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2 giugno 2016

Un allarme russo. (Appello contro il suicidio del mondo)


di E. Gurevich, D. Orlov, The Saker
da Megachip.

Noi qui sotto firmatari siamo russi che vivono e lavorano negli USA. Stiamo assistendo con crescente ansia a come le attuali politiche statunitensi e NATO ci stiano portando verso una collisione pericolosissima con la Federazione Russa, così come con la Cina.
Numerosi rispettati patrioti americani, come Paul Craig Roberts, Stephen Cohen, Philip Giraldi, Ray McGovern e molti altri hanno lanciato allarmi per il pericolo di un’incombente Terza Guerra Mondiale. Ma la loro voce si è persa nel chiasso di mass media zeppi di storie ingannevoli e inaccurate. Esse descrivono un’economia russa nel caos e un esercito russo debole. Tutto senza prove.
Tuttavia noi, conoscendo sia la storia russa sia lo stato attuale della società e delle forze armate russe, non possiamo ingoiare quelle bugie. E ora riteniamo che sia nostro dovere, in quanto russi che vivono negli USA, avvertire il popolo americano che gli viene mentito e che noi dobbiamo dirgli la verità.
E la verità è semplicemente questa:
se ci fosse una guerra con la Russia, gli Stati Uniti verrebbero con certezza distrutti e molti di noi infine morirebbero.

Facciamo un passo indietro e guardiamo in un contesto storico cosa sta avvenendo. La Russia ha sofferto moltissimo a causa di invasioni straniere. Nella II Guerra Mondiale ha perso 22 milioni di persone. Erano in maggioranza civili perché la nazione era stata invasa. E i Russi hanno quindi giurato di non permettere mai più un disastro simile.
Ogni volta che la Russia è stata invasa è uscita vittoriosa. Nel 1812 Napoleone invase la Russia e nel 1814 Parigi era sotto gli zoccoli della cavalleria russa. Il 22 giugno del 1941 la Luftwaffe di Hitler bombardava Kiev e il 9 maggio 1945 le truppe sovietiche dilagavano per Berlino.
Ma le cose sono cambiate da allora. Se Hitler attaccasse oggi la Russia, sarebbe bello che morto in 20 o 30 minuti, il suo bunker ridotto a una massa di macerie incandescenti per l’impatto di un missile supersonico da crociera Kalibr lanciato da una piccola nave russa da qualche parte nel Baltico. L’abilità operativa delle nuove forze armate russe è stata dimostrate nel modo più persuasivo durante le recenti azioni contro l’ISIS, al-Nusra e altri gruppi terroristici operanti in Siria e foraggiati dall’estero.
Molto tempo fa la Russia avrebbe dovuto rispondere alle provocazioni combattendo battaglie di terra sul proprio territorio e poi lanciando una contro-invasione. Ma ora questo non è più necessario. Le nuove armi russe permettono una rappresaglia istantanea, non rilevabile, impossibile da fermare e assolutamente letale.
Così, se domani dovesse scoppiare una guerra tra gli USA e la Russia è assolutamente garantito che gli USA sarebbero devastati. Come minimo non ci sarebbero più una rete elettrica, internet, benzina, gas; non ci sarebbero più autostrade, trasporti aerei o navigazione basata su GPS. I centri finanziari sarebbero in rovina. Il Governo, ad ogni livello, cesserebbe di funzionare. Le forze armate statunitensi che stazionano per tutto il globo non sarebbero più rifornite. Nella peggiore delle ipotesi, l’intera massa continentale degli USA sarebbe coperta da uno strato di polvere radioattiva.
Non lo diciamo perché siamo allarmisti ma perché in base a tutto ciò che conosciamo, siamo noi stessi allarmati. Se attaccata, la Russia non cederebbe, contrattaccherebbe e annichilirebbe totalmente gli Stati Uniti.

La leadership statunitense ha fatto tutto ciò che poteva per spingere la situazione sull’orlo del disastro. Innanzitutto la sua politica antirussa ha convinto la leadership russa che fare concessioni o negoziare con l’Occidente è del tutto inutile.
È sempre più evidente che l’Occidente sosterrà ogni individuo, movimento o governo antirusso. Siano essi gli oligarchi russi evasori fiscali, criminali di guerra ucraini imprigionati, terroristi wahhabiti in Cecenia sostenuti dai Sauditi o dissacratrici punk di cattedrali a Mosca.
Ora che la NATO, in violazione alle sue precedenti promesse, si è espansa fino ai confini russi, con le forze statunitensi dispiegate negli stati baltici a un tiro di artiglieria da San Pietroburgo, la seconda città della Russia, i Russi non hanno più modo di ritirarsi anche se lo volessero.
Non attaccheranno, ma nemmeno cederanno o si arrenderanno. La leadership russa gode del sostegno di più dell’80% della popolazione. Il restante 20% pensa invece che essa sia troppo morbida con gli sconfinamenti dell’Occidente. La Russia non attaccherà mai per prima, ma contrattaccherà e così una provocazione o anche solo un semplice errore potrebbe scatenare una sequenza di eventi che finirebbe con milioni di americani morti e gli USA in rovina.

A differenza di molti Americani che vedono la guerra come una vittoriosa ed eccitante avventura in terre esotiche, i Russi odiano la guerra e ne hanno paura. Ma sono anche pronti a combatterla, e si stanno preparando da anni a farlo. E la loro preparazione è stata la più efficace.
A differenza degli USA che sperperano un numero pauroso di miliardi in dubbi programmi di armamento a sovracosto, come il caccia multiruolo F-35, i Russi sono estremamente parsimoniosi con i loro rubli per la difesa e li fanno fruttare almeno 10 volte di più rispetto alla gonfiata industria della difesa americana.
Mentre è vero che l’economia russa ha sofferto a causa del ribasso del prezzo dell’energia, è però ben lontana dall’essere nel caos e un ritorno alla crescita è atteso per il prossimo anno. Il senatore John McCain una volta ha definito la Russia “una pompa di benzina mascherata da nazione”. Bene, mentiva. Sì, la Russia è il più grande produttore mondiale di petrolio e il secondo esportatore, ma è anche il più grande esportatore al mondo di cereali e di tecnologia per l’energia atomica. Ha una società avanzata e sofisticata come quella degli Stati Uniti. Le forze armate russe, sia convenzionali sia nucleari, oggi sono pronte a combattere. E sono più che all’altezza degli USA e della NATO, specialmente se una guerra dovesse scoppiare in un qualsiasi punto vicino ai confini della Russia.
Ma una simile battaglia sarebbe suicida da entrambi i lati. Crediamo fermamente che una guerra convenzionale in Europa abbia una forte probabilità di diventare nucleare molto rapidamente e che ogni attacco nucleare di USA/NATO alle forze russe o al territorio russo automaticamente scatenerebbe un contrattacco nucleare russo sul continente statunitense.
Al contrario di affermazioni irresponsabili fatte da alcuni propagandisti americani, i sistemi di missili antibalistici statunitensi sono incapaci di proteggere il popolo americano da un attacco nucleare russo. La Russia ha i mezzi per colpire bersagli negli USA con armi a lunga gittata, sia nucleari che convenzionali.
L’unica ragione per cui gli USA e la Russia si trovano oggi in rotta di collisione invece di sciogliere tensioni e cooperare su un largo spettro di problemi internazionali, è il rifiuto ostinato della leadership statunitense di accettare la Russia come un partner alla pari.
Washington è determinata a essere il “leader mondiale” e la “nazione indispensabile”, persino se la sua influenza diminuisce costantemente nella scia di disastri militari e di politica estera come l’Iraq, la Libia, la Siria, lo Yemen e l’Ucraina.
Una continuata leadership globale americana è qualcosa che la Russia, la Cina e la maggioranza delle altre nazioni non hanno intenzione di accettare.
Questa graduale ma evidente perdita di potere e influenza ha fatto diventare isterica la leadership statunitense. E tra l’isteria e la pulsione suicida basta un passo. I leader politici americani dovrebbero essere messi sotto osservazione per istinti suicidi.
La prima e più importante cosa che facciamo è quindi lanciare un appello ai comandanti delle Forze Armate Statunitensi perché seguano l’esempio dell’ammiraglio William Fallon che interrogato su una possibile guerra all’Iran replicò: “No, finché ci sono io”.
Sappiamo che non siete dei suicidi e che non avete intenzione di morire per un’arroganza imperiale che ha perso i contatti con la realtà.
Se possibile, vi preghiamo di dire al vostro staff, ai vostri colleghi e, specialmente, ai vostri superiori civili che una guerra con la Russia non avverrà finché voi sarete in carica.
Se proprio non potete, almeno mantenete voi questa promessa, e dovesse mai arrivare il giorno in cui quell’ordine suicida verrà dato, rifiutatevi semplicemente di eseguirlo, con la motivazione che è criminale. Ricordatevi che per il Tribunale di Norimberga «Iniziare una guerra di aggressione … non è solo un crimine internazionale; è il supremo crimine internazionale che differisce dagli altri crimini di guerra solo in quanto accumula in sé il male del tutto». Da Norimberga in poi lo “stavo solo eseguendo gli ordini” non è più una difesa valida. Per favore non diventate criminali di guerra.

Facciamo anche appello al popolo americano perché intraprenda azioni pacifiche ma decise per opporsi a ogni esca provocatoria contro la Russia da parte di qualsiasi politico o qualsiasi partito che legittimi e sostenga una politica di inutile scontro con una superpotenza nucleare che è capace di distruggere gli Stati Uniti in un’ora.
Parlate, rompete la barriera della propaganda dei mass media e fate che i vostri compatrioti americani siano consapevoli dell’immenso pericolo di uno scontro tra la Russia e gli USA.
Non c’è nessuna ragione effettiva perché gli USA e la Russia si debbano considerare avversari. Lo scontro attuale è interamente il risultato della visione estremista del movimento neoconservatore i cui membri si sono infiltrati nel governo federale statunitense e che considerano ogni nazione che rifiuta di obbedire ai loro dettami un nemico da schiacciare.
Grazie ai loro sforzi senza sosta, più di un milione di innocenti sono già morti nella ex Jugoslavia, in Afghanistan, in Libia, in Iraq, Siria, Pakistan, Ucraina, Yemen, Somalia e in molte altre nazioni - tutto per la loro insistenza maniacale che gli USA devono essere un impero mondiale, non una nazione regolare e normale, e che ogni leader nazionale deve inchinarsi a loro o essere spodestato.
In Russia la forza irresistibile del movimento neocon ha alla fine incontrato un oggetto inamovibile. Devono essere costretti a fare marcia indietro prima che ci distruggano tutti.

Siamo assolutamente e categoricamente certi che la Russia non attaccherà mai gli USA o nessun membro della UE; che la Russia non ha interesse a ricreare l’Unione Sovietica e che non c’è nessuna “minaccia russa” o “aggressione russa”. Molti dei recenti successi economici russi hanno molto a che fare con lo scioglimento delle vecchie dipendenze sovietiche, cosa che ha permesso di perseguire una politica di “prima la Russia”.
Ma siamo altrettanto certi che la Russia se attaccata, o anche solo minacciata di un attacco, non recederà e la leadership russa non starà a guardare.
Con grande tristezza e con cuore pesante onoreranno il dovere su cui hanno giurato e scateneranno una barriera nucleare dalla quale gli Stati Uniti non si riprenderanno mai più.
Anche se tutta la leadership russa fosse uccisa da un first strike, la cosiddetta “Mano Morta” (Dead Hand, cioè il sistema “Perimeter) lancerebbe automaticamente sufficienti bombe nucleari da cancellare gli USA dalla mappa politica.
Crediamo che sia nostro dovere fare tutto ciò che possiamo per prevenire una simile catastrofe.

Eugenia V Gurevich, PhD
Dmitri Orlov
The Saker (A. Raevsky)

Traduzione per Megachip a cura di Piotr.

Nota del traduttore
Il sistema Perimeter è un po’ come il famoso “Ordigno Fine Di Mondo” (Doomsday machine) immaginato dal genio di Stanley Kubrick in “Il dottor Stranamore”.
L’esistenza di questo sistema in epoca sovietica non venne reso pubblico. Ad esso si poteva adattare perfettamente il dialogo surreale tra il dottor Stranamore e l’ambasciatore sovietico:
Stranamore: «Perché? Insomma, lo scopo dell’ordigno “Fine di mondo” è perduto se si tiene segreto. Perché non lo avete detto al mondo, eh?»
Ambasciatore: «Doveva essere annunciato a congresso di Partito, Lunedì. A Kisov piace fare sorprese!»
Riesumato nel 2009 e ammodernato nel 2011 prevede che in caso di attacco e di isolamento di Perimeter dal resto del Paese (le due condizioni necessarie e sufficienti per armarlo), sia lanciato un contrattacco nucleare automatico. Il sistema è in grado di analizzare non solo la situazione militare mondiale ma anche quella politica.


16 ottobre 2015

Saluta i miei missili cruise


di Pepe Escobar.


Il nuovo Grande Gioco che si svolge in Eurasia ha proceduto compiendo passi da gigante, dopo che la scorsa settimana la Russia ha lanciato 26 missili cruise dal Mar Caspio, colpendo 11 obiettivi ISIS/ISIL/Daesh in Siria e distruggendoli tutti. Questi attacchi navali sono stati il primo uso operativo dei missili cruise d’avanguardia SSN-30A Kalibr di cui siamo a conoscenza.
Tutto quel che il Pentagono ha fatto è stato guardarsi alle spalle e notare la scia lasciata dal lancio di quei missili Kalibr, capaci di colpire obiettivi a 1.500 km di distanza. Sono un messaggio secco e chiaro da Mosca al Pentagono e alla NATO. Vuoi vedertela con noi, ragazzo? Forse con quelle ingombranti portaerei?

Di più, oltre alla creazione di quella che, di fatto, è una no-fly zone sopra la Siria e il sud della Turchia, l'incrociatore Moskva della marina militare russa, che porta 64 missili terra-aria  S-300, è ora attraccato a Latakia.
Le proverbiali fonti anonime USA non potevano che partire in quarta, inventandosi che 4 missili russi sarebbero atterrati imprevedibilmente in Iran. L’Alto Comando russo li ha ridicolizzati: tutti i missili sono atterrati nel raggio di 2 metri e mezzo dall’obiettivo.

Il Pentagono non sapeva neppure che il Kalibr potesse essere lanciato da navi piccole, dal momento che i Tomahawks richiedono navi molto più grandi.
Oltre alla generale apoplessia, il meglio che il Pentagono potesse mettere insieme era il comandante del NORAD (Comando di Difesa Aereospaziale Nordamericano, ndt) Ammiraglio William Gortney, il quale raccontava al Consiglio Atlantico che l’aviazione a lunga distanza e i missili cruise a lunga gittata dei russi costituiscono una nuova “minaccia” per la difesa strategica presso il suolo statunitense.
La minaccia dei missili cruise russi costituisce una “particolare sfida per il NORAD e per il Northern Command”. Oh, davvero?

Parliamo di una grande minimizzazione del Nuovo Grande Gioco. Si potrebbe discutere sul fatto che lo sviluppo militare della Russia negli ultimi anni abbia portato Mosca più avanti degli USA di generazioni. Nel caso di una Terza Guerra Mondiale calda – e nessuno, a parte i soliti Dottor Stranamore, la vorrebbe mai – missili e sottomarini saranno le armi chiave, non certo le mostruose portaerei in stile USA.

Il Pentagono è apoplettico perché il dispiegamento di tecnologia russa ha rivelato la fine del monopolio americano sui missili cruise a lunga gittata. Gli analisti del Pentagono stavano ancora lavorando sotto l'ipotesi che il loro raggio d’azione fosse sui 300 chilometri.

Di più, la NATO è stata avvertita; la Russia è in grado di schiacciarli, in un attimo, come ho avuto modo di osservare nelle discussioni avute in Germania la scorsa settimana. Neppure la retorica irruenta dello “stai violando il mio spazio aereo” sarà utile a fermarla.

Ancora una volta, immaginando lo scenario da Dottor Stranamore, la sola risposta USA possibile se il gioco si fa duro sarebbe quella di lanciare missili balistici intercontinentali nucleari (ICBM); ma in quel caso lo spazio aereo russo sarebbe protetto da missili anti-missile S-500: ognuno di essi porta a sua volta dieci missili intercettatori che non si farebbero sfuggire nessun ICBM americano.
Scemo e moderatamente più scemo
Così, dopo lo shock iniziale, il Pentagono è regredito a una condizione di... vacuità, corrispondente al buon umore generato da questi titoli da scemo e più scemo: qui e qui.

Il Comandante supremo del Pentagono, Ashton Carter, ha giurato che Washington non coopererà con Mosca in Siria perché la strategia del Cremlino è “tragicamente difettosa”, dal momento che in pochi giorni la Russia ha fatto fuori più scagnozzi jihadisti-salafiti di quanti la Coalizione dei Disonesti Opportunisti (CDO) guidata dagli USA abbia fatto in più di un anno. Qualcuno ricorda che la CDO è ufficialmente chiamata Operazione Risolutezza Intrinseca?

E poi c’è un ulteriore problema con la cosiddetta strategia del Pentagono che si può definire “Non voglio giocare con te nello stesso giardino”: il Ministro della Difesa russo ha spiegato come veramente fosse stato il Pentagono per primo a richiedere azioni coordinate in Siria.
Tanto per aggiungere l'irrilevanza alla vacuità, il Pentagono ha annunciato che sta archiviando il suo ultimo spettacolare fallimento: il programma da 500 milioni di dollari per “addestrare ed equipaggiare” i ribelli “moderati” siriani, che ha prodotto l’enorme numero di “quattro o cinque” irriducibili pronti a combattere ISIS/ISIL/Daesh.
Così non ci sarà più “addestramento”; semmai la formazione di “facilitatori” – nome in codice per l’intelligence locale – con la missione di identificare falsi obiettivi correlati al Califfato per gli attacchi della CDO. Saranno "consigliati" su come interagire con il Pentagono "a una certa distanza".
Non puoi inventarti questa roba.

“L’equipaggiamento”, dal canto suo, verrà largamente ridotto; a rimanere sarà una manciata di fucili d’assalto da allungare a circa cinquemila ribelli “moderati”, che saranno, naturalmente, presi subito da Jabhat al-Nusra, cioè al-Qa'ida in Siria, o dai tirapiedi del “Califfato”.

Ash Carter era molto soddisfatto della sua nuova strategia magistralmente concepita, che è tenuta ad aiutare a “incrementare il potere di combattimento” di quei ribelli “moderati” così sfuggenti. E giura che Washington “rimane impegnata” nell’addestramento di quei ribelli “moderati”, ora facendo sì che si perseguano “modi diversi di raggiungere praticamente lo stesso tipo di obiettivo strategico”.

È toccato a un personaggio incredibilmente mediocre, Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale USA, fornire più spiegazioni sul nuovo epicentro della “strategia” magistralmente concepita; “sviluppare relazioni con i leader e le unità d’azione [fra i gruppi armati siriani] ed essere abili nel fornire loro provviste ed equipaggiamenti”. Perché non sviluppare queste “relazioni” attraverso una pagina facebook? Costa poco ed è molto più efficace.


Deconflittualizzami, baby
Anche se la “deconflittualizzazione” tra Washington e Mosca rimane più conflittuale che mai, vi è almeno un punto su cui possono convergere: lavorare con i curdi nel Nord Est della Siria, come ammesso da membri del PYD (Partito di Unione Democratica). Il copresidente PYD Salih Muslim è chiarissimo: “noi combatteremo al fianco di chiunque combatta Daesh”.
L’analisi del PYD rimane un anatema agli occhi del Pentagono e della Casa Bianca. E il PYD ne sa qualcosa su come si combattono jihadisti /ribelli “moderati” sul campo. Il PYD considera ISIS/ISIL/Daesh, Jabhat al-Nusra o Ahrar a-Sham come “indistinguibili” gli uni dagli altri. Tradotto: i ribelli “moderati” non esistono. Il PYD inoltre accetta che Bashar al-Assad stia al potere ancora per un po’, sebbene soltanto per un periodo “di transizione”.
Il PYD ha letto perfettamente il significato dell’offensiva siriana della Russia. Si sono opposti fortemente a una zona non sorvolabile che fosse controllata dai turchi e ora resta assicurato che non ce ne sarà mai una. Sono inoltre perfettamente consapevoli dell'esistenza di una brigata “Sultan” turca, addestrata da Ankara – ribelli “moderati” alla turca – che hanno disertato in massa per andare verso ISIS/ISIL/Daesh.

Nel frattempo, a Sochi, il presidente russo Vladimir Putin incontrava – di nuovo – il ministro della Difesa saudita, il Principe Mohammed bin Salman, il principe guerriero che sta trucidando i civili nello Yemen. Anche il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e il ministro per l’Energia Alexander Novak erano lì.
Diplomaticamente, si trattava di un accordo fra Mosca e Riad per cui non si può consentire a ISIS/ISIL/Daesh di prendere il sopravvento in Siria. Il diavolo sta nei dettagli. L’interpretazione si concentra sulla “soluzione politica”. Ancora una volta Putin non poteva essere più acuto; l’offensiva attuale intende “stabilizzare le legittime autorità e creare le condizioni per trovare un compromesso politico”. La Casa Saudita ha recepito il messaggio: o si fa alla maniera dei russi o niente.
I Sauditi ancora flirtano con una possibile opzione, comunque: come nel caso della proverbiale fonte anonima chiamata “funzionari sauditi”, i quali confermano che quelli al soldo del Principe Salman amico di Putin avrebbero consegnato 500 TOW missili anticarro ai ribelli “moderati” dell’ex Esercito Siriano Libero (ESL). Si può scommettere che questi TOW saranno catturati all'istante da jihadisti-salafiti assortiti.

Tutta questa concitata operazione si svolgeva in parallelo all’operato del nuovo centro operativo di coordinamento di intelligence con sede a Baghdad, che mostra di fare sul serio. Questo è il modo in cui gestisci l’intelligence sul campo. Un attacco può aver mancato il “Califfo” Ibrahim ma può aver mandato in Paradiso un po’ di altri notabili del “Califfato”. Morale della favola: il Pentagono non era invitato e ha saputo dell’attacco iracheno dalla CNN. Dopo tutto, ciò dimostra che il Pentagono esattamente non eccelle nell’intelligence sul campo in Iraq.

Fonti sciite di Baghdad mi hanno confermato ancora una volta le dicerie per cui il Pentagono e l’amministrazione Obama non solo non sono interessati a combattere veramente ISIS/ISIL/Daesh, ma al massimo trascinano i piedi a mo’ di “supporto riluttante”. E questo perché la “strategia” dell’amministrazione Obama – chiedetelo al patetico Ben Rhodes – rimane tuttora ancorata a quel “Assad deve andarsene”, qualsiasi sia la variante semantica.

E che dire della Turchia? Ecco una breve risposta. Il Sultano Erdoğan semplicemente non riesce a gestire i curdi, né in Siria né in Turchia. Non riesce a gestire la Siria. Per non parlare di come non gestisce Mosca. C’è una battuta ricorrente che gira in Siria fino all’Iraq e all’Iran, ovvero che non c’è bisogno di attaccare la Turchia; semplicemente basta lasciare che si disintegri da sola. Il Sultano Erdoğan si sta accertando che ciò avvenga.

Le empasse innumerevoli del Sultano spiegano perché il Primo Ministro turco Ahmet Davutoğlu – quello della precedente dottrina del “zero problemi coi vicini” – stia ora dicendo che Ankara è pronta a parlare a Mosca e a Teheran riguardo la Siria, fintantoché ciò non significhi “legittimare” Assad. Davutoğlu sta anche sviluppando la logica distorta per cui gli attacchi aerei russi aumenterebbero il flusso di rifugiati in Turchia. Così aspettiamoci che Ankara liberi un’altra ondata di rifugiati tenuti nei “campi temporanei” verso la Fortezza Europa. Per poi dare la colpa a Putin e ai suoi missili.

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Traduzione per Megachip a cura di Leni Remedios.

29 ottobre 2008

"Golpe di Velluto" in Repubblica Ceca


di Pino Cabras – Megachip


Nel cuore dell'Europa si modificherà pesantemente l'equilibrio strategico sui missili grazie a due nuove basi USA nell'ambito del progetto NMD (sistema missilistico nazionale). È una nuova classe di basi che dispiegano nuove armi in vari punti del pianeta.
Il primo passo in Europa è l’installazione di un radar in Repubblica Ceca e una base con missili intercettori in Polonia. La NATO ha taciuto a lungo sulla vicenda. L'Unione europea ha fatto pure scena muta, a ridosso della Russia che risponderà alla modifica dell'equilibrio con atti di peso corrispondente.
Nel silenzio europeo, Praga però discute. La senatrice ceca Anna Curdova, del partito socialdemocratico, ha invitato perciò l'europarlamentare Giulietto Chiesa a un incontro intitolato “US NMD – difesa o attacco?”, il 29 ottobre 2008 alle ore 17,00 al Parlamento della Repubblica Ceca, con la partecipazione anche di Jan Tamas, portavoce del movimento nonviolento contro le basi.

Di seguito un comunicato dello stesso Jan Tamas denuncia le gravissime implicazioni costituzionali della forzatura che spinge a ratificare in fretta e furia il trattato che darà via libera al super-radar. Non è solo un “golpe di velluto” che attenta alla democrazia nata dalla “rivoluzione di velluto” del 1989, ma una ferita alla sicurezza europea, al futuro di tutti noi.




Sistema di difesa nazionale degli USA in Repubblica Ceca: siamo in presenza di un golpe di velluto?
Il Governo vuole ratificare il trattato con gli USA questa settimana.

Nonostante la grave sconfitta elettorale nelle elezioni regionali e del Senato, il Governo vuole silenziosamente e in brevissimo tempo ratificare il trattato con gli Stati Uniti per l’installazione della base militare USA. Rendendosi conto dei grandi cambiamenti politici che si annunciano in America e di quelli che già stanno accadendo qui da noi in tutta evidenza, vogliono affrettare i tempi per paura che il loro progetto non si realizzi.
Mercoledì 29 ottobre ci sarà una prima votazione al Parlamento e giovedì 30 al Senato. Il governo vuole approfittare del fatto che ancora possono votare i senatori uscenti: si tratterebbe della votazione fatta da un Senato che non corrisponde più al voto espresso dagli elettori. Infatti nel nuovo Senato c’è un grande cambiamento delle forze politiche.
Qualcuno si potrebbe chiedere: ma conviene a ODS e a KDU-CSL, i partiti di governo, fare questo sapendo che perderebbero la fiducia di moltissimi elettori, come d’altra parte già sta succedendo? La mossa che vogliono fare può portare alla spaccatura di questi due partiti, come è già successo al Partito Verde.
Sicuramente ai politici che pensano al futuro del loro partito tutto questo risulta molto chiaro; allora perché forzare la situazione ben sapendo che la popolazione è contraria e tutto questo si rivolgerà contro di loro?
La spiegazione è purtroppo molto semplice. Chi oggi muove la nostra politica e ha il poter di influire sia sulle scelte del governo sia su quelle dei partiti, sono poche persone strettamente legate agli interessi economici degli USA. Sono molti i documenti che circolano in internet che mostrano nei dettagli gli stretti legami tra alcuni personaggi del nostro mondo politico e le industrie produttrici di armi direttamente interessate alla costruzione del radar.

(Vedi http://www.nenasili.cz/cs/2026_kdo-prosazuje-radar-v-cr - solo in ceco)

A questi personaggi non interessa il futuro della nostra povera Repubblica e nemmeno il futuro dei loro partiti.
Purtroppo i mass-media non hanno voluto dare spazio a queste verità. E così, con il silenzio complice dei mass-media più importanti, compresa la televisione di Stato, assistiamo impotenti alla pagina più oscura della nostra storia dopo il 1989.
Abbiamo anche scritto al Presidente della Repubblica chiedendo il suo intervento in questa situazione così grave. Aspettiamo una sua risposta.
Dopo lo sciopero della fame di Jan Bednar e Jan Tamas, ogni giorno un personaggio del mondo ceco – artisti, politici, scienziati, dottori, sportivi, ecc. – partecipa allo sciopero della fame a staffetta per chiedere la sospensione per un anno delle trattative. Tutto questo mostra chiaramente che i cechi hanno grandi dubbi su questo progetto e in più, superando la paura di esprimersi pubblicamente, cominciano a dichiarare chiaramente la loro opinione. Un video sullo sciopero della fame mostra chiaramente come è ampia questa partecipazione:
(http://www.nenasili.cz/cs/videa, solo in ceco)
Quello che sta succedendo fa pensare a un colpo di Stato di velluto.
Ci appelliamo a tutti i senatori e deputati di CSSD e KCSM – i partiti dell’opposizione - affinché usino tutti gli strumenti democratici per impedire che questa votazione abbia luogo.
Chiediamo ai senatori e deputati dei partiti della coalizione, che in buona fede credono che sia giusta la presenza militare USA sul nostro territorio, di riflettere sulla loro posizione una volta in più e soprattutto di non essere complici di chi tutto vuole, tranne che il bene comune. In altre parole: se credete che il radar sia una cosa utile è giusto che facciate di tutto per realizzarlo. Ma non in questa forma che degrada la parola stessa “democrazia”! Ed è bene ricordare che alla fine ognuno è responsabile verso la propria coscienza, nei confronti della popolazione che rappresenta, verso i propri figli e verso le future generazioni, e non verso il proprio partito.
Il nostro è un grido di dolore che speriamo qualcuno ascolti.
Per ultimo ricordiamo quanto si sta chiedendo con lo sciopero della fame:
“Chiediamo di sospendere i negoziati per un anno, di aprire una profonda discussione sull’argomento in Repubblica Ceca, di ottenere la posizione dell’Unione Europea su questo piano e di attendere la posizione della nuova amministrazione statunitense.
“L’installazione del radar in Repubblica Ceca è una decisione storica, che andrebbe presa solo dopo un’ampia discussione pubblica e con l’accordo della maggioranza dei cittadini. Prenderla in questa atmosfera avvelenata e colma di sfiducia avrebbe una conseguenza negativa sulla società ceca per molto tempo. La speranza di libertà e democrazia reale diffusa dopo la Rivoluzione di Velluto si trasformerebbe ancora una volta in sfiducia nei confronti delle istituzioni, impotenza e tradimento”.

Praga, 28 ottobre 2008

Jan Tamas
Movimento nonviolento contro le basi
Link petizione: http://petice.nenasili.cz/?lang=it