21 ottobre 2009

I generali della guerra del gas si preparano alla battaglia più dura

di Giulietto Chiesa - da Megachip

Improvvisamente, quando il “Nord Stream” si trova ormai sulla soglia del superamento degli ultimi ostacoli burocratici e tecnici, ecco riaffiorare, in Europa e negli Stati Uniti, le polemiche, o meglio espliciti tentativi, di fermarne l'esecuzione.

Il Nord Stream, per i non specialisti, è la grande operazione che Mosca ha intrapreso per aggirare - piazzando i tubi sul fondo del Mar Baltico, da Vyborg a Greifswald - l'ostacolo frapposto dall'Ucraina all'afflusso del suo gas agli utilizzatori occidentali. Che si tratti di un ostacolo Mosca l'ha sperimentato negli inverni scorsi, ultimi due inclusi, con due “guerre del gas” alle quali è stata costretta dalle mosse del presidente Viktor Jushenko. “Costretta, dice Putin, molto arrabbiato, perché «noi vogliamo solo vendere il nostro gas, ma Kiev ce lo impedisce».

Non si sa quanto sia costato a Gazprom, fino ad ora, tutto questo contenzioso. Il potente CEO di Gazprom, Aleksei Miller, non lo ha rivelato. Ma qualcuno a Mosca ha fatto i conti: il tappo ucraino ha fatto perdere alle casse russe, nei diciotto anni dalla fine dell'URSS, qualche cosa come 50 miliardi di dollari tra gas trafugato lungo il tragitto, gas non pagato, gas ottenuto a prezzi di gran lunga al di sotto di quelli di mercato.

Il tutto va preso, come si suol dire, con le pinze, perché l'Ucraina fornisce dati del tutto diversi. Ma resta il fatto che Mosca non aveva alternative: i gasdotti e gli oleodotti costruiti durante l'era sovietica passavano su territorio sovietico, e su quello dei paesi amici del Patto di Varsavia. Una volta crollato il sistema chi ricevette in dono dal destino la rendita di posizione costituita da quelle tubature ha potuto giocare le sue carte: o paghi di più o non passi. Ovvero: o mi dai una parte del prodotto a prezzo ridotto o non passi. In ogni caso mi prendo qualche cosa dai tubi. E se protesti io chiudo i rubinetti e ti accuso, di fronte all'Europa, di volerci ricattare per ragioni politiche, di volerci mettere tutti a secco, al freddo e in crisi industriale, di voler imporre la tua sfera d'influenza perduta con la sconfitta nella guerra fredda.

Finché si trattava di paesi amici, controllati o controllabili, Mosca ha abbozzato, improvvisando accordi che reggevano malamente, ma reggevano. Comunque passando di crisi in crisi: circa un centinaio in quindici anni, di varia entità e gravità, variamente ridipinte dalle parti con colori politici, ma con un unico denominatore comune: pagare meno.

Con la Bielorussia di Lukashenko, per esempio , salvo qualche momento difficile, ha funzionato. Anche perchè Lukashenko ha avuto pessimi rapporti con l'Occidente e all'orizzonte resta l'ipotesi di una riunificazione Russia-Bielorussia..

Ma con l'Ucraina di Jushenko (la Julia Timoshenko ha cambiato alleanze e ora pare che stia con Mosca) il discorso è divenuto insostenibile. La “rivoluzione arancione” ha messo Kiev sotto la protezione di Washington e di Bruxelles e in rotta di adesione all'Unione Europea e di ingresso nella Nato. Cioè in rotta di collisione con Mosca. Che senso avrebbe avuto, per Mosca, continuare a fare regali per accattivarsene un'amicizia ormai impossibile?

E anche in Europa non tutti erano e sono disposti a subire il ricatto ucraino. Troppo esplicito e anche pericoloso. Perché Mosca non intende essere perdente. Quindi, se il gas non passa attraverso l'Ucraina , allora i rubinetti li chiude la Russia alla fonte. Con il risultato che non solo Kiev non riceve niente e rimane sola con il suo ricatto, ma anche l'Europa non riceve niente. La Russia ci perde, in termini di minori introiti, ma l'Europa intera rimane senza un quarto dell'energia che le serve. E domani sarà ancora peggio, secondo tutte le previsioni.

Con la prospettiva molto realistica che Mosca trovi – anzi l'ha già trovato – un compratore assetato di energia, e in grado di assorbire tutto il flusso che adesso va a ovest. Si tratta della Cina. E già altri tubi si spingono a est. Ci vorrà qualche anno, ma a questo si giungerà inesorabilmente. La sete cinese è immensa.

Così Putin ha trovato orecchie e tasche sensibili, visto che il “Nord Stream” costa oltre 10 miliardi di euro. In Germania prima di tutto. L'ex cancelliere Gerhard Schroeder in testa, divenuto il CEO del progetto. Ma anche la Merkel ha abbozzato, con dietro le industrie tedesche. E adesso Sarkozy si accoda veloce.

Se poi ci metti il “South Stream”, in alternativa al “Nabucco”, per portare il gas, sotto il Mar Nero, in Bulgaria, nei Balcani, in Grecia, in Italia (e qui Putin ha trovato l'entusiastico appoggio di Berlusconi, cioè dell'Eni, e di nuovo, di Sarkozy, ecco che si delinea una situazione in cui Mosca può fornire il suo gas (e quello che contratterà con le ex repubbliche sorelle dell'Asia Centrale) agli Europei, senza sottostare ad alcun filtro.

Ovvio che questo significherà una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra Russia e Europa.

Ma questo non piace a Washington. Ecco perché si è alzata la voce del vecchio Zbignew Brzezinski, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Jimmy Carter: attenzione che Mosca vuole «isolare l'Europa dell'est dall'Europa Occidentale». Segue il coro delle proteste di tutti gli “sventurati” che restano a bocca asciutta.

Urmas Paet, ministro degli esteri estone, lamenta che i paesi baltici saranno “ignorati”. In aprile 23 ex capi di stato e di governo, capeggiati da Vaclav Havel e Lech Walesa, denunciano il tentativo di Mosca di voler ««ristabilire sfere d'influenza». La tesi è una sola: l'operazione è una minaccia rivolta contro l'Europa orientale, che diventerebbe “ricattabile” e resterebbe priva di energia.

Ma è poi vero che Bruxelles non potrebbe redistribuire, secondo criteri di mercato, il gas che comunque arriverà in abbondanza da Mosca? Non si vede come la Russia potrebbe condizionare la distribuzione europea del suo gas, una volta che esso sia giunto nei terminali del “Nord Stream” e del “South Stream”.

Il ministro degli esteri polacco, Radosław Sikorski paragona il “Nord Stream” addirittura al patto Molotov – Ribbentrop.

Questi gasdotti non s'hanno da fare. Al loro posto Washington e il coro dei suoi alleati europei preferiscono il “Nabucco”, che ha il vantaggio di bypassare completamente Mosca per andare a trovare i venditori in Turkmenistan, Kazakhstan, passando ovviamente per la Georgia e la Turchia. Operazione perfetta, se non fosse che Putin e Medvedev hanno già messo a segno la loro contromossa, e hanno alleati molto potenti, per non dire decisivi, in Europa.

Succederà di sicuro qualche cosa di grosso, nei prossimi mesi. Se Putin, Berlusconi e Gerhard Schröder hanno deciso di vedersi en privé a San Pietroburgo, proprio adesso, è perché si preparano a sostenere un'offensiva potente.


20 ottobre 2009

Storico dibattito sull’11/9 con Bigard, Laurent, Kassovitz e Harrit alla TV francese

da world911truth.org.

Avete tempo fino al 28 ottobre per imparare il francese, perché durante la trasmissione L’objet du scandaledella TV francese France 2, condotta da Guillaume Durand, andrà in onda uno storico dibattito sulla versione ufficiale degli eventi dell'11/9.

Da un lato: 4 persone con l'arduo compito di difendere la versione ufficiale. Dall'altro lato, Jean-Marie Bigard, Mathieu Kassovitz, Éric Laurent nonché l’ospite speciale Niels Harrit spiegheranno alla Francia e al mondo perché non sostengono la teoria ufficiale e perché la trovino sconcertante.

Questa è già una vittoria per il campo di Bigard/Kassovitz, che ha sfidato i media francesi affinché organizzassero un dibattito leale sull’11 settembre dopo essere stati denigrati da molti giornalisti francesi a causa della loro posizione sul tema. Diversi di questi nomi hanno ricevuto telefonate e persino minacce di morte. Ma nessun giornalista serio è stato in grado di contestare le loro posizioni né di sollevare un argomento serio contro di loro sulla base dei fatti. Ora sarà la loro occasione, e come Bigard si esprime nel video qui sotto, "buona fortuna a loro".

Questa è anche una vittoria per il movimento per la verità sull’11/9, perché la teoria ufficiale del complotto difesa dal governo USA si suppone non sia contestabile. Questo è quello che aveva detto Bush. Questo è anche ciò che Obama ha sostenuto molte volte. Il fatto stesso di aver aperto un vero e proprio dibattito pubblico, ovunque esso sia, dimostra che la materia si può invece discutere. E c’è bisogno che la si discuta. Il giorno in cui smetteremo di discutere temi importanti sarà il giorno in cui rinunceremo alla nostra libertà. Non solo si può discutere, ma il movimento per la verità sull’11 settembre sta crescendo più velocemente che mai - in tutto il mondo - e niente potrà fermarlo.

Ci auguriamo che un dibattito pubblico leale passi presto anche presso i media statunitensi. Certi esperti di recente si sono ritirati dall’offrire un dibattito pubblico leale a Charlie Sheen presso la trasmissione di Larry King alla CNN. Hanno paura di non essere in grado di difendere la teoria ufficiale del complotto?

Questa volta Bigard e Kassovitz saranno entrambi in ottima compagnia. Éric Laurent, giornalista e grande specialista di politica internazionale ha scritto un libro nel 2004, intitolato "La face cachée du 11 septembre" (ossia La verità nascosta sull’11 settembre). Ha anche scritto libri sulla guerra del Kosovo, il sistema bancario, il petrolio, l'Iran, oltre all’universalmente acclamato Il potere occulto di George W. Bush. Religione, affari, legami segreti dell'uomo alla guida del mondo. Laurent è apparso sul talk show televisivo francese "“Tout le monde en parle” con Thierry Ardisson nel 2003, in cui ha difeso il suo libro sull’11/9 nel corso di un’intervista di 32 minuti. Una grande intervista, con grandi questioni e un trattamento equo. Laurent conosce l’11/9 da dentro e da fuori.

Come se questi tre personaggi non bastassero per creare un dibattito molto forte sull’11/9, un ospite speciale si unirà ai loro ranghi. Niels Harrit, è l'autore principale dell’articolo scientifico pubblicato nel 2009 e intitolato Active Thermitic Material Discovered in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe insieme con gli scienziati Kevin Ryan e Steven E. Jones. Sarà la prima apparizione di Harrit alla TV francese.

Auguriamo buona fortuna a tutti i partecipanti e non vediamo l’ora di assistere a questo dibattito. Soprattutto, Apprezzeremmo che coloro i quali difenderanno la teoria ufficiale cerchino davvero di giustificare le loro affermazioni con argomenti reali anziché bollare i loro avversari. Definirci negazionisti dell’Olocausto non aiuterà la vostra causa. L'Olocausto è stato vero. Il Ruanda era reale. E se c'è una cosa che si dovreste imparare da questi eventi orribili è che mettere in discussione le strutture del potere è un segno di salute per una società. Perciò rassegnatevi. Ve lo abbiamo sentito dire molte volte di troppo e, detto fra noi, sembrate tutt’altro che intelligenti, quando vi nascondete dietro questa maschera.

Cercheremo di pubblicare il video qui con sottotitoli appena possibile, dopo il dibattito.




Jean-Marie Bigard mentre annuncia il dibattito
di Rudy-D

19 ottobre 2009

Oggi lo squadrismo si fa con l’emo-editing

di Pino Cabras - da Megachip.

Il Caimandrillo ci prova sempre, con le bugie. Lo fa anche nel caso dell’azione intimidatoria via etere ai danni di un giudice sgradito, quello dei calzini turchesi. Leggiamo che lui, il padrone del gossip, «avrebbe assicurato che non c’era niente di organizzato dietro il servizio televisivo e che non era stata mandata alcuna troupe sul posto per seguire appositamente il giudice.

Secondo il racconto del presidente del Consiglio si è trattato di una ripresa amatoriale fatta con un telefono cellulare.»



Bene, guardatevi il video e torniamo qui a commentarlo un po’.

Partiamo pure dalla questione del cellulare. Il premier svia subito la nostra attenzione per portarla sulle immagini “sporche” di un video realizzato non proprio in alta definizione. Il messaggio è semplice: niente di pianificato, è stato addirittura un lavoro dal basso, e la tv non ha fatto altro che ritrasmetterlo.

Oggi ci sono poche differenze qualitative fra le telecamerine “consumer” più economiche e alcuni telefonini dotati di camera. Non posso escludere che l’apparecchio che ha immortalato la vita ordinaria del magistrato-bersaglio possa essere un cellulare iPhone 3G, che ha una qualità simile a quella di una telecamerina “consumer” e possiede uno zoom regolato con uno schermo tattile. Ma cambia poco. Un telefono dotato di camera è una telecamera.

Cosa possiamo escludere allora, con assoluta certezza?

Lo chiedo a un esperto di post-produzioni video, Pier Paolo Murru: «Quello che posso escludere è che il video sia “montato in macchina”. Ovvero che gli stacchi fra le sequenze siano semplicemente gli stop fra una registrazione e l’altra (continuità temporale e cronologica).»

Berlusconi però gradisce far pensare che il lavoro sia passato direttamente dal videofonino alla nostra retina, senza manipolazioni. E invece no. Gli stacchi fra le sequenze sono ulteriori contributi entrati certamente in fase di montaggio, spiega Murru: «è evidente che sono stati montati alcuni ping pong temporali per rendere il soggetto apparentemente irrequieto (tempo 1, tempo 2, poi di nuovo tempo 1).» Un esempio? «Lui davanti al barbiere che fuma...poi sembra allontanarsi a piedi...poi di nuovo davanti al barbiere che fuma...etc.».

E questo lo notiamo tutti, con un minimo di attenzione. Ci sono accorgimenti più sottili?

«Si vedono anche chiaramente tutte le misure preventive, tese a non riflettere l’operatore sulle vetrate di fronte. Tagli compresi. C’è anche uno stile di montaggio negli stacchi. Vengono infatti usati i passaggi delle auto per staccare da una clip ad un altra. Una vera“sciccheria” dallo stile cinematografico.»

Esistono poi sequenze identiche ripetute, fatto che getta alle ortiche l’ipotesi di un girato “raw” diretto dal telefono. Sarà pur vero - come ora dice nelle sue tardive e pelosissime scuse il direttore di Videonews Claudio Brachino – che il servizio incriminato «non appartiene certo al genere dei capolavori». Ma anche senza scomodare lo Spielberg del film Duel, l’Operazione Calzini Turchesi non era certo un materiale filmato grezzo.

Non è da escludere nemmeno che abbiano agito due operatori che si alternavano la posta lungo il percorso del giudice, che è stato a tutti gli effetti pedinato. Il video casuale di uno zelante delatore di strada ragionevolmente si esaurirebbe in una breve sequenza. Si notano invece diverse luci. Quella bluastra del mattino presto, a serrande chiuse. Una luce di altro taglio più tardi.

Secondo il linguaggio degli specialisti c’è stato insomma un lavoro di “emotional editing”, un montaggio, un confezionamento emotivo che cercava di cavar sangue da una vicenda piatta. L’emo-editing si è giocato su quel minimo di azioni/atti del giudice, montati in modo da farlo apparire irrequieto, ripetitivo, ansioso, insicuro e «stravagante».

Ora Berlusconi dice che il pedinamento non era premeditato. Brachino si scusa ma rilancia strane pretese verso il giudice, che vorrebbe “convocare” a Mediaset per difendersi da capi d’imputazione formulati dall’azienda. Si stanno rilassando, in fondo, perché hanno già raggiunto il risultato di mettere sotto schiaffo chi non sgombera la strada al padrone. Sono riusciti a spostare l’attenzione dal fatto giuridico (la sentenza per un risarcimento) per concentrarla su una personalizzazione che si butta ancora una volta in politica, dove i mezzi in campo non sono più quelli del diritto, bensì dello strapotere mediatico del Caimandrillo.


17 ottobre 2009

I crimini di guerra a Gaza: l'Onu conferma il nostro racconto

di Pino Cabras - Megachip.



Ora lo dice l'Onu:
Crimini di guerra. I terribili bombardamenti di Gaza fra dicembre 2008 e gennaio 2009 da parte delle forze armate di Israele sono stati «una grave violazione del diritto umanitario internazionale». Il Consiglio per i diritti umani dell'Onu ha adottato dunque il rapporto del giudice ebreo sudafricano Richard Goldstone e dei suoi collaboratori, dopo un'indagine dettagliatissima, ricca di testimonianze, foto, documenti inequivocabili.

Nei giorni dell'operazione Piombo Fuso il mondo percepiva che qualcosa di molto grave stava accadendo, ma i media mainstream facevano di tutto per non chiamare le cose con il loro nome. Crimini di guerra. Crimini contro l'umanità.


Noi con i nostri poveri mezzi raccontavamo il sopruso, la crudeltà, il crimine già con i giusti termini, proprio quando venivano usate massicciamente armi terribili. Tenevamo gli occhi bene aperti.

Ora, in ritardo di mesi ci arrivano anche i grandi giornali. I loro Bernard-Henry Lévy e Adriano Sofri, guarda un po', hanno finito l'inchiostro per parlarne ora. Ora tacciono. Ma la verità si è fatta comunque strada. Possiamo dire che il nostro sforzo non è stato inutile.
Perciò vi proponiamo in ordine cronologico i link con gli articoli che avevamo pubblicato sull'operazione Piombo Fuso al tempo giusto. A rileggerli ora c'è l'occasione per capire come funziona la comunicazione, quali tempi si fa dettare dal potere, come invece si può raccontare la verità della guerra.

1. Gaza. È terrorismo. È strage. Si può raccontare il crimine

2. Gaza. It's terrorism. It's slaughter. Crime can be reported

3. Gaza, soluzione finale

4. Gaza: chronicle of a predictable slaughter

5. Perché stiamo perdendo

6. L’immagine coordinata della guerra e il Big Bang dei “non disinformati”

7. Ma di che si lamentano questi palestinesi?

8. Abbiamo perso dieci round. Ne restano milioni

9. La questione morale del nostro tempo

10. La giusta furia di Israele e le sue vittime a Gaza

11. Sul tetto delle macerie

12. Gaza, chi ha violato la tregua?

13. Diritti Umani: l'Onu condanna i raid israeliani e avvia un'indagine

14. Un deputato ebreo denuncia come nazisti i comportamenti israeliani a Gaza

15. L'assedio israeliano a Washington – Obama davanti ai fatti compiuti

16. Da Gaza Israele ipoteca la politica Usa in Medio Oriente

17. Su Gaza, bombe al fosforo bianco

18. E pensare che la pace era pronta...

19. Il balletto dei valori

20. Come farvi amare la guerra

21. La memoria dispari

22. Le infrazioni al cessate il fuoco: uccidere palestinesi non conta

23. L'affronto di Erdogan muta gli equilibri mediorientali

24. Le magliette che mostrano la disposizione mentale che ha portato ai crimini di Guerra a Gaza

25. Medio Oriente e guerra all’informazione

26. Report di Amnesty International sui crimini israeliani

27. Israele, la lobby Usa dei coloni

28. Armi misteriose a Gaza. Natotech per provocare amputazioni

29. Crimini di guerra a Gaza, le nuove ammissioni dei soldati israeliani

30. Come ancora si muore a Gaza

31. Le magliette che mostrano la disposizione mentale che ha portato ai crimini di Guerra a Gaza

15 ottobre 2009

Consegnato ai magistrati il papello di Riina

da Megachip



Palermo.
Sarebbe stato consegnato da Massimo Ciancimino il famoso papello di Riina ai magistrati di Palermo. Sembrava una leggenda invece il foglio contenente le richieste che il capo di Cosa Nostra nel 1992 avanzò allo Stato in cambio della fine della strategia stragista, è ora una realtà oggettiva. Già questa mattina il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, durante un dibattito contro la mafia organizzato dagli studenti di sinistra, al polo di scienze politiche dell'Università di Firenze, aveva accennato all’ ipotesi che presto la Procura ne sarebbe venuta in possesso. Ora finalmente il “papello” sarebbe negli uffici giudiziari di Palermo disponibile al vaglio degli inquirenti. Se autenticato il documento tanto atteso potrebbe mettere in discussione molte delle versioni fornite dai vari soggetti che al tempo erano venuti a conoscenza della trattativa e rappresentare davvero una svolta nella ricerca della verità sulle stragi. A parlare per primo del “papello” era stato il pentito Giovanni Brusca il 13 gennaio 1998. Interrogato nel corso del processo di Firenze sulle stragi del ’93, il pentito aveva riferito dell’esistenza di una trattativa tra il capo di Cosa Nostra e lo Stato, intavolata dopo la strage di Capaci. Fu lo stesso capo di cosa nostra ad informarlo di quel dialogo .''Si sono fatti sotto – gli disse - gli ho presentato un 'papello' di richieste lungo cosi'”. Dodici istanze che avrebbero compreso una serie di agevolazioni per cosa nostra tra cui la revisione del Maxiprocesso, l’abolizione del carcere duro per i mafiosi, la revisione della legge sulla confisca dei beni, l’annullamento della legge sui pentiti ed altri ancora. Richieste che il capo di Cosa Nostra avrebbe inoltrato alle istituzioni dopo che il capitano del Ros dei carabinieri Giuseppe De Donno e il generale Mori avevano cercato con lui un dialogo con Riina attraverso la mediazione di Vito Ciancimino. Ora resta da stabilire chi oltre ai vertici del Ros aveva garantito questa negoziazione. Le ultime dichiarazioni dell’ex Ministro Martelli e la lunga audizione della dottoressa Liliana Ferraro, nel 1992 alla direzione del Ministero degli Affari Penali, durata quattro ore proprio nella giornata di oggi forse hanno già contribuito a fare chiarezza.

Tratto da: antimafiaduemila.com.

John Bolton suggerisce un attacco nucleare all'Iran

di Daniel Luban - The Faster Time

versione italiana su Megachip.

Questo Venerdì (16 ottobre 2009, NdT), l'American Enterprise Institute (AEI) ospiterà un evento incentrato sulla questione "Israele dovrebbe attaccare l'Iran?" Alla manifestazione partecipa, tra gli altri, il superfalco anti-iraniano Michael Rubin e il famigerato "avvocato della tortura" John Yoo, ma la vera star sarà probabilmente John Bolton, l'ex ambasciatore USA all'ONU, le cui posizioni a destra di Attila lo hanno lasciato ai margini perfino all'interno della seconda amministrazione Bush

(Bolton fu infine costretto a rinunciare quando apparve chiaro che non sarebbe stato in grado di g uadagnarsi la conferma del Senato per il posto alle Nazioni Unite).

Se la recente retorica di Bolton offre qualche indicazione, la sua apparizione all'AEI può compiere l'impresa formidabile di rendere Michael Rubin credibile come colomba. Nel discutere di Iran durante un discorso tenuto lo scorso martedì presso l'Università di Chicago, Bolton sembrava fare appello niente di meno che a un primo attacco nucleare israeliano contro la Repubblica islamica (l'intervento, promosso dai Giovani Repubblicani dell'Università e dagli Amici di Israele di Chicago era intitolato, apparentemente senza una traccia di ironia, "Assicurare la pace").

«I negoziati sono falliti, e altrettanto lo sono le sanzioni», ha detto Bolton, riecheggiando la sua convinzione già in precedenza affermata sul fatto che le sanzioni si riveleranno inefficaci nel modificare il comportamento di Teheran. «Dunque ci troviamo in un punto molto infelice - un punto molto infelice – nel quale a meno che Israele sia pronto a usare armi nucleari contro il programma iraniano, l'Iran avrà armi nucleari in un futuro molto prossimo».

Bolton ha chiarito che la seconda opzione è inaccettabile. «Ci sono alcune persone nell'amministrazione che pensano che questo non sia davvero un problema, e che siamo in grado di contenere e dissuadere l'Iran, come abbiamo fatto con l'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Penso che questo sia un grande, grande errore e un approccio pericolosamente debole ... Qualunque cosa si voglia dire su di loro, almeno i sovietici credevano di passare solo una volta in questo mondo, e non erano troppo desiderosi di abbandonarlo - rispetto ad un regime teologico a Teheran che anela più alla vita nell'aldilà che alla vita sulla terra ... non credo che [la deterrenza] funzioni in questo modo con un paese come l'Iran.»

Mentre Bolton rifiutava pavidamente di esplicitare le sue conclusioni, le implicazioni delle sue tesi sono state chiare. Se né le trattative, né le sanzioni, né la deterrenza sono delle opzioni, allora con questa logica l'unica opzione che rimane è per .«Israele ...usare armi nucleari contro il programma iraniano.»

Naturalmente, non c'è nulla di nuovo da parte di Bolton e dei suoi alleati neoconservatori nel minacciare un attacco israeliano contro l'Iran. Ma l'uso da parte di Bolton della parola che inizia per N è, ritengo, una novità da parte sua, e segna una significativa escalation retorica presso i falchi.

Un attacco israeliano, nucleare o di altro tipo, senza il permesso degli Stati Uniti rimane improbabile. Ma come spesso accade, ho il sospetto che l'intenzione di Bolton non sia tanto quella di dare una descrizione accurata della realtà, quanto piuttosto quella di presidiare le posizioni estreme abbastanza da spostare i confini del dibattito nel complesso a destra.

Fonte: http://thefastertimes.com/diplomacy/2009/10/14/john-bolton-suggests-nuclear-attack-on-iran/.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

10 ottobre 2009

Bigard: satira sulle assurdità dell'11/9, ora in italiano



di Pino Cabras - da Megachip.

Vi abbiamo già mostrato i video nei quali il comico francese Jean-Marie Bigard attacca con grande forza satirica la commissione d'inchiesta ufficiale sulle vicende dell'11 settembre 2001. Come spesso accade, la forza dei comici attraversa solo in parte le barriere linguistiche. Bigard, popolarissimo in Francia, da noi è poco noto. Perciò risulta prezioso il lavoro di traduzione e di sottotitolazione in italiano realizzato da Reopen911.info, che qui vi proponiamo nei primi 5 video. Buon divertimento.


Video 1:

Video 2:


Video 3:


Video 4:


Video 5: