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23 agosto 2010

“Basta con queste dannate simulazioni”: i radar del NORAD visualizzavano falsi tracciati nel corso dell'11/9

di Shoestring911
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.




Il personale militare responsabile della difesa dello spazio aereo USA aveva dei falsi tracciati visualizzati sui propri schermi radar per tutta la durata degli attentati dell’11 settembre 2001, come parte della simulazione per un esercitazione in corso quel giorno. I tecnici del NEADS (Northeast Air Defense Sector) del NORAD stavano ancora ricevendo le informazioni radar simulate intorno al momento in cui aveva luogo il terzo attacco, quello al Pentagono.

Coloro che si trovavano presso la centrale operativa del NORAD a Cheyenne Mountain, in Colorado, le stavano ricevendo diversi minuti dopo che il volo United Airlines 93 si era apparentemente schiantato nella Pennsylvania rurale. Nessuno ha indagato sul perché i falsi tracciati abbiano continuato a essere immessi sugli schermi radar del NORAD molto tempo dopo che i militari americani erano stati allertati per la crisi che stava avendo luogo nel mondo reale quella mattina. E ancora occorre di sapere di più in merito a questi “input” simulati e su quali effetti abbiano avuto nei confronti della capacità dei militari di far fronte agli attacchi dell’11/9.

I TECNICI NEADS DISSERO DI SPEGNERE I “PULSANTI DELLA SIMULAZIONE”
Gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 hanno avuto luogo in uno spazio aereo la cui responsabilità spettava al NEADS, con sede a Rome, nello stato di New York. Il NEADS aveva pertanto il compito di tentare di coordinare la risposta militare ai dirottamenti. Eppure, nel bel mezzo di tutto questo, alle ore 9,30 quella mattina un membro dello staff al centro operativo del NEADS si è lamentato del materiale simulato che appariva sugli schermi radar del NEADS. Si è sfogato: «Sapete una cosa, dobbiamo sbarazzarci di questa dannata simulazione. Fate in modo che le vostre simulazioni si spengano. Sbarazziamoci di questa merda.» [1]
Quattro minuti più tardi, il tecnico sergente Richmond Jeffrey ha dato un ordine ai tecnici di sorveglianza del NEADS, «A tutta la sorveglianza, spegnere gli interruttori sim.» (Un "interruttore sim" permette presumibilmente a un tecnico di visualizzare o disattivare qualsiasi materiale simulato sullo schermo del radar.) [2]
Questo significa che almeno alcuni degli schermi radar al NEADS stavano ancora visualizzando informazioni simulate - presumibilmente falsi tracciati - 57 minuti dopo che un controllore del traffico aereo al Centro FAA di Boston aveva chiamato lì per annunciare: «Abbiamo un problema. Abbiamo un aereo dirottato che si dirige verso New York.» Quarantotto minuti erano passati da quando il primo attacco al World Trade Center era accaduto, e 31 minuti da quando la seconda torre fu colpita e divenne evidente che gli Stati Uniti erano sotto attacco. Fu appena tre minuti dopo che Richmond aveva impartito i suoi ordini, alle ore 9,37, che il Pentagono fu colpito nel terzo attentato riuscito di quella mattina. [3]
Perché gli schermi radar del NEADS stavano raffigurando informazioni simulate ancora per così a lungo durante la crisi non virtuale, quando risulta che i tecnici avrebbero potuto rimuovere tali informazioni con il semplice click di un interruttore? Sicuramente ogni falso tracciato avrebbe potuto ostacolare la capacità del personale NEADS di rispondere efficacemente agli attacchi, perciò avrebbe dovuto essere terminato al primo segno di un'emergenza reale.
Eppure questo comportamento inspiegabile non era un'eccezione. Una cosa simile è successa presso il Cheyenne Mountain Operations Center (CMOC) del NORAD in Colorado, dove sembra che i falsi tracciati radar siano stati esposti per molto più tempo che al NEADS.

IL CENTRO OPERATIVO DEL NORAD CHIEDE CHE ‘GLI INPUT PER LE ESERCITAZIONI’ SIANO FERMATI
Alle ore 10,12, un ufficiale al centro operativo NORAD, il “capitano Taylor”, chiamò il NEADS e parlò con il capitano Brian Nagel, la persona che capeggiava gli esercizi live che vi si svolgevano. Dopo essersi presentato, Taylor dichiarò: «Ciò che ci serve che voi facciate all'istante è di terminare tutti gli input delle esercitazioni in ingresso a Cheyenne Mountain.» Nagel dette a Taylor un numero interno e gli chiese di chiamarlo per far sì che gli input di esercitazione fossero bloccati. Taylor rispose: «Lo farò». [4]
Gli "Input", secondo un articolo di «Vanity Fair», sono scenari simulati che vengono messi in campo da una squadra di simulazioni durante le esercitazioni addestrative. [5]
Taylor presumibilmente si riferiva in particolare ai falsi tracciati che erano stati trasmessi sugli schermi radar presso il CMOC, dove più di 50 membri della squadra di battaglia stavano partecipando all'esercitazione condotta quella mattina. [6]
In effetti, il «Toronto Star» ha riferito che «Tutte le informazioni simulate, le cosiddette iniezioni, erano state «epurate dagli schermi» presso il CMOC in risposta alla notizia degli attacchi del mondo reale. (Tuttavia, l’articolo indicava, a quanto pare erroneamente, che i falsi tracciati che apparivano sugli schermi CMOC erano stati conclusi in precedenza, in un periodo poco prima delle ore 9,03, quando la seconda torre del WTC fu colpita.) [7]
Se del materiale simulato risultava ancora visualizzato sugli schermi radar CMOC alle ore 10,12, questo sarebbe sorprendente. A quel punto, 95 minuti erano passati da quando - secondo la Commissione sull’11/9 – i militari furono avvisati del dirottamento del Volo 11 dell’American Airlines, e più di un'ora era passata dopo che il secondo aereo aveva colpito il WTC. Il Volo 93 era apparentemente caduto in un’area rurale della Pennsylvania pochi minuti prima, e così gli attacchi dell’11/9 erano già finiti. [8]
Perché per qualcuno al CMOC c'è voluto così tanto tempo per chiamare il NEADS e chiedergli di porre fine a «tutti gli input in ingresso a Cheyenne Mountain?» Sicuramente qualsiasi informazione simulata avrebbe dovuto essere interrotta non appena il NORAD era venuto a conoscenza della crisi reale e non virtuale che stava avendo luogo quella mattina.
La centrale operativa era certamente in una posizione utile per coadiuvare la risposta agli attacchi terroristici, e dunque l'intrusione di falsi tracciati sui suoi schermi radar avrebbe verosimilmente ridotto in modo sensibile le capacità di risposta d’emergenza dei militari.
La rivista «Airman» ha descritto il CMOC come il «centro nevralgico del NORAD», e le sue truppe come «gli occhi e le orecchie del Nord America (...), nulla sfugge al loro sguardo insonne». [9]
Secondo il «Toronto Star», «che si tratti di una simulazione o un evento del mondo reale, il ruolo del centro è di fondere ogni pezzo critico di informazione che il NORAD possiede in un'istantanea concisa e cristallina».[10]
Il NORAD ha dichiarato che il centro raccoglie dati «da un sistema mondiale di satelliti, radar e altri sensori, e processa tali informazioni su sofisticati sistemi informatici a sostegno delle missioni critiche del NORAD e del Comando Spaziale degli Stati Uniti».
Il CMOC fornisce «preavviso su missili balistici o attacchi aerei contro il Nord America, assiste la missione sulla sovranità aerea per gli Stati Uniti e il Canada, e, se necessario, è il punto focale per le operazioni di difesa aerea volte a contrastare bombardieri nemici o missili da crociera». Il Centro di Gestione di Battaglia (Battle Management Center, nell’originale, ndt) in quel luogo forniva «comando e controllo per la sorveglianza aerea nonché una rete di difesa aerea per il Nord America». Nel 1994, per esempio, ha monitorato più di 700 tracciati radar "sconosciuti" che sono entrati nello spazio aereo nordamericano. [11]

Il NORAD INSERISCE INFORMAZIONI RADAR SIMULATE DURANTE LE ESERCITAZIONI
Delle informazioni simulate sono state trasmesse sugli schermi radar la mattina dell’11 settembre, nell'ambito di un’esercitazione annuale di comando e controllo denominata Vigilant Guardian. L’intero NORAD, compreso il NEADS, stava partecipando a questa esercitazione, che è stata descritta come una «guerra aerea simulata» e anche come «un’esercitazione di difesa aerea che simulava un attacco agli Stati Uniti». [12]
Una pagina di informazioni su Vigilant Guardian dichiarava: «Tutto il personale operativo del NEADS deve avere il proprio “sim switch” acceso su posizione “on” a partire dalle 1400Z 6 settembre 01 fino a “endex” [ossia la data di fine dell'esercitazione, originariamente fissata per il 13 settembre].»
La pagina delle informazioni aggiungeva: «Un tracciato di collaudo sim sarà in opera e riferito in avanti [cioè trasmesso a un livello di comando più elevato] sia al NORAD sia al CONR» della Regione NORAD Continentale degli Stati Uniti. Presumibilmente questo è stato il motivo per cui al centro operativo del NORAD era necessario contattare il NEADS per far sì che gli "input di esercitazione" fossero fatti cessare.[13]
Una nota che illustrava le istruzioni speciali per i partecipanti a Vigilant Guardian ha descritto il modo in cui le loro strumentazioni dovevano essere impostate per poter trattare con il materiale simulato. Vi si leggeva: «L'esercitazione sarà condotta in modalità sim sovrapposta alla diretta reale sulla stringa di sovranità aerea. Il Q-93 deve essere messo in modalità mista per consentire l’effettività [cioè la comunicazione di informazioni tra strumentazioni] dei tracciati sim». [14]
Il Q-93 è un pezzo importante delle strumentazioni utilizzate dal NORAD, descritto come «un insieme di computer e periferiche configurate per ricevere i dati dai sistemi radar a terra.» [15]
Ha «connettività con numerosi siti radar nazionali, riceve i piani di volo della FAA, e comunicazioni bi-direzionali con il quartier generale del NORAD nonché un collegamento in tempo reale con gli aerei AWACS [Airborne Warning and Control System].» Esegue «missioni di sorveglianza in tempo reale, identificazione, controllo degli armamenti.»[16]
Secondo il sergente maggiore Joseph McCain, tecnico del comandante di missione, del NEADS, «gli schermi radar Q-93 hanno la possibilità di condurre uno scenario di guerra con input multipli».[17]
In effetti, nel 1999, l'allora vice segretario della Difesa John Hamre ha rivelato che il NORAD potrebbe immettere «attacchi di massa» sui suoi schermi radar. [18]
Nel dicembre 1998, per esempio, ha condotto un esercizio chiamato Vigilant Virgo, che - a quanto riferito - «ha analizzato il grado di preparazione al [baco informatico] Y2K di tutta la rete a matrice dei radar di terra. Questi sistemi sono passati attraverso una serie di scenari che implicavano allerta tattico».[19]
Nel corso di questa esercitazione, il NORAD ha «iniettato trenta extra, ben oltre trenta eventi missilistici nei [propri] sensori». Si trattava di «dati che venivano iniettati come se fossero stati percepiti per la prima volta da un sito radar», secondo Hamre. Tra gli oltre trenta diversi scenari simulati, alcuni erano "attacchi di massa", mentre altri implicavano solo "singoli missili”.[20]

QUANDO FU TERMINATO VIGILANT GUARDIAN?
Dal momento in cui il NEADS e il centro operativo del NORAD stavano ancora ricevendo informazioni radar simulate molto dopo che gli attacchi dell’11/9 erano iniziati, si pone il problema di quando esattamente Vigilant Guardian è stata portata a termine.
Secondo alcune fonti, è stata cancellata "poco dopo" le ore 9,03, quando la seconda torre del WTC è stata colpita.[21]
Tuttavia, quando alle ore 9,15 un chiamante ha chiesto: «Hanno sospeso l'esercitazione?», il tecnico dei tracciati del NEADS Mark Jennings ha risposto: «Non in questo momento, no.» Jennings ha continuato: «penso che stiano per farlo», ma aggiunse: «Non lo so.» [22]
In effetti, un giornale militare ha indicato che Vigilant Guardian potrebbe essere stata interrotta più di mezz'ora dopo che gli attacchi erano finiti. Secondo un sito web di informazioni militari, GlobalSecurity.org, Vigilant Guardian si teneva ogni anno in concomitanza con un’esercitazione del comando strategico USA (Stratcom) denominata Global Guardian, e un rapporto del 1997 fornito dal Dipartimento della Difesa elencava similmente Vigilant Guardian come una delle diverse esercitazioni con le quali Global Guardian «si collegava». [23]
Un articolo di «The Bombardier», il giornale della base dell’aeronautica di Barksdale in Louisiana, ha affermato che lo Stratcom ordinò una pausa per Global Guardian alle ore 9,11 dell’11 settembre, ma soltanto alle ore 10,44 «interruppe formalmente» questa esercitazione.[24]
Considerando che i falsi tracciati erano ancora visualizzati sugli schermi radar del NORAD alle ore 10,12 - e che l'esercitazione del NORAD di quel giorno si svolgeva in congiunzione con Global Guardian – l’esercitazione Vigilant Guardian continuò similmente fino alle ore 10,44 circa, prima di essere "formalmente cancellata"?

QUESTIONI CRITICHE
Il fatto che figure chiave del personale dei centri operativi del NEADS e del NORAD avevano false informazioni che comparivano sui loro schermi radar durante gli attacchi dell’11/9 solleva interrogativi critici che devono ancora essere investigati. Abbiamo bisogno di sapere chi era responsabile per la trasmissione degli “input da esercitazione” sugli schermi radar. È stato riferito che c'era un "team per le simulazioni" che operava al NEADS la mattina dell’11 settembre. [25]
Era questo team a diffondere i falsi tracciati?
Se è così, chi erano i suoi membri? Perché hanno continuato con la simulazione, quando avrebbe dovuto essere evidente che si stava svolgendo una crisi del mondo reale? E perché i loro superiori non hanno loro ordinato di interrompere la trasmissione dei falsi tracciati?
Abbiamo anche necessità di scoprire quanti schermi radar al NEADS, al CMOC e presso altre strutture del NORAD lungo gli USA stessero ricevendo le informazioni simulate. E quali scenari sono stati trasmessi sugli schermi? Considerando che Vigilant Guardian è stato descritto come una "guerra aerea simulata", si potrebbe supporre che molti falsi tracciati venivano visualizzati.
Inoltre, occorre sapere se il personale era in grado di distinguere i tracciati radar autentici da quelli simulati. Vale la pena notare che sin da metà anni novanta era disponibile uno strumento denominato PAC-3 Mobile Flight Mission Simulator (MFMS), in grado di simulare una vasta gamma di veicoli aerei nemici. Il MFMS è stato utilizzato dalla US Army in esercitazioni prima dell’11/9. Soprattutto, è stato riferito che «le rappresentazioni grafiche dei tracciati MFMS» sugli schermi radar erano «niente di diverso da quelle dei tracciati reali». Per distinguere tra tracciati reali e simulati, l'operatore doveva osservare la risposta "Identify Friend or Foe" (amico o nemico, ndt) di un tracciato. «Semplicemente, un aereo vero genererà una risposta a un’interrogazione mentre l'aereo simulato non restituirà alcuna risposta».[26]
Se il NORAD usava apparecchiature che simulavano aerei nemici in un modo simile al MFMS, ciò implicherebbe verosimilmente che il compito di distinguere tra i tracciati radar veri e falsi durante l’11 settembre era tutt’altro che semplice, soprattutto se si considera che tre dei quattro aerei presi di mira quel giorno avevano i trasponder spenti. [27] Questi aerei non avrebbero quindi trasmesso alcun segnale del tipo “Identify Friend or Foe”.

In sintesi, occorre verificare in che misura alle forze armate USA siano state tarpate le ali nella loro capacità di risposta dell’11/9 a causa del fatto che i loro schermi radar stessero ricevendo informazioni simulate per tutto il tempo degli attacchi terroristici.
Sembra possibile che l'iniezione di informazioni radar false abbia potuto essere un modo in cui le normali risposte di emergenza siano state sabotate, così da garantire il successo degli attacchi su New York e Washington. Se questo è il caso, i responsabili devono essere indagati e assicurati alla giustizia.

NOTE

[2] NEADS Audio File, Air Surveillance Technician Position, Channel 15. North American Aerospace Defense Command, September 11, 2001; NEADS Communications 9:20 a.m.-9:54 a.m. September 11, 2001. 9/11 Commission, n.d.
[3] 9/11 Commission, The 9/11 Commission Report: Final Report of the National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States. New York: W. W. Norton & Company, 2004, pp. 20, 22, 27.
[8] 9/11 Commission, The 9/11 Commission Report, pp. 20, 22, 30.
[12] Leslie Filson, Air War Over America: Sept. 11 Alters Face of Air Defense Mission. Tyndall Air Force Base, FL: 1st Air Force, 2003, pp. 55, 122; William M. Arkin, Code Names: Deciphering U.S. Military Plans, Programs, and Operations in the 9/11 World. Hanover, NH: Steerforth Press, 2005, p. 545; "Vigilant Guardian." GlobalSecurity.org, April 27, 2005.
[21] Jason Tudor, "Inner Space"; Leslie Filson, Air War Over America, p. 59.
[24] "Unlikely Chain of Events." The Bombardier, September 8, 2006. Si noti che i tempi indicati in questo articolo sono riferiti al fuso orario centrale USA, che ho convertito al fuso orario dell’Est.
[25] Lynn Spencer, Touching History: The Untold Story of the Drama That Unfolded in the Skies Over America on 9/11. New York: Free Press, 2008, p. 25.
[27] 9/11 Commission, The 9/11 Commission Report, p. 16.


Fonte: Shoestring911.


File Audio: un operatore del NEADS  avverte gli altri di guardarsi bene da cosa dire sul nastro



Un operatore del Northeast Air Defense Sector (NEADS) in occasione dell'11/9 avverte gli altri operatori affinche siano "attenti a quanto dicono nel nastro, poiché questo viene registrato e sarà poi consegnato." I nastri formavano la base del resoconto della Commissione sull'11/9 su quanto è accaduto.
Una linea temporale molto dettagliata sui fatti di quel giorno si può ritrovare qui: http://www.historycommons.org/timelin... Questo brano proviene dal nastro 15, al 37:52, che probabilmente corrisponde a circa le ore 9:16 del tempo reale.

20 aprile 2009

Un consulente legale della Commissione sull’11/9: il governo ha deliberato di mentire sulla versione dei fatti

di Paul Joseph Watson - Prison Planet.com



Il consulente legale senior della Commissione sull’11/9, John Farmer, sostiene che il governo deliberò di non raccontare la verità sull’11/9, confermando con ciò le affermazioni dei colleghi membri della Commissione d’inchiesta, i quali erano giunti a concludere che il Pentagono si era impegnato in un inganno deliberato in merito alla sua risposta all’attacco.

Farmer ha ricoperto l’incarico di consulente senior della Commissione sull’11/9 (ufficialmente nota come la Commissione nazionale sugli attentati terroristici contro gli Stati Uniti), ed è anche un ex Attorney General del New Jersey.

Il libro di Farmer sulla sua esperienza di lavoro per la Commissione è intitolato The Ground Truth: The Story Behind America’s Defense on 9/11 (La verità sul terreno: il retroscena della Difesa americana dell’11/9, Ndt), ed è in uscita [a partire dal 15 aprile 2009].
Il libro rivela come «il pubblico sia stato seriamente fuorviato su quanto è avvenuto durante la mattina degli attentati,» e lo stesso Farmer dichiara che «a un qualche livello di governo, a un certo punto... c'è stato un accordo inteso a non dire la verità su ciò che è accaduto».

Solo i molto ingenui contesterebbero che un accordo per non dire la verità sia un accordo per mentire. La tesi di Farmer è che il governo ha accettato di creare una versione ufficiale spuria degli eventi, per coprire la vera storia che sta dietro l’11/9.
L'editore del libro, Houghton Mifflin Harcourt, afferma che «Farmer argomenta l’ipotesi necessariamente convincente che la versione ufficiale non solo è quasi del tutto falsa, ma serve a creare una falsa impressione di ordine e sicurezza.»

Nel mese di agosto 2006, il «Washington Post» riferiva: «Alcuni membri dello staff e dei commissari dell’organismo d’inchiesta sull’11 settembre hanno concluso che la versione iniziale del Pentagono su come ha reagito agli gli attacchi terroristici del 2001 potrebbe essere stata parte di un deliberato tentativo di indurre in errore la Commissione e il pubblico, anziché un’espressione della nebulosità degli eventi di quel giorno, secondo fonti coinvolte nella discussione.»

L’articolo ha evidenziato come la commissione, composta da 10 membri, ha fortemente sospettato un inganno al punto che ha considerato di sottoporre la questione al Dipartimento della giustizia per un’inchiesta penale.

«A tutt’oggi non sappiamo il motivo per cui il NORAD [il comando aerospaziale nordamericano] ci ha detto quello che ci ha detto,» ha detto Thomas H. Kean, ex governatore repubblicano nel New Jersey, che ha guidato la Commissione. «È stato così lontano dalla verità… È uno di quei casi in cui non si trova mai il bandolo della matassa».

Lo stesso Farmer è citato nell’articolo del «Washington Post», dove afferma: «mi ha sconvolto il modo in cui la verità era diversa dal modo in cui è stata descritta .... I nastri [della difesa aerea NORAD] raccontavano una storia radicalmente diversa da quella che era stata raccontata a noi e al pubblico per due anni .... Non era una storia manipolata . Era una storia non vera.»

Come abbiamo anche segnalato nell’agosto 2006, le parti pubblicate delle registrazioni NORAD dell’11/9, illustrate in un articolo di «Vanity Fair», facevano ben poco per rispondere ai quesiti degli scettici circa l'impotenza delle difese aeree USA durante l’11/9, e se non altro hanno aumentato l’attenzione sulla incompatibilità della versione ufficiale degli eventi, con quanto si sa realmente accaduto in quel giorno.

A scanso di equivoci, Farmer non sta dicendo che l’11/9 sia stata una trama orchestrata dall'interno, e tuttavia, la testimonianza di Farmer, insieme a quella dei suoi colleghi membri della Commissione sull’11/9, dimostra definitivamente che, qualunque cosa sia realmente accaduta l’11/9, la versione ufficiale, così come è stata raccontata al pubblico quel giorno, e ciò che rimane oggi delle versioni dei fatti fornite dalle autorità, sono una menzogna – stando alle stesse persone che erano incaricate dal governo di indagare. Questo è un dato di fatto che nessun debunker o apologeta governativo può legittimamente negare ancora.

Articolo originale:
9/11 Commission Counsel: Government Agreed to Lie About 9/11

Traduzione a cura di Pino Cabras per Megachip
[QUI]

15 dicembre 2008

11/9, la paralisi delle difese aeree

di Pino Cabras - da «Megachip»



Un ritornello delle versioni ufficiali sull’11 settembre (a partire dal sempre meno rispettato rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11/9) recita che compito del NORAD (il Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America) era soltanto quello di attivare le difese nei confronti di attacchi dall’esterno.

Secondo tale versione, il sistema era un residuato della Guerra Fredda, e la difesa aerea aveva solo pochi caccia disposti a pattugliare il perimetro contro quel che restava della “minaccia sovietica”. Siccome Atta e soci attaccavano dall’interno e spegnevano i transponder, trovare gli aerei dirottati in mezzo al caos del traffico aereo era impossibile, poiché i velivoli non erano più distinguibili sui radar.

Non è proprio così. Il NORAD non aveva mai ridotto a quei termini i propri compiti di difesa, ossia badare agli attacchi da fuori e disinteressarsi degli attacchi dall’interno. Se si legge il Capitolo 3 di una direttiva del I aprile 2000 (e non è un pesce d’aprile) troviamo una di quelle formule concentrate, piene di sigle in cui si fissano certe procedure militari.

Che dice questo documento?

La 13-1AD, volume 3, sul comando e le operazioni di controllo nella difesa aerea, stabilisce che «il Primo Comandante della Air Force, in veste di comandante della regione continentale degli USA del NORAD, al Comandante in capo del NORAD fornisce il TW/AA (l’allarme tattico/ valutazione attacchi, ndt), la sorveglianza e controllo dello spazio aereo degli Stati Uniti nonché adeguate risposte nei confronti di un attacco aereo».

Tutte e tre le importanti funzioni attribuite al NORAD nel 1958 erano pienamente operative alla data dell’11 settembre 2001. La direttiva prima menzionata del I aprile 2000 al Capitolo 3.2.4. cita «il controllo operativo dei tre SAOC (Centri delle operazioni del settore aereo, ndt) e tutte le forze a disposizione per la sovranità aerea, la difesa aerea e l’allarme per attacco atmosferico»

Tra le altre disposizioni da seguire, la direttiva dell’Air Force delineava le procedure da seguire da parte delle unità ed elementi dell’ Air Combat Command (ACC) Air Defense System (ADS) degli Stati Uniti, ed era pienamente in vigore l’11 settembre 2001.

Lo stesso Rapporto della Commissione sull’11/9 cita il fatto che «la missione del NORAD è tracciata in una serie di accordi rinnovabili tra gli Stati Uniti e il Canada. In base agli accordi vigenti alla data dell’11/9, la “missione primaria” del NORAD era “l’allarme aerospaziale” e il “controllo aerospaziale” per il Nord America. L’allarme aerospaziale era definito come “la sorveglianza di oggetti costruiti dall’Uomo nello spazio e l’identificazione, la validazione e l’allerta di attacchi contro il Nord America provenienti da aeroplani, missili o veicoli spaziali”. Il controllo aerospaziale era un compito caratterizzato dal “fornire la sorveglianza e il controllo dello spazio aereo del Canada e degli Stati Uniti”».

Altro che attenzione concentrata sul perimetro. Tutta l’immensa superficie continentale del Nord America era chiamata alla stessa attenzione riservata ai confini. In tempo di guerra e in tempo di pace, 24 ore su 24.

Per giustificare l’impreparazione della Difesa americana di fronte agli attentati dell’11 settembre, i commentatori ben accreditati presso i mass media a larga diffusione e i governi, hanno parlato di eventi ‘imprevedibili’. Ma era davvero così?

Facciamo un passo indietro. Andiamo a vedere da vicino un’organizzazione molto attenta e influente, la Rand Corporation. Con un bilancio annuale di 160 milioni di dollari, la Rand Corporation è il più importante centro privato di ricerche in materia di strategia e d’organizzazione militare nel mondo. È l’espressione autorevole della lobby dell’industria a produzione militare statunitense. Presieduta da James Thomson. In passato ha avuto tra i suoi amministratori anche Ann McLaughin Korologos (ex presidente dell’istituto Aspen, quello di cui si fanno portavoce Lucia Annunziata e Gianni Riotta) nonché Frank Carlucci (presidente del Carlyle Group). La Rand è stata a lungo presieduta da Donald Rumsfeld.

In una conferenza pubblicata dall’Accademia dell’aviazione militare statunitense nel marzo 2001 (gli attentati sarebbero avvenuti sei mesi dopo), l’allora Vice Presidente della Rand, Bruce Hoffman, aveva in qualche modo anticipato l’‘imprevedibile’ scenario dell’11 settembre 2001, caratterizzato da un salto di qualità aeronautica dei mezzi non convenzionali utilizzati dal terrorismo, con un preciso target. Nel rivolgersi a un pubblico di ufficiali superiori dell’aviazione militare USA, Hoffman metteva in risalto che «noi siamo intenti a preparare le nostre armi contro Al-Qā‘ida, l’organizzazione – o forse il movimento – associato a bin Lāden […] Pensate un momento a ciò che fu l’attentato-bomba contro il World Trade Center, nel 1993. Ora rendetevi conto che è possibile far cascare la Torre Nord sulla Torre Sud e uccidere 60mila persone […] Troveranno altre armi, altre tattiche e altri mezzi per raggiungere i loro obiettivi. Hanno una scelta ovvia di armi, fra cui gli UAV (ossia aerei telecomandati, ndt)».

Solo un analista visionario? Hoffman erudiva le forze aeree americane circa un canovaccio grandioso, con decine di migliaia di morti in un colpo solo.

Dopo l’11/9 risulta alquanto curioso che Hoffman abbia dichiarato invece – durante la sua audizione in qualità di esperto presso la Camera dei Rappresentanti – che, per via della loro ampiezza, gli attentati erano inimmaginabili. Fantastico, no?

Ma ci sono altri fatti che, lungi dall’accreditare imprevedibilità, sembrano eccezionali precognizioni.

Esercitazioni simili allo scenario verificatosi erano già state effettuate. Come si è potuto leggere su «USA Today», nei due anni che hanno preceduto gli attentati dell’11 settembre «il NORAD ha condotto esercitazioni che simulavano quel che la Casa Bianca ha in seguito qualificato inimmaginabile […]: l’utilizzazione di aerei dirottati come arma nel farli schiantare su degli obiettivi».

La CNN trasmise un servizio di tenore simile il giorno dopo l’articolo di «USA Today». Vi si raccontava che uno dei bersagli immaginari era il World Trade Center. In merito a queste esercitazioni, il NORAD spiegava che fanno uso di «numerosi tipi di aerei civili e militari» per giocare il ruolo di aerei dirottati e testare «l’individuazione delle traiettorie e l’identificazione [degli aerei], il decollo d’emergenza e l’intercettamento, le procedure da seguire in caso di dirottamento, il coordinamento interno ed esterno dell’agenzia, così come le procedure di sicurezza operativa e di sicurezza delle comunicazioni.»

E il portavoce del NORAD ammetteva: «Noi organizziamo quattro esercitazioni all’anno che coinvolgono tutta l’area nordamericana, e la maggioranza comprendono scenari di dirottamento aereo».

Come minimo dunque «tutta l’area nordamericana» era stata da anni accompagnata alla dimestichezza con una procedura rivolta a emergenze non poi così impensabili.

Ma c’è di più, a conti fatti. Esisteva l’ombrello di una routine in grado di togliere aloni di sospetto alle azioni che vi si riparavano. Chi prepara un attentato può includere le operazioni all’interno di tante azioni parcellizzate che fanno parte delle esercitazioni.

In corrispondenza dei fatti dell’11 settembre, anche soltanto usando le notizie di pubblico dominio siamo in grado di individuare una concentrazione abnorme di esercitazioni militari, simulazioni su vasta scala e di manovre. Possiamo annoverare tra le 15 e le 20 esercitazioni collegate a ogni elemento rilevante dell’11/9.

Nonostante la mimetizzazione nelle routine delle attività militari, altri casi ci rivelano che diverse basi militari nell’area di Washington avevano programmato esercitazioni ‘anti-terroristiche’ con stato d’allerta massimo nel periodo immediatamente precedente l’11 settembre.

Mettendoci nei panni dei soggetti golpisti in grado di manovrare un’operazione di una tale portata, questa era una misura essenziale per esercitare un ferreo controllo delle basi nel corso del ‘pronunciamiento’ che avrebbe provocato la più grande scossa mai vista al sistema di comando degli Stati Uniti.

L'ipotesi di lavoro per un'inchiesta che abbia memoria di come funziona il "terrorismo di Stato" dovrebbe partire dall'ipotesi che gli attacchi dell’11/9 vennero eseguiti, portati avanti e mascherati per mezzo di tali esercitazioni. Diventerebbe così più produttivo indagare davvero sulle cause effettive che hanno determinato la paralisi della Difesa aerea.
La questione è sempre in piedi.