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15 maggio 2009

Tutto il PD giapponese e importanti settori della società civile con Yukihisa Fujita per una nuova inchiesta sull’11/9

da reopen911.info




Yukihisa Fujita, un membro della Camera alta del Parlamento giapponese ha appena pubblicato un libro intitolato: “Ridiscussione dell’11/9 al Parlamento giapponese – Obama può cambiare gli USA?”.

I coautori del libro sono David Ray Griffin, Yumi Kikuchi ed Akira Dojimaru.


Il parlamentare Fujita è membro in carica nonché ex direttore della Commissione per gli Affari Esteri e la Difesa. In questo ruolo ha rimesso in discussione l’11 settembre in Parlamento per tre volte. Fujita ritiene che una nuova inchiesta sull’11/9, in quanto giustificazione principale della “Guerra al terrorismo”, sia necessaria per trovare delle soluzioni pacifiche.


Un ricevimento ufficiale ha avuto luogo l’8 aprile all’hotel Tokyo Dome, in occasione della pubblicazione del libro di Fujita. Questo evento è stato organizzato e promosso da un importante gruppo di sostenitori di Fujita, tra i quali il redattore capo del «Japan Times», numerosi deputati di spicco del partito democratico e svariati capitani d’industria.


Yumi Kikuchi, pacifista e attivista assai noto per le sue indagini sull’11/9, ha presentato una videoconferenza preparata dal coautore del libro, Akira Dojimaru, che si trovava in Spagna al momento dell’incontro. Nel corso della presentazione sono stati esposti in dettaglio i principali elementi in totale contraddizione con il resoconto ufficiale dell’amministrazione americana e dei mass media circa l’11/9, a chiara dimostrazione di come l’11/9 sia stato utilizzato costantemente per giustificare delle guerre.

Takao Iwami, un giornalista politico titolare di una rubrica sul quotidiano «Mainichi Shimbun» ha intervistato Fujita sul suo libro, sulle conseguenze dell’11/9 e sulla sua visione della politica mondiale. Durante la seconda parte dell’evento Fujita ha ricevuto i saluti ufficiali dai seguenti relatori:

Tadashi Inuzuka, membro del Parlamento e della commissione per gli Affari Esteri e la Difesa.
Hideaki Seo, direttore della Sundai School, presidente del forum politico di Fujita.
Yukiyo Hatoyama, Segretario Generale del Partito Democratico giapponese.
Kazuo Tanigawa, ex-ministro della Difesa e ministro della Giustizia del partito liberale democratico ‘Minshuto’, attulmente al potere.
Yasushi Kurokouchi, ex-ambasciatore in Svizzera, Nigeria e Tanzania.
Haruhiko Shiratori, padre di una vittima dell’11/9.
Yasuo Onuki, ex direttore delle redazioni Europa e USA di NHK (radiotelevisione pubblica giapponese).
Hiroshi Yamada, ex capo-redattore di delle redazioni USA ed Europa del quotidiano giapponese «Yomiuri».
Kyoji Takei, rappresentate di un importante sindacato operaio dell’industria tipografica giapponese.


Tutti i relatori hanno sostenuto incondizionatamente gli sforzi di Fujita nel sottolineare l’importanza delle questioni legate all’11/9 nel quadro di un’istanza di pace e di riconciliazione in Afghanistan e di protezione del carattere non belligerante della Costituzione giapponese. L’articolo 9 della Costituzione giapponese vieta infatti qualsiasi atto di guerra da parte dello Stato. Il Giappone ha formalmente rinunciato al diritto sovrano di muovere guerra e ha bandito l’impiego della forza per risolvere e comporre i conflitti internazionali. L’articolo 9 dichiara altresì che per perseguire tali obiettivi, il Giappone non manterrà forze armate con un potenziale militare. Tuttavia, i movimenti conservatori che sempre più pressanti chiedono una revisione dell’articolo 9 affinché il Giappone possa giocare un ruolo di maggiore rilievo nella sicurezza mondiale, stanno utilizzando l’11/9 come giustificazione sostanziale delle loro richieste. In chiusura, un saluto ufficiale di Ichiro Ozawa, capo dell’opposizione e del Partito Democratico del Giappone, è stato letto al pubblico. Nel corso di tale saluto, Ozawa ha chiesto a Fujita di perseverare con il suo lavoro.


Le seguenti personalità hanno ufficialmente manifestato il loro sostegno a questo evento:

- Katsuhiro Suzuki, portavoce del gruppo di supporto.
- Takuhiko Tsuruta, presidente dell’associazione degli abitanti della prefettura di Ibaragi
- Masanori Endou, presidente dell’associazione Fujimizu – ex governatore di Bunkyo-ku, Tokio.
- Sachio Endo, presidente della confederazione sindacale locale di Tokyo (Tokyo Local Japanese Trade Union Confederation)
- Ichiro Ozawa, capo del PD
- Azuma Koshiishi, presidente della Camera dei Consiglieri del PD.
- Naoto Kan, portavoce del PD
- Yukiyo Hatoyama, Segretario generale del PD
- Katsuya Okada, membro della Camera dei Rappresentanti, ex presidente del PD
- Seiji Maehara, membro della Camera dei Rappresentanti del PD.
- Mr. Terashima, presidente onorario del Japan Research Institute ed ex direttore (1987-1991) della Mitsui Coporation USA.
- Yukika Arima, presidente dell’associazione per il soccorso e l’assistenza
- Takao Iwami, giornalista
- Minoru Morita, giornalista
- Zuusaburou Shigeki, presidente della Kikkoman Corp.
- Kazuhisa Ogawa, analista militare
- Toshiaki Ogasawara, presidente del quotidiano «Japan Times», il più diffuso tra i giornali in lingua inglese
- Hironobu Narisawa, sindaco di Bunkyu-ku, Tokyo.
- Souya Hayama, presidente di Olympia Co. S.A.
- Masaaki Hiyama, presidente di San Trade Co.
- Tetsu Komatsu, avvocato.
- Masakazu Hagiya, avvocato
- Tsunetaka Tanaka, presidente di Hinomoto Jomae Co.
- Masatake Makamura, presidente del Comitato sindacale giapponese di elettricità, elettronica e informazione
- Kyoji Takei, presidente del Comitato sindacale giapponese dei poligrafici.


Per la prima volta, l’ampio sostegno fornito alla lotta di Fujita nella denuncia delle menzogne ufficiali sull’11/9 potrebbe diventare decisivo al momento delle elezioni, che dovranno avere luogo al più tardi entro ottobre. Tuttavia, il governo è messo sotto pressione per trovare occasioni favorevoli, mentre il paese è preda della peggiore recessione dai tempi della Seconda Guerra mondiale. Se il partito di Fujita dovesse vincere le elezioni, le cose potrebbero davvero cominciare a cambiare.


24 aprile 2009, Heiner Buecker (http://www.911video.de/news/fujita/fu-en.htm).

Traduzione dal tedesco di Perry per ReOpenNews, tradotta in italiano da Milena Finazzi per Megachip.

28 ottobre 2008

Sull'11/9 il coraggio del PD. Quello giapponese

di Pino Cabras



È un politico molto determinato, il giapponese Yukihisa Fujita. Quest'anno ha portato in parlamento per ben tre volte la sua forte critica alle versioni ufficiali dell'11 settembre 2001, con crescente solennità e consenso. Il suo discorso del 22 ottobre 2008 ha fatto spellare le mani dei colleghi parlamentari, specie quelli del Minshutō, il Partito Democratico del Giappone. Questo partito è la principale forza di opposizione all'eterno Partito Liberaldemocratico, la Balena Bianca nipponica. Come il Partito Democratico nostrano, il Minshutō è nato dalla fusione di diverse formazioni socialiste e moderate. Diversamente dall'omologo italiano, tuttavia, ha una politica estera molto coraggiosa e molto ferma contro la guerra. La leadership del partito ha capito che smontare l'11/9 è la chiave di volta di una qualsiasi questione di pace. Perciò Fujita non è solo. Si badi, è importante. Il Minshutō non è un partitello dello zerovirgola. Ha perfino la maggioranza relativa (109 seggi su 242) alla camera alta (la Camera dei Consiglieri, o Sangiin), e da molti osservatori è ritenuto in grado di diventare alle prossime elezioni, per la prima volta, la forza trainante di un governo alternativo.
Il fatto che un partito con queste concrete ambizioni di governo non consideri la critica all'11/9 un argomento tabù, ma un tema da approfondire perentoriamente, deve fare riflettere.
Intorno a Fujita c'è molta attenzione e rispetto, anche da parte dei parlamentari di altri gruppi.
In questo clima, Fujita ha buon gioco per chiedere al governo di fermare il sostegno alle operazioni militari a guida statunitense nelle quali è coinvolta anche Tokyo. Nel suo discorso, dopo aver presentato precisi dettagli sulle gravi perdite civili e militari in Iraq e Afghanistan, Fujita va a descrivere il dibattito sollevato al Congresso USA dalla richiesta di impeachment di Bush formulata dal democratico Dennis Kucinich, sostenuta nell'estate 2008 da una maggioranza di rappresentanti. Il parlamentare nipponico ha inoltre riferito delle richieste espresse dal repubblicano Ron Paul, favorevoli all'impeachment e a nuove indagini sull'11/9.
Fujita ha dapprima sottolineato che non c'è mai stata un'indagine di polizia sulla morte di 24 cittadini giapponesi uccisi nei mega-attentati di New York, e ha quindi parlato delle domande sollevate dai familiari delle vittime dell'11/9 al cospetto del governo, rimaste senza risposta.
La richiesta di aprire una nuova inchiesta è ampiamente sostenuta dal Partito Democratico ed è stata presentata ai membri di altri partiti.
Yukihisa Fujita è fortemente impegnato a formare una coalizione internazionale intesa a chiedere un'inchiesta indipendente e internazionale sull'11/9 ed è in contatto con esponenti politici in Europa e negli Stati Uniti.






Ecco il testo dell’intervento di Fujita, [tradotto da «Luogocomune» (QUI)]:

“Nel novembre dello scorso anno ho chiesto alla Camera Superiore se il terrorismo fosse un crimine o uno strumento di guerra.
Il primo ministro Fukuda ha dichiarato che un tipico caso di terrorismo non costituisce un crimine.
Riguardo all’11 settembre, il Primo Ministro ha detto che gli attacchi mostravano un grande livello di capacità professionale e di pianificazione intenzionale.
Se prendiamo questo assunto per buono, e l’11 settembre mostra le caratteristiche di essere stato ben organizzato e pianificato, dobbiamo capire chi ha organizzato l’11 settembre per riuscire a capire come rapportarci con la guerra al terrorismo.
Voglio anche chiedere per chi e contro chi sta avendo luogo questa guerra. Per favore rispondete a queste domande con chiarezza.
Sono passati sette anni dell’11 settembre, e il Ministero di Giustizia americano non ha ancora incriminato bin Lāden.
Sulla pagina [web] internazionale dell’FBI dei terroristi più ricercati al mondo, bbin Lāden appare ricercato solo come sospettato negli attentati alle ambasciate americane in Tanzania e Kenya, ma non in relazione agli attacchi terroristici dell’11 settembre.
Dopo l’11 settembre, il governo americano ha identificato i 19 principali sospettati, ma si è poi saputo che otto di loro vivevano come normali cittadini in Medio Oriente.
Queste contraddizioni sono state rese note dalla BBC, il servizio di informazione statale inglese.
Nel 2002 è stato riconosciuto dal capo dell’FBI che non vi fossero valide prove, che reggessero in un tribunale, contro i 19 sospettati dell’11 settembre.
Tutto questo però è stato il punto di inizio della guerra al terrorismo.
Non dovrebbe il governo giapponese pretendere risposte su questi fatti fondamentali da parte del governo americano?
Se non fosse possibile verificare questi fatti, diventa evidente che non vi siano le basi per cooperare in queste attività navali, che sono al centro del nostro dibattito.
Non dovremmo quindi interrompere immediatamente la nostra collaborazione [con gli Stati Uniti]?
Il governo parte dal presupposto che vi sia una giustificazione per il nostro coinvolgimento nella guerra al terrorismo, poichè 24 giapponesi sono rimasti uccisi [negli attentati].
La guerra al terrorismo non è soltanto un problema di altri, ma è anche un problema per il popolo giapponese. Voi questo lo avete espresso ripetutamente.
Ma in realtà il governo giapponese non ha quasi mai avuto contatti con le disperate famiglie di quelle 24 vittime degli attacchi dell’11 settembre.
In aprile il Vice Ministro della nazione Kimura ha dichiarato davanti alla Commissione della Difesa che non abbiamo ricevuto alcuna richiesta da parte dei familiari delle vittime su questa materia.
Ma io vi dico che ciascuna di quelle disgraziate famiglie che ho incontrato vuole che sia data una risposta a queste domande.
Non è forse la responsabilità del governo giapponese di assicurarsi che queste disgraziate famiglie possono porre le loro domande e ricevere le loro risposte?
Vi è ora la volontà di costituire una commissione di indagine?
Voi sapete che la seguente risoluzione è stata approvata e consegnata alla Commissione dei Servizi Legali della Camera dei Deputati americana l’11 di giugno di quest’anno?
L’articolo numero 2 della risoluzione dice: per giustificare una invasione illegale sono state create delle false minacce da parte dell’Iraq.
Intenzionalmente, con intenti criminali, l’11 di settembre è stato usato a questo fine. I motivi per questa guerra erano falsi e artificiali.
Il punto numero 2 della risoluzione dice: agli americani e al parlamento è stato fatto credere che l’Iraq avesse armi di distruzione di massa.
Al punto numero 8 la risoluzione dice: in violazione del trattato delle Nazioni Unite la nazione sovrana dell’Iraq è stata invasa.
Al punto 33 la risoluzione dice: prima dell’11 settembre furono ignorati avvisi ad alto livello sui terroristi, e le comunicazioni furono bloccate.
Al punto 35 la risoluzione dice: vi è stata un’ostruzione nell’indagine sugli attacchi dell’11 settembre 2001.
Tutto questo fa parte della richiesta di impeachment contro il presidente Bush.
La risoluzione è stata presentata dal deputato Kuchinic del partito democratico. E’ stata approvata con 251 voti, compresi 24 repubblicani, contro un totale di 156 voti.
L’ex-candidato presidenziale repubblicano Ron Paul era a favore della risoluzione.
Questa risoluzione non sembra aver avuto risultati ulteriori, ma nel frattempo è già avvenuto un importante cambiamento negli Stati Uniti.
Io penso che le politiche di guerra della presidenza Bush dovranno avere fine.
Da oggi in poi il futuro richiederà dei grandi cambiamenti negli Stati Uniti. Sono segnali che la gente sente in ogni parte del mondo.
Io voglio chiedere al primo ministro che cosa pensa di tutto questo.
Io pretenderò di sapere esattamente quello che i familiari delle vittime dell’11 settembre, e l’innocente popolo afghano, vogliono sapere.
Io chiederò ai tre ministri di rispondere per favore con parole loro, e non in modo burocratico.
Qui terminano le mie domande.”
(La traduzione è dai sottotitoli in inglese del filmato).


Aggiornamento del I novembre 2008:
Il presente post è stato ripreso anche su
«Megachip» [QUI], su «ZeroFilm» [QUI] e su «Luogocomune», che ha anche aggiunto la traduzione in italiano del video del discorso di Fujita [QUI].