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23 gennaio 2016

Occidente: i media al polonio

di Pino Cabras.


Quando nel 2013 alcuni scienziati svizzeri trovarono livelli di Polonio-210 diciotto volte più elevati del normale nella salma, riesumata, del primo presidente dell'Autorità Palestinese, Yasser Arafat, la notizia non aprì le edizioni dei telegiornali occidentali come invece è stato ieri per il delitto della spia russa Aleksandr Litvinenko. Preferivano bacchettare chi osasse alludere a quelle potenti strutture che avrebbero potuto procurarsi un veleno così difficile da maneggiare. Allora no, non si doveva parlare di "avvelenamento di Stato".

Viceversa, tutti gli organi della NATO (ossia l'intero grande sistema informativo occidentale) sanno invece di dover per forza aprire le notizie con le accuse britanniche a Putin per l'omicidio Litvinenko (con la ridicola innovazione giuridica della responsabilità "probabile", che nei titoli diventa però certissima).

Nel terreno immenso delle notizie di rilevanza mondiale, i grandi media sanno a memoria quali piste battere e quali trascurare del tutto. La redazione è il dio che decide cosa devono sapere milioni di persone, quando innalza piccole notizie al rango di scoop planetario o invece sommerge le grandi notizie annacquandole a pagina 17 o tacendole del tutto.

Eppure proprio in questi giorni emergono notizie sempre più raccapriccianti sui bombardamenti della popolazione civile yemenita da parte dell'Arabia saudita. Pensate all'effetto devastante che avrebbero le foto dell'infanzia spezzata. Ma sulle prime pagine non se ne parla. Il dio redazionale decide che non contano nulla, e nessuno sarà ritenuto responsabile, nemmeno "probabile".

Tutto questo avviene nonostante abbiamo notizie certe sui tappeti rossi con cui David Cameron e i suoi colleghi in Europa e oltreoceano accolgono i piranhas della dinastia saudita.

Così come abbiamo notizie certe sulle bombe - di Cameron e italiane - vendute a Riad per dilaniare migliaia di bimbi in Yemen. Cause ed effetti passano sotto silenzio, e nessuna immagine è usata per scuotere le coscienze.

Dunque abboccate pure, giornalisti, alla lista delle notizie che fanno piacere al cerchio magico della NATO! Non abbiate schiena dritta! Bevetevi di tutto, e soprattutto, fatelo bere alle masse! Magari evitate di raccontare che in Ucraina i nazisti protetti dagli apparati repressivi dello Stato danno una caccia spietata e assassina agli oppositori più eminenti, uccidendoli senza che voi scriviate un solo rigo, nemmeno quando le vittime sono vostri famosi colleghi. Oppure continuate pure a nascondere la repressione selvaggia di Erdoğan sul giornalismo turco, non sia mai che la vostra narrazione atlantista ne risenta.

La notizia 'Made in UK' su Litvinenko aveva in realtà un'importanza molto più modesta: l'indagine per un omicidio che fu certo eclatante per le sue modalità non ha portato a prove certe e si è persa in un labirinto di sospetti, come accade a molti delitti di mafia e certi assassinii politici, quando purtroppo non si trovano dimostrazioni sufficienti.

Dunque: trasformare in una notizia mondiale e in un affare di Stato il caso Litvinenko (un vicolo cieco di illazioni del tutto carenti presso qualsiasi tribunale) è una precisa scelta politica, una chiara provocazione, sulla linea delle recenti provocazioni antirusse giocate con l'abbattimento di aerei civili e militari.

Tra sanzioni e isteria mediatica, si crea in tal modo un clima di guerra, mentre i riflessi di un pubblico continuamente aizzato alla russofobia allontaneranno milioni di europei dai loro interessi, per primo l'interesse a costruire un sistema di sicurezza comune con la Russia.

L'edizione del 22 gennaio di «la Repubblica» ha dedicato al caso addirittura le pagine 2, 3 e 4, cioè il blocco principale delle notizie, con tutti i tromboni russofobi in gran spolvero contro «lo Zar Oscuro». Mentre in prima pagina campeggia la fotonotizia della vedova che invoca sanzioni a Putin.

Possibile che in quelle quattro paginate non ci sia stato spazio per riportare cosa ne pensa un altro congiunto di Litvinenko, suo fratello Maksim? Il quale, mentre nel 2006 chiedeva indagini sul governo russo, oggi sostiene che Aleksandr sia stato ucciso da servizi occidentali perché era un agente doppiogiochista che in realtà raccoglieva informazioni presso russi residenti in Regno Unito, nemici di Mosca. E dice anche che la lettera del suo consanguineo che puntava il dito contro Putin era semplicemente un falso. Interessante, no?

Si badi bene, è quasi impossibile avere la più pallida idea di chi menta e chi no, ma chiediamoci: perché - se l'intento fosse davvero una genuina volontà di investigare - i giornali trascurano questo lato della vicenda, nascondendolo alla vista di un pubblico adulto e vaccinato che potrebbe giudicare autonomamente?

Il caso Litvinenko, come minimo, è molto controverso, per nulla lineare, maturato a ridosso di uno degli ambienti più torbidi del pianeta - la mafia russa di Londra - dove da anni si riscontra un alto tasso di delitti, tradimenti, doppiogiochismi intrecciati con le grandi partite della finanza e dei servizi segreti di tanti paesi. Una zona grigia che non consente il complottismo semplicistico delle redazioni ossessionate dalla Russia.

Eppure - come suggerisce il caso Arafat che richiamavamo all'inizio - nel mondo risulta che non sia solo la Russia a possedere veleni radioattivi.

Una nebbia così povera di fatti certi dovrebbe forse giustificare questo volume di fuoco usato contro un unico bersaglio, il Cattivissimo Putin? Certo, le 329 pagine del rapporto sul caso Litvinenko citano 186 volte il nome di Vladimir Putin (niente male in mancanza di prove), e una cinquantina di volte citano il nome di Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa dieci anni fa e che da sempre deve scandire il rosario delle accuse a Putin, anche quando non c'entra con un'indagine.

Bastava a metterci in allarme un altro esempio recente: il caso doping negli sport olimpici. Anche lì, stessa procedura standard: tutti i media dell'Occidente - con perfetta sincronia totalitaria - aprono con pagine e pagine (le prime) sul "doping di Stato" russo e riportano persino false dichiarazioni di Putin, che nemmeno si curano di correggere. Poi nei giorni successivi si scopre che il doping riguardava molti altri paesi: notizia in taglio basso, quasi invisibile. Al pubblico rimane l'imprinting della prima notizia urlata.

Non si dimentichino nemmeno le notizie più assurde, diffuse pur di insudiciare con ogni mezzo la nomea di un leader nemico, come quella dello «sperma di Putin inviato via posta a ogni cittadina russa per fecondarsi». E si potrebbero fare molti altri esempi.

Emerge chiarissimo il meccanismo pavloviano stimolato dal sistema dei media NATO, teso a consolidare ogni giorno un'immagine stereotipata e negativa del potere russo, in un quadro che tace notizie che bucherebbero la bolla mediatica in cui siamo affondati.

16 luglio 2014

Archivio Snowden: ecco come le spie di Stato manipolano gli internauti


Nuove rivelazioni raccolte da Greenwald: nel “cilindro” dell’agenzia britannica GCHQ i trucchi per manipolare i sondaggi, attraverso la rete di Linkedin e YouTube


da RT.com.
Tradotto da Megachip.

L'agenzia spionistica britannica ha sviluppato un certo numero di ingegnosi strumenti per monitorare e setacciare i contenuti sul web e, quando necessario, seminare informazioni devianti, ha dichiarato Glenn Greenwald nello svelare una nuova parte della documentazione di Snowden.

I documenti trapelati rivelano che gli strumenti informatici sono stati creati dal JTRIG (Joint Threat Research Intelligence Group) all'interno del GCHQ (Government Communications Headquarters, ossia il Quartier generale del governo per le comunicazioni, ndt).

Precedenti documenti avevano già descritto in maniera dettagliata l'uso da parte del JTRIG di «finte vittime di post nei blog» e di «operazioni false flag», oltre che di «honey traps» (lett: “trappole di miele”, una trama in cui la vittima è adescata in una situazione sessualmente compromettente per creare la possibilità di ricattarla, ndt) e altre diverse forme di manipolazione psicologica degli attivisti online.

Ma il nuovo documento del GCHQ appena diffuso, intitolato “JTRIG Tools and Techniques” (Strumenti e Tecniche del JTRIG, ndt), offre una più ampia visione complessiva della portata delle operazioni, compresa la loro capacità di essere invasive e di creare scompiglio e confusione nel web.

Alcuni strumenti informatici adottano le stesse metodologie per le quali gli USA e il Regno Unito avevano incriminato degli attivisti online, compresi gli attacchi concentrati che causano interruzioni di servizio (“distributed denial of service”) e gli allarmi bomba (“call bombing”).

Tweet di Greenwald: Mentre il Regno Unito discute una legge di “emergenza” per aumentare i poteri di sorveglianza, date uno sguardo alla descrizione che lo stesso GCHQ fa di quel che commette:  https://firstlook.org/theintercept/d...

Questi strumenti danno alla spie che stanno a Cheltenham la possibilità di monitorare attivamente le chiamate e la messaggeria Skype in tempo reale, sollevando la solita vecchia questione sull'affidabilità della codifica crittografica di Skype o se Microsoft stia collaborando in maniera concreta con le agenzie di spionaggio.

Nelle sue note guida scritte in stile Wikipedia, il JTRIG sostiene che la maggior parte dei suoi strumenti internet sono «operativi, collaudati e affidabili», e sollecita i propri colleghi del GCHQ affinché usino un modo di pensare non convenzionale quando hanno a che fare con gli inganni di internet.

«Non trattate questo come fosse un catalogo. Se le cose non le trovate qui, non vuol dire che non possiamo costruirle», scrive il JTRIG.

Tra gli strumenti elencati nel documento c’è il “Gestator”, che si occupa di «amplificare un dato messaggio, di norma un video, attraverso i più popolari siti multimediali (YouTube)».

Allo stesso tempo, “Challenging” dà alle spie del GCHQ la capacità di falsificare qualsiasi indirizzo di posta e di mandare messaggi sotto quella falsa identità.

“Angry Pirate” può disabilitare permanentemente un determinato account direttamente dal loro computer.

“Underpass” può cambiare il risultato dei sondaggi online, mentre “Deer Stalker” dà la possibilità di  agevolare la localizzazione georeferenziata di telefoni satellitari e GSM attraverso una chiamata silenziosa.  

Tweet di Greenwald: Hackeraggio dei sondaggi online e altre tattiche usate dal GCHQ per manipolare internet https://firstlook.org/theintercept...


Il documento del JTRIG appare in un archivio usato dal GCHQ per discutere delle proprie attività di sorveglianza online. 

L'ultima bomba di rivelazioni arriva proprio mentre il Parlamento britannico discute un disegno di legge con procedura d'urgenza per concedere al governo maggiori scusanti per i poteri di sorveglianza delle proprie agenzie di spionaggio, che il Primo Ministro David Cameron sostiene siano necessari per “aiutarci a mantenerci sicuri”.

Il GCHQ non ha emesso nessun comunicato in merito e ha pubblicato la sua solita nota, cioè che agisce «in conformità a un rigoroso quadro giuridico e politico» e che è soggetto a «stretta sorveglianza».

Ma alcune precedenti note del GCHQ trapelate nelle mani del Guardian riportavano che «la nostra preoccupazione principale è che i riferimenti alla prassi dell'agenzia (cioè la portata delle intercettazioni e cancellazioni) potrebbero portare a un dannoso dibattito pubblico che potrebbe causare guai di tipo legale ai danni dell'attuale regime».

C'è anche la possibilità che i più alti ministri e funzionari nel governo britannico non siano pienamente al corrente di cosa sia in grado di fare il GCHQ. Chris Huhne, un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale fino al 2012 ha affermato che i ministri erano «assolutamente all’oscuro» addirittura riguardo a “Tempora”, cioè il più grande programma di sorveglianza digitale dei servizi segreti.

Nel frattempo l’organizzazione non governativa britannica Privacy International (un “cane da guardia” a difesa dei diritti alla privacy, ndt) ha presentato un'azione legale contro il GCHQ per via dell’impiego di malware utilizzati per spiare gli utenti in internet e nella telefonia mobile.



Traduzione per Megachip a cura di Tullio Cipriano.


13 luglio 2014

La talpa: NSA archivia l'80% di tutte le telefonate, non solo metadati

da RT.com.

Almeno l'80 per cento di tutte le telefonate è raccolto e archiviato in forma di file audio da parte della NSA (National Security Agency, ndt), ha rivelato l'informatore dissidente William Binney. L'ex direttore della decodificazione afferma che lo scopo ultimo dell'agenzia di spionaggio sia niente meno che il controllo totale della popolazione.

La National Security Agency mente su quel che archivia, ha affermato William Binney – uno dei dissidenti di più alto profilo mai emersi dall'NSA – durante una conferenza che si è svolta a Londra il 5 luglio, organizzata dal Center for Investigative Journalism. Binney aveva lasciato la NSA poco tempo dopo gli attentati dell’11 settembre al World Trade Center, essendo disgustato dalla piega ormai assunta dall’organizzazione in direzione della sorveglianza dei cittadini.

«Almeno l80 per cento dei cavi di fibra ottica passano per gli USA», ha dichiarato Binney, che ha precisato: «tutto ciò non avviene per caso e consente agli USA di avere la visione di tutte le comunicazioni in entrata. Almeno l80% di tutte le chiamate audio – e quindi non solo i metadati – sono registrate e archiviate negli USA. La NSA mente su cosa archivia».

Binney non ha esibito prove a sostegno di quanto dichiara, poiché non aveva portato via con sé alcun documento quando lasciò la NSA. Tuttavia, insiste sul fatto che l’organizzazione racconti il falso in merito alle proprie pratiche spionistiche di raccolta dati, e sul loro scopo ultimo.
Sostiene che le recenti decisioni della Corte Suprema lo hanno spinto a credere che la NSA non si fermerà fino a quando non assumerà il controllo completo sulla popolazione.

«Lo scopo ultimo della NSA è il controllo totale della popolazione», ha sostenuto Binney, «ma sono un po' ottimista per via di alcune recenti decisioni della Corte Suprema, come il fatto che le forze dell'ordine per lo più ora debbano avere un mandato prima di perquisire uno smartphone».

Durante il suo discorso nel corso della conferenza, Binney ha elogiato la spia diventata dissidente, Edward Snowden, per aver fatto trapelare i documenti riservati che hanno rivelato i programmi di spionaggio globale della NSA. Le ultime rivelazioni hanno dimostrato che, contrariamente a quanto ha dichiarato la NSA, la maggioranza delle informazioni raccolte dall’Agenzia provengono da cittadini comuni che non hanno alcun legame con il terrorismo. I documenti di Snowden rivelano che la NSA raccoglie da cittadini comuni dei dati che sono "sorprendentemente intimi".

Washington ha fin qui difeso i propri programmi di spionaggio sostenendo che la NSA prende di mira cittadini aventi legami con gruppi terroristici noti al fine di prevenire attentati. Binney ha sostenuto che questa è una bugia poiché la NSA, con la sua raccolta dati, non ha bloccato un attentato che sia uno.

Binney ha poi fatto notare che uno dei principali fattori che hanno consentito alla NSA di incrementare i suoi programmi di spionaggio è l’assenza di ogni supervisione negli USA. 
In particolare, ha citato il caso della Foreign Surveillance Court (FISA), che sovrintende alla materia dei mandati di perquisizione a carico di persone sospettate di terrorismo, Binney ritiene che la corte sia insignificante e costantemente schierata dalla parte del Governo USA.

«La corte FISA condivide soltanto il punto di vista del governo», ricorda Binney, e «per i suoi giudici non vi sono mai altri punti di vista da prendere in considerazione. Ci sono stati almeno 15-20 trilioni di violazioni della Costituzione nei confronti delle utenze nazionali statunitensi, e il dato si può raddoppiare a livello globale».

Le rivelazioni sui programmi statunitensi di spionaggio globale hanno scatenato un'indignazione di massa, con un giudice federale americano che ha perfino dichiarato che la sorveglianza sia pressoché di natura “orwelliana”. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha paragonato le politiche spionistiche USA a quelle grottesche messe in piedi dalla Stasi, la polizia segreta dell’ex Germania Est.






1 agosto 2013

Nuove accuse di Snowden: NSA spiava tutte le chat del mondo

da Globalist.


Spiare in tempo reale le e-mail, le ricerche sul web e tutte le altre azioni compiute su internet dagli utenti. È questo l'obiettivo del nuovo programma di spionaggio delle comunicazioni su internet chiamato "XKeyscore" e usato dall'agenzia americana NSA, rivelato al "Guardian" dalla talpa dello scandalo Datagate Edward Snowden.

Secondo i documenti in possesso al giornale britannico, XKeyscore va a pescare dati, senza chiederne l'autorizzazione, su 500 server sparsi in tutto il mondo, dalla Russia al Venezuela ed è considerato come uno degli stumenti più potenti a disposizione della Nsa: permette ad esempio di risalire a una persona a partire da una semplice ricerca effettuata su internet. È il più grande e potente sistema al mondo di spionaggio informatico.

I file rivelati fanno luce su una delle affermazioni più controverse di Snowden, pubblicata dal "Guardian" il 10 giugno: "Seduto alla mia scrivania", ha detto Snowden, potrei "intercettare chiunque, voi giornalisti o il vostro commercialista, un giudice federale o anche il presidente, basta avere una mail personale".

Intercettare questi dati per gli analisti è molto semplice: estraggono enormi quantità di informazioni dai database semplicemente compilando una richiesta online fornendo solo una vaga giustificazione per la ricerca. La richiesta non è esaminata preventivamente da un tribunale o dal personale della NSA prima di essere elaborato. La ricerca consente di delineare un profilo completo della storia web dell'utente dalla prima volta che si è affacciato su Internet.

Gli analisti possono anche utilizzare altri sistemi dell'NSA per ottenere intercettazioni "in tempo reale" delle attività internet di un qualsiasi utente del web.

Edward Snowden ora rischia di irritare la Russia, a cui ha chiesto asilo. La talpa dell'NSAgate, indifferente alle richieste di Vladimir Putin di smetterla di danneggiare gli USA, continua a rivelare dettagli sullo scandalo delle intercettazioni tramite Glenn Greenwald, il megafono di Snowden sul "Guardian".

In un documento del 2012 si leggono i vari campi di informazioni che possono essere cercati: "ogni indirizzo e-mail visto in una sessione sia dal nome utente che dal dominio", "ogni numero di telefono visto in una sessione" e le attività degli utenti, come "la webmail e la chat, inclusi nome utente, lista contatti".

Alla sorveglianza di Xkeyscore non si sottraggono neanche i siti di social network, come Facebook e Twitter, oltre ai già noti motori di ricerca come Google e Yahoo! ed i sistemi di posta.
L'attività Xkeyscore, secondo un rapporto interno del 2007, stimava che negli archivi della NSA erano all'epoca conservati 850 miliardi di dati telefonici e 150 miliardi di attività web, cui ogni giorno si aggiungevano 1-2 miliardi di altri dati.

William Binney, un ex matematico della NSA, ha riferito che lo scorso anno l'agenzia ha "raccolto qualcosa come 20.000 miliardi di contatti dei cittadini USA, limitatamente telefonate e mail, senza quindi prendere in considerazione il resto delle attività web. E tutto ciò limitandosi ai dati raccolti negli USA.

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=47399&typeb=0.

14 luglio 2013

Greenwald: "Snowden potrebbe mettere in ginocchio gli USA"


da RT.



L'ex collaboratore della NSA, oggi informatore-dissidente, Edward Snowden, possiede informazioni pericolose che potrebbero portare all’«incubo peggiore» dell'America, qualora fossero rivelate, secondo il giornalista che per primo ha pubblicato i documenti fatti trapelare da Snowden.

«Snowden ha informazioni sufficienti per causare più danni al governo degli Stati Uniti in un solo minuto di chiunque altro ne abbia mai fatti nella storia degli Stati Uniti», ha rivelato Glenn Greenwald - il giornalista del Guardian responsabile della pubblicazione di alcune delle prime indiscrezioni di Snowden - rivolgendosi al quotidiano argentino La Nación.

«Ma questo non è il suo obiettivo. Il suo obiettivo è quello di esporre il software che la gente di tutto il mondo usa senza sapere a cosa si sta esponendo, senza cedere consapevolmente i propri diritti alla privacy. Dispone di un enorme numero di documenti che sarebbero dannosissimi per il governo USA se fossero resi pubblici», ha affermato Greenwald.

Ha aggiunto che Washington dovrebbe usare cautela nel trattare con Snowden perché questi ha in mano il potenziale per causare ulteriori danni agli USA.

«I governanti USA dovrebbero stare ogni giorno in ginocchio implorando che nulla accada a Snowden, perché se gli dovesse accadere qualcosa, tutte le informazioni saranno rivelate e potrebbe essere il loro peggior incubo», ha sostenuto.
Greenwald ha affermato che «la cosa più importante [per Snowden] è di non finire in custodia degli Stati Uniti», descrivendo l'approccio del governo nei confronti delle persone che rivelano verità scomode come «vendicativo».

Quando gli è stato chiesto se credeva che qualcuno avrebbe tentato di ferire o uccidere l'informatore dissidente, ha ribadito che Snowden ha «già distribuito migliaia di documenti e fatto in modo che molte persone in tutto il mondo abbiano il loro intero file», affermando che ciò andrebbe a vantaggio di tutti coloro che tentassero la via dell'assassinio.

Ha aggiunto che gli USA dovrebbero pregare affinché nessuno attenti alla vita di Snowden.

«Se succede qualcosa, tutte le informazioni saranno rivelate, e questo sarebbe il peggior incubo [dell'America]», ha dichiarato.

Snowden è ricercato negli Stati Uniti con l'accusa di spionaggio dopo che ha rivelato i dettagli dei programmi segreti di sorveglianza del paese.

Si trova in un limbo all'aeroporto Sheremetyevo di Mosca, da quando è arrivato da Hong Kong il 23 giugno. L'informatore dissidente sta cercando di trovare una via di transito in tutta sicurezza per l'America Latina, dove ha presentato con successo diverse richieste di asilo. Greenwald ha dichiarato martedì a Reuters che era probabile che Snowden avrebbe accettato l'offerta del Venezuela.

Snowden ha interrotto un periodo di tre settimane in cui si era nascosto in aeroporto, venerdì, per parlare con gli attivisti dei diritti umani, menzionando che avrebbe immediatamente chiesto asilo alla Russia. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato sabato: «Non siamo in contatto con Snowden», aggiungendo che egli dovrà contattare il servizio di migrazione russo per fare formale domanda di asilo.

Funzionari del servizio di migrazione sabato hanno affermato di non aver ricevuto richieste di asilo da parte di Snowden.

«Ad oggi, non abbiamo avuto alcuna domanda presentata da Edward Snowden,» ha dichiarato a Interfax Konstantin Romodanovskiy, capo del Servizio federale di migrazione della Russia. Ha aggiunto che la domanda sarà «esaminata in conformità con la legge russa» qualora venisse ricevuta.

Greenwald ha dichiarato a La Nación che, sebbene pochi paesi abbiano il potere o la volontà di sfidare gli Stati Uniti, «La Russia è uno di quei paesi».
Quel che Snowden ha fatto trapelare ha sconvolto sia Washington sia i suoi amici e nemici. I paesi latino-americani erano particolarmente preoccupati dall'estensione dell'attività di spionaggio condotta sul loro traffico internet.

«L'America Latina sente una naturale simpatia per gli Stati Uniti, eppure c'è un grande risentimento per specifiche scelte politiche storiche assunte da Washington nei confronti della regione. Quel che è accaduto in Europa all'aereo del [presidente boliviano] Evo Morales ha provocato una forte reazione. La Bolivia è stata trattata come una colonia e non come uno stato sovrano», ha ricordato Greenwald.

Greenwald ha fatto capire che ulteriori rivelazioni sono possibili, rilevanti per il Sud America, compresi i documenti che descrivono il modo in cui gli Stati Uniti raccolgono informazioni sul traffico, i programmi utilizzati, nonché il numero di intercettazioni fatte su base giornaliera.

È stato rivelato alla fine di giugno gli USA spiano decine di ambasciate e missioni straniere. Un documento trapelato, pubblicato sul Guardian, ha elencato 38 ambasciate e missioni straniere che sono state spiate negli Stati Uniti, descrivendole come "obiettivi" sotto sorveglianza.
La notizia che gli Stati membri dell'UE sono stati presi di mira dai servizi segreti americani ha scatenato indignazione tra gli alleati. La Francia ha anche espresso la volontà di ritardare l'avvio dei negoziati su un enorme accordo di libero scambio tra l'UE e gli Stati Uniti, chiedendo una spiegazione per le pratiche di spionaggio.
«Non possiamo accettare questo tipo di comportamento tra i partner e alleati,» ha dichiarato Hollande ai giornalisti all'inizio di luglio. «Non ci possono essere negoziati o transazioni in tutte le aree fino a quando non avremo uttenuto queste garanzie», ha minacciato.
«Mettere microspie agli amici è inaccettabile», ha tuonato il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert: «Non siamo più nella Guerra Fredda.»


Fonte: http://rt.com/news/snowden-us-nightmare-greenwald-064/

20 giugno 2013

Datagate? Iniziò a Roma: quando Nsa spiò Chavez

Nel maggio 2006 l'intelligence Usa organizzò una massiccia operazione di spionaggio contro il presidente venezuelano. La Capitale fu intercettata per una settimana.

da Globalist.

Il Datagate? Ebbe inizio a Roma nel maggio del 2006 quanto su ordine di George Bush mezza città venne intercettata dalla Nsa perché si voleva carpire ogni minimo dettaglio sulla visita di Hugo Chávez in Italia. Prima Roma, poi il G20 del 2009 con tecniche e tecnologie più affinate. Ha rivelato Edward Snowden che il G20 del 2009 era stato caratterizzato da un articolato sistema di spionaggio delle conversazioni di intere delegazioni e dei leader presenti al vertice, attraverso l'installazione di Internet point truccati con software-spia e il controllo capillare del sistema dei Blackberry utilizzati dagli ospiti e ogni altra diavoleria.

Quello che ancora non si sa - e che Globalist è in grado di riferire tramite una fonte qualificata che ebbe un ruolo diretto nella vicenda - è che la grande operazione di spionaggio del G20 ha avuto in Italia il vero banco di prova. Un'azione massiccia dell'Nsa che determinò un salto di qualità che avrebbe consentito all'agenzia di intelligence di diventare il grande fratello su scala planetaria di cui oggi si parla tanto.

Bisogna tornare al maggio 2006, seconda visita di Hugo Chávez, presidente del Venezuela, in Italia. Chávez, allora, era in una posizione di scontro frontale con gli Stati Uniti e, in particolare, con George Bush che alcuni mesi dopo (a settembre) avrebbe definito il diavolo che puzza di zolfo. Del resto gli Stati Uniti anni prima avevano appoggiato il fallito colpo di Stato contro il presidente venezuelano e uno degli agenti della Cia coinvolti nel complotto era successivamente stato destinato proprio alla stazione Cia di Roma. Combinazioni.

La National Security Agency, durante quei giorni, mise in atto un'operazione di Sigint (signal intelligence) ossia di spionaggio elettronico senza precedenti che rappresentò l'inizio di una nuova fase nelle capacità di controllo e penetrazione.

7 Maggio 2008. A Ciampino, area riservata, atterra un aereo con a bordo alcune persone "invisibili", senza né nome, né identità. La procedura è la stessa che sarebbe poi diventata tristemente nota all'opinione pubblica per le extraordinary rendition e che era già una proceduta standard: massima segretezza, il minor numero di tracce possibili.
Gli occupanti dell'aereo erano parte di un team di eccellenza dell'Nsa. Arrivati a Ciampino furono portati direttamente in un'ala dell'ambasciata degli Stati Uniti in via Veneto, nella quale restarono come reclusi in isolamento per tutta la durata della missione. Niente alberghi, niente contatti con l'esterno e nemmeno con il personale dell'ambasciata. Finita la missione stesso percorso al contrario per Ciampino. Il team aveva con se delle attrezzature di assoluta avanguardia (parliamo del 2006) in grado di interagire con il sistema satellitare e guidarlo e interagire con gli aerei spia.

9 maggio 2006. Sul cielo della Capitale cominciano a volare due aerei spia direttamente controllati dall'Nsa. Due aerei che, dandosi il cambio, sarebbero rimasti ininterrottamente (h24 nel gergo militare) in volo sopra Roma per non far mancare nemmeno per un minuto la vigilanza.

10 maggio 2006. A Roma arriva il presidente del Venezuela Hugo Chávez. Il suo è un tour in Europa. A Roma l'incontro più importante è quello previsto per l'11 mattina con Papa Benedetto XVI. In agenda anche una visita e colloquio privato con il presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Chávez va diretto in un albergo di via Veneto, paradossalmente a poche decine di metri dal team giunto nella capitale per spiarlo. Ma è solo un dettaglio: le tecnologie avrebbero garantito egualmente un controllo a distanza di chilometri.

L'operazione Nsa comincia in tutti i suoi aspetti. Sotto controllo finiscono tutte le frequenze radio (comprese quelle degli apparati italiani); sotto controllo finisce la rete internet secondo modalità simili, ovviamente secondo le possibilità di quel periodo, a quella descritta da Snowden per la Cina: si entra nei gangli delle reti di comunicazione che danno accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di persone senza dover piratare ogni singolo computer; ovviamente i telefoni.

Per tutta la durata del viaggio Hugo Chávez viene pedinato elettronicamente grazie a due strumenti di straordinaria importanza per la Signal Intelligence: il bombardamento radio e la capacità di ascolto a grande distanza. Ossia con il solo utilizzo dei satelliti e degli aerei spia Nsa fu un grado di ascoltare le conversazioni di Chávez, anche quelle private e che si svolgevano nei luoghi chiusi e, ovviamente, nei luoghi aperti. Non c'era bisogno di microfonare le stanze o di mandargli alle calcagna qualche spia armata di microfono. Tutto via satellite con le potentissime tecnologie. Ovviamente costosissime.

Ma quando il presidente venezuelano si spostava da un luogo all'altro, oppure si trovava in qualche posto dove le onde radio provocavano interferenze e non si riuscivano ad ascoltare le conversazioni, Nsa era in grado di attivare un dispositivo di emergenza: l'abbattimento di tutte le onde e le frequenze in un raggio di circa 500/600 metri. In pratica mentre era attivato il dispositivo i telecomandi di tv o cancelli non funzionavano; la linea dei telefoni cellulari si interrompeva; le radio diventavano mute. Il tutto non per ore ma per qualche decina di secondi. Nulla che non potesse essere scambiato per un normale temporaneo malfunzionamento, senza quindi generare sospetti. Ma che garantiva a Nsa il tempo necessario per "pulire" il segnale.

L'operazione Chávez costò un'enormità ma fu voluta da George Bush in persona che vedeva nel presidente venezuelano uno dei principali nemici e che voleva conoscere ogni dettaglio sul suo avversario, le sue strategie e quali fossero i suoi contatti e referenti internazionali.

Partito Chávez i due aerei spia migrarono per altri cieli. Il team dell'Nsa rimase un altro giorno recluso in ambasciata prima di essere riportato segretamente a Ciampino; i vertici Nsa che avevano seguito tutto dalla sala situazione (esattamente come Obama avrebbe seguito l'uccisione di Bin Laden e come si vede nei film) cominciarono ad analizzare il bottino.

Quale fu il bottino di quell'operazione? Il seguito alla prossima puntata. Al momento una consapevolezza: l'operazione Chávez fu un banco di prova. Senza di quella non ci sarebbe stata quella del G20 e chissà quante altre. Correva l'anno 2006. Da allora non ci si è fermati più.