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16 luglio 2014

Archivio Snowden: ecco come le spie di Stato manipolano gli internauti


Nuove rivelazioni raccolte da Greenwald: nel “cilindro” dell’agenzia britannica GCHQ i trucchi per manipolare i sondaggi, attraverso la rete di Linkedin e YouTube


da RT.com.
Tradotto da Megachip.

L'agenzia spionistica britannica ha sviluppato un certo numero di ingegnosi strumenti per monitorare e setacciare i contenuti sul web e, quando necessario, seminare informazioni devianti, ha dichiarato Glenn Greenwald nello svelare una nuova parte della documentazione di Snowden.

I documenti trapelati rivelano che gli strumenti informatici sono stati creati dal JTRIG (Joint Threat Research Intelligence Group) all'interno del GCHQ (Government Communications Headquarters, ossia il Quartier generale del governo per le comunicazioni, ndt).

Precedenti documenti avevano già descritto in maniera dettagliata l'uso da parte del JTRIG di «finte vittime di post nei blog» e di «operazioni false flag», oltre che di «honey traps» (lett: “trappole di miele”, una trama in cui la vittima è adescata in una situazione sessualmente compromettente per creare la possibilità di ricattarla, ndt) e altre diverse forme di manipolazione psicologica degli attivisti online.

Ma il nuovo documento del GCHQ appena diffuso, intitolato “JTRIG Tools and Techniques” (Strumenti e Tecniche del JTRIG, ndt), offre una più ampia visione complessiva della portata delle operazioni, compresa la loro capacità di essere invasive e di creare scompiglio e confusione nel web.

Alcuni strumenti informatici adottano le stesse metodologie per le quali gli USA e il Regno Unito avevano incriminato degli attivisti online, compresi gli attacchi concentrati che causano interruzioni di servizio (“distributed denial of service”) e gli allarmi bomba (“call bombing”).

Tweet di Greenwald: Mentre il Regno Unito discute una legge di “emergenza” per aumentare i poteri di sorveglianza, date uno sguardo alla descrizione che lo stesso GCHQ fa di quel che commette:  https://firstlook.org/theintercept/d...

Questi strumenti danno alla spie che stanno a Cheltenham la possibilità di monitorare attivamente le chiamate e la messaggeria Skype in tempo reale, sollevando la solita vecchia questione sull'affidabilità della codifica crittografica di Skype o se Microsoft stia collaborando in maniera concreta con le agenzie di spionaggio.

Nelle sue note guida scritte in stile Wikipedia, il JTRIG sostiene che la maggior parte dei suoi strumenti internet sono «operativi, collaudati e affidabili», e sollecita i propri colleghi del GCHQ affinché usino un modo di pensare non convenzionale quando hanno a che fare con gli inganni di internet.

«Non trattate questo come fosse un catalogo. Se le cose non le trovate qui, non vuol dire che non possiamo costruirle», scrive il JTRIG.

Tra gli strumenti elencati nel documento c’è il “Gestator”, che si occupa di «amplificare un dato messaggio, di norma un video, attraverso i più popolari siti multimediali (YouTube)».

Allo stesso tempo, “Challenging” dà alle spie del GCHQ la capacità di falsificare qualsiasi indirizzo di posta e di mandare messaggi sotto quella falsa identità.

“Angry Pirate” può disabilitare permanentemente un determinato account direttamente dal loro computer.

“Underpass” può cambiare il risultato dei sondaggi online, mentre “Deer Stalker” dà la possibilità di  agevolare la localizzazione georeferenziata di telefoni satellitari e GSM attraverso una chiamata silenziosa.  

Tweet di Greenwald: Hackeraggio dei sondaggi online e altre tattiche usate dal GCHQ per manipolare internet https://firstlook.org/theintercept...


Il documento del JTRIG appare in un archivio usato dal GCHQ per discutere delle proprie attività di sorveglianza online. 

L'ultima bomba di rivelazioni arriva proprio mentre il Parlamento britannico discute un disegno di legge con procedura d'urgenza per concedere al governo maggiori scusanti per i poteri di sorveglianza delle proprie agenzie di spionaggio, che il Primo Ministro David Cameron sostiene siano necessari per “aiutarci a mantenerci sicuri”.

Il GCHQ non ha emesso nessun comunicato in merito e ha pubblicato la sua solita nota, cioè che agisce «in conformità a un rigoroso quadro giuridico e politico» e che è soggetto a «stretta sorveglianza».

Ma alcune precedenti note del GCHQ trapelate nelle mani del Guardian riportavano che «la nostra preoccupazione principale è che i riferimenti alla prassi dell'agenzia (cioè la portata delle intercettazioni e cancellazioni) potrebbero portare a un dannoso dibattito pubblico che potrebbe causare guai di tipo legale ai danni dell'attuale regime».

C'è anche la possibilità che i più alti ministri e funzionari nel governo britannico non siano pienamente al corrente di cosa sia in grado di fare il GCHQ. Chris Huhne, un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale fino al 2012 ha affermato che i ministri erano «assolutamente all’oscuro» addirittura riguardo a “Tempora”, cioè il più grande programma di sorveglianza digitale dei servizi segreti.

Nel frattempo l’organizzazione non governativa britannica Privacy International (un “cane da guardia” a difesa dei diritti alla privacy, ndt) ha presentato un'azione legale contro il GCHQ per via dell’impiego di malware utilizzati per spiare gli utenti in internet e nella telefonia mobile.



Traduzione per Megachip a cura di Tullio Cipriano.


13 luglio 2014

La talpa: NSA archivia l'80% di tutte le telefonate, non solo metadati

da RT.com.

Almeno l'80 per cento di tutte le telefonate è raccolto e archiviato in forma di file audio da parte della NSA (National Security Agency, ndt), ha rivelato l'informatore dissidente William Binney. L'ex direttore della decodificazione afferma che lo scopo ultimo dell'agenzia di spionaggio sia niente meno che il controllo totale della popolazione.

La National Security Agency mente su quel che archivia, ha affermato William Binney – uno dei dissidenti di più alto profilo mai emersi dall'NSA – durante una conferenza che si è svolta a Londra il 5 luglio, organizzata dal Center for Investigative Journalism. Binney aveva lasciato la NSA poco tempo dopo gli attentati dell’11 settembre al World Trade Center, essendo disgustato dalla piega ormai assunta dall’organizzazione in direzione della sorveglianza dei cittadini.

«Almeno l80 per cento dei cavi di fibra ottica passano per gli USA», ha dichiarato Binney, che ha precisato: «tutto ciò non avviene per caso e consente agli USA di avere la visione di tutte le comunicazioni in entrata. Almeno l80% di tutte le chiamate audio – e quindi non solo i metadati – sono registrate e archiviate negli USA. La NSA mente su cosa archivia».

Binney non ha esibito prove a sostegno di quanto dichiara, poiché non aveva portato via con sé alcun documento quando lasciò la NSA. Tuttavia, insiste sul fatto che l’organizzazione racconti il falso in merito alle proprie pratiche spionistiche di raccolta dati, e sul loro scopo ultimo.
Sostiene che le recenti decisioni della Corte Suprema lo hanno spinto a credere che la NSA non si fermerà fino a quando non assumerà il controllo completo sulla popolazione.

«Lo scopo ultimo della NSA è il controllo totale della popolazione», ha sostenuto Binney, «ma sono un po' ottimista per via di alcune recenti decisioni della Corte Suprema, come il fatto che le forze dell'ordine per lo più ora debbano avere un mandato prima di perquisire uno smartphone».

Durante il suo discorso nel corso della conferenza, Binney ha elogiato la spia diventata dissidente, Edward Snowden, per aver fatto trapelare i documenti riservati che hanno rivelato i programmi di spionaggio globale della NSA. Le ultime rivelazioni hanno dimostrato che, contrariamente a quanto ha dichiarato la NSA, la maggioranza delle informazioni raccolte dall’Agenzia provengono da cittadini comuni che non hanno alcun legame con il terrorismo. I documenti di Snowden rivelano che la NSA raccoglie da cittadini comuni dei dati che sono "sorprendentemente intimi".

Washington ha fin qui difeso i propri programmi di spionaggio sostenendo che la NSA prende di mira cittadini aventi legami con gruppi terroristici noti al fine di prevenire attentati. Binney ha sostenuto che questa è una bugia poiché la NSA, con la sua raccolta dati, non ha bloccato un attentato che sia uno.

Binney ha poi fatto notare che uno dei principali fattori che hanno consentito alla NSA di incrementare i suoi programmi di spionaggio è l’assenza di ogni supervisione negli USA. 
In particolare, ha citato il caso della Foreign Surveillance Court (FISA), che sovrintende alla materia dei mandati di perquisizione a carico di persone sospettate di terrorismo, Binney ritiene che la corte sia insignificante e costantemente schierata dalla parte del Governo USA.

«La corte FISA condivide soltanto il punto di vista del governo», ricorda Binney, e «per i suoi giudici non vi sono mai altri punti di vista da prendere in considerazione. Ci sono stati almeno 15-20 trilioni di violazioni della Costituzione nei confronti delle utenze nazionali statunitensi, e il dato si può raddoppiare a livello globale».

Le rivelazioni sui programmi statunitensi di spionaggio globale hanno scatenato un'indignazione di massa, con un giudice federale americano che ha perfino dichiarato che la sorveglianza sia pressoché di natura “orwelliana”. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha paragonato le politiche spionistiche USA a quelle grottesche messe in piedi dalla Stasi, la polizia segreta dell’ex Germania Est.






25 aprile 2014

I re dormienti d'Europa

di Barbara Spinelli.


Raggruppati in un’Unione che non ha niente da dire in politica estera – né sulle proprie marche di confine a Est o nel Mediterraneo, né sull’alleanza con gli Stati Uniti, né sulla democrazia che intendono rappresentare – i governi europei s’aggirano sul palcoscenico del mondo come inebetiti, lo sguardo svogliato, le idee sparpagliate e soprattutto incostanti. Si atteggiano a sovrani, ma hanno dimenticato cosa sia una corona, e cosa uno scettro.
L’ossessione è fare affari, e dei mercati continuano a ignorare le incapacità, pur avendole toccate con mano.
S’aggrappano a un’Alleanza atlantica per nulla paritaria, dominata da una superpotenza che è in declino e che proprio per questo tende a riprodurre in Europa il vecchio ordine bipolare, russo-americano, lascito della guerra fredda.

Sono anni che gli Europei dormono, ignari di un mondo che attorno a loro muta.
Non c’è evento, non c’è trattativa internazionale che li veda protagonisti, pronti a unirsi per dire quello che vogliono fare. A volte alzano la voce per difendere posizioni autonome, ma la voce presto scema, s’insabbia.

Lo si vede in Ucraina: marca di confine incandescente sia per l’Unione, sia per la Russia.
Lo si vede nel negoziato euro-americano che darà vita a un patto economico destinato ad affiancare quello militare: il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip).
Lo si vede nella battaglia indolente, e infruttuosa, contro i piani di sorveglianza dell’Agenzia Usa per la sicurezza nazionale (Nsa), disvelati da Edward Snowden nel 2013. Sono tre prove essenziali, e l’Unione le sta fallendo tutte.

Le sta fallendo in Ucraina, perché l’Europa non ha ancora ripensato i rapporti con la Russia. Non sa nulla di quel che si muove e bolle in quel mondo enorme e opaco. Non sa valutare le paure e gli interessi moscoviti, né i pericoli della riaccesa volontà di potenza che Putin incarna. Non capisce come mai Putin sia popolare in patria, e anche in tante regioni ex sovietiche che appartengono ormai a altri Stati e includono vaste e declassate comunità russe. Non sapendo parlare con Mosca, gli Europei lasciano che siano gli Stati Uniti, ancora una volta, a fronteggiare il caos inasprendolo. È Washington a promettere garanzie al governo ucraino, a diffidare Mosca da annessioni, ad allarmarla minacciando di spostare il perimetro Nato a est.
L’Europa sta a guardare, persuasa che bastino i piani di austerità proposti da Fondo Monetario e Commissione europea, se Kiev entrerà nella sua orbita. Questo è infatti lo scettro, l’unico che l’Unione sappia oggi impugnare: non una politica estera, ma un ricettario economico liberista misto a formule moraleggianti sul debito, scrive lo storico russo Dmitri Trenin che dirige a Mosca il Carnegie Endowment for International Peace. Quasi che il dramma degli Stati fallimentari, nel mondo, fosse soltanto finanziario.
La risposta politica a tali fallimenti è affidata a Obama, e per forza gli sbagli commessi dagli Europei si ripetono (basti ricordare l’errore madornale di Kohl, quando disse negli anni ‘90 che la Slovenia "meritava l’indipendenza", essendo "etnicamente omogenea").
Depoliticizzata, l’Europa subisce il ritorno anacronistico del duopolio russo-americano. È Washington a decidere se Kiev debba essere il nuovo scudo orientale della Nato, nonostante il popolo ucraino preferisca evidentemente la neutralità. Per quasi mezzo secolo l’avamposto fu la Germania Ovest, poi sostituita dalla Polonia: ora Varsavia spera che al proprio posto s’erga un’Ucraina occidentalizzata d’imperio, frantumabile come lo fu la Jugoslavia.  Mosca chiede che il paese diventi una Federazione, anziché un agglomerato babelico di risentimenti nazionalisti. Strano che non sia l’Europa, con le sue esperienze, a domandarlo.

La seconda prova è il patto commerciale con gli Usa: una trattativa colma di agguati, perché molte conquiste normative dell’Europa rischiano d’esser spazzate via. Non a caso le multinazionali negoziano in segreto, lontano da controlli democratici.
Sono sotto attacco leggi sedimentate, diritti per cui l’Unione s’è battuta per decenni: tra questi il diritto alla salute, la cura dell’ambiente, le multe a imprese inquinanti. I sistemi sanitari saranno aperti al libero mercato, che sulle esigenze sociali farà prevalere il profitto. Emblematico: l’assalto delle grandi case farmaceutiche ai medicinali generici low cost.
Sono in pericolo anche tasse cui l’Europa pare tenere, sia per aumentare il magro bilancio comune sia per frenare operazioni speculative e degrado climatico: la tassa sulle transazioni finanziarie, e sulle emissioni di anidride carbonica. Una controffensiva UE contro il trattato commerciale ancora non c’è. Nell’incontro a Roma con Obama, Renzi ha auspicato l’accelerazione del negoziato senza chiedere alcunché, né per noi né per l’Europa.
Numerose mezze verità circolano sul patto. Alcuni assicurano che quando sarà pienamente in funzione, nel 2027, il reddito degli europei crescerà sensibilmente (545 euro all’anno per una famiglia di quattro persone), con un beneficio di 120 miliardi annui per l’Unione e di 95 per gli Usa. Altri calcoli sono meno ottimisti. L’istituto Prometeia, pur favorevole all’accordo, sostiene che i guadagni non supererebbero lo 0,5% di Pil in caso di liberalizzazione totale. L’istituto austriaco Öfse (Ricerca per lo sviluppo internazionale) prevede addirittura un aumento dei disoccupati nel periodo di transizione, a causa della riorganizzazione dei mercati di lavoro imposta dal Partenariato. Non meno grave: le controversie commerciali si risolverebbero non attraverso giudizi in tribunali ordinari, ma in speciali corti extraterritoriali.
Saranno le multinazionali a trascinare in giudizio governi, aziende, servizi pubblici ritenuti non competitivi, e a esigere compensazioni per i mancati guadagni dovuti a diritti del lavoro troppo vincolanti, a leggi ambientali o costituzionali troppo severe.
Tutto questo in nome della "semplificazione burocratica": parola d’ordine che Renzi predilige, virtuosa e al tempo stesso insidiosa. Nel contesto del Partenariato transatlantico, semplificare vuol dire abbattere le cosiddette "barriere non tariffarie", un termine criptico che indica parametri europei faticosamente elaborati: regole sanitarie a tutela della salute, canoni di sicurezza delle automobili, procedure di approvazione dei farmaci, e molto altro ancora.

Non per ultimo, la terza prova: il caso Snowden, l’informatico dei servizi Usa che portò alla luce un sistema di sorveglianza tentacolare, predisposto dai servizi americani con la scusa di prevenire attentati terroristici. Grazie a Snowden si è saputo che erano intercettati perfino i cellulari di leader europei (tra cui Angela Merkel), non si sa per quali ragioni di sicurezza. I governi dell’Unione hanno protestato, ma ciascuno per conto suo e sempre più flebilmente. In un messaggio al Parlamento europeo, il 7 marzo, Snowden ha ironizzato sulle sovranità presunte dei singoli Stati, spiegando come sia assurdo il compiacimento di governi che immaginano di poter fermare il Datagate senza mobilitare l’Unione intera.
La vicenda Snowden è anche questione di civiltà democratica. L’esistenza di smascheratori di misfatti - non spie ma whistleblower, denunziatori di reati commessi dalla propria organizzazione - potenzia la democrazia. È un bruttissimo segno e paradossale che i giornalisti implicati nel Datagate a fianco di Snowden abbiano ricevuto il Premio Pulitzer (uno schiaffo per Obama), e che lui stesso, il soffiatore di fischietto, abbia trovato riparo non in un’Europa che promette nella sua Carta la "libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera", ma nella Russia di Putin

Fonte: la Repubblica, 23 aprile 2014.
Tratto da: http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-re-dormienti-deuropa/?printpage=undefined.
Ripreso da: http://megachip.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=102248&typeb=0.


19 marzo 2014

NSAgate: registrate le telefonate di un intero Paese

da globalist.it.

Telefonate registrate e riascoltate alla ricerca di contenuti pericolosi. È la funzione del programma 'Mystic', messo a punto dall'NSA nel 2009 per registrare "il 100% delle telefonate" in almeno un paese straniero e di riavvolgere e riascoltarne i contenuti fino a un mese dopo la registrazione. Lo ha rivelato il Washington Post sulla base delle rivelazioni e dei documenti forniti dalla 'talpa' Edward Snowden.

Il programma dell'agenzia di intelligence è nato cinque anni fa nel primo anno dell'amministrazione Obama.
Il suo strumento “Retro” (abbreviazione di "recupero retrospettivo") ha raggiunto capacità operativa nei confronti della "nazione target" nel 2011. Nessun altro programma di cui si abbia notizia ha avuto la capacità di registrare un'intera rete telefonica di un paese nel suo complesso.
Il Washington Post ha deciso però di non pubblicare dettagli che potrebbero far identificare la nazione in cui il programma è stato usato. Altri cinque i Paesi sotto la lente per l'applicazione di 'Mystic'.


2 novembre 2013

Datagate: ipocrisia europea ed egemonia USA

di Gaetano Colonna - clarissa.it.


Nella storia dei rapporti transatlantici vi sono state numerose pagine percorse da un sottile umorismo, ma nessuna è pari a quanto si sta leggendo e ascoltando in questi giorni sullo "scandalo" Datagate.
Chiunque abbia una pur vaga idea di come l'intelligence rappresenti storicamente una delle basi portanti della potenza delle grandi Nazioni imperialiste dell'Occidente europeo, fin dal Settecento, per la cui strategia navalista era imprescindibile la costante acquisizione di informazioni tattiche e strategiche su scala planetaria, non può che considerare estremamente ipocrita l'apparente scandalizzarsi delle classi dirigenti europee, dalla Germania, alla Francia, all'Italia.
Nel giugno 1948, proprio quando aveva appena avuto inizio la Guerra Fredda, con l'accordo UKUSA, USA, Gran Bretagna, Canada, Australia, Nuova Zelanda, i cosiddetti "Five Eyes", mettevano a punto quella vasta rete planetaria di attività spionistiche l'ultima manifestazione della quale sarebbe stata quella rete Echelon di cui si ebbe notizia negli anni Novanta: anche in questo caso si sprecarono articoli sui giornali, inchieste dell'Unione Europea e più o meno tiepide contrizioni da parte di qualche alto ufficiale americano, senza per altro che si sia mai andati a fondo sul da farsi - nonostante fosse già allora risultato evidente il poderoso ruolo della NSA nell'organizzare e gestire lo spionaggio elettronico con una onnipervasività planetaria totale. Quella avrebbe dovuta essere l'occasione ultima per affrontare tempestivamente tutte le implicazioni politiche dell'evidente capacità americana di "intercettare il mondo".
Il 3 dicembre 1952, il North Atlantic Council, versante politico della NATO, decise la costituzione di un meccanismo permanente di scambio e condivisione di intelligence fra i Paesi occidentali aderanti alla NATO, noto come AC/46, il cui raggio di attività si estendeva anche a non meglio precisate "minacce non-militari", la cui estendibilità alle tecniche di contro-insurrezione e contro-rivoluzione risulta oggi del tutto ovvia. 
Non possiamo infatti oggi dubitare del fatto che le celebri reti Stay-Behind, in Italia note come "Gladio", fossero ricomprese nelle competenze dell'AC/46, allo scopo di garantire dapprima la presenza di strutture di resistenza anti-comunista in caso di conflitto con l'Urss e, in una seconda fase, il supporto alle più oscure operazioni delle diverse "strategie della tensione", realizzate non solo in Italia, ma anche, come minimo, in Germania Occidentale, Francia e Belgio nel corso degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.
Dopo la fine dell'Unione Sovietica e l'ingresso dei Paesi Est europei vuoi nella NATO vuoi nella UE, si è poi assistito al rafforzamento di uno speciale rapporto, sovente mediante protocolli di accordo diretto, fra gli Usa e Paesi Baltici, Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria, anche in materia di spionaggio, come hanno dimostrato vicende quali le extraordinary renditions, che hanno utilizzato punti d'appoggio in alcuni almeno di quei Paesi, di nuova accessione alla rete occidentale di intelligence governata dagli Usa.
Dal 1971, ma a nostro avviso da ben prima, si era inoltre costituito il segretissimo Club di Berna, organismo informale che riuniva con costante periodicità i capi dei servizi segreti e delle polizie occidentali: un club le cui impostazioni strategiche hanno probabilmente svolto un ruolo di tutto rilievo per l'Italia, dato che alcune delle principali operazioni destabilizzanti confluite nella strategia della tensione italiana, come quella dei cosiddetti "manifesti cinesi", hanno comprovatamente avuto impulso dalle direttive dettate in Europa da quell'organismo.
Nel 1977, dietro impulso dello Stato di Israele, a seguito delle imprese terroristiche che lo avevano avuto come obiettivo negli anni Settanta, si dava vita al cosiddetto "Kilowatt Group", un accordo assai poco noto, cui partecipano ben 24 Stati, tra i quali numerosi appartenenti all'Unione Europea, oltre a Canada, Norvegia, Svezia, USA, Israele stesso e Sudafrica.
In conseguenza della globalizzazione economico-finanziaria degli anni Novanta, della caduta del sistema comunista sovietico e dell'accrescersi delle difficoltà economico-finanziarie dei sistemi occidentali, nel 1995 prendeva vita l'Egmont Group of Financial Intelligence Units, che, nel giugno 2002, riuniva la bellezza di 69 agenzie specializzate nella raccolta e nell'analisi di informazioni economico-finanziarie.
Facendo seguito agli eventi dell'11 settembre 2001, poi, l'Unione Europea ha dato la propria immediata disponibilità a stabilire relazioni permanenti in campo di intelligence ed anti-terrorismo con le corrispondenti strutture Usa, cosa che portò il 14 marzo del 2003 alla firma di un inedito accordo fra Unione Europea e NATO relativo proprio allo scambio di informazioni sulla sicurezza, considerato dagli studiosi "prerequisito per lo scambio di intelligence fra le due organizzazioni".
Nel 2003, come se non bastasse quanto già emerso con il caso Echelon, la NSA tornava ancora alla ribalta della cronaca grazie alle rivelazioni di una funzionaria del Government Communications Headquarters (GCHQ), organizzazione britannica "gemellata" con la NSA, che rendeva pubblico un memorandum di quest'ultima organizzazione nel quale si dava dettagliato conto delle attività di spionaggio elettronico sistematicamente svolte dall'agenzia Usa ai danni dei membri del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite.
Tutto ciò senza minimamente tenere conto delle centinaia di accordi bilaterali diretti fra gli Usa, Gran Bretagna, Israele, le maggiori potenze spionistiche oggi, e un gran numero di Paesi europei ed extra-europei. Ragione quest'ultima per cui non desta certo alcuna sopresa la notizia di questi giorni, ripresa da Le Monde, Der Spiegel e altri giornali europei, sull'esistenza di un programma di raccolta e condivisione di informazioni, denominato in codice Lustre, che avrebbe coinvolto la Francia; cosi come di analoghi programmi di spionaggio israeliani che conterebbero sull'attiva partecipazione di USA, Regno Unito, Svezia e Italia, secondo notizie della Suddeutsche Zeitung.
Del resto è passata assai presto nel dimenticatoio in Italia una delle poche significative performance del governo Monti, il decreto del 24 gennaio 2013 grazie al quale le nostre agenzie di intelligence, notoriamente assai poco indipendenti da quelle statunitensi ed israeliane, avrebbero completo accesso a un'enorme mole di dati e informazioni di natura riservata: numerose aziende italiane, tra le quali Telecom e Poste Italiane, avrebbero dato immediata disponibilità, stipulando convenzioni coperte da segreto, a fornire alle nostre agenzie di intelligence questi dati, secondo notizie di stampa mai smentite.
Scrivevano nel giugno scorso i giornalisti di Repubblica che hanno svolto questa inchiesta, per spiegare l'importanza dell'apporto di aziende del genere alle reti di sorveglianza occidentali:
"Telecom Italia Sparkle possiede un'infrastruttura fisica strategica: la complessa rete di dorsali in fibra ottica lunga 55.000 km in Europa, 7.000 km nel Mediterraneo, 30.000 km in Sud America, continente collegato con un cavo sottomarino nell'Atlantico di 15.000 km. (...) Ancor più importante è Poste Italiane. Rappresenta un unicum nel panorama nazionale: essendo contemporaneamente agenzia di recapiti, banca, operatore telefonico e assicurativo, ha nella sua pancia la più completa banca dati nazionale. (...) E tra i suoi partner ci sono i servizi segreti americani. Nel 2009 la società guidata dall'ad Massimo Sarmi ha costituito a Roma la European Electronic Crime Task Force, un organismo per il contrasto dei crimini informatici a cui partecipano la Polizia di Stato e lo United State Secret Service, l'agenzia governativa deputata alla sicurezza del presidente degli Stati Uniti. A giugno del 2010, poi, è nato il Global Cyber Security Center, istituto voluto da Poste e creato insieme alla Booz Allen Hamilton, l'azienda dove lavorava Edward Snowden, la spia del datagate".
Ma il lavoro sui cosiddetti "big data", i grandi ammassi di informazione ricavabili grazie alle reti elettroniche ed ai social network, assume un'ampiezza tale da coinvolgere persino gli ambiti culturali, come già era avvenuto durante la guerra fredda, quando la Cia fu in grado di mobilitare, spesso senza che ne fossero consapevoli, le maggiori istituzioni culturali occidentali
Lo scorso febbraio, senza che i media vi abbiano prestato l'attenzione che meritava, è comparsa la notizia secondo cui l'Office of the Director of National Intelligence statunitense, la massima autorità nello spionaggio Usa, avrebbe finanziato e coordinato ben 13 università statunitensi, europee e israeliane in un progetto di raccolta di informazioni tramite social network rivolta a sviluppare una maggiore capacità di analizzare dati per prevedere i futuri sviluppi sociali a livello globale. 
Nel progetto sono coinvolti centri specializzati come il Center for Collective Intelligence del MIT, e come lo Intelligence Advanced Research Projects Activity (IARPA), "incubatore governativo per la ricerca nell'intelligence", che si concentra sulla possibilità di "valutare le notizie con maggiore accuratezza e farlo più rapidamente grazie alla capacità di combinare diverse tipologie di dati".
Come si vede, la questione di fondo è che, nel corso di oltre settant'anni, la potenza egemone dell'Occidente ha costruito con abilità e costanza una rete di vincoli, in materia di intelligence così come di politica estera e militare, trasversale a orientamenti politici e partitici, a istituzioni e settori, tale da costituire ormai una sorta di "Stato permanente" entro i singoli Stati nazionali europei
Per questo è ipocrita affrontare la questione del Datagate senza porre la questione di fondo, vale a dire di come si possa attuare una sovranità politica europea capace di svincolarsi dagli orientamenti globali degli Stati Uniti.


1 agosto 2013

Nuove accuse di Snowden: NSA spiava tutte le chat del mondo

da Globalist.


Spiare in tempo reale le e-mail, le ricerche sul web e tutte le altre azioni compiute su internet dagli utenti. È questo l'obiettivo del nuovo programma di spionaggio delle comunicazioni su internet chiamato "XKeyscore" e usato dall'agenzia americana NSA, rivelato al "Guardian" dalla talpa dello scandalo Datagate Edward Snowden.

Secondo i documenti in possesso al giornale britannico, XKeyscore va a pescare dati, senza chiederne l'autorizzazione, su 500 server sparsi in tutto il mondo, dalla Russia al Venezuela ed è considerato come uno degli stumenti più potenti a disposizione della Nsa: permette ad esempio di risalire a una persona a partire da una semplice ricerca effettuata su internet. È il più grande e potente sistema al mondo di spionaggio informatico.

I file rivelati fanno luce su una delle affermazioni più controverse di Snowden, pubblicata dal "Guardian" il 10 giugno: "Seduto alla mia scrivania", ha detto Snowden, potrei "intercettare chiunque, voi giornalisti o il vostro commercialista, un giudice federale o anche il presidente, basta avere una mail personale".

Intercettare questi dati per gli analisti è molto semplice: estraggono enormi quantità di informazioni dai database semplicemente compilando una richiesta online fornendo solo una vaga giustificazione per la ricerca. La richiesta non è esaminata preventivamente da un tribunale o dal personale della NSA prima di essere elaborato. La ricerca consente di delineare un profilo completo della storia web dell'utente dalla prima volta che si è affacciato su Internet.

Gli analisti possono anche utilizzare altri sistemi dell'NSA per ottenere intercettazioni "in tempo reale" delle attività internet di un qualsiasi utente del web.

Edward Snowden ora rischia di irritare la Russia, a cui ha chiesto asilo. La talpa dell'NSAgate, indifferente alle richieste di Vladimir Putin di smetterla di danneggiare gli USA, continua a rivelare dettagli sullo scandalo delle intercettazioni tramite Glenn Greenwald, il megafono di Snowden sul "Guardian".

In un documento del 2012 si leggono i vari campi di informazioni che possono essere cercati: "ogni indirizzo e-mail visto in una sessione sia dal nome utente che dal dominio", "ogni numero di telefono visto in una sessione" e le attività degli utenti, come "la webmail e la chat, inclusi nome utente, lista contatti".

Alla sorveglianza di Xkeyscore non si sottraggono neanche i siti di social network, come Facebook e Twitter, oltre ai già noti motori di ricerca come Google e Yahoo! ed i sistemi di posta.
L'attività Xkeyscore, secondo un rapporto interno del 2007, stimava che negli archivi della NSA erano all'epoca conservati 850 miliardi di dati telefonici e 150 miliardi di attività web, cui ogni giorno si aggiungevano 1-2 miliardi di altri dati.

William Binney, un ex matematico della NSA, ha riferito che lo scorso anno l'agenzia ha "raccolto qualcosa come 20.000 miliardi di contatti dei cittadini USA, limitatamente telefonate e mail, senza quindi prendere in considerazione il resto delle attività web. E tutto ciò limitandosi ai dati raccolti negli USA.

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=47399&typeb=0.

14 luglio 2013

Greenwald: "Snowden potrebbe mettere in ginocchio gli USA"


da RT.



L'ex collaboratore della NSA, oggi informatore-dissidente, Edward Snowden, possiede informazioni pericolose che potrebbero portare all’«incubo peggiore» dell'America, qualora fossero rivelate, secondo il giornalista che per primo ha pubblicato i documenti fatti trapelare da Snowden.

«Snowden ha informazioni sufficienti per causare più danni al governo degli Stati Uniti in un solo minuto di chiunque altro ne abbia mai fatti nella storia degli Stati Uniti», ha rivelato Glenn Greenwald - il giornalista del Guardian responsabile della pubblicazione di alcune delle prime indiscrezioni di Snowden - rivolgendosi al quotidiano argentino La Nación.

«Ma questo non è il suo obiettivo. Il suo obiettivo è quello di esporre il software che la gente di tutto il mondo usa senza sapere a cosa si sta esponendo, senza cedere consapevolmente i propri diritti alla privacy. Dispone di un enorme numero di documenti che sarebbero dannosissimi per il governo USA se fossero resi pubblici», ha affermato Greenwald.

Ha aggiunto che Washington dovrebbe usare cautela nel trattare con Snowden perché questi ha in mano il potenziale per causare ulteriori danni agli USA.

«I governanti USA dovrebbero stare ogni giorno in ginocchio implorando che nulla accada a Snowden, perché se gli dovesse accadere qualcosa, tutte le informazioni saranno rivelate e potrebbe essere il loro peggior incubo», ha sostenuto.
Greenwald ha affermato che «la cosa più importante [per Snowden] è di non finire in custodia degli Stati Uniti», descrivendo l'approccio del governo nei confronti delle persone che rivelano verità scomode come «vendicativo».

Quando gli è stato chiesto se credeva che qualcuno avrebbe tentato di ferire o uccidere l'informatore dissidente, ha ribadito che Snowden ha «già distribuito migliaia di documenti e fatto in modo che molte persone in tutto il mondo abbiano il loro intero file», affermando che ciò andrebbe a vantaggio di tutti coloro che tentassero la via dell'assassinio.

Ha aggiunto che gli USA dovrebbero pregare affinché nessuno attenti alla vita di Snowden.

«Se succede qualcosa, tutte le informazioni saranno rivelate, e questo sarebbe il peggior incubo [dell'America]», ha dichiarato.

Snowden è ricercato negli Stati Uniti con l'accusa di spionaggio dopo che ha rivelato i dettagli dei programmi segreti di sorveglianza del paese.

Si trova in un limbo all'aeroporto Sheremetyevo di Mosca, da quando è arrivato da Hong Kong il 23 giugno. L'informatore dissidente sta cercando di trovare una via di transito in tutta sicurezza per l'America Latina, dove ha presentato con successo diverse richieste di asilo. Greenwald ha dichiarato martedì a Reuters che era probabile che Snowden avrebbe accettato l'offerta del Venezuela.

Snowden ha interrotto un periodo di tre settimane in cui si era nascosto in aeroporto, venerdì, per parlare con gli attivisti dei diritti umani, menzionando che avrebbe immediatamente chiesto asilo alla Russia. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato sabato: «Non siamo in contatto con Snowden», aggiungendo che egli dovrà contattare il servizio di migrazione russo per fare formale domanda di asilo.

Funzionari del servizio di migrazione sabato hanno affermato di non aver ricevuto richieste di asilo da parte di Snowden.

«Ad oggi, non abbiamo avuto alcuna domanda presentata da Edward Snowden,» ha dichiarato a Interfax Konstantin Romodanovskiy, capo del Servizio federale di migrazione della Russia. Ha aggiunto che la domanda sarà «esaminata in conformità con la legge russa» qualora venisse ricevuta.

Greenwald ha dichiarato a La Nación che, sebbene pochi paesi abbiano il potere o la volontà di sfidare gli Stati Uniti, «La Russia è uno di quei paesi».
Quel che Snowden ha fatto trapelare ha sconvolto sia Washington sia i suoi amici e nemici. I paesi latino-americani erano particolarmente preoccupati dall'estensione dell'attività di spionaggio condotta sul loro traffico internet.

«L'America Latina sente una naturale simpatia per gli Stati Uniti, eppure c'è un grande risentimento per specifiche scelte politiche storiche assunte da Washington nei confronti della regione. Quel che è accaduto in Europa all'aereo del [presidente boliviano] Evo Morales ha provocato una forte reazione. La Bolivia è stata trattata come una colonia e non come uno stato sovrano», ha ricordato Greenwald.

Greenwald ha fatto capire che ulteriori rivelazioni sono possibili, rilevanti per il Sud America, compresi i documenti che descrivono il modo in cui gli Stati Uniti raccolgono informazioni sul traffico, i programmi utilizzati, nonché il numero di intercettazioni fatte su base giornaliera.

È stato rivelato alla fine di giugno gli USA spiano decine di ambasciate e missioni straniere. Un documento trapelato, pubblicato sul Guardian, ha elencato 38 ambasciate e missioni straniere che sono state spiate negli Stati Uniti, descrivendole come "obiettivi" sotto sorveglianza.
La notizia che gli Stati membri dell'UE sono stati presi di mira dai servizi segreti americani ha scatenato indignazione tra gli alleati. La Francia ha anche espresso la volontà di ritardare l'avvio dei negoziati su un enorme accordo di libero scambio tra l'UE e gli Stati Uniti, chiedendo una spiegazione per le pratiche di spionaggio.
«Non possiamo accettare questo tipo di comportamento tra i partner e alleati,» ha dichiarato Hollande ai giornalisti all'inizio di luglio. «Non ci possono essere negoziati o transazioni in tutte le aree fino a quando non avremo uttenuto queste garanzie», ha minacciato.
«Mettere microspie agli amici è inaccettabile», ha tuonato il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert: «Non siamo più nella Guerra Fredda.»


Fonte: http://rt.com/news/snowden-us-nightmare-greenwald-064/

11 luglio 2013

Gli USA blindano i segreti su Osama Bin Laden


di Pino Cabras - da Megachip.

L'America colpita dalla defezione del dissidente Edward Snowden vuole blindare i suoi segreti più imbarazzanti. Uno di questi è l'operazione con cui nel 2011 venne liquidata la pratica Osama Bin Laden. La storia dell'operazione della Delta Force ad Abbottabad era apparsa sin dall'inizio poco credibile, e prima o poi gli scettici avrebbero potuto ottenere documenti diversi dalle patacche fin qui rifilate al grande pubblico con la sonnecchiante complicità dei principali organi di informazione. I militari coinvolti nel blitz sono quasi tutti morti nel giro di due anni (la maggior parte dopo pochi mesi), ma i segreti a volte trovano una strada. Meglio non rischiare, se ti chiami William McRaven e sei l'ammiraglio che comanda le operazioni speciali delle più potenti forze armate della Storia. Così McRaven ha ordinato che i file concernenti l'intervento sul presunto covo di Bin Laden siano rimossi dai computer del Pentagono e messi al sicuro presso quelli più impenetrabili della CIA. Più impenetrabili non tanto nei confronti di ipotetiche incursioni di pirati informatici, quanto verso qualche ficcanaso che osasse acquisire i documenti in forza della legge USA sull'accesso agli atti non ancora diffusi dal governo, il FOIA (Freedom Of Information Act).
Anche sul segreto doveva esserci un segreto: un metasegreto. Nessuno doveva sapere che si trasferivano i documenti. Ma un breve riferimento all'operazione contenuto in una relazione dell'ispettore generale del Pentagono ha indirettamente portato a galla la storia. Il viaggetto dei file alla chetichella, dal Pentagono alla CIA, eludeva più leggi federali, tra cui il FOIA, ma l'Amministrazione Obama non ha avuto nulla da obiettare. Non ci sorprende, perché da tempo osserviamo le gesta di Barack Obush.
Continuano così a espandersi - ancora nel 2013 - gli effetti del 2001, quando il doppio shock dei mega-attentati dell'11 settembre e delle lettere all'antrace provenienti dai laboratori militari USA costrinse i parlamentari ad approvare a scatola chiusa il PATRIOT Act, la legge che ha alterato definitivamente l'equilibrio dei poteri a Washington, con effetti globali.
I presidenti passano, ma rimane un nucleo più importante dello “Stato profondo” che non accetta limiti. Questo nucleo del potere non ammette più nessuna normale procedura investigativa, tanto meno nelle forme processuali del diritto occidentale. Ma non è solo questione di giudici. Si riducono le possibilità di scrutinio da parte della cosiddetta “pubblica opinione” così come l'abbiamo conosciuta, con alti e bassi, negli ultimi secoli.
Con lo scudo dei segreti, un provvedimento amministrativo dopo l'altro, l'America sta cambiando forma di Stato. Il nuovo potere costituito non può accettare che si vedano le carte legate all'atto fondativo della nuova costituzione materiale: l'11/9 e dintorni.



9 luglio 2013

Il web globale passa quasi tutto per i cavi NSA

da RT.
Segue intervista a Pino Cabras

Come rivelano alcuni nuovi documenti emersi, gli accordi stipulati tra agenti federali e società straniere hanno permesso al governo degli Stati Uniti di intercettare e interpretare facilmente una vasta fascia di dati di comunicazione trasmessi in tutto il mondo.
In una presentazione con slides della National Security Agency ottenuta da The Washington Post e attribuita alle rivelazioni del dissidente NSA Edward Snowden, il governo USA ha incoraggiato gli analisti ad attingere direttamente a tutta una gamma di cavi in fibra ottica sottomarini che funzionano da condutture per circa il 99 per cento del traffico mondiale telefonico e di internet.
Il resoconto, pubblicato da Craig Timberg e Ellen Nakashima del Post, spiega il modo in cui le slides della NSA fatte trapelare da Snowden rivelino un ulteriore programma di sorveglianza attivato in qualità di presunta misura antiterrorismo, ma al costo di mettere a rischio la privacy di milioni - se non miliardi - di persone.
Secondo l’articolo, il governo degli Stati Uniti inviò una squadra di avvocati presi dal guazzabuglio di sigle delle agenzie federali - inclusi il Federal Bureau of Investigation e i Dipartimenti della Difesa, della Giustizia e della Sicurezza Interna - per sovrintendere agli sforzi post-11/9 avrebbero garantito che più informazioni di intelligence disseminate in tutto il mondo potessero essere raccolte da agenti americani.
«I documenti mostrano che, tra i loro compiti, vi era quello di garantire che le richieste di sorveglianza ricevute venissero soddisfatte in modo rapido e riservato», hanno scritto i due giornalisti.
Tutto ciò, sostiene il Post, è stato adempiuto mantenendo «una cellula aziendale interna di cittadini americani con nulla osta del governo» tra le fila delle società estere che controllano i cavi a fibre ottiche che trasportano la maggior parte dei dati delle telecomunicazioni in tutto il mondo. Una di queste entità è stata l’asiatica Global Crossing, e gli USA si sono affrettati ad infiltrarsi nella lista dei suoi addetti poco dopo l'11/9.
Il Post scrive che il "Contratto di sicurezza di rete" stipulato tra Global Crossing e gli USA nel 2003 ha rappresentato il caso di uno dei primi grandi fornitori che diede agli USA il potere di attingere a queste grandi condutture delle telecomunicazioni, e nel decennio successivo ormai non si contano più quanti altri siano stati autorizzati. In quel caso e in altri, avvocati federali che collaboravano sotto il nome di "Team Telecom" hanno costretto i proprietari stranieri di questi cavi a conformarsi alle richieste americane di informazioni.
Nel caso del contratto di Global Crossing, gli USA ottennero che la ditta firmasse un accordo che garantiva che gli agenti segreti americani potessero richiamare l'azienda in modo da essere presso un suo "Centro di Operazioni di Rete" con sede in USA entro un tempo di appena 30 minuti per monitorare e raccogliere i dati
E sebbene esistano leggi concepite per fornire presunte salvaguardie in grado di proteggere la privacy degli americani, il Post sostiene che questo non ha fermato le agenzie americane dall’essere in grado di raccogliere comunque i dati.
«Dato che le persone in tutto il mondo chattano, navigano e inviano le immagini tramite i servizi online, gran parte delle informazioni fluisce entro il raggio d’azione alla portata tecnologica della sorveglianza USA. Anche se le leggi, le norme procedurali e le politiche interne limitano il modo in cui le informazioni possono essere raccolte e usate, i dati provenienti da miliardi di dispositivi fluiscono in tutto il mondo attraverso quelle strettoie di internet che gli Stati Uniti e i loro alleati sono in grado di monitorare», scrive il Post. Insieme al programma PRISM divulgato da Snowden il mese scorso, l’attingere a questi cavi offre agli Stati Uniti la possibilità di monitorare praticamente qualsiasi comunicazione che passi vicino agli Stati Uniti.

Il Post osserva che sia il PRISM sia il programma "a monte" che estrae i dati dai cavi sottomarini, intendono indirizzarsi soltanto alle comunicazioni in cui si ritenga che una parte stia al di fuori degli USA, ma le agenzie governative non sono disposte a dire quanti americani sono incidentalmente o inavvertitamente entrati nel raggio del radar della NSA. In precedenza, però, membri del Senato degli Stati Uniti hanno usato frasi come «profondamente costernati» per prevedere come gli americani avrebbero verosimilmente reagito se avessero conosciuto la piena estensione e la portata dei programmi di sorveglianza del loro paese.
Sulla scia delle rivelazioni di Snowden che sono iniziate a emergere lo scorso mese, la NSA, il presidente Barack Obama e la sua amministrazione hanno tutti quanti esaltato i programmi di sorveglianza, quali strumenti necessari nella guerra contro il terrorismo. La Casa Bianca sostiene che le pratiche sono legalmente autorizzate sia attraverso il Foreign Intelligence Surveillance Act sia tramite il Patriot Act post-9/11, ma continuano ad attirare le critiche da parte del pubblico e anche dai politici. Il trentenne Snowden è alla ricerca di asilo per evitare il processo negli Stati Uniti, dove è accusato ai sensi della vigente legge sullo spionaggio.





Intervista a Pino Cabras a Radio Italia dell'IRIB: Amici e nemici, tutti nel raggio dello spionaggio USA.

Qual è la verità sul Datagate? «Credo che la verità sia stata una volta tanto raccontata da una persona interna al sistema, cioè Edward Snowden, questo funzionario di una delle tante agenzie collegate allo spionaggio americano. E la verità è che il sistema spionistico elettronico statunitense ha un controllo pressoché totale sulle comunicazioni a livello mondiale, e quindi amici e nemici sono tutti nel suo raggio di azione…».


È disponibile attraverso il link sottostante l'audio integrale dell'intervista.

3 luglio 2013

La Superpotenza apre la caccia grossa ai dissidenti


di Pino Cabras - da Megachip.


Il sequestro del presidente della Bolivia, Evo Morales, costretto ad atterrare a Vienna durante il suo volo di ritorno da Mosca e poi costretto a subire una perquisizione dell’aereo, rappresenta una novità eccezionale e gravissima, che manifesta un salto di qualità dell’imperialismo americano. Molti paesi, tra cui Francia, Spagna, Italia, Portogallo, in perfetta coordinazione, hanno negato il sorvolo all’aereo del presidente di una repubblica democratica con cui intrattengono normali rapporti diplomatici, in base al semplice sospetto che potesse trasportare il massimo dissidente della nostra epoca, Edward Snowden.
Mentre scrivo, i principali organi di stampa mantengono la notizia con un taglio basso. Invece, attenzione, è una di quelle notizie che segnano un passaggio d’epoca. La patina democratica del potere occidentale è stata totalmente smascherata dallo scandalo dello spionaggio senza limiti, il Datagate. Quel che prima era osceno, cioè “fuori scena”, è ora visibile a tutti, ed è il volto pieno e terribile del potere imperiale. Quel potere è in ballo e balla. E ballerà ancora, al ritmo che vorrà l’imperatore. Agli altri un unico compito: obbedire.
L’Italia e gli altri avrebbero avuto tantissimi motivi per aprire mille fascicoli contro le conclamate violazioni spionistiche di Washington, ma non hanno fatto nulla. Viceversa, una presunta presenza del dissidente su un aereo protetto da tutte le immunità è stata sanzionata con una velocità di esecuzione impressionante, che – semplicemente – denuda la vera catena di comando, una catena militare da guerra mondiale, che si fa beffe di qualsiasi ragione storica e giuridica che fin qui ha sempre impedito simili atti.
In occasione dei casi di Assange, di Manning e di Snowden, abbiamo a lungo cercato di volgere nella nostra lingua l’intraducibile termine “whistleblower”. Letteralmente sarebbero coloro che lanciano un allarme per via di una condotta illegale o minacciosa di un'organizzazione di cui fanno parte. Si tratta di funzionari che si trovano fra le mani informazioni sensibili e decidono di farle conoscere. Nel farlo rivestono un ruolo misto fra “confidenti”, “obiettori di coscienza” e “attivisti politici”. Ma dicendo così non arriviamo al centro del significato.
Il termine dissidente, applicato a Snowden, appare improvvisamente, invece, come l’unica misura per capire la portata di quel che sta accadendo in Occidente. La parola ha un sapore da Cecoslovacchia anni settanta, ma è da rispolverare qui ed ora, dove i porti sicuri per chi contesta il potere dall’interno sono in via di totale dissoluzione.
La scala su cui misuriamo il ruolo di Edward Snowden per l’America deve essere la stessa su cui si misurava la figura di Andrej Sakharov per l’Unione Sovietica.
Sakharov fu il più importante dissidente del Paese al quale contribuì a donare la potenza soverchiante e terribile della bomba all’idrogeno. La sua Bomba Zar, esplosa nell’ottobre 1961, rivelava all’umanità un potere in grado di distruggere il mondo.
Snowden ha rivelato la potenza di un altro tipo di bomba, in grado di distruggere il mondo che conosciamo in un altra maniera ancora. La vera arma-fine-di-mondo non usa più, o non soltanto, una deflagrazione termonucleare. È un sistema che coordina tutte le possibili interferenze nelle trasmissioni verso un unico scopo: il dominio planetario che non ammette contrasto. Chi non lo comprende, o lo sottovaluta, sarà il complice della fine della democrazia, e della corsa verso la guerra. Chi lo comprende dall’interno, cioè chi è un dissidente, è già ora trattato con la massima determinazione. Le sovranità di ogni paese, anche quelle meno limitate, sono e saranno soggette a una pressione crescente. Fa impressione leggere la lista sempre più lunga degli stati che non concederanno asilo a Snowden. Il diktat di Washington vuole piegare tutti. Forse era questo il vero senso di “Yes We Can”.
Deve essere chiaro che non ci sarà consentito di stare in mezzo. Il caso Snowden non sa che farsene di intellettuali liberi che sono soltanto liberi di non rischiare. La libertà è a rischio, e dovremo capirlo ora, partendo anche da un piccolo passo, cominciando a chiedere a Emma Bonino – o ad altri decisori che non possono starsene nell’ombra – in base a quale autorità e con quali misteriosi accordi hanno negato il transito nello spazio aereo italiano al velivolo di Morales. Gli amici della libertà e della sovranità devono farsi sentire subito, e dire da che parte stanno.