Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

6 agosto 2016

#Hiroshima. Il giorno del ricordo

"Coloro che non ricordano il passato sono destinati a ripeterlo" 
(G. Santayana).

di Pierluigi Fagan.
da Megachip.

Illustrazione tratta da anthonyfreda.com.

Non avendo noi una comunità giapponese corposa e influente come quella ebraica, surrogo la mancanza, ricordando le forse 200.000 vittime civili di Hiroshima (di cui ricorre oggi il 71° anniversario) e Nagasaki.
Come ebbe a dire Leo Szilard, che assieme ad Albert Einstein fu uno dei più influenti promotori scientifici del Progetto Manhattan, salvo poi dissociarsi dall'effettivo sgancio dell'ordigno:
«Se i tedeschi avessero gettato bombe atomiche sulle città al posto nostro, avremmo definito lo sgancio di bombe atomiche sulle città come un crimine di guerra e avremmo condannato a morte i tedeschi colpevoli di questo crimine a Norimberga e li avremmo impiccati.»
In subordine, si sarebbe potuto istruire un processo per contravvenzione delle Convenzioni dell'Aja (1899, 1907) - peraltro ratificate dagli Stati Uniti - in base all'art. 25 della seconda:
«È vietato attaccare o bombardare, con qualsiasi mezzo, città, villaggi, abitazioni o edifizi che non siano difesi».
Ma la Grande Nazione Cristiana né venne processata, né si sentì mai in colpa ed anzi diede la surreale giustificazione che i pochi morti di quei due giorni salvarono molti più morti potenziali.

Memoria di Hiroshima. Per tutti gli umani che quella prima mattina di un martedì d'estate stavano iniziando il giorno che non avrebbero finito:



La commemorazione musicale ha molte analogie con le impressioni acutissime ed emozionanti sollevate da un'altro ricordo sinfonico, quello di Krzysztof Penderecki.




16 novembre 2014

La finanza occidentale: un castello di carte appoggiato sulla corruzione

di Paul Craig Roberts - Sputnik.



ATLANTA, 15 novembre (Sputnik) – Così come si è accorta la maggior parte degli americani, sebbene non i media finanziari, il Quantitative Easing (un eufemismo per dire lo stampare il denaro) non è riuscito a recuperare l'economia americana.
Allora perché il Giappone ha adottato questa politica? Dal momento in cui nel 2013 ha avuto inizio la stampa di denaro a pieno regime, lo yen giapponese è caduto del 35 per cento nei confronti del dollaro USA, un grosso costo per un paese dipendente dalle importazioni di energia. Inoltre, l'economia giapponese non ha mostrato alcuna crescita in risposta allo stimolo QE tale da giustificare l'aumento del prezzo delle importazioni.
Nonostante la mancanza di risposta allo stimolo da parte dell'economia, il mese scorso la Banca del Giappone ha annunciato un aumento del 60 per cento nel Quantitative Easing da 50 a 80 trilioni di yen all'anno.
Albert Edwards, stratega della Societé Generale, prevede che la zecca giapponese farà precipitare lo yen da 115 yen per dollaro a 145.
Si tratta di una previsione, ma perché rischiare la realtà? Che cosa ha da guadagnare il Giappone dalla svalutazione monetaria? Qual è la filosofia che sta dietro una tale politica?
Una spiegazione semplice è che al Giappone è stato ordinato di distruggere la sua valuta al fine di proteggere un dollaro USA eccessivamente stampato. Come uno stato vassallo, il Giappone patisce l'egemonia politica e finanziaria statunitense ed è incapace di resistere alle pressioni di Washington.
La spiegazione ufficiale è che, così come la Federal Reserve, la Banca del Giappone professa di credere nella curva di Phillips, che associa la crescita economica all'inflazione. La politica economica dal lato dell'offerta attuata dall'amministrazione Reagan smentì la credenza della curva di Phillips che la crescita economica non fosse coerente con un tasso di inflazione in declino o stabile. Tuttavia, gli economisti dell'establishment rifiutano di prenderne atto e proseguono con i dogmi con cui si sentono a loro agio.
Negli Stati Uniti il QE ha causato l'inflazione nei prezzi dei titoli azionari e obbligazionari laddove la maggior parte della liquidità offerta è andata verso i mercati finanziari anziché nelle tasche dei consumatori. C'è più inflazione dei prezzi al consumo rispetto a quanto riferiscano le misure ufficiali dell'inflazione, in quanto le misure sono progettate per sottostimare l'inflazione, risparmiando così denaro per gli adeguamenti al costo della vita, ma l'effetto principale del QE si è risolto in prezzi irrealistici dei titoli azionari e obbligazionari.
La speranza della Banca del Giappone è che i prezzi delle importazioni delle materie prime e dell'energia salgano laddove cadrà il tasso di cambio dello yen, e che questi maggiori costi saranno distribuiti sui prezzi al consumo, spingendo verso l'alto l'inflazione e stimolando la crescita economica. Il Giappone sta giocando la sua economia in una scommessa basata su una teoria screditata.
La domanda interessante da porsi è perché mai gli strateghi finanziari si aspettino che lo yen crolli sotto il QE, ma non si attendono che il dollaro crolli sotto il QE. Il Giappone è la terza economia del mondo, e fino a circa un decennio fa stava ottenendo un successo strepitoso nonostante lo yen aumentasse di valore. Perché il QE dovrebbe influenzare lo yen in modo diverso dal dollaro?
Forse la risposta sta nella potentissima alleanza tra il governo USA e il settore bancario/finanziario e sull'obbligo che Washington impone ai suoi stati vassalli affinché sostengano il dollaro come valuta di riserva mondiale.
Il Giappone non ha la capacità di neutralizzare le normali forze economiche. L'abilità di Washington di manipolare i mercati ha permesso a Washington di mantenere in piedi il suo castello di carte economico.
L'annuncio della Federal Reserve che il QE è terminato ha migliorato le prospettive per il dollaro USA. Tuttavia, come ben chiarisce Nomi Prins, il QE non è finito, ma si è solo trasformato.
Gli acquisti di obbligazioni della Fed hanno lasciato alle grandi banche 2.600 miliardi di dollari in eccesso di riserve di liquidità in deposito presso la Fed. Le banche potranno ora utilizzare questo denaro per acquistare titoli al posto degli acquisti della Fed. Quando questi soldi si esauriranno, la Fed troverà un motivo per riavviare il QE. Inoltre, la Fed ha annunciato che intende reinvestire l'interesse e la redditività derivanti dai suoi 4,5 trilioni di dollari detenuti in strumenti garantiti da ipoteche e titoli del Tesoro per continuare ad acquistare obbligazioni. È anche possibile che gli Interest Rate Swaps possano essere manipolati per mantenere bassi i tassi. Così, nonostante la fine annunciata del QE, gli acquisti continueranno per sostenere i prezzi elevati dei titoli, e il prezzo elevato delle obbligazioni continuerà a incoraggiare gli acquisti di titoli, perpetuando così il castello di carte.
Come Dave Kranzler ed io (e certo anche altri) abbiamo fatto notare, un valore stabile o in aumento del tasso di cambio del dollaro è il fondamento necessario per il castello di carte. Fino a tre anni fa, il dollaro stava perdendo rapidamente terreno rispetto all'oro. Da allora le massicce vendite scoperte a corto nel mercato dei futures dell'oro sono state utilizzate per far scendere il prezzo dell'oro.
Che i prezzi dei lingotti di oro e argento siano truccati è evidente. La domanda è alta, e l'offerta è limitata; eppure i prezzi sono in calo. Il conio degli USA non può tenere il passo con la domanda di aquile d'argento e ha sospeso le vendite. La zecca canadese sta razionando la fornitura di foglie d'acero d'argento. La domanda di oro asiatica, in particolare da parte della Cina, è a livelli record.
Il terzo trimestre 2014, è stato il 15° trimestre consecutivo di acquisti netti di oro da parte delle banche centrali. Dave Kranzler riferisce che negli ultimi otto mesi, 101 tonnellate sono state drenate dal GLD, il che indica che c'è una carenza d'oro per la consegna agli acquirenti fisici. Il prezzo in declino dei futures, che è stabilito in un mercato di carta in cui i contratti sono regolati in contanti, non in oro, non è coerente con l'aumento della domanda e dell'offerta vincolata ed è una chiara indicazione dell'imbroglio sui prezzi da parte delle autorità.
Il grado di estensione della corruzione finanziaria che coinvolge la collusione tra le mega-banche e le autorità finanziarie è insondabile. Il sistema finanziario occidentale è un castello di carte appoggiato sulla corruzione.
Il castello di carte è rimasto in piedi più a lungo di quanto credessi possibile. Può stare in piedi per sempre o ci sono così tante giunture marce che il combinarsi simultaneo di alcuni cedimenti arriverà a sopraffare la manipolazione e porterà a un crollo massiccio? Il tempo ce lo dirà.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente quelle dell'autore e non riflettono la posizione ufficiale di Sputnik né quella di Megachip.



10 ottobre 2014

L’inizio del nuovo ordine mondiale: Asiacentrismo

di Raúl Zibechi.
Tradotto da  Daniela Trollio


Nonostante le crisi in Medio Oriente ed in Ucraina si rubino a vicenda i titoli sui media, esse sono solo le punte emergenti di un movimento tellurico molto più grande: la nascita di un nuovo ordine mondiale post-statunitense centrato in Asia, sulla base della triplice alleanza Cina-Russia-India. 






Uno dei nuclei del colonialismo e dell’imperialismo consiste nel proibire ai paesi periferici di fare quello che sono soliti fare i paesi del centro. Quando questo non funziona più, è perché il vecchio ordine centrato sulla relazione centro-periferia sta lasciando il passo a nuove relazioni internazionali. 
Le stesse potenze occidentali che gridano al cielo per l’intervento della Russia in Ucraina, bombardano la Siria senza l’autorizzazione del suo governo con la scusa di combattere un’organizzazione terroristica, lo Stato Islamico, nella cui creazione queste stesse potenze hanno giocato un ruolo rilevante. 
Che Cina e Russia rifiutino questo tipo di azioni militari, che in altri tempi venivano coperte per lo  meno con l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non è quindi una novità. Che il primo ministro dell’India, Narendra Modi, abbia dichiarato alla catena CNN, ore prima della sua visita negli Stati Uniti, che la Russia ha “interessi legittimi in Ucraina” è già una cosa più seria. Non solo ha rifiutato di criticare l’annessione della Crimea da parte della Russia, ma ha anche mostrato “fiducia” in come Pechino sta gestendo le dispute territoriali nei mari del sud della Cina (The Brics Post, 22.9.2014).
 E’ come se una nuova aria di Bandung (la conferenza che nel 1955 spinse la decolonizzazione) soffiasse sul pianeta. “Se lei guarda nei dettagli gli ultimi cinque o dieci secoli, vedrà che Cina e India sono cresciute a ritmi similari. I loro contributi al PIL mondiale sono aumentati in parallelo e sono caduti in parallelo. L’era attuale appartiene all’Asia”, ha detto Modi. Stava facendo un discorso anticolonialista con un’ottica di lunga durata, negli stessi giorni in cui avveniva la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, avvenimenti che hanno consolidato una potente alleanza tra i due più grandi paesi della regione.

Politica, o la OCS 
Il grande cambiamento è che l’India ha chiesto la piena integrazione nell’Organizzazione della Cooperazione di Shangai (OCS) durante il recente vertice tenutosi l’11 e 12 di settembre a Dushanbe, capitale del Tagikistan. Fino a quel momento era solo un osservatore.
La OCS fu creata nel 2001 da Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan con l’obiettivo di garantire la sicurezza regionale e di combattere il terrorismo, il separatismo e l’estremismo, definiti “le tre forze maligne”. In futuro potranno aggiungersi Iran e Pakistan, anche se questi passi saranno complessi, vista la disputa tra India e Pakistan sulle loro rispettive frontiere.
Nei fatti, la OCS è una sfida alla leadership statunitense in una regione dove la superpotenza ha sempre meno influenza. L’organizzazione orbita intorno alla Cina, come indica il suo nome. Il consolidamento dell’alleanza Russia-Cina, con il suo lato geopolitico e geoenergetico (che comprende il già iniziato gasdotto per fornire gas russo a Pechino), è motivo di profonda preoccupazione a Washington, come analizzano alcuni media come The Washington Post.
Ma la recente visita di Xi in India  presuppone un passo decisivo nel disegno di un nuovo ordine globale. I dodici accordi firmati a Ahmedabad tra Modi e Xi, che vanno dagli investimenti al commercio fino alla cooperazione per l’energia nucleare, fanno parte del “processo storico di rivitalizzazione nazionale” in entrambe le nazioni emergenti, come ha affermato il ministro cinese agli esteri Wang Yi (Xinhua, 19.9.2014). 
La potenza dell’alleanza tra India e Cina sfida i presunti allineamenti ideologici e ha radice nelle necessità geopolitiche di potenze che affrontano problemi e nemici comuni.
Nel maggio di quest’anno ha assunto il potere Narendra Modi in rappresentanza del Bharatiya Janata Party (BJP), che ha vinto le elezioni generali contro il Congresso Nazionale Indiano (CNI) guidato dall’ex primo ministro Manmohan Singh. Sulla carta il CNI funge da forza progressista, erede della famiglia Gandhi e di Jawaharlal Nehru, alleata con  socialdemocratici e comunisti, mentre il BJP è considerato nazionalista e conservatore.
Ma negli allineamenti geopolitici le ideologie hanno poco da dire. Modi sta mostrando una profonda comprensione delle tendenze storiche in questo periodo di cambiamento del sistema-mondo e, in modo particolare, del ruolo che tocca giocare al continente asiatico. La cooperazione tra la OCS è giunta anche al terreno militare. A fine agosto è stato realizzato “un esercizio antiterrorista internazionale” in Mongolia interna (Cina) a cui hanno partecipato settemila soldati di Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan (Diario del Pueblo, 24.8.2014).

Economia, o la via della seta 
Se la OCS è la risposta asiatica alla presenza destabilizzatrice degli Stati Uniti nella regione, la Via della Seta è la risposta economica all’accerchiamento che essi pretendono di imporre sulla Cina, chiamato “pivot verso l’Asia” dall’amministrazione di Barak Obama. Ma è molto di più: significa l’alleanza di Russia e Cina con l’Europa, in concreto con la Germania.
La nuova Via della Seta unisce due potenti centri industriali: Chongqing in Cina con Duisburg in Germania, attraversando Kazakistan, Russia e Bielorussia, eludendo così le zone più conflittuali a sud del Mar Caspio come Afganistan, Iran e Turchia. E’ destinata ad essere la più grande via commerciale del mondo, la cui ferrovia taglia il tempo dei trasporti marittimi da cinque settimane a soli quindici giorni. Si prevede che la Cina diventerà il primo partner commerciale della Germania, il che presuppone un dislocamento geopolitico di grande importanza.
Sta venendo tracciata anche la Via della Seta marittima, che attraversa l’Oceano Indiano, e il Cinturone Economico della via terrestre. La rotta marittima è, in un certo senso, la riattivazione del “collare di perle”, un sistema di porti che attorniava l’India e assicurava il commercio cinese verso l’Europa.
Ma è anche la risposta all’Associazione Transpacifica (TPP in inglese), iniziativa degli Stati Uniti che esclude la Cina e comprende  Giappone, Australia, Nuova Zelanda, più quattro membri della AEAN (Brunei, Malaysia, Singapore e Vietnam) e i paesi dell’Alleanza del Pacifico (Perù, Messico, Cile e probabilmente Colombia). La strategia di Washington consiste nell’isolare la Cina generando conflitti intorno a lei (col Giappone e il Vietnam, principalmente), scusa per militarizzare  i mari della Cina, chiudendo così il cerchio commerciale, politico e militare intorno ad  una potenza che nel 2012 è diventata la principale importatrice di petrolio del mondo, superando gli Stati Uniti.
Questo spiega l’accordo energetico con la Russia, che è l’unico modo in cui la Cina può assicurarsi un rifornimento sicuro. Ma spiega anche il tracciato della nuova Via della Seta, sia quella terrestre che quella marittima. L’80% del petrolio che la Cina importa passa attraverso lo Stretto di Malacca (un angusto corridoio di 800 km. che unisce gli Oceani Pacifico e Indiano tra Indonesia e Malaysia), facilmente bloccabile in caso di guerra.
Per questo la Cina sta costruendo una rete portuaria che comprende porti, basi e stazioni di osservazione in Sri Lanka, Bangladesh e Birmania. Tra questi paesi c’è un porto strategico in Pakistan, Gwadar, la “gola” del Golfo Persico, a 72 km. dalla frontiera con l’Iran e a circa 400 km. dal più importante corridoio di trasporto del petrolio molto vicino allo strategico stretto di Ormuz. Il porto è stato costruito e finanziato dalla Cina ed è gestito dall’impresa statale China Overseas Port Holding Company (COPHC).
Il porto è visto dagli osservatori come il primo punto di appoggio della Cina in Medio Oriente” scriveva la stampa occidentale il giorno dell’inaugurazione (BBC News, 20.3.2007). La regione che circonda il porto di Gwadar contiene due terzi delle riserve mondiali di petrolio. Di lì passa il 30% del petrolio del mondo (ma l’80% di quello che la Cina riceve) e si trova sulla strada più corta verso l’Asia.
La Cina guadagna anche spazi nel cuore dell’Occidente. Il governo britannico ha dato via libera per rafforzare Londra quale centro di commercio mondiale e di investimenti in yuan, la moneta cinese. Ancor più, “il governo britannico si trasformerà nel primo paese occidentale ad emettere un buono sovrano in moneta cinese”, cosa che si deve interpretare come "appoggio alle ambizioni della Cina di utilizzare la sua moneta su scala globale” (Market Watch, 15.9.2014).

Potenza militare
Le sanzioni alla Russia sono un atto di guerra” ragione il redattore capo della rivista Executive Intelligence Review, Jeff Steinberg (EIR, 199.2014). Intanto The Economist considera la OCS come “una specie di NATO guidata dalla Cina”.
E’ evidente che la guerra tra grandi potenze non è ormai più vista come una remota possibilità.
Ognuno, quindi, fa il suo gioco. La Cina  e l’Iran realizzano le loro prime esercitazioni navali congiunte nel Golfo Persico, dove partecipano “navi dell’Armata cinese coinvolte nella protezione della navigazione nel golfo di Aden” (Russia Today, 22.9.2014). La Cina è ora il primo compratore di crudo saudita e non permetterà che le strade che la riforniscono restino nelle mani di forze nemiche.
A fine agosto è trapelato che Russia e Cina stanno negoziando un “accordo militare storico” che comprende l’acquisto da parte del paese asiatico di sottomarini diesel ‘nascosti’, con “interscambio di tecnologia”, mentre continuano i negoziati per la vendita di caccia Sukhoi-35 e sistemi di difesa aerea S-400, considerati i più avanzati del mondo ( Russia Today, 19.8.2014).
Finora i russi si sono mostrati reticenti a vendere certe armi alla Cina, perché questa le copia e finisce per fabbricare i propri prototipi. A loro volta India e Russia, che hanno una vasta cooperazione militare che comprende sottomarini nucleari e portaerei, si dispongono a fabbricare insieme un caccia di quinta generazione.
Siamo davanti ad un punto molto sensibile, su cui Washington ha alcune difficoltà. Anche se continua ad avere il più grande bilancio della difesa del mondo (circa 600 mila milioni di dollari all’anno, a fronte dei poco più di 100 mila della Cina e poco meno dei 100 mila della Russia), questo bilancio è declinante mentre quello dei suoi avversari cresce. La Cina è passata da poco più di 5 mila milioni di dollari all’anno in investimenti militari del 1990 a 110 mila milioni nel 2012. 
Ma l’importante non è quanto si spende, ma come si spende” sostiene un periodico statunitense (The Fiscal Times, 16.9.2014). Secondo la pubblicazione, le enormi spese militari del Pentagono vengono destinate a mantenere la sua costosa flotta di 11 portaerei, alla modernizzazione di vecchi sistemi e a progetti falliti come il caccia F-35.
Intanto Cina e Russia investono in moderni sottomarini nucleari e nella guerra cibernetica. Le armi anti-navi cinesi sono molto meno care che una portaerei, ma possono affondarla o renderla inutilizzabile anche se il Pentagono le considera inespugnabili.

Contrasti 
Le autorità della Difesa degli Stati Uniti sono afflitte da innumerevoli denunce di malversazioni dei bilanci.
Nello scorso luglio la flotta degli F-35 non ha potuto volare per falle a un motore, dopo vari problemi ai sistemi di software, agli armamenti e all’assetto. Dopo due decenni di progettazione e sviluppo il costo del progetto è schizzato a 400.000 milioni di dollari, il progetto di armamento più caro della storia del Pentagono, nonostante il fatto che il debutto del caccia sia stato cancellato in due esibizioni aeree nel Regno Unito (El Periodico, 11.7.2014)
La una volta potente Boeing è un buon esempio dei problemi difensivi del Pentagono. La scommessa che l’F-35 fosse sviluppato dalla Lockheed Martin sta drenando i fondi del Pentagono al di fuori della Boeing, che era l’impresa principale della forza aerea. Di fatto la branca della difesa della Boeing si è ristretta al 56% della sua produzione totale nel 2003, ad appena il 38% nel 2013 e si stima che in pochi anni non produrrà più aerei da combattimento, essendo fallita la sua ricerca di mercati alternativi in Brasile, India e Corea del Sud (Wall Street Journal, 20.9.2014). Boeing chiuderà la sua fabbrica di cargo C-18 a Long Beach e può chiudere quella degli F-18  Saint Louis nel 2017 se non ottiene più commesse. 
In sintesi, la politica estera della Casa Bianca è erratica, mentre quella dei suoi avversari ha un orizzonte definito.
Il giornalista Robert Parry analizza come i neo-conservatori siano riusciti a bloccare la “strategia realista” di Obama, consistente nel collaborare con Vladimir Putin per dipanare il caos geopolitico in Medio Oriente. I neocons continuano a scommettere sulla caduta di Bashar al Assad e spingono per creare situazioni caotiche, come quella che vive la Libia, invece che tollerare l’esistenza di regimi avversari (Consortiumnews.com, 19.9.2014).
Vari analisti sostengono che la fabbricazione di crisi è quanto di meglio sa fare la superpotenza e che questo può essere l’unico modo per contenere la sua decadenza. Il conflitto in Ucraina, dove hanno spinto la caduta di un presidente eletto, punta ad isolare la Russia dall’Europa. L’attacco allo Stato Islamico cerca di spingerlo sempre più verso nord.
Tutte e due le operazioni puntano a danneggiare il tracciato della Via della Seta, considerata una delle travi maestre del nuovo ordine mondiale. 





Per concessione di Centro di Iniziativa Proletaria "G. Tagarelli"
Fonte: http://alainet.org/active/77463&lang=es
Data dell'articolo originale: 26/09/2014
Tratto da: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=13618


16 settembre 2013

La VERA dimensione del pericolo di Fukushima

da Washington's Blog
Tradotto da Pino Cabras per Megachip.
 

Il vero problema…


Il fatto che i reattori di Fukushima abbiano avuto perdite di enormi quantità di acqua radioattiva già sin dal terremoto del 2011 è certamente degno di nota. Così come lo sono i seguenti fatti:
    La Tepco non sa come fermare le perdite.
    Gli scienziati non hanno alcuna idea di come siano messi i nuclei dei reattori nucleari.
    Le radiazioni potrebbero colpire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America in modo piuttosto pesante.
Ma il vero problema è che gli idioti che hanno causato questo pasticcio stanno probabilmente per causare un problema molto più grande.
In particolare, la più grande minaccia a breve termine per l'umanità proviene dai bacini del combustibile di Fukushima.
Se uno dei bacini crollasse o si incendiasse, questo potrebbe avere gravi effetti negativi non solo sul Giappone... ma sul resto del mondo, compresi gli Stati Uniti. In effetti, un senatore lo ha definito come un problema di sicurezza nazionale per gli USA:
    «Le radiazioni causate dai guasti dei bacini di combustibile esaurito in caso di un altro sisma potrebbero raggiungere la West Coast in pochi giorni. Il che fa sì assolutamente che il contenimento sicuro e la protezione di questo combustibile esaurito sia un problema di sicurezza per gli Stati Uniti.»
L'esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott hanno entrambi affermato che la gente dovrebbe evacuare l'Emisfero Settentrionale del pianeta, se una delle piscine di stoccaggio del combustibile di Fukushima dovesse collassare. Gundersen ha dichiarato:
    «Spostarsi a sud dell'equatore, se questo dovesse mai succedere, ritengo che sia la lezione che ne ricaviamo».
L'ex consulente dell'ONU Akio Matsumura definisce la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima “una questione di sopravvivenza umana”.

Pertanto, la posta in gioco dello smantellamento dei bacini del combustibile è piùttosto elevata.

Ma in 2 mesi, la Tepco – ossia i babbei che hanno causato l'incidente - stanno per iniziare a condurre questa difficilissima operazione per conto proprio.

Il New York Times riferisce:
    «Migliaia di lavoratori e una piccola flotta di gru stanno preparandosi per uno degli ultimi sforzi volti a evitare un disastro ambientale ancora più profondo, che ha già reso la Cina e gli altri paesi vicini sempre più preoccupati: si tratta della rimozione delle barre di combustibile esaurito dall'edificio del reattore n. 4 danneggiato e il loro stoccaggio in un posto più sicuro».

Il Telegraph osserva:
    «Tom Snitch, un anziano professore presso l'Università del Maryland che vanta oltre 30 anni di esperienza in questioni nucleari, ha affermato che "[i funzionari giapponesi] hanno bisogno di affrontare i veri problemi, le barre di combustibile esaurito presso l'Unità 4 e i recipienti a pressione che perdono materiale". E ha aggiunto che"c'è stato troppo lavoro per pulire le pareti e nei condotti dei reattori che è stato fatto solo pur di fare qualcosa .... Questa è invece una questione cruciale di portata globale e il Giappone deve fare molto di più"».

Il Japan Times scrive:
    «Nel mese di novembre , Tepco prevede di iniziare la delicata operazione di rimozione del combustibile esaurito dei reattori numero 4 [con] radiazioni equivalenti a 14.000 volte la quantità rilasciata dalla bomba atomica di Hiroshima. .... Rimane vulnerabile a eventuali ulteriori shock , ed è anche a rischio di liquefazione del suolo. Rimuovere il suo combustibile esaurito, che contiene plutonio micidiale, è un compito urgente .... Le conseguenze potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto. Se una barra di combustibile cadesse, si rompesse o si impigliasse mentre viene rimossa, i possibili peggiori scenari includono una grande esplosione, una fusione nel bacino, o un grande incendio. Ognuna di queste situazioni potrebbe portare a massicci rilasci di radionuclidi mortali nell'atmosfera, mettendo gran parte del Giappone - compresi Tokyo e Yokohama - e anche i paesi vicini in grave rischio.»

La CNBC sottolinea:
    «La fuga radioattiva della centrale nucleare giapponese di Fukushima è tutt'altro che sotto controllo e potrebbe finire molto peggio, come mette in guardia un esperto di energia nucleare, che compila il “World Nuclear Industry Status Report” (Rapporto sulla situazione dell'industria nucleare mondiale, NdT) su base annuale.
    ***
    Il grande pericolo – così come è stato identificato dalla commissione per l'energia atomica del Giappone - è nel fatto che si possa perdere l'acqua in uno dei bacini del combustibile esaurito e che si causi un incendio di tale combustibile.»

La CNN riferisce:
    [Mycle Schneider, consulente nucleare:] «La situazione potrebbe finire molto peggio ancora. Un enorme incendio del combustibile esaurito probabilmente farebbe apparire poca cosa le attuali dimensioni della catastrofe e potrebbe superare le emissioni di radioattività di Chernobyl di decine di volte. In primo luogo, le pareti della piscina potrebbero avere perdite al di là della capacità di fornire acqua di raffreddamento, o un edificio del reattore potrebbe crollare in seguito una delle centinaia di scosse di assestamento. Poi, il rivestimento del combustibile potrebbe incendiarsi spontaneamente emettendo il suo intero accumulo radioattivo.»

L'agenzia Reuters osserva:
    «L'operatore della centrale nucleare giapponese lesionata di Fukushima si prepara a rimuovere 400 tonnellate di combustibile esaurito altamente irradiato da un edificio del reattore danneggiato, un'operazione pericolosa che non è mai stata tentata prima su questa scala.
Si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la quantità rilasciata durante l'attacco con la bomba atomica su Hiroshima di 68 anni fa, oltre 1.300 gruppi di barre di combustibile usato compattate insieme hanno bisogno di essere rimosse da un edificio che è vulnerabile al crollo, qualora un altro grande terremoto colpisse l'area.
    La Tokyo Electric Power Co (Tepco) è già impegnata in una battaglia persa per fermare l'acqua radioattiva che trabocca da un'altra parte della struttura, e gli esperti mettono in dubbio che sia in grado di asportare con successo tutti i materiali compattati.
    "Stanno per avere difficoltà nella rimozione di un numero significativo delle barre", ha dichiarato Arnie Gundersen, un ingegnere nucleare di grande esperienza statunitense nonché direttore di Fairewinds Energy Education, che ha a lungo costruito assemblaggi per il combustibile.
    L'operazione, a cominciare da novembre presso il reattore numero 4 della centrale, è piena di pericoli, compresa la possibilità di un grande rilascio di radiazioni se si rompe un assemblaggio di combustibile, o se rimane incastrato o si avvicina troppo a un fascio adiacente, hanno affermato Gundersen e altri esperti nucleari.
Tutto ciò potrebbe portare a un disastro peggiore della crisi nucleare di marzo 2011 presso l'impianto di Fukushima, il più grave al mondo accaduto dopo quello di Chernobyl nel 1986.
    Nessuno sa quanto male potrebbero andare le cose, ma i consulenti indipendenti Mycle Schneider e Antony Froggatt hanno affermato recentemente nel loro World Nuclear Industry Status Report 2013: "Il pieno rilascio proveniente dal bacino del combustibile esaurito dell'Unità 4, senza alcun contenimento o controllo, potrebbe causare di gran lunga il più grave disastro radiologico mai visto fino ad oggi”.
    ***
    La società di utility afferma di riconoscere che l'operazione sarà difficile, ma ritiene di poterla portare avanti in modo sicuro.
    Nondimeno, la Tepco ispira ben poca fiducia. Aspramente criticata per non aver protetto l'impianto di Fukushima contro le catastrofi naturali, è stata biasimata duramente anche per la gestione della crisi a partire da allora.
    ***
    Il processo avrà inizio nel mese di novembre e la Tepco prevede di impiegare circa un anno nella rimozione dei materiali assemblati, come ha riferito via e-mail il portavoce Yoshikazu Nagai. È solo una tappa all'interno del processo di smantellamento dell'impianto, che si prevede duri circa 40 anni, con un costo di 11 miliardi dollari.
    Ciascun assemblaggio di barre di combustibile pesa circa 300 chilogrammi ed è lungo 4,5 metri. Ci sono 1.331 assemblaggi di combustibile esaurito e ulteriori 202 assemblaggi inutilizzati sono stoccati nel bacino, ha affermato Nagai.
    ***
    Le barre di combustibile esaurito inoltre contengono plutonio, una delle sostanze più tossiche dell'universo, che si forma durante le ultime fasi del funzionamento di un reattore.
    ***
    "C'è il rischio di una criticità involontaria se i fasci fossero distorti e troppo vicini l'uno all'altro", ha spiegato Gundersen.
    Si riferiva a una reazione a catena atomica che – qualora risultasse lasciata senza controllo - potrebbe comportare una consistente fuoriuscita di radiazioni e calore per il cui assorbimento il sistema di raffreddamento del bacino del combustibile non è progettato.
    "Il problema di una criticità che colpisca il bacino del combustibile è che non la si può fermare. Non ci sono barre di controllo per controllarla", ha affermato Gundersen. "Il sistema di raffreddamento del bacino del combustibile esaurito è stato progettato solo per rimuovere il calore di decadimento, non il calore derivante da una reazione nucleare in corso."
    Le barre sono altresì vulnerabili agli incendi nel caso debbano essere esposte all'aria, ha aggiunto Gundersen. [I bacini hanno già raggiunto l'ebollizione a causa dell'esposizione all'aria.]
    ***
    Tepco ha puntellato l'edificio, poteva inclinarsi ed era gonfio dopo l'esplosione, una fonte di preoccupazione a livello mondiale che è stata sollevata anche nel Congresso USA.
    ***
    Gli assemblaggi di combustibile devono essere prima estratti dalle griglie in cui sono stoccati, poi inseriti in una camera di acciaio pesante. Questa operazione ha luogo sott'acqua prima che la camera - che scherma le radiazioni che pulsano dalle barre - possa essere rimossa dal bacino e abbassata al livello del suolo.
    La camera viene quindi trasportata al bacino comune di stoccaggio dell'impianto in un edificio integro in cui verranno stoccati gli assemblaggi.
    [Ecco un tour visivo dei bacini del combustibile di Fukushima, accompagnato da grafici che illustrano il modo in cui saranno rimosse le barre.]
    Durante un'ispezione nella camera all'inizio di questo mese la Tepco ha confermato che il bacino del combustibile del reattore n. 4 contiene detriti.
    La rimozione delle barre dal bacino è un compito delicato, di norma assistito da computer, secondo Toshio Kimura, ex tecnico della Tepco, che ha lavorato a Fukushima Daiichi per 11 anni.
    "In precedenza era un processo controllato dal computer che memorizzava al millimetro le posizioni esatte delle barre, ma ora non se ne può disporre. Il processo deve essere fatto manualmente, quindi c'è un alto rischio che si possa far cadere e rompere qualcuna delle barre di combustibile", ha affermato Kimura.
    ***
    La corrosione causata dall'acqua salata avrà inoltre indebolito l'edificio e le attrezzature, ha aggiunto.
    E se un altro forte terremoto dovesse avvenire prima che il carburante sia completamente rimosso, e rovesciasse l'edificio o forasse il bacino oppure permettesse lo scolo dell'acqua, è possibile che il combustibile esaurito arrivi in tal caso ad emettere più radiazioni che durante il disastro iniziale, minacciando direttamente Tokyo a circa 200 km di distanza.»

ABC Radio Australia cita un esperto che si pronuncia sulla situazione (a 1:30):
   «Richard Tanter, esperto di questioni nucleari e professore di relazioni internazionali presso l'Università di Melbourne:
    ***
    Il Reattore dell'Unità 4, quello che ha una grande quantità di carburante immagazzinato nel suo bacino di stoccaggio del carburante, sta affondando. Secondo l'ex primo ministro Naoto Kan, è affondato di circa 31 centimetri in loco e non è una cosa strana. Ciò non risulta davvero sorprendente, dato quel che è successo in termini di pompaggio di acqua, con le conseguenze del terremoto e dello tsunami, le continue infusioni di acqua nell'area delle acque sotterranee. Questo è un problema immediato, e se non viene risolto vi è una possibilità straordinaria di ritrovarci davvero ancora nella situazione di marzo 2011 a causa della possibilità di un incidente di fissione in quello stagno di combustibile esaurito che si trova nell'Unità N. 4.»

L'agenzia Xinua scrive:
    «Mitsuhei Murata , un ex ambasciatore giapponese in Svizzera, ha ufficialmente fatto appello a ritirare la candidatura di Tokyo a ospitare le Olimpiadi, a causa del peggioramento della crisi di Fukushima, che secondo gli esperti non è limitata ai serbatoi di stoccaggio, ma si estende anche alle potenziali crepe nelle pareti dei bacini del combustibile nucleare esaurito.»

Japan Focus sottolinea:
   «La piscina di combustibile esaurito ... è stata danneggiata dal terremoto e dallo tsunami, ed è in una condizione di deterioramento. Rimane vulnerabile a eventuali ulteriori shock, ed è anche a rischio di liquefazione del suolo.
    ***
    Se una barra di combustibile cade, si rompe o si impiglia mentre viene rimossa, i possibili scenari peggiori includono una grande esplosione, una fusione in piscina, o un grande incendio.
    ***
    Questa è letteralmente una questione di sicurezza nazionale: un altro errore che venisse fatto dalla Tepco potrebbe avere conseguenze incredibilmente costose, perfino esiziali, per il Giappone.»

Come se estraessimo sigarette da un pacchetto sgualcito


L'esperto di barre di combustibile Arnie Gundersen - un ingegnere nucleare ed ex dirigente di una società di energia nucleare che produceva barre di combustibile nucleare - ha recentemente spiegato il problema più grande che si ha con le barre di combustibile (a 15:45):
    «Credo che stiano sottovalutando la complessità del compito. Se pensi a una griglia di combustibile nucleare come a un pacchetto di sigarette, se estrai una sigaretta verso l'alto, essa verrà fuori: ma queste griglie si sono contorte. Ora, quando vanno a tirare la 'sigaretta' verso l'esterno, essa sta probabilmente per rompersi e rilasciare cesio radioattivo e altri gas, xenon e kripton, in atmosfera. Ho il sospetto che nei prossimi mesi di novembre, dicembre, gennaio, andremo a sentire che l'edificio è stato evacuato, che hanno rotto una barra di combustibile, e che la barra di combustibile sta emettendo dei gas.
    ***
    Ho il sospetto che avremo più rilasci volatili nell'aria, mentre tenteranno di estrarre il combustibile. Se estraggono con troppa forza, spezzeranno il combustibile. Ritengo che le griglie si siano contorte, il combustibile si sia surriscaldato – e il bacino sia giunto a ebollizione - e la conseguenza naturale è che sia probabile che una parte del combustibile rimarrà incastrata lì per un lungo, lungo periodo.»

In un'altra intervista, Gundersen fornisce ulteriori dettagli (a 31:00):

    «Le griglie sono contorte per effetto del terremoto: oh, a proposito, il tetto vi è caduto sopra, il che ha ulteriormente distorto le griglie.
    La conseguenza finale che risulta è che si avrà che gli assemblaggi di combustibile, le 'sigarette' in questi contenitori, mentre vengono estratti, in alcuni casi si possano in parte spezzare. Quando si spezza una barra di combustibile nucleare, questa rilascia ancora radioattività, e quindi la mia ipotesi è che si tratti di qualcosa come krypton -85 , che è un gas , e che sarà emesso anche del cesio, e anche dello stronzio. Probabilmente dovranno evacuare l'edificio per un paio di giorni. Prenderanno questo gas radioattivo e lo manderanno sulla pila, fino all'aria, perché lo xenon non può essere rimosso, non può essere pulito, cosicché manderanno questo xenon radioattivo in aria e purgheranno la costruzione di tutti i gas radioattivi per poi tornare indietro e riprovare ancora.
    È probabile che questo problema si presenti in più di un assemblaggio. Pertanto, nel corso del prossimo anno o due, non mi sorprenderebbe sia che non rimuovano tutto il combustibile perché non intendono estrarlo con troppa forza, sia che - se lo estraggono troppo bruscamente – possano probabilmente danneggiare il combustibile e causare una perdita radioattiva all'interno dell'edificio. Ecco, questo è il problema numero 2 in questo processo, far sì che il combustibile dell'Unità 4 sia estratto risulta essere una priorità assoluta che mi tocca affrontare, ma non sarà affatto facile. Tokyo Electric sta dipingendo tutto questo come una cosa facile. In un normale reattore nucleare, tutto questo si fa con i computer. Tutto viene estratto perfettamente in verticale. Beh niente è più verticale, ora: le griglie del combustibile sono distorte, è tutto sta per essere fatto manualmente. La chiara conseguenza è che si tratta di un compito difficilissimo. Non mi sorprenderebbe se si spezzasse una parte del combustibile che quindi non si potrà rimuovere.»

E Chris Harris - un ex operatore con licenza di alto livello presso i reattori e ingegnere - osserva che non aiuta il fatto che molte delle barre sono in condizioni assai fragili:
    «Anche se là troviamo un sacco di assemblaggi di combustibile esaurito che potrebbero assumere criticità - ci sono anche 200 nuovi assemblaggi di combustibile che hanno l'equivalente di un serbatoio pieno di gas , chiamiamolo così. Questi sono quelli che più probabilmente andranno per primi in condizione critica.
    ***
    Alcune immagini che sono state diffuse di recente dimostrano che una gran quantità di carburante è danneggiata, e perciò quando vanno avanti e lo afferrano, lo tirano su, è in procinto di cadere a pezzi. Il boreflex è stato divorato; l'acqua salata non gli farà granché bene.»


Come lasciare che un assassino possa praticare chirurgia cerebrale su un VIP


Qual è la linea di fondo ?
La Tepco ha un curriculum aziendale disastroso:
    Gli ingegneri avvertirono la Tepco e il governo giapponese molti anni prima dell'incidente sul fatto che i reattori erano sismicamente non al sicuro ... e che un terremoto avrebbe potuto spazzarli via.
    Un'indagine ufficiale del governo giapponese ha concluso che l'incidente di Fukushima è stato un disastro dovuto "a cause umane", cagionato da una "collusione" tra il governo e la Tepco e da una cattiva progettazione del reattore.
    La Tepco sapeva da subito dopo l'incidente del 2011 che 3 reattori nucleari avevano perso capacità contenitiva, che il combustibile nucleare era "scomparso", e che non vi era di fatto alcun vero contenimento. La Tepco ha cercato disperatamente di coprire tutto questo per 2 anni e mezzo ... fingendo invece che i reattori fossero in fase di "spegnimento a freddo".
    La Tepco ha appena ammesso che si sa da 2 anni che enormi quantità di acqua radioattiva stanno filtrando nelle falde acquifere e si riversano sull'Oceano Pacifico.
    La Tepco – senza alcun incentivo finanziario per risolvere davvero le cose – ha solamente fatto finta di ripulirle. In proposito si veda questo.
    I recenti tentativi della Tepco di solidificare il terreno sotto i reattori tramite l'utilizzo di prodotti chimici è fallito miseramente. E NBC News osserva: "[La Tepco] sta considerando la possibilità di congelare il terreno intorno all'impianto. Essenzialmente si tratta della costruzione di un muro sotterraneo di ghiaccio lungo un miglio, cosa che non è mai stata tentata prima per tenere l'acqua fuori. Uno scienziato con cui ho parlato ha respinto questa idea come un arrampicarsi sugli specchi, solo una prova in più del fatto che la società elettrica non è riuscita a prevedere questo problema ... e ora non può risolverlo."
Lasciare che sia la Tepco a rimuovere le barre di combustibile è come lasciare che un assassino pregiudicato esegua un delicato intervento chirurgico sul cervello di un VIP.
Grandi scienziati e funzionari del governo dicono che la TEPCO dovrebbe essere sollevata da tutti i tentativi di stabilizzare Fukushima. Una squadra internazionale composta dai migliori ingegneri e scienziati dovrebbe gestire questo difficile "intervento chirurgico".

La posta in gioco è troppo alta ...



Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.


NOTA DI MEGACHIP:

L'articolo che abbiamo tradotto contiene un allarme nettamente orientato verso il peggiore scenario possibile. Segnaliamo un blog che segue la vicenda in dettaglio e da un punto di vista meno allarmistico rispetto a Washington's Blog (anche se ci tengono a precisare che non intendono minimizzare la portata storica e la gravità del caso Fukushima):
con una sezione speciale dedicata:
Nel sito in questione vi è un costante aggiornamento dei dati giorno per giorno sin dall'11 marzo 2011, con una certa attenzione anche per gli articoli divulgativi.
Non ci resta che fare nostri sia il saluto di Andrea Scanzi (“Buona catastrofe!”) sia il titolo dell'ultimo libro di Giulietto Chiesa (“Invece della catastrofe”).


4 aprile 2013

Nord Corea, la guerra atomica può attendere

di Pino Cabras - da Megachip.

Sulla crisi in Corea, un consiglio a chi ci legge (una piccola porzione fra i miliardi di utenti del sistema mediatico): non c'è da preoccuparsi troppo, per ora. Per molti nel mondo è già così, come ha rilevato il quotidiano britannico The Guardian, riscontrando che quasi nessuno prende sul serio i bellicosi comunicati dei comandi nordcoreani, quando proclamano di poter attaccare atomicamente il suolo nordamericano. 
Il livello della retorica del giovane Kim Jong Un sembra voler bucare la nostra noncuranza sollevandosi di parecchi toni. Se un capo di stato minaccia di radere al suolo le città USA si guadagna inevitabilmente i titoli di testa di ogni medium che abbia memoria dell’immaginario di Hollywood, e qualche sopracciglio in più si solleva (e anche qualche elicottero in più). Poco sappiamo delle dinamiche interne del potere in Corea del Nord, uno stato eremita, ma possiamo lo stesso scommettere che nessuno al suo vertice pensi di vincere una guerra con gli Stati Uniti d’America fino a portarla sulla scala della guerra termonucleare. A Pyongyang non sono dei suicidi, o almeno non fino a questo punto.

Come leggere i fatti, allora?

Forse più avanti sapremo qualcosa di più, ma qualche punto fermo c’è già.

Primo. Il contesto delle minacce: ogni anno le forze armate USA e quelle della Corea del Sud fanno gigantesche esercitazioni militari congiunte a ridosso della Corea del Nord. Laggiù al Nord non sono mai tranquilli, come non lo sarebbero gli USA se una grossa armata di un paese lontano migliaia di chilometri considerato un nemico strategico facesse le proprie manovre a un miglio dalle proprie coste. Ogni anno non si contano le proteste e qualche volta si registrano scaramucce di confine. Quest’anno è soltanto tutto più intenso.

Secondo. Le manovre del 2013 sono affrontate per la prima volta dal nuovo leader della dinastia nordcoreana, Kim Jong Un. Poiché il nonno e il padre che lo hanno preceduto hanno incentrato il loro ruolo guida su una retorica agiografica, titanica ed eroica rivolta contro nemici potentissimi, l’ex rampollo (ufficialmente definito come “Grande Successore”) è subito assorbito dal ruolo. Non dovrà essere da meno, anzi: dovrà mostrarsi più risoluto, esibire nemici più duri, e giustificazioni più spietate per schiacciarli. Non verrebbe capito molto, se adottasse invece il linguaggio di papa Francesco sulla “tenerezza”. In genere nessun leader in questo pianeta sembra adottare quel linguaggio. Tanto meno se ne serve un dittatore acerbo che deve iniziarsi per via militare, non tanto agli occhi del mondo, quanto a quelli dei suoi compatrioti, che vivono in una bolla mediatica separata dalla nostra.

Terzo. Il paese è in perenne crisi alimentare, e più volte ha trovato accordi con il nemico per garantirsi degli aiuti. Avere un nemico fa comodo a ogni potere, e un modus vivendi si trova, i do ut des cinici possono essere alimentati dallo scontro, dalle pressioni, dalle minacce reciproche. Proprio mentre il teatro strategico dell’Oceano Pacifico diventa più importante, e gli USA aumentano la propria presenza in funzione anti-cinese, un nemico nell’area fa comodo, per quanto riottoso, imprevedibile e impenetrabile. Chi le sloggia più le basi americane? Il giapponese Hatoyama, che aveva provato a mandarne via una, non c’è riuscito, e ha persino dovuto dimettersi da premier, nel 2010. Già ora tutto il dispositivo si sta rafforzando.

A Mosca tutto questo non piace, perché basterebbe un guasto meccanico per scatenare gli automatismi dei grandi apparati in assetto di guerra.

E anche a Pechino la situazione non piace per nulla, perché va a perturbare la sua sfera d’azione più vicina, nei mesi già agitati dalle nuove tensioni con il Giappone per via delle isolette contese, le Senkaku-Diaoyu.  Di certo i cinesi non vogliono che il vicino abbia armi nucleari, né che faccia un uso così rozzo della deterrenza. All’ONU hanno persino votato con gli USA per imporre sanzioni a Pyongyang sul programma nucleare.

La guerra termonucleare può attendere anche stavolta, ma ovunque nel mondo l’uso delle leve del potere si fa più esasperato di fronte al rapido mutare degli equilibri. A Cipro prosciugano i conti correnti, in Estremo Oriente si dà fondo alla retorica bellica. Ma stanno parlando di noi, anche se per ora non sembra.

13 marzo 2011

Da Hiroshima a Fukushima: cambia la frontiera del realismo politico

di Pino Cabras – da Megachip


«Terremoto in Giappone, scatta l'allarme nucleare. Evacuate 2000 persone residenti vicino alla centrale di Fukushima. Umberto Veronesi mette a disposizione il suo giardino.» La fulminante battuta appare sul sito www.danieleluttazzi.it. Un terremoto terribile come quello giapponese, nel colpire al massimo grado un paese che porta in sé tutte le contraddizioni dello sviluppo più spinto, è un evento che parla a tutte le società e le fa riflettere sul loro futuro. Parla anche a noi in Italia. Il gravissimo incidente nucleare di Fukushima ci racconta ad esempio senza equivoci che la truffa del “nucleare sicuro” è una delle questioni più urgenti da smascherare. Con il referendum ne avremo l’occasione. L’attuale tecnologia nucleare non può ignorare la geologia, tra rischio sismico attuale e gestione plurigenerazionale delle scorie intrattabili.
Per la verità nessun sistema tecnologico in generale può ignorare la geologia. I giapponesi, convivendo con un suolo che glielo ricorda frequentemente, lo sanno meglio di altri. Un terremoto come quello dell’11 marzo 2011, in altre aree popolate del pianeta avrebbe provocato molti più lutti e devastazioni. La cultura simbolica e le pratiche materiali della società nipponica sono invece caratterizzate da una grande attenzione ai cicli della natura. Le istituzioni dell'epoca Tokugawa (1603-1867) avevano capito ad esempio che la deforestazione era un problema gravissimo e seppero imporre il divieto di tagliare indiscriminatamente gli alberi, incentivando invece la riforestazione e trasformando l’arcipelago in uno dei territori ancora oggi meglio tenuti al mondo, nonostante abbia una densità di popolazione elevatissima. grandeondahokusaiÈ dell’epoca Tokugawa anche “La grande onda presso la costa di Kanagawa” l’opera più nota di Katsushita Hokusai e forse l’emblema più rappresentativo dell’arte figurativa giapponese. Fu stampata per la prima volta negli anni trenta del XIX secolo, circa 180 anni fa, ma non sto a dirvi perché si dimostra ancora attualissima, nei giorni dello tsunami.
Nel quadro vediamo l’impeto della natura yin mentre viene respinto dallo yang della serena fiducia dei pescatori, piccoli e miseri dentro la cavità invincibile dell’onda, eppure rassegnatamente esperti. Non si oppongono all’onda, adattano il movimento delle loro fragili imbarcazioni. Sanno che l’opera umana è segnata da una «impermanenza». È un esile interstizio di vita fra la massa fluttuante del mare e lo sfondo del vulcano, entità a loro modo mobili, terribilmente mobili, ma permanenti.
I giapponesi serbano molte pratiche di vita legate a questi equilibri, ma essendo tra i maggiori protagonisti dello sviluppo industriale degli ultimi 150 anni, le hanno diluite nelle contraddizioni inconciliabili di quella crescita che pretende troppo dalla madre Terra. Così accade che magari i cittadini del Sol Levante si tengano sì strette le immense foreste di Hokkaido, uguali oggi a quando Tokyo si chiamava ancora Edo, ma che creino gli incanti zen dei rivestimenti in legno delle loro case a spese delle foreste indonesiane. E accade che il trauma di Hiroshima e Nagasaki si sia tradotto nella ricerca di standard di sicurezza nucleare superiore ad altri paesi, e nondimeno fallibili.
Solo che la soglia superata a Hiroshima nel 1945 ha cambiato la scala della razionalità e del realismo. Quella non era più la natura indomabile con cui trovare un equilibrio: era la volontà di potenza del vecchio homo sapiens, la vecchia bestia territoriale, violenta e deforestatrice, ormai in grado di distruggere tutto il mondo.
Noi italiani non siamo certo in grado di dare lezioni ai giapponesi. Nel parlare del nostro Paese, il drammaturgo Marco Paolini afferma che è un paese montagnoso che ha di sé stesso un'immagine di pianura. E che perciò è afflitto da un equivoco della sua identità spaesante e devastatore, predisposto a una catena fatale di calamità del territorio, tutte quante originate da una specie di scriteriata e testarda rimozione della reale natura del nostro suolo. L’identità delle classi dirigenti è interamente modellata da questa concezione del territorio. Mi ritrovo in quanto hanno scritto tempo fa Marino Badiale e Massimo Bontempelli: « C’è bisogno di scegliere quali opere costruire secondo la logica di evitare il consumo ulteriore del territorio e di proteggerne l’integrità, concentrandosi sulla manutenzione costante e sui piccoli aggiustamenti delle infrastrutture esistenti, e bloccando quindi tutte le cosiddette grandi opere, che servono soltanto a mettere in moto appalti, tangenti e corruzione, spesso a vantaggio delle mafie».
Se dopo Hiroshima è cambiato il metro che misura ciò che è davvero realistico in politica, dopo Fukushima (se non era bastata Chernobyl) cambia il criterio di giudizio su ciò che è realistico nell’economia. Le “grandi opere” appaiono improvvisamente ancora più insensate. Il Mose di Venezia, la Tav della Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, il ritorno al nucleare, i nuovi grattacieli milanesi, la bretella autostradale della Gronda, e altro ancora, tutte opere inutili e dannose, ciascuna da miliardi di euro, dovrebbero fare inorridire una classe dirigente seria. Invece abbiamo una Casta, senza però le illuminazioni degli Shogun, che almeno avevano un’idea del bene comune.