della globalizzazione economico-finanziaria degli anni Novanta, della caduta del sistema comunista sovietico e dell'accrescersi delle difficoltà economico-finanziarie dei sistemi occidentali, nel 1995 prendeva vita l'Egmont Group of Financial Intelligence Units, che, nel giugno 2002, riuniva la bellezza di 69 agenzie specializzate nella raccolta e nell'analisi di informazioni economico-finanziarie.
Facendo seguito agli eventi dell'11 settembre 2001, poi, l'Unione Europea ha dato la propria immediata disponibilità a stabilire relazioni permanenti in campo di intelligence ed anti-terrorismo con le corrispondenti strutture Usa, cosa che portò il 14 marzo del 2003 alla firma di un inedito accordo fra Unione Europea e NATO relativo proprio allo scambio di informazioni sulla sicurezza, considerato dagli studiosi "prerequisito per lo scambio di intelligence fra le due organizzazioni".
Nel 2003, come se non bastasse quanto già emerso con il caso Echelon, la NSA tornava ancora alla ribalta della cronaca grazie alle rivelazioni di una funzionaria del Government Communications Headquarters (GCHQ), organizzazione britannica "gemellata" con la NSA, che rendeva pubblico un memorandum di quest'ultima organizzazione nel quale si dava dettagliato conto delle attività di spionaggio elettronico sistematicamente svolte dall'agenzia Usa ai danni dei membri del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite.
Tutto ciò senza minimamente tenere conto delle centinaia di accordi bilaterali diretti fra gli Usa, Gran Bretagna, Israele, le maggiori potenze spionistiche oggi, e un gran numero di Paesi europei ed extra-europei. Ragione quest'ultima per cui non desta certo alcuna sopresa la notizia di questi giorni, ripresa da Le Monde, Der Spiegel e altri giornali europei, sull'esistenza di un programma di raccolta e condivisione di informazioni, denominato in codice Lustre, che avrebbe coinvolto la Francia; cosi come di analoghi programmi di spionaggio israeliani che conterebbero sull'attiva partecipazione di USA, Regno Unito, Svezia e Italia, secondo notizie della Suddeutsche Zeitung.
Del resto è passata assai presto nel dimenticatoio in Italia una delle poche significative performance del governo Monti, il decreto del 24 gennaio 2013 grazie al quale le nostre agenzie di intelligence, notoriamente assai poco indipendenti da quelle statunitensi ed israeliane, avrebbero completo accesso a un'enorme mole di dati e informazioni di natura riservata: numerose aziende italiane, tra le quali Telecom e Poste Italiane, avrebbero dato immediata disponibilità, stipulando convenzioni coperte da segreto, a fornire alle nostre agenzie di intelligence questi dati, secondo notizie di stampa mai smentite.
Scrivevano nel giugno scorso i giornalisti di Repubblica che hanno svolto questa inchiesta, per spiegare l'importanza dell'apporto di aziende del genere alle reti di sorveglianza occidentali:
Dopo la fine dell'Unione Sovietica e l'ingresso dei Paesi Est europei vuoi nella NATO vuoi nella UE, si è poi assistito al rafforzamento di uno speciale rapporto, sovente mediante protocolli di accordo diretto, fra gli Usa e Paesi Baltici, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria, anche in materia di spionaggio, come hanno dimostrato vicende quali le extraordinary renditions, che hanno utilizzato punti d'appoggio in alcuni almeno di quei Paesi, di nuova accessione alla rete occidentale di intelligence governata dagli Usa.
Dal 1971, ma a nostro avviso da ben prima, si era inoltre costituito il segretissimo Club di Berna, organismo informale che riuniva con costante periodicità i capi dei servizi segreti e delle polizie occidentali: un club le cui impostazioni strategiche hanno probabilmente svolto un ruolo di tutto rilievo per l'Italia, dato che alcune delle principali operazioni destabilizzanti confluite nella strategia della tensione italiana, come quella dei cosiddetti "manifesti cinesi", hanno comprovatamente avuto impulso dalle direttive dettate in Europa da quell'organismo.
Nel 1977, dietro impulso dello Stato di Israele, a seguito delle imprese terroristiche che lo avevano avuto come obiettivo negli anni Settanta, si dava vita al cosiddetto "Kilowatt Group", un accordo assai poco noto, cui partecipano ben 24 Stati, tra i quali numerosi appartenenti all'Unione Europea, oltre a Canada, Norvegia, Svezia, USA, Israele stesso e Sudafrica.
In conseguenza della globalizzazione economico-finanziaria degli anni Novanta, della caduta del sistema comunista sovietico e dell'accrescersi delle difficoltà economico-finanziarie dei sistemi occidentali, nel 1995 prendeva vita l'Egmont Group of Financial Intelligence Units, che, nel giugno 2002, riuniva la bellezza di 69 agenzie specializzate nella raccolta e nell'analisi di informazioni economico-finanziarie.
Facendo seguito agli eventi dell'11 settembre 2001, poi, l'Unione Europea ha dato la propria immediata disponibilità a stabilire relazioni permanenti in campo di intelligence ed anti-terrorismo con le corrispondenti strutture Usa, cosa che portò il 14 marzo del 2003 alla firma di un inedito accordo fra Unione Europea e NATO relativo proprio allo scambio di informazioni sulla sicurezza, considerato dagli studiosi "prerequisito per lo scambio di intelligence fra le due organizzazioni".
Nel 2003, come se non bastasse quanto già emerso con il caso Echelon, la NSA tornava ancora alla ribalta della cronaca grazie alle rivelazioni di una funzionaria del Government Communications Headquarters (GCHQ), organizzazione britannica "gemellata" con la NSA, che rendeva pubblico un memorandum di quest'ultima organizzazione nel quale si dava dettagliato conto delle attività di spionaggio elettronico sistematicamente svolte dall'agenzia Usa ai danni dei membri del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite.
Tutto ciò senza minimamente tenere conto delle centinaia di accordi bilaterali diretti fra gli Usa, Gran Bretagna, Israele, le maggiori potenze spionistiche oggi, e un gran numero di Paesi europei ed extra-europei. Ragione quest'ultima per cui non desta certo alcuna sopresa la notizia di questi giorni, ripresa da Le Monde, Der Spiegel e altri giornali europei, sull'esistenza di un programma di raccolta e condivisione di informazioni, denominato in codice Lustre, che avrebbe coinvolto la Francia; cosi come di analoghi programmi di spionaggio israeliani che conterebbero sull'attiva partecipazione di USA, Regno Unito, Svezia e Italia, secondo notizie della Suddeutsche Zeitung.
Del resto è passata assai presto nel dimenticatoio in Italia una delle poche significative performance del governo Monti, il decreto del 24 gennaio 2013 grazie al quale le nostre agenzie di intelligence, notoriamente assai poco indipendenti da quelle statunitensi ed israeliane, avrebbero completo accesso a un'enorme mole di dati e informazioni di natura riservata: numerose aziende italiane, tra le quali Telecom e Poste Italiane, avrebbero dato immediata disponibilità, stipulando convenzioni coperte da segreto, a fornire alle nostre agenzie di intelligence questi dati, secondo notizie di stampa mai smentite.
Scrivevano nel giugno scorso i giornalisti di Repubblica che hanno svolto questa inchiesta, per spiegare l'importanza dell'apporto di aziende del genere alle reti di sorveglianza occidentali:
"Telecom Italia Sparkle possiede un'infrastruttura fisica strategica: la complessa rete di dorsali in fibra ottica lunga 55.000 km in Europa, 7.000 km nel Mediterraneo, 30.000 km in Sud America, continente collegato con un cavo sottomarino nell'Atlantico di 15.000 km. (...) Ancor più importante è Poste Italiane. Rappresenta un unicum nel panorama nazionale: essendo contemporaneamente agenzia di recapiti, banca, operatore telefonico e assicurativo, ha nella sua pancia la più completa banca dati nazionale. (...) E tra i suoi partner ci sono i servizi segreti americani. Nel 2009 la società guidata dall'ad Massimo Sarmi ha costituito a Roma la European Electronic Crime Task Force, un organismo per il contrasto dei crimini informatici a cui partecipano la Polizia di Stato e lo United State Secret Service, l'agenzia governativa deputata alla sicurezza del presidente degli Stati Uniti. A giugno del 2010, poi, è nato il Global Cyber Security Center, istituto voluto da Poste e creato insieme alla Booz Allen Hamilton, l'azienda dove lavorava Edward Snowden, la spia del datagate".
Ma il lavoro sui cosiddetti "big data", i grandi ammassi
di informazione ricavabili grazie alle reti elettroniche ed ai social
network, assume un'ampiezza tale da coinvolgere persino gli ambiti
culturali, come già era avvenuto durante la guerra fredda, quando la Cia
fu in grado di mobilitare, spesso senza che ne fossero consapevoli, le
maggiori istituzioni culturali occidentali.
Lo scorso febbraio, senza
che i media vi abbiano prestato l'attenzione che meritava, è comparsa la
notizia secondo cui l'Office of the Director of National Intelligence
statunitense, la massima autorità nello spionaggio Usa, avrebbe
finanziato e coordinato ben 13 università statunitensi, europee e
israeliane in un progetto di raccolta di informazioni tramite social
network rivolta a sviluppare una maggiore capacità di analizzare dati
per prevedere i futuri sviluppi sociali a livello globale.
Nel progetto
sono coinvolti centri specializzati come il Center for Collective
Intelligence del MIT, e come lo Intelligence Advanced Research Projects
Activity (IARPA), "incubatore governativo per la ricerca
nell'intelligence", che si concentra sulla possibilità di "valutare le
notizie con maggiore accuratezza e farlo più rapidamente grazie alla
capacità di combinare diverse tipologie di dati".
Come si vede, la questione di fondo è che, nel corso di oltre settant'anni, la potenza egemone dell'Occidente ha costruito con abilità e costanza una rete di vincoli, in materia di intelligence così come di politica estera e militare, trasversale a orientamenti politici e partitici, a istituzioni e settori, tale da costituire ormai una sorta di "Stato permanente" entro i singoli Stati nazionali europei.
Come si vede, la questione di fondo è che, nel corso di oltre settant'anni, la potenza egemone dell'Occidente ha costruito con abilità e costanza una rete di vincoli, in materia di intelligence così come di politica estera e militare, trasversale a orientamenti politici e partitici, a istituzioni e settori, tale da costituire ormai una sorta di "Stato permanente" entro i singoli Stati nazionali europei.
Per questo è ipocrita
affrontare la questione del Datagate senza porre la questione di fondo,
vale a dire di come si possa attuare una sovranità politica europea
capace di svincolarsi dagli orientamenti globali degli Stati Uniti.
Tratto da: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=90001&typeb=0&Datagate-ipocrisia-europea-ed-egemonia-USA.
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USA
4 ottobre 2013
L'11 settembre e l’Operazione Gladio
“Più
grosso del Watergate”: incontri ‘regolari’ degli USA con i
leader di Al-Qa’ida, documentate operazioni terroristiche sotto
falsa bandiera condotte dalla Casa Bianca, allo scopo di trasformare
le persone ‘in pecore’.
Il
padre di una vittima delle Torri Gemelle ci dice perché sostiene la
campagna del movimento per la verità sull’11 settembre che in
questo mese viene esposta a Times Square e in altre parti del mondo.
Il
calendario delle proteste per settembre.
Cerchiamo
la verità nei fatti insieme a Bob
Mc Ilvane,
il cui figlio Bobby è stato ucciso nell’atrio della Torre Nord;
con il dottor Daniele
Ganser,
autore del libro “Gli
eserciti segreti della NATO”;
con Elizabeth
Woodworth,
di ‘Consensus 911’; con il co-direttore editoriale del ‘Journal
of 9/11 Studies’, il dottor Graeme
Mac Queen;
con il dottor Kevin
Barrett,
autore del libro “Questioning
the War of Terror”;
con l’ingegnere civile Jon
Cole, di
‘Architects and Engineers for 9/11 Truth’; e con Rachel
Maddow,
conduttrice di “The Rachel Maddow Show”.
Trascrizione
del video, trasmesso da RT in data 8 settembre 2013:
RT:
Sono
Daniel Bushell. Alti funzionari dicono che la Casa Bianca stia dietro
il terrorismo contro la stessa popolazione americana, e nuove prove
sull’11 settembre, restate con noi.
Voce
fuori campo.
Ex
funzionari dell’amministrazione hanno parlato degli incontri di
funzionari americani con il vertice di Al-Qa’ida
Si
mostra un’immagine del WTC 7 a Times Square
E
il padre di una vittima delle Twin Towers ci racconta cosa significa
essere attaccati dai media del mainstream.
RT:
Per
decenni, atti di terrorismo di cui si è attribuita la responsabilità
ad “estremisti” sono stati in realtà pianificati e finanziati
dalla Casa Bianca. Questo è quanto affermano alti funzionari del
Governo e della CIA. La campagna nota come Gladio, secondo l’ex
capo della CIA Bill Colby, è “un’operazione di primaria
importanza”.
Nel
corso di una testimonianza sotto giuramento, uno dei cospiratori ha
confessato: “tu devi attaccare i civili, la gente, le donne, i
bambini, lontano da qualunque gioco politico, in modo che le autorità
possano dichiarare uno stato di emergenza”.
Dottor
Daniele Ganser, autore del libro “Gli eserciti segreti della NATO”,
molte grazie per essere qui con noi. Allora, i media del mainstream
non ne parlano, ma è ormai provato e ufficialmente documentato che
decenni di attacchi terroristici contro la popolazione sono stati in
realtà organizzati dalla CIA e dalla Casa Bianca.
Dr.
Daniele Ganser: L’operazione
Northwoods, e le prove sull’operazione Gladio, oggi noi disponiamo
dei dati. E grazie ai dati, la gente comincia a capire che questo è
effettivamente avvenuto, ma c’è ancora un momento psicologico in
cui è molto difficile credere che queste cose stiano ancora
accadendo, perché si tratta di cattive notizie. Di fondo, tutto
questo significa che il terrorismo può essere manipolato al fine di
prendere il controllo della popolazione, e di guidarla come se fosse
un gregge di pecore, letteralmente. E se qualcuno ti dice che sei una
pecora, che ti hanno ingannato e manipolato con operazioni
terroristiche sotto falsa bandiera, bene, si tratta di cose che
nessuno davvero vuole sentirsi dire.
RT:
Continuiamo
ad imbatterci in questo termine: “strategia della tensione”, da
parte della Casa Bianca. Qual è il suo significato?
Ganser:
Strategia
della tensione in realtà significa che tu fai esplodere una bomba, e
dici che è stato il tuo nemico a farlo. Le prove di cui oggi
disponiamo ci dicono che questa strategia non è finita, e sta
andando avanti ancora oggi.
RT:
“Più
grosso del Watergate”, ha detto Dennis Saccher, dell’FBI, a
proposito del supporto che gli USA hanno dato ai leader di Al-Qa’ida
fino al 2001, e Veterans Today scrive che la cosa va avanti ancora
oggi.
L’ex
funzionario dissidente dell’FBI Siebel Edmonds ha svelato la verità
su gli “innumerevoli meeting” in cui, regolarmente,
rappresentanti del Governo USA e l’allora numero due di Al-Qua’ida,
oggi il suo leader, Ayman Al-Zawahiri, si incontravano fino a poco
prima del settembre 2001.
Luglio
2001: Agenti dell’FBI che stavano indagando sugli attentatori
dell’11 settembre sono stati esclusi dalle indagini, e minacciati
di procedimento disciplinare.
Nell’estate
del 2001, dopo che alcuni agenti avevano arrestato Mohammed Khalifa,
direttamente collegato al terrorista Ramzi Yousef, nella lista dei
terroristi più ricercati dagli USA, il Segretario di Stato in
persona intervenne perché Khalifa fosse immediatamente trasferito in
Arabia Saudita, e rilasciato.
Il
Dottor Kevin Barrett è l’autore del libro “Questioning the War
on Terror”. E’ un piacere incontrarla. Quindi, in realtà abbiamo
dei leader che ammettono che questi terroristi sono solo degli
strumenti...
Kevin
Barrett: E
questo è esattamente quel che è in realtà Al-Qa’ida. E’ il
burattino delle agenzie di intelligence dell’Occidente. Lo abbiamo
sentito dire da Mohamed Heikal, che è il più importante
commentatore politico del mondo arabo, e che ci ha detto,
immediatamente dopo l’11 settembre, che la storia ufficiale degli
attentati alle torri era ridicola. Heikal ha detto che quando lui era
ai più alti livelli di governo in Europa, era la persona che aveva
il compito, essenzialmente, di operare come infiltrato e dirigere,
virtualmente, la cosiddetta Al-Qa’ida. Ci ha detto che Al-Qa’ida
è piena di gente dell’intelligence saudita, americana, israeliana
e naturalmente egiziana, e che come organizzazione terroristica, da
sola, non sarebbe in grado di fare praticamente nulla.
Nafeez
Ahmed, uno
dei più importanti studiosi di terrorismo, ci ha parlato di un
incidente avvenuto in Turchia – credo poco prima dell’11
settembre. Uno che si riteneva fosse un importante comandante di
Al-Qa’ida era stato arrestato in Turchia, e le guardie della
prigione, che erano musulmane, avevano notato che non pregava e che
aveva chiesto di mangiare carne di maiale. Così, gli dicono
“pensavamo che tu fossi un musulmano integralista”, e lui si
mette a ridere, e dice “no, è solo una strategia della tensione”.
RT:
l’11
settembre di quest’anno, i più importanti fisici, piloti,
ingegneri, appoggiano i parenti delle vittime nella lotta contro il
muro di silenzio dei media del mainstream.
Una
grande insegna a Times Square e in molti altri posti del paese sfida
il fatto che la maggior parte degli Americani non sappia che l’11
settembre un terzo grattacielo, che non fu colpito da alcun aereo, è
crollato collassando in caduta libera come le due torri.
Alle
5 e venti del pomeriggio, il WTC 7 improvvisamente, ordinatamente e
simmetricamente, si è sgonfiato come un pancake.
Video
“ReThink911”:
Roland
Angle, ingegnere strutturale civile:
Questa è fisica di alta scuola.
Jonathan
Smolens, ingegnere strutturale:
Un edificio non può collassare in caduta libera con quarantamila
tonnellate di strutture di acciaio, e con tutti i suoi sistemi
strutturali interni, se non viene fatto esplodere con una demolizione
controllata.
RT:
La versione
del Governo è che il fuoco degli incendi sviluppatisi all’interno
degli uffici ha fatto in modo che l’acciaio delle 84 colonne si
indebolisse e cedesse allo stesso momento, ma ci sono altre versioni.
Jon
Cole, uno delle migliaia di esperti indipendenti che fanno parte di
Architects and Engineers for 9/11 Truth, grazie di essere con noi.
Allora, chi è stato?
Jon
Cole: Chi
non è stato sono i diciannove dirottatori che si dice abbiano
dirottato gli aerei. È impossibile che quell’acciaio possa essere
stato fuso dagli incendi degli uffici, o dal carburante degli aerei,
o dal collasso stesso. È fisicamente impossibile, non può essere
riprodotto in via sperimentale. Sfida le leggi della fisica.
Se
mettiamo da parte la politica, le nostre credenze e la religione, e
ci limitiamo ad utilizzare il metodo scientifico, il WTC 7 è, di
base, un classico caso di demolizione controllata in cui un edificio
collassa su se stesso in caduta libera, e precipita dritto dritto
sulla propria superficie di appoggio.
Questa
è l’unica spiegazione che possa essere coerente con tutte le prove
disponibili: la nano-termite, le microsfere di ferro, le alte
temperature rilevate nelle macerie, la caduta libera, l’accelerazione
uniforme delle torri, che sono venute giù con velocità costante e
uniforme, senza strattoni o scatti neanche quando le parti superiori
cedevano su quelle sottostanti. Se non ci sono variazioni nella
velocità di caduta, la ragione non può che essere che qualcosa,
all’interno, ha fatto esplodere le torri, permettendo di accelerare
uniformemente verso il basso.
L’unica
cosa che ha senso, dal punto di vista scientifico, è che le torri
sono state fatte esplodere.
RT:
Jon ha
fatto una parodia dei siti del mainstream National Geographics e
Popular Mechanics, che hanno tentato disperatamente di dimostrare
come 80 kg di nano-termite militare non avrebbero potuto spezzare le
colonne d’acciaio della struttura delle torri. Jon lo ha fatto,
usandone appena mezzo chilo.
La
nota ricercatrice Elizabeth Woodworth ci è venuta in aiuto dal
gruppo “Consensus 911”, e ci conferma che il loro metodo è
quello di utilizzare le migliori pratiche della comunità
scientifica, e il più rigoroso processo di revisione accademica.
Grazie per essere qui con noi. C’è un consenso assai elevato, tra
gli esperti, circa il fatto che la versione del Governo non possa
essere vera.
Elizabeth
Woodworth: Abbiamo
tra noi alcuni dei più grandi esperti nel campo, persone che hanno
prodotto studi e pubblicazioni scientifiche oggetto dei consueti
processi di revisione accademica e, sì, questi studi esistono, ma
non sono raccontati dai media.
Se
le persone sapessero di queste ricerche, e le conoscessero, le
troverebbero convincenti. Il Dottor Griffin ha detto che non ha mai
visto nessuno che abbia esaminato queste prove e che non abbia
condiviso le conclusioni dei nostri studi, senza mai cambiare più
idea.
RT:
Il vostro
gruppo di lavoro ha già conseguito il risultato di fare cambiare la
versione ufficiale del Governo, che oggi ammette che il WTC 7 sia
collassato in caduta libera.
Elizabeth
Woodwort:
esatto, David Chandler è uno straordinario sviluppatore di modelli,
fa parte del nostro gruppo, e ha lavorato a un modello che ha
consentito di dimostrare che i piani superiori sono precipitati senza
incontrare alcuna resistenza. C’è un solo modo in cui ciò possa
accadere, ed è quello di far sì che tutte le 84 colonne portanti
siano rotte allo stesso momento esatto.
RT:
Il Dottor
Graeme Mc Queen ha potuto avere accesso ai dati del Corpo dei Vigili
del Fuoco di New York registrati nei giorni dell’attentato. Grazie
per essere con noi. Non è mai stato riportato dai media del
mainstream, ma più di cento testimoni hanno parlato di esplosioni
che hanno fatto crollare le torri gemelle.
Dr.
Graeme McQueen, ricerca testimoni:
Abbiamo quasi diecimila pagine di materiale importantissimo, che
raccoglie le dichiarazioni di testimoni oculari, e tra questi ho
potuto individuare 118
persone che hanno distintamente percepito esplosioni.
Lei
sa, abbiamo vigili del fuoco che hanno dimestichezza con incendi ai
piani alti, e che sono abituati a incontrare fumo, esplosioni,
caldaie, e tuttavia anche loro usano parole come “bombe”.
Sono parole che non corrispondono alle cose che ci si aspetterebbe di
trovare in un incendio.
RT:
Bob Mc
Ilvane ha chiesto di avere risposte, per sapere perché l’autopsia
del corpo di suo figlio Bobby ha stabilito che le ferite mortali per
cui è morto nella Torre Nord non siano coerenti con le fiamme di un
incendio, ma con gli esplosivi.
Eppure
la conduttrice di un programma mainstream, Rachel Maddow, di recente
lo ha deriso dicendo che non solo è un cospirazionista perché fa
domande, ma ha anche tentato di metterlo in relazione con la violenza
e con Al-Qa’ida.
Rachel
Maddow: Tutte
queste nefande cospirazioni su trame del Governo per uccidere, e
complottare, e nascondere l’autentica verità, voglio dire, questa
roba sarà ridicola, come è sempre stata, ma è tanto ridicola
quanto pericolosa.
RT:
Il padre di
Bobby è qui con noi… Come si sente dopo aver prima perso suo
figlio, e poi essere dipinto come il cattivo?
Bob
Mc Ilvane: Mio
figlio è morto, ed è morto a causa di un’esplosione. Posso
provarlo oltre ogni ragionevole dubbio. Ma se volessi dimostrarlo in
un’aula di giustizia, queste prove non potrebbero essere accettate.
E qui è il punto in cui abbiamo il nostro problema: quando io dico,
“bene, questo è stato un lavoro dall’interno, mio figlio è
morto per un lavoro sporco della nostra amministrazione, perché
qualcuno ha messo delle bombe e le ha fatte esplodere”.
Io
vorrei farla sedere in questa stanza, e farle vedere quello che ho
fatto vedere a voi, e poi le direi: “tu,
brutta str***a, adesso dimmi che sono un teorico della cospirazione”
Questo
veramente dimostra quanto faccia schifo il nostro sistema dei media.
Non voglio definirla una puttana, ma è una puttana
dell’informazione. Guadagna più di un milione di dollari, e dice
quello che le ordinano di dire.
Una
giornalista dell’area di Philadelphia è stata molto franca con me.
Mi ha detto, “Lo sai bene Bob, come reporter, io sono il problema,
perché noi perdiamo il posto. Se io porto questa piccola cosa che tu
mi hai appena detto al mio caporedattore, lui la cestinerà
immediatamente. Quindi ti dico molto chiaramente che io non posso
prendere la tua storia e scriverla”.
I
padroni dei media non lo permetterebbero.
La
stampa non ne parla, punto, perché parlarne significherebbe mettere
un piccolo dubbio nella testa delle persone.
RT: Di
chi è la colpa di tutto questo?
McIlvane:
Il popolo degli Stati Uniti ha le sue responsabilità, perché la
gente vuole solo credere e sentirsi dire che siamo brava gente, che
siamo un paese eccezionale, ed è proprio questo che fa il Governo, è
molto machiavellico. E ora abbiamo la nostra Guerra al Terrore senza
fine.
Io
so che cosa stanno passando queste persone in Iraq, Siria, Libia,
Afganistan, perché tutti loro stanno perdendo i loro bambini. E alla
fine, di questo si tratta – tutti stanno perdendo i propri
familiari. E’ inferno allo stato puro.
E
questo è quanto, Daniel.
RT: Domani
il Congresso voterà se bombardare la Siria, l’ultima Guerra
dell’era post-11 settembre. L’ex deputato Kucinich ha detto che
ora gli Stati Uniti diventeranno ufficialmente l’aeronautica
militare di Al-Qa’ida. Ma l’America ne ha avuto abbastanza. Nove
Americani su dieci sono contrari a questa invasione, la più
impopolare della storia. E a proposito dell’11 settembre, un
incredibile 84 per cento delle persone oggi dice che il Governo sta
mentendo.
Oggi
disponiamo di precedenti documentati storicamente che dimostrano come
il governo sia pronto a commettere i peggiori crimini contro la
propria stessa popolazione.
Che
cosa sia accaduto esattamente l’11 settembre potrà sempre essere
oggetto di discussione tra i cosiddetti cospirazionisti e le
autorità. Ma quel che è fuori discussione è che in occasione
dell’11 settembre il mondo, ancora una volta, si unirà in
raccoglimento per piangere i quasi tremila innocenti che hanno perso
la propria vita.
Qui
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Traduzione per
Megachip a cura di Giampiero Obiso.
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25 luglio 2011
Da Lee Oswald a Lee Oslo, via "Gladio"?
Erano in più di uno a far fuoco sull'isola. Un’esercitazione sull’esplosione di bombe appena conclusa a Oslo. Forse una vendetta della NATO per la decisione della Norvegia di non bombardare più la Libia?
di Webster G. Tarpley.
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.
I tragici attentati terroristici in Norvegia presentano un certo numero di segni rivelatori di una provocazione false flag (sotto falsa bandiera, NdT) . È stato riferito che - sebbene i media mondiali stiano cercando di focalizzare l’attenzione su Anders Behring Breivik in veste di assassino solitario nella tradizione di Lee Harvey Oswald - molti testimoni oculari concordano sul fatto che un secondo tiratore era all’opera nel massacro presso il campo estivo giovanile di Utøya, fuori Oslo .
È anche emerso che una unità speciale di polizia aveva condotto una simulazione o esercitazione, nel centro di Oslo, che includeva la detonazione di bombe: esattamente ciò che ha causato il massacro a poche centinaia di metri di distanza poco più di 48 ore più tardi. Ulteriori ricerche rivelano che le agenzie di intelligence degli Stati Uniti stavano conducendo un vasto programma di reclutamento di ufficiali in pensione della polizia norvegese con lo scopo presunto di disporre atti di sorveglianza all'interno del paese. Questo programma, noto come Unità di sorveglianza e rilevamento SIMAS, ha fornito un tramite perfetto per la penetrazione e la sovversione della polizia norvegese da parte della NATO.
È inoltre presente un movente per l'attacco: come parte del suo tentativo di far crescere una politica estera indipendente, compreso l’imminente riconoscimento diplomatico di uno stato palestinese inserito in un riavvicinamento generale con il mondo arabo, la Norvegia stava guidando gli stati più piccoli della NATO che intendevano tirarsi fuori dalla coalizione di aggressori imperialisti che sta attualmente bombardando la Libia. La Norvegia aveva programmato di mettere fine a tutti i bombardamenti e agli altri assalti contro le forze di Gheddafi non più tardi del 1° agosto.
Infine, l’operazione CIA consistente in rivelazioni parziali controllate (limited hangout, nell’orig., NdT), nota come Wikileaks, ha già fornito un caso prefabbricato e pubblicamente disponibile per incompetenza e illeciti contro l'attuale governo norvegese, che sta facendo tutte queste cose, sotto forma di una serie di dispacci reali o manipolati che documentano la presunta negligenza di questo governo nell’affrontare la minaccia terroristica, il tutto secondo la visuale dei funzionari del Dipartimento di Stato USA.
Il giornale VG di Oslo: "Diversi" testimoni oculari affermano che c’erano due tiratori sull'Isola
Come si è visto, la stampa mondiale e i media della scuola anglo-americana si sono immediatamente fissati su Breivik come un caso esemplare di assassino solitario dello stesso stampo di Lee Harvey Oswald, Sirhan Sirhan, e tanti altri. Il problema per i mitografi del terrore è che, nella maggior parte di questi casi, vi sono credibili se non schiaccianti prove che queste figure non avrebbero potuto agire da sole. Tra i più recenti assassini solitari, Breivik potrebbe essere paragonato al maggiore Nidal Hasan di Fort Hood, in Texas, la cui sparatoria con carneficina risale al novembre 2009. Hasan è accusato di aver ucciso sette persone. A quel tempo, si ritenne degno di nota che Hasan era riuscito a uccidere così tanti soldati armati nella base militare. Ma i primi rapporti suggerivano che c'era un altro se non altri due sparatori oltre a Hasan. Come accade di solito, questi tiratori supplementari furono presto cancellati dalla versione dominante nei media. [1]
Nel caso norvegese, la prova che Breivik non era da solo a rivendicare il suo tributo spaventoso di vittime è chiara e convincente. Ecco alcuni estratti da un articolo pubblicato dal quotidiano di Oslo VG:
«Molti dei giovani che erano presenti al dramma della sparatoria di Utøya, hanno riferito a VG di essere convinti che ci debba essere stato più di un esecutore. Marius Helander Roset la pensa così: - “Sono sicuro che si sparava da due diversi punti dell'isola, contemporaneamente”, ha dichiarato.
Testimoni: - C’erano due persone
La polizia ritiene che Anders Behring Breivik (32 anni) sia l'esecutore vestito da poliziotto, e lo hanno incriminato per due attacchi terroristici. I giovani intervistati da VG descrivono un esecutore aggiuntivo, che non indossava l'uniforme della polizia. La persona che li seguiva era alta circa 180 centimetri, aveva folti capelli scuri e un aspetto nordico. Aveva una pistola nella mano destra e un fucile sulla schiena. – “Io credo che ci fossero due persone che stavano sparando”, sostiene Alexander Stavdal (23 anni) ....
Alla conferenza stampa di sabato mattina la polizia ha affermato che ci sarebbero potuti essere diversi esecutori e ha sottolineato che c'è un'indagine in corso»[2]
La presenza di un secondo tiratore è ovviamente più scomoda per la teoria dell’assassino solitario, in quanto rappresenta la prova incontrovertibile di una associazione cospirativa criminale, l'elemento essenziale che la copertura mediatica è generalmente ansiosa di evitare. Nel caso norvegese, i riferimenti a un secondo sparatore sembravano essere sufficientemente persistenti anche 36 ore dopo l'evento principale, tanto da poter far resistere qualche speranza che la versione ufficiale possa essere interamente abbattuta sulla base di questo particolare.
La polizia aveva svolto esercitazioni facendo brillare delle bombe nella stessa area pochi giorni prima
Un altro segno rivelatore critico di un'operazione false flag proviene dallo svolgimento di simulazioni o esercitazioni, ufficialmente per fini di controterrorismo - da parte della polizia o dei militari contemporaneamente all'attacco terroristico, o poco prima che l'attacco terroristico vero e proprio iniziasse. A volte, le esercitazioni o simulazioni in ordine ad atti terroristici sono programmate in modo da iniziare poco dopo il momento in cui l'attacco terroristico effettivo avviene. In questi casi si scopre spesso che la sedicente esercitazione o simulazione anti-terrorismo contiene un'azione simulata o un evento che ricorda fortemente l’attacco terroristico nel mondo reale, quello che uccide davvero la gente. I media poi faranno riferimento a un’incredibile coincidenza o a una concomitanza strana, ma la realtà è che l’esercitazione terroristica è stata presa o rivoltata in diretta nella forma di uccisioni reali. Il segreto sta nel fatto che l’esercitazione con copertura legale è stata utilizzata per condurre o ricalcare il massacro reale attraverso un apparato governativo le cui risorse sono necessarie per eseguire l’atto terroristico, ma in cui ci sono molti funzionari ai quali non si consente di sapere cosa stia succedendo.
Gli eventi in Norvegia forniscono un esempio molto chiaro di questo principio. A Oslo, una potente bomba è esplosa dentro o vicino all'edificio che ospita l'ufficio del Primo Ministro. Esattamente come ci aspetteremmo, unità speciali anti-terrorismo della polizia si esercitavano con l’esplosione di bombe in una zona vicina della capitale norvegese poco più di 48 ore prima. Il pubblico non era stato informato in anticipo, ma ha scoperto quello che stava accadendo quando ha iniziato a sentire le bombe martedì e mercoledì, mentre la bomba principale è esplosa venerdì. Ecco cosa riferisce il giornale Aftenposten:
«Poliziotti armati sono stati visti nella zona intorno al Teatro dell'Opera di Oslo, e violente esplosioni si potevano udire su gran parte della città. Nessuno sapeva che era tutta una questione di esercitazioni. La Sezione Informazione della polizia di Oslo si rammarica profondamente che il pubblico non fosse a conoscenza dell'esercitazione così apparentemente drammatica .... Si trattava della squadra di emergenza, l'unità speciale della polizia nazionale contro il terrorismo, che stava conducendo una simulazione nella zona delimitata presso il molo di Bjørvika. Secondo un comunicato stampa emanato dalla polizia, quasi un giorno dopo l'esercitazione, la simulazione consisteva in una formazione sul campo nel trattare la detonazione controllata di cariche esplosive .... L'esercitazione continuerà per il resto del Mercoledì sera e si prevedono un paio di ulteriori esplosioni.... L’esercitazione ha seguito un modello che risulta familiare a tutte le forze anti-terrorismo di tutto il mondo: gli uomini si calavano dal tetto e si introducevano dalla finestra che era stata appena fatta esplodere, intanto che sparavano».[3]
Peter Power della Visor Consultants disse alla BBC Radio Five sulla scia degli attentati alla metropolitana di Londra del 7 luglio 2005 che la sua impresa aveva condotto un esercitazione basata su esplosioni che dovevano avvenire sostanzialmente nelle stesse stazioni della metropolitana londinese e alla stessa ora in cui le vere esplosioni sono effettivamente accadute. Gli eventi norvegesi presentano lo stesso tipo di strana coincidenza.
Un movente: la Norvegia ha deciso di mettere fine ai bombardamenti della Libia entro il 1° agosto
Gli obiettivi degli attacchi terroristici norvegesi sono tutti espressamente politici, compresi gli uffici governativi e un campo estivo dei giovani del Partito Laburista oggi al governo, e quindi vanno in direzione della politica. Il governo della Norvegia è attualmente una coalizione composta dal Partito Laburista, il Partito Socialista di Sinistra, e il Partito di Centro. La Norvegia ha sempre cercato di coltivare una politica estera filo-araba, come si evidenzia nella sua sponsorizzazione degli accordi di pace di Oslo tra il primo ministro israeliano Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat a metà degli anni novanta. L'attuale governo ha annunciato la sua intenzione di concedere il riconoscimento diplomatico di uno stato palestinese nel prossimo futuro. Quando lo scorso febbraio è iniziata la destabilizzazione della Libia, il ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Støre del partito laburista ha messo in guardia i partner della Norvegia nella NATO dal farsi coinvolgere.
Ma subito dopo, la Norvegia ha ceduto alle pressioni degli Stati Uniti e ha accettato di partecipare al bombardamento NATO della Libia per un periodo iniziale di tre mesi, inviando sei aerei che hanno effettuato circa il 10% di tutti i bombardamenti annoverati dall'Alleanza atlantica. Tuttavia, allo scoccare finale dei suoi tre mesi di impegno, la Norvegia aveva ridotto il suo contingente a quattro aerei per il mese di luglio, e il 10 giugno ha comunicato l'intenzione di ritirarsi del tutto entro il primo agosto dalla coalizione dei bombardamenti NATO.
La decisione norvegese di abbandonare la coalizione di attacco della NATO si è associata con una mossa simile dei Paesi Bassi, che è stata annunciata nella stessa data del 10 giugno. Gli olandesi hanno deciso di mantenere il loro contingente di sei aerei, ma non prenderanno più parte a bombardamenti su obiettivi a terra. D'ora in poi, gli olandesi sono disposti solo ad aiutare a far rispettare la no-fly zone attraverso l’interdizione aerea. C'era quindi la possibilità che l'esempio della Norvegia avesse potuto innescare una tendenza generale da parte degli stati più piccoli della NATO ad uscire dalla coalizione di bombardamento, in cui la loro presenza collettiva è altamente significativa.
Esponenti di spicco del governo norvegese sono stati tra i primi a minimizzare la presunta logica che sottostava al bombardamento della NATO, intanto che sollecitavano trattative: «Le soluzioni ai problemi in Libia sono politiche, non possono essere risolte con mezzi militari», ha dichiarato il Primo Ministro norvegese Stoltenberg ai giornalisti riuniti per una conferenza a Oslo il 13 maggio. «Stiamo sostenendo vigorosamente tutti gli sforzi intesi a trovare una soluzione politica alle sfide cui ci troviamo di fronte in Libia», ha aggiunto. Il governo norvegese ... ha promesso di ridimensionare il suo ruolo negli attacchi aerei alla Libia orchestrati dalla NATO dopo che il suo attuale impegno di tre mesi termina il 24 giugno.[4]
Questa era la politica dell'intero governo norvegese: «La Norvegia ridimensionerà il suo contributo con i caccia in Libia da sei a quattro aerei e si ritirerà completamente dalla operazione a guida NATO entro il 1° agosto», ha dichiarato venerdì il governo.... Il ministro della Difesa Grete Faremo ha detto che si aspetta la comprensione da parte degli alleati NATO perché la Norvegia ha una piccola forza aerea e non può "mantenere un grande contributo con i caccia durante un lungo periodo." La forza aerea della Norvegia sostiene intanto che i suoi jet F-16 hanno effettuato circa il 10 per cento dei bombardamenti aerei della Nato in Libia a partire dal 31 marzo. I partiti della coalizione di governo di centro-sinistra della Norvegia, erano stati in disaccordo sulla possibilità di estendere la partecipazione del paese, che avrebbe dovuto scadere il 24 giugno. La fazione più di sinistra nel governo, il Partito Socialista di Sinistra, si è opposta a una proroga, ma un compromesso è stato raggiunto affinché si rimanesse in funzione fino al 1° agosto con un minor numero di aerei. «È saggio porre fine al contributo dei caccia norvegesi. Ora la Norvegia dovrebbe impiegare i suoi sforzi per trovare una soluzione pacifica in Libia», ha dichiarato il deputato Baard Vegar Solhjell del Partito Socialista di Sinistra. [5]
Il Dipartimento di Stato si è lamentato della “mancanza di impegno” della Norvegia per l’avventura libica
La decisione norvegese di smettere di combattere la guerra contro la Libia, la prima di questo tipo da parte di qualsiasi membro dell'alleanza atlantica, ha attirato l'attenzione degli osservatori diplomatici, uno dei quali ha commentato che l'attuale governo di Oslo ha auspicato «un approccio nettamente più pacifico alle politiche globali da parte del governo norvegese .... [nonostante] le recenti pressioni da parte degli Stati Uniti in Norvegia affinché contribuisse maggiormente alla campagna militare in Libia. La Norvegia ha opposto resistenza a queste pressioni e ha spinto per un approccio più tranquillo agli attacchi della NATO sulla Libia guidati dagli USA, e ha rifiutato di fornire armi alla NATO, annunciando infine il mese scorso che la Norvegia avrebbe lasciato il suo ruolo militare in Libia dal 1° agosto. Nel mese di marzo, quando gli Stati Uniti stavano mettendo assieme il sostegno unilaterale volto a invadere la Libia, la Norvegia del ministro degli esteri Jonas Gahr Støre è stata una delle poche nazioni a mettere in guardia gli Stati Uniti contro l'intervento armato in Libia. La Norvegia inizialmente ha fornito sei aerei da combattimento per le operazioni di Libia e ha realizzato circa il 10% degli attacchi a partire dal 19 marzo. Tuttavia, i funzionari degli Stati Uniti hanno segnalato Norvegia e Danimarca per la loro 'mancanza di impegno' nella missione determinata a mandar via Gheddafi ... Altri legami Norvegia-Libia includono grandi interessi della Norvegia in Libia in materia di petrolio e fertilizzanti: la compagnia norvegese Statoil, posseduta dallo stato, ha circa 30 dipendenti presso i suoi uffici a Tripoli .... Aziende [norvegesi] hanno condotto importanti operazioni di business in Libia, in collaborazione con il regime di Gheddafi. »[6]
Allo stato attuale delle indagini, la migliore valutazione circa il motivo degli attentati norvegesi è quella di punire il paese per la sua politica estera indipendente e filo-araba in generale, e per il suo ripudio della coalizione dei bombardamenti NATO schierata contro la Libia in particolare.
Le Unità di sorveglianza e rilevamento SIMAS sono la nuova Gladio per la Norvegia?
Gli operatori dell’intelligence di USA e NATO hanno dimostrato di possedere capacità straordinarie all'interno della Norvegia, molti dei quali possono essere operativi al di fuori del controllo del governo norvegese. Ai primi di novembre 2010, il canale televisivo TV2 Oslo ha messo in luce l'esistenza di una vasta rete di risorse e di informatori segreti a libro paga dell’intelligence USA reclutati tra le fila dei poliziotti in pensione e altri funzionari. L'obiettivo apparente di questo programma era la sorveglianza dei norvegesi che stavano prendendo parte a manifestazioni e altre attività critiche nei confronti degli Stati Uniti e delle loro politiche. Uno dei norvegesi reclutati era l'ex capo della sezione anti-terrorismo della polizia di Oslo.[7]
Sebbene l'obiettivo consistesse ufficialmente solo nella sorveglianza, è possibile immaginare altre attività assai più sinistre che potrebbero essere svolte da una simile rete di poliziotti in pensione, compresa l'individuazione e la sovversione di mele marce presso le forze di polizia in servizio attivo. Alcune delle funzionalità di una rete di questo tipo non sarebbero del tutto estranee al genere di eventi che si sono appena verificati in Norvegia.
Il nome ufficiale per il tipo di cellula di spionaggio che gli Stati Uniti stavano creando in Norvegia è Surveillance Detection Unit (SDU, ossia Unità di sorveglianza e rilevamento, NdT). Le SDU a loro volta, operano nel quadro del Security Incident Management Analysis System (SIMAS, sistema di analisi nella gestione degli incidenti di sicurezza, NdT). Il SIMAS è noto per essere stato utilizzato per spionaggio e sorveglianza da parte delle ambasciate degli Stati Uniti non solo nel blocco nordico di Norvegia, Danimarca e Svezia, ma in tutto il mondo. Gli eventi terroristici inoltre sollevano la questione se il SIMAS abbia una dimensione operativa. Potrebbe questo apparato rappresentare una versione moderna delle reti Stay Behind della Guerra Fredda istituite in tutti i paesi della NATO e più conosciute sotto il nome della branca italiana, Gladio?
Al governo norvegese occorrerà scoprirlo. Finora i ministri norvegesi hanno affermato che non hanno mai approvato la rete di SDU della SIMAS. «Non abbiamo mai saputo nulla su di essa,» hanno affermato il ministro della Giustizia norvegese Knut Storberget e il ministro degli Esteri Jonas Gahr Støre in coro. Hillary Clinton ha dichiarato invece che i norvegesi erano stati informati.
L’operazione di rilascio controllato di notizie Wikileaks di matrice CIA ha ragion d’essere nel tentativo di far cadere il governo norvegese.
Grazie alle discariche documentali rilasciate della sussidiaria CIA che cura le rivelazioni parziali controllate (limited hangout, nell’orig., NdT), generalmente conosciuta come Wikileaks, è già stato fornito un chiaro percorso per l'utilizzo degli attacchi terroristici norvegesi come base adatta a rovesciare l'attuale governo. Dispacci del Dipartimento di Stato veri o manipolati e cortesemente messi a disposizione da Wikileaks ritraggono il governo norvegese, che la NATO odia, come una manica di pasticcioni e mentecatti, incapaci di prendere misure efficaci per salvaguardare la sicurezza nazionale del paese.
Alcune di queste carte sono state pubblicate sulla scia degli attacchi terroristici di Londra dal Daily Telegraph, un giornale notoriamente vicino agli ambienti di intelligence della NATO. Secondo questo articolo, mentre «si parla del tentativo da parte del servizio di polizia di sicurezza (PST) di rintracciare una particolare sospetta cellula terroristica di Al-Qa’ida, un dispaccio scritto dall'ambasciatore USA in Norvegia, Barry White, descrive [il modo in cui le autorità norvegesi] ... hanno rifiutato l'aiuto delle autorità del Regno Unito inteso a mettere sotto sorveglianza un potenziale sospetto e aggiunge: "Non solo non hanno indirizzato le proprie risorse su di lui ... ma hanno anche appena rifiutato l’offerta da parte del servizio d’intelligence del Regno Unito di due squadre di sorveglianza di dodici persone ciascuna". Il dispaccio continua affermando che i servizi di intelligence di Gran Bretagna e Stati Uniti hanno analizzato delle conversazioni in codice tra sospetti terroristi e hanno deciso di garantire la sorveglianza. Ma, dice il dispaccio, "Il PST ha invece trovato il modo di interpretare la stessa conversazione in codice tradotta sotto una luce più rosea e meno minacciosa, un’interpretazione che ha poco senso per gli USA o la Gran Bretagna."» Un catalogo anche dei più recenti fallimenti e fiaschi dell’FBI e della CIA nella cosiddetta Guerra Globale al Terrore potrebbe contribuire a mettere questi giudizi ipocriti nella giusta prospettiva, ma sarebbe anche cosa troppo voluminosa per poter essere aggiunta qui.
Un altro particolare negativo sembra fatto su misura per un tentativo di incolpare i presunti pasticci del governo norvegese per l'attentato di Oslo: «Il memorandum rivela anche come, nonostante in apparenza ci fosse sorveglianza sul sospetto, il PST ha perso le tracce di un’attrezzatura adatta a fabbricare bombe che veniva conservata in un appartamento, dopo che è stata visibilmente rimossa senza che gli investigatori» se ne accorgessero. Il PST quindi non è riuscito a stare sulle tracce di un sospetto per 14 giorni perché l’investigatore a lui assegnato fu chiamato a svolgere un altro lavoro. Il memorandum conclude: «Il PST non è all’altezza ... semplicemente non può tenere il passo.»
Un altro promemoria del Dipartimento di Stato propinato da Wikileaks, presumibilmente scritto nel 2007 ... aggiunge: « la valutazione ufficiale delle minacce della polizia (PST)... afferma che le organizzazioni terroristiche internazionali non sono una minaccia diretta contro la Norvegia.» Un promemoria scritto nel 2008, mostra come gli Stati Uniti ritenessero che la Norvegia non fosse consapevole della possibilità di un potenziale attacco terroristico. Nel dispaccio si legge: «Noi premiamo ripetutamente sulle autorità norvegesi affinché prendano sul serio il terrorismo. Cercheremo di basarci su questo slancio per combattere l'ancora diffusa sensazione che il terrorismo accada altrove, non nella tranquilla Norvegia» E un dispaccio scritto solo lo scorso anno aggiunge: «Il PST ha visto di nuovo la Danimarca come un obiettivo più che la Norvegia, per ragioni molto specificamente legate alla controversia sulle vignette.» [8].
Il governo della Norvegia ha bisogno di passare all'offensiva e stabilire tutta la verità su ciò che è appena accaduto. In caso contrario, è probabile che il governo soccomberà alla campagna orchestrata internazionalmente che i documenti Wikileaks così chiaramente presagivano.
Questo post è apparso sul blog di Webster Trapley.
Riferimenti
[1] http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/1357-la-strage-unesercitazione-divenuta-realta.html.
[2] 2 Vedi RIA Novosti, 23 luglio 2011, http://en.rian.ru/world/20110723/165350450.html; – Dal sito web di VG: “Flere av ungdommene som var på Utøya under skytedramaet forteller til VG at de er overbevist om at det må ha vært mer enn én gjerningsmann. Det mener også Marius Helander Røset.” “Jeg har overbevist om at det var to personer som skjøt, sier Aleksander Stavdal (23).” “Vedkommende var i følge dem rundt 180 centimeter høy, hadde tykt mørkt hår og så nordisk ut. Han hadde en pistol i høyrehånden og et gevær på ryggen.” http://www.vg.no/nyheter/innenriks/oslobomben/artikkel.php?artid=10080627
[3] “Politiet glemte å informere om øvelse: Anti-terrorpolitiet avfyrte sprengladninger under en øvelse midt i Oslo, to hundre meter fra Operaen, men glemte å gi beskjed til publikum,” Aftenposten, c. July 20, 2011, http://mobil.aftenposten.no/article.htm?articleId=3569108
[4] “Libya solution more political than military-Norway,” Reuters, 13 May 2011, http://www.trust.org/alertnet/news/libya-solution-more-political-than-military-norway
[5] “Norway to quit Libya operation by August,” AP, June 10, 2011, http://www.signonsandiego.com/news/2011/jun/10/norway-to-quit-libya-operation-by-august/
[6] Tragic Irony Surrounds Oslo Bombing, Phuket Word, July 23, 2011, http://www.phuketword.com/tragic-irony-surrounds-oslo-bombings
[7] Thomas Borchert, “US-Geheimdienst mit Nordfiliale: USA lassen Norweger überwachen,” Deutsche Presse-Agentur, November 4, 2010.
[8] Mark Hughes, “WikiLeaks files show Norway unprepared for terror attack: Norway’s intelligence service had previously been criticized for its failure to keep track of suspected terror cells and the country was felt to be complacent about the prospect of a terror attack, secret cables from the WikiLeaks files reveal,” London Daily Telegraph, July 22, 2011. http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/norway/8655964/WikiLeaks-files-show-Norway-unprepared-for-terror-attack.html
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