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6 marzo 2015

Le armi USA e l'ascesa nazista in Ucraina


di Glenn Greenwald.
The Intercept. 


James Clapper, il massimo funzionario della sicurezza nazionale di Obama e direttore della National Intelligence, chiede di armare le forze ucraine: chi verrebbe rafforzato in realtà?
 


È facile dimenticare che, appena due anni fa, il presidente Obama era deciso a bombardare la Siria e a rovesciare il regime di Assad, e che organismi dell’establishment statunitense avevano lavorato alla creazione delle basi su cui si fondava quella campagna. La NPR (National Public Radio) cominciò scrupolosamente a pubblicare relazioni di funzionari statunitensi anonimi secondo cui la Siria aveva accumulato grandi quantità di armi chimiche; il New York Times riportò che Obama stava «incrementando gli aiuti ai ribelli e raddoppiando gli sforzi per radunare una coalizione di paesi allineati per abbattere Assad con la forza»; il segretario di Stato John Kerry sottolineò che la destituzione forzata di Assad era «una questione di sicurezza nazionale» nonché «una questione di credibilità degli Stati Uniti d'America».
Coloro che si opponevano alla campagna di bombardamenti contro il “cambiamento di regime” anti-Assad sostenevano che, mentre alcuni ribelli erano siriani qualsiasi, i “ribelli” armati e legittimati dagli Stati Uniti (cioè, gli unici combattenti di fatto contro Assad) erano in realtà estremisti violenti e anche terroristi legati ad Al-Qa'ida o peggio. Coloro che argomentavano tutto ciò venivano sistematicamente additati come sostenitori di Assad perché si dava il caso che questo fosse lo stesso ragionamento che faceva Assad, cioè che i combattenti più efficaci contro di lui erano jihadisti e terroristi.
Ma nel momento in cui si è reso necessario giustificare il coinvolgimento degli Stati Uniti in Siria, questo discorso a Washington è stato rapidamente trasformato da tabù in saggezza popolare. Gli Stati Uniti ora bombardano la Siria, naturalmente, ma anziché combattere contro Assad, il dittatore siriano è (ancora una volta) alleato e partner dell'America. La base logica per la campagna di bombardamenti americana è la stessa cui Assad si è a lungo richiamato: che quelli che combattono contro di lui sono peggio di lui perché sono legati ad Al-Qa'ida e ISIS (anche se per anni gli americani hanno finanziato e armato quelle fazioni e i più stretti alleati degli USA nella regione continuano a farlo).
Una dinamica simile è in atto in Russia e Ucraina. Ieri James Clapper − il massimo funzionario della sicurezza nazionale di Obama e direttore della National Intelligence − ha detto in una commissione del Senato «che sostiene l’armamento delle forze ucraine contro i separatisti filorussi», come ha riportato il Washington Post. Gli USA hanno già fornito aiuti “non letali” alle forze ucraine, e Obama ha detto che sta valutando di armarle. Chi, esattamente, verrebbe rafforzato?
Da tempo il presidente russo Vladimir Putin ha detto che gruppi ultranazionalisti, fascisti e anche neonazisti hanno guidato il colpo di Stato dell’anno scorso in Ucraina e il conseguente regime di Kiev. Anche la testata giornalistica televisiva Russia Today fa spesso riferimento al «ruolo attivo che gruppi di estrema destra hanno giocato sul versante filogovernativo in Ucraina a partire dal violento colpo di Stato dell’anno scorso».
Per questo motivo, evidenziando che armare il regime di Kiev rafforzerebbe i fascisti e i neonazisti, chiunque sarebbe immediatamente accusato di essere un propagandista di Putin: esattamente come sono stati accusati di essere propagandisti di Assad quelli che sostenevano che i migliori combattenti contro Assad erano affiliati di Al-Qa'ida (finché questa non è diventata la posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti). I resoconti dei media americani rappresentano costantemente il conflitto in Ucraina come una nobile lotta combattuta da amanti della libertà: i democratici filooccidentali di Kiev contro gli aggressivi oppressori separatisti dell’est “sostenuti dai russi”.
Ma proprio come era vero in Siria, mentre alcuni partecipanti al colpo di Stato ucraino erano ucraini normali in lotta contro un regime corrotto e oppressivo, le dichiarazioni sui teppisti fascisti che capeggiano la lotta per il governo di Kiev sono in realtà vere. Lo scorso agosto, scrivendo di politica estera dall'Ucraina orientale, Alec Luhn ha fatto queste osservazioni:

«Le forze filorusse hanno detto che stanno combattendo contro i nazionalisti e i “fascisti” ucraini, e nel caso dell’Azov e di altri battaglioni queste affermazioni sono sostanzialmente vere... Il battaglione Azov, il cui emblema comprende anche il "Sole Nero", simbolo occulto usato dalle SS naziste, è stato fondato da Andriy Biletsky, capo dei gruppi neonazisti di Assemblea Sociale Nazionale e Patrioti dell'Ucraina».

Nel mese di settembre, Shaun Walker – il corrispondente da Mosca per il Guardian ha raccontato la sua esperienza di giornalista aggregato alle forze − schierate con Kiev − del battaglione Azov, che ha definito «la forza più potente e affidabile dell'Ucraina sul fronte contro i separatisti». Mentre ha liquidato come “gonfiati” gli avvertimenti russi secondo cui questi gruppi cercano di fare pulizia etnica in tutta l’Ucraina, Walker ha descritto «le tendenze di estrema destra, anche neonaziste, di molti dei suoi membri», e ha evidenziato che «Amnesty International ha chiesto al governo ucraino di indagare sulle violazioni dei diritti e sulle possibili esecuzioni da parte di Aidar, un altro battaglione». La principale preoccupazione di Walker era che queste milizie fasciste, una volta sconfitti i separatisti, intendessero mantenere il controllo di Kiev per imporre la propria visione ultranazionalista su tutto il paese.
Da quando è avvenuto il colpo di Stato di Kiev, questi fatti spiacevoli riguardanti le forze filogovernative sono stati per lo più ignorati dalla maggior parte dei resoconti dell’establishment mediatico USA, lasciando una manciata di commentatori a rilevarli. Nel gennaio dello scorso anno, durante il colpo di Stato, Seumas Milne del Guardian ha dichiarato che il racconto della moralità occidentale sull’Ucraina – democrazia/combattenti contro Putin/oppressori − «riporta solamente il legame più superficiale con la realtà» e che, invece, «i nazionalisti di estrema destra e i fascisti sono stati al cuore delle proteste e degli attacchi contro edifici governativi». La britannica Channel 4 ha parlato del ruolo centrale svolto da estremisti di destra ultranazionalisti in quel colpo di Stato, rilevando che il senatore John McCain si è recato nella capitale ucraina [vedi foto sopra] e ha condiviso il palco con i peggiori elementi fascisti. Justin Raimondo di antiwar.com da molto tempo sta denunciando «l’ascesa di un movimento di massa autenticamente fascista nei corridoi del potere a Kiev», rilevando che, lungi dall'essere un pugno di elementi marginali, «gli attivisti dei due principali partiti fascisti in Ucraina − Svoboda e ‘Settore Destro’ – forniscono agli insorti il nerbo necessario per prendere il controllo di edifici governativi a Kiev e in tutta l'Ucraina occidentale».
Questi fatti sono ormai talmente evidenti che anche le organizzazioni occidentali più mainstream sono ora costrette a rilevarli. La scorsa settimana, Vox ha pubblicato un articolo di Amanda Taub sui «circa trenta di questi eserciti privati che combattono dalla parte ucraina», i cui «combattenti sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui rapimenti, torture ed esecuzioni senza un regolare processo». Sebbene sostenga che le milizie operino in gran parte autonomamente rispetto al governo centrale di Kiev, Taub rileva comunque la loro progressiva centralità nella lotta contro i separatisti e ne riconosce anche l'uso esplicito da parte dei funzionari di Kiev:

«Le milizie hanno anche guadagnato più potere perché il governo ucraino, guidato dal nuovo presidente Petro Poroshenko, ha portato i loro amici nelle alte sfere. Per esempio, Arsen Avakov − il ministro degli Interni di Poroshenko − è stato in precedenza il leader del blocco politico dell'ex primo ministro Yulia Timoshenko in Ucraina orientale. Ha un'alleanza di lunga data con i membri del battaglione Azov, un'organizzazione di estrema destra i cui aderenti hanno una storia di propaganda antisemita e idee neonaziste. Avakov ha usato la sua posizione per sostenere il gruppo, arrivando a nominare Vadim Troyan − un vice-leader dell’Azov − capo della polizia per l'intera regione di Kiev. E anche il leader dell’Azov, Andriy Biletsky, è ora un membro del Parlamento».

Ieri The Intercept ha pubblicato il reportage di Marcin Mamon sul ruolo che gli jihadisti stanno giocando nel conflitto per conto del governo di Kiev.
La propaganda mediatica statunitense ha cercato non solo di glorificare il regime di Kiev sopprimendo tutti questi elementi, ma ha anche attivamente demonizzato i separatisti come poco più che pedine controllate da Putin. Infatti, come Max Seddon del sito web d’informazione BuzzFeed descrive in un eccellente articolo da una roccaforte separatista in Ucraina orientale, quelli che combattono contro Kiev hanno una serie di considerevoli rimostranze contro il governo ucraino abbastanza indipendenti da qualsiasi agenda di Putin, compresa la violenza contro i civili e l’antico disprezzo per gli abitanti dell’est del paese:

«Proprio in quelle aree in cui l’Ucraina sta lottando per riconquistarle, il pressoché costante bombardamento dell’artiglieria e un blocco economico paralizzante hanno irrigidito gli atteggiamenti a un punto di non ritorno. Quasi ogni giorno un bombardamento esige la vita di civili: la madre di qualcuno, un marito, un figlio. E ogni giorno la riconciliazione tra i milioni di cittadini ucraini di qui e il governo ucraino appare sempre più lontana».

A prescindere da qualsiasi altra cosa, questo è l'ennesimo caso in cui il governo USA − seguito come sempre dal suo supporto mediatico − fabbrica un racconto morale manicheo per giustificare il proprio coinvolgimento e il militarismo. Così mentre gli Stati Uniti hanno passato anni a finanziare e armare esattamente gli elementi estremisti che dichiarano di voler combattere − in Libia, in Siria, e molto prima di questo in Afghanistan – attrezzando militarmente le forze ucraine, hanno dato potere a una squadra mostruosa di fascisti ed espliciti simpatizzanti nazisti. Il colpo di stato in sé, che il governo degli Stati Uniti ha sostenuto, quasi certamente ha fatto esattamente questo.
Si può discutere se conferire forza a questi delinquenti sia una qualità o un errore: non è certo raro per gli Stati Uniti il fatto di armare e sostenere deliberatamente elementi fascisti e altri tiranni assortiti che si pensa possano favorire gli interessi americani (si veda l’articolo odierno di David Ignatius in cui sostiene che il dittatore egiziano, il generale Abdel Fata Sisi, è malvagio come Mubarak quando si tratta di violazioni dei diritti umani, tuttavia gli Stati Uniti devono continuare fermamente a sostenerlo affinché conservi la "stabilità"). Ma almeno, quando gli Stati Uniti vanno a letto con regimi come quello saudita o quello egiziano, la maggior parte delle persone capisce il tipo di alleato che ha abbracciato. Nel caso dell'Ucraina, questi fatti sono stati quasi del tutto esclusi dal discorso principale. Ora che il funzionario capo della sicurezza nazionale di Obama chiede espressamente di armare tali forze, è vitale che si capisca la vera natura degli alleati dell'America in questo conflitto.

Foto: Sergei Chuzavkov/AP, via The Intercept
Email dell’autore: glenn.greenwald@theintercept.com

Traduzione per Megachip a cura di Emilio Marco Piano.
Link alla versione italiana: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=116784&typeb=0&Le-armi-USA-e-l-ascesa-nazista-in-Ucraina.

9 aprile 2014

Mosca: mercenari USA in Ucraina orientale.

di Kurt Nimmo - infowars.com.


Articoli e servizi dei media russi riferiscono oggi che la società di sicurezza americana Greystone ha collaborato con i fascisti di Settore Destro, nel tentativo di impedire che l'Ucraina orientale aderisca alla Federazione russa.
Greystone è un ex affiliata alla Xe (ossia la Blackwater ) con sede in Virginia e negli Emirati Arabi Uniti. Nell'impiegare «personale proveniente dalle migliori realtà militari di tutto il mondo», l'azienda offre «operazioni di stabilizzazione su larga scala che richiedono un gran numero di persone che aiutano a rendere sicura una regione».
«Siamo particolarmente preoccupati dal fatto che l'operazione coinvolge circa 150 mercenari americani di una società privata, la Greystone Ltd., vestiti con l'uniforme dell' unità speciale di polizia [ucraina] Sokol», ha affermato il Ministero degli Esteri russo in un comunicato. «Esortiamo [Kiev] affinché voglia fermare immediatamente tutti i preparativi militari che potrebbero portare a una guerra civile».


Il 10 marzo, Infowars.com ha riferito in merito alla presenza di mercenari provenienti da grandi aziende specializzate presso Donetsk, una città industriale nella parte orientale dell'Ucraina sul fiume Kalmius. Un video pubblicato su YouTube ha mostrato uomini con armi e giubbotti antiproiettile lungo una strada dove si è tenuta una manifestazione filo-russa.


Un diplomatico russo ha riferito a Interfax che 300 dipendenti della Blackwater, ora nota come Academi, erano giunti nella città filo-russa.
I mercenari presenti a Donetsk «sono soldati di ventura esperti in operazioni di combattimento», ha rivelato una fonte diplomatica a Interfax , secondo il Daily Mail. «La maggior parte di loro aveva operato in base a contratti privati in Iraq, Afghanistan e in altri stati. La maggior parte di loro provengono dagli Stati Uniti».
Durante il fine settimana gli attivisti in Ucraina orientale hanno occupato edifici governativi nelle città di Donetsk, Luhansk e Kharkiv. I membri dell'assemblea legislativa regionale nel centro industriale di Donetsk lunedì hanno proclamato la città Repubblica Popolare. I civili si sono radunati presso il municipio regionale di Donetsk e hanno issato una bandiera russa. È stato inoltre occupato dai manifestanti il palazzo dei servizi segreti a Luhansk.
Il governo accusa per le occupazioni «gruppi separatisti coordinati dai servizi speciali russi». «I nemici dell'Ucraina stanno cercando di replicare lo scenario della Crimea, ma non lasceremo che questo accada», ha dichiarato il presidente golpista Oleksandr Turchynov alla televisione ucraina.
In risposta alle occupazioni, forze speciali ucraine hanno rimosso i manifestanti dalla sede dei servizi di sicurezza ucraini a Donetsk. Un'operazione "anti-terrorismo " a Kharkiv ha ripulito un edificio governativo e arrestato circa settanta persone, secondo il ministero dell'Interno in carica dopo il colpo di Stato. Gli attivisti arrestati saranno tradotti verso le città di Poltava e Zaporijya e accusati di "separatismo, violenza e partecipazione a proteste di massa", secondo la portavoce del Ministero dell'Interno Natalia Stativko.
Vitaly Yarema, l'attuale Vice Primo Ministro ad interim per la giunta di Kiev, ha assicurato che le forze di sicurezza non assalterebbero il governo regionale. Victoria Syumar, vice capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ha detto ai media che la giunta sta negoziando con gli attivisti.
Martedì scorso, in risposta al crescente separatismo, il Parlamento Ucraino ha modificato il codice penale. Minacciare l'integrità territoriale e la sicurezza nazionale dell'Ucraina è ora un reato punibile con 3-5 anni di carcere.
Inoltre martedì, due membri del partito neofascista Svoboda hanno preso d'assalto la tribuna in Parlamento e hanno rimosso il comunista Petro Symonenko dopo aver accusato gli ultra-nazionalisti di aver fatto il gioco della Russia, utilizzando tattiche estremiste durante le manifestazioni prima del colpo di stato. Ne è seguita una rissa tra i membri di Svoboda e del Partito Comunista ucraino.





Tratto da:
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.



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19 marzo 2014

La nuova Gladio in Ucraina


di Manlio Dinucci.

Il suo nome di battaglia è Delta. È uno dei capi militari della «rivoluzione ucraina» anche se, come lui stesso dichiara, non si considera ucraino. Sotto l’elmetto porta la kippah. Ne racconta la storia l’agenzia di stampa ebraica Jta (con sede a New York), che l’ha intervistato in condizioni di anonimato, fotografandolo in tuta mimetica e giubbotto antiproiettile col viso coperto da occhiali scuri e una sciarpa nera [1].
Delta è un veterano dell’esercito israeliano, specializzatosi in combattimento urbano nella brigata di fanteria Givati, impiegata nell’operazione Piombo Fuso e in altre azioni contro Gaza, tra cui il massacro di civili nel quartiere Tel el-Hawa. Rientrato qualche anno fa in Ucraina in veste di uomo d’affari, ha formato e addestrato insieme ad altri ex militari israeliani il plotone «Caschi blu di Maidan», applicando a Kiev le tecniche di combattimento urbano sperimentate a Gaza.
Il suo plotone, dichiara alla Jta, è agli ordini di Svoboda, ossia di un partito che dietro la nuova facciata conserva la sua matrice neonazista. Proprio per tranquillizzare gli ebrei ucraini che si sentono minacciati dai neonazisti, Delta sottolinea che l’accusa di antisemitismo nei confronti di Svoboda è una «stronzata».
La presenza in Ucraina di specialisti militari israeliani è confermata dalla notizia, diffusa dalla Jta e altre agenzie ebraiche, che diversi feriti negli scontri con la polizia a Kiev sono stati subito trasportati in ospedali israeliani, evidentemente per impedire che qualcuno rivelasse altre scomode verità. Tipo quella di chi ha addestrato e armato i cecchini che, con gli stessi fucili di precisione, hanno sparato in piazza Maidan sia sui dimostranti che sui poliziotti (quasi tutti colpiti alla testa).
Tali fatti gettano ulteriore luce sul modo in cui è stato preparato e attuato il golpe di Kiev. Sotto regia Usa/Nato, attraverso la Cia e altri servizi segreti sono stati per anni reclutati, finanziati, addestrati e armati i militanti neonazisti che a Kiev hanno dato l’assalto ai palazzi governativi, e che sono stati poi istituzionalizzati come «guardia nazionale».
Una documentazione fotografica, che circola in questi giorni, mostra giovani militanti neonazisti ucraini di Uno-Unso addestrati nel 2006 in Estonia da istruttori Nato, che insegnano loro tecniche di combattimento urbano ed uso di esplosivi per sabotaggi e attentati [2]. 
Lo stesso fece la Nato durante la guerra fredda per formare la struttura paramilitare segreta di tipo «stay-behind», col nome in codice «Gladio». Attiva anche in Italia dove, a Camp Darby e in altre basi, vennero addestrati gruppi neofascisti preparandoli ad attentati e a un eventuale colpo di stato. Una analoga struttura paramilitare è stata creata e usata oggi in Ucraina, servendosi anche di specialisti israeliani.
Il colpo di stato non avrebbe potuto però riuscire se la Nato non avesse legato a sé gran parte dei vertici militari ucraini, formandoli per anni nel Nato Defense College e in «operazioni per la pace» a guida Nato. E non è difficile immaginare che, sotto quella ufficiale, sia stata costruita una rete segreta. 
Le forze armate ucraine hanno così obbedito all’ordine della Nato di «restare neutrali», mentre era in corso il golpe. Dopo, la loro direzione è stata assunta da Andriy Parubiy, cofondatore del partito socialnazionalista ridenominato Svoboda, divenuto segretario del Comitato di difesa nazionale, e, in veste di ministro della difesa, da Igor Tenjukh, legato a Svoboda.
Sicuramente è già iniziata l’epurazione (o eliminazione) degli ufficiali non ritenuti affidabili. Mentre la Nato, che già di fatto si è annessa l’Ucraina, dichiara il referendum in Crimea «illegale e illegittimo».



NOTE:
[1] “Soldati israeliani mimetizzati a Maidan”, Rete Voltaire, 8 marzo 2014.
[2] “I manifestanti di Maidan addestrati dalla NATO nel 2006”, Rete Voltaire, 7 febbraio 2014.