Visualizzazione post con etichetta Quirra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Quirra. Mostra tutti i post

28 giugno 2014

Colpo di spugna per gli inquinatori militari


EDITORIALE DALL'UTILITARIA. Un mio commento sul decreto 91/2014 del governo Renzi, che trasforma i poligoni in aree industriali e compromette le bonifiche dei siti contaminati. Una sorta di "amnistia ambientale", la più grave d'Europa.

Fonte: http://www.pandoratv.it/?p=1325.



3 febbraio 2014

La Sardegna che toglie le Basi alla guerra

di Pino Cabras.


Nelle polemiche elettorali di queste settimane, qualcuno ha smarrito gli argomenti seri. Il tema delle servitù militari in Sardegna, con il suo carico di sofferenze, morti, ingiustizie, devastazioni ambientali, è il più serio di tutti, il vero banco di prova per misurare serietà e coerenza in vista delle elezioni del 16 febbraio.


Pagliuzza e trave? Cinque metri e migliaia di kmq

Vedo molti commentatori in zona Pigliaru-Cappellacci con in mano la matita rossa. Annotano soddisfatti che Michela Murgia ha sbagliato nell'indicare il Bruncu Spina (1829 metri s.l.m.) come montagna più alta della Sardegna, in luogo di Punta La Marmora (1834 metri s.l.m.). Per cinque metri, centinaia di commenti. La vita è fatta di priorità.
Eppure, fra i campioni dei loro schieramenti, avrebbero potuto scoprire distrazioni geografiche ben più gravi. Avrebbero bisogno, loro sì, di un bel ripasso di geografia sarda, quella che conta, quella che scompare dai loro programmi, o si annacqua nella retorica, o si perde fra le minoranze pacifiste ininfluenti dei loro schieramenti (ben presidiati dai guardiani della Nato). La lacuna si misura in decine di migliaia di km quadri a mare, e in decine di migliaia di ettari a terra. Sono le superfici sottratte alla Sardegna per le attività militari, in una misura di gran lunga superiore al resto dei territori della Repubblica Italiana e senza paragoni in Europa. Cinque metri e migliaia di kmq, ecco le misure di pagliuzza e trave, nella Sardegna del 2014.
I poligoni militari dell’isola, oltre ai 14mila ettari di servitù, occupano 24mila ettari di demanio. In tutte le altre regioni messe insieme si raggranellano appena 16mila ettari. Qui si concentra dunque il 60% dei poligoni gestiti dalle forze armate italiane. La percentuale degli ordigni esplosi nelle esercitazioni sale all’80%, senza contare le esercitazioni di forze armate straniere non comprese in questo computo.
Sono numeri da paese occupato.
Gli effetti negativi riguardano non solo i poligoni, ma aree più vaste. Le polveri inquinanti viaggiano. Lo sa il vento. E in un paese occupato la regola è semplice: qui possono sperimentare in segreto ogni tipo di arma letale, affittando a caro prezzo le strutture, qui rimangono i veleni, ma i profitti volano via, altrove. I cosiddetti indennizzi di oggi sono spiccioli che d'ora in poi dovremo considerare un insulto.


Presenza militare massiccia e vita civile: una conciliazione impossibile

Nel periodo 2005-2010 ho fatto parte del Comitato Misto Paritetico sulle Servitù Militari (CoMiPa) della Sardegna, un tavolo istituzionale con il compito di esaminare i programmi delle installazioni militari per conciliarli con i piani di assetto territoriale della Regione. La legge 898/1976 che istituiva i CoMiPa - composti alla pari da sette rappresentanti dello Stato e sette della Regione - intendeva trovare un equilibrio fra esigenze molto diverse fra di loro. Alla fine della mia esperienza mi son reso conto che in Sardegna erano esigenze inconciliabili. Troppe le pretese dei militari, e troppo il loro potere, mentre erano senza schiena i partiti sardi.
Durante le riunioni e le tante missioni sul campo del CoMiPa, ho visto da vicino la mole sproporzionata del carico di attività e presenze militari che grava sulla Sardegna. L’impatto economico e ambientale è enorme: aree a perdita d’occhio off limits, rischi ambientali con sparuti controlli, superfici sottratte ad attività economiche connaturali a quei territori, popolazioni non coinvolte, accordi mai rispettati, altri accordi ancora segreti.
Un dato su tutti mi colpisce. Durante il dopoguerra, mentre tutti i comuni costieri sardi tendevano a raddoppiare la popolazione, il comune di Teulada la vedeva dimezzare, nonostante avesse alcune delle insenature più belle del Mediterraneo e una pianura nota come il Giardino, settemila fertilissimi ettari di paradiso agrario oggi ridotti a una landa devastata dai cingoli. I terreni furono espropriati e in molti casi ottenuti anche con l’inganno, quando ai contadini fu promesso – intanto che venivano caricati sui camion - che sui loro fondi sarebbe stata fatta la riforma agraria. Piccola pesca, un film di Enrico Pitzianti, racconta bene quel che rimane di questa piccola deportazione sconosciuta.
Il disastro ambientale registrato nell'ambito del poligono di Quirra, così come emerge dalle inchieste in corso, spiega che non c'è solo un problema di giustizia, ma una vera e propria emergenza, che richiede scelte politiche di grande portata. Quando la Germania fu riunificata, ottenne un programma comunitario per la riconversione economica e sociale delle aree dipendenti dalle produzioni e dalle presenze militari. Si trattava di vasti sistemi costruiti decennio dopo decennio, e furono riconvertiti in un tempo ragionevolmente breve, con consistenti risorse non solo nazionali. Perché internazionali erano state le cause di quel prolungato impatto militare.
In un altro emisfero, a Portorico, la dismissione di un grande poligono ha comportato la creazione di un Fondo da centinaia di milioni di dollari. Qualcosa di simile, e certamente molto più in grande, serve anche per la Sardegna, da subito. Più avanti vediamo come.
La chiusura della base per sommergibili nucleari USA di La Maddalena è avvenuta nei modi che sappiamo, e rappresenta il modo in cui non dovrebbe realizzarsi una vera riconversione. Dopo la fine dell’URSS sembrava più facile chiudere qualche base e allontanarci dall’Apocalisse nucleare. Viceversa la pressione militare non si allenta. Perché accade tutto questo? È una catena lunga di fatti e luoghi che va dal Mediterraneo all'Asia centrale, fra guerre, disordini, nuovi posizionamenti geopolitici. Le basi USA nel Vicino e Medio oriente sono cresciute anno per anno, la pressione sulla Russia è aumentata sempre di più, sin dentro il cuore dell’Asia, fino a un passo dal gigante risvegliato, la Cina, a sua volta avvisata che la pressione crescerà anche per essa. Per contro Russia e Cina danno segno di rispondere con un impressionante aumento delle spese militari e il rafforzamento della loro integrazione militare nella Shanghai Cooperation Organization.
Il fatto però è che il dio della guerra si vede scavare molta terra sotto i piedi dal dio del debito. Gestire un impero costa, e le enormi spese militari stridono con i tagli in altri settori. Si apre una contraddizione nella quale possiamo inserirci. È il momento storico giusto per cambiare il posto della Sardegna nel mondo, a partire dalla funzione militare.


Togliere le basi alla guerra

I candidati delle liste della coalizione che sostiene la candidatura di Michela Murgia alla presidenza della Regione Sardegna si sono confrontati in un focus group con gli attivisti che da anni si battono contro le basi e le servitù militari in Sardegna, nonché con i familiari delle vittime della “Sindrome di Quirra”. Ne è emerso un documento molto sintetico con obiettivi chiari e ben definiti, intitolato “La Sardegna toglie le basi alla guerra”. Ecco i punti in sintesi:
  • La Regione Sardegna in base alle leggi dello Stato richiede la sospensione immediata delle attività militari nelle quali si sono registrate patologie.
  • Convocazione di una commissione indipendente internazionale per la quantificazione dei danni economici, sociali, ambientali, sanitari e culturali.
  • La Regione si dovrà impegnare in tutte le sedi (compresa quella giudiziaria) per tutelare il popolo sardo e il suo territorio dai danni causati dalla presenza militare, anche attraverso campagne informative sui rischi.
  • Apertura della vertenza con le istituzioni italiane e sovranazionali per bonifiche, dismissione e riconversione.
  • La Regione dovrà gestire i fondi per la bonifica dovuti dall'inquinatore attraverso la creazione di una filiera integrata per nuove opportunità economiche.

Tutti i punti mi sembrano ugualmente importanti, ma attiro l'attenzione in particolare sul secondo e sul terzo punto, che mirano a un vero audit sui danni accumulati in sessanta anni e individuano un quadro di reati da perseguire. Una cosa che pochi sanno è che perfino gli stessi regolamenti Nato prescrivono che si bonifichino le aree interessate dopo ogni esercitazione. In Sardegna non sono mai stati applicati, generando un cumulo abnorme di bonifiche mai fatte. Si tratta di un fatto colossale, di portata internazionale. Già da solo basterebbe a svelare l'insensibilità e la complicità criminale di intere classi dirigenti italiane, molto attente a piazzare nelle classi dirigenti sarde un solido sistema collaborazionista, a sua volta attento a spegnere, annacquare, diluire le proteste.
Anche l'ultimo punto del programma merita molta attenzione. Finora abbiamo avuto poco lavoro sotto il segno del cancro. Ma possiamo creare tanto lavoro sotto il segno della pace.
Si dovranno promuovere progetti su scala internazionale:
progetti di recupero, riconversione e valorizzazione di siti militari dismessi e loro destinazione a vantaggio di imprese con piani coerenti o per finalità turistiche/ricreative e per interventi collaterali di infrastrutturazione, riassetto del paesaggio, piccoli interventi di abbellimento delle aree edificate, interventi di urbanizzazione primaria tesi a qualificare il tessuto urbano e ambientale (che non devono, però, rappresentare l'elemento preponderante dei progetti), e opere di urbanizzazione secondaria.
Obiettivi principali: Diversificare le attività economiche nelle zone dipendenti dal settore difesa, riconvertire l'economia ed agevolare l'adeguamento delle imprese sane, in tutti gli ambiti.1

Sono impegni che può perseguire soltanto una Sardegna governata senza gli ingombri dei politici appiattiti sulle esigenze degli occupanti militari.
Chi, da attivista anti-basi, si candida nelle liste di Cappellacci e Pigliaru avrà una sorta di diritto di tribuna che consentirà grandi declamazioni in materia, ma in mezzo a un deserto. Però non sposterà di un centimetro le coalizioni di Berlusconi e Renzi, che rimangono irremovibili macchine atlantiste, obbedienti agli ordini della Nato, e del tutto indifferenti ai nostri diritti.
L'unica novità potrà venire dalla forza che acquisirà lo schieramento che si raccoglie intorno alla candidatura di Michela Murgia alla Presidenza della Regione.
Il 16 febbraio l'alternativa c'è.


1 Azioni possibili:
          • Consulenza tecnica; costituzione di associazioni; azioni di cooperazione e creazione di reti informative; scouting risorse per risanamento, rinnovamento infrastrutturale e incentivazione di attività alternative.
          • Concorsi d’idee per la riqualificazione delle aree interessate.
          • Collegamenti con istituti e agenzie che a livello internazionale si occupano di riconversione dal militare al civile [ad esempio BICC – Bonn International Center for Conversion (creato dal governo del Nord Reno Westfalia); SIPRI – Stockolm Peace Reseach Institute; NCECD; OEA - Office of Economic Adjustment del Dipartimento della Difesa USA.

5 gennaio 2011

Quirra, Sardegna. Vicino ai war games, due su tre hanno la leucemia.

di Pino Cabras - da Megachip. VIDEO in coda all'articolo.


Vi riportiamo un articolo comparso su L'Unione Sarda del 4 gennaio 2011 su una vicenda terribile, un disastro militare-ambientale che si consuma nella terra che accoglie la stragrande maggioranza delle esercitazioni militari italiane, una piccola Chernobyl che finora i grandi organi di stampa non avevano saputo affrontare, con la lodevole eccezione di un'inchiesta peraltro poco divulgata di RaiNews24 e di una dimenticata puntata di Report. Come spesso accade, sono stati gli scrittori i primi a perforare le bugie di governi e generali, in mezzo ai silenzi dei media e dei politici pavidi. La "sindrome di Quirra" è stata raccontata ad esempio in due romanzi, quello di Massimo Carlotto e Mama Sabot (Perdas de fogu), e quello di Eugenio Campus (Il pettine senza denti). Ora però tutto il disastro emerge nei tabulati di una Asl. Gli irrisi, i "complottisti", quelli che non accettavano le verità ufficiali, avevano ragione. Il caso, scommetteteci, ora non potrà più essere insabbiato.

Rapporto choc sul poligono di Quirra
L'Asl: negli ovili agnelli deformi e pastori con la leucemia


di Paolo Carta - L'Unione Sarda.


Rapporto Quirra: quasi in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Le indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, sono arrivati a risultati choc. I dati raccolti a ridosso della zona militare sono assolutamente fuori dalla norma.
Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia.

MONITORAGGIO
Il rapporto è stato spedito a metà dicembre ai responsabili del Comitato d'indagine territoriale che si sta occupando del monitoraggio ambientale della zona del poligono interforze tra le colline di Perdasdefogu e lo specchio di mare di Capo San Lorenzo. È soltanto una prima stesura del lavoro che verrà ultimato entro gennaio con il controllo degli allevamenti presenti nelle campagne di Perdasdefogu.
E probabilmente, per una ancora più compiuta analisi, sarà necessario attendere l'esito degli esami di laboratorio in corso sugli ovini e sui bovini prelevati negli allevamenti, sui vermi, sulle cozze e su parte della flora già selezionati dagli esperti.
Ma un dato già oggi è certo. Cioè che il lavoro ovile per ovile dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari ha confermato quel che da tempo sostengono pacifisti e antimilitaristi riuniti in diversi comitati: ciò che sta accadendo a Quirra è un fatto assolutamente eccezionale.

I TUMORI
L'indagine dei veterinari (arrivata dieci anni dopo le richieste ufficiali dei pacifisti alle istituzioni) ha analizzato soltanto gli allevamenti. Invece il bilancio dei decessi per tumori aggiornato in un registro a cura del comitato pacifista "Gettiamo le Basi" è ancora più grave: 23 militari e 40 persone tra i civili che pascolano, coltivano, abitano o lavorano nei pressi della zona militare.
E finisce per mettere sotto accusa le attività del poligono interforze, anche se nella loro relazione i veterinari effettuano soltanto una fotografia (inquietante) dell'esistente, senza lasciarsi andare nella spiegazione scientifica delle cause di tutto ciò, che dovrà venire dal comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale sul poligono interforze di Quirra.

LE NANOPARTICELLE
In attesa dei riscontri ufficiali del controllo del territorio, che doveva concludersi entro il 2009 ma che non è ancora terminato, quel che è emerso dai primi riscontri trapelati alimenta il dibattito intorno al poligono interforze e più in generale sugli effetti che producono tutti i campi di addestramento bellico sardi (anche quelli di Capo Frasca e Teulada) nel territorio.
La dottoressa Maria Antonietta Gatti dell'Università di Modena (consulente del ministero della Difesa nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito) ha riscontato nanoparticelle di metalli pesanti, ribattezzate polveri di guerra (perché in quelle dimensioni e forme possono essere causate soltanto da esplosioni a temperature raggiungibili solo con l'utilizzo di proiettili arricchiti) persino a Baunei, parecchio a nord rispetto al poligono del Salto di Quirra.
E adesso i riscontri dei veterinari che hanno battuto palmo a palmo la zona mettono in correlazione l'alta incidenza dei tumori negli allevatori con i casi di agnelli nati con due teste o sei zampe oppure addirittura sventrati.
NEGLI ALLEVAMENTI La ricerca palmo a palmo ha coinvolto tutti gli ovili di Quirra ed è stata confrontata con i dati raccolti in un'altra zona della Sardegna, non troppo lontana, quella di Villagrande. Qualche esempio. In un allevamento a San Lorenzo, sorto 25 anni fa, i veterinari sono venuti a conoscenza di un elevatissimo numero di aborti tra il 1985 e il 1990 e negli ultimi cinque anni sono nati capretti senza organi genitali.
Il figlio del titolare dell'allevamento si è ammalato di tumore nel febbraio del 1997 ed è morto nel novembre del 2004.
A Tintinau, l'ultimo agnello nato con gli occhi dietro le orecchie risale al dicembre del 2009 e due fratelli allevatori che accudivano il bestiame sono morti di tumore a distanza di otto mesi uno dall'altro tra il 2003 e il 2004.
Un terzo fratello è in cura per la stessa patologia dal giugno scorso a Milano. E questi sono soltanto alcuni passi della relazione di 43 pagine firmata dai veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai. Una novità per certi versi clamorosa destinata a riscrivere la storia sanitaria del Salto di Quirra e ad aprire nuovi scenari sui tumori nei pastori.
______________________________

Claudia Zuncheddu : «Vogliamo sapere la verità»


Claudia Zuncheddu, consigliere regionale dei Rossomori e da sempre in prima fila nella battaglia per la riduzione delle servitù militari e per conoscere la verità su ciò che avviene nei poligoni sardi di Quirra, Capo Frasca e Teulada, presenterà un'interrogazione all'assessore alla Sanità, Antonello Liori.
«La relazione dei veterinari delle Als di Lanusei e Cagliari - spiega Claudia Zuncheddu - squarcia il velo del silenzio su quando avviene attorno ai poligoni sardi. Ma di un fatto sono certa: le popolazioni che abitano a ridosso delle basi militari conoscevano benissimo questa situazione, per aver visto tanti familiari uccisi dai tumori e dalle leucemie in un numero assolutamente superiore ai dati standard. Perché noi tante volte parliamo di incidenza dei tumori, di numero dei casi di leucemie registrate a Quirra, spesso dimenticando che questi fatti sono riferiti a persone che si sono ammalate, che hanno sofferto, che hanno lottato contro il male. Un vero e proprio dramma per tanti».
Secondo Claudia Zuncheddu, spetta alle istituzioni intervenire: «Servono maggiori controlli, è necessario un sostegno alle popolazioni che pagano a caro prezzo, in termini economici e di salute, la vicinanza con le basi militari. La gente da sola può far poco o niente, spetta ai politici dimostrare di essere davvero vicini alle esigenze dei sardi, soprattutto di quelli che soffrono». Alcuni indagini del passato avevano avanzato l'ipotesi, smentita da più parti, che la stretta consanguineità presente in zone molto chiuse come Quirra potesse favorire l'insorgenza delle malattie.
Una tesi confutata anche da Claudia Zuncheddu (che è un medico): «Non è vero che i sardi siano più predisposti di altre popolazioni ad ammalarsi di tumore. Lo dimostrano anche gli studi sulla longevità. È invece provato che nelle zone più inquinate, attorno ai nuclei industriali come Porto Torres e Sarroch e come i poligoni, l'incidenza sia più alta proprio in relazione alle emissioni delle fabbriche e ai danni causati al territorio dai test bellici». E l'argomento inevitabilmente si sposta sulle servitù militari: «Il popolo sardo paga un prezzo troppo alto. Il 66 per cento dei poligoni italiani è ospitato in Sardegna». (p.c.)


Mariella Cao (Comitato Gettiamo le Basi): «Dati parziali ma tragici»
Il monitoraggio ambientale della zona del poligono di Quirra comprende anche l'esame della radioattività diffusa, delle onde elettromagnetiche emesse dai radar e delle nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dai test bellici. Ma è un controllo che non convince i pacifisti.
«Forze armate, Ministero della Difesa e Nato - spiega Mariella Cao, portavoce del comitato “Gettiamo le basi” - mantengono saldo il doppio ruolo di controllore e controllato, di giudice e imputato. Hanno predisposto loro stessi il piano di monitoraggio, di fatto soltnato l'acquisto di strumenti per esami che non possono dare risposte sulla cosiddetta “sindrome di Quirra”, come ammettono le stesse Forze armate e le ditte che si sono aggiudicate l'appalto. Inoltre i risultati, previsti per l'autunno del 2009 e in eterno slittamento, sono scontati, cioè daranno il marchio di qualità ambientale al poligono. In linea con quanto prevede lo stesso obiettivo iniziale: tranquillizzare la popolazione locale nonché il personale del poligono e acquisire la certificazione ambientale ».
Mariella Cao addirittura ha il sospetto che al termine del monitoraggio, «il Ministero dalla Difesa si sentirà autorizzato a respingere le richieste di risarcimento dei danni sollecitate dai familiari di chi si è ammalato di tumore a Quirra e dintorni, malgrado l'epidemia di leucemie e alterazioni genetiche provate anche dall'esame dei veterinari Asl. Se è tutto in regola, significa che non ci sono danni da pagare, può essere il risultato finale. Scandaloso». Mariella Cao osserva comunque con favore i dati parziali trapelati dai primi esami: «Evidentemente il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La ditta che deve controllare l'inquinamento dell'aria ha affidato gli esami alla dottoressa Gatti che ha trovato nanoparticelle di metalli pesanti cause di tumori addirittura a Baunei. E l'indagine veterinaria sollecitata da noi pacifisti (ed effettuata con un ritardo grottesco di 10 anni), ha fornito dati agghiaccianti sul rapporto tra malformazioni genetiche degli agnelli e i tumori negli allevatori».
I pacifisti chiedono poi che fine abbia fatto l'indagine epidemiologica sulle persone residenti prevista dall'appalto del monitoraggio ambientale e poi cancellata. «Vogliamo la verità su Quirra», chiude Mariella Cao. (p.c.)

Comunicato del Comitato Gettiamo le Basi
Monitoraggio del Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ)
Le pentole e i coperchi
Il pesante travisamento delle  posizioni del comitato Gettiamo le Basi apparso su L’Unione Sarda (“Quirra  in ritardo l’esame ambientale”20/12/2010)  impone di precisare e fare il punto.
RIEPILOGO
1 Forze Armate,  ministero della Difesa e Nato si sono arrogati e mantengono saldo il doppio ruolo, scandalosamente  inossidabile, di controllore e controllato, giudice e parte in causa. Loro hanno predisposto e gestiscono il Piano di Monitoraggio, di fatto un piano d’acquisto di strumentazioni e connessi  servizi di esame ambientale, un esame che  non può dare risposte alla “sindrome Quirra-Escalaplano” come ammettono le stesse forze armate e le  cinque ditte che si sono aggiudicate l’appalto Nato
2 I risultati del monitoraggio-placebo sono scontati, sono stati  anticipati fin dal momento dell’avvio (febbraio ’08). L’obiettivo è stato esplicitato con incredibile candore o tracotanza: “Tranquillizzare (alias sedare, narcotizzare) la popolazione locale, nonché il personale del Pisq (..) acquisire la Certificazione ambientale”, cioè dimostrare che il poligono della morte è un gioiellino ecologico, di conseguenza eludere anche l’obbligo di risarcire le vittime dell’epidemia di leucemie e alterazioni genetiche che ha come epicentro l’insediamento militare Quirra-Perdasdefogu.  Decreti del 2010 hanno già provveduto ad esonerare le forze armate dalle responsabilità penali, una sorta di  lodo Alfano pro Stati Maggiori passato sotto indecente silenzio
3  Per salvare le apparenze  si è assegnato il ruolo di controllore di facciata a una Commissione Tecnica Mista di Esperti,  nominata a cose fatte, senza possibilità d’intervento sostanziale su metodologie e tecniche disposte dai contratti appaltati. La componente civile (cinque persone prive dell’indispensabile strumentazione tecnica e di supporti finanziari) ha rifiutato il ruolo di notaio compiacente
e ha respinto al mittente l’incarico di validazione di servizi e forniture delle cinque ditte,. La patata bollente è passata alla riluttante ARPAS, l’agglomerato di pezzi e funzionari delle ASL responsabili di 50 anni di mancati controlli, sponsor delle più cervellotiche teorie “scientifiche” salvabasimilitari, dall’asineria dell’arsenico killer di Quirra (Asl 8) alle alghe insaziabili mangiatrici del torio radioattivo, rigorosamente “naturale”, che abbonda nell’arcipelago maddalenino, base atomica Usa fino al 2008 (Asl 1).
Il diavolo fa le pentole non i coperchi
Qualcosa non è andata per il verso agognato e predisposto da ministri e generali.
1 Veleni del poligono a Baunei. La ditta che si è aggiudicato il lotto “ Determinazione  radioattività aerodispersa” ha affidato la rilevazione delle nanoparticelle alla dott.ssa M.Antonietta Gatti che sa usare egregiamente i microscopi atti a ingrandire a 120.000 e le ha trovate persino a Baunei prescelta come “bianco”, punto di riferimento-comparazione dati in quanto si presupponeva totalmente esente da inquinamento.  Non trova nanoparticelle, invece, la multinazionale vincitrice del lotto più consistente e nevralgico (la SGS, una partecipata Fiat l’affittuaria stabile del poligono da mezzo secolo, presumibile corresponsabile della contaminazione), le cerca come da contratto con microscopi giocattolo che ingrandiscono solo a 8.000. Parrebbe che l’Arpas si sia ancora accorta dell’inghippo.
2 L’indagine anamnestica. L’esame delle matrici biologiche, ostinatamente voluto da Gettiamo le Basi, nonostante sia stato recepito in modo talmente limitato e inadeguato da sprofondare nel grottesco, ha fornito informazioni agghiaccianti. L’Asl 4, andando oltre il ristretto compito assegnatole di mera manovalanza a costo zero per la Difesa, ha svolto la fondamentale indagine anamnestica su greggi e pastori. I dati  emersi rendono ancora più tetro il quadro della devastazione ambientale e sanitaria che denunciamo dall’ormai lontano 2001.
Il merito dell’Asl, però, non attenua ma rafforza l’inquietante interrogativo sul perché si sia aspettato 10 anni per effettuare questa imprescindibile e doverosa raccolta dati e perché si eviti accuratamente l’indagine sanitaria delle popolazioni residenti, peraltro prevista nel decreto attuativo del Piano  e “opportunamente” evasa. Non conosciamo il costo dell’indagine anamnestica, riteniamo che non superi di molto il costo della benzina necessaria per un giro tra gli ovili. Perchè per dieci anni non si è voluto e ancora non si vuole estenderla almeno alle altre categorie a rischio (agricoltori, dipendenti civili del Pisq, militari e famiglie residenti,ecc.) e alla popolazione di Quirra?
Lo slittamento continuo della presentazione dei risultati – programmato per l’autunno 2009 -  può spiegarsi con il surplus di lavoraccio per mettere un coperchio sui dati  inopinatamente emersi?
..… e non cessa di fare nuove pentole
1 “Il primo passo”. Hanno preso a  raccontarci che  il monitoraggio in corso sarebbe il primo passo per l’accertamento della verità, però non dicono che il fantomatico passo successivo implica un costo almeno non inferiore a quello del “primo passo” in atto, € 2,5 milioni. Chi e quando lo finanzierebbe? Non risultano progetti e tantomeno impegni di spesa delle Amministrazioni competenti.
L’escamotage del “primo passo” è stato usato e abusato a partire dal 2001 nel tentativo, vano, di tranquillizzarci rimandando eternamente al futuro l’ora della verità e rendere digeribili le varie indagini, 7 su 8 respinte al mittente da Gettiamo le Basi e dall’opinione pubblica. L’indagine in corso è il passo numero nove, la nona puntata della cinica ricerca infinita mirata a NON TROVARE quello che si vuole NON TROVARE, dilazionare all’infinito l’unico intervento razionale possibile imposto dalle norme italiane e internazionali: sospensione di tutte le attività del poligono, bonifica delle terre e del mare avvelenati.
2 Deportazione o diaspora. La soluzione al problema creato dal poligono della morte è ventilata a mezza voce. Impone cautela l’eclatante effetto boomerang della proposta avanzata nel 2004 ai pescatori di Teulada del trasferimento a vita in Tunisia in graziose villette gentilmente regalate dall’Esercito Italiano e dal ministero della Difesa.  Per la popolazione del Sarrabus, Gerrei, Ogliastra si punta all’allontanamento volontario, l’auto deportazione “senza oneri per la Difesa”.
3  Uranio impoverito, Commissione Parlamentare d’Inchiesta N° 3. Il presidente dell’attuale  Commissione, Rosario Costa, asserisce: ”La problematica vaccini rappresenta uno dei filoni più rilevanti e innovativi dell’inchiesta”. Con scarsa fantasia si  ripropone il vecchio depistaggio, tentato  e fallito nel 2001, vaccini,  stress da guerra, benzene e quant'altro serva ad assolvere ministri della Difesa e Stati Maggiori. Coerentemente la Commissione  ha scelto come consulente scientifico  Franco Nobile,  membro del Comitato Nazionale Scientifico di Legambiente. Il suo studio “Prevenzione oncologica nei reduci dei Balcani” ha individuato i principali fattori di rischio della sindrome Golfo-Balcani:  vaccini e costumi patogeni dei soldati come l’uso di zampironi e insetticidi vari, sigarette,  tatuaggi, cellulari  e –  abiezione massima -  “Sia pure con una certa reticenza, diversi soggetti hanno dichiarato di assumere superalcolici”  alcuni persino una volta alla settimana,  molti una  volta al mese (pag 41). 
Ci ostiniamo a credere che il popolo sardo abbia uno scatto di dignità e indirizzi la sua volontà e le sue energie per espellere il tumore della colonizzazione militare, per liberare la Sardegna dal ruolo infamante di paradiso della guerra, vittima e complice silente di tutte le guerre di rapina sedicenti umanitarie e democratiche. Ne ha la capacità, con le sue sole forze ha costretto a fuggire da La Maddalena la potente Marina di Guerra USA.