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11 gennaio 2018

Elezioni 2018. L'ossessione dem per le interferenze russe

Un rapporto paranoico di un senatore USA, giornalisti che copincollano obbedienti, ed ecco servito un allarme russofobo per le elezioni del 4 marzo. Ormai è un format (perdente). 



di Pino Cabras.
da Megachip.

Ora, non è che io abbia un'ossessione contro i russofobi. Sono i russofobi a essere ossessionati e ossessionanti. Sta diventando un format, poveri noi. Prendete ad esempio questo articolone on line della solitaRepubblica (uno dei più ligi megafoni della NATO):


Già nel titolo e nel sommario troviamo uno spettacolare esempio di «bispensiero» orwelliano, praticamente lo stesso meccanismo psicologico del romanzo 1984, dove il Partito del Grande Fratello pretendeva da chi era bombardato dai contenuti dei teleschermi che credesse contemporaneamente a due verità normalmente incompatibili: doveva sostenere un'idea e il suo contrario, così da non stare mai al di fuori dell'ortodossia, scordando sia di aver cambiato opinione sia l'atto stesso dello scordare. Cioè un principio opposto a quello del XXVII canto dell’Inferno di Dante, «la contradizion che nol consente»

la Repubblica, alla NATO, a casa dei politici USA, la contraddizione invece consente tutto. Tanto che leggiamo:
«Il documento redatto dallo staff del senatore democratico Ben Cardin avverte: "Il Cremlino probabilmente cercherà di favorire i partiti contrari alle sanzioni contro Mosca". Riferimento a M5s e Lega. "L'amministrazione Usa garantisca il processo democratico di un alleato come l'Italia dall'interferenza straniera"»

Cioè, avete letto bene: un’interferenza straniera lamenta che possa esistere un’interferenza straniera. Orwell, maledetto dilettante!

Per corroborare l’analisi, ecco la solita litania: viene citata ancora una volta una sputtanatissima inchiesta maccartista del sito americano Buzzfeed - ripresa in Italia dalla bolla autoreferenziale degli influencer atlantisti - in cui fu descritto un megacomplotto di siti vicini al M5S per combattere il RefeRenzum sulla Costituzione. In particolare, udite udite, ci fu nientemeno che «un video prodotto da Russia Today e promosso dal network del M5s in cui si mostravano migliaia di dimostranti contrari alla riforma costituzionale, quando in realtà erano state filmate durante una manifestazione a sostegno del referendum.» Questi intelligentoni dei Democrats non hanno ancora digerito la grande marea di No che ha ripudiato un tentativo francamente schifoso di manomettere la Costituzione, da loro sostenuto con valanghe di fake news istituzionali, e cercano scuse puerili per negare la forza intrinseca dell'orientamento pubblico e del voto popolare. Altro che Cremlino! Il loro orologio si è fermato il 4 dicembre 2016 e ancora vorrebbero fermare tutti i nostri orologi.

Ma non basta. Paternalisticamente ci dicono: «alcuni partiti sono vulnerabili alle infiltrazioni, non hanno esperienza, non hanno anticorpi». Mentre ci vorrebbe qualche politico virtuoso e non "infiltrabile", perbacco. Ecco che lo trovano nel presidente della Camera, Laura Boldrini, lodata per il suo voler «addestrare gli studenti di 8mila scuole in tutto il Paese alla verifica delle notizie e al riconoscimento delle fake news e delle teorie cospirazioniste sui social media». Compito che sarebbe meritorio, se ben attuato: riconoscerebbe ad esempio nel rapporto del senatore USA Cardin tutti i vizi, le fallacie e le paranoie di una teoria cospirazionista, condita da fake news al cubo. Solo che l’ufficio della presidenza della Camera – forse per inesperienza, per mancanza di “anticorpi” - si è fatto “infiltrare” (usiamo pure questo termine, provvisto di un’irrinunciabile accuratezza) da una brigata di balilla digitali, gente capace di dire che occorre «immaginare un sistema di regole condivise sulla Verità», una roba che starebbe bene solo in uno Stato totalitario. Gente che sembra stupirsi che esista il pluralismo.

Siccome il riflesso russofobo deve essere implacabile, sempre lì si deve andare a parare, perché la nuova guerra fredda è ciò che i democratici americani – e i loro maggiordomi d’oltreoceano – devono alimentare senza flessioni. Se qualcuno ha qualcosa da obiettare sulle sanzioni contro la Russia e vuole raccontare i fatti in dissenso dall’agenda mediatica della NATO, è sicuramente parte di una terrificante guerra asimmetrica di Putin «con l'obiettivo di destabilizzare i governi nelle fragili democrazie di Ucraina e Georgia». Gli addestratori americani di milizie paranaziste e le valanghe di dollari riversate sulla vorace oligarchia ucraina non sono mica interferenze antidemocratiche. Il rapporto dei bravi Dem così preoccupati delle nostre imminenti elezioni e delle "fragili democrazie" non citerà mai un mio articolo del 2014 su Hunter Biden, figlio dell’ex vicepresidente democratico USA e i suoi alleati di Kiev. 

Si bolli tutto come teoria del complotto, e via. E allo stesso tempo si denunci il mega-complottone di Putin che sta congiurando per favorire il «crescente consenso riscontrato dai partiti "populisti e anti-establishment"» in Europa e anche in Italia. Capito? Anti-establishment. Non sia mai che ce lo tocchino, per cui teniamocelo caro, questo bell’establishment che il mondo ci invidia. E teniamoci la cosa che più di tutte interessa ai padroni di Washington: le sanzioni contro la Russia. Anche se queste sanzioni ci fanno molto danno, anche se voler piegare la Russia con le sanzioni è come voler spaventare un porcospino mostrandogli il culo nudo (abbastanza intercambiabile con la faccia di un politico straniero che pretende come salvarci dalle influenze straniere).
Il 4 marzo 2018, dopo il 4 dicembre 2016, potrebbe essere una data preoccupante per i "dem" tanto cari a Repubblica. Per cui già strillano, già denunciano, già fanno i maccartisti, già trovano giornalisti che copincollano obbedienti come soldatini le loro veline. 


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31 marzo 2008

La recensione/ Tra Orwell e la strage delle Torri gemelle, Nonno Bush e le follie dei guerrafondai

Di seguito potete leggere alcuni stralci tratti dalla recensione del mio libro scritta da Paolo Maccioni sul numero di marzo 2008 del mensile Sardinews .

Prescott Sheldon Bush [Fonte: USGov]


L’ultimo contributo all’intenso dibattito planetario sugli eventi dell’11 settembre arriva dalla Sardegna. È sardo l’autore del volume Pino Cabras, funzionario di una banca d’affari, ed è sarda la giovane ed ambiziosa casa editrice Aìsara.

Il clima del libro, o forse del mondo, è introdotto da un’epigrafe tratta dal celebre “1984” di George Orwell, che suona come una profezia: “Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.”

Cabras, laureato in Scienze Politiche, non si limita alla materia strettamente legata agli eventi di quel giorno: ricostruisce gli antefatti, esplora i retroscena e i trascorsi. Scopriamo ad esempio qualcosa che l’umanità intera, o quasi, ignora o tace: che il nonno dell’attuale presidente Usa, Prescott Sheldon Bush «fu amministratore e socio della Union Banking Corporation, banca fondata per finanziare la riorganizzazione dell’industria tedesca», il cui partner più importante in Germania era l’industriale nazista Fritz Thyssen. La banca «investiva ad esempio nell’Overby Development Company e nella Silesian-American Corporation (diretta dallo stesso Bush), da cui l’industria bellica di Hitler si approvvigionava di carbone anche dopo l’entrata in guerra degli Usa.» Investiva inoltre nella compagnia di navigazione Hamburg-American Line, le cui navi, negli ani Trenta, fornivano le milizie naziste di armi provenienti dagli Stati Uniti. L’attivismo del senatore Prescott S. Bush fu premiato: venne insignito dal regime nazista dell’“Aquila tedesca”, il certificato di attribuzione di questa onorificenza in data 7 marzo 1938 fu firmato da Adolf Hitler e dal segretario di Stato Otto Meissner, come risulta dagli archivi del Dipartimento della Giustizia statunitense.

L’autore racconta la genesi e la formazione del movimento neocon, l’humus nel quale sarebbero state incubate “le strategie per una guerra mondiale” del titolo, che hanno avuto suggello e non origine in quella fatidica data, e ancora illustra il terreno nel quale è maturato il PNAC, acronimo del Progetto per un Nuovo Secolo Americano, think tank con base a Washington fondato fra gli altri da Dick Cheney e Donald Rumsfeld, che da anni progettava la guerra permanente in Medio Oriente prima all’Iraq, poi all’Iran e così via […].

Quanto agli eventi dell’11 settembre, l’autore entra nel merito delle omissioni, delle menzogne e delle contraddizioni della Commissione d’inchiesta. Cosa per la quale Cabras è in ottima e nutrita compagnia: secondo un recente sondaggio effettuato dall’istituto Zogby (fra i più autorevoli di statistica negli Usa) il 51% dei cittadini americani vorrebbe indagare su Bush e Cheney, il 67% ritiene la Commissione d’inchiesta sull’11/9 colpevole di non avere indagato sull’anomalo crollo del WTC7 inspiegabilmente ignorato dai lavori della commissione e rimosso dalla memoria collettiva […].

Proprio le tre persone che avevano rivestito le più alte cariche in quella commissione (Lee Hamilton, Thomas Kean e l’ex direttore esecutivo Philip Zelikow), sono infatti giunte a denunciare apertamente di essere state “consapevolmente impedite” nella ricerca della verità. «Memorandum uscito dalla penna di Zelikow nel dicembre 2007 e di cui non si ricorda traccia nelle aperture dei tg o dei quotidiani come probabilmente avrebbe meritato» osserva Cabras.

Per venire ai nostri giorni, dopo avere ricostruito gli stretti rapporti, consolidati dal tempo, fra i Bush e i bin Laden, Cabras analizza tutti i segmenti funzionali al controllo degli eventi scatenati dall’11 settembre e privilegia alcuni filoni forse meno esplorati: il consolidarsi del corpus giuridico da “Stato d’eccezione” all’interno dell’ordinamento statunitense, le tecniche di manipolazione di alcune agenzie di disinformazione, prima fra tutte il MEMRI, il ruolo delle esercitazioni militari come leve esecutive per i grandi attentati del 2001 in USA e del 2005 in Gran Bretagna. Infine si sofferma sul fatto, dimostrato con parecchi riferimenti, che a Mosca avessero compreso subito come l’11 settembre fosse frutto di una lotta interna all’establishment USA, una lotta non ancora conclusa e che arriva all’assassinio di Benazir Bhutto e all’alt delle agenzie di spionaggio che scongiura, per ora, un attacco all’Iran.

Un manuale ricco di citazioni, fonti e riferimenti, che va ad aggiungersi alla già nutrita schiera di volumi e ricerche affini. Un ulteriore strumento che può aiutare qualcuno a non trovarsi inerme di fronte al cupo panorama mondiale ben riassunto dall’altra delle due epigrafi del libro, ancora tratta da “1984” di George Orwell: “L’atmosfera sociale è quella di una città assediata... E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.” […]

Paolo Maccioni


Le altre recensioni:
Undici Settembre: la verità (forse) ha le gambe lunghe,
La recensione su Luogocomune.net

15 marzo 2008

La recensione su Luogocomune.net

Recensione di "Calmino" apparsa su Luogocomune.net il 15 marzo 2008.

La mole di argomenti e di questioni tecniche relative agli eventi dell’11 settembre 2001 è poderosa e virtualmente inesauribile, per quanto ampiamente dibattuta da ricercatori indipendenti.
Il funzionario di una banca d'affari Pino Cabras riassume e ne espone le più impotanti in questo volume appena pubblicato dalla neonata casa editrice Aìsara: esamina le omissioni, le menzogne e le contraddizioni della Commissione, le questioni tecniche relative ai crolli di WTC1, WTC2 e WTC7 (meno approfondite quelle sull’impatto al Pentagono), le rivelazioni di Larry Silverstein e dei primi soccorritori, le incongruenze intorno ai 19 dirottatori, il rebus irrisolto delle liste passeggeri, le aporie e le circostanze inquietanti riepilogate nel brillante capitolo “Zibaldone di coincidenze impossibili”.
Questioni non inedite per chi già approfondito la materia, ma perlopiù ignorate dalla gran massa dei cittadini del mondo indottrinata dal mainstream massmediatico.
L’autore, laureato in Scienze Politiche e dal 2005 membro del Comitato misto paritetico della Sardegna sulle servitù militari, non si ferma tuttavia alla materia strettamente legata agli eventi di quel giorno: ricostruisce gli antefatti, esplora i retroscena e i trascorsi, illustra il terreno nel quale è maturato il PNAC, la formazione dei teocon, l’humus nel quale sarebbero state incubate “le strategie per una guerra mondiale” del titolo, che hanno avuto suggello in quella fatidica data.
Cabras analizza poi tutti i segmenti funzionali al controllo del follow-up degli eventi scatenati dall’11 settembre e privilegia alcuni filoni forse meno esplorati: il consolidarsi del corpus giuridico da “Stato d’eccezione” all’interno dell’ordinamento statunitense, sempre più inquinato da fondamenti e pretesti normativi per svolte golpiste, le tecniche di manipolazione di alcune agenzie di disinformazione, prima fra tutte il MEMRI, il ruolo delle esercitazioni militari come leve esecutive per i grandi attentati del 2001 in USA e del 2005 in Gran Bretagna.
Infine si sofferma sul fatto, supportato da parecchi riferimenti, che a Mosca avessero compreso subito come l’11 settembre fosse frutto di una lotta interna all’establishment USA, una lotta non ancora conclusa, che arriva fino all’assassinio di Benazir Bhutto e all’altolà delle agenzie di spionaggio che scongiura, almeno per ora, un attacco all’Iran.
Un manuale ricco di citazioni, fonti e riferimenti, che va ad aggiungersi alla già nutrita schiera di volumi e ricerche affini.
Un ulteriore strumento che può aiutare qualcuno ad aprire gli occhi e a non trovarsi inerme di fronte al cupo panorama mondiale ben riassunto dalla prima epigrafe del libro, tratta da “1984” di George Orwell:
“L’atmosfera sociale è quella di una città assediata... E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.”

“Calmino”