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29 aprile 2015

Caos Razziale a Baltimora: prove generali per USA 2016

di Pino Cabras.
da Megachip.

Stava durando a lungo, il silenzio dei media nostrani dagli USA, che di solito riportano ogni piccolo soffio dal loro baricentro americano. Eppure hanno bucato per giorni una notizia di gran peso: un'importante città statunitense, Baltimora, vive ore di tensione drammatica dopo l'ennesimo episodio di violenza poliziesca, l'assassinio di Freddy Gray, un 25enne troppo poco bianco per gli standard della polizia d'oltreoceano. I nostri media, che cercano brutalità poliziesche solo ad Est, provano a non accorgersi di quel che accade a Ovest, né mettono in primo piano le esplosioni di rabbia che una folla inferocita di baltimoriani sta rivolgendo a ogni livello di autorità in risposta all'ennesima goccia di sangue che fa traboccare il vaso afroamericano. 



La Repubblica on line, per esempio, ha ammortizzato la notizia puntando tutto sul buffo video che mostra un'energica Big Mama prendere a ceffoni il figlio adolescente che partecipa alla sedizione. Il risultato è che il lettore sa poco della sedizione e si immerge nella melassa della "nuova icona social della rivolta", senza nemmeno accedere allo hashtag autenticamente social del momento, #BaltimoreRiots.




A volerle vedere, c'erano ben altre potenti icone. Come ci fa notare il blogger Zeroconsensus, i manifestanti si sono impadroniti perfino del municipio cittadino, ammainando la bandiera americana con i suoi tipici colori blu e rosso per issarne una dove i colori sono sostituiti dal nero. 
Provo a immaginare una scena simile in una metropoli russa, e immagino quale sarebbe stata la copertura dei nostri media.

Secondo una recente statistica, oltre tremila persone sono state uccise dalla polizia statunitense a partire da maggio 2013, con una tendenza all'aumento degli episodi, punta dell'iceberg di un sistema vessatorio diffuso. Per rendersi conto di quanto questo sistema sia abnorme, si consideri che in Regno Unito nel 2013 la polizia non ha ucciso nessuno in un conflitto a fuoco, nel 2012 solo un individuo. The Economist calcola grosso modo che un cittadino britannico ha cento volte meno probabilità di un cittadino americano di essere ammazzato da un poliziotto. I dati europei non si discostano di molto. Questo tremendo calcolo di probabilità in USA ha un'ulteriore distorsione: gli afroamericani sono poco meno del 13 per cento della popolazione, ma sono il 37 per cento delle vittime di uccisioni "legalmente giustificate". Finisce qui? Macché. Frida Ghitis, in un editoriale sul sito della CNN, spiega che il concetto di uccisioni "legalmente giustificate" contiene un'enorme rimozione, per la quale nessuna agenzia federale vuole fare uno straccio di statistica, ossia: quante sono le uccisioni che non sono legalmente giustificate? L'FBI compila soltanto le statistiche che le inviano volontariamente appena 750 su 17.000 agenzie incaricate di far rispettare la legge. E le altre 16.250 agenzie che volontariamente non inviano nulla? Gli studiosi di criminologia analizzano in dettaglio queste discrepanze, sollevando di qualche migliaio il già spaventoso numero dei morti. In pratica, anche il Washington Post ha descritto una nuova strana forma di Segreto di Stato: il non voler sapere. Che poi significa il non voler far sapere un ritratto spiacevole del potere in America.
Ecco perché nelle dure manifestazioni di piazza sono tanti i giovani afroamericani che tengono un cartello: “Am I The Next?” (“sono io il prossimo?”, ndt)


A Baltimora non bastano più nemmeno gli agenti in tenuta antisommossa. Bande numerose – composte sia da adolescenti sia da rivoltosi adulti – lanciano ogni tipo di oggetto anche sulla nuova generazione di agenti vestiti come Robocop, mentre rifiutano ogni tardiva offerta di dialogo. La polizia fa largo uso di lacrimogeni e proiettili di gomma, con centinaia di arresti e coprifuoco notturno (per i minorenni addirittura anche diurno), intanto che i grossi ipermercati e anche la University of Maryland serrano i loro cancelli.


Eppure, non parliamo certo di una città degradata come Detroit, né di un ghetto di New Orleans, ma di una metropoli fra le più prospere degli USA. Il biotech e l'elettronica militare a Baltimora hanno a disposizione catene brevettuali e centri di ricerca che assicurano lavoro e investimenti di qualità, all'avanguardia nel mondo. 
Cosa dimostra questo fatto? 
Dimostra che il caos può accadere ovunque negli Stati Uniti, data la postura della polizia americana, ovunque la stessa, ovunque con il grilletto facile, tanto nelle città scoppiate quanto nelle città in boom. 
Anche le autorità si sono accorte che la tenuta dell'ordine pubblico non regge alle condizioni attuali. Né tanto meno reggerebbe di fronte a un peggioramento dell'economia, ormai nell'ordine delle cose nonostante la vuota retorica sulla ripresa USA. In risposta, però, il potere non sceglie “più democrazia”, ma “più tecnologia”, più SWAT, più Robocop. Cioè una polizia più arcigna, invadente, militarizzata, meno capace di intelligence sociale, e perciò più pericolosa. Durante l’esercitazione militare denominata Jade Helm 15a partire da metà luglio fino a metà settembre 2015 - agenti militari si mescoleranno alla popolazione civile e potranno identificare eventuali “sacche ostili”. Come riassume L'Antidiplomatico, la cosa non è rassicurante: «Nonostante le smentite ufficiali dell’Esercito che esclude l’introduzione della legge marziale negli USA, esistono dei manuali operativi in proposito e uno è stato pubblicato nel 2006, utilizzato per un corso presso la Scuola di Polizia Militare a Fort McClellan che fornisce le direttive per contrastare eventuali insurrezioni civili.» Intanto a Baltimora sono stati inviati migliaia di soldati della Guardia Nazionale, preceduti da un'avanguardia di decine di automezzi Humvees blindati.



Nei due anni finali del mandato del primo presidente nero, Barack Obama, la questione afroamericana ha tutta l'aria di dover pesare costantemente nella nuova campagna elettorale, ormai iniziata. 
Il clima tuttavia non è quello di una nuova stagione dei diritti civili, né a Baltimora né altrove negli USA. Il sistema washingtoniano sembra pronto a usare questo clima incandescente per assecondare ogni nuovo salto verso l'aumento dei mezzi di sorveglianza-controllo-repressione, in coerenza con tutta la linea politica usata a partire dai mega-attentati dell'11 settembre 2001. Lo USA Patriot Act, le nuove leggi liberticide, e poi il sistema totalitario di sorveglianza rivelato dallo scandalo Datagate erano appena i primi assaggi di una nuova strategia della tensione.


[Le foto sono tratte dal quotidiano The Baltimore Sun, che ha assicurato un'eccellente copertura degli eventi]

IL MIO VIDEOEDITORIALE SU PANDORATV


5 ottobre 2014

Ucraina e Isis: il vice di Obama rivela (per sbaglio) la verità

di Marcello Foa.


Questo è un esempio di come certe informazioni non circolino sui media occidentali. Un amico che pesca molto bene online mi ha inviato la segnalazione di alcuni articoli che recavano un titolo forte: “Il vicepresidente americano Joe Biden ammette di aver obbligato i Paesi europei ad adottare le sanzioni contro la Russia”.
Come mio dovere, verifico le fonti. E scopro che a dare questa notizia sono Russia Today e altre agenzie di stampa russe. Da esperto di spin mi sorge il dubbio che si tratti di una strumentalizzazione da parte di Mosca. E verifico ulteriormente. In pochi minuti.
Sì, Biden ha tenuto un lungo discorso sulla politica estera all’università di Harvard, discorso a cui i media americani hanno dato ampio spazio ma per evidenziare una battuta, anzi una gaffe su quanto sia frustrante fare il vicepresidente, espressa con un linguaggio molto colorito. Negli articoli, però, nessun riferimento alla frase sull’Europa.
Allora indago ulteriormente, vado sul sito della Casa Bianca dove è pubblicata la trascrizione integrale del discorso di Biden. E, come potete verificare voi stessi, la frase riportata dai media russi è corretta e l’indifferenza con cui è stata accolta dai media occidentali, ma anche europei significativa. Praticamente nessun giornalista ha saputo valutare la portata delle dichiarazioni di Biden. Il che è grave professionalmente, ma non sorprendente: a dare il tono sono state le agenzie di stampa e le tv all news che si sono soffermate sull’aspetto più leggero e sensazionale ovvero la gaffe di Biden; tutto il resto è passato in secondo piano. Anche sulla stampa più autorevole. Perché Biden poteva reggere un titolo, non due. E quelle dichiarazioni formulate nell’ambito di un lungo discorso in cui Biden ha toccato molti aspetti. Gli spin doctor della Casa Bianca si sono ben guardati dall’evidenziarle e sono scivolate via assieme ad altre.
Nessuna manipolazione, nessuna censura: se conosci le logiche e le debolezze dei media puoi orientarli a piacimento. Negli Stati Uniti, ma anche in Europa.
In realtà le dichiarazioni di Biden sono davvero sensazionali,una gaffe in termini diplomatici:
“Abbiamo dato a Putin una scelta semplice: rispetta la sovranità ucraina o avrai di fronte gravi conseguenze. E questo ci ha indotto a mobilitare i maggiori Paesi più sviluppati al mondo affinché imponessero un costo reale alla Russia.   “E’ vero che non volevano farlo. E’ stata la leadership americana e il presidente americano ad insistere, tante di quelle volte da dover mettere in imbarazzo l’Europa per reagire e decidere per le sanzioni economiche, nonostante i costi”.
L’ammissione è fortissima: è stata l’America a costringere l’Europa a punire Putin, contro la sua volontà.
Poi un’altra strabiliante ammissione, sull’Isis, che l’America combatte con toni accorati salvo poi ammettere che il pericolo per gli stessi americani non è così rilevante:
“Non stiamo affrontando un pericolo esistenziale per il nostro stile di vita o la nostra sicurezza. Hai due volte più possibilità di essere colpito da un fulmine per strada che di essere vittima di un evento terroristico negli Stati Uniti”.
Dunque l’Isis non è una minaccia seria, così come non lo è più il terrorismo negli Stati Uniti.
Quando qualcuno dice la verità – e chi più di un vicepresidente americano? – il mondo appare molto diverso rispetto alla propaganda ufficiale. In Ucraina e sul terrorismo.
Ma se i media non ne parlano, la propaganda diventa, anzi resta apparente verità. E la vera verità limitata ai pochi che la sanno davvero cogliere e trasmettere.


Seguimi anche su Facebook: Marcello Foa
e su twitter: @MarcelloFoa

Fonte:  http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/10/05/ucraina-e-isis-il-vice-di-obama-rivela-per-sbaglio-la-verita/.


Sull'impegno diretto di Biden sulle questioni ucraine, leggi anche: 
Pino Cabras, I denti degli oligarchi. Il caso Biden.
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19 agosto 2014

Commercio mondiale: il Ttip e la lotta di classe al contrario

di Enrico Lobina.

Ttip sta per Transatlantic Trade and Investment Partnership, cioè per Partenariato Transatlantico sul commercio e gli investimenti. Si tratta di un trattato su libero scambio ed investimenti che Stati Uniti (Usa) ed Unione Europea (Ue) stanno negoziando. In segreto. Peccato che tocchi tutti gli aspetti della vita sociale, economica e culturale della nostra terra.

Tra gli anni novanta ed i duemila un vasto movimento (i “no-global“) si opposero ai negoziati portati avanti dalla Omc (Organizzazione Mondiale del Mercato), che avevano come scopo di eliminare non solamente tariffe doganali, bensì la possibilità per piccoli Stati e lavoratori di difendersi dalla concorrenza selvaggia e dai voleri delle multinazionali.
Grazie ad un vasto movimento di popolo (ricordate Genova 2001?), e ad una chiara azione dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), spalleggiati dai paesi non-allineati, i negoziati fallirono. Gli Usa e la Ue ripiegarono su trattati bilaterali. Ora è venuto il momento del trattato tra i due giganti del neoliberismo, che dovrebbe essere concluso entro il 2015.
C’è poco tempo, e tutto è segreto! Alla faccia degli open data e della trasparenza, non si può sapere su cosa si sta trattando. Qualcosa trapela, ma non sia mai che l’opinione pubblica possa sapere cosa gli succederà. Il nocciolo del trattato non è la diminuzione delle tariffe, già quasi nulle, bensì l’eliminazione delle “barriere normative” che limitano profitti potenzialmente realizzabili dalle società transnazionali.
Cosa significa “barriere normative”? Vediamo qualche esempio.
La società francese Veolia, che ha in gestione lo smaltimento dei rifiuti ad Alessandria, in Egitto, ha fatto causa allo stato egiziano perché ha aumentato i salari del settore pubblico e privato al tasso d’inflazione, e questo ha compresso i propri margini di profitto. Per “barriere normative” s’intende anche questo. Con le misure proposte dal Ttip per la protezione degli investitori qualsiasi peggioramento (per l’investitore) delle condizioni contrattuali può dar luogo a richieste di risarcimento. Il meccanismo, se entrasse in funzione, avrebbe una forza dirompente dal punto di vista delle aspettative e delle azioni governative. Chi più si azzarderebbe ad aumentare i salari?
Nel caso vi sia una diatriba tra lo stato ed una multinazionale, questa non sarà costretta a rivolgersi ai tribunali dello stato nazionale (sono di parte!), bensì ad un arbitrato internazionale, in cui uno degli arbitri è scelto dalla multinazionale, uno dallo stato ed il terzo congiuntamente. Peccato che questi arbitri siano una cinquantina in tutto!
Questo meccanismo è l’Isds (Investor-State Dispute Settlement), ed è fortemente voluto dagli Usa. Sta incontrando una crescente resistenza a Bruxelles, però non è chiaro se nei negoziati ancora se ne sta parlando e se lo si sta prevedendo. Ma anche senza Isds, per gli agricoltori ed i piccoli e medi imprenditori europei, insieme a tutti i lavoratori, il Ttip sarebbe un disastro.
Gli agricoltori, e tutti coloro che hanno a cuore la propria alimentazione, sappiano che Ttip significa “deregolamentazione della sicurezza alimentare”. Con l’eliminazione delle normative europee sulla sicurezza alimentare (le famose “barriere normative”) entreranno gli Ogn (Organismi Geneticamente Modificati) e, più in generale, verrà meno il “principio di precauzione” europeo.
Per quanto riguarda l’ambiente, il principio è lo stesso. Oltre ad indebolire le normative fondamentali sull’ambiente, che dovranno allinearsi a quelle Usa, vi sarà un’inversione dell’onere della prova nel settore chimico: “Non inquino fin quando tu, Stato, non lo dimostri”. Ora, in Europa, è il contrario: è l’industria che deve dimostrare che non si inquina.
Questo e molto altro è il Ttip. A fronte di una crescita nulla in seguito a questo trattato, sappiamo però che lavoreremo peggio, che mangeremo cibi meno sani e vivremo in un ambiente meno pulito. Tutto ciò per favorire qualche miliardario, che miliardario lo era anche prima. La lotta di classe al contrario, insomma.



ARTICOLI CORRELATI su Megachip:


Inoltre, su PANDORA TV:
http://www.pandoratv.it/?p=1462
Intervista a Mariangela Rosolen di ActUp Torino

2 luglio 2013

Datagate, ovvero l’arte di fingere stupore

di Giulietto Chiesa.


Adesso l’hanno chiamato “Datagate” (sulla scorta del famoso Watergate che affossò Richard Nixon), ma avrebbero potuto chiamarlo “Echelon-2”, visto che è niente di meno che una riedizione dello scandalo che rivelò agli europei la sgradevole circostanza di essere stati spiati a lungo, impunemente, dal grande alleato d’oltre oceano, già una decina di anni fa.
Adesso il grande alleato si è tolto la maschera mostrando il suo volto marmoreo di “Grande Fratello”. Ora sappiamo, grazie al Sakharov dei giorni nostri, Edward Snowden, che gli Stati Uniti, per meglio dire la loro “Spectre”, denominata NSA (National Security Agency) spia tutto il mondo, in tutte le direzioni, con tutti i mezzi che le tecnologie moderne possono offrire. E Washington le ha tutte, avendole inventate tutte.
Il fatto è che Washington spia non solo i cattivi, ma anche i buoni, cioè i suoi alleati. Il che fatalmente offusca la giustificazione che avrebbe potuto adottare (e infatti adotta) secondo cui questa brutta cosa, di guardare dal buco della serratura, la farebbe per individuare e colpire per tempo i terroristi. Si dà però il caso che gente come, per esempio, Van Rompuy, o Emanuel Barroso, fino a ieri non erano considerati terroristi da Washington.
Lo so, lo so, che sono molti, in Europa, a considerarli terroristi, e con discrete ragioni. Ma in un altro senso, non meno pericoloso. In ogni caso Washington li considera amici, ufficialmente. E allora uno si chiede come mai la NATO va a mettere le cimici negli uffici del palazzo di Bruxelles Justus Lipius, dove siedono e lavorano i ministri di tutta Europa. Cosa vogliono sapere da loro?? La risposta è tutto. Vogliono sapere tutto: come e con chi vanno a letto, i loro conti in banca, dove sono ormeggiati i loro yacht, dove studiano i loro figli e dove le loro mogli e amanti fanno a farsi il pedicure.
Questa è la cosa più importante, perché permette, a chi ascolta, di ricattare chi viene ascoltato. Da cui discende, “per li rami”, tutto il resto. Poiché tutti sanno che neanche i buoni sono buoni al 100%, o 24 ore su 24, e dunque potrebbero diventare capricciosi da un momento all’altro.  E cosa succede se diventi capriccioso? Prendi ad esempio il destino del povero Strauss-Kahn: con ogni evidenza diventò capriccioso. Così decisero di approfittare di qualcuna delle sue numerose “debolezze” e lo liquidarono.
Così si spiega il finto stupore dei molti leader europei che si sono subito pronunciati. Loro sanno perfettamente di essere ricattati. Se non lo sapessero vorrebbe dire che sono più stupidi di quanto già appaia con ogni evidenza. Ma dire una cosa del genere non si può: perderesti la faccia. Così si mostrano scandalizzati e stupiti. Poi aggiungono, per esempio, frasi di questo tenore: “ se fosse vero sarebbe molto grave, sarebbe orribile”. Indicando, in tal modo, un vero e proprio progetto politico. Consistente nel chiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta, per “accertare la veridicità delle accuse” nei confronti degli Stati Uniti. Inchiesta destinata a durare qualche anno e poi ad essere seppellita in qualche archivio, sia che essa abbia scoperto qualche verità, sia che non ne abbia scoperta nessuna.
Non fa differenza. Intanto il mainstream avrà già dimenticato la questione e sarà passato ad altro argomento, e dunque non dedicherà che poche righe a pagina 57 a questo tema ormai divenuto obsoleto.
Il pubblico invece non sa nulla, e viene menato per il naso a piacimento, facendogli credere che è lui, il signor Brambilla in persona, ad essere sorvegliato dalla NSA. Così il signor Brambilla si sente perfino un po’ più importante di quanto già non pensasse di essere: “Hai visto? Perfino a me mi controllano!”
Invece di lui non gliene potrebbe fregare di meno. Ovvio che spiano anche Putin, e Xi Jinping, e  Rohany. Oppure, tra quelli già passati a miglior vita, Jasser ArafatMuhamar Gheddafi, Saddam Hussein, Osama bin Laden Slobodan Milosevic. Ma questo tutti sono disposti ad accettarlo. Sono i cattivissimi. Quelli è bene prima spiarli e poi, se possibile, ammazzarli. Se non è possibile ammazzarli, almeno creargli dei problemi, rendergli la vita difficile. A questa missione l’uomo della strada è pronto ad assicurare pieno consenso.
Più difficile è spiegargli perché mettono il guinzaglio ai maggiordomi che lo governano e che sono decisamente persone “ammodo”. Così si esprimono anche molti dei commentatori qualificati, uniformandosi al sentire comune dei già lobotomizzati.
Tutti guardano il dito e non guardano la Luna. Sulla Luna c’è scritto, a chiare lettere: siete tutti sudditi dell’Impero. Non contate nulla. L’Europa è a sovranità limitata, anzi limitatissima, come lo furono i satelliti della ormai defunta Unione Sovietica. Chi alza la voce sa che sarà punito. Per questo quasi nessuno alza la voce.
Sembra che non c’entri niente con il tema di cui stiamo parlando. Invece c’entra molto. E’ di questi giorni la rivelazione che Cossiga, allora ministro dell’Interno, pare fosse in Via Caetani, a sorvegliare le modalità con cui sarebbe stato scoperto il cadavere di Aldo Moro, due orette prima che Valerio Morucci facesse la famosa telefonata anonima.  Che coincidenza! Oppure lo sapeva in anticipo. Ma di Cossiga m’importa meno. M’importa ricordare che Aldo Moro, il mite Aldo Moro, aveva avuto l’ardire di impuntarsi di fronte a Henry Kissinger.
I finti stupori dei leader europei di fronte al Datagate  sono gli stratagemmi dei vili, che non hanno la minima intenzione di ostacolare i disegni del Grande Fratello. Così è se vi piace. Se non vi piace cacciateli via.

Fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/02/datagate-ovvero-larte-di-fingere-stupore/643223/#disqus_thread.