di Paul Joseph Watson - Prison Planet.com
Il consulente legale senior della Commissione sull’11/9, John Farmer, sostiene che il governo deliberò di non raccontare la verità sull’11/9, confermando con ciò le affermazioni dei colleghi membri della Commissione d’inchiesta, i quali erano giunti a concludere che il Pentagono si era impegnato in un inganno deliberato in merito alla sua risposta all’attacco.
Farmer ha ricoperto l’incarico di consulente senior della Commissione sull’11/9 (ufficialmente nota come la Commissione nazionale sugli attentati terroristici contro gli Stati Uniti), ed è anche un ex Attorney General del New Jersey.
Il libro di Farmer sulla sua esperienza di lavoro per la Commissione è intitolato The Ground Truth: The Story Behind America’s Defense on 9/11 (La verità sul terreno: il retroscena della Difesa americana dell’11/9, Ndt), ed è in uscita [a partire dal 15 aprile 2009].
Il libro rivela come «il pubblico sia stato seriamente fuorviato su quanto è avvenuto durante la mattina degli attentati,» e lo stesso Farmer dichiara che «a un qualche livello di governo, a un certo punto... c'è stato un accordo inteso a non dire la verità su ciò che è accaduto».
Solo i molto ingenui contesterebbero che un accordo per non dire la verità sia un accordo per mentire. La tesi di Farmer è che il governo ha accettato di creare una versione ufficiale spuria degli eventi, per coprire la vera storia che sta dietro l’11/9.
L'editore del libro, Houghton Mifflin Harcourt, afferma che «Farmer argomenta l’ipotesi necessariamente convincente che la versione ufficiale non solo è quasi del tutto falsa, ma serve a creare una falsa impressione di ordine e sicurezza.»
Nel mese di agosto 2006, il «Washington Post» riferiva: «Alcuni membri dello staff e dei commissari dell’organismo d’inchiesta sull’11 settembre hanno concluso che la versione iniziale del Pentagono su come ha reagito agli gli attacchi terroristici del 2001 potrebbe essere stata parte di un deliberato tentativo di indurre in errore la Commissione e il pubblico, anziché un’espressione della nebulosità degli eventi di quel giorno, secondo fonti coinvolte nella discussione.»
L’articolo ha evidenziato come la commissione, composta da 10 membri, ha fortemente sospettato un inganno al punto che ha considerato di sottoporre la questione al Dipartimento della giustizia per un’inchiesta penale.
«A tutt’oggi non sappiamo il motivo per cui il NORAD [il comando aerospaziale nordamericano] ci ha detto quello che ci ha detto,» ha detto Thomas H. Kean, ex governatore repubblicano nel New Jersey, che ha guidato la Commissione. «È stato così lontano dalla verità… È uno di quei casi in cui non si trova mai il bandolo della matassa».
Lo stesso Farmer è citato nell’articolo del «Washington Post», dove afferma: «mi ha sconvolto il modo in cui la verità era diversa dal modo in cui è stata descritta .... I nastri [della difesa aerea NORAD] raccontavano una storia radicalmente diversa da quella che era stata raccontata a noi e al pubblico per due anni .... Non era una storia manipolata . Era una storia non vera.»
Come abbiamo anche segnalato nell’agosto 2006, le parti pubblicate delle registrazioni NORAD dell’11/9, illustrate in un articolo di «Vanity Fair», facevano ben poco per rispondere ai quesiti degli scettici circa l'impotenza delle difese aeree USA durante l’11/9, e se non altro hanno aumentato l’attenzione sulla incompatibilità della versione ufficiale degli eventi, con quanto si sa realmente accaduto in quel giorno.
A scanso di equivoci, Farmer non sta dicendo che l’11/9 sia stata una trama orchestrata dall'interno, e tuttavia, la testimonianza di Farmer, insieme a quella dei suoi colleghi membri della Commissione sull’11/9, dimostra definitivamente che, qualunque cosa sia realmente accaduta l’11/9, la versione ufficiale, così come è stata raccontata al pubblico quel giorno, e ciò che rimane oggi delle versioni dei fatti fornite dalle autorità, sono una menzogna – stando alle stesse persone che erano incaricate dal governo di indagare. Questo è un dato di fatto che nessun debunker o apologeta governativo può legittimamente negare ancora.
Articolo originale:
9/11 Commission Counsel: Government Agreed to Lie About 9/11
Traduzione a cura di Pino Cabras per Megachip [QUI]
20 aprile 2009
Un consulente legale della Commissione sull’11/9: il governo ha deliberato di mentire sulla versione dei fatti
15 aprile 2009
I terremoti distruggono le case e uccidono le persone. Il silenzio dell'informazione uccide le coscienze
Venerdi 17 aprile tutti sotto la RAI a Viale Mazzini alle ore 17.00
Vauro sospeso da Annozero...
Santoro in "penitenza"...
Radio Città Aperta e Megachip invitano tutti a farsi sentire con forza per protestare contro l'imbavagliamento dell'informazione scomoda.
Rivendichiamo il diritto di remare contro il "manovratore"
Difendiamo la libertà e la dignità dell'informazione
Il tentativo di tappare la bocca alle denunce della trasmissione AnnoZero sulla situazione in Abruzzo dopo il terremoto non deve passare.
La complicità degli apparati politici e dei massmedia con 'imbavagliamento dell'informazione sulla reale situazione nell'Abruzzo devastato dal terremoto è la vera indecenza che va smascherata.
14 aprile 2009
Niels Harrit: «Altro che “pistola fumante”, c’è la “pistola carica” dell’11/9»
di Pino Cabras - da «Megachip»
Abbiamo visto di recente la ricerca sulle polveri del WTC firmata tra gli altri dal professor Niels Harrit dell’Università di Copenaghen, un professore che ha la vocazione della nano-chimica, di cui è un esperto.
Il clamore suscitato da questa ricerca ha portato il 6 aprile 2009 a una intervista di Harrit sul canale TV2 della tv pubblica danese, in seconda serata. Harrit è stato intervistato per 10 minuti durante il tg.
L’8 aprile, Harrit è stato di nuovo intervistato per sei minuti durante un programma del mattino di notizie e intrattenimento in diretta sulla stessa rete. In entrambe le occasioni Harrit ha potuto argomentare bene le proprie tesi con intervistatori aperti e corretti.
La prima intervista è stata sottotitolata in inglese e caricata su YouTube. Di seguito si può leggere la sua traduzione in italiano:
Intervista a Niels Harrit su TV2 News, Danimarca.
Alcuni ricercatori internazionali hanno trovato tracce di esplosivi in mezzo ai detriti del World Trade Center.
Un nuovo articolo scientifico conclude che gli impatti dei due aerei dirottati non causarono i crolli nel 2001.
Rivolgiamo la nostra attenzione all’11/9, il grande attacco su New York. Apparentemente i due impatti degli aeroplani non cagionarono il crollo delle torri, secondo quanto afferma un articolo scientifico da poco pubblicato.
I ricercatori hanno trovato dell’esplosivo detto nano-termite fra i resti, e non può provenire dagli aerei. Ritengono che svariate tonnellate di esplosivi siano state collocate negli edifici in precedenza.
Niels Harrit, lei e altri otto ricercatori stabilite in questo articolo che sia stata la nano-termite a far sì che questi edifici crollassero. Che cos’è la nano-termite?
«Abbiamo trovato nano-termite nei detriti. Non stiamo dicendo che sia stata usata soltanto nano-termite. La termite stessa risale al 1893. È una mistura di alluminio e polvere di ruggine, che reagisce fino a generare intenso calore. La reazione produce ferro, scaldato a 2500 °C. Questo può essere usato per fare saldature. Può essere anche usato per fondere altro ferro. Siccome le nanotecnologie rendono le cose più piccole, nella nano-termite questa polvere del 1893 è ridotta in particelle minuscole, perfettamente mescolate. Quando queste reagiscono, l’intenso calore si sviluppa molto più velocemente. La nano-termite può essere mischiata con additivi per sprigionare un calore intenso, o fungere da efficacissimo esplosivo. Contiene più energia della dinamite, e può essere usata come combustibile per razzi.»
Ho cercato con Google “nano-termite”, e non è che si sia scritto molto su di essa. Si tratta di una sostanza scientifica ampiamente conosciuta? O è così nuova che gli altri scienziati la conoscono a malapena?
«È un nome collettivo per una classe di sostanze con alti livelli di energia. Se dei ricercatori civili (come lo sono io) non la conoscono abbastanza, è probabilmente perché non lavorano granché con gli esplosivi, come invece fanno gli scienziati militari. Dovrebbe chiedere a loro. Io non so quanta familiarità abbiano con le nanotecnologie.»
Quindi lei ha trovato questa sostanza nel WTC, perché pensa che abbia causato i crolli?
«Be’, è un esplosivo. Per cos’altro sarebbe dovuto essere lì?»
Lei ritiene che l’intenso calore abbia fuso la struttura di sostegno in acciaio dell’edificio, e abbia causato che gli edifici collassassero come un castello di carte?
«Non posso dire di preciso, visto che questa sostanza serve a entrambi gli scopi. Può esplodere e frantumare le cose, e può fonderle. Entrambi gli effetti furono probabilmente utilizzati, per come ho visto. Del metallo fuso si riversa fuori dalla Torre Sud diversi minuti prima del crollo. Questo indica che l’intera struttura era stata indebolita in precedenza. Poi i normali esplosivi entrarono in gioco. L’effettiva sequenza del crollo doveva essere sincronizzata alla perfezione, fin giù.»
Di quali quantità stiamo parlando?
«Grandi quantità. C’erano solo due aerei, ma tre grattacieli sono crollati. Sappiamo grosso modo quanta polvere fu generata. Le foto mostrano enormi quantità: tranne l’acciaio tutto fu polverizzato. E sappiamo grosso modo quanta termite incombusta abbiamo trovato. Questa è la “pistola carica”, un materiale che non si è acceso per qualche ragione. Stiamo parlando di tonnellate. Oltre 10 tonnellate, può darsi 100 tonnellate.»
Dieci tonnellate, può darsi cento tonnellate, in tre edifici? E queste sostanze non si trovano normalmente in simili edifici?
«No, no. Questi materiali sono estremamente avanzati.»
Come si fa a collocare un tale materiale in un grattacielo, su tutti i piani?
«Cioè come si fa a portarlo dentro?»
Sì.
«Con i pallet. Se dovessi trasportarlo i quelle quantità userei i pallet. Prenderei un carrello e li movimenterei su pallet.»
Perché questo non è stato scoperto prima?
«Da chi?»
Dai portieri, per esempio. Se sta facendo passare da 10 a 100 tonnellate di nano-termite, e la sta piazzando su tutti i piani, sono solo sorpreso che nessuno l’abbia notata.
«Da giornalista, dovrebbe indirizzare tale domanda alla società responsabile della sicurezza al WTC.»
Dunque lei non ha alcun dubbio che il materiale era presente?
«Non si può contraffare questo tipo di scienza. L’abbiamo trovata: termite non ancora soggetta a reazioni.»
Quale accoglienza ha ricevuto il suo articolo nel mondo? Per me si tratta di conoscenza del tutto nuova.
«È stato pubblicato appena venerdì scorso. Perciò è troppo presto per dirlo. Ma l’articolo potrebbe non essere così inedito e singolare come le sembra. Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo sanno da molto che i tre edifici sono stati demoliti. Questo era lampante. La nostra ricerca è solo l’ultimo chiodo sulla bara. Questa non è la “pistola fumante”, è la “pistola carica”. Ogni giorno, migliaia di persone comprendono che il WTC fu demolito. Questo è qualcosa che non si può fermare.»
Perché nessuno ha scoperto da prima che c’era nano-termite negli edifici? Son passati quasi dieci anni.
«Lei intende nella polvere?»
Sì.
«È stato per caso che qualcuno ha osservato la polvere al microscopio. Si tratta di minuscoli frammenti rossi. I più grandi misurano 1 mm, e possono essere visti a occhio nudo. Ma occorre il microscopio per vedere la maggior parte. È stato per caso che qualcuno li ha scoperti due anni fa. Ci sono voluti 18 mesi per preparare l’articolo scientifico cui lei si riferisce. È un articolo davvero completo basato su una ricerca minuziosa.»
Lei ha lavorato su questo per diversi anni, perché la cosa non le tornava?
«Sì, oltre due anni in effetti. Tutto è cominciato quando ho visto il crollo dell’Edificio 7, il terzo grattacielo. È crollato sette ore dopo le torri gemelle. E c’erano solo due aeroplani. Quando vedi un edificio di 47 piani, alto 186 metri, crollare in 6,5 secondi, e sei uno scienziato, pensi “cosa?”. Ho dovuto guardarlo ancora, e ancora. Ho toccato il tasto dieci volte, e la mia mandibola scendeva sempre più giù. Per prima cosa, non avevo mai sentito prima di quell’edificio. E non c’era nessuna ragione visibile per cui dovesse crollare in quel modo, direttamente giù, in 6,5 secondi. Non mi son dato pace da quel giorno.»
Sin dall’11/9 ci sono state speculazioni, e teorie del complotto. Cosa ha da dire ai telespettatori che sentono della sua ricerca e dicono “questa l’abbiamo già sentita, ci sono tante teorie del complotto”. Cosa direbbe per convincerli che questa è diversa?
«Penso che ci sia una sola teoria del complotto di cui valga la pena parlare, quella che riguarda i 19 dirottatori. Ritengo che i telespettatori debbano domandarsi quali prove abbiano visto a sostegno della teoria del complotto ufficiale. Se qualcuno ha visto delle prove, mi piacerebbe sentirlo in merito. Nessuno è stato formalmente incriminato. Nessuno è “wanted”. Il nostro lavoro dovrebbe portare a richiedere un’appropriata inchiesta criminale sugli attacchi terroristici dell’11/9, perché finora non c’è stata. La stiamo ancora aspettando. Noi speriamo che i nostri risultati saranno usati come una prova tecnica quando quel giorno verrà».
Niels Harrit, storia avvincente, grazie per essere intervenuto.
«È stato un piacere.»
Nuovi dettagli sulle esercitazioni antiterrorismo del 7 luglio 2005 a Londra
di Steve Watson – Infowars.com
Con una nota di commento redazionale di Megachip.
Peter Power rivela il nome della società con cui lavorava la mattina degli attentati londinesi
Peter Power è l’uomo che sovrintendeva alle esercitazioni su attentati terroristici a Londra durante la mattina del 7 agosto 2005, proprio mentre era in corso un attacco vero. Dopo un silenzio lungo tre anni e mezzo Power, ex direttore del dipartimento Antiterrorismo di Scotland Yard, ha rivelato ulteriori dettagli del retroscena di quei fatti con una dichiarazione che ha fatto capolino nella sezione dei commenti di un blog. Il sito, in quel momento, stava commentando le affermazioni che lo stesso Power aveva rilasciato alla BBC una settimana prima.
Come abbiamo già scritto in precedenza, l’esperto nella gestione delle crisi ha rivelato che alcune aziende hanno sfruttato la blindatura di Londra (occorsa di mercoledì, a causa delle proteste contro il G20) per inscenare una esercitazione che aveva come oggetto una pandemia di influenza.
Quando il blog di Uncensored Magazine ha postato un articolo riguardo alle attività di Peter Power, lui stesso ha risposto con una lunga dichiarazione nella quale rivela che l’azienda per cui lavorava il 7 agosto era Reed Elsevier, il gigante londinese dell’informazione.
L’azienda è per lo più conosciuta per il suo database legale Lexis/Nexis, oltre che per possedere altre fonti di informazione: ad esempio, produce un gran numero di riviste scientifiche, compresi alcune delle più grandi e rispettate. La Reed è anche un celebre ospite di imponenti mostre o eventi. Tra le altre cose, possiede parte dell’ExCel Centre nella zona portuale di Londra, dove lo scorso weekend si è tenuto il G20.
Ecco la versione integrale della dichiarazione di Peter Power:
«Riguardo all’esercitazione del 7 luglio 2005, ed i paralleli con l’attentato di quel giorno, sono state dette una marea di sciocchezze. Da allora, ho provato ripetutamente a commentare personalmente sui numerosi siti internet che, sempre più infervorati dalle loro teorie del complotto, stanno evitando ogni dibattito razionale sull’argomento. Sembra che quanti sono pronti ad iscrivere ogni coincidenza in un’elaborata teoria cospiratoria non siano inclini al dialogo con chi vuole offrire una diversa prospettiva. Ciononostante, non ho ancora perso ogni speranza. Quindi spero, forse ingenuamente, che sia rimasto qualche lettore interessato a leggere un racconto onesto e fattuale dell’esercitazione che la mia azienda ha svolto quel giorno di tre anni fa.
Sfortunatamente, nel 2008 la BBC ha rinviato un programma televisivo (della sua serie sulle cospirazioni) che avrebbe dovuto far luce su questi eventi. Siccome il produttore esecutivo e il suo staff si sono dimostrati molto equi (molti teorici della cospirazione sono stati invitati a partecipare), già tre anni fa il nostro cliente ha acconsentito a citare il nome della sua azienda nel documentario. Abbiamo addirittura concesso alla BBC tutto il materiale relativo all’esercitazione in nostro possesso. Purtroppo, nel 2008 la messa in onda è stata bloccata, perché avrebbe potuto interferire con un processo in corso. L’emittente è stata costretta a rimandarla al 2009.
All’inizio del 2005, Reed Elsevier, un’azienda specializzata nel mondo della pubblicistica e dell’informazione, che impiega un migliaio di persone a Londra e dintorni, ci ha chiesto di aiutarli a preparare un piano di gestione crisi e di condurre un esercitazione che lo mettesse in atto. Abbiamo sviluppato una varietà di bozze per scenari differenti e, infine, abbiamo fissato la data dell’esercitazione: il 7 luglio alle 9:00.
L’esercitazione che abbiamo sviluppato consisteva in una serie di procedure che sei persone (il team di gestione della crisi) avrebbero dovuto mettere in atto. Abbiamo messo tutto su PowerPoint. La nostra sede, e location dell’esercitazione, era un ufficio vicino a Chancery Lane, proprio al centro di Londra. Siccome molti membri dello staff venivano a lavoro in metropolitana, abbiamo scelto di basare l’esercitazione su un attacco con esplosivi incendiari a tre vagoni della metro. Abbiamo usato come modello un vero attentato dell’IRA del ‘92 ed altri simili.
La metropolitana londinese è stata vittima di ben 18 attentati negli anni precedenti al 2005: sceglierla era una cosa logica, non chissà che precognizione. Se teniamo questo a mente, non ci stupisce constatare che la Deutsche Bank ha svolto un’esercitazione simile qualche giorno prima di noi e, ancora prima di questa, un’esercitazione interaziendale (e molto pubblicizzata) chiamata Osiris II ha simulato un attentato alla stazione Bank. Inoltre, nel 2004 ho partecipato a una puntata di BBC Panorama insieme a Michael Portillo, in cui abbiamo discusso di come Londra avrebbe potuto reagire a determinati attentati terroristici (che in questo caso erano fittizi, inscenati dalla BBC).
In breve, buona parte della ricerca su cui la nostra esercitazione si basava era già stata fatta. Lo scenario che abbiamo sviluppato per il nostro cliente iniziava con una serie di false notizie (prese dal sopraccitata trasmissione Panorama) e gli eventi in questione si sviluppavano solo sullo schermo, come in ogni altra esercitazione di questo tipo. Erano narrati da un facilitatore, senza elementi esterni o azioni che non accadessero nel nostro ufficio. Abbiamo incluso nel nostro scenario anche l’esplosione di una bomba nei pressi dell’ufficio del magazine «Jewish Chronicle»: i nostri terroristi immaginari erano coscienti che quello era il luogo in cui sarebbero transitati molti dei pendolari che si dirigevano al loro lavoro, dato che alcune delle stazioni della metro avrebbero dovuto chiudere. Delle otto stazioni metro che rientravano nell’area dell’esercitazione, ne abbiamo scelto tre. Proprio le tre che sono state colpite dagli eventi drammatici del 7 luglio 2005. È stata una conferma della validità del nostro scenario, anche se avremmo preferito farne a meno.
Non è inusuale che un’esercitazione si trasformi in una crisi reale. Per esempio, nel gennaio del 2003, trenta persone sono state ferite quando il deragliamento di una metropolitana ha scagliato i vagoni contro un muro. Contemporaneamente, la polizia londinese stava svolgendo un’esercitazione simile, che il reparto vittime dovette interrompere per andare ad occuparsi dell’evento reale.
Un numero sorprendente di persone non riesce ad accettare queste coincidenze come tali. Credono che debba esserci dietro una cospirazione. Rifiutano di accettare che, se si svolge un’indagine approfondita per sviluppare il proprio scenario, si otterrà un’esercitazione i cui contenuti sono altamente probabili. Comunque, l’unico motivo per cui ho acconsentito a parlare in TV quel giorno, quando c’era ancora molta confusione sull’attentato, era quello di incoraggiare altre organizzazioni a pianificare nuove esercitazioni. Sappiamo bene che la minaccia del terrorismo è, e rimane, reale. Una conseguenza di questo è che, senza meritarlo, l’Islam, una grande fede abramitica e monoteista (insieme all’Ebraismo ed il Cristianesimo), è divenuta oggetto di odio da parte di molta gente.»
Per ricapitolare: nel pomeriggio del 7 luglio 2005, Power ha rivelato a un intervistatore alla radio della BBC che la sua azienda stava svolgendo per un non meglio precisato gruppo di un migliaio di persone un’esercitazione incentrata sull’esplosione contemporanea di tre bombe in tre stazioni della metropolitana, nello stesso momento in cui l’attentato reale si è svolto.
Ed ecco la trascrizione dell’intervista radiofonica.
PETER POWER: «Alle otto e mezza di questa mattina stavamo conducendo un’esercitazione per un’azienda che conta oltre un migliaio di persone a Londra, nella quale prendevamo in considerazione un attentato identico a quello accaduto stamattina. Ho ancora i capelli dritti dalla paura.»
BBC: «Per capirci: stavate conducendo un’esercitazione per vedere come avremmo dovuto reagire ad un attentato che poi è successo realmente?»
POWER: «Proprio così. L’abbiamo programmato verso le nove, per un’azienda che ovviamente preferisco non menzionare, anche se so che ci stanno ascoltando e sanno tutto. Avevamo una stanza piena di esperti nella gestione delle crisi che si erano appena incontrati per la prima volta e così, in cinque minuti, ci siamo resi conto che quello che avevamo elaborato stava accadendo veramente. Abbiamo deciso rapidamente di mettere in atto tutte le misure necessarie per contenere la crisi.»
Una tale coincidenza è assolutamente incredibile e, per questo, alcuni ipotizzano che il piano di Power sia stato messo in atto in anticipo o usato da persone che già sapevano degli attentati prima che avessero luogo.
La stessa cosa è accaduta l’11 settembre, quando alcune esercitazioni incentrate su aerei dirottati si sono sovrapposte a dirottamenti reali. Alcuni pensano che le esercitazioni avrebbe potuto fungere da copertura per l’attentato, nel caso in cui i suoi responsabili fossero stati catturati.
Power ha alluso alla natura di queste simulazioni dopo il 7 luglio, nel tentativo di smorzare il significato di queste coincidenze.
Meno di una settimana dopo l’attentato, mentre Power ed i consulenti della sua azienda (la Visor) ricevevano valanghe di e-mail e domande sull’esercitazione, scaturite principalmente dai nostri articoli in merito, è stata rilasciata la seguente dichiarazione:
«Oltre a questo, non faremo altri commenti. Dato lo straordinario numero di messaggi che ci è arrivato da persone disinformate, non risponderemo a nessuno che non possa certificare una buona ragione per chiederci ulteriori dettagli (ad esempio giornalisti o accademici).»
L’eventuale coinvolgimento di Power nell’attentato è altamente improbabile: perché avrebbe annunciato l’esercitazione ad una radio nazionale poche ore dopo l’attentato? Ma la sua reazione alle domande riguardanti l’esercitazione hanno messo in luce un disagio nel trattare questi argomenti.
Traduzione per Megachip a cura Massimo Spiga.
Articolo originale: “Peter Power Reveals More Details of 7/7 Terrorist Bombing Drills“
Nel dicembre 2007, Power è stato avvicinato da un gruppo di membri del gruppo We Are Change. Con educazione, gli hanno spiegato chi fossero e cosa stavano facendo. Lui ha rifiutato di rispondere alle loro domande davanti ad una telecamera. Ha detto che non tollerava simili approcci.
Guarda il video:
Nota di Megachip:
Peter Power vuole dirci che le esercitazioni di simulazione sono un fatto routinario e che l’esercitazione del 7 luglio non usciva dall’ordinario, semplicemente ha ‘coinciso’ con gli attentati reali. Una bazzecola.
In realtà gli scenari definiti ‘walk through’ non hanno nulla di routinario. Nemmeno l’esercitazione di simulazione d’attentati della società di Power era affatto una coincidenza isolata.
Sia in occasione degli attentati londinesi, sia in corrispondenza degli attacchi dell’11 settembre 2001 negli USA erano in corso esercitazioni che riproducevano scenari molto vicini a quanto accadeva realmente.
Per giustificare l’impreparazione della Difesa americana di fronte agli attentati dell’11 settembre, i commentatori ben accreditati presso i mass media a larga diffusione e i governi, hanno parlato di eventi ‘imprevedibili’.
Ma ci sono altri fatti che, lungi dall’accreditare imprevedibilità, sembrano eccezionali precognizioni. Esercitazioni simili erano già state effettuate. Come si è potuto leggere su «USA Today», nei due anni che hanno preceduto gli attentati dell’11 settembre « il comando della difesa aerea della regione nordamericana [North American Aerospace Defense Command, NORAD, responsabile della difesa aerea di USA e Canada] ha condotto esercitazioni che simulavano quel che la Casa Bianca ha in seguito qualificato inimmaginabile[…]: l’utilizzazione di aerei dirottati come arma nel farli schiantare su degli obiettivi.» Esiste dunque l’ombrello di una routine che toglie aloni di sospetto alle azioni che vi si riparano. Chi prepara un attentato può includere le operazioni in tante azioni parcellizzate che si innestano nel quadro delle esercitazioni.
Un’ottima rappresentazione ricca di tabelle cronologiche e con un’interpretazione molto inquietante delle tante esercitazioni dell’11/9 è contenuta in un capitolo del libro “ZERO”. Il capitolo è stato scritto da Webster Griffin Tarpley e s’intitola “Anatomia di un Coup d’État”.
Un articolo apparso sul «New York Times» appena 20 giorni dopo i fatti di Londra riportava le conclusioni di molti esponenti della polizia e dell’intelligence, tese a escludere che i quattro presunti terroristi avessero pianificato di suicidarsi, perché invece furono «abbindolati fino a una trappola letale». Lo scenario che emerge in quest’ipotesi è che i supposti attentatori siano stati in qualche modo coinvolti in un’impresa che però non controllavano.
Nel programma Day Side del canale FOX News del 29 luglio 2005 l’esperto di terrorismo John Loftus, già procuratore al Dipartimento USA della Giustizia, spiegò che la presunta ‘mente’ degli attentati londinesi, Haroon Rashid Aswat, era una risorsa dell’intelligence britannica.
Sono scenari che - quando il dibattito era più libero e perciò capace di approssimarsi alla verità – sarebbero stati definiti da “Terrorismo di Stato” anche nei media mainstream.
6 aprile 2009
Scoperto materiale termitico attivo nella polvere proveniente dalla catastrofe dell’11/9
da 911blogger
tradotto su Megachip (QUI)
“Active Thermitic Material Discovered in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe” by Niels H. Harrit, Jeffrey Farrer, Steven E. Jones, Kevin R. Ryan, Frank M. Legge, Daniel Farnsworth, Gregg Roberts, James R. Gourley and Bradley R. Larsen
Il documento si chiude con la seguente frase: «Sulla base di queste osservazioni, concludiamo che lo strato rosso dei frammenti rosso-grigi recuperati tra le polveri del WTC è un materiale termitico attivo, non ancora soggetto a reazioni, assemblato con tecniche nanotecnologiche, e rappresenta un materiale pirotecnico e/o esplosivo ad alto potenziale». A farla breve, il documento invalida la versione ufficiale secondo la quale “non esistono prove” sulla presenza di materiali esplosivi/pirotecnici negli edifici del WTC.
Cosa ci fanno delle grandi quantità di materiale esplosivo/pirotecnico ad alta tecnologia tra le polveri del WTC? Chi ha generato tonnellate di una tale roba, e perché? Perché gli investigatori governativi si sono rifiutati di cercare residui di esplosivo subito dopo i fatti del WTC?
Sono questi gli interrogativi essenziali sollevati da questo studio scientifico.
La revisione specialistica peer-reviewed è stata ardua, con pagine di commenti da parte dei revisori. Le laboriose questioni sollevate dai valutatori hanno portato a mesi di ulteriori esperimenti. Questi studi hanno aggiunto molti elementi al documento, comprese l’osservazione e le fotografie di sfere arricchite di ferro e alluminio prodotte allorché il materiale è stato acceso in un DSC (Calorimetro a Scanning Differenziale - si vedano le figure 20, 25 e 26).
I nove autori si sono impegnati in uno studio approfondito degli insoliti frammenti rosso-grigi ritrovati nella polvere generata dalla distruzione del World Trade Center l’11 settembre del 2001. L’articolo dichiara: «L’ossido di ferro e l’alluminio sono intimamente mescolati nel materiale rosso. Quando vengono bruciati in un apparecchio DSC, i frammenti rivelano la presenza di composti esotermici grandi ma stretti a partire da a una temperatura di circa 430° C, assai più bassa della normale temperatura di combustione relativa alla termite convenzionale. Si osservano chiaramente numerose sfere arricchite di ferro nei residui della combustione di tali particolari frammenti rosso-grigi. La porzione rossa di questi frammenti si scopre essere materiale termitico incombusto e altamente energetico».
Le immagini e le analisi statistiche meritano una solerte attenzione.
Alcune osservazioni sulla redazione di questo documento:
1) Il primo autore è il Professor Niels Harrit dell’Università di Copenaghen in Danimarca, professore associato di Chimica. È un esperto di nano-chimica; le sue attuali ricerche e la sua foto sono rinvenibili qui: http://cmm.nbi.ku.dk/
Strutture molecolari su scale cronologiche corte ed ultracorte
Un Centro della Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese
Il Centro sui Movimenti Molecolari è stato inaugurato il 29 novembre 2005, presso l’Istituto Niels Bohr, all’Università di Copenaghen. La costituzione del Centro è stata resa possibile per via di un contributo di 5 anni erogato dalla Fondazione per la Ricerca Nazionale Danese (vedi per esempio http://www.dg.dk/). Puntiamo a ottenere “fotografie” in tempo reale di come gli atomi si muovono mentre hanno luogo i processi nelle molecole e nei materiali solidi, con l’uso di impulsi ultracorti di raggi laser e raggi X. Lo scopo è comprendere e alla volta influenzare, a livello atomico, le trasformazioni strutturali associate a tali processi.
Il Centro combina l’expertise assicurata dal Risø National Laboratory, dall’Università di Copenhagen e dall’Università Tecnica della Danimarca, nella ricerca strutturale della materia attraverso tecniche basate sul sincrotrone a raggi X, la spettroscopia laser al femtosecondo (ossia un milionesimo di miliardesimo di secondo, Ndt), lo studio teoretico dei processi al femtosecondo, e l’abilità di modellare materiali, nonché progettare sistemi a campione per condizioni sperimentali ottimali. Il nome del preside del College da cui proviene il prof. Herrit, Niels O Andersen, compare per primo nel Comitato consultivo Editoriale del Bentham Science Journal in cui il il paper è stato pubblicato.
2) Il secondo autore è il Dr. Jeffrey Farrer della Brigham Young University (BYU). http://www.physics.byu.edu/images/people/farrer.jpg.
3) Il Dottor Farrer è presentato in un articolo a pagina 11 della rivista BYU Frontiers (ediz. primavera 2005): «Dr Jeffrey Farrer, direttore del laboratorio TEM (microscopia elettronica a trasmissione). L’articolo rileva: “I microscopi elettronici nel laboratorio TEM fanno sì che alla BYU siano fornite competenze virtualmente uniche… in grado di rivaleggiare con qualsiasi cosa costruita nel mondo”. L’articolo è intitolato: “Eccezionali e potenti microscopi svelano i nano- segreti”, il che è certamente vero per quello concerne le scoperte del presente documento.
4) Va onorata la BYU per aver permesso ai dottori Farrer e Jones e allo studioso di fisica Daniel Farnsworth di fare la ricerca descritta nel paper e aver condotto revisioni interne del medesimo. Il dottor Farrer era all’inizio il primo autore del documento. Ma dopo la revisione interna del paper, gli amministratori della BYU gli hanno evidentemente proibito di firmarsi per primo su QUALSIASI paper relativo alle ricerche sull’11/9 (questa sembra essere la loro sanzione, ma forse chiariranno). Nondimeno, la pubblicazione del documento è stata approvata con l’inserimento in lista del nome e dell’affiliazione del dottor Farrer, e perciò noi ci congratuliamo con la sua università. Siamo dalla parte del dottor Farrer ed elogiamo l’attenta ricerca scientifica rappresentata da questo documento.
5) Forse ora ci sarà finalmente una revisione sui DATI SCIENTIFICI esplorati dai professori Harrit e Jones, nonché dai dottori Farrer e Legge e i loro colleghi, come ripetutamente richiesto da questi scienziati. Noi sfidiamo QUALUNQUE università o gruppo di laboratorio a produrre una tale revisione critica. Questo paper sarà un ottimo punto di partenza, insieme ad altri due documenti, sempre revisionati alla pari, pubblicati su giornali autorevoli e che ricomprendono molti degli stessi autori:
“Fourteen Points of Agreement with Official Government Reports on the
World Trade Center Destruction” (“Quattordici punti di accordo con i rapporti governativi ufficiali
sulla Distruzione del World Trade Center”, Ndt).Autori: Steven E. Jones, Frank M. Legge, Kevin R. Ryan, Anthony F. Szamboti, James R. Gourley«The Open Civil Engineering Journal», pp.35-40, Vol 2 – (http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCIEJ/2008/). “Environmental anomalies at the World Trade Center: evidence for energetic
materials” (Anomalie ambientali al WTC: prove di materiali energetici, Ndt).Autori: Kevin R. Ryan, James R. Gourley, and Steven E. Jones, «The
Environmentalist», Agosto 2008 (http://dx.doi.org/10.1007/s10669-008-9182-4).
6) James Hoffman ha scritto tre saggi che illustrano ulteriormente le implicazioni e i risultati del paper. Grazie, Jim, per questo lavoro! (http://911research.wtc7.net/essays/thermite/index.html).
7) Importanti aspetti della ricerca sono stati confermati in modo indipendente da Mark Basile nel New Hampshire e dal fisico Frederic Henry-Couannier in Francia, a partire dai primi rapporti scientifici su queste scoperte (ad esempio, quelli del prof. Jones in un discorso in un seminario del Dipartimento di Fisica della Utah Valley University, pronunciato l’anno scorso). Riteniamo che presto arriveranno ulteriori dettagli da parte di questi ricercatori indipendenti.
Ora non vi resta che leggere voi stessi il documento e fare sentire la vostra voce su queste scoperte!http://www.bentham.org/open/tocpj/openaccess2.htm, poi cliccate su “Active Thermitic Materials Discovered…”
Il link diretto è il seguente: http://www.bentham-open.org/pages/content.php?TOCPJ/2009
Fonte: 911Blogger
Traduzione di Pino Cabras per Megachip
5 aprile 2009
Quelli che odiano il giornalismo d’inchiesta
Bush. l'attacco alla Costituzione Americana, la complicità dei media
di Seymour Hersh - The New Yorker
Perugia, 4 aprile 2009, Il video del Festival Internazionale del Giornalismo:
2 aprile 2009
Cos'è successo l'11/9: intervista a Giulietto Chiesa su TV7 Bordeaux
di Pino Cabras
Sull'emittente TV7 di Bordeaux è andata in onda un'intervista sull'11 settembre a Giulietto Chiesa, realizzata in occasione della diffusione in Francia del film Zero nelle sale e in DVD. Ottima accoglienza.
Cliccando sull'immagine è possibile vedere l'intera trasmissione (durata: 12' 24").

