20 settembre 2016
GRATTACIELI DELLE BUGIE - Servizio di Rossiya1 sull'11 settembre
2 settembre 2016
11/9 - QUINDICESIMO ANNIVERSARIO
3 novembre 2009
Il vaccino, i contratti misteriosi e le mogli al posto giusto
di Pino Cabras - da Megachip.

La sicurezza sanitaria funziona come la sicurezza militare? Quali segreti nasconde, se perfino la Corte dei conti ora vuol vederci chiaro? Sullo sfondo delle dispute sull’influenza suina vediamo avanzare una militarizzazione della salute che gioca sulla paura delle malattie, la più primitiva.
Tralasciamo la questione della tossicità del vaccino, e la rimandiamo ad altre sedi. Partiamo proprio dalla Corte dei conti, l’organo che la Costituzione italiana ha messo a guardia delle spese pubbliche, compresa la cospicua voce della spesa sanitaria.
La Corte dei conti ha setacciato anche la questione della fornitura dei vaccini, fino a sollevare parecchie eccezioni. Si è subito dovuta scontrare con la segretezza, usata per ragioni di emergenza. In nome dello stato di eccezione non si può sapere qualcosa di più su uno specifico contratto di acquisto del vaccino che dovrebbe prevenire la famigerata influenza A(H1N1).
L’atto della Corte è del 21 settembre 2009. Si tratta della Deliberazione n. 16/2009/P. Sotto esame passa un contratto di fornitura di dosi di vaccino antinfluenzale stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis, la multinazionale svizzera nata dalla fusione di Ciba-Geigy e Sandoz.
Il primo appunto della Corte dei Conti è di metodo. Si critica l'assenza di qualsiasi garanzia sull’esito «delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto». Tutti i vincoli del contratto sono resi vani da un semplice fatto: non c’è nessuna certezza che il prodotto funzioni e ci sia. L’oggetto del contratto non è dunque materia certa.
Uno si aspetterebbe che in compenso ci siano clausole che stringano il contraente da qualche altra parte. Si tratta pur sempre di soldi pubblici. E invece per Novartis ci sono anche vantaggi per l’IVA. E passi. Ma si prevede anche «la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l'applicazione di alcuna penalità» per Novartis.
Va bene, la motivazione è l’emergenza, ma qui si saltano tutti i normali passaggi che regolano l’immissione di prodotti che abbiano implicazioni rilevanti sulla salute dei cittadini. Al punto che ora si accetta il prodotto anche senza l’autorizzazione a commerciarlo in Italia: stavolta basta «un generico "Quality Agreement"». I rischi se li prende il Ministero, insomma. Se ad esempio si volessero riscontrare eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto, chi deve dirsi d'accordo è proprio Novartis. La Corte nota cioè che i fornitori di una merce eventualmente difettosa hanno addirittura la facoltà di dirsi preventivamente d’accordo o non d’accordo sui rilievi a loro carico. Se, bontà loro, si dicono d’accordo, i difetti di fabbricazione li devono rimborsare loro al ministero. Per gli altri danni causati a terzi dal vaccino sarà il ministero – cioè i contribuenti - a risarcire Novartis.
La Corte critica anche il fatto che alla Novartis verranno pagati poco più di 24 milioni di euro (IVA esclusa) se non otterrà l'autorizzazione all'immissione in commercio del vaccino. Nulla è detto nel contratto sul perché di quella somma-salvagente.
E che succederebbe se Novartis dovesse violare le disposizioni essenziali del contratto? Dal punto di vista del pagamento non succederebbe nulla. Così viene steso un altro tappeto rosso per la multinazionale di Basilea: «il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato».
I rilievi della Corte dei conti si estendono a un altro punto essenziale: il segreto. Certo, si sa che in ogni rilevante contratto industriale ci sono sempre clausole di riservatezza. Ma nel contratto in questione si va ben oltre. Fra le informazioni riservate sono state infatti inserite anche questioni che invece non possono essere segrete, perché si tratta di forniture che devono avvenire con «evidenza pubblica». Per il vaccino si voleva rendere segreta perfino l’esistenza stessa del contratto, non solo i suoi contenuti.
La Corte dei conti a questo punto scopre che non può approfondire di più. Il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perché valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi “di natura terroristica” (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003)
Il cerchio si chiude ancora una volta.
Il trattamento dell’influenza A(H1N1) è nelle mani della Protezione civile. E di fronte alle emergenze, le leggi si piegano alle eccezioni. La Corte registra di dover «ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali». Ma poco può farci.
Deve arrendersi all’emergenza e accettare la situazione. In nome della Guerra al Terrorismo è nato ovunque un corpus giuridico sempre più esteso che sta divorando il sistema di bilanciamenti delle vecchie costituzioni.
Non è l’unico caso in cui la Grande Paura di una qualche nuova peste, alimentata dai media e da molti governi, porta a forzare le leggi per estendere verso limiti mai visti i poteri delle sempre più ingombranti strutture di ”protezione civile”.
E non è nemmeno l’unico caso in cui, con poche righe, i governi garantiscono grandi affari ai produttori del controverso vaccino dell’influenza suina.
Il conduttore di una radio newyorchese, Al Roney di NY WGY, ha rivelato ad esempio le imbarazzanti connessioni che legano il commissario alla Salute dello stato di New York, Richard Daines, e il gigante dei vaccini MedImmune. Si dà il caso che la moglie di Daines, Linda, sia una manager di punta dell’onnipresente Goldman Sachs, la società finanziaria che oltre a essere il maggiore azionista di MedImmune ha anche intermediato una commercializzazione di vaccini del valore di 15 milioni di dollari.
Roney ha fatto appello ai suoi ascoltatori affinché si rivolgessero a Andrew Cuomo, il brillante politico che oggi ricopre la carica di Attorney General, e ha quindi la titolarità della pubblica accusa nello stato di New York. Il tema sollevato da Roney era il conflitto d’interessi. Roney ha proposto ai radioascoltatori di fare causa sul fatto che oltre 500mila lavoratori dello stato, in vario modo legati alla sanità, stavano per essere sottoposti a una vaccinazione obbligatoria, con un potenziale profitto per Goldman Sachs. Dopo la campagna lanciata da Roney, il 23 ottobre il commissario Daines ha sospeso il suo provvedimento, adducendo una carenza di dosi di vaccino. Va notato che lo stato di New York finora è stato l’unico in USA a prevedere vaccinazioni obbligatorie.
Più in generale si può riconoscere un metodo fondato su un allarme martellante, poco preoccupato di provocare panico, fortemente assecondato dai media, con i governi impegnati a rilanciarlo. Un metodo già sperimentato nei casi della SARS e dell’influenza aviaria, e ormai sempre più rodato.
Ai tempi dell’allarme SARS i giornali, imbeccati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, arrivarono a pubblicare grafici e ricostruzioni che pretendevano senza ironia di identificare il «paziente zero»: una scenetta in cui un canadese, un cinese e un vietnamita si incrociavano in un ascensore di Hong Kong, e da lì irradiavano la nuova pandemia per l’universo mondo. Avete visto cosa ne è stato della SARS, che poteva «uccidere miliardi di individui». Sono stati classificati come SARS solo ottomila casi in tutto il mondo e meno di ottocento morti.
Ricordo anche una surreale apertura del Tg1, quando la prima notizia fu un fenicottero morto in uno stagno rumeno. «Un altro caso di aviaria? E se passa all’uomo?». Ho in mente il Tg1, ma non è che gli altri organi d’informazione si fermassero a riflettere. Ovunque aviaria, aviaria, polli, fagiani, e allarmi.
Nel frattempo i produttori di antivirali (una delle categorie di farmaci più inutili che si possano immaginare) gongolavano con profitti miliardari. Gongolava anche Donald Rumsfeld, allora segretario alla difesa USA, in qualità di perfetto anello di collegamento fra il complesso militare-industriale-mediatico e le gradi case farmaceutiche. Proprio Rumsfeld era stato il capo della Gilead Science, la società che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche non senza lasciarsi succulente royalty, governate oggi da un consiglio di amministrazione che comprende vari pezzi grossi dell'atlantismo, tra cui l'ex segretario di Stato George Schulz.
Rumsfeld, uno degli artefici del nuovo diritto d’emergenza e del nuovo stato d’eccezione nato con l’allarme terroristico, ha avuto buon gioco a spingere la manipolazione della paura in più di una direzione, militare, mediatica, medica, ovunque con gli stessi metodi e le stesse complicità. Rumsfeld è lo stesso Rumsfeld che nel 1976 svolgeva il ruolo di Capo di Gabinetto del presidente Ford, quando questi ordinò una vaccinazione di massa per un caso di influenza suina molto simile a quello odierno.
Così, eccoci qui, in un mondo in cui da sempre sono esistite le malattie e le influenze stagionali, ma che solo da qualche anno le vede come una guerra spaventosa nonostante i morti siano in declino, e non certo grazie ai vaccini antinfluenzali, che persino secondo «The Lancet», la più importante rivista medica, sono praticamente inefficaci. Come dice l'epidemiologo Tom Jefferson, «c'è tutta un'industria che si sta aspettando una pandemia». Basta guardare il grafico qui sotto per capire perché questa insistenza sulle influenze “speciali” non si giustifichi scientificamente. Altre malattie simili fanno più morti, ma non suscitano altrettanta attenzione perché non ci sono montagne di soldi né carriere da innalzare su di esse. Lo sviluppo dell'influenza A non sta modificando minimamente il trend delle malattie infettive, ma si presenta come un esperimento affaristico di proporzioni mostruose.

A questo punto però non vorrei caricare di troppe domande il governo italiano. Lo scenario è grandioso, e a Berlusconi non voglio chiedere conto dei guadagni di Rumsfeld. Sarebbe troppo.
Anzi, non voglio essere nemmeno io a fargli delle domande sullo strano contratto con i produttori di vaccini stipulato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il ministero guidato da Maurizio Sacconi.
Lascio le domande nientemeno che a Vittorio Feltri, che il 30 gennaio 2009, quando era ancora direttore di «Libero», titolava così un suo editoriale: «Caro Berlusconi, chiedi cosa fa la moglie di Sacconi». E cosa fa la moglie di Sacconi? Lo facciamo dire da Feltri, che qui ragiona su una cosa verissima: «Si dà infatti il caso che Sacconi sia coniugato (...) con una donna talmente in gamba da essere assurta alla direzione generale di Farmindustria. Anche chi non ha dimestichezza con certi affari comprende: siamo di fronte a un gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici bensì di un colosso quale Farmindustria che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci. Il premier ne è al corrente? Se lo è, provveda per favore a scorporare la Sanità dal resto (Lavoro e Previdenza) onde non offrire il fianco agli attacchi dell’opposizione.»
Ecco, l'opposizione. Bersani, dove sei? Ti fai scavalcare anche da Feltri? È troppo, chiedere che si faccia luce sull'acquisto di una bazzeccola come 24 milioni di dosi per vaccinare il 40% della popolazione, che farà da cavia per un vaccino non sufficientemente sperimentato?
È troppo poi, diffidare dei fabbricanti dei vaccini che saranno ora iniettati a milioni di persone, visto che a loro carico si registrano processi per corruzione o per gli effetti collaterali dei vaccini?
Un piccolo aggiornamento istruttivo:
Le pagine dei quotidiani del 3 novembre 2009 sono coperte di titoli allarmistici e richiamano «la morte sospetta di un bimbo». Già alle ore 10,15 di questa stessa giornata un lancio di agenzia rivela che «il bambino deceduto ieri all'ospedale romano San Pietro è risultato negativo ai test per il virus H1N1. Le analisi effettuate dal laboratorio di virologia del policlinico Gemelli - secondo quanto appreso dall'Agenzia Italia - hanno dato esito negativo». Nel frattempo milioni di persone hanno ricevuto l'imprinting della paura e i poveri pediatri sono presi d'assalto.
20 febbraio 2009
Une coalition internationale d’hommes politiques veut la vérité sur le 11 Septembre
Publié le 19 février 2009 par GeantVert - ReOpenNews [ici]
Après la mobilisation purement new-yorkaise née l’été dernier et connue sous le nom de New York City 9/11 Ballot Initiative, dont le but est de se donner les moyens référendaires de demander une nouvelle enquête sur le 11-Septembre, voilà que des hommes politiques de plusieurs pays différents montent au créneau et rassemblent leurs efforts avec cet objectif nouveau : alerter des hommes politiques de tous horizons pour qu’ils les rejoignent en signant la pétition demandant une véritable enquête indépendante sur les événements du 11/9. Verrons-nous y apparaître des noms français ?
___________
par Pino Cabras pour Megachip le 15 février 2009
Peu de parlementaires dans le monde ont critiqué de façon ferme la version officielle sur les événements du 11 Septembre. Pourtant, ces quelques personnalités politiques, venant de partis et de nations différentes, ont trouvé le moyen de se coordonner pour renforcer leur action et rouvrir l’enquête sur les méga-attentats du 11/9, pierre angulaire de ce nouveau siècle et de ses guerres.
Les assemblées électives – dans leur approche des campagnes de violence des années 2000 – n’ont pas mis en place des enquêtes comparables à celles que l’Italie a connues voici quelques décennies. On comprenait alors la complexité des phénomènes et on cherchait par conséquent à fouiller dans les complicités de l’État conditionnées par la « Stratégie de la tension » (A ce sujet, lire l’ouvrage de Daniele Ganser : Les armées secrètes de l’OTAN, NdT).
Les commissions parlementaires italiennes, même si elles ne constituaient pas un tribunal capable d’apporter une vérité juridique et de « rendre la justice », étaient malgré tout en mesure de barrer la route aux velléités du pouvoir de faire porter la faute à quelque bouc émissaire. Des mouvements importants, de nombreux journaux et hommes politiques de premier plan créaient ainsi une conscience collective extrêmement forte. La recherche de la vérité sur le terrorisme se faisait sur un terrain éthique et politique de première importance, et était ressentie comme telle par une large portion de l’opinion publique, des médias et des forces politiques.
Ces dernières années, au contraire, c’est la ligne «Rumsfeld» qui l’a emporté. Les députés se sont réfugiés derrière les mots d’ordre imposés par la version officielle sur le 11/9, qui n’est autre que celle de l’Administration Bush-Cheney et de ses officines de propagande.Et pourtant, dans bien des assemblées et articles de presse, des voix importantes se sont élevées obstinément pour défendre avec force la nécessité d’une nouvelle enquête. Le réseau à travers lequel ces voix se coordonnent désormais s’appelle «Political Leaders for 9/11 Truth», autrement dit «Les leaders politiques pour la vérité sur le 11-Septembre.» Le premier noyau de parlementaires ou ex-parlementaires de cette coalition comprend, parmi ses fondateurs, les personnalités suivantes:
Berit Ås, ex-parlementaire, Norvège
Andreas von Bülow, ex-ministre de la Défense, Allemagne
Giulietto Chiesa, euro-député, Italie
Yukihisa Fujita, membre de la Chambre des Conseillers du Parlement national, Japon
Dan Hamburg, ex-membre du Congrès, État de Californie, USA
Tadashi Inuzuka, membre de la Chambre des Conseillers du
Parlement national, Japon
Karen S. Johnson, ex-sénatrice, État de l’Arizona, USA
Paul Lannoye, ex-euro-député, Belgique
Cynthia McKinney, ex-membre du Congrès, État de Géorgie, USA
Michael Meacher, ex-ministre de l’Environnement, Grande-Bretagne
Jesse Ventura, ex-gouverneur de l’État du Minnesota, USA
Political Leaders for 9/11 TruthE-mail : pl911truth@frontiernet.net
Pourtant, à ce jour, aucune réponse n’est venue des leaders politiques de Washington, ni d’ailleurs d’aucune capitale dans le monde. Notre organisation «Political Leaders for 9/11 Truth» (les leaders politiques pour la vérité sur le 11-Septembre) a été créée dans le but d’exiger une telle réponse.
Nous sommes convaincus que la vérité sur le 11/9 doit être révélée maintenant – pas dans 50 ans, dans une note de bas de page d’un livre d’histoire – de manière à pouvoir changer les politiques fondées sur l’interprétation des attaques du 11/9 de la part de l’Administration Bush-Cheney.Nous appelons donc à une nouvelle enquête indépendante sur le 11/9, qui prenne en compte les éléments de preuve documentés par des chercheurs indépendants, jusqu’ici ignorés par les gouvernements et les mass-médias.
Par «enquête indépendante», nous entendons en particulier, indépendante des administrations américaines au pouvoir avant et pendant les attentats du 11/9, et qui pourraient avoir quelque chose à cacher.
Comme démontré par Philip Shenon du New York Times dans son livre «The Commission», la Commission sur le 11/9 avait pour directeur exécutif Philip Zelikow, lequel était un proche de l’Administration Bush. Le National Institute of Standards and Technology (NIST), qui a rendu son rapport officiel sur la destruction du World Trade Center, est en fait une agence du Ministère du Commerce américain, ce qui signifie que la rédaction de ce rapport a été faite par une agence de l’Administration Bush-Cheney.
Si vous exercez actuellement - ou avez exercé – des fonctions politiques aux États-Unis ou dans tout autre pays, nous vous invitons à signer la pétition mentionnée ci-dessous (notez bien que le fait de participer à Political Leaders for 9/11 Truth signifie simplement, signer cette pétition, rien d’autre ne vous sera demandé, même si par la suite, des actions pour diffuser la vérité sur le 11/9 seront naturellement encouragées)
Vous pouvez indiquer votre disponibilité à signer la pétition en envoyant un email à l’adresse pl911truth@frontiernet.net ou bien par lettre postale à Political Leaders for 9/11 Truth, P.O. Box 2289, Show Low, AZ 85902 U.S.A.
Nous vous demandons d’indiquer précisément votre nom, vos fonctions politiques, ou toute autre information que vous voudriez voir mentionnée).
PÉTITION
CONSIDÉRANT que les enquêtes officielles sur ces attaques effectuées jusqu’à maintenant ont été dirigées par des personnes étroitement liées à l’Administration Bush-Cheney, ou de surcroit employées par elle;
CONSIDÉRANT que les organisations de chercheurs comme «Firefighters for 9/11 Truth, Lawyers for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth and Justice, and Veterans for 9/11 Truth » ont demandé une nouvelle enquête, véritablement indépendante;
CONSIDÉRANT que nous pensons que suffisamment de temps ait été laissé aux leaders politiques pour qu’ils prêtent attention à ces appels;
Notes de ReOpenNews: Lire aussi les témoignages de "Plus de 750 personnalités internationales remettent en cause le rapport de la Commission d’enquête sur le 11 septembre", (traduction française par Vigli.org)
16 febbraio 2009
Una coalizione internazionale di politici vuole la verità sull’11/9
di Pino Cabras - da «Megachip»
Nel mondo pochi parlamentari hanno tenuto ferma una visione critica nei confronti delle versioni ufficiali sui fatti dell’11 settembre 2001. Queste personalità politiche, di diverse provenienze partitiche e nazionali, hanno trovato però il modo di coordinarsi per rafforzare la loro azione e riaprire le inchieste sui mega-attentati dell’11/9, la pietra angolare del nuovo secolo e delle sue guerre.
Le assemblee elettive – misurandosi con lo stragismo degli anni duemila - non hanno tentato indagini paragonabili a quelle sperimentate in Italia per lo stragismo di qualche decennio fa. Allora si comprendeva la complessità dei fenomeni e perciò si cercava di scavare nelle complicità di Stato condizionate dalla “strategia della tensione”.
Le commissioni parlamentari italiane, per quanto non fossero tribunali in grado di portare a una verità giudiziaria sufficiente a rendere giustizia, erano tuttavia capaci di frustrare il tentativo del potere di dar la colpa a un qualche capro espiatorio. Grandi movimenti, molti giornali e autorevoli politici creavano una consapevolezza collettiva molto forte. La ricerca della verità sul terrorismo era un terreno etico e politico di fondamentale importanza, sentito come tale da larghe porzioni dell’opinione pubblica, dei media e della politica.
In questi anni invece ha vinto la linea Rumsfeld. I parlamenti si sono rifugiati nelle parole d’ordine che imponevano l’interpretazione corrente dell’11/9, che poi era quella dell’Amministrazione Bush-Cheney e delle sue officine della propaganda.
Eppure, in molte aule e in molte tribune, diverse importanti voci ostinate hanno difeso con forza la necessità di una nuova inchiesta. Il network in cui ora queste voci si coordinano si chiama “Political Leaders for 9/11 Truth”, ossia “Leader politici per la Verità sull’11/9”.
Il primo nucleo di parlamentari ed ex parlamentari della coalizione comprende fra i fondatori le seguenti personalità:
Berit Ås, ex parlamentare, NorvegiaÈ imminente l’apertura di un sito che esporrà gli obiettivi del network. Intanto potete leggere di seguito la sua carta d’intenti e la petizione per una nuova inchiesta.
Andreas von Bülow, ex ministro della difesa, Germania
Giulietto Chiesa, europarlamentare, Italia
Yukihisa Fujita, membro della Camera dei Consiglieri in seno alla Dieta nazionale, Giappone
Dan Hamburg, ex deputato californiano della Camera dei Rappresentanti in seno al Congresso (USA)
Tadashi Inuzuka, membro della Camera dei Consiglieri in seno alla Dieta nazionale, Giappone.
Karen S. Johnson, ex senatrice, Stato dell’Arizona, USA
Paul Lannoye, ex europarlamentare, Belgio
Cynthia McKinney, ex deputata georgiana della Camera dei Rappresentanti in seno al Congresso (USA)
Michael Meacher, ex ministro dell’ambiente, Regno Unito
Jesse Ventura, ex governatore dello Stato del Minnesota, USA
Political Leaders for 9/11 Truth
indirizzo e-mail: pl911truth@frontiernet.net
Studiosi e professionisti con vari tipi di competenze - tra cui architetti, chimici, ingegneri, vigili del fuoco, agenti di intelligence, avvocati, ufficiali militari, filosofi, fisici, e piloti - hanno parlato apertamente in merito alle radicali differenze tra la versione ufficiale degli attentati dell’11/9 e quel hanno invece imparato in qualità di ricercatori indipendenti.
Hanno stabilito al di là di ogni ragionevole dubbio che la versione ufficiale dell’11/9 è falsa e che, pertanto, le “inchieste” ufficiali sono davvero state operazioni di insabbiamento.
Finora, tuttavia, non vi è stata alcuna risposta da parte dei leader politici a Washington né, se è per questo, in altre capitali in tutto il mondo. La nostra organizzazione, Political Leaders for 9/11 Truth (Leader politici per la Verità sull’11/9, ndt), è stata costituita per contribuire a far scaturire una tale risposta.
Noi crediamo che la verità sul sull’11/9 abbia bisogno di essere svelata adesso - non fra 50 anni come una nota a piè di pagina nei libri di storia – in modo che possano essere cambiate le politiche fondatesi sull’interpretazione degli attacchi dell’11/9 da parte dell’amministrazione Bush-Cheney.
Pertanto, facciamo appello a una nuova inchiesta indipendente sull’11/9, che tenga conto degli elementi di prova che sono stati documentati da ricercatori indipendenti, ma finora ignorati dai governi e dai media mainstream.
Un’inchiesta "indipendente" significa, in particolare, indipendente dalle amministrazioni statunitensi che erano al potere, prima e al momento degli attentati dell’11/9, che potrebbero avere cose da nascondere.
Come dimostrato dallo scrittore del New York Times Philip Shenon nel suo libro del 2008, The Commission, la Commissione sull’11/9 era guidata dal suo direttore esecutivo, Philip Zelikow, il quale era associato molto strettamente all'amministrazione Bush. Il National Institute of Standards and Technology (NIST), che ha rilasciato i rapporti ufficiali sulla distruzione del World Trade Center, è un’agenzia del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il che significa che, durante la scrittura di queste relazioni, era una agenzia dell’amministrazione Bush-Cheney.
Se ricoprite o avete ricoperto una carica politica negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese, siete invitati a firmare la petizione sotto riportata. (Partecipare a Political Leaders for 9/11 Truth non richiede in qualsiasi momento nient’altro che firmare la petizione, anche se ulteriori attività volte a diffondere la verità sull’11/9 saranno naturalmente incoraggiate.)
Potete indicare la vostra disponibilità a firmare la petizione sia scrivendo un’email all’indirizzo pl911truth@frontiernet.net sia per iscritto inviando una lettera a Political Leaders for 9/11 Truth, P.O. Box 2289, Show Low, AZ 85902 U.S.A.
Si prega di indicare esattamente come si desidera che il nome sia scritto, quali incarichi politici avete ricoperto, e qualsiasi altra cosa che eventualmente desideriate dire).
PETIZIONE:
CONSIDERANDO che la pubblica interpretazione degli attentati dell’11/9 da parte dell'amministrazione Bush-Cheney ha avuto conseguenze radicali, in gran parte negative, per gli Stati Uniti d'America e il mondo intero;
CONSIDERANDO che le indagini ufficiali su questi attacchi effettuate finora sono state guidate da persone strettamente allineate all’amministrazione Bush-Cheney, o perfino da essa assunte;
CONSIDERANDO che le conclusioni di tali indagini differiscono radicalmente da quelle raggiunte da ricercatori indipendenti con vari tipi di esperienza professionale;
CONSIDERANDO che le organizzazioni dei ricercatori - Firefighters for 9/11 Truth, Lawyers for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth and Justice, and Veterans for 9/11 Truth - hanno fatto appello a un’indagine nuova, veramente indipendente;
CONSIDERATO che riteniamo che sia passato molto tempo per i leader politici affinché prestassero attenzione a questi appelli;
PER TUTTE QUESTE RAGIONI, i sottoscritti membri di Political Leaders for 9/11 Truth, chiedono che il governo degli Stati Uniti d'America autorizzi un’indagine nuova, veramente indipendente, volta a determinare quel che è accaduto l’11/9.
22 dicembre 2008
Gli avvocati: Cheney e Rumsfeld in tribunale per l’11/9? Difficile ma non impossibile
di Stephen C. Webster – da www.rawstory.com
da «Megachip»
Quando ricevette una medaglia al valore per le lesioni subite durante l’attacco al Pentagono dell’undici settembre 2001, April Gallop fu definita una "eroina" dall’agenzia di stampa dell’esercito USA. Ma è improbabile che gli organi di stampa del governo le riservino un entusiasmo del genere per la seconda volta.
Lunedì scorso (15 dicembre 2008, ndt), April Gallop, che ha prestato servizio militare presso il NISA (Network Infrastructure Services Agency) come specialista amministrativa, ed il suo avvocato William Veale hanno intentato una causa civile contro l’ex-ministro della Difesa Donald Rumsfield, il vicepresidente Dick Cheney e l’ex-generale dell’Aeronautica statunitense Richard Myers, capo degli Stati Maggiori Riuniti durante gli attentati del 9/11.
La Gallop accusa i tre imputati di aver partecipato ad un’associazione a delinquere con lo scopo di facilitare gli attacchi e di aver occultato il pericolo al personale del Pentagono, contribuendo fattivamente alle lesioni che lei e suo figlio di due mesi hanno riportato durante l’attentato. Nel testo della causa si citano anche altri anonimi che sarebbero stati a conoscenza degli attentati.
Questa storia è stata rivelata in esclusiva da RAW STORY. Il testo integrale delle dichiarazioni è reperibile a questo link.
«Tutto è accaduto molto rapidamente. Pensavo che ci stessero bombardando» ha dichiarato la Gallop in un rapporto pubblicato nell’ottobre del 2001.
Dopo aver soccorso un suo collega, la donna ha iniziato a setacciare le macerie fumanti del suo ufficio alla ricerca della figlia, Elisha. Dopo averla estratta dai detriti, ha attraversato i corridoi invasi dal fumo fino a raggiungere il prato esteriore, in cui è crollata.
Nonostante la gioia di essere sopravvissuta, la Gallop è «ancora inferocita con il nemico: me la pagheranno». Sono passati molti anni ed ora si aspetta che questo pagamento arrivi tramite una causa civile.
«Ero molto seccata dalla frequenza delle esercitazioni anti-incendio e dalle evacuazioni simulate» dichiarò la Gallop al George Washington Blog in un’intervista del 2006. «Capitavano sempre quando avevo altro da fare. Ciononostante l’undici settembre, proprio il giorno in cui tutte le nostre vite erano in pericolo, non è suonato un solo allarme.»
April ha subito un lieve lesione cerebrale, ma ancora lotta con la sindrome post-traumatica e la perdita di udito. Anche sua figlia ha subito una lieve lesione cerebrale che è degenerata in un deficit dell’apprendimento.
Per ciò che riguarda la ricostruzione dell’attentato, i ricordi della Gallop si discostano dalla versione ufficiale. «Le mie dichiarazioni sono state travisate in molte occasioni. Questo accade quando si hanno secondi fini. Per la cronaca, ecco la mia versione dei fatti: mi trovavo nell’anello E. Dall’interno dell’edificio, e senza alcun indizio su cosa fosse successo all’esterno, mi parve che fosse stata detonata una bomba. Siamo stati costretti a fuggire dalla struttura prima che ci cascasse addosso. E non ricordo di aver visto alcun rottame aereo. Ovviamente non ho idea di che aspetto abbia un aereo dopo l’impatto con un edificio. Ma penso che avrei notato almeno qualche frammento inusuale, qualcosa che almeno somigliasse ad un pezzo di aereo».
«Non vogliono si avvii un’indagine conoscitiva», ha dichiarato l’avvocato Veale. «Se riuscissimo a superare la loro mozione iniziale, tesa a stralciare le dichiarazioni della mia cliente, otterremo un’incriminazione. In questo caso, avremmo ottime probabilità di arrivare fino in fondo a questa faccenda. La legge è dalla nostra parte.»
La causa ha qualche possibilità?
RAW STORY ha chiesto il proprio parere ad avvocati esperti in cause civili contro il governo federale. «Le quindici pagine del reclamo sembrano il prodotto di un’indagine approfondita, che dimostra con dovizia di particolari l’esistenza di un’associazione a delinquere che coinvolge gli imputati. Questo sodalizio mirava a causare gli attentati o permettere che avessero luogo e ci colpissero mentre eravamo totalmente impreparati» ha dichiarato Gerald A. Sterns, dello studio legale Sterns & Walker di San Francisco. «Abbiamo già svolto processi per associazione a delinquere e permane un fondo di dubbio su cosa sia successo quel giorno e soprattutto sul perché. È stato un punto di svolta positivo per la presidenza Bush, che fino ad allora si era dimostrata tutt’altro che notevole, sopratutto a causa della sua controversa ascesa alla carica pochi mesi prima.»
Secondo ciò che afferma il sito di Sterns & Walker, lo studio rappresenta i sopravvissuti di incidenti aerei o altri disastri di una certa entità. Lo studio «è stato coinvolto in quasi tutte le principali cause seguite a incidenti aerei, e centinaia di altri processi civili con accuse ad imputati eccellenti», compresi gli Stati Uniti d’America.
«La causa della Gallop ha un precedente simile. Sfortunatamente per la parte lesa, può essere un indizio del suo destino. Si tratta del caso di Valerie Plame, un ex-agente della CIA la cui copertura è stata fatta saltare di proposito da Dick Cheney e, probabilmente, altri funzionari della Casa Bianca. La rivelazione è stata una rappresaglia per alcune affermazioni poco gentili fatte dal marito della Plame, il quale stava indagando sulle affermazioni di Bush riguardo all’ipotetico acquisto, da parte di Saddam Hussein, di materie prime per armi di distruzione di massa da uno stato africano» dice Sterns. «La Plame ha intentato una causa contro Cheney ed altri per averle distrutto la carriera.»
Ed aggiunge: «A prescindere dalla nostra disposizione verso questi individui ed il loro impatto sugli Stati Uniti, temiamo che la signora Gallop rimarrà molto delusa da questo suo tentativo di ottenere risposte per via giudiziaria.»
La profezia pessimista di Sterns è stata sdrammatizzata da Phillip L. Marcus, un avvocato del Maryland, specializzato in proprietà intellettuale e leggi sul copyright. Marcus ha discusso con RAW STORY del caso Bivens vs. Six Unknown Federal Narcotics Agents, un processo in cui la Corte Suprema ha decretato che il governo può essere oggetto di cause civili se si prefigura la violazione di un diritto costituzionale, anche se non esiste alcuno statuto federale a supporto di un’azione legale di questo tipo.
«La giurisdizione è un grosso ostacolo alla parte lesa, ma ci sono due strade per aggirarla» ha affermato Marcus, «la prima è la Dottrina Bivens (per cui, se i fatti dimostrano una grave trasgressione da parte di agenti federali, esiste una sorta di giurisdizione del diritto federale; senza di essa, le violazioni del Bill of Rights non potrebbero oggetto di causa civile) e la seconda è la 28 USC sec. 1331, ovvero il Federal Tort Claims Act (FTCA). Veale ha lanciato accuse straordinarie. Normalmente, se ci si limita a segnalare un quantitativo sufficiente di fatti significativi, la corte non accetta una linea difensiva basata sulla giurisdizione. Ma con accadimenti così singolari, il giudice vorrà stabilire se esistono le prove necessarie per applicare la giurisdizione Bivens o il FTCA, prima di lasciare che Veale proceda con quella che sarà un’indagine conoscitiva colossale – tonnellate di documenti, deposizioni sotto giuramento di Cheney, Rummy e molti altri, sia imputati che semplici testimoni. Scommetto che questa faccenda proseguirà per altri quattro o cinque anni. Ci sarà materiale per molti altri articoli.»
Segue il testo integrale dei pareri di entrambi gli avvocati sulla causa di April Gallop.
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In che circostanze gli Stati Uniti o qualcuno dei suoi funzionari, agenti o impiegati possono essere ritenuti civilmente responsabili in un tribunale? Può il potere giudiziario ricompensare i danni in un processo civile che mira a dimostrare non tanto l’erroneità dei comportamenti, ma l’attività criminale di membri del governo? Le risposte a queste domande possono rivelarsi complesse, ma è chiaro che la causa della Gallop non ha molte chance di successo. Questo processo, che si svolgerà nel Distretto Orientale di New York, riflette le frustrazioni di moltissimi americani. La donna, infatti, chiede i danni al vicepresidente in carica Dick Cheney, al ministro della Difesa Donald Rumsfeld e ad altri, in relazione agli eventi dell’undici settembre 2001. Le quindici pagine del reclamo sembrano il prodotto di un’indagine approfondita, che dimostra con dovizia di particolari l’esistenza di un’associazione a delinquere che coinvolge gli imputati. Questo sodalizio mirava a causare gli attentati o permettere che avessero luogo e ci colpissero mentre eravamo totalmente impreparati. Abbiamo già svolto processi per associazione a delinquere e permane un fondo di dubbio su cosa sia successo quel giorno e soprattutto sul perché. È stato un punto di svolta positivo per la presidenza Bush, che fino ad allora si era dimostrata tutt’altro che notevole, sopratutto a causa della sua controversa ascesa alla carica pochi mesi prima. Comunque, anche se si sottoscrivono alcune delle critiche e delle accuse mosse a Cheney, Rumsfeld e gli altri (curiosamente, Bush non viene citato in causa) per le loro attività in questi ultimi otto anni, e a prescindere dalla nostra disposizione verso questi individui ed il loro impatto sugli Stati Uniti, temiamo che la signora Gallop rimarrà molto delusa dal suo tentativo di ottenere risposte per via giudiziaria. La causa della Gallop ha un precedente simile. Sfortunatamente per la parte lesa, può essere un indizio del suo destino. Si tratta del caso di Valerie Plame, un ex-agente della CIA la cui copertura è stata fatta saltare di proposito da Dick Cheney e, probabilmente, altri funzionari della Casa Bianca. La rivelazione è stata una rappresaglia per alcune affermazioni poco gentili fatte dal marito della Plame, il quale stava indagando sulle affermazioni di Bush riguardo all’ipotetico acquisto, da parte di Saddam Hussein, di materie prime per armi di distruzione di massa da uno stato africano. La Plame ha intentato una causa contro Cheney ed altri per averle distrutto la carriera. La corte ha sbrigativamente decretato che la causa non aveva alcun fondamento: le questioni politiche di questo tipo non fanno parte della routine processuale. La corte ha inoltre decretato che il vicepresidente è immune a tutti i livelli per le attività che ha svolto o che ha omesso di svolgere nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. Un discorso analogo vale, ovviamente, anche per Bush sia durante che dopo il suo mandato. Mi sembra chiaro che nel caso della Gallop valgano le medesime considerazioni e si otterranno gli stessi risultati. La corte, in seguito alla mozione degli imputati, stralcerà la causa con le medesime argomentazioni. A prescindere dall’opinione che ciascuno di noi può avere di Dick Cheney, - a cui taluni si riferiscono con l’appellativo di "Principe delle Tenebre" o peggio - le sue azioni nell’esercizio delle funzioni di vicepresidente degli Stati Uniti sono protette dallo scrutinio del potere giudiziario. L’unica misura per punire i funzionari indegni che la Costituzione ci offre è l’impeachment. Però questo non vuol dire che la causa non possa essere intentata contro il governo. Si può fare e viene fatto ogni giorno per un’ampia casistica. Il nostro studio legale ne ha condotte molte con successo. I tribunali hanno decretato che gli Stati Uniti godono di un’immunità generalizzata, ma i giudici possono non tenerne conto e permettere le cause, in conformità alle decisioni del Congresso. Un esempio classico è il Federal Tort Claims Act del 1946, che autorizza le cause civili contro gli Stati Uniti per i danni causati da atti o omissioni da parte del governo, attraverso i suoi agenti o le sue agenzie, se tale condotta non è permessa dallo stato in cui l’atto o l’omissione ha avuto luogo. Esistono alcune eccezioni ed alcune difese speciali a disposizione del governo: principalmente la linea di difesa basata sulla Funzione Discrezionale, che protegge gli impiegati del governo, presidente compreso. Può essere applicata quando l’esercizio della discrezionalità ha avuto ripercussioni che in seguito si sono rivelate negative. Per esempio, questa linea di difesa ha protetto gli Stati Uniti da ogni responsabilità sugli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998. Ma la lotta continua. Gerald A. Sterns, Esq. Sterns & Walker www.Trial-Law.com ** Questa non è una semplice accusa di negligenza. Veale fa a brandelli l’argomentazione giurisdizionale nel paragrafo 8 del reclamo. Dovreste leggere qualcosa sul caso Bivens. La giurisdizione è un grosso ostacolo alla parte lesa, ma ci sono due strade per aggirarla: la prima è la Dottrina Bivens (per cui, se i fatti dimostrano una grave trasgressione da parte di agenti federali, esiste una sorta di giurisdizione del diritto federale; senza di essa, le violazioni del Bill of Rights non potrebbero oggetto di causa civile) e la seconda è la 28 USC sec. 1331, ovvero il Federal Tort Claims Act. Veale ha lanciato accuse straordinarie. Di solito, se ci si limita a segnalare un quantitativo sufficiente di fatti significativi, la corte non accetta una linea difensiva basata sulla giurisdizione. Ma con accadimenti così singolari, il giudice vorrà stabilire se esistono le prove necessarie per applicare la giurisdizione Bivens o la FTCA, prima di lasciare che Veale proceda con quella che sarà un’indagine conoscitiva colossale – tonnellate di documenti, deposizioni sotto giuramento di Cheney, Rummy e molti altri, sia imputati che semplici testimoni. Questo processo mi ricorda il caso Hatfill, il tizio che era "d’interesse" nella faccenda delle buste all’antrace e poi non lo era più. Ma stiamo parlando di un altro distretto. Veale svolge la sua causa nel distretto meridionale di New York, mentre Hatfill era da tutt’altra parte. Scommetto che questa causa proseguirà per altri quattro o cinque anni. Ci sarà materiale per molti altri articoli. --Philip L. Marcus, Esq. Business Negotiations & Agreements & Intellectual Property
www.negotiationpro.com
Fonte: Stephen C. Webster
18 dicembre 2008
Link: http://rawstory.com/news/2008/Legal_minds_respond_to_landmark_911_1218.html
Titolo nell’originale: “Legal minds respond to landmark 9/11 civil suit against Rumsfeld, Cheney”.
(traduzione di Massimo Spiga - Megachip)
15 dicembre 2008
11/9, la paralisi delle difese aeree
di Pino Cabras - da «Megachip»
Un ritornello delle versioni ufficiali sull’11 settembre (a partire dal sempre meno rispettato rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11/9) recita che compito del NORAD (il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America) era soltanto quello di attivare le difese nei confronti di attacchi dall’esterno.
Secondo tale versione, il sistema era un residuato della Guerra Fredda, e la difesa aerea aveva solo pochi caccia disposti a pattugliare il perimetro contro quel che restava della “minaccia sovietica”. Siccome Atta e soci attaccavano dall’interno e spegnevano i transponder, trovare gli aerei dirottati in mezzo al caos del traffico aereo era impossibile, poiché i velivoli non erano più distinguibili sui radar.
Non è proprio così. Il NORAD non aveva mai ridotto a quei termini i propri compiti di difesa, ossia badare agli attacchi da fuori e disinteressarsi degli attacchi dall’interno. Se si legge il Capitolo 3 di una direttiva del I aprile 2000 (e non è un pesce d’aprile) troviamo una di quelle formule concentrate, piene di sigle in cui si fissano certe procedure militari.
Che dice questo documento?
La 13-1AD, volume 3, sul comando e le operazioni di controllo nella difesa aerea, stabilisce che «il Primo Comandante della Air Force, in veste di comandante della regione continentale degli USA del NORAD, al Comandante in capo del NORAD fornisce il TW/AA (l’allarme tattico/ valutazione attacchi, ndt), la sorveglianza e controllo dello spazio aereo degli Stati Uniti nonché adeguate risposte nei confronti di un attacco aereo».
Tutte e tre le importanti funzioni attribuite al NORAD nel 1958 erano pienamente operative alla data dell’11 settembre 2001. La direttiva prima menzionata del I aprile 2000 al Capitolo 3.2.4. cita «il controllo operativo dei tre SAOC (Centri delle operazioni del settore aereo, ndt) e tutte le forze a disposizione per la sovranità aerea, la difesa aerea e l’allarme per attacco atmosferico»
Tra le altre disposizioni da seguire, la direttiva dell’Air Force delineava le procedure da seguire da parte delle unità ed elementi dell’ Air Combat Command (ACC) Air Defense System (ADS) degli Stati Uniti, ed era pienamente in vigore l’11 settembre 2001.
Lo stesso Rapporto della Commissione sull’11/9 cita il fatto che «la missione del NORAD è tracciata in una serie di accordi rinnovabili tra gli Stati Uniti e il Canada. In base agli accordi vigenti alla data dell’11/9, la “missione primaria” del NORAD era “l’allarme aerospaziale” e il “controllo aerospaziale” per il Nord America. L’allarme aerospaziale era definito come “la sorveglianza di oggetti costruiti dall’Uomo nello spazio e l’identificazione, la validazione e l’allerta di attacchi contro il Nord America provenienti da aeroplani, missili o veicoli spaziali”. Il controllo aerospaziale era un compito caratterizzato dal “fornire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo del Canada e degli Stati Uniti”».
Altro che attenzione concentrata sul perimetro. Tutta l’immensa superficie continentale del Nord America era chiamata alla stessa attenzione riservata ai confini. In tempo di guerra e in tempo di pace, 24 ore su 24.
Per giustificare l’impreparazione della Difesa americana di fronte agli attentati dell’11 settembre, i commentatori ben accreditati presso i mass media a larga diffusione e i governi, hanno parlato di eventi ‘imprevedibili’. Ma era davvero così?
Facciamo un passo indietro. Andiamo a vedere da vicino un’organizzazione molto attenta e influente, la Rand Corporation. Con un bilancio annuale di 160 milioni di dollari, la Rand Corporation è il più importante centro privato di ricerche in materia di strategia e d’organizzazione militare nel mondo. È l’espressione autorevole della lobby dell’industria a produzione militare statunitense. Presieduta da James Thomson. In passato ha avuto tra i suoi amministratori anche Ann McLaughin Korologos (ex presidente dell’istituto Aspen, quello di cui si fanno portavoce Lucia Annunziata e Gianni Riotta) nonché Frank Carlucci (presidente del Carlyle Group). La Rand è stata a lungo presieduta da Donald Rumsfeld.
In una conferenza pubblicata dall’Accademia dell’aviazione militare statunitense nel marzo 2001 (gli attentati sarebbero avvenuti sei mesi dopo), l’allora Vice Presidente della Rand, Bruce Hoffman, aveva in qualche modo anticipato l’‘imprevedibile’ scenario dell’11 settembre 2001, caratterizzato da un salto di qualità aeronautica dei mezzi non convenzionali utilizzati dal terrorismo, con un preciso target. Nel rivolgersi a un pubblico di ufficiali superiori dell’aviazione militare USA, Hoffman metteva in risalto che «noi siamo intenti a preparare le nostre armi contro Al-Qā‘ida, l’organizzazione – o forse il movimento – associato a bin Lāden […] Pensate un momento a ciò che fu l’attentato-bomba contro il World Trade Center, nel 1993. Ora rendetevi conto che è possibile far cascare la Torre Nord sulla Torre Sud e uccidere 60mila persone […] Troveranno altre armi, altre tattiche e altri mezzi per raggiungere i loro obiettivi. Hanno una scelta ovvia di armi, fra cui gli UAV (ossia aerei telecomandati, ndt)».
Solo un analista visionario? Hoffman erudiva le forze aeree americane circa un canovaccio grandioso, con decine di migliaia di morti in un colpo solo.
Dopo l’11/9 risulta alquanto curioso che Hoffman abbia dichiarato invece – durante la sua audizione in qualità di esperto presso la Camera dei Rappresentanti – che, per via della loro ampiezza, gli attentati erano inimmaginabili. Fantastico, no?
Ma ci sono altri fatti che, lungi dall’accreditare imprevedibilità, sembrano eccezionali precognizioni.
Esercitazioni simili allo scenario verificatosi erano già state effettuate. Come si è potuto leggere su «USA Today», nei due anni che hanno preceduto gli attentati dell’11 settembre «il NORAD ha condotto esercitazioni che simulavano quel che la Casa Bianca ha in seguito qualificato inimmaginabile […]: l’utilizzazione di aerei dirottati come arma nel farli schiantare su degli obiettivi».
La CNN trasmise un servizio di tenore simile il giorno dopo l’articolo di «USA Today». Vi si raccontava che uno dei bersagli immaginari era il World Trade Center. In merito a queste esercitazioni, il NORAD spiegava che fanno uso di «numerosi tipi di aerei civili e militari» per giocare il ruolo di aerei dirottati e testare «l’individuazione delle traiettorie e l’identificazione [degli aerei], il decollo d’emergenza e l’intercettamento, le procedure da seguire in caso di dirottamento, il coordinamento interno ed esterno dell’agenzia, così come le procedure di sicurezza operativa e di sicurezza delle comunicazioni.»
E il portavoce del NORAD ammetteva: «Noi organizziamo quattro esercitazioni all’anno che coinvolgono tutta l’area nordamericana, e la maggioranza comprendono scenari di dirottamento aereo».
Come minimo dunque «tutta l’area nordamericana» era stata da anni accompagnata alla dimestichezza con una procedura rivolta a emergenze non poi così impensabili.
Ma c’è di più, a conti fatti. Esisteva l’ombrello di una routine in grado di togliere aloni di sospetto alle azioni che vi si riparavano. Chi prepara un attentato può includere le operazioni all’interno di tante azioni parcellizzate che fanno parte delle esercitazioni.
In corrispondenza dei fatti dell’11 settembre, anche soltanto usando le notizie di pubblico dominio siamo in grado di individuare una concentrazione abnorme di esercitazioni militari, simulazioni su vasta scala e di manovre. Possiamo annoverare tra le 15 e le 20 esercitazioni collegate a ogni elemento rilevante dell’11/9.
Nonostante la mimetizzazione nelle routine delle attività militari, altri casi ci rivelano che diverse basi militari nell’area di Washington avevano programmato esercitazioni ‘anti-terroristiche’ con stato d’allerta massimo nel periodo immediatamente precedente l’11 settembre.
Mettendoci nei panni dei soggetti golpisti in grado di manovrare un’operazione di una tale portata, questa era una misura essenziale per esercitare un ferreo controllo delle basi nel corso del ‘pronunciamiento’ che avrebbe provocato la più grande scossa mai vista al sistema di comando degli Stati Uniti.
L'ipotesi di lavoro per un'inchiesta che abbia memoria di come funziona il "terrorismo di Stato" dovrebbe partire dall'ipotesi che gli attacchi dell’11/9 vennero eseguiti, portati avanti e mascherati per mezzo di tali esercitazioni. Diventerebbe così più produttivo indagare davvero sulle cause effettive che hanno determinato la paralisi della Difesa aerea.La questione è sempre in piedi.


