di Pino Cabras - da Megachip.
Una bella faccia
italo-persiana, un accento americano, un candore cinico, una fama-lampo
che esplode sulle ali della crisi e della fame di risposte. Molti di voi
avranno già incrociato sul web Alessio Rastani, il
“trader” che ha scandalizzato in diretta, fino ad annichilirli, i
giornalisti della BBC. «Sono un trader, a noi non importa salvare
l'economia, a noi importa trarre profitto, personalmente io ho sognato
questo momento per tre anni e davvero desidero che ci sia un'altra
recessione».
E noi provinciali stiamo qui a offenderci per Terry De
Niccolò, la escort del Caimandrillo che fa l’apologia del vendere la madre per denaro, «e chi è racchia resti a casa», naturalmente.
La Terry De Nicolò globale ha i tratti spacconi di Rastani, che sembra
proprio pronto per un prossimo casting di Oliver Stone, “Wall Street III
– Sansone e i Filistei”, inclusa la divisa da squalo, con tanto di
cravatta rosa.
«Chiunque può approfittare
da un crollo di Borsa o dal crollo dell'euro, basta sapere che cosa
fare», gigioneggia Rastani, intanto che si improvvisa storico e ricorda,
senza giri di parole, che «la depressione degli Anni Trenta non era solo
un crollo del mercato, ma c’era gente preparata a tale crollo». E
aggiunge che non è solo roba per le élite: ancora una volta, po’ di sana
e retorica meritocratica delle opportunità non guasta, mentre tutto
intorno sta collassando. Peggio per chi non approfitta degli hedge fund
e della corsa ai buoni del tesoro. Alessio sorride: «entro un anno
milioni di persone perderanno tutto». Terry avrebbe aggiunto: «chi è
racchia, ecc.»
Il "trader" completa il suo pensiero, mischiando fede democratica nelle opportunity
e consapevolezze spicciole e concrete sul vero potere: «Lo dico a
chiunque ci stia guardando: questa crisi è come un cancro, se state ad
aspettate pensando che se ne vada via, crescerà fino a quando sarà
troppo tardi. Quel che voglio consigliare a tutti i telespettatori è:
preparatevi. Non è il tempo per chimere come l’aspettarsi che i governi
risolvano le cose: i governi non governano il mondo, Goldman Sachs
governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa niente dei pacchetti di
salvataggio. Voglio aiutare la gente. Tutti debbono capire come fare
soldi da un mercato che va a fondo».
Alessio Rastani pronuncia
concetti contraddittori, come potete vedere e sentire: incrollabile fede
liberista negli strapuntini di massa che regalerà il giro della giostra
che crolla, ma altrettanta certezza che sarà una massa sterminata anche
quella degli esclusi, quelli che vedranno evaporare tutto e in breve
tempo. E soprattutto, consapevolezza nuda e cruda del fatto che il gioco
è condotto da pochi soggetti che tutto fanno girare.
Occorrerà difenderci. Quanto ci costerà? Perché Rastani ha ragione. Aspettare non ha senso.
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28 settembre 2011
L'uomo che sogna i tuoi risparmi in fumo
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19 agosto 2011
Audite audite!
di Pino Cabras - da Megachip.
Ci sono bei momenti in cui puoi fare quelle belle cose inutili che ti riconciliano contemplativamente con il passare del tempo. C’è chi ha questi momenti mentre si taglia le unghie. Chi quando si affaccia dalla finestra e conta le auto rosse che passano in strada nel prossimo quarto d’ora. Io leggo Paolo Attivissimo.
Come al solito Attivissimo guarda il dito e non la luna. Ha letto anche lui un recente articolo di Giulietto Chiesa, che è stato uno dei primi e dei pochi a raccontare una questione importantissima, su cui la grande corrente dei media non ha voluto sinora raccontare niente. Si tratta di un audit delle attività della Federal Reserve, la banca centrale USA, la famosa FED, l’architrave della moneta creata dal nulla su cui si regge tutta la baracca del debito mondiale.
L’audit eseguito nel 2011 è stato il primo in cent’anni, e ha violato la secolare opacità di un’istituzione chiave del mondo contemporaneo, finora mai osservata abbastanza da vicino nonostante la sua rilevanza primaria: questa è già un’enorme notizia. Il fatto che gran parte del giornalismo l’abbia omessa è in sé scandaloso. Direi che è una vergogna mondiale che spiega benissimo perché economisti, politici e giornalisti di punta si dicano sempre «sorpresi dalla dimensione della crisi», mentre Giulietto Chiesa ne parla da dieci anni. Ma andiamo avanti. Com’è nato questo audit? Il controllo contabile dettagliato è stato sollecitato da alcuni parlamentari statunitensi, incluso Ron Paul. E qui si entra in un altro campo in cui la notizia diventa miracolosamente una non notizia e un personaggio una non persona. Chi sarà mai costui? Ron Paul, pur essendo fra i primi due candidati presidenziali finora preferiti dai militanti repubblicani – come risulta dal recente “sondaggio di partito” dell’Iowa – e pur essendo il candidato che ha raccolto finora più donazioni, persino più di Obama, è totalmente e letteralmente sparito dalle cronache, anche sui media italiani. Succede ai personaggi davvero scomodi che sollevano questioni tabù, come per l'appunto l’audit che ha ficcato il naso nel focolaio della finanza mondiale.
Cosa ha scoperto dunque l'audit, al quale la FED e Wall Street si erano opposte per anni con furia leonina? Ha smascherato un’assistenza finanziaria a tasso zero a beneficio delle banche, per una somma aggregata di 16 mila miliardi di dollari in tre anni. Giulietto Chiesa nel suo articolo ha ripreso – niente più, niente meno - lo stesso allusivo accostamento fatto dal senatore Bernie Sanders, il quale sottolineava scandalizzato come il PIL di un anno degli Stati Uniti è di circa 14,2 trilioni (ossia 14.200 miliardi) di dollari e che il debito federale USA sta ora superando i 14,5 trilioni, ossia 14,5 milioni di milioni di dollari. Essendo cifre molto diverse da quelle che chiunque possa normalmente maneggiare nei propri portafogli, i termini di paragone aiutano: l’ordine di grandezza dei numeri messi in mano dalla FED al sistema bancario come motore di avviamento delle sue immense operazioni è effettivamente confrontabile con le grandezze che pesano sugli equilibri degli Stati.
Detto in altri termini: entità non trasparenti (così opache che per cent’anni non avevano nemmeno subito un audit) stanno maneggiando risorse finanziarie raffrontabili a quelle delle maggiori potenze industriali del pianeta. In un recente e bellissimo articolo Gaetano Colonna ha messo in luce che certe realtà della finanza mondiale - che oggi sappiamo tra le dirette beneficiarie dei servizietti segreti della FED - possono essere definite «degli Stati finanziari totalmente indipendenti», tanto grande e incontrollato è il loro rilievo politico. Agisce, ciascuna di loro, come uno Stato: “superiorem non recognoscens”. Masse enormi di liquidità, emesse in modo non trasparente, sono la linfa di queste entità. Chiunque voglia capire il potere mondiale di questi anni deve partire da qui. Questo è il cuore della questione.
Ma prima di entrare nel cuore della questione, e visto che ci ha messo mano Attivissimo, armatevi di un vocabolario, come si conviene davanti ai manipolatori della sua risma. La prima parola da cercare, come sempre al suo cospetto, sarà “sussiego”: «atteggiamento e contegno sostenuto e serioso che lascia intravedere, dietro la gravità dei modi, dei gesti e delle parole, una componente di altezzosità e di boria confortata da un sentimento di supposta superiorità». Sussiego. Perché sappiate che il Torquemada del Ticino crede perfino di avere il monopolio dei vocabolari. Infatti l’assessore alle bufale proclama:
«l'uso di "trilione" come equivalente italiano di "trillion" da parte di Giulietto Chiesa è errato. In italiano, "trilione" è 1 seguito da diciotto zeri (un miliardo di miliardi); in inglese corrente (britannico e americano), "trillion" è 1 seguito da dodici zeri (mille miliardi).»
Bum! Qualcuno avverta Attivissimo che il Concise Oxford Paravia Italian Dictionary precisa che trillion / tri'ljən/ si traduce sia con quintilione (un milione di milioni di milioni), sia – guarda un po’ – con trilione.
Questo accademico della crusca OGM ama così tanto i documenti ufficiali, che per impartire a Giulietto Chiesa e a tutti noi la sua lezioncina di lingua italiana ha fatto ricorso alla definizione di trilione contenuta nell’autorevolissima ma ahinoi sconosciuta Direttiva europea “concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose su strada”. Figuratevi se uno come lui userebbe mai la definizione di trilione della Treccani, o la definizione di trilione della Hoepli («In Italia, Francia e USA, mille miliardi»), o la traduzione del Sansoni.
Stabilito dunque che la cattedra del Piero Angela dei poveri è tarlata da far paura già sulle piccole cose, andiamo a vedere come funziona sulle grandi cose, quelle che ci stanno a cuore. Andiamo perciò all’interpretazione dell’audit che ha messo a nudo la banca centrale statunitense.
Ora, Attivissimo si aggrappa a una questione certo importante messa in luce dall’audit. Che cosa dice lo schiacciabufale? «In sintesi, queste cifre enormi vengono fuori perché se una banca riceve in prestito per un giorno dieci miliardi e poi il prestito viene prorogato per 30 giorni, vengono conteggiati 300 miliardi. Ma il prestito effettivo è di dieci. Faccio un esempio pratico: presto a un amico cento euro e lui me li restituisce il giorno dopo. Glieli ripresto il giorno dopo e lui me li restituisce l'indomani. Andiamo avanti così per dieci giorni. Quanti soldi gli ho prestato in tutto?».
In sostanza la lettura dei prestiti nella tabella aggregante ripresa anche dall’articolo di Chiesa andrebbe corretta e ridimensionata in base alla durata dei prestiti, al fatto che non sono omogenei, al fatto che sono spesso erogati svariate volte e restituiti altrettante volte e perciò la loro somma non varierebbe.
Trionfalmente Attivissimo conclude che «i 2500 miliardi di dollari riguardanti la Citigroup, che costituivano il grosso della cifra incriminata, sono in realtà 67».
Il che già sarebbe più della manovra che questo autunno affosserà il ceto medio italiano. Ma non è questo il punto.
Il punto è che Attivissimo non riesce ad accorgersi della gravità di quei prestiti rinnovati e restituiti a cadenza giornaliera nel grande casinò delle banche, e del perché non sia affatto cosa balzana valutare l’effetto che si ha a sommarli. Non si chiede ad esempio a cosa possano servire. Qualcuno gli spieghi ad esempio cos’è il “carry trade”, magari qualche islandese che lo ha appreso a proprie spese. Si tratta di uno dei giochetti finanziari più noti e spiegabili anche a chi non è specialista di finanze. Il “carry trade” è una speculazione che consiste in questo: io banca prendo a prestito il denaro in paesi che hanno tassi di interesse più bassi, e lo cambio nella valuta di paesi che pagano un rendimento maggiore: in questo modo ripago il debito che avevo contratto e ci guadagno anche con la stessa operazione finanziaria, con pochi clic sullo schermo del mio computer. Magia.
Le banche avevano fatto così per anni con l’Islanda. Si facevano prestare i soldi in Giappone, dove pagavano poco più dello zero in interessi, e reinvestivano a Reykjavík lucrando interessi ben più alti, così creando una bolla finanziaria molto più estesa delle masse monetarie impiegate. Trilioni di dollari (quelli del vocabolario italiano e non quelli dei manualetti di Attivissimo) alla fine scoppiarono in tutta la loro virtualità e gli islandesi si trovarono sul groppone un debito impagabile. In parte si son rimessi in piedi ripudiando il debito e mettendo in galera qualche banchiere. Cosa che occorrerà fare anche altrove.
Come ha notato John Mason, professore di Finanze presso la Penn State University ed ex-economista senior presso la Federal Reserve, la maggior parte dello stimolo monetario generato dal sistema della Federal Reserve a tasso zero sembra essersi indirizzato sul mercato dell'Eurodollaro. Anche questo è "Carry Trade". Il prestito avviene off-shore, ed è sottoscritto proprio dal sistema della Federal Reserve. Ciò che era nato per stimolare Main Street (ah, la retorica obamiana!) è finito invece a Wall Street, in una grande pratica speculativa, senza quasi che un dollaro sia andato a sanare il motore ingrippato dell’economia USA, tecnicamente già fallita. “Pratica speculativa” significa che non c’è stato nessun moltiplicatore del credito nel sistema dei prestiti alle imprese e al lavoro, come promesso, ma si è innescato invece un moltiplicatore del credito nel sistema bancario ombra, quello dei dollari che viaggiano in un nanosecondo.
I 67 miliardi di dollari “effettivi” - di cui parla Attivissimo fra un lazzo, un insulto e un cachinno - innescano esattamente manovre per 2500 miliardi create dal nulla, perché Citigroup ha bisogno di questo doping per tenere in piedi il suo motore sovralimentato, senza più legami con l’economia reale. È così sbagliato considerare anche il loro effetto aggregato? Io ritengo di no. E penso che anzi perfino quelle cifre nominali, riportate dal senatore Bernie Sanders e poi da Chiesa sulla scorta dell’audit, non riescano nemmeno a tenere conto della reale dimensione delle masse monetarie realmente attivate.
Lo so che il gergo finanziario è pesante, ma questo è, e ce lo dobbiamo tenere: questo mastodontico flusso di transazioni parallele, da cliente a cliente, è definito «Over The Counter» (OTC). È un mondo ancora più irraggiungibile da qualsivoglia audit o da indagini tributarie. Chi voglia farsi rassicurare dal genio finanziario dei debunker, si accomodi. Chi voglia saggiamente preoccuparsi, consideri invece che il mondo parallelo delle transazioni Over The Counter vale - almeno dal punto di vista nominale - decine di volte il PIL degli USA e dell’Europa. I giochetti della FED hanno consentito a banche stracolme di attivi “tossici” di proseguire ancora, di farsi alcuni nuovi giri di giostra.
Con alcuni soggetti i giri di giostra erano lenti. Con altri erano velocissimi.
Se ho un giorno intero per restituire un prestito e mi chiamo Goldman Sachs, e ho dei sistemi che mi permettono di investire e disinvestire in una frazione di secondo e di ripetere il giochino sfruttando i margini e i differenziali subito dopo per milioni di volte, spostando i soldi in qualsiasi punto del pianeta, capite bene che quel giorno intero non lo sto misurando con il metro della massaia linguista di Lugano, e nemmeno con i riflessi da bradipo dei governi. Quel giorno è per me un’eternità piena di fatti che riempiono i miei forzieri. E così i giorni interi successivi in cui ho a disposizione quella provvista extra e autoliquidante che mi regalano alla FED. Magari i forzieri si riempiono "nominalmente": i fantastiliardi (cercali nel vocabolario, Attivissimo) si convertono in denaro reale solo in piccole percentuali, quelle che fanno yacht e Saint-Tropez. Il resto è garanzia per ulteriori prestiti. È riserva frazionaria fittizia per moltiplicare la massa monetaria non circolante. È innesco di urti irresistibili per condizionare il potere politico, quando si inchina “ai Mercati” e la maggior parte dei lettori sotto i quarant’anni non vedrà realisticamente una pensione, al netto delle preziose assicurazioni anti-apocalisse di Attivissimo. Il quale non è nemmeno un agente del Nuovo ordine globale. E' solo uno che usa a suo modo la lingua
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27 maggio 2011
Si potevano installare ordigni al World Trade Center senza farsi notare
da www.washingtonsblog.com.
Premessa: questo articolo non vuole sostenere che siano state delle bombe a buttare giù le Torri Gemelle o l’edificio numero 7 del World Trade Center. Vuole semmai rispondere alla frequente obiezione secondo cui non si sarebbero potuti installare degli esplosivi senza essere notati da nessuno. Il funambolo Philippe Petit entrò di soppiatto al World Trade Center con un amico nel 1974 con una gran quantità di attrezzature, che riuscì a camuffare portandole fino al piano superiore, dove installò una lunga fune per potervi camminare sopra in equilibrio, senza essere scoperto.
Nel 1978, l’edificio di 59 piani della Citicorp fu segretamente risistemato con aggiunte di supporti tecnologici fatte di notte, nel corso di molti mesi, senza che nessuno fra gli inquilini del palazzo, il pubblico in generale, o i media se ne accorgesse:
Nel 2009 Raw Story annotò:
Un investigatore del Government Accountability Office (l’organo parlamentare di controllo sui conti pubblici USA, NdT) è riuscito a introdurre clandestinamente i componenti di una bomba in un edificio federale in appena 27 secondi, ha assemblato poi la bomba in un bagno e ha girato indisturbato per l’edificio senza essere scoperto, in base a quanto è trapelato mercoledì scorso (18 maggio 2001, NdT) dalla diffusione del contenuto di una registrazione.
Inoltre, gli investigatori del Congresso sono stati in grado di penetrare senza alcuna difficoltà in ciascuno degli edifici federali che hanno testato, 10 in tutto.
E guardate questo.
Infatti ci sono ulteriori prove che evidenziano come si potessero installare delle bombe nel World Trade Center senza che nessuno se ne accorgesse:
- I cani anti-bomba erano stati inspiegabilmente allontanati dalle Torri Gemelle cinque giorni prima dell’11/9.
- Le Torri Gemelle erano state evacuate diverse volte durante le settimane che precedevano l’11/9.
- E' mancata la corrente nelle Torri Gemelle nel weekend precedente l’11/9, le telecamere di sicurezza furono spente e molti operai si incrociavano indaffarati per gli edifici operando inosservati (come confermato qui).
- Un inquilino del World Trade Center assunse un “riparatore di sprinkler” (gli erogatori d’acqua a soffitto per l’antincendio, NdT) poco prima dell’11/9, e gli diede accesso ai 6 sottopiani dell’edificio 1 del WTC.
- E - strana coincidenza - una società legata ai Bush si occupava della sicurezza al WTC, avendo così libertà assoluta d’accesso agli edifici.
L’ingegnere elettrico capo che aveva costruito l’impianto elettrico al World Trade Center (Richard Humenn) sostiene che le persone che lavoravano negli ascensori avrebbero potuto installare degli esplosivi.
L’ingegnere meccanico Gordon Ross, nel suo discorso sulla distruzione delle Twin Towers, ha segnalato che:
«Le colonne (del nucleo) che si trovavano a ridosso e accessibili dall’interno dei vani degli ascensori hanno ceduto durante la prima fase del crollo.
Le colonne che erano più lontane dai vani degli ascensori, e non accessibili da essi, sono sopravvissute alle prime fasi del crollo.»*
Invero, un grande esperto di dermolizioni dice che con l’accesso al vano ascensore, un team di esperti di installazioni avrebbe potuto accedere alle colonne e alle travi.
A quanto riferisce «USA Today»: «L’11 Settembre, la “ACE Elevators” di Palisades Park, New Jersey, aveva 80 tecnici ascensoristi dentro il World Trade Center».
Lo stesso NIST ha affermato che, l’11/9, «Gli ascensori 6A e 7A erano fuori servizio per ammodernamento» (NIST NCSTAR 1-8, p.97).
Per di più, la ACE ha lavorato su e intorno all’acciaio strutturale:
Una canaletta di circa 80 piedi in verticale, ha richiesto oltre 300 piedi di tubazioni di 2-1/2”x8” e 2”x2” tramite canalizzazione. Questa tubazione si dislocava attraverso soffitti in gesso, pavimenti in cemento e intorno all’acciaio strutturale.
Indubbiamente ci sono stati numerosi interventi di riqualificazione nonché progetti di rimozione dell’amianto nei 6 anni precedenti l’11/9 che hanno consentito l’accesso alle strutture portanti nel nucleo dell’edificio, tra cui:
Questi sono solo alcuni fra gli esempi conosciuti e pubblici delle occasioni che si sono avute per installare delle bombe. Senza dubbio ci sono state molte ulteriori occasioni a disposizione di operatori qualificati.
E come nota un esperto che è anche uno dei migliori ingegneri strutturali del mondo, Hugo Bachmann, Professore Emerito ed ex Presidente del Dipartimento di Dinamica Strutturale e Ingegneria Sismica dell’Istituto Federale di Tecnologia in Svizzera, ci sarebbero potuti essere degli inquilini del World Trade Center a installare le bombe nel loro spazio in affitto, prima di traslocare e lasciar libero il proprio ufficio.
Fonte: http://www.washingtonsblog.com/2011/05/no-it-wouldnt-have-been-impossible-to.html
Traduzione per Megachip a cura di Cipriano Tulli.
Tratto da: http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6240-installare-ordigni-al-wtc-senza-farsi-notare.html.
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WTC
9 agosto 2010
11/9: i segreti dell’analisi sul crollo dell’Edificio 7
di reopen911.info.
tratto da Megachip
Riepiloghiamo i fatti: il World Trade Center 7 è l'edificio di 47 piani crollato l’11 settembre 2001, sette ore dopo le Torri Gemelle, senza essere colpito da alcun aereo. L'agenzia governativa NIST, National Institute of Standards and Technology, incaricata dall'amministrazione Bush di far luce sul crollo, non ha presentato la sua relazione sino all’agosto 2008, più di sette anni dopo i fatti. La sua analisi tecnica la si vorrebbe convincente e "definitiva": d’altronde, ha nominato il suo rapporto "Final WTC 7 Investigation Report". Ma ecco che ben lungi dal convincere gli scienziati, questa analisi li lascia perplessi perché il modello informatico utilizzato dal NIST rimane segreto.
Come una scatola nera dove fossero stati inseriti i parametri desiderati, e che avrebbe, dopo i calcoli, dato esattamente i risultati attesi. [Si veda: Il crollo dell'Edificio 7. Morta una teoria ufficiale se ne fa un'altra].
Gli architetti e ingegneri per la verità sull’11/9 hanno ripetutamente chiesto informazioni su questo modello matematico utilizzato dal NIST per simulare il collasso della struttura. Non hanno ottenuto nulla. Più di recente, un ex responsabile di volo della NASA, Dwain Deets, che si è già espresso sulle velocità anomale dei due aerei che hanno colpito le torri, ha pubblicato una lettera su un giornale californiano.
Si sorprende delle ragioni invocate dai funzionari del NIST per NON pubblicare i dettagli della loro analisi tecnica, con totale disprezzo della legge statunitense sulla libertà di informazione "Freedom of Information Act", che prevede di declassificare i documenti "top secret" su richiesta motivata del pubblico.
Ecco la lettera di Dwain Deets.
Proteggere il pubblico dalle informazioni
di Dwain Deets.
Noi abbiamo un'agenzia federale che mostra disprezzo per il Freedom of Information Act. Il dottor Patrick Gallagher, direttore del National Institute for Standards and Technology, ha negato la richiesta proveniente dall’ingegnere strutturale Ronald Brookman, che cercava informazioni dettagliate di analisi strutturali raccolte dal NIST quando ha stabilito la causa del crollo dell'edificio 7 del World Trade Center. Il motivo dichiarato di Gallagher per il diniego è stato che rilasciare quelle informazioni «potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza pubblica.»
Ciò che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza pubblica è il "non" permettere ai professionisti del settore dell’edilizia quali il signor Brookman di studiare autonomamente l'analisi del NIST sul crollo altamente anomalo dell’edificio. Un grattacielo di 47 piani è crollato improvvisamente all’interno del proprio perimetro: altamente anomalo.
Il Presidente Obama ha dato il benvenuto alla trasparenza e all'apertura nell’attività di governo al primo giorno della sua nuova amministrazione. Gallagher ha rilasciato questa determinazione il 9 luglio 2009, più di cinque mesi dopo: l'esatto contrario di uno spirito di apertura da parte del governo. Cosa dovrebbe pensare l’opinione pubblica di tutto ciò?
E dove è il nostro Congresso? Non un membro del Congresso ha sollevato una sola parola di preoccupazione. Il Congresso non ha più responsabilità di supervisione? Vi sta bene che le autorità vi prendano per i fondelli?
Dwain Deets
Encinitas, California.
Fonte: www.reopen911.info.
Traduzione per Megachip a cura di Cipriano Tulli.
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WTC7
19 luglio 2010
11/9 e demolizioni, una correzione
di Darcy Wearing e Richard Gage - ae911truth.org.
Traduzione per Megachip a cura di Tziu Treccole e Nardino Cappellacci.
Il sito ae911truth.org corregge un recente articolo, nel quale alcune immagini commentavano in modo impreciso un testo che ragionava su alcune ipotesi riguardanti la demolizione del World Trade Center. L’errata corrige offre lo spunto per ribadire le macroevidenze sospette dei crolli dell’11/9.
Abbiamo erroneamente identificato il dispositivo alla termite illustrato in questo articolo come una "carica da taglio." Ma il dispositivo così come è descritto nel brevetto è una fonte di calore per l’accensione utilizzata soltanto per accendere cariche più grandi. Essa non ha di per sé la capacità di tagliare l’acciaio strutturale.
Vorremmo ricordare altresì che né gli autori né l'intervistato, Tom Sullivan, hanno inteso implicare che questo particolare dispositivo sia stato utilizzato nella distruzione del WTC. Non sappiamo esattamente che cosa sia stato utilizzato. Per questo motivo abbiamo bisogno di un'indagine approfondita.
La nostra intenzione era quella di notare che la tecnologia per involucri autoconsumanti di termite consolidata esisteva già nel 1984. Nel nostro DVD “9/11: Blueprint for Truth”, illustriamo il brevetto del 1999 per una carica da taglio basata sulla termite che è progettata in modo da eiettare rame o ferro allo stato fuso attraverso l'orifizio in "centinaia di millisecondi," ed è capace di fendere un acciaio strutturale di maggiore spessore in modo più efficiente. Questa carica da taglio basata sulla termite presenta evidenti vantaggi rispetto a cariche da taglio più tradizionali altamente esplosive.
Dalla descrizione del brevetto:
"Uno svantaggio importante dei dispositivi con esplosivi a carica cava è che generano un rumore eccessivo e troppi detriti per effetto della detonazione. Questi detriti e il rumore possono comportare rischi per la salute e la sicurezza potenzialmente gravi per chi utilizza un ordigno da taglio che impieghi esplosivi convenzionali a carica cava. I dispositivi da taglio basati sulla termite che utilizzano una fiamma da taglio non producono praticamente alcuna vasta onda d'urto e generano relativamente poca pressione di più. I dispositivi da taglio basati sulla termite non presentano i medesimi rischi per la salute e la sicurezza che riguardano gli addetti che usano dispositivi da taglio a carica cava."
(il brevetto in pdf)
Dunque, ciò potrebbe fornire una spiegazione sul perché gli autori degli attentati usassero simili dispositivi – ammesso che siano stati utilizzati - in queste ingannevoli demolizioni controllate. (Non abbiamo abbastanza prove per concludere che essi siano stati utilizzati nelle Torri Gemelle – la cui pila di detriti è stata fotografata in modo bastevolmente esteso).
Tuttavia, nel caso del WTC 7, di cui non sono state fornite foto ravvicinate durante il processo di sgombero, abbiamo una documentazione molto interessante dal ”FEMA BPAT Report”, in “Appendix C”, insieme a foto e testimonianze su pozze di metallo fuso, che possono fornire tali prove. Gli autori descrivono ragguardevoli corrosioni ad alta temperatura, fusione intergranulare, rapida ossidazione, nonché l'evaporazione delle estremità di elementi strutturali in acciaio. Si ricordi che il WTC 7 non è stato l'evento esplosivo estremo rappresentato invece dalle Torri Gemelle. È stata un’implosione, durante la quale ci sono stati molti meno testimoni a descrivere di aver udito e percepito esplosioni. Così potrebbe essere più probabile una demolizione tradizionale ma con l’uso di cariche da taglio incendiarie alla termite, mentre le Torri Gemelle potrebbero essere state distrutte con materiali più esplosivi come il C4 e gli esplosivi compositi nano-termitici (che sono stati documentati in altri articoli).
Inoltre, non è escluso, dato il periodo di tempo di 16 anni trascorso tra il 1984 e il 2001, che queste due tecnologie possano essere state combinate per produrre una carica basata sulla termite il cui involucro sia fatto anche di termite consolidata. Questo aspetto deve essere ancora indagato.
Abbiamo usato il sistema Hi Ex come esempio nell’articolo in merito a un sistema di detonazione wireless che esisteva molto prima dell’11 settembre 2001 e che era capace di distanze di stand-off di 5 chilometri - eliminando il requisito delle "miglia di cavi di detonazione" dal dispositivo di azionamento. Non avevamo intenzione di implicare che questo fosse l’effettivo sistema usato dagli attentatori presso i grattacieli del WTC. Una vera indagine potrebbe svelare tali segreti.
Accanto alla scoperta della Nano-termite nella polvere del WTC, la questione sul fatto che tali dispositivi a base di termite siano stati o meno utilizzati è un problema a parte: semplicemente quello di una possibile tecnologia che possa spiegare le decine di osservazioni di ferro o acciaio fuso nel cumulo delle macerie.
Nel dibattito su cosa abbia abbattuto il World Trade Center, che fornisce il grande “problema-reazione” per il quale la Guerra al Terrorismo è la presunta “soluzione”, la nostra posizione è solida in merito a ogni punto importante. Ciò è sottolineato dall’attenzione rumorosa dei nostri critici nei confronti di piccoli errori come questo. I promotori della – e i credenti nella - cospirazione ufficiale asseverata dal governo hanno sempre ignorato o travisato le caratteristiche flagranti della distruzione delle tre torri del WTC. Tali caratteristiche - la velocità, la simmetria, l'accuratezza, la completezza - hanno sempre segnalato in modo inequivocabile una demolizione occulta con esplosivi quale causa di tale distruzione. I dettagli su come le demolizioni siano state realizzate sono ampiamente irrilevanti, in questo momento, tranne che per il fatto che al Qa‛ida non aveva chiaramente accesso alla possibilità di compiere alcuna delle loro varianti.
Chiediamo, ancora una volta, a tutti gli esseri di coscienza di valutare in modo imparziale le prove su entrambi i lati, al meglio di quanto sappiamo oggi, e di unirsi ai 10 mila firmatari della nostra petizione volta a richiedere una nuova indagine professionale aperta, dotata di atti di citazione, priva di conflitti di interesse, che segua il metodo scientifico e le prove ovunque portino, e lasciare che i gettoni del gioco cadano dove possono cadere.
Fonte: http://www.ae911truth.org/news/41-articles/317-correction-and-clarification-article-explosive-evidence-at-wtc-cited-by-former-cdi-employee.html.
Confronta l'articolo del prof. Ashot Tamrazian:
Le teorie dei rischi e il crollo delle torri del WTC
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6 luglio 2010
L'esperto di demolizioni: ecco come crollarono davvero le torri dell'11/9
da Megachip.
L'associazione «Architects & Engineers for 9/11 Truth» ("Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11/9", ndt) presieduta dall'architetto americano Richard Gage ha incontrato Tom Sullivan, un tecnico esperto di demolizioni controllate nonché ex dipendente della Controlled Demolition Inc.
Secondo questo esperto, non c'è alcun dubbio: sono stati degli esplosivi la causa del crollo delle torri del World Trade Center.
Questa testimonianza avvalora e corrobora lo studio scientifico pubblicato nel marzo 2009 su «Bentham Open», sotto la direzione del professore di chimica dell’Università di Copenaghen Niels Harrit che aveva tratto la conclusione della presenza di esplosivi del tipo nano-termite nelle macerie del WTC, un materiale ultra sofisticato di origine militare.
Tom Sullivan è vicino al caso delle torri del WTC. Infatti, la società Controlled Demolition Inc. diretta da Mark Loiseaux (*) per la quale lavorava è stata una delle principali aziende incaricate dalla Autorità portuale e dalle Silverstein properties per sgomberare il sito di Ground Zero.
Ricordiamo che il sito fu liberato dalle macerie sotto l’alta supervisione della FBI, che vietò l’accesso al pubblico e ai giornalisti, così come alla Commissione d'inchiesta e agli ispettori FEMA, per i cui accessi furono poste restrizioni.
Il NIST non ha avuto accesso che ai depositi di Fresh Kills e al'aeroporto JFK.
La rimozione fu monitorata anche dal Comune, che chiese al NYPD di vietare le foto per rispetto delle vittime, oltre che dall'esercito, che utilizzava dei GPS speciali per seguire i movimenti dei camion carichi di macerie.
Nel momento in cui gli ultimi resti delle travi del WTC, essendo state utilizzate per la fabbricazione dello scafo della USS New-York, si apprestano a lasciare il loro hangar dell’aeroporto JFK per vari progetti di monumenti intesi a commemorare i 10 anni dagli attentati, coloro che si schierano per l’aggiornamento e l'esame degli indizi reali delle cause autentiche del crollo delle tre torri richiedono più che mai ai media di confrontarsi con questa nuova testimonianza di gran peso, e di sostenere la richiesta civica mondiale in favore di una nuova inchiesta.
Collegamenti aggiunti da reopen911.info e Megachip.
Redazione di ae911truth.org, 24 giugno 2010.
Avendo avuto il privilegio di parlare con Tom Sullivan, un tecnico esperto nella collocazione di cariche esplosive per le demolizioni controllate, abbiamo alcune nuove chiavi che ci permettono di capire meglio il modo in cui la demolizione controllata funziona, laddove inizi, e quali sono state le ripercussioni dell’11 settembre nel settore delle demolizioni. Sullivan ha acquisito la sua esperienza in qualità di dipendente dell’azienda capofila in questo campo: la Controlled Demolition, Inc. (CDI). Tuttavia, Sullivan ha tenuto a sottolineare: «In nessun caso mi presento come portavoce per il CDI, e quello che ho da dire lo dico per esperienza e formazione personale.»
Sullivan è andato alle scuole superiori con Doug Loizeaux, della famiglia Loizeaux. Questa famiglia, in primo luogo il padre Jack, in modo autonomo ha lanciato l'intero settore delle demolizioni controllate, un’industria che alla fine è diventata un affare assai profittevole. Prima di avere a che fare con la CDI, Sullivan era un fotografo indipendente, durante i suoi primi anni nel Maryland. Sarebbe poi stato inviato nei siti delle demolizioni controllate per scattare fotografie dei lavori. Diventò perciò un appassionato ed entusiasta del settore delle demolizioni controllate.
Arrivò il momento in cui volle fare entrambe le cose: essere l’uomo che collocava le "cariche di taglio" sui punti di rottura, e quello che scattava le foto alla messa in opera per promuovere il proprio business. Presto sarebbe diventato un dipendente a tempo pieno della CDI, come AE911Truth ha avuto modo di verificare.
«È stato un lavoro molto interessante, ma anche duro, per lunghe ore, soprattutto quando faceva freddo», osserva Sullivan. Il quale aggiunge che la giornata di lavoro iniziava presto, intorno alle 6 del mattino, e si lavorava fino al tramonto. Sullivan ha lavorato all’allestimento degli edifici con la collocazione delle cariche di taglio in corrispondenza dei punti di rottura e poi, naturalmente, se ne stava a contemplare il tutto mentre crollava.

Sullivan sottolinea che la preparazione richiede diverse settimane per "indebolire" gli edifici prima delle demolizioni. Gli edifici con struttura in acciaio semplicemente non cadono entro il perimetro della loro base in caduta libera senza un grosso lavoro lungo tutto l’edificio, a volte anche prima di piazzare le cariche esplosive. Sullivan sottolinea questo punto: «Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio. Punto.»
Uno dei più interessanti lavori di Sullivan è stata la demolizione del colossale Kingdome, nella cui struttura in cemento armato lui stesso ha collocato di persona centinaia di micidiali cariche esplosive.

Sullivan spiega che lavorare per CDI è stata «un'esperienza davvero unica». E aggiunge: «erano una famiglia molto unita», con riferimento ai valori familiari dei Loizeaux. «Ho imparato tramite l’osservazione», dice Sullivan, «non lo impari a scuola, ma sporcandoti le mani con il duro lavoro.» Sullivan ha scattato centinaia di foto dei progetti, attraverso cui ha sviluppato una profonda passione per questo lavoro.
Quando gli abbiamo chiesto cosa avesse reso la CDI il leader di mercato, ha risposto che «la loro famiglia aveva tutta l’esperienza perché aveva “inventato” l'arte della demolizione controllata. Per anni e anni hanno viaggiato per il mondo, facendo dimostrazioni e attività di formazione su come funziona questa particolare arte.»
Purtroppo, l'attività ha meno mercato dopo l’11 settembre. «La gente era spaventata, e se per caso si udiva una forte esplosione si pensava che fosse un qualche attentato terroristico», ha detto Sullivan, con una nota di frustrazione. «La paura ha preso il sopravvento e così non c’era più spazio per il business»., Anche Mark Loizeaux (il presidente del CDI) ha detto che l’11/9 lo aveva rovinato. Sullivan non ebbe altra scelta che lasciare la CDI. Curiosamente, la CDI ha avuto un ruolo nel ripulire il WTC nell'ambito di un subcontratto con Tully Construction. Il 22 settembre 2001, CDI sottopose un "preliminare" di 25 pagine al Dipartimento di progettazione e costruzione della città di New York, un piano connesso a rimozione e riciclaggio dell'acciaio. [¹]
Sullivan sostiene che sin dal primo giorno sapeva che la distruzione del World Trade Center 7 durante l’11 settembre era una classica implosione controllata. Quando gli abbiamo chiesto di darci la sua opinione su come l'edificio possa essere stato distrutto, ha spiegato che «osservando l'edificio non sarebbe stato un problema: una volta ottenuto l’accesso alle condutture degli ascensori ... allora un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e travi all’interno. Il resto verrebbe compiuto semplicemente con il giusto tipo di esplosivi per l’opera. Si può anche usare bene la termite.»
Brent Blanchard, fotografo della società di demolizioni controllate Protec, ha detto -a critica dell'ipotesi di una demolizione controllata - che si sarebbero dovuti trovare dappertutto i cavi per le detonazioni nonché gli involucri lasciati fra i mucchi di detriti dalle cariche di taglio . Così abbiamo chiesto una risposta a Sullivan, il quale nota che:
«I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni. Guardate in qualsiasi film d'azione. E, naturalmente, i militari li hanno. Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema. Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive RDX, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla. E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984»

"Sullivan rileva che non sono necessari chilometri di cavi per detonatori grazie ai sistemi di detonazione moderni senza fili come quello prodotto da HiEX, e che sono accesi da computer remoti."

Questa particolare carica da taglio è concepita per essere utilizzata con la termite. Sullivan osserva che il suo involucro si auto-consuma lasciando dietro di sé solo il ferro fuso sotto le macerie.
Abbiamo chiesto a Sullivan se tutti i piani del WTC 7 dovevano essere riempiti di esplosivi per avere successo nella demolizione controllata.
La sua risposta è
Sullivan replica:
Secondo Sullivan,
Quando gli chiediamo se ha seguito alcuna delle audizioni della Commissione di inchiesta sull’11/9 o di quelle legate alla relazione del NIST, ci dà la stessa a stessa risposta per entrambe:
«Io non ho alcuna tolleranza per la gente che mi mente su quel che so essere vero. Ho abbandonato il campo disgustato e non ho mai assistito ad alcuna audizione dopo la prima. Stesso discorso per il NIST, non ho guardato la presentazione NIST, perché sapevo che cosa dovevo aspettarmi.» Tuttavia, ha letto la relazione finale sul crollo dell’Edificio 7 e racconta di essersi infuriato al pensiero che potessero davvero convincere così tanta gente con le loro spiegazioni fraudolente.
Sullivan venne in contatto per la prima volta con AE911Truth tramite un amico che gli aveva inviato il DVD 9/11: Blueprint for Truth. Lo guardò e si sentì felicissimo di scoprire che c’era un’associazione che cercava di informare il pubblico su quel che lui cercava di spiegare sin da quel tragico giorno. «AE911Truth è il gruppo più attento e organizzato del movimento per la verità sul 11 Settembre. Non c'è speculazione», afferma. «“Blueprint for Truth” è fatto di informazioni fattuali e importanti basate solo sulla scienza e la fisica, ed è chiaro e preciso.» Quando gli chiediamo se è d'accordo con le prove avanzate dal DVD, Sullivan annuisce: «Contiene prove estremamente convincenti.»
Infine, gli chiediamo: «Quanti architetti e ingegneri occorrerà che parlino all’unisono, per poter far finalmente sentire alla gente che abbiamo un problema?». E lui:«Quanto l'elenco si allunga, diventerà sempre più difficile negare il problema, ma continueranno a negare lo stesso.»
Note:
1) Sullivan è venuto dalla costa orientale USA per una presentazione breve ma importante (QUI) nei giorni 7 e 8 maggio, in occasione della presentazione congiunta di Architects & Engineers for 9/11 Truth e di Firefighters for 9/11 Truth. Ha raggiunto Richard Gage, dell’AIA e Erik Lawyer per una presentazione di 10 minuti e ha risposto a qualche domanda sul settore delle demolizioni, sulla famiglia Loizeaux della CDI, e sul modo in cui i tre grattacieli del WTC furono demoliti. Prima di questa presentazione era già comparso con Gage e Lawyer alla KFPA Radio Berkeley nella trasmissione "Guns & Butter" in compagnia di Bonnie Faulkner, che aveva grandi domande da porre.
2) La dicitura "DO NOT COPY" (“non copiare”, ndt) sovrimpressa sulle immagini è stata aggiunta da Tom Sullivan. Queste immagini non possono essere copiate in contesti diversi dal presente articolo, o dopo sua specifica approvazione.
_________________________________________
Traduzione per Megachip a cura di Matzu Yagi e Tziu Treccole.
Introduzione a cura di ReOpen911.info.
Fonte: ae911truth.org.
http://www.ae911truth.org/news/41-articles/317-correction-and-clarification-article-explosive-evidence-at-wtc-cited-by-former-cdi-employee.html.
L'associazione «Architects & Engineers for 9/11 Truth» ("Architetti e Ingegneri per la Verità sull’11/9", ndt) presieduta dall'architetto americano Richard Gage ha incontrato Tom Sullivan, un tecnico esperto di demolizioni controllate nonché ex dipendente della Controlled Demolition Inc.
Secondo questo esperto, non c'è alcun dubbio: sono stati degli esplosivi la causa del crollo delle torri del World Trade Center.
Questa testimonianza avvalora e corrobora lo studio scientifico pubblicato nel marzo 2009 su «Bentham Open», sotto la direzione del professore di chimica dell’Università di Copenaghen Niels Harrit che aveva tratto la conclusione della presenza di esplosivi del tipo nano-termite nelle macerie del WTC, un materiale ultra sofisticato di origine militare.
Ricordiamo che il sito fu liberato dalle macerie sotto l’alta supervisione della FBI, che vietò l’accesso al pubblico e ai giornalisti, così come alla Commissione d'inchiesta e agli ispettori FEMA, per i cui accessi furono poste restrizioni.
Il NIST non ha avuto accesso che ai depositi di Fresh Kills e al'aeroporto JFK.
La rimozione fu monitorata anche dal Comune, che chiese al NYPD di vietare le foto per rispetto delle vittime, oltre che dall'esercito, che utilizzava dei GPS speciali per seguire i movimenti dei camion carichi di macerie.
Nel momento in cui gli ultimi resti delle travi del WTC, essendo state utilizzate per la fabbricazione dello scafo della USS New-York, si apprestano a lasciare il loro hangar dell’aeroporto JFK per vari progetti di monumenti intesi a commemorare i 10 anni dagli attentati, coloro che si schierano per l’aggiornamento e l'esame degli indizi reali delle cause autentiche del crollo delle tre torri richiedono più che mai ai media di confrontarsi con questa nuova testimonianza di gran peso, e di sostenere la richiesta civica mondiale in favore di una nuova inchiesta.
Prove dell'uso di esplosivi sul sito del WTC, secondo un ex tecnico della Controlled Demolitions Inc.
Collegamenti aggiunti da reopen911.info e Megachip.
Redazione di ae911truth.org, 24 giugno 2010.
Avendo avuto il privilegio di parlare con Tom Sullivan, un tecnico esperto nella collocazione di cariche esplosive per le demolizioni controllate, abbiamo alcune nuove chiavi che ci permettono di capire meglio il modo in cui la demolizione controllata funziona, laddove inizi, e quali sono state le ripercussioni dell’11 settembre nel settore delle demolizioni. Sullivan ha acquisito la sua esperienza in qualità di dipendente dell’azienda capofila in questo campo: la Controlled Demolition, Inc. (CDI). Tuttavia, Sullivan ha tenuto a sottolineare: «In nessun caso mi presento come portavoce per il CDI, e quello che ho da dire lo dico per esperienza e formazione personale.»
Sullivan è andato alle scuole superiori con Doug Loizeaux, della famiglia Loizeaux. Questa famiglia, in primo luogo il padre Jack, in modo autonomo ha lanciato l'intero settore delle demolizioni controllate, un’industria che alla fine è diventata un affare assai profittevole. Prima di avere a che fare con la CDI, Sullivan era un fotografo indipendente, durante i suoi primi anni nel Maryland. Sarebbe poi stato inviato nei siti delle demolizioni controllate per scattare fotografie dei lavori. Diventò perciò un appassionato ed entusiasta del settore delle demolizioni controllate.
Arrivò il momento in cui volle fare entrambe le cose: essere l’uomo che collocava le "cariche di taglio" sui punti di rottura, e quello che scattava le foto alla messa in opera per promuovere il proprio business. Presto sarebbe diventato un dipendente a tempo pieno della CDI, come AE911Truth ha avuto modo di verificare.
«È stato un lavoro molto interessante, ma anche duro, per lunghe ore, soprattutto quando faceva freddo», osserva Sullivan. Il quale aggiunge che la giornata di lavoro iniziava presto, intorno alle 6 del mattino, e si lavorava fino al tramonto. Sullivan ha lavorato all’allestimento degli edifici con la collocazione delle cariche di taglio in corrispondenza dei punti di rottura e poi, naturalmente, se ne stava a contemplare il tutto mentre crollava.
Sullivan sottolinea che la preparazione richiede diverse settimane per "indebolire" gli edifici prima delle demolizioni. Gli edifici con struttura in acciaio semplicemente non cadono entro il perimetro della loro base in caduta libera senza un grosso lavoro lungo tutto l’edificio, a volte anche prima di piazzare le cariche esplosive. Sullivan sottolinea questo punto: «Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio. Punto.»
Sullivan spiega che lavorare per CDI è stata «un'esperienza davvero unica». E aggiunge: «erano una famiglia molto unita», con riferimento ai valori familiari dei Loizeaux. «Ho imparato tramite l’osservazione», dice Sullivan, «non lo impari a scuola, ma sporcandoti le mani con il duro lavoro.» Sullivan ha scattato centinaia di foto dei progetti, attraverso cui ha sviluppato una profonda passione per questo lavoro.
Quando gli abbiamo chiesto cosa avesse reso la CDI il leader di mercato, ha risposto che «la loro famiglia aveva tutta l’esperienza perché aveva “inventato” l'arte della demolizione controllata. Per anni e anni hanno viaggiato per il mondo, facendo dimostrazioni e attività di formazione su come funziona questa particolare arte.»
Purtroppo, l'attività ha meno mercato dopo l’11 settembre. «La gente era spaventata, e se per caso si udiva una forte esplosione si pensava che fosse un qualche attentato terroristico», ha detto Sullivan, con una nota di frustrazione. «La paura ha preso il sopravvento e così non c’era più spazio per il business»., Anche Mark Loizeaux (il presidente del CDI) ha detto che l’11/9 lo aveva rovinato. Sullivan non ebbe altra scelta che lasciare la CDI. Curiosamente, la CDI ha avuto un ruolo nel ripulire il WTC nell'ambito di un subcontratto con Tully Construction. Il 22 settembre 2001, CDI sottopose un "preliminare" di 25 pagine al Dipartimento di progettazione e costruzione della città di New York, un piano connesso a rimozione e riciclaggio dell'acciaio. [¹]
Sullivan sostiene che sin dal primo giorno sapeva che la distruzione del World Trade Center 7 durante l’11 settembre era una classica implosione controllata. Quando gli abbiamo chiesto di darci la sua opinione su come l'edificio possa essere stato distrutto, ha spiegato che «osservando l'edificio non sarebbe stato un problema: una volta ottenuto l’accesso alle condutture degli ascensori ... allora un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e travi all’interno. Il resto verrebbe compiuto semplicemente con il giusto tipo di esplosivi per l’opera. Si può anche usare bene la termite.»
Brent Blanchard, fotografo della società di demolizioni controllate Protec, ha detto -a critica dell'ipotesi di una demolizione controllata - che si sarebbero dovuti trovare dappertutto i cavi per le detonazioni nonché gli involucri lasciati fra i mucchi di detriti dalle cariche di taglio . Così abbiamo chiesto una risposta a Sullivan, il quale nota che:
«I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni. Guardate in qualsiasi film d'azione. E, naturalmente, i militari li hanno. Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema. Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive RDX, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla. E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984»
"Sullivan rileva che non sono necessari chilometri di cavi per detonatori grazie ai sistemi di detonazione moderni senza fili come quello prodotto da HiEX, e che sono accesi da computer remoti."
Questa particolare carica da taglio è concepita per essere utilizzata con la termite. Sullivan osserva che il suo involucro si auto-consuma lasciando dietro di sé solo il ferro fuso sotto le macerie.
Abbiamo chiesto a Sullivan se tutti i piani del WTC 7 dovevano essere riempiti di esplosivi per avere successo nella demolizione controllata.
La sua risposta è
«No, perché nel caso di edifici con struttura d'acciaio, ciò di cui si ha bisogno è solo di caricare il primo terzo in basso del fabbricato per demolirlo: quando alla CDI fu dato un lavoro ad Hartford Conn, l’edificio CNG, è quanto abbiamo fatto e ha funzionato perfettamente».
Gli riferiamo che Ron Craig, un esperto di esplosioni per i film di Hollywood, ha obiettato - durante un dibattito che abbiamo avuto con lui - che ci sarebbero stati molti isolati con le finestre rotte, se avessimo avuto a che fare con una demolizione controllata .Sullivan replica:
«la parola chiave qui è demolizione controllata – in altre parole un’attenta collocazione delle cariche - sempre focalizzata e precisa. Non stiamo parlando di innescare una bomba, in questo caso. La quantità e il tipo di esplosivo è un’arte, e i danni collaterali possono essere spesso completamente evitati».
Gli abbiamo poi chiesto conto della spiegazione di Shyam Sunder, che ha diretto l'inchiesta del NIST (National Institute of Standards and Technology), il quale ha dichiarato durante la famigerata conferenza stampa che "rivelava" la Relazione finale sul crollo dell’Edificio 7 del World Trade Center, che ci sarebbe dovuto essere un grande "botto" derivante da una potente esplosione se l'edificio fosse stato distrutto da una demolizione controllata.Secondo Sullivan,
«In ogni implosione non vi è mai solo una grande esplosione, quanto semmai delle ondate di esplosioni più piccole – non diversamente dalla sezione delle percussioni in un'orchestra - quando ogni piano minato viene progressivamente coinvolto.»
E quando quel giorno Sullivan osservò i crolli delle torri, così come fecero molte persone, fu sorpreso non solo dalla velocità con cui avvennero, ma anche dalla loro simmetria e dal fatto che si verificarono all'improvviso.«Sapevo che era un evento legato all’uso di esplosivi non appena l'ho visto, non avevo il minimo dubbio», sostiene Sullivan.
La maggior parte di noi è d'accordo su questo: non è un caso che la prima torre sia improvvisamente crollata, e poi la seconda nello stesso modo. Quel che lo convinse del tutto fu quando osservò il crollo della Torre numero 7 nello stesso giorno:«Voglio dire, suvvia, era una distruzione completa. Ho visto edifici cadere nello stesso modo per anni. Questo chiudeva il discorso lì, per me».
Si tenga a mente che Sullivan ha lavorato in questo settore per molti anni: è una seconda natura per lui, il riconoscere questo tipo di demolizioni. Se c'è qualcuno che può esprimere la sua opinione, questo è sicuramente lui. Tuttavia, abbiamo ancora da chiedergli: Potrebbe esserci qualche possibilità che dei normali incendi d'ufficio (la causa ufficiale del "collasso") possano essere stati responsabili del crollo perfettamente simmetrico, regolare, a velocità di caduta libera dell’Edificio 7? «Nessuna possibilità», ribadisce. Volevamo solo essere sicuri.Quando gli chiediamo se ha seguito alcuna delle audizioni della Commissione di inchiesta sull’11/9 o di quelle legate alla relazione del NIST, ci dà la stessa a stessa risposta per entrambe:
«Io non ho alcuna tolleranza per la gente che mi mente su quel che so essere vero. Ho abbandonato il campo disgustato e non ho mai assistito ad alcuna audizione dopo la prima. Stesso discorso per il NIST, non ho guardato la presentazione NIST, perché sapevo che cosa dovevo aspettarmi.» Tuttavia, ha letto la relazione finale sul crollo dell’Edificio 7 e racconta di essersi infuriato al pensiero che potessero davvero convincere così tanta gente con le loro spiegazioni fraudolente.
Sullivan venne in contatto per la prima volta con AE911Truth tramite un amico che gli aveva inviato il DVD 9/11: Blueprint for Truth. Lo guardò e si sentì felicissimo di scoprire che c’era un’associazione che cercava di informare il pubblico su quel che lui cercava di spiegare sin da quel tragico giorno. «AE911Truth è il gruppo più attento e organizzato del movimento per la verità sul 11 Settembre. Non c'è speculazione», afferma. «“Blueprint for Truth” è fatto di informazioni fattuali e importanti basate solo sulla scienza e la fisica, ed è chiaro e preciso.» Quando gli chiediamo se è d'accordo con le prove avanzate dal DVD, Sullivan annuisce: «Contiene prove estremamente convincenti.»
Infine, gli chiediamo: «Quanti architetti e ingegneri occorrerà che parlino all’unisono, per poter far finalmente sentire alla gente che abbiamo un problema?». E lui:«Quanto l'elenco si allunga, diventerà sempre più difficile negare il problema, ma continueranno a negare lo stesso.»
Note:
1) Sullivan è venuto dalla costa orientale USA per una presentazione breve ma importante (QUI) nei giorni 7 e 8 maggio, in occasione della presentazione congiunta di Architects & Engineers for 9/11 Truth e di Firefighters for 9/11 Truth. Ha raggiunto Richard Gage, dell’AIA e Erik Lawyer per una presentazione di 10 minuti e ha risposto a qualche domanda sul settore delle demolizioni, sulla famiglia Loizeaux della CDI, e sul modo in cui i tre grattacieli del WTC furono demoliti. Prima di questa presentazione era già comparso con Gage e Lawyer alla KFPA Radio Berkeley nella trasmissione "Guns & Butter" in compagnia di Bonnie Faulkner, che aveva grandi domande da porre.
2) La dicitura "DO NOT COPY" (“non copiare”, ndt) sovrimpressa sulle immagini è stata aggiunta da Tom Sullivan. Queste immagini non possono essere copiate in contesti diversi dal presente articolo, o dopo sua specifica approvazione.
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Traduzione per Megachip a cura di Matzu Yagi e Tziu Treccole.
Introduzione a cura di ReOpen911.info.
Fonte: ae911truth.org.
AGGIORNAMENTO:
Il sito ae911truth.org si scusa per la scelta sbagliata di una delle immagini, erroneamente identificata come una carica da taglio, mentre è un dispositivo che usa la termite per innescare cariche più ampie:http://www.ae911truth.org/news/41-articles/317-correction-and-clarification-article-explosive-evidence-at-wtc-cited-by-former-cdi-employee.html.
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30 maggio 2010
Vasto programma: ammazzare di tasse i commensali di Soros
di Pino Cabras – da Megachip
L’accelerazione della crisi in Italia è stata davvero brusca, se persino il governo che più di tutti al mondo liscia il pelo agli evasori fiscali si è trovato costretto a proporre misure economiche detestate dal blocco dei suoi elettori. Gli Stati hanno tutti sfondato i tetti dell’indebitamento, e fra di loro si apre una lotta concorrenziale immediata per piazzare ciascuno i propri buoni del tesoro. Amputano i propri modelli sociali, i propri progetti,
le proprie clientele, con l’urgenza chirurgica di chi si sottopone a malincuore a un intervento dal risultato incerto: sempre meglio che morire certamente dissanguati. Così Berlusconi farà atti contro natura, fino a promettere di combattere l’evasione da lui finora glorificata. Questo per non perdere il regno, il cui trono traballa sopra il cumulo del terzo debito pubblico del pianeta.
La Grecia ha dimostrato quanto devastante e rapido possa essere il precipitare della crisi. Tutti i governi sono costretti a compiacere i crudeli capibranco che decidono dove far fluire l’acquisto dei titoli di Stato. Tutti cercano di riequilibrare in modo drastico entrate e spese, tanto da toccare subito interessi organizzati. In ogni singola realtà nazionale scossa dai piani di sacrifici i portatori d’interesse lotteranno in modo acceso per non rappresentare l’interesse più sacrificato.
Però, parafrasando Danny De Vito, sotto l’attacco della speculazione non ci sono vittorie, solo gradazioni di sconfitte.
L’urgenza porta a riscoprire cose dimenticate: che quelli che non pagano le imposte valgono decine di miliardi, che l’economia ha una quota troppo grande in nero, e così via. Il problema è che l’emergenza, per definizione, si concentra su certi aspetti immediati e visibili della realtà, ma trascura altri aspetti importanti. Durante l’alluvione vai a salvare chi è sul tetto di una casa, lì e allora, doverosamente, ma non stai operando la manutenzione degli argini del fiume che avrebbero evitato il debordare delle acque.
Durante l’emergenza finanziaria ci si concentra sull’evasione presente nell’economia reale, grave per le sue distorsioni, iniqua quanto si voglia, ma assai meno determinante di un’evasione molto più vasta che pure sarebbe raggiungibile dalla mano degli Stati: ossia le transazioni che avvengono sui derivati, che si compiono prevalentemente senza alcuna trasparenza, fuori dai mercati aperti al pubblico. Nel gergo finanziario, questa enorme massa di transazioni parallele, da cliente a cliente, viene definita «Over The Counter» (OTC). È il mondo ideale di chi non vuol farsi raggiungere da alcuna investigazione tributaria. In questo mondo parallelo le transazioni valgono - almeno nominalmente - decine di volte il PIL degli USA e dell’Europa.
La bolla delle moltiplicazioni del PIL è anche la bolla del connubio fra tutte le liquidità criminali, politiche e speculative. Una bolla gonfiata da operatori senza responsabilità, e perciò una bolla esentasse, del tutto priva di ricadute positive sul mondo reale. Influentissima invece in qualità di sistema bancario ombra, capace di lucrare e manovrare una contabilità devastante per chi ne subisce il flusso, fra frodi titaniche e assalti speculativi voluminosi, in mano a un clan ristretto di individui e istituti finanziari opachi.
Nonostante i membri del Superclan costituiscano una porzione così soverchiante della vera evasione fiscale, sono i primi a mettere sotto pressione “morale” gli Stati sovrani, a distribuire pagelle e ammonizioni sul debito eccessivo e i disavanzi insostenibili, da riaggiustare in qualche modo, altrimenti c’è il castigo del mancato acquisto dei bond, l’esplodere dei tassi d’interesse, infine il default.
Eppure un’imposizione fiscale su questa massa sterminata di transazioni e superprofitti parassitari – a loro modo in nero - ridimensionerebbe l’emergenza finanziaria. Si tratterebbe di ammazzare di tasse i commensali di George Soros.
L’ostacolo però è politico. Gli Stati dovrebbero mettersi d’accordo, creare il meccanismo impositivo, mettere fuori legge certe operazioni speculative, armonizzare l’estrazione di un gettito colossale dagli intermediari che trafficano con i paradisi fiscali. Riportare insomma alla luce – ecco la vera emersione dal nero – gran parte della liquidità ombra creatasi negli ultimi decenni. Vasto programma. L’amministrazione Obama e il governo britannico non faranno passare riforme di questa portata. Non osano affrontare davvero i burattinai del sistema Over The Counter. Come Berlusconi riscopre obtorto collo chi non vorrebbe scoprire, gli evasori, allo stesso modo Obama è costretto a non ignorare il problema dei Padroni del’Universo, ma lo fa con provvedimenti molto deboli, rosicchiati da aggiustamenti lobbistici che li rendono inadatti a combattere gli speculatori.
Il comportamento dei banchieri ombra è slittato via via verso una direzione paradossale. Prima spingevano la massa del debito contando sulla funzione di garante di ultima istanza da parte dello Stato, perché lo Stato non poteva fallire. Ora scommettono proprio sul default degli Stati, se non di interi continenti.
Le probabilità di collasso sistemico a questo punto si accrescono, con scarti imprevedibili e repentini. Qualsiasi gestione “nazionale” della crisi – con tutti i prevedibili scontri fra interessi “locali” – sarebbe in partenza perdente. Il bersaglio grosso, nelle sue casematte globalizzate, se ne starebbe lì, come in effetti sta, a godersi lo spettacolo degli illusi che sognano il ritorno della crescita e intanto si disputano i denari per le cambiali.
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24 maggio 2010
Il 2012 post-capitalista: più che umanità, sarà apicoltura
di Richard K.Moore - Global Research, 27 febbraio 2010.
Un saggio
Contesto storico – L’instaurarsi della supremazia capitalista
Quando, alla fine del '700, in Gran Bretagna iniziò la Rivoluzione Industriale, si potevano fare tanti soldi investendo nelle fabbriche, aprendo nuovi mercati e ottenendo il controllo delle fonti di materie prime. Tuttavia, la gente con più soldi da investire non stava tanto in Gran Bretagna quanto in Olanda. L’Olanda era la principale potenza occidentale nel '600 ed i suoi banchieri erano i più importanti capitalisti. Alla ricerca del guadagno, nel mercato azionario britannico fluiva il capitale olandese, e fu così che gli olandesi finanziarono l’ascesa della Gran Bretagna, che successivamente eclissò l’Olanda sia economicamente sia geopoliticamente.
In questo modo, l’industrializzazione britannica arrivò a essere dominata da ricchi investitori e il capitalismo divenne il sistema economico dominante. Ciò portò ad un’importante trasformazione sociale. La Gran Bretagna, fino ad allora, era stata essenzialmente una società aristocratica dominata da famiglie di proprietari terrieri. Nel momento in cui il capitalismo divenne dominante economicamente, i capitalisti divennero dominanti politicamente. Le strutture fiscali e la politica dell’import-export furono gradualmente modificate a favore degli investitori anzichè dei proprietari terrieri.
Non fu più sostenibile economicamente mantenere una tenuta in campagna: occorreva trasformarla e svilupparla per un uso più produttivo. I drammi vittoriani sono pieni di storie di famiglie aristocratiche cadute in disgrazia, costrette a vendere le loro proprietà. Per scopi drammaturgici questo declino è tipicamente attribuito al fallimento di un qualche personaggio, un debole primogenito magari. Ma in verità, il declino dell’aristocrazia fu parte di una più grande trasformazione sociale provocata dall’ascesa del capitalismo.
L’occupazione del capitalista consiste nella gestione del capitale, e questa gestione è generalmente condotta attraverso la mediazione di banche e agenzie d’intermediazione. Non dovrebbe essere quindi sorprendente che le banche d’investimento siano arrivate a occupare il vertice della gerarchia della ricchezza e del potere capitalista. Infatti, vi è un pugno di famiglie di banchieri, tra le quali i Rothschild ed i Rockefeller, che sono giunti a dominare gli affari politici ed economici del mondo occidentale.
A differenza degli aristocratici, i capitalisti non sono legati a un luogo, o al mantenimento di un luogo. Il capitale è sleale e mobile: fluisce dove vi è la maggior crescita, com’è fluito dall’Olanda alla Gran Bretagna, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e, più recentemente, da ovunque alla Cina. Così come le miniere di rame possono essere sfruttate e poi abbandonate, allo stesso modo, sotto il capitalismo, un’intera nazione può essere sfruttata e poi abbandonata, come vediamo nelle zone industriali arrugginite degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.
Questo distacco rispetto al luogo, nel capitalismo, porta ad una diversa geopolitica in rapporto all’aristocrazia. Un re va in guerra quando vede un vantaggio per la sua nazione nel farlo. Gli storici possono “spiegare” le guerre nei giorni precapitalisti con l’obiettivo di espandere monarchi e nazioni.
Un capitalista provoca una guerra al fine di fare profitti, e difatti la nostra élite di famiglie di banchieri ha finanziato entrambi i lati della maggior parte dei conflitti militari sin dalla Prima Guerra Mondiale. Da qui, la difficoltà degli storici a “spiegare” la Prima Guerra Mondiale in termini di motivazioni e obiettivi nazionali.
Ai tempi precapitalisti, la guerra era come gli scacchi, entrambi i giocatori cercavano di vincere. Sotto il capitalismo la guerra è più come un casinò, dove i giocatori si scontrano finché possono ottenere credito per più fiches e il vero vincitore alla fine risulta sempre essere il Banco: i banchieri che finanziano la guerra e decidono chi sarà l’ultimo a restare in piedi. Non solo le guerre sono le più redditizie tra tutte le imprese capitaliste ma, nello scegliere i vincitori, e nell’amministrare la ricostruzione, l’élite delle famiglie di banchieri, alla lunga, riesce ad accordare la configurazione geopolitica ai propri interessi.
Nazioni e popolazioni non sono nient'altro che pedine dei loro giochi. Milioni di persone muoiono in guerra, le infrastrutture vengono distrutte e intanto che il mondo piange, i banchieri contano le loro vittorie e pianificano i loro investimenti per la loro ricostruzione postbellica.
Dalla sua posizione di potere, in qualità di finanziatrice dei governi, l’élite dei banchieri ha perfezionato col tempo i suoi metodi di controllo. Sempre dietro le scene, tira i fili che muovono i media, i partiti politici, le agenzie di spionaggio, i mercati azionari e gli uffici governativi.
E forse la sua più grande leva di potere è il suo controllo sulle valute. Attraverso le truffe della sua banca centrale, architetta cicli di espansione e contrazione, stampa soldi a costo zero che presta ai governi con interesse. Il potere dell’élite dei banchieri è al tempo stesso assoluto e subdolo...
«Alcuni dei grandi uomini Statunitensi hanno paura di qualcosa. Sanno che esiste da qualche parte un Potere, così organizzato, subdolo, attento, interlacciato, completo, pervasivo che non permette loro di alzare la voce quando lo condannano». Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti.
La fine della crescita – Capitalisti contro Capitalismo
È sempre stato inevitabile che, su di un pianeta finito, vi fosse un limite alla crescita economica. L’industrializzazione ci ha permesso negli ultimi due secoli di precipitarci a capofitto verso quel limite.
La produzione è diventata più efficiente che mai, i mercati sono divenuti sempre più globali, e alla fine abbiamo raggiunto il punto in cui il paradigma di crescita perpetua non può più essere sostenuto.
A dire la verità, quel punto fu raggiunto attorno al 1970. Da lì in poi, il capitale non ha cercato la crescita attraverso un aumento della produzione quanto piuttosto estraendo maggiori rendimenti da livelli di produzione relativamente piatti. Da qui la globalizzazione, che ha spostato la produzione verso aree a bassi salari, fornendo maggior margini di profitto. Da qui la privatizzazione che trasferisce i flussi di entrate a investitori che prima si rivolgevano nazionalmente al Tesoro. Da qui, i derivati e i mercati valutari che creano l’illusione elettronica della crescita economica, senza effettivamente produrre nulla nel mondo reale.
Se uno studia il collasso delle civiltà impara che l’incapacità d’adattamento è fatale. Continuare sulla via della ricerca della crescita si presenterebbe proprio come una tale incapacità ad adattarsi. E se uno, adesso, legge le pagine della finanza, si rende conto che sono piene di profeti di sventura. Leggiamo che l’Eurozona è fallita, e che la Grecia è solo la prima vittima. Leggiamo che i pacchetti di stimolo non funzionano, la disoccupazione sta crescendo, il dollaro è in seri guai, la crescita continua a stagnare, quella immobiliare sarà la prossima bolla a scoppiare etc. È facile avere l’impressione che il capitalismo non stia riuscendo ad adattarsi e che le nostre società siano in pericolo di collassare nel caos.
Una tale impressione sarebbe in parte giusta e in parte sbagliata. Per capire veramente la reale situazione dobbiamo fare una chiara distinzione tra l’élite capitalista e il capitalismo in sé.
Il capitalismo è un sistema economico guidato dalla crescita; l’élite capitalista rappresenta coloro che hanno fatto in modo di ottenere il controllo del Mondo Occidentale mentre il capitalismo operava negli ultimi due secoli.
Il sistema capitalista ha oltrepassato la sua data di scadenza, l’élite dei banchieri ne è pienamente consapevole, e si sta adattando.
Il capitalismo è un veicolo che ha aiutato i banchieri a raggiungere il potere assoluto, ma essi non hanno verso questo sistema più lealtà di quanta ne abbiano verso un luogo o qualsiasi cosa o qualsiasi persona. Come in precedenza menzionato, pensano su una scala globale, con le nazioni e le popolazioni come pedine. Loro decidono che cosa sia la moneta e la emettono, proprio come il Banco nel gioco del Monopoli. Possono anche creare un nuovo gioco con un nuovo tipo di soldi. Da tempo hanno superato qualunque tipo di dipendenza da un particolare sistema economico per mantenere il loro potere. Il capitalismo era utile in un’era di rapida crescita. Per un’era di “non-crescita”, viene preparato un gioco diverso.
Così, al capitalismo non è stato permesso di morire di morte naturale. Prima, è stato sottoposto a un sistema “salvavita”, come precedentemente accennato, con la globalizzazione, la privatizzazione, i mercati dei derivati etc. Poi gli è stato iniettato un farmaco letale da eutanasia, in forma di derivati tossici. E quando è avvenuto il collasso pianificato, anziché salvare il capitalismo industriale, è stata salvata l’élite dei banchieri. Non si tratta tanto del fatto che le banche fossero troppo grandi per fallire, quanto piuttosto del fatto che i banchieri erano troppo politicamente potenti per fallire.
Hanno fatto ai governi un’offerta che non potevano rifiutare.
Il risultato dei “bailout” da trilioni di dollari era facilmente prevedibile, non però leggendo le pagine finanziarie dei giornali. I bilanci nazionali erano già stiracchiati e non avevano certamente riserve disponibili per finanziare i piani di salvataggio. Perciò i bailout equivalevano a nient’altro che all’accollarsi immensi nuovi debiti da parte dei governi. Per poter venire incontro agl’impegni dei “piani di salvataggio”, i soldi dovevano essere presi in prestito dalle stesse istituzioni finanziarie che ricevevano il bailout .
Con i "piani di salvataggio” i governi hanno consegnato le loro nazioni in mano ai banchieri. I governi sono ora in una perpetua schiavitù di debito verso i banchieri. Anziché essere le banche sotto amministrazione controllata, sono ora i governi ad essere sotto amministrazione controllata. Il governo e i consiglieri di Obama sono quasi tutti provenienti da Wall Street; sono alla Casa Bianca per poter seguire da vicino la loro nuova acquisizione, quella che un tempo era una nazione sovrana: gli USA. Può darsi che presto presiederanno alla sua liquidazione.
I banchieri hanno ora il controllo dei bilanci nazionali. Sono loro a dire ciò che può e ciò che non può essere finanziato. Quando si tratta di finanziare le loro guerre e la produzione di armi, non sono fissati limiti. Quando si tratta di finanziare i servizi pubblici, allora ci viene detto che i debiti devono essere tenuti sotto controllo. La situazione è stata chiaramente espressa dal capo del governo irlandese, Brian Cowan. Nella stessa settimana in cui l’Irlanda s’impegnava nel piano di salvataggio da 200 miliardi di Euro per le banche, gli è stato chiesto come mai tagliasse qualche milione di Euro dai bilanci dei servizi critici. Così ha risposto: «Mi dispiace, ma i fondi proprio non ci sono.» Certo che non ci sono! Il Tesoro è stato dato via. La dispensa è vuota.
Come possiamo immaginarci, la massima priorità per i bilanci è ripagare il debito alle banche. Proprio come tutto il terzo mondo è in schiavitù di debito verso il FMI, così oggi il mondo Occidentale è in schiavitù di debito verso le sue proprie banche centrali. La Grecia è l’avanguardia di quel che sta per succedere ovunque.
L’economia del carbonio - Controllare i consumi
In un’economia della “non crescita”, i meccanismi della produzione diventeranno relativamente statici. Anziché aziende che competono tra loro per innovare, avremo delle burocrazie di produzione. Saranno delle burocrazie semi-pubbliche e semi-private, preoccupate dei bilanci e delle quote più che della crescita, qualcosa di analogo alle linee del modello sovietico. Questo tipo di ambiente non è guidato dal bisogno di aumentare il capitale e non consente un gioco proficuo a Monopoli.
Possiamo già intravedere che sono intrapresi dei passi per spostare il modello aziendale verso il modello burocratico, attraverso un aumento dell’intervento governativo nella sfera economica. Con i piani di salvataggio di Wall Street, la forzata ristrutturazione della General Motors, il richiamo a una microgestione centralizzata nella finanza e nelle industrie, nell'assicurazione sanitaria obbligatoria, il Governo sta dicendo che il mercato viene sostituito dalle direttive governative.
Non che dobbiamo compiangere il decesso del capitalismo sfruttatore ma, prima di festeggiare, dobbiamo capire con che cosa lo stia sostituendo.
In un’epoca di capitalismo e crescita, il fulcro del gioco è sempre stato sul lato produttivo dell’economia. Il gioco puntava a controllare i mezzi di tale crescita: l’accesso al capitale. Il motore di crescita del capitalismo creava la domanda per il capitale; i banchieri controllavano l’offerta. Le tasse erano principalmente basate sul reddito, una volta ancora legato al lato di produzione dell’economia.
In un’epoca di “non crescita”, il fulcro del gioco sarà sul lato consumistico dell’economia. Il gioco punterà a controllare le necessità della vita: l’accesso agli alimenti e all’energia.
La popolazione crea la domanda per le necessità vitali; i banchieri vogliono controllarne l’offerta. Le tasse saranno basate sul consumo, principalmente di energia. Sta tutta in questo la gran paura del riscaldamento globale, con le sue tasse sul carbonio e i crediti di carbonio.
In Gran Bretagna ci sono già voci di “quote di carbonio”, come il razionamento del carburante durante i tempi di guerra. Non è che dovrai soltanto pagare le tasse sull’energia, ma saranno le direttive governative a determinare lo stesso ammontare del tuo consumo di energia.
I “carbon credits” ti verranno assegnati e tu potrai usarli per guidare, per il riscaldamento ed occasionalmente per volare. Inoltre, in Gran Bretagna le autostrade vengono cablate per poter tener traccia di quanti kilometri fai, tassarti proporzionalmente e penalizzarti se guidi oltre il limite stabilito.
Possiamo aspettarci che questo tipo di cose si diffondano in Occidente dato che sono gli stessi banchieri internazionali a essere al potere ovunque.
In termini di propaganda, questo controllo sul consumo viene venduto come una soluzione al riscaldamento globale e al picco nella produzione del petrolio. Questa campagna propagandistica ha avuto molto successo e si è accattivata tutto il movimento ambientalista.
A Copenhagen, i manifestanti si sono scontrati con la polizia, esibendo cartelloni a sostegno delle tasse sul carbonio e ai crediti del carbonio. Ma in verità il regime del carbonio non ha niente a che vedere con l’ambiente o la sostenibilità. Consiste interamente nel microgestire ogni aspetto delle nostre vite, così come ogni aspetto dell’economia.
Se coloro che stanno conducendo il tutto fossero genuinamente interessati alla sostenibilità, a quest’ora starebbero investendo in trasporti di massa efficienti, e starebbero convertendo l’agricoltura da metodi “petrolio-intensivi” e “acqua-intensivi” a metodi sostenibili. Al contrario, stanno imponendo i biocarburanti e ci stanno vendendo le auto elettriche, che non sono più sostenibili o carbonio-efficienti delle auto ordinarie. Infatti, il vero scopo dei biocarburanti è il genocidio.
Con i prezzi alimentari legati a quelli dell’energia, e con i terreni agricoli convertiti dalla produzione alimentare alla produzione di carburante, il risultato non può che essere un’enorme crescita della fame nel terzo mondo.
Lo spopolamento è da tempo un obiettivo dichiarato dei circoli dell’élite, e la dinastia dei Rockefeller è stata più volte implicata in progetti di eugenetica di vario tipo.
“La Guerra al Terrorismo” – Preparare la via alla transizione
La cosiddetta “Guerra al terrorismo” si divide in due parti. La prima parte è un pretesto per l’abuso arbitrario dei diritti dei cittadini, in qualsiasi istante in cui la Sicurezza Nazionale sostenga che per ragioni di sicurezza un’azione sia necessaria. La seconda parte è un pretesto per l’aggressione militare statunitense in qualsiasi parte del mondo, ogni qualvolta la Casa Bianca pretenda che Al-Qa‛ida sia attiva in quel luogo.
Qui sopra ho enfatizzato la parola “pretenda”, perché il pretesto del terrorismo viene usato per giustificare poteri arbitrari, a livello sia interno sia globale. Nessun tipo di prova concreta deve essere presentata al Congresso, né all’ONU né a nessun altro, prima che una nazione sia invasa, qualcuno sia rapito e torturato in quanto “sospetto terrorista”, o prima che qualche nuova misura di sicurezza venga applicata. Quando il Potere è arbitrario, a quel punto, non stiamo più vivendo sotto il governo della Legge, né internamente né globalmente. Stiamo vivendo sotto il dominio dell’uomo, come uno si attenderebbe in una dittatura o in un arcaico regno o impero.
Parte Prima: Preparare la via per un nuovo ordine sociale
In un senso molto autentico, il pretesto del terrorismo viene usato per disfare tutto ciò che l’Illuminismo e le rivoluzioni repubblicane hanno costruito due secoli fa. Il nucleo vero del Bill of Rights – il giusto processo - è stato abbandonato. I gulag, i campi di concentramento, gli arresti segreti di notte - ciò che abbiamo sempre associato alle dittature fasciste e comuniste - ora funzionano sotto la giurisdizione statunitense e vengono pubblicamente giustificate dallo stesso presidente.
Esiste veramente una minaccia terroristica alla nazione, e queste misure sono una risposta sensibile a tale minaccia? La gente è fortemente divisa nelle risposte a tali domande. Sono venute alla luce abbastanza prove concrete, inclusi legami tra agenzie di spionaggio, e a mio avviso i più drammatici eventi “terroristici” negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed Europa sono stati operazioni coperte false flag [“sotto falsa bandiera” n.d.t.].
Da una prospettiva storica questo non sarebbe assolutamente sorprendente. Tali operazioni sono state pratica corrente - modus operandi - in molte nazioni solo che, generalmente, non ne abbiamo le prove fino a molti anni dopo. Per esempio, ogni guerra in cui hanno partecipato gli Stati Uniti ha avuto il suo specifico fasullo “Incidente del Golfo del Tonchino” o il suo inganno sulle armi di distruzione di massa, in una forma o in un’altra. È una formula che funziona. Mobilitazione istantanea dell’opinione pubblica, approvazione immediata senza dibattito di risoluzioni e leggi autorizzative. Perché la Guerra al Terrorismo dovrebbe esser in qualche modo diversa?
Riguardo al movente: mentre i musulmani, come conseguenza di tutti questi drammatici eventi hanno solo sofferto, la nostra élite di banchieri è stata capace di creare un’infrastruttura di “stato di polizia” che può essere usata per affrontare qualsiasi prevedibile resistenza della popolazione o caos civico che possa insorgere mentre essi preparano la via del loro futuro post-capitalista.
Con il crollo, i piani di salvataggio e il fallimento totale nel raggiungere qualsiasi tipo di effettiva strategia di ripresa, i segnali sono molto chiari: al sistema sarà permesso di crollare totalmente, ripulendo quindi il suolo per una “soluzione” pre architettata. Ground Zero può essere vista come una metafora, con l’economia capitalista come le Torri Gemelle. Mentre i derivati tossici illustrano il fatto che il collasso sia in realtà una demolizione controllata.
A me pare inevitabile, dati i molti segnali, che la legge marziale sarà parte del processo di transizione, presumibilmente per affrontare i problemi del collasso economico. Magari un crollo nella catena dell’offerta alimentare dovuto a un crollo nella catena d’offerta dell’energia. Le risposte d’emergenza degli Stati Uniti a New Orleans e poi ad Haiti ci offrono ulteriori segnali, vere e proprie sperimentazioni, del tipo di “risposta d’emergenza” che possiamo aspettarci.
Prima e innanzitutto viene la sicurezza delle forze d’occupazione. Quelli che soffrono durante un’emergenza vengono trattati più come ribelli che come vittime bisognose di soccorsi. Nel caso di Haiti, la risposta degli Stati Uniti può solamente essere descritta come un progetto di genocidio intenzionale. Quando la gente è bloccata sotto le macerie durante un terremoto, le prime 48-72 ore sono assolutamente cruciali, per quanto riguarda i tassi di sopravvivenza. Quando i militari USA hanno sistematicamente bloccato gli aiuti entranti in quelli ore cruciali, rimandando indietro medici e squadre di pronto soccorso, hanno anche determinato il destino di migliaia di persone che potevano essere salvate.
Si possono immaginare parecchi scenari da incubo, dati tutti questi vari segnali, questi sinistri segnali. La Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono incubi realmente avvenuti, con milioni di morti, e queste stesse dinastie di banchieri hanno orchestrato tali scenari e coperto le tracce. Dobbiamo anche tenere in mente la Dottrina dello Shock”, dove la catastrofe è vista come un’opportunità – quando «possono essere fatte cose che in altri modi non sarebbero mai realizzabili.» Stiamo ancora venendo colpiti dalle onde d’urto emesse l’11 Settembre e di nuovo quando il sistema finanziario è collassato. Ma il vero grande urto, il collasso generale della società, deve ancora giungere. L’ultima versione della “Dottrina dello Shock” suona così: «se il collasso è totale, qualsiasi dannata cosa vogliamo ottenere possiamo ottenerla.»
Non mi azzarderò a indovinare in che modo questo processo di transizione avrà luogo, ma mi aspetto un incubo di un genere o di un altro. La crescente popolazione di disoccupati sta già vivendo un incubo, secondo qualunque standard di civilizzazione. Un giorno vivi in una casa il cui valore continua a crescere, fai il pendolare per un buon lavoro e il giorno dopo ti trovi per strada con tutta la famiglia. Questo è un incubo. L’epoca della transizione sarà un’era difficile, ma sarà una transizione, sarà temporanea, come una guerra. E come una guerra, permetterà la ricostruzione sociale ed economica nel dopoguerra.
Osservate come il Giappone e la Germania siano state trasformati politicamente e socialmente dal processo di ricostruzione postbellico. Quelli furono esercizi d’ingegneria sociale, come lo furono le trasformazioni precedenti sotto Mussolini e Hitler.
Nonostante i risultati fossero piuttosto diversi, in tutti i casi il tracollo totale è stato il preambolo per la ricostruzione. Il collasso totale dell’economia capitalista è semplicemente l’applicazione di una formula collaudata. La seconda parte della formula sarà un qualche nuovo ordine sociale o chissà qualche vecchio ordine sociale o una miscela dei due. Qualcosa di adatto a un’economia di non-crescita e controllo.
Questa è la parte prima della Guerra al Terrorismo: ha permesso la creazione delle infrastrutture dello Stato di polizia necessario ad affrontare il collasso della società e a fornire la sicurezza per il processo di ricostruzione.
Parte Seconda: Preparare la via alla dominazione globale
La parte seconda della Guerra al Terrorismo riguarda le dimensioni geopolitiche di un’economia globale basata sulla non-crescita. Prima suggerivo che la geopolitica è diversa nel capitalismo rispetto a quel che era sotto le monarchie sovrane. L’intera dinamica era diversa, e i risultati erano misurati su una scala differente. Analogamente, molte cose si sposteranno da un capitalismo caotico e orientato alla crescita verso un regime economico centralizzato e micro-amministrato.
Considerate, per esempio, l’importanza del controllo delle riserve di petrolio. In un’economia di crescita, i profitti erano il premio, e controllare i mercati e i canali di distribuzione equivaleva a una mano vincente al gioco. I dittatori locali potevano amministrare le cose a loro comodo e prendere la loro fetta dei profitti del petrolio, finché onoravano i loro contratti con le major petrolifere, liete di vendere al maggior offerente.
In un’economia di non-crescita, focalizzata sul controllo diretto sull’offerta e la distribuzione delle risorse, diventa necessario proteggere, nel senso militare, le fonti del petrolio e le vie per la sua distribuzione. Non è più sufficiente generare semplicemente un profitto da operazioni disordinate. Mettere in sicurezza le fonti e allocare direttamente la distribuzione è la base per la micro-gestione dell’economia della non-crescita. Questo vale anche per altre fonti critiche, come l’uranio e i minerali rari necessari alla “Difesa” e alle industrie elettroniche.
Infatti, siamo nel mezzo di una guerra “afferra-risorse”, con la Cina e la Russia che firmano accordi energetici a lungo termine con l’Iran ed il Venezuela, con la Cina che compra terreni agricoli in Africa, e Washington che stringe accordi a lungo termine per i biocarburanti brasiliani e cosi molti altri esempi. In molti sensi, l’imperialismo sta ritornando ai tempi coloniali, quando, anziché il modello capitalista, il modello era la diretta amministrazione: trarre profitto da investimenti aziendali sotto dittatori che opprimono le loro popolazioni.
Vi è una regressione naturale alle dinamiche “dei buon vecchi giorni dell’Impero” quando le Grandi Potenze d’Europa concentravano le loro attività economiche entro le loro sfere esclusive d’influenza. Tutti sanno che i limiti delle risorse globali stanno per essere raggiunti, in parte per via delle pressioni della popolazione, in parte a cauda delle pratiche di sfruttamento delle risorse. Per questa sola ragione, abbiamo la parte pacifica della guerra “afferra-risorse”.
In Iraq, Afghanistan, e ora in Pachistan e nello Yemen, gli USA, con l’appoggio della NATO, stanno giocando una mano alquanto non-pacifica nella Guerra “afferra-risorse.” E’ la mano di un bullo, «Ho la pistola più grande e perciò prenderò ciò che voglio». Queste azioni aggressive sono molto provocatorie nei confronti di Russia e Cina e minacciano i loro vitali interessi economici. Un attacco all’Iran sarebbe ben oltre una provocazione, sarebbe uno schiaffo in faccia, una sfida: «Combatti ora o rassegnati ad essere sottomesso pezzo a pezzo».
Oltre a tutto questo accaparramento del petrolio, gli Stati Uniti stanno circondando Russia e Cina con basi militari e hanno recentemente accelerato le installazioni di sistemi anti-missile lungo i loro confini, nonostante le forti obiezioni di Russia e Cina. Gli USA stanno intenzionalmente provocando e minacciano interessi vitali di questi potenziali avversari.
In risposta si stanno formando delle alleanze, su una base bilaterale e nella forma dello SCO (Shanghai Cooperation Organization). La Cina e la Russia sono molto vicine nella loro cooperazione militare e nel condividere le tecnologie. Il loro piano strategico è basato sull’aspettativa di un attacco statunitense e la loro risposta strategica si basa sul principio della guerra asimmetrica. Per esempio, un missile da un milione di dollari capace di distruggere una portaerei di svariati miliardi di dollari. O magari una manciata di missili capaci di disattivare i sistemi satellitari di comando e controllo del Pentagono.
Nel contempo, gli Stati Uniti stanno spendendo somme astronomiche per sviluppare una capacità di primo colpo, con sistemi d’armi basati nello Spazio, capacità di controllo del teatro di guerra, armi nucleari “tattiche” a proiezione avanzata.
I nuovi sistemi anti-missile sono una parte importante della strategia di “primo colpo”, volta a ridurre la capacità vendicativa di Russia e Cina. Questi sistemi sono più che semplicemente provocatori. Sono l’equivalente moderno dell’avanzare le tue truppe fino al confine del tuo avversario.
Se vi è uno scambio nucleare tra le maggiori potenze, gli storici citeranno tutte le cose che ho richiamato come “i chiari segnali” che la guerra si preannunciava. Paragonabile allo scenario precedente la Prima Guerra Mondiale quando la Germania stava economicamente eclissando la Gran Bretagna, così come la Cina sta eclissando gli USA adesso. In entrambi i casi, “un disperato tentativo di mantenere l’egemonia” sarebbe visto come la causa della guerra.
Potrebbe esserci o non esserci una Terza Guerra Mondiale, ma tutti questi preparativi mostrano chiaramente che la nostra élite di banchieri intende essere a capo diun sistema globale, in un modo o nell’altro. Se avessero voluto un accordo pacifico, una divisione della fetta di torta del terzo mondo, per così dire, si sarebbe potuto stipulare in qualsiasi momento, insieme al sostanziale disarmo nucleare. La Cina e la Russia vorrebbero vedere uno mondo stabile e multi-polare; è solo la nostra élite di banchieri che è ossessionata con la dominazione mondiale.
È possibile che la guerra nucleare sia un “risultato voluto”, per conseguire lo spopolamento e permettere un collasso ancora più totale. O forse a Cina e Russia verrà fatta un’offerta che non potranno rifiutare: «cedere la vostra sovranità economica al nostro sistema globale o affrontatene le conseguenze».
In un modo o nell’altro, l’élite dei banchieri, i padroni dell’universo, intende presiedere un sistema globale micro amministrato. Il progetto del collasso è oramai in fase avanzata e il progetto “circonda il tuo nemico” sembra più o meno completo. Da una prospettiva strategica vi sarà un punto d’innesco, uno stadio nello scenario del collasso economico quando il confronto geopolitico verrà giudicato essere più vantaggioso. È una scacchiera multi-dimensionale, e con una posta in palio cosi alta, si può esser certi che il tempismo delle varie mosse sarà attentamente coordinato. E dalla forma complessiva della scacchiera, sembra che ci avviciniamo alla fine del gioco.
Previsione 2012- una neo Epoca Buia
Il 2012 potrebbe non essere l’anno esatto, ma è difficile vedere il gioco andar avanti molto più lontano, e poi i padroni dell’Universo amano il simbolismo, come il 911 (sia in Cile che a Manhattan), KLA007, e altri.
Il 2012 è colmo di simbolismi come il calendario dei Maya, e poi internet è oramai stracolma di varie profezie legate al 2012, strategie di sopravvivenza, previsti interventi degli alieni, allineamenti con campi di radiazioni galattiche, etc...
E poi c’è anche il film di Hollywood, “2012”, che ritrae esplicitamente la scomparsa della maggioranza dell’umanità e la salvezza pre-pianificata dei pochi selezionati. Uno non sa mai con le produzioni di Hollywood, cosa sia fantasia d’evasione e cosa abbia l’obiettivo di preparare simbolicamente la mente pubblica per ciò che sta per arrivare.
Qualunque sia la data esatta, tutti i fili verranno insieme, geopoliticamente e a livello interno, e il mondo cambierà. Sarà una nuova era, proprio come il capitalismo è stata l’era dopo l’aristocrazia, e gli Anni Bui seguirono l’epoca dell’Impero romano. Ogni era ha le sue proprie strutture, la sua propria economia, le sue proprie forme sociali e le sue proprie mitologie. Queste cose devono relazionarsi l’un l’altra in maniera coerente e la loro natura segue dalle fondamentali relazioni di potere e circostanze economiche del sistema.
Nel nostro mondo post-2012, abbiamo per la prima volta un governo globale centralizzato, e una cricca dell’élite dirigente, una specie di famiglia reale estesa, i lord della finanza. Come possiamo vedere con il FMI, l’OMC e l’OMS e le altre parti dell’embrionico governo mondiale, le istituzioni di governo non avranno alcuna ambizione di rappresentanza popolare né di responsabilità democratica.
L’ordinamento sarà raggiunto attraverso burocrazie autocratiche globali, che seguono gli ordini della famiglia reale. Questo modello è già stato operante per un certo lasso di tempo, entro le sue varie sfere d’influenza, come per i programmi di ristrutturazione nel Terzo Mondo, quale condizione per ottenere finanziamenti.
Ogni volta che vi è un cambio di era, quella precedente viene demonizzata nella mitologia. Nella storia del Giardino dell’Eden, il serpente è demonizzato- un simbolo riverito del paganesimo, predecessore del Cristianesimo. Quando giunsero le Repubbliche, la demonizzazione dei Monarchi fu un’importante parte del processo. Nel mondo post-2012, la democrazia e la sovranità nazionale saranno demonizzate. Questo risulterà essenziale, nel far sì che la gente accetti la regola totalitaria, e la mitologia conterrà molto del vero...
In quei terribili giorni bui, precedenti la beata unificazione dell’umanità, nel mondo regnava l’anarchia. Una nazione ne attaccava un’altra, niente di diverso dai predatori nella giungla. Le nazioni non avevano politiche coerenti, gli elettori passavano da un partito ad un altro, lasciando i governi in perenne transizione e confusione. Come hanno mai potuto pensare che masse di persone semi-educate potessero governarsi da sé, e dirigere una complessa società? La democrazia è stata un esperimento mal concepito che ha portato solo alla corruzione e a un sistema di governo caotico. Che fortunati siamo a far parte di questo mondo ben organizzato, dove l’umanità è finalmente cresciuta e quelli con la maggior esperienza prendono le decisioni.
La scienza economica della non-crescita è radicalmente diversa dall’economia capitalista.
L’unità di scambio probabilmente sarà un credito del carbonio che ti darà diritto a consumare l’equivalente di un kilo di carburante. Tutto avrà un valore in carbonio, presumibilmente basato sulla quantità di energia necessaria per produrlo e trasportarlo nel mercato. “la coscienza verde” sarà un’etica primaria, insegnata prestissimo ai bambini. Cavarsela con meno è una virtù; consumare energia è anti-sociale; l’austerità una condizione responsabile e necessaria.
Come con tutte le monete, i banchieri vorranno amministrare la scarsità di crediti di carbonio e questo è il punto dove l’allarmismo sul riscaldamento globale diventa importante. Senza guardare alla disponibilità delle risorse, i carbon credits possono essere mantenuti arbitrariamente scarsi, semplicemente imponendo dei budget del carbonio, basati sulle direttive dell’IPCC, un’altra delle unità emergenti della governance burocratica globale. Tali direttive dell’IPCC equivarranno a quelle della Federal Reserve quando annuncia un cambio nei tassi d’interesse. Questi budget fissano la scala dell’attività economica.
Presumibilmente le nazioni continueranno ad esistere, come unità ufficiali di governo. Tuttavia, la sicurezza e il mantenimento dell’ordine pubblico saranno fortemente centralizzati e privatizzati. Come le legioni romane, l’apparato di dicurezza sarà leale al cuore dell’Impero, non al luogo dove a qualcuno capiti di essere assegnato.
Abbiamo già visto questa tendenza negli Stati Uniti, con i mercenari entrati nel giro grosso degli affari, e le forze di polizia sempre più federalizzate, militarizzate e alienate dalla sfera pubblica generale.
Cosi come gli aeroporti sono stati ora federalizzati, tutti i sistemi di trasporto saranno sotto la giurisdizione dell’apparato di sicurezza. Il terrorismo continuerà a essere un ricorrente spauracchio, giustificando qualsiasi tipo di procedura di sicurezza ritenuta desiderabile per scopi di controllo sociale. L’intero apparato di sicurezza avrà una qualità monolitica, una similarità di carattere nonostante specifici incarichi di sicurezza o posizionamenti. Tutti vestiti negli stessi completi neri dell’Impero del Male, con grandi lettere fosforescenti sulla schiena dei loro giubbotti anti proiettile. In sostanza, l’apparato di Sicurezza sarà un esercito d’occupazione, la guarnigione dell’imperatore nelle province.
Su una base giornaliera, dovrai passare attraverso sistemi di controllo di vari tipi, con vari livelli di requisiti di sicurezza. Qui è dove la biometrica diventa importante. Se alla gente possono essere impiantati chip, a quel punto gran parte della sicurezza può essere automatizzata e tutti possono essere rintracciati in qualsiasi istante e le loro azioni passate recuperate. Il chip si collega al tuo bilancio di crediti, così che hai sempre con te tutti i tuoi soldi, insieme alle tue schede mediche e tante altre cose di cui non sai niente.
Rimane ben poco che pertenga alla sovranità nazionale. Assai poco della politica estera avrà un qualche significato. Con la sicurezza marciante al passo della sua propria legge e del suo lontano batterista, il ruolo principale del cosiddetto “governo” sarà quello di allocare ed amministrare il budget dei crediti del carbone che riceve dall’IPCC. L’IPCC decide quanta ricchezza una nazione riceverà in un determinato anno, in seguito il governo deciderà come distribuire tale ricchezza nella forma di servizi pubblici e diritti. La ricchezza misurata in base al diritto di consumo dell’energia.
In un senso basilare, le cose sono già così, in seguito al collasso e ai piani di salvataggio.
Poiché i governi sono cosi profondamente in crisi, i banchieri possono dettare i termini dei bilanci nazionali, come condizione per mantenere aperte le linee di credito. L’economia del carbonio, con i suoi bilanci fissati in modo centralizzato, offre una via più diretta e semplice per micro-amministrare l’attività economica e distribuire le risorse ovunque sul globo.
Per potere spianare la strada all’economia dei crediti di carbonio, sarà necessario il collasso della valuta occidentale, perché diventi senza valore, mentre le nazioni diventano via via più insolventi e il sistema finanziario globale continui a essere sistematicamente smantellato. La valuta del carbonio sarà introdotta come una “soluzione” illuminata e progressista alla crisi, una valuta legata a qualcosa di reale, alla sostenibilità. Il vecchio sistema monetario sarà demonizzato e ancora una volta la mitologia racconterà molto del vero...
La ricerca del guadagno è la radice del male e il sistema capitalista era intrinsecamente malvagio. Incoraggiava l’avidità ed il consumo e se ne fregava dello sprecare risorse. La gente pensava che più soldi aveva, meglio stava. Quanto siamo più saggi ora che viviamo entro i nostri mezzi e che capiamo che un credito è un buono per beni da preservare.
Culturalmente, l’era post capitalista sarà un po’ come quella medievale, con gli aristocratici e i Lord in cima ed il resto contadini e servi. Un ceto alto e uno basso ben definiti. Cosi come soltanto la vecchia classe elevata aveva cavalli e carrozze, cosi solo la nuova classe altolocata avrà diritto a considerevoli crediti di carbonio. La ricchezza sarà misurata in base ai diritti, più che dagli acquisti o dai guadagni. Quelli fuori dalle gerarchie burocratiche sono i servi, con diritti di sussistenza. Entro le burocrazie, i diritti saranno legati al rango nella gerarchia. Quelli che operano nelle istituzioni globali centrali sono i Lord dell’Impero, con accesso illimitato ai crediti.
Ma al di fuori delle strutture delle burocrazie designate, non vi è l’accaparramento della ricchezza, o la costruzione di imperi economici. I privilegi consistono nell’accesso alle risorse e alle strutture di servizio, che possono essere usate o meno ma non detenute né capitalizzate. Il flusso dei privilegi va verso il basso, micro amministrarlo dall’alto. È un’economia basata sulla distribuzione per quote (“dole economy”, nell’orig., Ndt), a tutti i livelli, per la gente e il governo allo stesso modo – la regimentazione globale del consumo. Per quanto riguarda la regimentazione, la cultura post-capitalista sarà piuttosto simile a quella del sistema sovietico. Eccoti qua la tua carta dei diritti cui hai titolo, qua la tua mansione lavorativa, e qua è dove vivrai.
Con il pervasivo apparato di sicurezza, e la micro-gestione dell’attività economica, lo scenario è chiaramente quello di un minuzioso controllo sociale, in base a linee guida e direttive centralizzate. Presumibilmente i media verranno attentamente programmati, con dettagli diversivi di evasione, e una sofisticata versione delle pseudo informazioni propagandische per un sistema di pensiero conformistico di gruppo in stile 1984, che è più o meno ciò che già abbiamo oggi. La parte di internet non commerciale, se ve ne sarà una, sarà limitata a siti chat monitorati e approvati ufficialmente e altri tipi di forum sterilizzati.
Con tale focalizzazione sulla micro-gestione sociale, non mi aspetto che la cellula famigliare sopravviva nella nuova era e mi aspetto che l’allarmismo sull’abuso dei minori sarà la leva usata per destabilizzare la famiglia. Il palcoscenico è stato montato con tutte le rivelazioni sulla Chiesa e l’abuso sessuale istituzionale sui bambini. Tali rivelazioni sarebbero potute essere rese note in qualsiasi momento del secolo passato ma sono venute fuori in un certo momento, proprio mentre tutte queste altre transizioni hanno avuto corso. La gente è ora consapevole dell’esistenza di diffusi abusi sui minori ed è stata condizionata a sostenere forti misure per prevenirlo.
Ogni volta che accendo la TV, vedo almeno una pubblicità istituzionale con immagini scioccanti di bambini che a casa vengono fisicamente o sessualmente abusati o criminalmente trascurati e vi è un numero verde che i bambini possono chiamare. È facile immaginare come la categoria degli abusi può essere estesa, includendo i genitori che non seguono i piani delle vaccinazioni, quelli i cui schedari d’acquisto non includono alimenti salutari, o con profili psicologici dubbi, etc...
Lo stato di povertà potrebbe essere considerato come crudele trascuratezza.
Con la giusta presentazione dei media, l’allarmismo sugli abusi sarà facile da aizzare. Alla fine, un movimento sui “diritti dei bambini” diventa un movimento contro la famiglia. Lo Stato deve proteggere direttamente il bambino fin dalla nascita. La famiglia è demonizzata...
Quanto erano terribili i vecchi tempi, quando delle coppie non autorizzate e non addestrate avevano il controllo totale su bambini vulnerabili, a porte chiuse, qualsiasi fossero le nevrosi, dipendenze o perversioni che avessero i genitori. Come ha potuto questo vestigio di schiavitù patriarcale, questa tana sicura d’abuso continuare a esistere così a lungo senza essere riconosciuta per quel che era? Come stiamo meglio ora, coi bambini allevati scientificamente, da uno staff addestrato che insegna loro valori sani.
Da quando l’educazione pubblica è stata introdotta, lo stato e la famiglia sono stati in competizione per il controllo del condizionamento infantile. Nelle famiglie religiose, la Chiesa ha portato il suo contributo al condizionamento. Nel futuro post-capitalista micro-amministrato, con il suo scenario di nascita della Dottrina dello Shock, avrebbe senso sfruttare l’opportunità per mettere in atto la “soluzione finale” del controllo sociale, ovvero il monopolio dello Stato nell’educazione dei bambini. Questo eliminerebbe dalla società il legame genitore-figlio e di conseguenza i legami famigliari in generale.
Non vi è più un concetto di famigliari. Solo api lavoratrici, api della sicurezza ed api regine che redistribuiscono il miele.
Post Scriptum
Questa è stata una previsione estesa e alquanto dettagliata, riguardante l’architettura del regime post-capitalista e il processo di transizione occorrente per farlo avverare. Il termine “nuovo ordine mondiale” è una definizione troppo debole per caratterizzare la natura radicale della trasformazione sociale anticipata nella predizione.
Una classificazione più appropriata sarebbe quella di “un salto quantistico nella domesticazione della specie umana”.
Vite micro-amministrate e credi e pensieri micro-programmati. Una specie di primati un tempo selvatici trasformata in qualcosa alquanto somigliante a un’apicoltura. Inutile dire che l’uso regolare di droghe psicotrope sarebbe incoraggiato, in modo che la gente riesca a reggere emotivamente un ambiente così tanto sterile e disumano.
Perché tale trasformazione sia possibile, è facile capire che un fortissimo shock è necessario, sulla scala del collasso e del caos sociale e possibilmente sulla scala di uno scambio nucleare. Deve esserci un implicito mandato a «fare qualsiasi cosa sia necessaria a riavviare la società».
A questo urto occorre che si lasci la gente in una condizione di totale impotenza paraganabile ai sopravvissuti tra le macerie bombardate della Germania e del Giappone dopo la seconda Guerra Mondiale. Niente di meno sarà sufficiente.
L’accuratezza del pronostico, come predizione, è naturalmente impossibile conoscerla in anticipo. Tuttavia, ogni parte della previsione si è basata su precedenti stabiliti, modi operandi osservati, tendenze già avviate, sentimenti che sono stati espressi, segnali che sono stati indirizzati, nonché azioni intraprese le cui conseguenze possono essere predette con una certa sicurezza.
Inoltre, guardando tutti questi indicatori nell’insieme, si nota un certo tipo di impostazione mentale, un’assoluta determinazione nel metere in pratica la “soluzione ideale” senza compromessi, usare mezzi estremi e con un’audacia priva di remore. Le Guerre mondiali sono state propedeutiche a questo momento storico. L’infrastruttura dello Stato di polizia è in campo ed è stata testata. L’economia è lungo il processo del crollo. Il nemico è circondato da missili. Sono stati assunti dei poteri arbitrari. Se non ora, il premio finale, quando vi sarà una migliore opportunità?
I nostri pianificatori di élite sono spalleggiati da dei thin tank competenti e sanno che la nuova società deve registrare una coerenza di vari tipi. Hanno avuto non poca esperienza con l’ingegneria sociale, alimentando l’ascesa del fascismo e poi l’ingegneria dei regimi del dopoguerra. Capiscono l’importanza della mitologia.
Per esempio, vi è la mitologia dell’Olocausto dove la storia è tutta sullo sterminio in sé, mentre non è raccontata la storia della missione principale dei campi di concentramento, che consisteva nel fornire lavoro schiavistico per la produzione bellica. E alcune delle società che sfruttavano il lavoro schiavistico erano di proprietà americana ed erano fornitrici della macchina da guerra germanica. Così la mitologia, nonostante contenga anche la verità, riesce a nascondere le tracce e i crimini perpetrati dall’élite, lasciando a carico di altri il fardello della demonizzazione storica.
Così, penso che vi sia una solida base per anticipare i tipi di mitologia che verranno concepiti per lasciarsi alle spalle e rigettare quelli vecchi, e per vedere i nuovi come la salvezza. Vi è una lunga serie di precedenti storico di cambi di era legati a cambi mitologici, spesso presentati in termini religiosi. Vi sarà un cerchio familiare nella nuova mitologia, un rimescolamento e una nuova scala delle priorità dei valori familiari e delle assunzioni, per entrare in sintonia con le dinamiche del nuovo regime.
La natura dell’economia del carbonio è stata in qualche modo chiaramente indicata. Budget di carbonio e crediti del carbonio sono chiaramente destinati a diventare componenti primari dell’economia. Come abbiamo visto con il movimento per il riscaldamento globale sostenuto dall’élite ed da gente comune, la scarsità arbitraria dei crediti del carbonio può essere facilmente regolata col pretesto dell’ambientalismo. E l’allarmismo sul picco del petrolio è sempre disponibile come piano di rinforzo. Come hanno spesso dichiarato molti portavoce dell’élite, quando il tempo verrà le masse richiederanno il nuovo ordine mondiale.
La focalizzazione sul controllo del consumo, delle risorse, e della distribuzione è implicita nell'enfasi sui limiti dell’energia, è latente nella situazione geopolitica in merito all’impoverimento delle risorse globali ed è indicata dal bisogno di un nuovo paradigma unificante, poiché il paradigma di crescita non è più sostenibile.
La natura dell’apparato di sicurezza è stata chiaramente indicata dalle risposte alle dimostrazioni sin dal 1998 a Seattle, dal crescente uso di spietati killer mercenari a livello interno come all’estero, dall’eccessivo e brutale comportamento della polizia, dalle procedure di sicurezza negli aeroporti, da Guantamo e dagli arresti extragiudiziali, dalla creazione di un ramo interno dell’esercito, dedicato alla risposta a emergenze civili, e dal modo in cui sono state affrontate le emergenze Katrina e Haiti.
Sarebbe un enorme sbaglio pensare a quest’ultime due come se fossero state operazioni malaccorte. Erano esercitazioni in un certo tipo di gestione del collasso, applicate a certe popolazioni dove l’addestramento e l’attrezzatura adeguata al combattimento in Afghanistan sono visti come appropriati per amministrare l’aiuto alle vittime di un disastro civile. Queste selezionate vittime di disastri saranno viste principalmente come minacce all’ordine civico o magari come indesiderabili da incarcerare e poi eliminare. Saranno demonizzati come dimostranti e saccheggiatori. L’assistenza arriverà in seguito, se arriverà. E il tutto può essere trasmesso in TV, e visto in qualche misura come il giusto modo in cui devono andare le cose. Queste due esercitazioni non erano per nulla malaccorte. Sono state allarmantemente di successo, Soprattutto nel caso delle public relations della mitologia in tempo reale.
Il ruolo limitato dei governi nazionali, essendo principalmente allocatori dei budget a essi assegnati, è stato chiaramente rivelato dalle prolungate politiche del FMI nel Terzo Mondo e dal modo in cui i banchieri hanno dettato legge ai governi, sulla scia degli impegni sovradimensionati del piano di bailout. Il paradigma della messa a bilancio dei titoli del carbonio realizza la stessa micro gestione in una maniera molto più diretta, ed è il risultato naturale della spinta verso più duri limiti sul carbonio.
Titolo originale: "Prognosis 2012: Towards a New World Social Order"
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
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Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras: QUI.
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