Da Megachip.
12 marzo 2010
Da Washington attacchi a Fujita
17 settembre 2009
Via da Kabul, dove è sempre strage
di Pino Cabras – da Megachip.
L'inutile guerra afghana in un solo colpo ha ucciso sei italiani. Non siamo abituati a fare i conti con questi prezzi, e perciò la notizia per giorni occuperà le prime pagine. Potrebbe occupare assai meno spazio togliendo le tante cose inutili: la retorica, il cordoglio stereotipato, fino alle analisi sbagliate di questo o quell'esponente del Governo e del Partito Democratico.
Ci sarà invece poco spazio per l'unica riflessione che ora conta: come andarsene?
La notizia della strage di Kabul ha raggiunto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita ufficiale in Giappone. Probabile che interromperà il viaggio per rendere onore ai caduti con un solenne funerale di Stato. Tutti si aspettano questo da lui, che di suo non è tipo da sottrarsi ai rituali di un mondo politico che piange molto ma pensa poco. Sarebbe un atto coraggioso se invece continuasse la visita a Tokyo. Lì si è appena insediato il nuovo governo, formato per la prima volta da un partito, il Partito Democratico (quello giapponese, che è un'altra cosa), il quale da tempo pone l'urgenza di cambiare totalmente approccio alla guerra afghana, persino a partire dalla sua giustificazione originaria, gli attentati dell'11 settembre 2001, le cui versioni ufficiali sono messe in dubbio dai suoi massimi esponenti. Un coraggio che dalle nostre parti non si è meritato neanche un trafiletto.
E così continua l'immane spreco, di vite, di risorse, di prospettive. Recentemente, su «Asia Times», il giornalista d'inchiesta Pepe Escobar ha fatto un'analisi spietata sulle prospettive della guerra in Afghanistan: «dal novembre del 2001 al dicembre del 2008 l'amministrazione Bush ha bruciato 179 miliardi in Afghanistan, la NATO 102 miliardi. L'ex capo della NATO Jaap de Hoop Scheffer disse che l'Occidente avrebbe mantenuto le proprie truppe in Asia Centrale per 25 anni. Il capo di Stato maggiore britannico, Generale David Richards, lo corresse: gli anni sarebbero stati 40. Potete contare sul fatto che nel 2050 i taliban – “cattivi”, in forma e immuni al surriscaldamento globale – combatteranno ancora contro Enduring Freedom.»
Non sappiamo se la guerra durerà sino ad allora, anche perché ignoriamo se sarà considerato ancora sostenibile continuarla.
Il generale Stanley McChrystal chiede altri 45mila soldati statunitensi da aggiungere ad altri 52mila americani, e ai 68mila mercenari presenti da marzo 2009. Non stiamo includendo nel conto decine di migliaia di soldati NATO. Una simile strategia implica che in breve tempo saranno impantanati in Afghanistan più americani di quanti fossero i sovietici nel pieno dell'occupazione di quel paese oltre vent'anni fa. Tra le promesse facili di Berlusconi ora abbiamo il suo sonoro «yes» a Barack Obama, quando questi gli ha chiesto di raddoppiare il contingente italiano, dopo otto anni di una “Guerra al Terrore” che finanche la maggioranza dei cittadini americani considera praticamente senza sbocchi, cioè persa.
Una strage, Kabul come Nassiriya, sveglierà invece la retorica, le piazze da intitolare ai “nostri martiri”, in un'ottica tutta provinciale che non coglie che, da quelle parti, di Nassirya ne succedono quattro al giorno. Servirà una grande operazione di verità sulla missione in Afghanistan. Una missione di guerra, che nessuno sforzo orwelliano né la trita ampollosità di Napolitano può più mascherare – ancora oggi - come una «missione internazionale per la pace e la stabilità».
15 maggio 2009
Tutto il PD giapponese e importanti settori della società civile con Yukihisa Fujita per una nuova inchiesta sull’11/9
da reopen911.info
Yukihisa Fujita, un membro della Camera alta del Parlamento giapponese ha appena pubblicato un libro intitolato: “Ridiscussione dell’11/9 al Parlamento giapponese – Obama può cambiare gli USA?”.
I coautori del libro sono David Ray Griffin, Yumi Kikuchi ed Akira Dojimaru.
Il parlamentare Fujita è membro in carica nonché ex direttore della Commissione per gli Affari Esteri e la Difesa. In questo ruolo ha rimesso in discussione l’11 settembre in Parlamento per tre volte. Fujita ritiene che una nuova inchiesta sull’11/9, in quanto giustificazione principale della “Guerra al terrorismo”, sia necessaria per trovare delle soluzioni pacifiche.
Un ricevimento ufficiale ha avuto luogo l’8 aprile all’hotel Tokyo Dome, in occasione della pubblicazione del libro di Fujita. Questo evento è stato organizzato e promosso da un importante gruppo di sostenitori di Fujita, tra i quali il redattore capo del «Japan Times», numerosi deputati di spicco del partito democratico e svariati capitani d’industria.
Yumi Kikuchi, pacifista e attivista assai noto per le sue indagini sull’11/9, ha presentato una videoconferenza preparata dal coautore del libro, Akira Dojimaru, che si trovava in Spagna al momento dell’incontro. Nel corso della presentazione sono stati esposti in dettaglio i principali elementi in totale contraddizione con il resoconto ufficiale dell’amministrazione americana e dei mass media circa l’11/9, a chiara dimostrazione di come l’11/9 sia stato utilizzato costantemente per giustificare delle guerre.
Takao Iwami, un giornalista politico titolare di una rubrica sul quotidiano «Mainichi Shimbun» ha intervistato Fujita sul suo libro, sulle conseguenze dell’11/9 e sulla sua visione della politica mondiale. Durante la seconda parte dell’evento Fujita ha ricevuto i saluti ufficiali dai seguenti relatori:
Tadashi Inuzuka, membro del Parlamento e della commissione per gli Affari Esteri e la Difesa.
Hideaki Seo, direttore della Sundai School, presidente del forum politico di Fujita.
Yukiyo Hatoyama, Segretario Generale del Partito Democratico giapponese.
Kazuo Tanigawa, ex-ministro della Difesa e ministro della Giustizia del partito liberale democratico ‘Minshuto’, attulmente al potere.
Yasushi Kurokouchi, ex-ambasciatore in Svizzera, Nigeria e Tanzania.
Haruhiko Shiratori, padre di una vittima dell’11/9.
Yasuo Onuki, ex direttore delle redazioni Europa e USA di NHK (radiotelevisione pubblica giapponese).
Hiroshi Yamada, ex capo-redattore di delle redazioni USA ed Europa del quotidiano giapponese «Yomiuri».
Kyoji Takei, rappresentate di un importante sindacato operaio dell’industria tipografica giapponese.
Tutti i relatori hanno sostenuto incondizionatamente gli sforzi di Fujita nel sottolineare l’importanza delle questioni legate all’11/9 nel quadro di un’istanza di pace e di riconciliazione in Afghanistan e di protezione del carattere non belligerante della Costituzione giapponese. L’articolo 9 della Costituzione giapponese vieta infatti qualsiasi atto di guerra da parte dello Stato. Il Giappone ha formalmente rinunciato al diritto sovrano di muovere guerra e ha bandito l’impiego della forza per risolvere e comporre i conflitti internazionali. L’articolo 9 dichiara altresì che per perseguire tali obiettivi, il Giappone non manterrà forze armate con un potenziale militare. Tuttavia, i movimenti conservatori che sempre più pressanti chiedono una revisione dell’articolo 9 affinché il Giappone possa giocare un ruolo di maggiore rilievo nella sicurezza mondiale, stanno utilizzando l’11/9 come giustificazione sostanziale delle loro richieste. In chiusura, un saluto ufficiale di Ichiro Ozawa, capo dell’opposizione e del Partito Democratico del Giappone, è stato letto al pubblico. Nel corso di tale saluto, Ozawa ha chiesto a Fujita di perseverare con il suo lavoro.
Le seguenti personalità hanno ufficialmente manifestato il loro sostegno a questo evento:
- Katsuhiro Suzuki, portavoce del gruppo di supporto.
- Takuhiko Tsuruta, presidente dell’associazione degli abitanti della prefettura di Ibaragi
- Masanori Endou, presidente dell’associazione Fujimizu – ex governatore di Bunkyo-ku, Tokio.
- Sachio Endo, presidente della confederazione sindacale locale di Tokyo (Tokyo Local Japanese Trade Union Confederation)
- Ichiro Ozawa, capo del PD
- Azuma Koshiishi, presidente della Camera dei Consiglieri del PD.
- Naoto Kan, portavoce del PD
- Yukiyo Hatoyama, Segretario generale del PD
- Katsuya Okada, membro della Camera dei Rappresentanti, ex presidente del PD
- Seiji Maehara, membro della Camera dei Rappresentanti del PD.
- Mr. Terashima, presidente onorario del Japan Research Institute ed ex direttore (1987-1991) della Mitsui Coporation USA.
- Yukika Arima, presidente dell’associazione per il soccorso e l’assistenza
- Takao Iwami, giornalista
- Minoru Morita, giornalista
- Zuusaburou Shigeki, presidente della Kikkoman Corp.
- Kazuhisa Ogawa, analista militare
- Toshiaki Ogasawara, presidente del quotidiano «Japan Times», il più diffuso tra i giornali in lingua inglese
- Hironobu Narisawa, sindaco di Bunkyu-ku, Tokyo.
- Souya Hayama, presidente di Olympia Co. S.A.
- Masaaki Hiyama, presidente di San Trade Co.
- Tetsu Komatsu, avvocato.
- Masakazu Hagiya, avvocato
- Tsunetaka Tanaka, presidente di Hinomoto Jomae Co.
- Masatake Makamura, presidente del Comitato sindacale giapponese di elettricità, elettronica e informazione
- Kyoji Takei, presidente del Comitato sindacale giapponese dei poligrafici.
Per la prima volta, l’ampio sostegno fornito alla lotta di Fujita nella denuncia delle menzogne ufficiali sull’11/9 potrebbe diventare decisivo al momento delle elezioni, che dovranno avere luogo al più tardi entro ottobre. Tuttavia, il governo è messo sotto pressione per trovare occasioni favorevoli, mentre il paese è preda della peggiore recessione dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Se il partito di Fujita dovesse vincere le elezioni, le cose potrebbero davvero cominciare a cambiare.
24 aprile 2009, Heiner Buecker (http://www.911video.de/news/fujita/fu-en.htm).
Traduzione dal tedesco di Perry per ReOpenNews, tradotta in italiano da Milena Finazzi per Megachip.
20 febbraio 2009
Une coalition internationale d’hommes politiques veut la vérité sur le 11 Septembre
Publié le 19 février 2009 par GeantVert - ReOpenNews [ici]
Après la mobilisation purement new-yorkaise née l’été dernier et connue sous le nom de New York City 9/11 Ballot Initiative, dont le but est de se donner les moyens référendaires de demander une nouvelle enquête sur le 11-Septembre, voilà que des hommes politiques de plusieurs pays différents montent au créneau et rassemblent leurs efforts avec cet objectif nouveau : alerter des hommes politiques de tous horizons pour qu’ils les rejoignent en signant la pétition demandant une véritable enquête indépendante sur les événements du 11/9. Verrons-nous y apparaître des noms français ?
___________
par Pino Cabras pour Megachip le 15 février 2009
Peu de parlementaires dans le monde ont critiqué de façon ferme la version officielle sur les événements du 11 Septembre. Pourtant, ces quelques personnalités politiques, venant de partis et de nations différentes, ont trouvé le moyen de se coordonner pour renforcer leur action et rouvrir l’enquête sur les méga-attentats du 11/9, pierre angulaire de ce nouveau siècle et de ses guerres.
Les assemblées électives – dans leur approche des campagnes de violence des années 2000 – n’ont pas mis en place des enquêtes comparables à celles que l’Italie a connues voici quelques décennies. On comprenait alors la complexité des phénomènes et on cherchait par conséquent à fouiller dans les complicités de l’État conditionnées par la « Stratégie de la tension » (A ce sujet, lire l’ouvrage de Daniele Ganser : Les armées secrètes de l’OTAN, NdT).
Les commissions parlementaires italiennes, même si elles ne constituaient pas un tribunal capable d’apporter une vérité juridique et de « rendre la justice », étaient malgré tout en mesure de barrer la route aux velléités du pouvoir de faire porter la faute à quelque bouc émissaire. Des mouvements importants, de nombreux journaux et hommes politiques de premier plan créaient ainsi une conscience collective extrêmement forte. La recherche de la vérité sur le terrorisme se faisait sur un terrain éthique et politique de première importance, et était ressentie comme telle par une large portion de l’opinion publique, des médias et des forces politiques.
Ces dernières années, au contraire, c’est la ligne «Rumsfeld» qui l’a emporté. Les députés se sont réfugiés derrière les mots d’ordre imposés par la version officielle sur le 11/9, qui n’est autre que celle de l’Administration Bush-Cheney et de ses officines de propagande.Et pourtant, dans bien des assemblées et articles de presse, des voix importantes se sont élevées obstinément pour défendre avec force la nécessité d’une nouvelle enquête. Le réseau à travers lequel ces voix se coordonnent désormais s’appelle «Political Leaders for 9/11 Truth», autrement dit «Les leaders politiques pour la vérité sur le 11-Septembre.» Le premier noyau de parlementaires ou ex-parlementaires de cette coalition comprend, parmi ses fondateurs, les personnalités suivantes:
Berit Ås, ex-parlementaire, Norvège
Andreas von Bülow, ex-ministre de la Défense, Allemagne
Giulietto Chiesa, euro-député, Italie
Yukihisa Fujita, membre de la Chambre des Conseillers du Parlement national, Japon
Dan Hamburg, ex-membre du Congrès, État de Californie, USA
Tadashi Inuzuka, membre de la Chambre des Conseillers du
Parlement national, Japon
Karen S. Johnson, ex-sénatrice, État de l’Arizona, USA
Paul Lannoye, ex-euro-député, Belgique
Cynthia McKinney, ex-membre du Congrès, État de Géorgie, USA
Michael Meacher, ex-ministre de l’Environnement, Grande-Bretagne
Jesse Ventura, ex-gouverneur de l’État du Minnesota, USA
Political Leaders for 9/11 TruthE-mail : pl911truth@frontiernet.net
Pourtant, à ce jour, aucune réponse n’est venue des leaders politiques de Washington, ni d’ailleurs d’aucune capitale dans le monde. Notre organisation «Political Leaders for 9/11 Truth» (les leaders politiques pour la vérité sur le 11-Septembre) a été créée dans le but d’exiger une telle réponse.
Nous sommes convaincus que la vérité sur le 11/9 doit être révélée maintenant – pas dans 50 ans, dans une note de bas de page d’un livre d’histoire – de manière à pouvoir changer les politiques fondées sur l’interprétation des attaques du 11/9 de la part de l’Administration Bush-Cheney.Nous appelons donc à une nouvelle enquête indépendante sur le 11/9, qui prenne en compte les éléments de preuve documentés par des chercheurs indépendants, jusqu’ici ignorés par les gouvernements et les mass-médias.
Par «enquête indépendante», nous entendons en particulier, indépendante des administrations américaines au pouvoir avant et pendant les attentats du 11/9, et qui pourraient avoir quelque chose à cacher.
Comme démontré par Philip Shenon du New York Times dans son livre «The Commission», la Commission sur le 11/9 avait pour directeur exécutif Philip Zelikow, lequel était un proche de l’Administration Bush. Le National Institute of Standards and Technology (NIST), qui a rendu son rapport officiel sur la destruction du World Trade Center, est en fait une agence du Ministère du Commerce américain, ce qui signifie que la rédaction de ce rapport a été faite par une agence de l’Administration Bush-Cheney.
Si vous exercez actuellement - ou avez exercé – des fonctions politiques aux États-Unis ou dans tout autre pays, nous vous invitons à signer la pétition mentionnée ci-dessous (notez bien que le fait de participer à Political Leaders for 9/11 Truth signifie simplement, signer cette pétition, rien d’autre ne vous sera demandé, même si par la suite, des actions pour diffuser la vérité sur le 11/9 seront naturellement encouragées)
Vous pouvez indiquer votre disponibilité à signer la pétition en envoyant un email à l’adresse pl911truth@frontiernet.net ou bien par lettre postale à Political Leaders for 9/11 Truth, P.O. Box 2289, Show Low, AZ 85902 U.S.A.
Nous vous demandons d’indiquer précisément votre nom, vos fonctions politiques, ou toute autre information que vous voudriez voir mentionnée).
PÉTITION
CONSIDÉRANT que les enquêtes officielles sur ces attaques effectuées jusqu’à maintenant ont été dirigées par des personnes étroitement liées à l’Administration Bush-Cheney, ou de surcroit employées par elle;
CONSIDÉRANT que les organisations de chercheurs comme «Firefighters for 9/11 Truth, Lawyers for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth and Justice, and Veterans for 9/11 Truth » ont demandé une nouvelle enquête, véritablement indépendante;
CONSIDÉRANT que nous pensons que suffisamment de temps ait été laissé aux leaders politiques pour qu’ils prêtent attention à ces appels;
Notes de ReOpenNews: Lire aussi les témoignages de "Plus de 750 personnalités internationales remettent en cause le rapport de la Commission d’enquête sur le 11 septembre", (traduction française par Vigli.org)
16 febbraio 2009
Una coalizione internazionale di politici vuole la verità sull’11/9
di Pino Cabras - da «Megachip»
Nel mondo pochi parlamentari hanno tenuto ferma una visione critica nei confronti delle versioni ufficiali sui fatti dell’11 settembre 2001. Queste personalità politiche, di diverse provenienze partitiche e nazionali, hanno trovato però il modo di coordinarsi per rafforzare la loro azione e riaprire le inchieste sui mega-attentati dell’11/9, la pietra angolare del nuovo secolo e delle sue guerre.
Le assemblee elettive – misurandosi con lo stragismo degli anni duemila - non hanno tentato indagini paragonabili a quelle sperimentate in Italia per lo stragismo di qualche decennio fa. Allora si comprendeva la complessità dei fenomeni e perciò si cercava di scavare nelle complicità di Stato condizionate dalla “strategia della tensione”.
Le commissioni parlamentari italiane, per quanto non fossero tribunali in grado di portare a una verità giudiziaria sufficiente a rendere giustizia, erano tuttavia capaci di frustrare il tentativo del potere di dar la colpa a un qualche capro espiatorio. Grandi movimenti, molti giornali e autorevoli politici creavano una consapevolezza collettiva molto forte. La ricerca della verità sul terrorismo era un terreno etico e politico di fondamentale importanza, sentito come tale da larghe porzioni dell’opinione pubblica, dei media e della politica.
In questi anni invece ha vinto la linea Rumsfeld. I parlamenti si sono rifugiati nelle parole d’ordine che imponevano l’interpretazione corrente dell’11/9, che poi era quella dell’Amministrazione Bush-Cheney e delle sue officine della propaganda.
Eppure, in molte aule e in molte tribune, diverse importanti voci ostinate hanno difeso con forza la necessità di una nuova inchiesta. Il network in cui ora queste voci si coordinano si chiama “Political Leaders for 9/11 Truth”, ossia “Leader politici per la Verità sull’11/9”.
Il primo nucleo di parlamentari ed ex parlamentari della coalizione comprende fra i fondatori le seguenti personalità:
Berit Ås, ex parlamentare, NorvegiaÈ imminente l’apertura di un sito che esporrà gli obiettivi del network. Intanto potete leggere di seguito la sua carta d’intenti e la petizione per una nuova inchiesta.
Andreas von Bülow, ex ministro della difesa, Germania
Giulietto Chiesa, europarlamentare, Italia
Yukihisa Fujita, membro della Camera dei Consiglieri in seno alla Dieta nazionale, Giappone
Dan Hamburg, ex deputato californiano della Camera dei Rappresentanti in seno al Congresso (USA)
Tadashi Inuzuka, membro della Camera dei Consiglieri in seno alla Dieta nazionale, Giappone.
Karen S. Johnson, ex senatrice, Stato dell’Arizona, USA
Paul Lannoye, ex europarlamentare, Belgio
Cynthia McKinney, ex deputata georgiana della Camera dei Rappresentanti in seno al Congresso (USA)
Michael Meacher, ex ministro dell’ambiente, Regno Unito
Jesse Ventura, ex governatore dello Stato del Minnesota, USA
Political Leaders for 9/11 Truth
indirizzo e-mail: pl911truth@frontiernet.net
Studiosi e professionisti con vari tipi di competenze - tra cui architetti, chimici, ingegneri, vigili del fuoco, agenti di intelligence, avvocati, ufficiali militari, filosofi, fisici, e piloti - hanno parlato apertamente in merito alle radicali differenze tra la versione ufficiale degli attentati dell’11/9 e quel hanno invece imparato in qualità di ricercatori indipendenti.
Hanno stabilito al di là di ogni ragionevole dubbio che la versione ufficiale dell’11/9 è falsa e che, pertanto, le “inchieste” ufficiali sono davvero state operazioni di insabbiamento.
Finora, tuttavia, non vi è stata alcuna risposta da parte dei leader politici a Washington né, se è per questo, in altre capitali in tutto il mondo. La nostra organizzazione, Political Leaders for 9/11 Truth (Leader politici per la Verità sull’11/9, ndt), è stata costituita per contribuire a far scaturire una tale risposta.
Noi crediamo che la verità sul sull’11/9 abbia bisogno di essere svelata adesso - non fra 50 anni come una nota a piè di pagina nei libri di storia – in modo che possano essere cambiate le politiche fondatesi sull’interpretazione degli attacchi dell’11/9 da parte dell’amministrazione Bush-Cheney.
Pertanto, facciamo appello a una nuova inchiesta indipendente sull’11/9, che tenga conto degli elementi di prova che sono stati documentati da ricercatori indipendenti, ma finora ignorati dai governi e dai media mainstream.
Un’inchiesta "indipendente" significa, in particolare, indipendente dalle amministrazioni statunitensi che erano al potere, prima e al momento degli attentati dell’11/9, che potrebbero avere cose da nascondere.
Come dimostrato dallo scrittore del New York Times Philip Shenon nel suo libro del 2008, The Commission, la Commissione sull’11/9 era guidata dal suo direttore esecutivo, Philip Zelikow, il quale era associato molto strettamente all'amministrazione Bush. Il National Institute of Standards and Technology (NIST), che ha rilasciato i rapporti ufficiali sulla distruzione del World Trade Center, è un’agenzia del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, il che significa che, durante la scrittura di queste relazioni, era una agenzia dell’amministrazione Bush-Cheney.
Se ricoprite o avete ricoperto una carica politica negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese, siete invitati a firmare la petizione sotto riportata. (Partecipare a Political Leaders for 9/11 Truth non richiede in qualsiasi momento nient’altro che firmare la petizione, anche se ulteriori attività volte a diffondere la verità sull’11/9 saranno naturalmente incoraggiate.)
Potete indicare la vostra disponibilità a firmare la petizione sia scrivendo un’email all’indirizzo pl911truth@frontiernet.net sia per iscritto inviando una lettera a Political Leaders for 9/11 Truth, P.O. Box 2289, Show Low, AZ 85902 U.S.A.
Si prega di indicare esattamente come si desidera che il nome sia scritto, quali incarichi politici avete ricoperto, e qualsiasi altra cosa che eventualmente desideriate dire).
PETIZIONE:
CONSIDERANDO che la pubblica interpretazione degli attentati dell’11/9 da parte dell'amministrazione Bush-Cheney ha avuto conseguenze radicali, in gran parte negative, per gli Stati Uniti d'America e il mondo intero;
CONSIDERANDO che le indagini ufficiali su questi attacchi effettuate finora sono state guidate da persone strettamente allineate all’amministrazione Bush-Cheney, o perfino da essa assunte;
CONSIDERANDO che le conclusioni di tali indagini differiscono radicalmente da quelle raggiunte da ricercatori indipendenti con vari tipi di esperienza professionale;
CONSIDERANDO che le organizzazioni dei ricercatori - Firefighters for 9/11 Truth, Lawyers for 9/11 Truth, Pilots for 9/11 Truth, Scholars for 9/11 Truth and Justice, and Veterans for 9/11 Truth - hanno fatto appello a un’indagine nuova, veramente indipendente;
CONSIDERATO che riteniamo che sia passato molto tempo per i leader politici affinché prestassero attenzione a questi appelli;
PER TUTTE QUESTE RAGIONI, i sottoscritti membri di Political Leaders for 9/11 Truth, chiedono che il governo degli Stati Uniti d'America autorizzi un’indagine nuova, veramente indipendente, volta a determinare quel che è accaduto l’11/9.
28 ottobre 2008
Sull'11/9 il coraggio del PD. Quello giapponese
di Pino Cabras
È un politico molto determinato, il giapponese Yukihisa Fujita. Quest'anno ha portato in parlamento per ben tre volte la sua forte critica alle versioni ufficiali dell'11 settembre 2001, con crescente solennità e consenso. Il suo discorso del 22 ottobre 2008 ha fatto spellare le mani dei colleghi parlamentari, specie quelli del Minshutō, il Partito Democratico del Giappone. Questo partito è la principale forza di opposizione all'eterno Partito Liberaldemocratico, la Balena Bianca nipponica. Come il Partito Democratico nostrano, il Minshutō è nato dalla fusione di diverse formazioni socialiste e moderate. Diversamente dall'omologo italiano, tuttavia, ha una politica estera molto coraggiosa e molto ferma contro la guerra. La leadership del partito ha capito che smontare l'11/9 è la chiave di volta di una qualsiasi questione di pace. Perciò Fujita non è solo. Si badi, è importante. Il Minshutō non è un partitello dello zerovirgola. Ha perfino la maggioranza relativa (109 seggi su 242) alla camera alta (la Camera dei Consiglieri, o Sangiin), e da molti osservatori è ritenuto in grado di diventare alle prossime elezioni, per la prima volta, la forza trainante di un governo alternativo.
Il fatto che un partito con queste concrete ambizioni di governo non consideri la critica all'11/9 un argomento tabù, ma un tema da approfondire perentoriamente, deve fare riflettere.
Intorno a Fujita c'è molta attenzione e rispetto, anche da parte dei parlamentari di altri gruppi.
In questo clima, Fujita ha buon gioco per chiedere al governo di fermare il sostegno alle operazioni militari a guida statunitense nelle quali è coinvolta anche Tokyo. Nel suo discorso, dopo aver presentato precisi dettagli sulle gravi perdite civili e militari in Iraq e Afghanistan, Fujita va a descrivere il dibattito sollevato al Congresso USA dalla richiesta di impeachment di Bush formulata dal democratico Dennis Kucinich, sostenuta nell'estate 2008 da una maggioranza di rappresentanti. Il parlamentare nipponico ha inoltre riferito delle richieste espresse dal repubblicano Ron Paul, favorevoli all'impeachment e a nuove indagini sull'11/9.
Fujita ha dapprima sottolineato che non c'è mai stata un'indagine di polizia sulla morte di 24 cittadini giapponesi uccisi nei mega-attentati di New York, e ha quindi parlato delle domande sollevate dai familiari delle vittime dell'11/9 al cospetto del governo, rimaste senza risposta.
La richiesta di aprire una nuova inchiesta è ampiamente sostenuta dal Partito Democratico ed è stata presentata ai membri di altri partiti.
Yukihisa Fujita è fortemente impegnato a formare una coalizione internazionale intesa a chiedere un'inchiesta indipendente e internazionale sull'11/9 ed è in contatto con esponenti politici in Europa e negli Stati Uniti.
Ecco il testo dell’intervento di Fujita, [tradotto da «Luogocomune» (QUI)]:
“Nel novembre dello scorso anno ho chiesto alla Camera Superiore se il terrorismo fosse un crimine o uno strumento di guerra.
Il primo ministro Fukuda ha dichiarato che un tipico caso di terrorismo non costituisce un crimine.
Riguardo all’11 settembre, il Primo Ministro ha detto che gli attacchi mostravano un grande livello di capacità professionale e di pianificazione intenzionale.
Se prendiamo questo assunto per buono, e l’11 settembre mostra le caratteristiche di essere stato ben organizzato e pianificato, dobbiamo capire chi ha organizzato l’11 settembre per riuscire a capire come rapportarci con la guerra al terrorismo.
Voglio anche chiedere per chi e contro chi sta avendo luogo questa guerra. Per favore rispondete a queste domande con chiarezza.
Sono passati sette anni dell’11 settembre, e il Ministero di Giustizia americano non ha ancora incriminato bin Lāden.
Sulla pagina [web] internazionale dell’FBI dei terroristi più ricercati al mondo, bbin Lāden appare ricercato solo come sospettato negli attentati alle ambasciate americane in Tanzania e Kenya, ma non in relazione agli attacchi terroristici dell’11 settembre.
Dopo l’11 settembre, il governo americano ha identificato i 19 principali sospettati, ma si è poi saputo che otto di loro vivevano come normali cittadini in Medio Oriente.
Queste contraddizioni sono state rese note dalla BBC, il servizio di informazione statale inglese.
Nel 2002 è stato riconosciuto dal capo dell’FBI che non vi fossero valide prove, che reggessero in un tribunale, contro i 19 sospettati dell’11 settembre.
Tutto questo però è stato il punto di inizio della guerra al terrorismo.
Non dovrebbe il governo giapponese pretendere risposte su questi fatti fondamentali da parte del governo americano?
Se non fosse possibile verificare questi fatti, diventa evidente che non vi siano le basi per cooperare in queste attività navali, che sono al centro del nostro dibattito.
Non dovremmo quindi interrompere immediatamente la nostra collaborazione [con gli Stati Uniti]?
Il governo parte dal presupposto che vi sia una giustificazione per il nostro coinvolgimento nella guerra al terrorismo, poichè 24 giapponesi sono rimasti uccisi [negli attentati].
La guerra al terrorismo non è soltanto un problema di altri, ma è anche un problema per il popolo giapponese. Voi questo lo avete espresso ripetutamente.
Ma in realtà il governo giapponese non ha quasi mai avuto contatti con le disperate famiglie di quelle 24 vittime degli attacchi dell’11 settembre.
In aprile il Vice Ministro della nazione Kimura ha dichiarato davanti alla Commissione della Difesa che non abbiamo ricevuto alcuna richiesta da parte dei familiari delle vittime su questa materia.
Ma io vi dico che ciascuna di quelle disgraziate famiglie che ho incontrato vuole che sia data una risposta a queste domande.
Non è forse la responsabilità del governo giapponese di assicurarsi che queste disgraziate famiglie possono porre le loro domande e ricevere le loro risposte?
Vi è ora la volontà di costituire una commissione di indagine?
Voi sapete che la seguente risoluzione è stata approvata e consegnata alla Commissione dei Servizi Legali della Camera dei Deputati americana l’11 di giugno di quest’anno?
L’articolo numero 2 della risoluzione dice: per giustificare una invasione illegale sono state create delle false minacce da parte dell’Iraq.
Intenzionalmente, con intenti criminali, l’11 di settembre è stato usato a questo fine. I motivi per questa guerra erano falsi e artificiali.
Il punto numero 2 della risoluzione dice: agli americani e al parlamento è stato fatto credere che l’Iraq avesse armi di distruzione di massa.
Al punto numero 8 la risoluzione dice: in violazione del trattato delle Nazioni Unite la nazione sovrana dell’Iraq è stata invasa.
Al punto 33 la risoluzione dice: prima dell’11 settembre furono ignorati avvisi ad alto livello sui terroristi, e le comunicazioni furono bloccate.
Al punto 35 la risoluzione dice: vi è stata un’ostruzione nell’indagine sugli attacchi dell’11 settembre 2001.
Tutto questo fa parte della richiesta di impeachment contro il presidente Bush.
La risoluzione è stata presentata dal deputato Kuchinic del partito democratico. E’ stata approvata con 251 voti, compresi 24 repubblicani, contro un totale di 156 voti.
L’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul era a favore della risoluzione.
Questa risoluzione non sembra aver avuto risultati ulteriori, ma nel frattempo è già avvenuto un importante cambiamento negli Stati Uniti.
Io penso che le politiche di guerra della presidenza Bush dovranno avere fine.
Da oggi in poi il futuro richiederà dei grandi cambiamenti negli Stati Uniti. Sono segnali che la gente sente in ogni parte del mondo.
Io voglio chiedere al primo ministro che cosa pensa di tutto questo.
Io pretenderò di sapere esattamente quello che i familiari delle vittime dell’11 settembre, e l’innocente popolo afghano, vogliono sapere.
Io chiederò ai tre ministri di rispondere per favore con parole loro, e non in modo burocratico.
Qui terminano le mie domande.”
(La traduzione è dai sottotitoli in inglese del filmato).
Aggiornamento del I novembre 2008:
Il presente post è stato ripreso anche su «Megachip» [QUI], su «ZeroFilm» [QUI] e su «Luogocomune», che ha anche aggiunto la traduzione in italiano del video del discorso di Fujita [QUI].



