15 marzo 2008

La recensione su Luogocomune.net

Recensione di "Calmino" apparsa su Luogocomune.net il 15 marzo 2008.

La mole di argomenti e di questioni tecniche relative agli eventi dell’11 settembre 2001 è poderosa e virtualmente inesauribile, per quanto ampiamente dibattuta da ricercatori indipendenti.
Il funzionario di una banca d'affari Pino Cabras riassume e ne espone le più impotanti in questo volume appena pubblicato dalla neonata casa editrice Aìsara: esamina le omissioni, le menzogne e le contraddizioni della Commissione, le questioni tecniche relative ai crolli di WTC1, WTC2 e WTC7 (meno approfondite quelle sull’impatto al Pentagono), le rivelazioni di Larry Silverstein e dei primi soccorritori, le incongruenze intorno ai 19 dirottatori, il rebus irrisolto delle liste passeggeri, le aporie e le circostanze inquietanti riepilogate nel brillante capitolo “Zibaldone di coincidenze impossibili”.
Questioni non inedite per chi già approfondito la materia, ma perlopiù ignorate dalla gran massa dei cittadini del mondo indottrinata dal mainstream massmediatico.
L’autore, laureato in Scienze Politiche e dal 2005 membro del Comitato misto paritetico della Sardegna sulle servitù militari, non si ferma tuttavia alla materia strettamente legata agli eventi di quel giorno: ricostruisce gli antefatti, esplora i retroscena e i trascorsi, illustra il terreno nel quale è maturato il PNAC, la formazione dei teocon, l’humus nel quale sarebbero state incubate “le strategie per una guerra mondiale” del titolo, che hanno avuto suggello in quella fatidica data.
Cabras analizza poi tutti i segmenti funzionali al controllo del follow-up degli eventi scatenati dall’11 settembre e privilegia alcuni filoni forse meno esplorati: il consolidarsi del corpus giuridico da “Stato d’eccezione” all’interno dell’ordinamento statunitense, sempre più inquinato da fondamenti e pretesti normativi per svolte golpiste, le tecniche di manipolazione di alcune agenzie di disinformazione, prima fra tutte il MEMRI, il ruolo delle esercitazioni militari come leve esecutive per i grandi attentati del 2001 in USA e del 2005 in Gran Bretagna.
Infine si sofferma sul fatto, supportato da parecchi riferimenti, che a Mosca avessero compreso subito come l’11 settembre fosse frutto di una lotta interna all’establishment USA, una lotta non ancora conclusa, che arriva fino all’assassinio di Benazir Bhutto e all’altolà delle agenzie di spionaggio che scongiura, almeno per ora, un attacco all’Iran.
Un manuale ricco di citazioni, fonti e riferimenti, che va ad aggiungersi alla già nutrita schiera di volumi e ricerche affini.
Un ulteriore strumento che può aiutare qualcuno ad aprire gli occhi e a non trovarsi inerme di fronte al cupo panorama mondiale ben riassunto dalla prima epigrafe del libro, tratta da “1984” di George Orwell:
“L’atmosfera sociale è quella di una città assediata... E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.”

“Calmino”

11 marzo 2008

Canale Zero - progetti per un nuovo format TV



Riporto volentieri un appello molto concreto che mira a costruire un nuovo format TV in Italia.
Pino Cabras

Canale Zero
Appello per una informazione libera

Cari amici e amiche, compagne e compagni di un'Italia che non si arrende. Lo sfacelo della situazione e della classe politica e una vera e propria emergenza democratica impongono di rompere indugi e timidezze, divisioni e recriminazioni.
Dobbiamo, in primo luogo, difenderci. E possiamo contr'attaccare.
Per farlo è ormai indispensabile dotarci di strumenti di comunicazione di massa che realizzino un'informazione democratica e che ingaggino una battaglia per la difesa della democrazia e del Bene Comune.
Noi riteniamo che milioni di persone, in Italia, aspettino questa proposta e siano pronti a sostenerla.
Ma farla richiede un impegno finanziario non indifferente. Non vi sono partiti, sindacati, imprenditori disposti a finanziarla. Se vi fossero vorrebbero controllarla. Cioè non servirebbe allo scopo. Quindi dobbiamo fare per conto nostro. Ciascuno di noi, di voi, diventi editore e protagonista.
E' tra voi, tra i cittadini, che dobbiamo raccogliere la somma necessaria per avviare l'esperimento. Che è grande, immenso, ma che dobbiamo fare con gli spiccioli. Un Davide contro i sette Golia. Ma non occorre avere decine di miliardi di euro per fare una informazione decente e libera. Anzi, i miliardi di euro sono proprio quelli che la imbavagliano e la impediscono.
Noi riteniamo che lo si possa fare anche con una cifra modesta di partenza. Per farlo occorre una struttura organizzativa essenziale. Anche questa costa. Per avviare questa macchina di raccolta è indispensabile sapere in anticipo quanti siamo, quante persone e gruppi sono disponibili.
Non chiediamo, per ora, denaro.
Chiediamo, a tutti coloro che sono disposti a versare almeno 100 euro a fondo perduto, di comunicarci il loro impegno, con una semplice e-mail, accompagnata dai dati essenziali: nome e cognome, e-mail, luogo di residenza ed eventuale recapito telefonico.
I dati raccolti resteranno riservati. Verranno resi noti, nel corso dei tre mesi necessari per questa "campagna di impegno", soltanto i totali, per aree geografiche, con cadenza settimanale.
Al termine dei tre mesi valuteremo se esistano le condizioni di partenza e, in caso affermativo, avvieremo la raccolta del denaro. E useremo questi mesi per definire tutti gli aspetti amministrativi, legali, organizzativi necessari.
Il sito di riferimento per la "campagna di impegno" sarà http://www.megachip.info/ che riporterà in maniera centralizzata le informazioni essenziali. Ma coinvolgeremo una serie di siti amici, di blog, di emittenti radiofoniche e mezzi di comunicazione che vorranno appoggiare e diffondere il messaggio della raccolta.

Le tappe:
Stiamo definendo una redazione giornalistica che lavorerà a tempo pieno, e i cui componenti avranno un contratto di collaborazione regolare per l'intera durata iniziale del progetto: 18 mesi .
La redazione avrà un direttore, nominato da questo collettivo e da un ampio gruppo di sostenitori, con analoga, elevata professionalità. E che non avrà altri vincoli che quelli di una corretta deontologia professionale e quelli dettati da un semplice documento d'intenti comprendente questi punti:

  1. Difesa della Costituzione e della legalità democratica.
  2. No a ogni guerra.
  3. Difesa dei diritti sociali e civili dei cittadini.
  4. Difesa dell'ambiente e del territorio.
  5. Difesa della laicità dello stato.

Prevediamo di definire, in base a una ampia consultazione, un comitato di garanti, super partes, scelti tra le personalità democratiche che godono della fiducia generale per le loro qualità professionali, culturali, scientifiche, di azione sociale. Il loro compito sarà di verificare che queste impostazioni ideali siano rispettate. A tal proposito vi chiediamo sin d'ora di esprimere il nome di una persona che, secondo voi, possa assicurare l'applicazione dei principi di cui sopra.
L'indipendenza degli operatori sarà totalmente garantita. Ogni fase della costruzione del progetto sarà resa pubblica nel più totale rispetto della trasparenza, attraverso strumenti di verifica diretta dei suoi finanziatori. In primo luogo attraverso la Rete, ma anche con una articolazione di comitati e di assemblee nei territori.

Primi firmatari:
Giulietto Chiesa, don Aldo Benevelli, Anna Maria Bianchi, Caparezza, Sergio Cararo, Franco Cardini, Paolo Ciofi, Tana de Zulueta, Arturo Di Corinto, Laura Di Lucia Coletti, Claudio Fracassi, Luciano Gallino, don Andrea Gallo, Udo Gumpel, Sabina Guzzanti, Serge Latouche, Lucio Manisco, Gianni Minà, Roberto Morrione, Diego Novelli, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Carlo Petrini, Lidia Ravera, Ennio Remondino, David Riondino, Roberto Savio, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Vauro, Elio Veltri, Dario Vergassola, Alex Zanotelli
(L'elenco è aperto ad altre adesioni, che saranno tempestivamente rese note)

L'FBI sapeva, la Commissione sapeva, e nessuno scriveva

Tratto da CooperativeResearch, 14 febbraio 2008.
Traduzione di Pino Cabras

La nuova tempistica rilasciata dall’FBI rivela nuove informazioni sui dirottatori dell’11/9 ignorate a suo tempo dalla Commissione d’inchiesta


Gli ultimi risultati sollevano nuove domande sui dirottatori e rivelano un’indagine incompleta

Un utente che ha contribuito alla scrittura di History Commons ha ottenuto dall’FBI un documento di 298 pagine intitolato Hijackers Timeline (Redacted) [Tempistica dei dirottatori (con omissis)] sulla base di una richiesta consentita dal Freedom of Information Act (la legge USA che impone le regole che permettono a chiunque di sapere come opera il governo federale). Il documento era una fondamentale fonte d’informazioni per il rapporto finale della Commissione sull'11/9. Sebbene la commissione abbia citato la tempistica 52 volte nel suo rapporto, non è riuscita a includere alcuni dei materiali più importanti del documento.
Il documento è datato 14 novembre 2003, ma sembra essere stato compilato a metà ottobre 2001 (la data più recente citata è il 22 ottobre di quell’anno), quando l’FBI stava appena iniziando a capire il retroterra dei dirottatori, e non contiene quasi nessuna informazione che sia proveniente da CIA, NSA e altre agenzie. Ciò solleva domande sul perché la Commissione sull’11/9 abbia fatto conto così intensamente su un documento così precoce e sommario per le proprie informazioni sui dirottatori.

Nuove informazioni specifiche:


  • Nuove prove suggeriscono che alcuni dei dirottatori fossero assistiti da funzionari del governo saudita. In precedenza si è riportato che Omar al-Bayoumi, un saudita pagato dal governo del suo paese nonostante non facesse alcun lavoro, abbia assistito i dirottatori Khalid Almihdhar e Nawaf Alhazmi quando partirono la prima volta per gli USA. La timeline dell’FBI mostra che quando questi due dirottatori si trasferirono nel loro appartamento di San Diego, indicavano che essi avevano vissuto con Bayoumi nell’appartamento della porta accanto durante le due settimane precedenti. Di fatto, erano insieme a lui in tale appartamento sin dal 15 gennaio 2000, esattamente dal giorno in cui per la prima volta erano giunti negli USA, provenienti da Los Angeles. La timeline rivela inoltre che il dirottatore Hani Hanjour fu visto nell’appartamento di Bayoumi.


  • Il nuovo libro The Commission, scritto dal giornalista del «New York Times» Philip Shenon e pubblicato a gennaio 2008 rivela anche che Bayoumi aveva stretti legami con Fahad al-Thumairy, un imam radicale che lavorava nel consolato saudita di Los Angeles. Per esempio, Bayoumi chiamava spesso al-Thumairy mentre era il vicino di pianerottolo dei due dirottatori, e altresì chiamava spesso l’ambasciata saudita a Washington, D.C. Il libro rivela ancora che la Commissione sull’11/9 era consapevole delle rivelazioni “esplosive” in merito ai legami tra Bayoumi, Thumairy, e i due dirottatori, ma il rapporto finale della commissione ha omesso «praticamente tutte le più serie imputazioni a carico dei sauditi», per via di considerazioni diplomatiche. Ora, grazie a questa timeline dell’FBI, stiamo scoprendo di più in merito a queste prove eliminate riguardanti l’Arabia Saudita.
  • Omar al-Bayoumi. [Fonte: governo saudita via Al Arabiya]


  • Il filmato della telecamera di sicurezza ottenuto dall’FBI dopo l’11/9 indicava che Khalid Almihdhar e forse Salem Alhazmi erano presenti all’aeroporto Dulles di Washington, D.C., la sera prima l’11/9. Questo collima con il resoconto di una guardia di sicurezza , riportato in Unsafe at Any Altitude di Joe e Susan Trento, che in modo indipendente dichiarò d'aver visto due dirottatori, il fratello di Salem, Nawaf, e Marwan Alshehhi, intenti a perlustrare l'aeroporto Dulles la sera prima dell'11/9. Questa guardia afferma che i due dirottatori facevano parte di un gruppo di cinque uomini, tre dei quali indossavano le divise degli addetti di rampa della United Airlines, dai comportamenti sospetti. Nonostante un'azione legale dei parenti delle vittime dell'11/9 a carico di United Airlines e altri per negligenza, il governo USA non ha mai rivelato l'esistenza di un tale filmato che sosterrebbe le affermazioni secondo cui i dirottatori ebbero un aiuto dall'interno.


  • I dirottatori Marwan Alshehhi e Hamza Alghamdi acquistarono “video porno e giocattoli erotici” per centinaia di dollari in Florida. Spesero 252 dollari in video e 'giocattoli' ai primi di luglio 2001, e poi altri 183 dollari nel corso di quel mese. Come se non bastasse, Satam Al-Suqami probabilmente pagò per un'accompagnatrice a Boston il 7 settembre 2001. Alshehhi venne inoltre riconosciuto da sei ballerine del Cheetah’s, un nightclub di Pompano Beach, Florida. Questo combacia con altre prove del fatto che i dirottatori bevevano alcol, pagavano per ballerine di lap dance, guardavano video porno, ecc., ben lontani dal comportamento che ci si aspetterebbe da dei religiosi radicali.


  • Il 20 marzo 2000, o Khalid Almihdhar ovvero Nawaf Alhazmi usarono un'utenza telefonica intestata a Alhazmi per fare una chiamata da San Diego a un centro di smistamento di comunicazioni di al-Qa'ida a Sana'a, in Yemen, gestito dal suocero di Almihdhar. La telefonata durò 16 minuti. In base all'indagine del Congresso sull'11/9, la telefonata venne intercettata dall'NSA, che stava intercettando le telefonate di Alhazmi e Almihdhar da più di un anno, ma l'FBI non fu informata della presenza dei dirottatori negli USA. La telefonata è unicamente e brevemente citata come una chiamata familiare dalla Commissione sull'11/9 in una nota finale, e non si fa cenno al fatto che la chiamata era monitorata.


  • Quando il passaporto del dirottatore Satam Al Suqami venne ritrovato l'11/9 in strada vicino al World Trade Center, era “inzuppato nel carburante d'aereo”.


Il passaporto di Satam Al Suqami, straordinariamente intatto, segnato e avvolto nella plastica. [fonte: FBI]




  • Il dirottatore Hamza Alghamdi prenotò diversi voli per dopo l'11/9. Aveva prenotato una continuazione da Los Angeles a San Francisco più tardi nel giorno degli attentati. Poi, per il 20 settembre, aveva pianificato di volare da Roma a Casablanca, a Ryad, a Damman, in Arabia Saudita.

  • Si è largamente assunto che i dirottatori fecero tutto usando i loro veri nomi, o pseudonimi vicini ai loro veri nomi. Ma un rapporto CIA tuttora classificato scoprì che i dirottatori usarono 364 pseudonimi e varianti dei loro nomi. La linea temporale dell'FBI ne svela alcuni. Per esempio, Hani Hanjour e Ahmed Alghamdi affittarono un appartamento in New Jersey usando i nomi Hany Saleh e Ahmed Saleh. Fayez Ahmed Banihammad usava gli pseudonimi Abu Dhabi Banihammad e Fayey Rashid Ahmed. Mohamed Atta spesso amava usare delle varianti del nome El Sayed, per esempio chiamandosi Awaid Elsayed e persino Hamburg Elsayed. E quando Majed Moqed volò in USA il 2 maggio 2001, nella lista passeggeri c'era il nome Mashaanmoged Mayed.
    Tutto ciò suggerisce che alcuni viaggi e alcune azioni dei dirottatori potrebbero essere sfuggite laddove abbiano usato degli pseudonimi meno affini.

  • Sono stati rilasciati pochissimi filmati dei dirottatori. Finora, l'unico materiale filmato noto riguarda due fotogrammi video di Hani Hanjour e Majed Moqed ripresi mentre usavano un bancomat, un fotogramma ciascuno di Waleed Alshehri e Satam Al-Suqami, diversi fotogrammi di Mohamed Atta e Abdulaziz Alomari a Portland la sera prima dell'11/9, e pochi altri fotogrammi e filmati di diversi dirottatori negli aeroporti alla mattina dell'11/9. Ma la timeline dell'FBI rivela che ci sono molti più filmati di quanto sia mai stato lasciato intendere pubblicamente: Mohamed Atta usò un bancomat a Palm Beach, Florida, il 19 luglio 2001. Salem Alhazmi e Ahmed Alghamdi usarono un bancomat ad Alexandria, Virginia, il 2 agosto. Hanjour e Majed usarono un ufficio a noleggio della Kinko’s per mezzora a College Park, Maryland, il 10 agosto. Moqed e Nawaf Alhazmi fecero acquisti in un distributore Exxon a Joppa, Maryland, il 28 agosto. Waleed e Wail Alshehri vagabondavano in un negozio Target a Fort Lauderdale, Florida, il 4 settembre. Atta e Abdulaziz Alomari erano nella sala d'attesa di una banca in Florida il 4 settembre, e l'audio di Atta che chiamava in Arabia Saudita fu persino registrato nel corso d'opera. Fayez Ahmed Banihammad usò un bancomat il 7 settembre a Deerfield Beach, Florida. Salem Alhazmi era al DMV (motorizzazione) di Church Falls il 7 settembre. Dei video di sorveglianza di bassa qualità al Milner Hotel di Boston mostravano Alshehhi e forse Mohand Alshehri in più occasioni nei giorni immediatamente precedenti l'11/9. Ziad Jarrah e forse Saeed Alghamdi furono filmati mentre usavano un Kinko’s per circa un'ora vicino a Newark il 10 settembre.

Un fotogramma del video di un "bancomat" mostra
Hani Hanjour (a sinistra) e Majed Moqed (a destra). [Fonte: FBI]

  • Alcune carte di credito usate dai dirottatori furono usate ancora negli USA dopo l'11/9. Per esempio, una carta di credito posseduta congiuntamente da Mohamed Atta e Marwan Alshehhi venne usata due volte il 15 settembre. Ciò risulta di sostegno alle notizie giornalistiche di fine 2001 che riportavano che le carte di credito dei dirottatori furono usate sulla Costa orientale degli USA non più tardi dei primi di ottobre del 2001. A quel tempo, un funzionario di governo ammise che alcune carte potevano essere state rubate, e aggiunse: “noi riteniamo che ci siano altre persone esterne” che hanno aiutato i dirottatori.

  • La timeline dell'FBI mostra altri interessanti cenni al fatto che i dirottatori avessero dei complici negli USA. Per esempio, l'8 settembre 2001, i dirottatori Majed Moqed e Hani Hanjour andarono in una banca con un uomo mediorientale di cui non sappiamo il nome. Ques'uomo esibì una patente di guida della Pennsylvania al momento dell'identificazione, ma di nessuno dei dirottatori dell'11/9 si è appurato che avesse una patente di tale stato. C'è anche una sezione molto censurata la quale accenna che una donna a Laurel, in Maryland, stava aiutando degli uomini mediorientali e potrebbe avere connessioni con i dirottatori Mohamed Atta e Ziad Jarrah.

  • Intorno alle ore 10, la mattina dell'11/9, una donna delle pulizie al Park Inn di Boston andò a pulire la camera usata la notte prima dai dirottatori Wail e Waleed Alshehri. Fu affrontata da un uomo straniero che le disse che c'era qualcuno che ancora dormiva nella camera e che sarebbe dovuta ritornare intorno all'una, di pomeriggio. La cosa ovviamente costò all'FBI una gran perplessità, giacché la voce nella timeline relativa a questo evento termina con cinque punti interrogativi.

  • È stato in precedenza riportato che appena prima dell’11/9 i dirottatori Nawaf Alhamzi e Khalid Almihdhar lasciarono un bagaglio in una moschea a Laurel, in Maryland, con attaccato un appunto che recitava: “Regalo per i fratelli”. La linea temporale elaborata dall’FBI identifica la moschea come l’Ayah Islamic Center. Ma i soli contenuti menzionati nel bagaglio erano dei registri piloti, ricevute, e altre prove che documentavano il breve periodo di formazione di volo che Alhazmi e Almihdhar sostennero a San Diego ai primi del 2000. Non è chiaro perché dovessero aver conservato le ricevute, delle quali alcune riportavano i loro nomi, per oltre un anno per poi mollarle in una moschea ove farle trovare. Dopo l’11/9, un ex funzionario d’intelligence di alto livello disse al giornalista Seymour Hersh che “qualsiasi traccia sia stata lasciata [dai dirottatori], essa fu lasciata apposta per farla trovare dall’FBI.”

  • L’11 giugno 2001, i dirottatori Saeed Alghamdi, Ahmed Alnami, Marwan Alshehhi, e Mohamed Atta fecero il loro check-in all’albergo Deluxe Inn, a Dania, in Florida. Il manager dell’albergo più avanti identificò Saeed Alghamdi come uno che era già stato lì al tempo con gli altri. Tuttavia, le registrazioni di viaggio indicano che Alghamdi fino al 27 giugno non era arrivato negli USA. Altre prove precedentemente rilasciate hanno suggerito che molti altri dirottatori erano negli USA prima di quando arrivarono ufficialmente.

  • Diversi mesi fa, il «London Times» scriveva di un leader di Al-Qa’ida detenuto in Turchia, rispondente al nome di Luai Sakra. Sakra sostiene di aver formato sei dei dirottatori in Turchia, compreso Satam Al-Suqami. La timeline dell’FBI è di sostegno al suo racconto, poiché le registrazioni del passaporto di Al-Suqami indicano che egli passò molto del suo tempo tra fine settembre 2000 e i primi di aprile 2001 in Turchia. Inoltre, Sakra ha affermato che Al-Suqami era uno dei leader dei dirottatori, non tanto l’ennesimo dirottatore “di manovalanza”, come avevano invece presunto gli investigatori USA. La timeline dell’FBI lo supporta, visto che indica che Al-Suqami si muoveva spesso dal 1998 in avanti, mentre volava in Siria, Giordania, Arabia Saudita, Egitto, Bahrain, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iran, Malaysia, così come in Turchia, e viaggiò verso la maggior parte di questi paesi più di una volta. Questo è particolarmente importante perché coloro che hanno contribuito a History Commons hanno messo insieme delle prove che suggeriscono che Sakra fu una risorsa della CIA prima dell’11/9, il che suggerirebbe che Al-Suqami e altri dirottatori erano di fatto addestrati da una risorsa della CIA.

Luai Sakra [Fonte: Reuters]

  • Quando Ahmed Alghamdi arrivò in USA da Londra il 5 maggio 2001, pare che un ispettore dell’immigrazione notò che Alghamdi commentò al suo cospetto che i media stavano distorcendo i fatti a proposito di Osama bin Laden e che bin Laden era un buon mussulmano. Alghamdi indicò inoltre che stava viaggiando con una somma superiore ai 10mila dollari. Subito dopo l’11/9, «The New York Times», «Washington Post», e altri giornali riportarono che non più tardi della primavera del 2001 la dogana statunitense stava indagando su Alghamdi e altri due dei futuri dirottatori dell’11/9 per via delle loro connessioni con noti elementi operativi di al-Qa’ida. Un quotidiano britannico ha inoltre notato che Alghamdi avrebbe dovuto essere “istantaneamente segnato a dito con forza dall’intelligence britannica” non appena fece tappa per Londra nella sua rotta per gli USA a causa si una segnalazione sui suoi legami con al-Qa’ida. Non è stato spiegato come Alghamdi sia potuto riuscire a passare attraverso le dogane britannica e statunitense, nonostante stesse persino apertamente elogiando bin Laden.
  • Il dirottatore Nawaf Alhazmi fu aggredito fuori dal suo appartamento ad Alexandria, in Virginia, da un “sconosciuto uomo di colore” il I maggio 2001. Stilò in merito una denuncia alla polizia e fornì il suo nome e il suo indirizzo esatti. Ad agosto 2001 Alhazmi e Khalid Almihdhar furono inseriti nella lista dei ricercati della CIA, e un investigatore dell’FBI iniziò a cercarli negli USA. Ma, come notò più avanti un lancio giornalistico, l’investigatore “non applicò mai uno dei compiti più basilari di una caccia all’uomo della polizia. Non puntò mai su Almihdhar o Alhazmi attraverso il computer NCIC”, una banca dati largamente usata che avrebbe dovuto elencare questa aggressione, così come una multa per eccesso di velocità ricevuta da Alhamzi il mese prima.
  • Il 26 agosto 2001, i dati dell’auto di Nawaf Alhamzi furono interrogati dalla polizia a Totowa, in New Jersey, proprio a poche miglia di distanza dalla località dove viveva, a Paterson. La polizia estrasse i dettagli della sua auto a noleggio e inserì tutte le informazioni nella banca dati NCIC. Il 29 agosto, con Alhamzi che viveva ancora a Paterson, a un agente dell’FBI fu affidato l’incarico di cercare qualcosa su di lui. Ma come si è sopra ricordato, egli non cercò nel database NCIC. Il 2 settembre questo agente cercò in un database nazionale di autoveicoli, e questo, l’aggressione, e altri incontri che Alhamzi aveva avuto con la polizia avrebbero dovuto ugualmente comparirvi, ma per qualche inspiegabile ragione l’agente non scoprì che Alhamzi era negli USA.
  • Il dirottatore Abdulaziz Alomari perse il suo biglietto aereo appena prima dell’11/9. Riportò di averlo perso l’8 settembre, e si prese un biglietto sostitutivo al terminal American Airlines dell’aeroporto Logan di Boston il giorno successivo. Il governo USA ha generalmente dato credito a quel che un funzionario FBI ha chiamato lo “scenario Superman”: l’idea che i dirottatori non abbiano fatto alcun errore. Per esempio, nel 2004 un funzionario FBI dichiarò: “Questi tizi erano professionisti. Perché noi avessimo da fare qualcosa, questi avrebbero dovuto compiere un errore. E non ne hanno proprio fatto”.
  • Sfortunatamente, molta della tempistica ricostruita dall’FBI è pesantemente censurata, con intere pagine talvolta interamente ricoperte di omissis. Ma da quanto sappiamo, questa timeline indica che molte domande rimangono sui dirottatori e sugli attentati dell’11/9. Noi sappiamo che la timeline dell’FBI era disponibile alla Commissione sull’11/9, e allora perché la commissione non ha fatto cenno ad alcuna delle informazioni sopra elencate?
  • È interessante comparare i risultati della Commissione dell’11/9 con l’Inchiesta del Congresso sull’11/9 che la precedette. Per esempio, mentre la Commissione sull'11/9 minimizzò qualsiasi possibile legame tra i dirottatori e lo Stato saudita, l’Inchiesta del Congresso sull’11/9 scrisse un intero capitolo sull'argomento. Sfortunatamente, tutte le 28 pagine di tale capitolo furono censurate. Tuttavia il senatore Bob Graham, che co-presiedeva all'inchiesta, più tardi affermò che le prove relative ai due dirottatori che avevano vissuto a San Diego “presentavano un elemento convincente sul fatto che ci fosse stata un'assistenza saudita” alla trama dell'11/9. Graham suppose che Omar al-Bayoumi fosse un agente dell'intelligence saudita. Concluse inoltre che il presidente Bush abbia dato direttive all'FBI affinché “frenasse e offuscasse” le indagini su questi legami.
  • Ora stiamo finalmente iniziando a vedere qualcosa di quanto era contenuto in quelle 28 pagine mancanti. Un anonimo ufficiale che ha visto le pagine dichiara: “Non stiamo parlando di elementi deviati. Stiamo parlando invece di una rete coordinata che si estende esattamente dai dirottatori fino a varie postazioni all'interno dello Stato saudita”.
  • La Commissione sull'11/9 minimizzò inoltre l'idea che i dirottatori abbiano ricevuto alcuna assistenza negli USA. L’Inchiesta del Congresso sull’11/9, per contro, notò che molte persone che interagirono con i dirottatori negli USA, compreso Omar al-Bayoumi, erano sotto inchiesta dell'FBI anche prima dell'11/9.
  • Sfortunatamente, né la Commissione sull'11/9 né l'Inchiesta del Congresso furono delle inchieste complete e obiettive. Se questa linea temporale riflette solo qualcosa di ciò che solo l'FBI sapeva sui dirottatori un mese dopo gli attentati, si può solo intuire quanto di più tutte le agenzie USA combinate sanno adesso sui dirottatori. Perché queste informazioni sono tenute segrete?


Documenti FBI :
FBI Hijackers Timeline, copertina, pagine 1-105
FBI Hijackers Timeline, pagine 106-210
FBI Hijackers Timeline, pagine 211-297
FBI Hijackers Timeline, file zippato dell'intero documento

10 marzo 2008

La recensione / Undici Settembre: la verità (forse) ha le gambe lunghe.



di Andrea Mameli
«L'Unione Sarda», 7 marzo 2008, pag. 19.


Le bugie hanno le gambe corte. E per quanto tentino di nascondersi prima o poi vengono scoperte. Di fronte a fatti importanti c’è sempre qualcuno che non si accontenta delle spiegazioni ufficiali e tenta di percorrere nuove strade. Spesso questi tentativi non portano da nessuna parte, perché quello che hanno visto tutti è la verità. Ma a volte, nonostante l’evidenza, dietro i grandi eventi si nascondono altre verità. Il fascino del mistero, dell’intrigo, della cospirazione, da sempre attiva la naturale curiosità dell’uomo. Il successo di romanzi d’avventura, film e telefilm basati su questa chiave è enorme. Basti pensare a “Harry Potter”, “Il Codice da Vinci”, “Lost”.

In genere, tra una spiegazione semplice e una complessa, è la prima ad avere maggiori probabilità di successo, secondo la metodologia del rasoio di Guglielmo di Ockham.

Ma in alcune situazioni la regola viene sovvertita dai fatti o dalle evidenze. O, come nel caso dell’undici settembre, dalla quantità considerevole di zone d'ombra.

Accade così che, nonostante la colossale esposizione mediatica, l’episodio che ha segnato la storia degli ultimi anni non risolve i dubbi con la commissione d’inchiesta federale. Anzi. Gli elementi controversi sono talmente numerosi da vanificare ogni speranza di una facile soluzione. Una lettura approfondita la tenta Pino Cabras con il libro “Strategie per una guerra mondiale, dall’11 settembre al delitto Bhutto” (Aìsara, 2008, 360 pagine, 14,50 euro) che sarà presentato a Cagliari oggi alle 18 (salone della Società Umanitaria, Viale Trieste 126, coordina il giornalista Celestino Tabasso, legge alcuni brani l’attore Elio Turno Arthemalle). Il volume - cui è associato il blog http://pinocabras. blogspot.com - contiene una ricostruzione minuziosa dei fatti sotto molteplici punti di vista.

Affiorano fortissimi intrecci tra politica, economia, apparati d’intelligence e industria degli armamenti. Spuntano inquietanti presenze occulte (organizzazioni segrete attive in ogni angolo del mondo a difesa di forti interessi) e attività tanto evidenti da passare in secondo piano rispetto alle immagini degli schianti (le esercitazioni militari in corso nei giorni dei grandi attentati: Usa 2001 e Londra 2005).

Un castello d’accuse circostanziato come quello messo in piedi da Cabras non sarà sufficiente a smontare la ricostruzione ufficiale, che istintivamente si riconosce come l’unica possibile, ma aiuterà a leggere la realtà in maniera saggiamente critica. Al terrorismo, questa è la tesi principale, si può pensare come alla punta di un iceberg: sotto l’acqua si celano altri mostri, a loro agio nelle acque insanguinate della guerra totale.

Il libro di Cabras squarcia un altro velo mistificatorio: la presunta minaccia di allestire in volo gli ordigni composti da liquidi. Minaccia che si traduce nelle forti limitazioni al bagaglio a mano di chi vola, ma che in realtà è inconsistente: bisogna saper miscelare opportune dosi di acetone e acido solforico a perossido d’idrogeno purissimo. Le basse temperature necessarie alla reazione e le esalazioni tossiche che si sprigionano fanno della bomba da innescare nella toilette dell’aereo una storia buona solo per un film d’azione.


29 febbraio 2008

Complotti e complottismi

di Pino Cabras

dal Capitolo I: "Terrorismo, un moderno instrumentum regni"

Se volete mettere in cattiva luce qualcuno che scrive o parla scostandosi dalla corrente principale delle spiegazioni di certi grandi fatti, bollatelo come ‘teorico della cospirazione’, o ‘complottista’. È uno stigma molto comodo, un potente silenziatore, una densa notte che cala su tutte le vacche e le fa tutte nere.
Il ‘complottista’ sarà così iscritto a forza in un club popolato da mitomani, falsari, mestatori e dilettanti paranoici, agenti pagati per creare confusione, ufologi monotematici e così via. Lo isolerete abbastanza da lasciargli il dubbio che le sue non siano le stesse sofferenze di Galileo, ma le solitudini di chi ha imboccato un vicolo cieco, quello che costeggia il manicomio.
Anziché fargli sommare le sue intuizioni esatte, per quanto parziali e incomplete, a quelle di altre persone che hanno il suo stesso cruccio, ebbene, con il vostro attivissimo arbitrio gli farete invece sommare gli errori.
L’errore specifico di un complottista sarà l’errore definitivo di tutti i complottisti. La paranoia di uno sarà la macchia che sporca le ragioni di tutti gli altri associati del grande club forzoso, che essi lo vogliano oppure no.
Questo tipo di forzatura la possiamo leggere in diversi siti e volumi, tra cui uno curato dal giornalista Massimo Polidoro, 11/9. La cospirazione impossibile, che chiama a testimoniare in quarta di copertina niente meno che Pier Paolo Pasolini: «Il complotto ci fa delirare perché ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità».
La frase di Pasolini – con buona pace di chi la vorrebbe usare contro i miei dubbi - a me piace. Venne pronunciata, nel 1975, poco tempo prima che morisse, in un contesto in cui criticava anche la critica al potere. Erano gli anni in cui Pasolini affrontava di petto il tema dello stragismo italiano, così simile allo stragismo mondiale di oggi, dalle pagine del «Corriere della Sera»:


Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere
e dell’istinto del mio mestiere.

Ecco il Pasolini che avrebbe parlato con più precisione ancora oggi. Ma l’ignoranza politica fa commettere gravi omissioni: dimenticare il Pasolini che dice «io so», oppure dimenticarsi tutte le esercitazioni militari in corso l’11 settembre, mai menzionate dal libro curato da Polidoro.
Nel suo libro a tutto campo sull’11 settembre, che vi consiglio caldamente di leggere, lo scrittore di fantascienza Roberto Quaglia ragiona sul destino della parola cospirazione:

Per caso o per dolo, il semantema che per secoli o millenni ha significato il concetto di cospirazione adesso virtualmente significa cospirazione immaginaria. Scrivi cospirazione, leggi cospirazione immaginaria. Come è mai potuto accadere qualcosa del genere? E, soprattutto, se mai una cospirazione davvero venisse tramata o messa in atto da qualcuno da qualche parte, come potrebbe mai essere possibile discuterne con lucidità, se il fatto stesso di nominarla si tira dietro il significato della infondatezza di ciò di cui si sta parlando? È perfettamente possibile – e per inciso assai probabile – che tale trasmutazione semantica sia interamente casuale. Tuttavia… non è più affascinante pensare per un attimo – anche solo per gioco o per divertimento intellettuale – che dietro a questo curioso fenomeno possa celarsi un astuto progetto, un diabolico artifizio allo scopo di disarmare i tam tam verbali di coloro che di una importante cospirazione venissero a conoscenza, ovvero – anche se indubbiamente ciò suona fantascientifico – una raffinatissima impalpabile arma di guerra psichica.
I guardiani delle verità accettabili sono molto spicci, quando non si limitano a ignorare del tutto la ricerca di altre verità. Perciò, spulciando su internet ho trovato queste belle considerazioni di Miguel Martinez su ‘complotti e complottismi’.
«I complotti esistono, nel senso che le persone si alleano tra di loro per ottenere più potere e sanno anche mentire a proposito delle loro finalità, due attività che condividono peraltro con gli scimpanzè».
«I complotti, come sa chiunque abbia assistito alle trattative per una gara di appalto, non sono l’eccezione, ma la regola».
«Proprio perché sono la regola, i loro effetti tendono ad annullarsi a vicenda tra grandi masse di persone che si contendono il potere o il denaro partendo da basi più o meno paritarie, e questo dà un’aria obbligatoria e prevedibile a certi fenomeni di concorrenza diffusa».
«Quando però un piccolo gruppo di persone detiene poteri soverchianti, le loro decisioni soggettive assumono un’importanza reale».
«Forse è vero che le circostanze oggettive obbligano i dominanti a lanciare guerre; ma oggi è perfettamente possibile per dieci persone riunirsi in una stanza e decidere, con una certa libertà, se fare quella guerra domani o tra un anno, e se farla contro l’Iran o contro la Corea del Nord, con effetti certamente molto diversi».
«Il complottismo invece consiste nel pensare che esista un unico complotto, che i cospiratori non litighino mai tra di loro, che nessuno di loro cambi mai idea, che agiscano per qualche purissimo fine ideale (secondo i clericali, abolire il cristianesimo; secondo altri, clonare Hitler per salvare la razza ariana, ecc.), e che riescano a tramandare questo stesso complotto, immutato, generazione dopo generazione».
«Non è il caso della tesi che viene esposta qui, quindi chiudiamo la parentesi»

28 febbraio 2008

Prime presentazioni

di Pino Cabras


Ecco le prime date per la presentazione del libro:

Venerdì 7 marzo 2008 alle ore 18.00
presso la Società Umanitaria - Viale Trieste 126, Cagliari
Celestino Tabasso intervista l'autore.
Letture di Elio Turno Arthemalle ed esperimenti comico-chimici.

Sabato 8 marzo 2008 alle ore 18.00
presso il White Miller Club,
via Aldo Moro angolo via Tunisi, Olbia.
Intervengono l’autore e - sul tema della paura - lo psicologo-psicoterapeuta Antonio Pala.
Animano la serata i Doc Sound.
Organizzato dalla SEA - Sardinia Events Agency di Ellen Alena Pokutova.


Sabato 15 marzo 2008 alle ore 18.00
presso il Centro di Documentazione del Comune di Baunei (OG)
Via Orientale Sarda,
lo scrittore Paolo Maccioni intervista l’autore.
Organizzazione a cura dell’associazione culturale Ajosa, Baunei.


23 febbraio 2008

Strategie per una guerra mondiale

11 settembre 2001. A day of terror, intitolava «The New York Times» il giorno dopo l’attacco al cuore di Manhattan e al Pentagono. Uno degli eventi più drammatici della storia contemporanea colpiva i luoghi simbolo del potere occidentale all’inizio del nuovo millennio. Una rinnovata ‘strategia della tensione’ dilagava a livello mondiale innescando la ‘guerra al terrorismo’ e polarizzando la vita politica e civile intorno alla politica estera degli Stati Uniti. Altri conflitti e attentati, fra cui quello a Benazir Bhutto, si sono legati negli anni a quell’evento, mentre continuano a rafforzarsi le indagini indipendenti secondo le quali «l’11 settembre “vero” è molto diverso da quello divulgato con la forza di un dogma indiscutibile» per giustificare le nuove guerre in Medio Oriente e i loro morti senza nome, occultando gli scopi economici e finanziari connessi. L’interpretazione dell’11 settembre, lontana da pregiudizi o soluzioni semplicistiche, deve essere invece il risultato di un’analisi trasparente e completa dei fatti.

La ricostruzione degli avvenimenti disegna una mappa bellica che sembra condurre strategicamente a un nuovo conflitto mondiale.