24 luglio 2014

Tra Putin e Frank Capra. Aria di guerra mondiale

di Pino Cabras.


http://www.pandoratv.it/?p=1587

Con Pandora TV analizziamo un originale video, un pezzo di propaganda, per giunta fatta maledettamente bene: non è tutti i giorni che si producono video con un'infografica così ben curata. La clip di 3 minuti si rivolge a un pubblico di nazionalisti russi (milioni di spettatori), ma colpisce anche chi non è il destinatario diretto, muovendo (manipolando) sensazioni profonde. Dove avevo già provato la stessa impressione? Poi dirò.

Il video incalza lo spettatore con una ricostruzione geopolitica globale che spiega la portata di quanto avviene in Ucraina e si rivolge con severità a una vasta platea di “interventisti da tastiera” o “da divano”, cioè quegli impazienti che fanno appello a Vladimir Putin affinché sconfigga i massacratori nazisti che stanno facendo strage fra i russi d'Ucraina e gli chiedono una grande azione militare diretta. Ossia un'invasione dell'Ucraina.
Il video spiega agli interventisti perché l'entrata sul suolo di un paese già virtualmente in bancarotta, qual è l'Ucraina, sarebbe chiamata aggressione, e addosserebbe soltanto ai russi le responsabilità drammatiche della sua catastrofe economica, per giunta nel contesto di una trappola bellica: gli USA, vicini a essere travolti dal debito e dalla crisi del dollaro, preferirebbero scatenare ora una grande guerra in cui bruciare i libri mastri e azzerare la spirale debitoria giunta ormai a 17 trilioni di dollari.
Dunque? «La scelta è tra una decisione cattiva e una pessima»: sopportare alcune centinaia di vittime o doverne sopportare persino milioni. Il Cremlino ha “già dato” trent'anni fa con l'Afghanistan. Fu un’altra trappola, preparata meticolosamente dagli USA ai danni dell’URSS. Ergo: oggi non si deve cadere nella trappola preparata anche a Kiev da una Washington che non cambia schema.

In Occidente non siamo più abituati a questa franchezza. A Mosca, l'ultimo paradossale sgarbo che si fa al sistema mediatico Occidentale, zavorrato dalla menzogna, è questo: manipolare le masse proprio con dosi brutali di verità. O dosi di verità brutali. È stato così anche nella impressionante conferenza stampa dei capi militari russi sul misterioso abbattimento del volo della Malaysia Airlines, mentre gli USA finora non hanno tirato fuori neanche una foto. Solo i loro megafoni tirano fuori video tratti dalla rete, grossolane falsificazioni che i media e i militari russi hanno sbugiardato in mezza giornata.

C'è in questo tutta la cifra degli anni di Putin, caratterizzati da una politica internazionale che mira a essere “prevedibile”, ossia molto chiara nel dichiarare i propri interessi di lungo periodo, che ci piacciano o meno.
Le classi dirigenti dei paesi BRICS ormai non capiscono più la “lingua di legno” dei leader politici occidentali (in prevalenza insignificanti maggiordomi dei loro opachi elemosinieri elettorali), mentre s'intendono benissimo con la dirigenza russa, che fa quel che dice e dice quel che fa. E infatti pochi giorni fa i paesi BRICS hanno deciso di fare una banca alternativa alla Banca mondiale. 
Sono decollati molti aerei da quel giorno. Uno è stato abbattuto.

Che con Putin si possa parlare chiaro lo sa molto bene anche Angela Merkel, che invece non sa che farsene delle promesse di Obama di non spiarla, e sa che una rottura con Mosca farebbe crollare l'economia tedesca con tutto il vantaggioso meccanismo di prelievo dell'euro. Eppure lei, come tutti i colleghi dei paesi NATO, ha margini di manovra sempre più stretti, in mezzo a uno spionaggio praticamente totalitario e a un conseguente potere di ricatto e intimidazione senza pari nella storia, interamente nelle mani di Washington, Londra e New York.
Contrariamente a quello che dicono gli apparati della menzogna - capaci di occultare le stragi di civili a Gaza in Terrasanta, a Mosul in Iraq e nel Donbass in Ucraina – la Russia non ha mai avuto alcuna intenzione di invadere l'Ucraina. Uno dei dispacci d'ambasciata rivelati da Wikileaks, risalente al 2008, mostra molto bene che il Cremlino aveva già chiaro allora quale sarebbe stato lo scenario più plausibile:
«Gli esperti affermano che la Russia sia assai preoccupata per le forti divisioni che esistono in Ucraina in merito alla decisione di aderire alla NATO, a causa della forte componente etnica russa che manifesta contrarietà all’adesione e che potrebbe portare a forti opposizioni, violenze o nel caso peggiore, alla guerra civile. In questo caso la Russia dovrebbe decidere se intervenire, e questa è una decisione che la Russia non vuole dover fronteggiare».
Era manifesto da anni che la Russia considerava l'eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO come un attentato diretto e immediato ai propri interessi strategici. L’istituzione recentemente avvenuta a Kiev di un regime russofobico con forti componenti naziste ha spinto Mosca a dar seguito al referendum secessionista della Crimea, riportandola alla sovranità della Russia, la quale non può permettersi di perdere le sue basi militari lì dislocate senza ricevere un danno strategico irreparabile.

E tuttavia, così come si poteva prevedere questa forma di "autotutela della superpotenza", avvenuta senza che in Crimea si sparasse, era altrettanto prevedibile che la Russia non si sarebbe precipitata dentro il trappolone teso in Ucraina orientale dalle vecchie teste d'uovo americane della guerra fredda.
Qui, c’è un'ulteriore differenza rispetto all'Occidente. Mentre Obama e Cameron aizzano alla russofobia, in Russia si dice ai nazionalisti: “non diffondere il panico!”

Si respira nel video la cupezza di questo momento, in cui i fronti di guerra si moltiplicano, e sembrano tutti in grado di accendere la grande polveriera. La clip vibra alle frequenze di questo scenario pre-apocalittico. Dove avevo già provato la stessa impressione? Ora dunque ve lo dico.
Anni fa avevo visto spezzoni di documentari di Frank Capra e John Ford che spiegavano in modo martellante e preciso le ragioni geopolitiche per le quali gli Stati Uniti andavano alla guerra contro i nazisti e i giapponesi. Di Frank Capra è memorabile Why We Fight (“Perché combattiamo”, NdT).

Nello stile e con la tecnologia del tempo, si vedevano anche lì delle infografiche chiare, mappe geopolitiche animate, frasi secche e precise, E si diceva senza addolcire la pillola che il sacrificio sarebbe stato enorme: milioni di morti, immense distese di croci. L'allusione è simile anche nel video russo di oggi.

La differenza sta nel fatto che ai combattenti americani si “vendeva” la necessità della guerra, mentre il video russo “vende” la necessità di evitarla, almeno per ora.
Eppure il peso calato sul piatto è lo stesso: una sfida mondiale, apocalittica, in cui il linguaggio è quello della “gravitas”. Perché è tornato lo spettro della guerra totale.

I russi si sono spiegati bene. Io sarei per ascoltarli con attenzione, e da europeo comincerei a scaricare nella pattumiera della storia la banda di nazistoidi e capitalisti mafiosi che massacra i russi d'Ucraina, prima che ci trascini tutti in guerra.

Il fatto che i governi e quasi tutti i partiti europei siano stati sin qui complici degli avventuristi di Kiev la dice lunga sulla loro miopia politica e la loro subalternità al disperato disegno imperiale atlantista.
Un'Europa che si auto-mutila perdendo gli affari e gli accordi di mutua sicurezza con la Russia si sta privando di ogni spiraglio per sopravvivere alla Grande Crisi. Significa affidarsi a una scommessa folle sull’orlo di una guerra combattuta in un mondo nuclearizzato.

Qualche video ben fatto bisogna farlo anche qui a Ovest, per spiegarlo a chi non ha capito la posta in gioco.


19 luglio 2014

Aereo abbattuto: sicuri che siano stati i filorussi?

di Marcello Foa.


Sono in vacanza e ho poco accesso a internet. La vicenda dell’aereo abbattuto sui cieli dell’Ucraina è molto importante e foriera di sviluppi geostrategici fondamentali. Sono colpito ma non sorpreso dal comportamento dei media occidentali e del presidente Obama che hanno puntato il dito contro i filorussi. Sin dai primi momenti dopo l’abbattimento dell’aereo ho visto molti indizi di spin, naturalmente invisibili al grande pubblico.
Io non so quale sia la verità, ma non è ragionevole nè equo in questo momento accusare i filorussi.

Il Sussidiario mi ha intervistato su questo tema, ripropongo qui il testo dell’intervista, rinnovando l’invito alla cautela.
Ci sono diversi elementi che sembrano far pendere la responsabilità di quanto accaduto verso i ribelli filorussi, lei che idea si è fatto?
Al momento mi limito a leggere e studiare tutte queste ricostruzioni con molta cautela. In prima ragione perché seguendo eventi internazionali da lungo tempo sono consapevole che ci sono in casi analoghi dei cambiamenti improvvisi e la probabilità che la verità non salti fuori in prima battuta è molto alta
La seconda ragione?
La seconda ragione è che abbiamo una memoria recente di due episodi in cui il cattivo di turno alla fine non è risultato tale.
A quali episodi si riferisce?
Mi riferisco alle accuse contro quegli stati cosiddetti canaglia che poi si sono rivelate non veritiere. E cioè l’Iraq di Saddam Hussein con le sue armi di distruzione di massa mai trovate, e le accuse alla Siria di Assad di aver compiuto stragi con armi chimiche, quando poi si è saputo che a farle sono stati i ribelli islamici dell’Isis. I lettori più attenti si ricorderanno come un anno fa per queste accuse si è arrivati a un soffio dalla guerra contro la Siria.
Però l’ipotesi dell’errore sembra alquanto ragionevole, non crede? In fondo le guerre sono costellate di terribili errori di cui pagano le conseguenze i civili.
Delle ricostruzioni che ho letto al momento non mi convince nessuna. C’è chi dice che è colpa dei russi, chi dei ribelli, c’è chi dice che in realtà il Boeing era stato seguito da jet militari ucraini e che sono stati loro a far fuoco. E’ vero che i ribelli hanno armi molto dotate, ma hanno missili, e questo è provato, che raggiungono al massimo i 4mila metri di altitudine e per centrare un aereo a 10mila metri bisogna avere armi più sofisticate.
Siamo davanti a un bel mistero, su questo non c’è dubbio…
Una risposta adesso vale l’altra. La mia sensazione è che siamo davanti a un autentico war game. Ai tempi della guerra fredda di avvenimenti analoghi ce ne sono stati molti, la gran parte dei quali ancora oggi nascosta all’opinione pubblica. Potremmo perfino supporre un avvenimento procurato allo scopo di ribaltare la guerra sul terreno. Personalmente, al momento non sposo le ricostruzioni che in queste ore prevalgono in maniera netta sui media occidentali, che cioè siano stati i filorussi.
C’è poi la gravissima responsabilità, non chiarita, di cosa ci facesse una aereo civile in una zona di guerra.
Il buon senso dice che in quella zona non bisognerebbe volare. Ma vorrei portare l’attenzione su che cosa succedeva sul terreno fino a 48 ore prima.
Si spieghi.
La guerra in Ucraina ha avuto una vampata e poi non si è saputo più niente. Se andiamo a vedere invece cosa succedeva sul terreno fino a prima dell’incidente, veniamo a sapere che gli ucraini stavano subendo pesanti sconfitte. Questo è un elemento che va considerato, un episodio di questo genere scombussola completamente le carte in tavola.
C’è un elemento però interessante delle ultime ore: Putin che dice di voler trattare con il presidente ucraino il fine duraturo delle ostilità. Che ne pensa?
Putin, se è per quello, ha parlato anche con Obama. Un’eventualità del genere me la auguro ma non ci credo.
Perché?
La crisi ucraina non nasce tanto da una situazione di differenza etnica fra russi e ucraini, quanto da una rivoluzione avvenuta nel paese. Quando ci sono interessi così alti in gioco, l’esperienza insegna che più la partita è grande, più episodi di questo tipo portano solo all’allargamento del conflitto in atto. Se la Russia viene messa all’angolo dall’Occidente il rischio è una nuova guerra fredda, con conseguenze che non possiamo immaginare e questo da europeo mi preoccupa.



Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2014/07/19/aereo-abbattuto-sicuri-che-siano-stati-i-filorussi/.

16 luglio 2014

Archivio Snowden: ecco come le spie di Stato manipolano gli internauti


Nuove rivelazioni raccolte da Greenwald: nel “cilindro” dell’agenzia britannica GCHQ i trucchi per manipolare i sondaggi, attraverso la rete di Linkedin e YouTube


da RT.com.
Tradotto da Megachip.

L'agenzia spionistica britannica ha sviluppato un certo numero di ingegnosi strumenti per monitorare e setacciare i contenuti sul web e, quando necessario, seminare informazioni devianti, ha dichiarato Glenn Greenwald nello svelare una nuova parte della documentazione di Snowden.

I documenti trapelati rivelano che gli strumenti informatici sono stati creati dal JTRIG (Joint Threat Research Intelligence Group) all'interno del GCHQ (Government Communications Headquarters, ossia il Quartier generale del governo per le comunicazioni, ndt).

Precedenti documenti avevano già descritto in maniera dettagliata l'uso da parte del JTRIG di «finte vittime di post nei blog» e di «operazioni false flag», oltre che di «honey traps» (lett: “trappole di miele”, una trama in cui la vittima è adescata in una situazione sessualmente compromettente per creare la possibilità di ricattarla, ndt) e altre diverse forme di manipolazione psicologica degli attivisti online.

Ma il nuovo documento del GCHQ appena diffuso, intitolato “JTRIG Tools and Techniques” (Strumenti e Tecniche del JTRIG, ndt), offre una più ampia visione complessiva della portata delle operazioni, compresa la loro capacità di essere invasive e di creare scompiglio e confusione nel web.

Alcuni strumenti informatici adottano le stesse metodologie per le quali gli USA e il Regno Unito avevano incriminato degli attivisti online, compresi gli attacchi concentrati che causano interruzioni di servizio (“distributed denial of service”) e gli allarmi bomba (“call bombing”).

Tweet di Greenwald: Mentre il Regno Unito discute una legge di “emergenza” per aumentare i poteri di sorveglianza, date uno sguardo alla descrizione che lo stesso GCHQ fa di quel che commette:  https://firstlook.org/theintercept/d...

Questi strumenti danno alla spie che stanno a Cheltenham la possibilità di monitorare attivamente le chiamate e la messaggeria Skype in tempo reale, sollevando la solita vecchia questione sull'affidabilità della codifica crittografica di Skype o se Microsoft stia collaborando in maniera concreta con le agenzie di spionaggio.

Nelle sue note guida scritte in stile Wikipedia, il JTRIG sostiene che la maggior parte dei suoi strumenti internet sono «operativi, collaudati e affidabili», e sollecita i propri colleghi del GCHQ affinché usino un modo di pensare non convenzionale quando hanno a che fare con gli inganni di internet.

«Non trattate questo come fosse un catalogo. Se le cose non le trovate qui, non vuol dire che non possiamo costruirle», scrive il JTRIG.

Tra gli strumenti elencati nel documento c’è il “Gestator”, che si occupa di «amplificare un dato messaggio, di norma un video, attraverso i più popolari siti multimediali (YouTube)».

Allo stesso tempo, “Challenging” dà alle spie del GCHQ la capacità di falsificare qualsiasi indirizzo di posta e di mandare messaggi sotto quella falsa identità.

“Angry Pirate” può disabilitare permanentemente un determinato account direttamente dal loro computer.

“Underpass” può cambiare il risultato dei sondaggi online, mentre “Deer Stalker” dà la possibilità di  agevolare la localizzazione georeferenziata di telefoni satellitari e GSM attraverso una chiamata silenziosa.  

Tweet di Greenwald: Hackeraggio dei sondaggi online e altre tattiche usate dal GCHQ per manipolare internet https://firstlook.org/theintercept...


Il documento del JTRIG appare in un archivio usato dal GCHQ per discutere delle proprie attività di sorveglianza online. 

L'ultima bomba di rivelazioni arriva proprio mentre il Parlamento britannico discute un disegno di legge con procedura d'urgenza per concedere al governo maggiori scusanti per i poteri di sorveglianza delle proprie agenzie di spionaggio, che il Primo Ministro David Cameron sostiene siano necessari per “aiutarci a mantenerci sicuri”.

Il GCHQ non ha emesso nessun comunicato in merito e ha pubblicato la sua solita nota, cioè che agisce «in conformità a un rigoroso quadro giuridico e politico» e che è soggetto a «stretta sorveglianza».

Ma alcune precedenti note del GCHQ trapelate nelle mani del Guardian riportavano che «la nostra preoccupazione principale è che i riferimenti alla prassi dell'agenzia (cioè la portata delle intercettazioni e cancellazioni) potrebbero portare a un dannoso dibattito pubblico che potrebbe causare guai di tipo legale ai danni dell'attuale regime».

C'è anche la possibilità che i più alti ministri e funzionari nel governo britannico non siano pienamente al corrente di cosa sia in grado di fare il GCHQ. Chris Huhne, un membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale fino al 2012 ha affermato che i ministri erano «assolutamente all’oscuro» addirittura riguardo a “Tempora”, cioè il più grande programma di sorveglianza digitale dei servizi segreti.

Nel frattempo l’organizzazione non governativa britannica Privacy International (un “cane da guardia” a difesa dei diritti alla privacy, ndt) ha presentato un'azione legale contro il GCHQ per via dell’impiego di malware utilizzati per spiare gli utenti in internet e nella telefonia mobile.



Traduzione per Megachip a cura di Tullio Cipriano.


13 luglio 2014

La talpa: NSA archivia l'80% di tutte le telefonate, non solo metadati

da RT.com.

Almeno l'80 per cento di tutte le telefonate è raccolto e archiviato in forma di file audio da parte della NSA (National Security Agency, ndt), ha rivelato l'informatore dissidente William Binney. L'ex direttore della decodificazione afferma che lo scopo ultimo dell'agenzia di spionaggio sia niente meno che il controllo totale della popolazione.

La National Security Agency mente su quel che archivia, ha affermato William Binney – uno dei dissidenti di più alto profilo mai emersi dall'NSA – durante una conferenza che si è svolta a Londra il 5 luglio, organizzata dal Center for Investigative Journalism. Binney aveva lasciato la NSA poco tempo dopo gli attentati dell’11 settembre al World Trade Center, essendo disgustato dalla piega ormai assunta dall’organizzazione in direzione della sorveglianza dei cittadini.

«Almeno l80 per cento dei cavi di fibra ottica passano per gli USA», ha dichiarato Binney, che ha precisato: «tutto ciò non avviene per caso e consente agli USA di avere la visione di tutte le comunicazioni in entrata. Almeno l80% di tutte le chiamate audio – e quindi non solo i metadati – sono registrate e archiviate negli USA. La NSA mente su cosa archivia».

Binney non ha esibito prove a sostegno di quanto dichiara, poiché non aveva portato via con sé alcun documento quando lasciò la NSA. Tuttavia, insiste sul fatto che l’organizzazione racconti il falso in merito alle proprie pratiche spionistiche di raccolta dati, e sul loro scopo ultimo.
Sostiene che le recenti decisioni della Corte Suprema lo hanno spinto a credere che la NSA non si fermerà fino a quando non assumerà il controllo completo sulla popolazione.

«Lo scopo ultimo della NSA è il controllo totale della popolazione», ha sostenuto Binney, «ma sono un po' ottimista per via di alcune recenti decisioni della Corte Suprema, come il fatto che le forze dell'ordine per lo più ora debbano avere un mandato prima di perquisire uno smartphone».

Durante il suo discorso nel corso della conferenza, Binney ha elogiato la spia diventata dissidente, Edward Snowden, per aver fatto trapelare i documenti riservati che hanno rivelato i programmi di spionaggio globale della NSA. Le ultime rivelazioni hanno dimostrato che, contrariamente a quanto ha dichiarato la NSA, la maggioranza delle informazioni raccolte dall’Agenzia provengono da cittadini comuni che non hanno alcun legame con il terrorismo. I documenti di Snowden rivelano che la NSA raccoglie da cittadini comuni dei dati che sono "sorprendentemente intimi".

Washington ha fin qui difeso i propri programmi di spionaggio sostenendo che la NSA prende di mira cittadini aventi legami con gruppi terroristici noti al fine di prevenire attentati. Binney ha sostenuto che questa è una bugia poiché la NSA, con la sua raccolta dati, non ha bloccato un attentato che sia uno.

Binney ha poi fatto notare che uno dei principali fattori che hanno consentito alla NSA di incrementare i suoi programmi di spionaggio è l’assenza di ogni supervisione negli USA. 
In particolare, ha citato il caso della Foreign Surveillance Court (FISA), che sovrintende alla materia dei mandati di perquisizione a carico di persone sospettate di terrorismo, Binney ritiene che la corte sia insignificante e costantemente schierata dalla parte del Governo USA.

«La corte FISA condivide soltanto il punto di vista del governo», ricorda Binney, e «per i suoi giudici non vi sono mai altri punti di vista da prendere in considerazione. Ci sono stati almeno 15-20 trilioni di violazioni della Costituzione nei confronti delle utenze nazionali statunitensi, e il dato si può raddoppiare a livello globale».

Le rivelazioni sui programmi statunitensi di spionaggio globale hanno scatenato un'indignazione di massa, con un giudice federale americano che ha perfino dichiarato che la sorveglianza sia pressoché di natura “orwelliana”. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha paragonato le politiche spionistiche USA a quelle grottesche messe in piedi dalla Stasi, la polizia segreta dell’ex Germania Est.






3 luglio 2014

Dichiarazione Euro-BRICS sulla crisi ucraina - 3 proposte strategiche




Noi [1], i sottoscritti membri della società civile in Europa e nei BRICS (docenti universitari e ricercatori, responsabili di gruppi di riflessione, giornalisti, rappresentanti delle imprese, rappresentanti della società civile), dichiariamo la nostra comune preoccupazione rispetto alle tendenze attualmente in atto risultanti dalla crisi in Ucraina. Queste tendenze riguardano la comunità internazionale, minacciano la sovranità dell'Ucraina e l’indipendenza dell'Europa, e stanno innescando un’insostenibile polarizzazione del sistema internazionale e hanno un impatto ai danni di un sempre fragile equilibrio geopolitico. 

Vogliamo ricordare che è in corso una storica transizione da un mondo unipolare in cui gli USA rivestono il ruolo di unica superpotenza verso un mondo multipolare, sapendo che questo processo dovrebbe essere accompagnato anziché frenato. Il mondo intero, compresa l'Europa e gli Stati Uniti, avrà da guadagnare da una riorganizzazione indirizzata collegialmente della governance globale che si fondi sul multipolarismo. 

Vogliamo riaffermare la nostra analisi [2] sul fatto che l'Europa è in grado di contribuire positivamente all’emergere pacifico di un mondo multipolare. Invero la crisi ucraina ha dimostrato che, mentre un'Europa indipendente e aperta fornisce le basi per la nascita di un mondo multipolare, un'Europa unilaterale crea le condizioni per un mondo polarizzato tra un blocco occidentale e le nuove potenze mondiali. 

Pertanto, ci opponiamo con forza all'interruzione delle relazioni euro-russe e alle sue negative conseguenze su quelle relazioni Euro-BRICS che recano in sé il futuro, siamo in disaccordo con il dispiegamento di truppe su entrambi i lati del confine euro-russo e in particolare delle truppe militari statunitensi sul territorio europeo, in combinazione con le crescenti tensioni provocate dalle politiche di libero scambio non coordinate dell'Europa e della Russia presso paesi di frontiera come l'Ucraina, la Georgia e la Moldova. 

Riteniamo che la crisi ucraina richieda l'istituzione di un’arena diplomatica ove si discutano i diritti dell’Europa e della Russia a organizzare i propri mercati comuni in un quadro di coesistenza pacifica. 

Evidenziamo la situazione di emergenza umanitaria in Ucraina nonché i crimini e abusi commessi contro le popolazioni civili durante la crisi ucraina e chiediamo che questi siano tempestivamente affrontati e investigati.
Noi riteniamo che il quadro di cooperazione Euro-BRICS sia in grado di fornire la mediazione adeguata occorrente a raggiungere un risultato positivo.
La situazione richiede dei leader globali che abbiano un alto senso di responsabilità storica e di interesse collettivo. 

Questa dichiarazione fa richiamo a questo senso di responsabilità storica e di interesse collettivo in questi termini:

-> RICONOSCERE le responsabilità condivise come condizione preliminare - Abbiamo concordato che le responsabilità per la crisi in Ucraina debbano essere condivise tra Europa e Russia. Sulla base del riconoscimento delle responsabilità di ogni protagonista in campo la pace può essere ricostruita in Ucraina e le relazioni euro-russe possono essere rivitalizzate.

-> RIPRENDERE LE RELAZIONI EURO-RUSSE PER CREARE LE CONDIZIONI PER UNA RISOLUZIONE CHE STIA IN CAPO ALL’UCRAINA- Spetta al popolo ucraino organizzare e ricostruire la pace in Ucraina. Tuttavia non c’è modo in cui le tensioni tra gli ucraini filo-russi e filo-europei possano attenuarsi, senza che le tensioni tra la Russia e l'Europa non si attenuino ancor prima. Pertanto, per il bene della pace in Ucraina, chiediamo con forza ai leader europei e russi di riavviare un dialogo costruttivo. In particolare vogliamo incoraggiare i media a fornire maggiori informazioni oggettive e a correggere qualsiasi disinformazione che possa condurre a un futuro conflitto.

-> FARE UNO SFORZO CONGIUNTO EURO-BRICS VOLTO ALLA RISOLUZIONE DELLA CRISI - Per contribuire a promuovere e mediare lo sforzo euro-russo inteso a rilanciare un dialogo orientato alle soluzioni, chiediamo con forza ai leader Euro-BRICS [3] che [4] convochino il primo "vertice Euro-BRICS per l'Ucraina", nel tentativo di stabilire le cause, individuare le soluzioni e contribuire a porre in essere le condizioni politiche e diplomatiche per la risoluzione sovrana della crisi ucraina e la prevenzione di analoghe crisi in futuro presso altri stati collocati lungo il confine euro- russo.

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I sottoscritti membri della società civile in Europa e paesi BRICS (professori universitari e ricercatori, dirigenti di gruppi di riflessione, giornalisti, rappresentanti delle imprese) in ordine alfabetico:



Adriana Abdenur - Professoressa, Istituto di Relazioni Internazionali, PUC-Rio, Rio de Janeiro, Brasile.

Marie-Hélène Caillol - Presidente LEAP/E2020 (Laboratoire européen d'Anticipation Politique), Parigi, Francia.

Jayanthi Chandrasekharan - Professore Assistente, Dipartimento di francese, Loyola College, Chennai, India.

Jose-Maria Compagni-Morales - Presidente FEFAP (Fundación para la Educación y Formación en Anticipación Política), Professore Associato IE Business School, Siviglia, Spagna

Taco Dankers - imprenditore, ingegnere del software, Dankers & Frank, Consulenza e Ingegneria del Software, Amsterdam, Paesi Bassi.

Baudouin De Sonis - direttore esecutivo, e-Forum & UE-Cina-Forum, Bruxelles, Belgio

Anna Gots - Direttore Finanziario, Forum AEGEE-Europe / European Students’ Forum, Belgio.

Harald Greib - Presidente IRPA (Internationaler Rat fur Politische Antizipation), Amburgo, Germania.

Christel Hahn - Coordinatore Generale AAFB, Germania.

Michael Kahn - Professore straordinario, Stellenbosch University, Sud Africa.

Caroline Lubbers - Responsabile del progetto Euro-BRICS, LEAP/E2020, Amsterdam, Paesi Bassi.

Zhongqi Pan - Professore presso il Centro per gli studi BRICS, Fudan University, Shanghai, Cina.

Sylvain Perifel - Coordinatore GEAB, LEAP/E2020, Parigi, Francia.

Marianne Ranke-Cormier - Presidente di Newropeans, Parigi, Francia.

Yi Shen - Professore Associato presso il Centro per gli studi BRICS, Fudan University, Shanghai, Cina.

Suyuan Sun – Ricercatore associato presso il Centro per gli studi BRICS, Fudan University, Shanghai, Cina.

Veronique Swinkels - Direttore generale, BBK / Porta Vriendschap Sterker, Amsterdam, Paesi Bassi.

Alexander Zhebit - Professore di Relazioni internazionali, Universidade Federal do Rio de Janeiro, Brasile.

Jiejin Zhu - Professore Associato presso il Centro per gli studi BRICS, Fudan University, Shanghai, Cina.


NOTE:



[1] Questa dichiarazione comune scaturisce da una storica videoconferenza, organizzata il 27 maggio 2014 da LEAP in combinazione con FEFAP e in collaborazione con la Fudan University, Shanghai), che ha riunito 28 rappresentanti di Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Paesi Bassi, Spagna, Russia e Ucraina, sul seguente tema: "L'impatto della crisi ucraina sulle relazioni Euro-BRICS, Euro-USA e BRICS - Uno scambio di opinioni Euro-BRICS sulla crisi in Ucraina in vista di possibili soluzioni". La convergenza di vedute è stata notevole e ha portato il gruppo a redigere questa dichiarazione congiunta.

[2] LEAP e MGIMO hanno avviato il processo Euro-BRICS nel 2009 sulla base di un’intuizione qui esposta: Why Euro-BRICS?. O anche qui: Concept of the 4th seminar.

[3] Almeno François Hollande, Angela Merkel, Narendra Modi, Vladimir Putin, Dilma Rousseff, Xi Jinping, Jacob Zuma.

[4] Idealmente, come evento collaterale del prossimo vertice BRICS in Brasile a metà luglio; al più tardi, all'inizio del 2015.



Traduzione a cura di Pino Cabras.

2 luglio 2014

Pagine supersegrete del Trattato Transatlantico sui Servizi


da MoviSol.org.

Mentre l'Unione Europea e gli Stati Uniti lavorano in segretezza al Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, altrettanto in segretezza si lavora al Trattato sugli Scambi nei Servizi (TISA) che coinvolge cinquanta paesi, tra cui gli USA, l'UE e la Svizzera, e riguarda il 68,2% degli scambi mondiali nel settore dei servizi.

Il 19 giugno Wikileaks ha pubblicato la bozza che riguarda i servizi finanziari. Questa consiste nell'abolizione di tutte le ultime restrizioni per le megabanche e gli hedge fund. L'aura di segretezza alla James Bond che circonda i negoziati emerge fin dalle prime righe dell'Allegato sui Servizi Finanziari, il quale afferma che "deve essere protetto da diffusione non autorizzata" e "conservato in edificio, stanza o contenitore sotto chiave o assicurato". Inoltre, esso può essere desegretato "cinque anni dopo l'entrata in vigore del TISA o, se non si giunge ad un accordo, cinque anni dopo la fine dei negoziati".

L'accordo mira alla chiusura o alla privatizzazione di qualsiasi forma di servizi forniti dal "settore pubblico", compresi la sanità, l'istruzione, i trasporti, servizi vitali per i cittadini che non dovrebbero in alcun modo essere considerati come "merci profittevoli da essere scambiate liberamente". Persino i fondi pensione statali sarebbero proibiti, in quanto vengono considerati monopoli.

Public Services International (PSI), che federa circa 669 sindacati in tutto il mondo, ha pubblicato un allarmante rapporto in aprile, intitolato TISA contro i Servizi Pubblici. Esso avverte che il TISA impedirà ai governi di fornire i servizi pubblici vitali come la sanità, gli asili nido e i servizi postali, come pure energia e acqua.

"Il TISA assicurerebbe la privatizzazione dei servizi pubblici. L'accordo proposto potrebbe anche impedire in futuro ai governi di ripristinare il controllo pubblico sui servizi, persino nei casi in cui i privati abbiano fallito".

Inoltre, esso restringerebbe la capacità dei governi di regolare settori chiave come quello finanziario e quello energetico, le telecomunicazioni e il flusso di dati transfrontaliero.

Un'altra ondata di deregulation è anche al centro dell'Allegato sui Servizi Finanziari del TISA, che mira a ridurre quasi a zero la supervisione nazionale delle attività finanziarie. Ogni parte, esso afferma, dovrà elencare i diritti monopolistici esistenti e "avviare lo sforzo di eliminarli o ridurne l'ambito".
I paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) non fanno parte dei negoziati.


28 giugno 2014

Colpo di spugna per gli inquinatori militari


EDITORIALE DALL'UTILITARIA. Un mio commento sul decreto 91/2014 del governo Renzi, che trasforma i poligoni in aree industriali e compromette le bonifiche dei siti contaminati. Una sorta di "amnistia ambientale", la più grave d'Europa.

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=1325.