13 ottobre 2011

Iran e complotti, lo scenario Brzezinski

di Pino Cabras – da Megachip.

 
Nello stesso giorno in cui a Washington tutte le massime cariche statali denunciano un «complotto» (dicono proprio così, e i media clonano la definizione all’infinito), ossia una cospirazione terroristica con base a Teheran perpetrata sul suolo americano, anche a Baghdad le stragi si sono intensificate ad opera di terroristi suicidi. Una giornata simile merita di essere accostata a un fatto accaduto qualche anno fa e passato quasi sotto silenzio. Si tratta di una dichiarazione eclatante resa da Zbignew Brzezinski alla Commissione Esteri del Senato USA il 1° febbraio 2007, quando paventava un «plausibile scenario per una collisione militare con l’Iran».
E cosa prevedeva questo scenario?
Guarda guarda, includeva «il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran»[1].
brzezinski listensBrzezinski, Segretario alla Sicurezza Nazionale con Jimmy Carter, è uno dei maggiori esperti e consiglieri di politica estera di numerose Amministrazioni americane, e appartiene a un’ala dell’establishment, che – pur conservando una visione imperiale della missione americana – negli ultimi anni ha teso tuttavia a mettere in guardia rispetto alla deriva bellica imposta dall’ala più ‘avventurista’, chiamiamola così, dell’establishment.
Nel 2007 la critica di Brzezinski puntava molto in alto, lamentando, sull’Iraq, «il fatto che le principali decisioni strategiche vengono prese in un circolo assai ristretto di persone, forse non più delle dita della mia mano. E sono questi individui che hanno preso la decisione iniziale di andare alla guerra». E nel caso dell’atto terroristico ipotizzato, era la prima volta che una voce americana di così straordinaria autorevolezza, considerava "plausibile" che qualcuno, in seno agli apparati di governo statunitensi, potesse organizzare un attacco contro gli Stati Uniti, in modo da attribuire poi il tutto a qualche nemico esterno e provocare una guerra.
Nel decennio post 11/9 sono ormai innumerevoli i casi di “attentati sventati” in cui la manovalanza terrorista era gestita da agenti provocatori dell’FBI. Il “complotto” dell’ultim’ora non fa eccezione.
Intanto, il club ristretto ed esclusivo dei decisori dell’Impero in crisi sta già tirando fuori anche oggi la vecchia macabra formula che recita che «tutte le opzioni sono sul tavolo», accompagnata dal mantra sull’Iran «principale sponsor mondiale del terrorismo». Le autorità iraniane, in risposta, hanno recitato un lungo rosario di nomi, i tanti scienziati nucleari uccisi in attentati da due anni in qua.
L’apertura di un nuovo teatro bellico sarebbe l’incubo di molti generali statunitensi. Non è un caso che fra i più recalcitranti rispetto all’opzione bellica ci sia il Pentagono, che si affretta a precisare, per bocca del portavoce John Kirby, che si tratta solo «di una questione giudiziaria e diplomatica».
Ultime resistenze dell’ala realista, che non pensa che la soluzione al logoramento delle forze armate segnate da dieci anni di guerre risieda nell’appiccare l’incendio di una guerra più grande ancora.
Il vicepresidente Joe Biden e il segretario di Stato Hillary Clinton invece prefigurano già una nuova escalation di sanzioni e misure militari, spalleggiati oltreoceano dal primo ministro britannico David Cameron e dalla petromonarchia dei piranha sauditi.
Brzezinski, se ci sei, batti un colpo.
********

Il testo integrale dell'audizione di Zbignew Brzezinski del 1° febbraio 2007 (in formato pdf):



[1]
Zbig censuré, «Dedefensa», 3 febbraio 2007.
http://www.dedefensa.org/article.php?art_id=3664

12 ottobre 2011

Imposimato denuncia gli Usa all'Aja: "Sapevano dell'11 settembre"

di Raffaele Gambari - affaritaliani.libero.it.
 
ESCLUSIVO. Il supermagistrato, già presidente della commissione Antimafia, sostiene che nei palazzi erano collocati una serie di ordigni e che l'intelligence americana non avvisò l'Fbi: “In tal modo lasciarono che gli attentati avvenissero eseguiti l’11 settembre 2001”.



Un avvocato italiano, l’ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato, sta preparando una denuncia al Tribunale internazionale penale dell’Aja perché, a suo dire, pur sapendo che era in preparazione l’attentato alle Twin Towers la Cia non fece nulla per fermarlo.
Oltretutto, secondo il presidente onorario aggiunto della suprema Corte di Cassazione, che a suo tempo indagò sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, che ora assiste la famiglia come avvocato, titolare dell’inchiesta sull’attentato al papa in piazza San Pietro e già presidente della commissione parlamentare antimafia, le Twin Towers crollarono non soltanto per l’impatto dei due aerei dirottati dai terroristi di Bin Laden.
I periti esperti della Nist, un’agenzia federale di sicurezza degli Usa, che hanno svolto un'indagine sull’attentato, ‘’sanno che in quei due grattacieli erano stati collocati degli ordigni, così come in un terzo palazzo adiacente alle Torri Gemelle, la torre numero 7, che crollò su se stessa, come si vede in alcune riprese televisive, senza che in questa ci fosse un impatto con un aereo, come avvenne nelle altre due”.
L’ipotesi di reato che Imposimato, come rivela il magistrato ad Affaritaliani, ha intenzione di formulare “insieme con altri studiosi ed esperti nell’adire presso la Corte penale internazionale dell’Aja, attraverso il procuratore della Corte stessa, è di concorso nelle stragi che l’11 settembre del 2001 causarono 3.000 morti alle Torri Gemelle più altri decessi nell’attacco al Pentagono”.

Di questa storia di presunte commistioni tra servizi segreti statunitensi e Bin Laden, c’è una vasta letteratura internazionale. Fantapolitica o realtà? Di certo, come ha detto qualche giorno fa Imposimato parlando con alcuni giornalisti a Latina, a margine del quarto convegno nazionale dei giudici scrittori, dell’attentato alle Torri Gemelle se ne é discusso nell’incontro di “Toronto Hearings”, un tribunale internazionale indipendente, una sorta di Tribunale Russel, che si è riunito dall’8 al 12 settembre scorsi a Toronto, in Canada, composto da giudici internazionali, che ha ascoltato 17 testimoni.
A quell’incontro Imposimato c’era. Da qui la sua intenzione di ricorrere al Tribunale penale internazionale dell’Aja, lo stesso che ha arrestato e mandato sotto processo per genocidio gli autori dei massacri nella guerra di pulizia etnica in quei paesi sorti in seguito al crollo dell’ex Jugoslavia.
Imposimato, perché intende rivolgersi al Tribunale penale internazionale dell’Aja? “Perché diversi esponenti di vertice della Cia pur sapendo della presenza di terroristi nel territorio Usa fin dal gennaio 2001 provenienti dall’Arabia Saudita e considerarti come sospetti terroristi e pur sapendo che essi erano arrivati a Los Angeles dal 15 gennaio 2001 per addestrarsi sugli aerei da usare come missili contro edifici americani, non informarono l’Fbi, che è l’unico organismo competente a contrastare il terrorismo in territorio americano, in tal modo lasciando che gli attentati avvenissero eseguiti l’11 settembre 2001”.

Chi porterebbe come imputati e come testimoni in questo processo?
“Chiederò di ascoltare gli scienziati e i testimoni che sono stati sentiti nella Ryarson University di Toronto lo scorso settembre, che hanno dimostrato come nelle cosiddette Torri Gemelle e nella terza torre, la numero 7, siano state inserite dolosamente bombe e ordigni incendiari ed altri elementi idonei ad accelerarne il crollo. Ritengo che non aver impedito il verificarsi dell’attacco da parte di chi aveva il dovere di impedirlo, sia una gravissima colpa”.

Fonte: http://affaritaliani.libero.it/roma/imposimato-denuncia-gl-usa-all-aja-sapevano-dell-11-settembre-10102011.html?refresh_ce.




3 ottobre 2011

Un corso per capire la crisi

di Debora Billi.


Ci volevano i mitici traduttori volontari di Transition Italia ed Indipendenza Energetica, per mettere finalmente a disposizione del pubblico italiano il celebre "Crash Course" di Chris Martenson, che tanto successo ha riscosso in tutto il mondo nell'originale inglese. Il corso dura più di 4 ore, ed è stato suddiviso dagli infaticabili traduttori in una trentina di parti disponibili su YouTube.
Ma non fate come me, che odio i video (preferisco di gran lunga leggere) e ne rimando la visione da tempo: come sostengono gli stessi di Transition, se non ci sbrighiamo l'intero Crash Course potrebbe persino venir superato dagli eventi.

Read MoreDice Chris:
Il Crash Course integra temi diversi ed apparentemente scollegati in una unica storia. Discuteremo di Economia, Energia ed Ambiente, perche' e' dove questi campi si sovrappongono e si intersecano che la storia piu' importante di ogni generazione sara' raccontata.
Dopo aver sentito questa presentazione guarderete e penserete all'economia in una maniera completamente nuova. Vi daro' una struttura che vi permettera' di capire quello che per molte persone e' una materia molto difficile da capire.

Insomma, se amate dissertare (o trollare!) sui blog commentando questioni di catastrofi finanziarie, energetiche, economiche, sistemiche, ecologiche, è necessario che vi prepariate molto bene. Il Corso lo trovate qui.

Fonte: http://crisis.blogosfere.it/2011/10/un-corso-per-capire-la-crisi.html.

28 settembre 2011

L'uomo che sogna i tuoi risparmi in fumo

di Pino Cabras - da Megachip.

 
Una bella faccia italo-persiana, un accento americano, un candore cinico, una fama-lampo che esplode sulle ali della crisi e della fame di risposte. Molti di voi avranno già incrociato sul web Alessio Rastani, il “trader” che ha scandalizzato in diretta, fino ad annichilirli, i giornalisti della BBC. «Sono un trader, a noi non importa salvare l'economia, a noi importa trarre profitto, personalmente io ho sognato questo momento per tre anni e davvero desidero che ci sia un'altra recessione». 

E noi provinciali stiamo qui a offenderci per Terry De Niccolò, la escort del Caimandrillo che fa l’apologia del vendere la madre per denaro, «e chi è racchia resti a casa», naturalmente.

La Terry De Nicolò globale ha i tratti spacconi di Rastani, che sembra proprio pronto per un prossimo casting di Oliver Stone, “Wall Street III – Sansone e i Filistei”, inclusa la divisa da squalo, con tanto di cravatta rosa. «Chiunque può approfittare da un crollo di Borsa o dal crollo dell'euro, basta sapere che cosa fare», gigioneggia Rastani, intanto che si improvvisa storico e ricorda, senza giri di parole, che «la depressione degli Anni Trenta non era solo un crollo del mercato, ma c’era gente preparata a tale crollo». E aggiunge che non è solo roba per le élite: ancora una volta, po’ di sana e retorica meritocratica delle opportunità non guasta, mentre tutto intorno sta collassando. Peggio per chi non approfitta degli hedge fund e della corsa ai buoni del tesoro. Alessio sorride: «entro un anno milioni di persone perderanno tutto». Terry avrebbe aggiunto: «chi è racchia, ecc.»
Il "trader" completa il suo pensiero, mischiando fede democratica nelle opportunity e consapevolezze spicciole e concrete sul vero potere: «Lo dico a chiunque ci stia guardando: questa crisi è come un cancro, se state ad aspettate pensando che se ne vada via, crescerà fino a quando sarà troppo tardi. Quel che voglio consigliare a tutti i telespettatori è: preparatevi. Non è il tempo per chimere come l’aspettarsi che i governi risolvano le cose: i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa niente dei pacchetti di salvataggio. Voglio aiutare la gente. Tutti debbono capire come fare soldi da un mercato che va a fondo».
Alessio Rastani pronuncia concetti contraddittori, come potete vedere e sentire: incrollabile fede liberista negli strapuntini di massa che regalerà il giro della giostra che crolla, ma altrettanta certezza che sarà una massa sterminata anche quella degli esclusi, quelli che vedranno evaporare tutto e in breve tempo. E soprattutto, consapevolezza nuda e cruda del fatto che il gioco è condotto da pochi soggetti che tutto fanno girare.
Occorrerà difenderci. Quanto ci costerà? Perché Rastani ha ragione. Aspettare non ha senso.

27 settembre 2011

Il caso “Mutanda Bomber” e il testimone dimenticato

di Pino Cabras – da Megachip.

 
Ricordate Mutanda Bomber? A Natale 2009, un giovane nigeriano di 23 anni, Umar Farouk Abdul Mutallab, figlio di uno degli uomini più ricchi di tutta l’Africa, cerca di far saltare l’aereo sulla rotta Amsterdam-Detroit grazie a un ordigno tenuto a ridosso del suo perineo. L'attentato fallisce e lui si ustiona. Una volta catturato, dichiara di appartenere ad al-Qa'ida e di essere stato addestrato in Yemen. Questa la versione definitiva dei media di tutto il mondo. Tutto senza dubbi, dunque? Neanche per sogno.
Abbiamo testimoni che sin da subito hanno raccontato una storia parecchio discorde dalle versioni correnti. In particolare due passeggeri – gli avvocati Kurt e Lori Haskell, marito e moglie – si fanno testimoni fin dal principio di un racconto strabiliante. Ne parlammo anche su Megachip, in due articoli (“Le false piste terroristiche e le nuove guerre”, e poi “Ammissioni governative: Mutanda Bomber è stato fatto entrare deliberatamente”). Ne parliamo in dettaglio anche in un capitolo del libro Barack Obush. Mentre qualche media importante statunitense non poteva bucare del tutto la notizia, almeno all’inizio, tutti i numerosi corrispondenti italiani da New York e Washington hanno deciso all’istante e per sempre che i coniugi Haskell non esistono. Eppure parlano in modo circostanziato ed estremamente preciso.
In questi giorni si apre il processo a Mutanda Bomber. Kurt Haskell rievoca questa assurda vicenda, che dimostra - come altri episodi che hanno punteggiato il decennio - l’uso sistematico di minacce terroristiche capaci di tenersi in piedi solo con la collaborazione di apparati governativi e dei grandi media, per elevare l’adrenalina nelle vene dei cittadini e far accettare dosi via via più massicce di controllo e di docilità rispetto ai grandi allarmi.
Di seguito possiamo leggere l’articolo scritto dallo stesso Haskell. È una testimonianza di grande peso. Per chi segue le vicende post-11 settembre si conferma che non bastano le “gole profonde” per far crollare dei sistemi capaci di autoregolarsi con strategici silenzi. Per questo abbiamo voluto tradurre questa importante testimonianza: per provare a rompere quei silenzi, e riconsiderare le narrazioni che ci sono state imposte.


Il colossale inganno del caso Mutanda Bomber
 haskell-k 
di Kurt Haskell.

In vista della selezione della giuria, alla vigilia dell’inizio del processo a “Mutanda Bomber”, ho passato la serata a ripensare al Natale del 2009 e ai 21 mesi passati da quel giorno. L’attentato di ”Mutanda Bomber” ha decisamente cambiato la mia vita. Non nel modo in cui la maggior parte di voi immaginerebbe, ma ha fatto crollare in me qualsiasi fiducia nel Governo USA, nei media e in questo paese nel suo insieme.
Dire che io sono convinto che il governo sia corrotto e che i media ne siano complici non esprime pienamente il mio pensiero. Non solo sono arrivato a tali conclusioni, ma ho potuto appurare come una persona comune che abbia visto qualcosa di importante possa essere messa a tacere nonostante sia determinata a far conoscere la verità.
Come nel caso “Mutanda Bomber”. Non posso fare altro che farmi grasse risate nei confronti della nuova politica attuata dalla TSA (l’agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti, NdT) che recita «se vedi qualcosa di’ qualcosa». Che poi è esattamente quel che ho fatto.
Non solo il Governo USA non ha voluto sentire ciò che avevo da dire, ma ha addirittura mentito energicamente, ha cercato di farmi cambiare la versione dei fatti e nascondere la verità, con l’occultamento delle prove (su attività governative segrete) o imponendo un ordine di segretezza sulle prove e pressoché su tutto ciò che avrebbe supportato la mia testimonianza.
A che punto stiamo, ora? Ora abbiamo il Mutanda Bomber (Umar) che difende se stesso con l’aiuto del difensore d’ufficio Chambers. L’avvocato Chambers mi ha indicato che se fosse stato l’avvocato di Umar, la difesa si sarebbe basata sull’«entrapment» (Letteralmente «intrappolamento»: è una difesa che scagiona un assistito in quanto questi non avrebbe commesso il reato se non indotto a compierlo da parte di agenti delle forze dell’ordine, NdT) e io sarei un testimone chiave. Naturalmente, un tal genere di difesa avrebbe messo in luce il coinvolgimento del Governo USA nella trama.
Risulta troppo comodo però avere Umar che si rappresenta da solo e gestirne la difesa, decidere quali prove presentare, quali testimoni chiamare a deporre e quali domande fare ai testimoni. Un processo con Umar che difende se stesso lascerà i fatti rilevanti di questo caso sconosciuti per generazioni.
Credo proprio che Umar abbia deciso di licenziare i suoi avvocati per motivi che non coincidono con il fatto che lui sia un folle terrorista. È oltremodo comodo che l’entità che ha messo in scena l’evento, controlli anche le prove, quali informazioni far trapelare ai media, chi siano i procuratori, nonché la prigione in cui Umar ha soggiornato negli ultimi 21 mesi. Non dobbiamo trascurare il fatto che il governo degli Stati Uniti ha ammesso di infliggere torture e “waterboarding” ai terroristi. Potete vedere i pezzi del puzzle che formano già una chiara immagine?
Non c’è da sbagliare sul fatto che Umar abbia effettivamente cercato di far detonare un ordigno (nonostante fosse un ordigno difettoso) sul Volo 253. Non è innocente. Rimane da scoprire se la complicità di Umar – che suppongo - con il teatrino che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, sia cominciata prima o dopo i fatti del Natale 2009. Non è realmente importante a meno che tu non debba comprendere la sua attuale complicità nella copertura della verità sui fatti nel Natale 2009. Non c’è altra spiegazione della ragione per cui Umar abbia deciso di difendersi da solo rifiutando la difesa di tipo «entrapment» (come ho scoperto che lui farà).
Per coloro che sono ancora scettici su ciò che dico: vi prego di valutare il fatto che io non faccio alcuna affermazione senza averci pensato su attentamente e senza aver svolto approfondite ricerche. È mia ferma convinzione che Umar sia stato scortato per aggirare la sicurezza aeroportuale e che abbia ricevuto una bomba intenzionalmente difettosa da un agente segreto statunitense. La bomba non avrebbe mai dovuto esplodere, ma intendeva semplicemente provocare un “attacco terroristico simulato” o un attacco “sotto falsa bandiera” (“false flag attack”, nell’originale NdT) se preferite. Nel dicembre 2009, erano ormai otto anni che il governo americano non aveva visto alcun attacco terroristico, e diventava sempre più difficile spendere centinaia di miliardi di dollari all’anno sul terrorismo e continuare a combattere due guerre dichiarate ingannevolmente in nome della lotta al terrorismo.
Chi basava le proprie fortune sulla guerra contro il terrorismo non voleva perdere questa gallina dalle uova d’oro.
Ed ecco apparire Umar, il Mutanda Bomber. Un ulteriore beneficio portato dalla bomba inesplosa dentro le mutande di Umar, è consistito nell’avvio dell’installazione delle macchine per il “body scanning” in tutti gli aeroporti. Che cosa conveniente è stata per Michael Chertoff, l’ex capo del Dipartimento della Sicurezza Interna, avere legami con aziende che producevano le macchine per il body scanning! Dubito che questa sia stata una pura coincidenza. Una volta di più, miliardi di dollari sarebbero fluiti dalle casse del governo statunitense verso macchine per il body scanning necessarie per la nostra tutela.
Ciò che oggi ci viene lasciato sono gli elementi frammentari di un caso “Mutanda Bomber” che possono formare una chiara immagine di ciò che successe quel giorno.
A tutti coloro che stanno cercando di metterli tutti insieme, raccomando di prendersi del tempo e di pensare alle prove invece di sorvolare e continuare a stare in una posizione preconcetta di rifiuto.
La verità è che il vostro governo degli Stati Uniti ha organizzato un falso attacco terroristico per rubare i soldi delle vostre tasse e i diritti derivanti dal vostro 4° Emendamento per sentirsi libero di effettuare irragionevoli investigazioni e arresti.
Vi prego di considerare attentamente quanto segue con mentalità aperta e di riflettere sul perché questo tipo di comportamento debba cessare subito.
Le mie valutazioni su questo caso e la lista delle anomalie che differiscono dalla versione ufficiale sono state fatte attraverso: a) numerose discussioni con altri passeggeri, b) ciò che ho potuto riferire in qualità di testimone oculare, c) colloqui con l’avvocato d’ufficio di Umar, d) centinaia di articoli pubblicati su questa storia, e) prove fornitemi da persone “al corrente” o semplicemente da altri cittadini preoccupati, f) dalle registrazioni ufficiali delle udienze a cui ho assistito.
Anomalie del caso in ordine sparso:
1) Nel Dicembre 2010, Chambers ha detto al «Free Press» di Detroit che degli esperti artificieri che lavorano per il Governo hanno dichiarato che era impossibile che quella bomba potesse funzionare. Il «Free Press» più tardi ha eliminato questo articolo dal suo sito online, ma non ha mai cancellato le ultime vicende che riguardano Mutanda Bomber.
2) L’FBI ha ammesso di aver fornito all’attentatore dell’albero di Natale di Portland all’attentatore di Wrigley Field delle bombe intenzionalmente disinnescate poco dopo l’evento di Mutanda Bomber.
3) Il commento di Janet Napolitano sul “sistema che ha funzionato” è stato un lapsus freudiano.
4) L’aereo arrivò alla sua uscita. Fu impedito ai passeggeri di sbarcare dall’aereo per 20-30 minuti (la bomba era ancora sull’aereo?). C’era del materiale che si suppone fosse esplosivo sparso per tutta la cabina dell’aereo. Nessuno prese dei provvedimenti di sicurezza per i passeggeri o per assicurarsi che gli “esplosivi” non rappresentassero un pericolo per i passeggeri. Questa è la prova che si sapeva già che non c’era pericolo alcuno per i passeggeri.
5) La TSA ha ammesso di aver appreso della minaccia terroristica mentre il volo era oltre il Canada/Oceano Atlantico. Nessuna misura è stata presa per avvisare il pilota o per dirottare il volo verso un atterraggio di emergenza da qualche altra parte.
6) La mia testimonianza oculare sull’uomo elegante e tutte le prove testimoniali legate a quest’uomo. Non c’è nessuna spiegazione plausibile sul comportamento di quest’uomo tranne il coinvolgimento del Governo. Il video dell’aeroporto non è mai stato rilasciato e rimane in stato di protezione su ordine della Corte.
7) La continua pubblicazione da parte del Governo della foto sul passaporto di Umar attraverso i media. Ciò fu fatto nient’altro che per gettare discredito su di me. Quale può essere il motivo di una così martellante bella mostra di questa foto su tutti i media? In nessun altro caso la foto di un passaporto è stata mostrata nei media. Mai nessuna copia del presunto “passaporto” di Umar, comunque, è stata rilasciata a Chambers prima del Giugno 2011. Il rilascio del passaporto alla difesa d’ufficio è stata procrastinata di 19 mesi al fine di limitare i tempi necessari a Chambers per dotarsi di esperti che ne valutassero l’autenticità.
8) La spiegazione per il cameraman è quasi incredibile. Iniziò a filmare il cielo appena prima che iniziasse l’attacco e poi si dedicò subito a filmare l’attentato dall’inizio alla fine. Tutti noi pensavamo che stessimo per morire. Per noi l’ultima cosa da pensare sarebbe stata di mettersi a filmare qualcosa.
9) Il 1/5/2010 Breibart ha pubblicato un articolo che indicava che il Governo aveva visionato più di 200 ore di video dell’aeroporto che non evidenziavano la presenza di alcun complice. Questo articolo è contraddetto da un altro di Brian Ross dell’ABC News del 22/1/2010 che indicava che «Il Governo sta cercando di identificare l’uomo che aiutò Umar a Schiphol» L’articolo dimentica di menzionare che questo «uomo vestito elegantemente» ha scortato Umar senza un passaporto attraverso i controlli di sicurezza e invece cerca di descrivere l’immagine di quest’uomo come un membro di Al-Qa'ida. Il Governo viene contraddetto in ambedue le versioni e sta tentando in ognuna di realizzare deboli insabbiamenti.
10) Umar è accusato di cospirazione. I nomi dei complici o dei fiancheggiatori non sono mai menzionati. Non sono nell’elenco dei ricercati e non sono mai stati messi in discussione. Il motivo è che sono degli agenti segreti americani.
11) Il portavoce delle dogane Ron Smith ha cambiato la versione ufficiale sul secondo uomo preso in custodia a Detroit per ben cinque volte. Poi ha inviato ai media una e-mail di blande scuse. La mia versione riguardo quell’uomo non è mai cambiata. Ron Smith alla fine ha rinunciato a mentire e ha smesso di parlare di quest’uomo che invece era presente nelle testimonianze di quasi tutti i passeggeri.
12) Come mai i media hanno costantemente pubblicato le immagini delle mutande di Umar? Quelle immagini mostrano che le mutande sono in gran parte intatte. Ho delle informazioni da una fonte credibile che, a causa di questo incidente, Umar “non avrà mai dei figli”. Questo fatto non coincide con l’immagine di un paio di mutande pressoché intatte. L’incessante pubblicazione della foto delle mutande è stata utilizzata come mezzo di propaganda per sostenere l’inganno.
13) L’accusa ha continuato ad impedire la produzione delle prove da parte dell’avvocato di Umar e in alcuni casi, le ha fornite in ritardo. Perché? Se Umar fosse un pazzo terrorista, qual è quel governo che vorrebbe impedire che la sua difesa se ne accorga? Mi sembra che se la storia ufficiale fosse vera, questo sarebbe stato un caso che doveva aprirsi e chiudersi immediatamente. Sembra che il governo senta il bisogno di proteggersi dalle cause civili intentate dai passeggeri.
14) Perchè Chambers ha ripetutamente affermato che Umar ha una difesa molto valida? La risposta è la “entrapment defense”.
15) Parte dei provvedimenti inclusi nel “Patriot Act” erano previsti in scadenza appena prima del giorno di Natale 2009. Il voto del Congresso estese la loro validità fino al successivo febbraio. Le macchine per il body scanning erano già state costruite e giacevano in magazzino. Michael Chertoff, l’ex capo del Dipartimento della Sicurezza Interna ha legami con i produttori delle macchine per il body scanning. Gli Stati Uniti non hanno subito alcun attentato terroristico dal 2001 fino al Natale 2009. Un nuovo attacco terroristico era necessario per far installare le macchine per il body scanning negli aeroporti.
16) Se il volo 253 si fosse schiantato, nessuno avrebbe mai saputo che la bomba era nelle mutande di Umar. Un attentato non riuscito era necessario per mostrare dove fosse custodita la bomba. Ciò era necessario per convincere gli americani che la dotazione di body scanner fosse essenziale per prevenire attacchi simili in futuro.
17) La storia secondo cui Umar ha ricevuto la bomba in un altro Paese indossandola fino all’aeroporto di Schiphol è illogica. È molto più verosimile che abbia ricevuto la bomba difettosa dentro o vicino all’aeroporto. È più verosimile che l’uomo trattenuto a Detroit gli abbia dato la bomba a Schiphol. La mia teoria è che il cane addestrato degli artificieri (come noi abbiamo potuto vedere di persona) ha fiutato i residui della bomba nella sua valigia a Detroit dopo che eravamo atterrati.
18) Umar poteva essere fermato ad Amsterdam dopo l’imbarco ed essere accusato di varie imputazioni che sarebbero sfociate in un ergastolo. Invece gli è stato permesso di volare nello spazio aereo degli Stati Uniti e di innescarvi una bomba, sorvolando Detroit, il giorno di Natale, al fine di creare uno scoop mediatico tale da condurre ai body scanner.
19) Come riuscì Umar a procurarsi il suo posto vicino al finestrino e al serbatoio dell’aereo se ha pagato il biglietto in contanti? (devi pagare il biglietto con carta di credito per poter scegliere il tuo posto in cabina).
20) Altri video di attacchi terroristici sono stati divulgati nel giro di qualche ora. L’importante video di questo evento non è mai stato rilasciato. Da notare che l’aeroporto di Schiphol ha più telecamere di qualsiasi altro aeroporto del mondo.
21) La bomba è stata fatta scoppiare in cabina e non in bagno in maniera da poter essere filmato tutto e creare un grande evento mediatico, certamente maggiore di una bomba cilecca innescata in un bagno.
22) Il discorso di Obama “sui puntini non collegati” è confutato dalla testimonianza al Congresso di Patrick Kennedy del Dipartimento di Stato. Kennedy ha affermato, in un gran numero di parole, che il governo stava tenendo sotto sorveglianza Umar e non gli ha revocato il suo visto d’ingresso negli USA per poterlo controllare nel territorio statunitense. Ciò sembra perlomeno un’ammissione che sia stato lasciato entrare negli Stati Uniti di proposito.
23) La testimonianza al Congresso di Michael Leiter indica che il governo statunitense lascia entrare frequentemente negli Stati Uniti i terroristi.
24) Nell’inizio del 2010, un certo Mr. Wollfe è apparso al Keith Olberman Show e ha indicato che l’amministrazione Obama stava valutando la possibilità che (l’attentato ndr) fosse un complotto organizzato intenzionalmente dai servizi segreti USA.
25) Guardate la testimonianza al Congresso di Patrik Kennedy (disponibile su internet) e notate la “ginnastica verbale” che fa per evitare di dire che si è trattato di un complotto ordito dai servizi segreti statunitensi.
26) La Polizia Militare olandese inizialmente affermò che Umar non era passato attraverso le normali procedure di sicurezza. Ciò è stato riferito solamente una volta.
27) Perché un passeggero mi chiamò i primi di Gennaio 2010 per tentare di convincermi di non aver mai visto Umar scortato da un cordone della security, e che invece avrei dovuto testimoniare di aver visto un ragazzino minorenne preso sotto tutela dalla sicurezza aeroportuale? Ciò non era vero. Ho scoperto più tardi che quel passeggero lavora per un fornitore che ha grandi rapporti d’affari con il Dipartimento della Difesa.
28) Perché i media mainstream continuano a non investigare su questa storia e continuano a non pubblicare la mia testimonianza?
29) Un secondo passeggero mi ha contattato e ha confermato la mia versione sull’”uomo vestito elegante”. Lei è spaventata e rifiuta di andare avanti.
30) Perché quasi tutti i passeggeri hanno rifiutato di parlare di questo fatto?
31)Perché gran parte dei passeggeri erano personale militare, dipendenti pubblici governativi o fornitori del governo?
32) Perché l’accusa ha affermato in un’udienza recente che stava ancora trattenendo alcune prove che erano state poste in stato di segretezza (top secret?). Cosa sarebbe di così segreto se il governo non fosse coinvolto nella trama?
33) Perché il sito del «Detroit Free Press» ha cancellato tutti gli articoli su Mutanda Bomber che supportano la mia teoria sull’accaduto, ma ha mantenuto articoli più vecchi che supportano la storia ufficiale?
È una sfortuna che l’imminente giudizio sarà nient’altro che una farsa e un teatro dell’inganno per inculcare la menzogna nelle menti del popolo bue.

Traduzione per Megachip a cura di Cipriano Tulli e Pino Cabras.

25 settembre 2011

"L'illusione della crescita e il debito"



L'alternativa c'è - Puntata 18. Ogni giovedì, appuntamento settimanale di approfondimento sul canale MegaChannelZero di YouTube.
Quali sono le radici politiche ed economiche degli attuali problemi, di fronte a una crisi economica gravissima?  Pino Cabras ripercorre in questo videoeditoriale gli ultimi vent'anni di macro eventi italiani per cercare il filo di una spiegazione e di una possibile alternativa all'illusione della "crescita".

21 settembre 2011

El ocaso del Sionismo Real

por Pino Cabras y Simone Santini.

Cada episodio que confirme la deriva cada vez más peligrosa del militarismo israelí – para quien no se haya dado cuenta: una emergencia grave – nos induce a interrogarnos sobre la profunda naturaleza del Estado de Israel. Por décadas las cosas militarmente más brutales y sin escrúpulos que pudiéramos encontrar en nuestra imaginación, en nuestra época, las veíamos en el racismo del régimen nazi.
La recurrente brutalidad de las acciones militares israelíes – consumadas por una clase dirigente belicista – suscita cada vez más una asociación de ideas con la desfachatez de la Alemania nazi, una analogía que resulta inconveniente y escandalosa, porque el Estado judío ha ligado la construcción de su identidad justamente a la memoria de La Shoah, la catástrofe en la cual los judíos estuvieron entre las mayores víctimas sometidas por el nazismo.
Nada es más escandaloso que hacer analogías entre quien expone las marcas de la víctima y quien tiene las señales del verdugo, porque cualquier conciencia moral no puede aceptar jamás a la ligera que las culpas del verdugo sean atenuadas valiéndose de alguna instrumentalización más bien desenvuelta.
Pero esta combinación no se puede ignorar con un alzar de hombros, ni combatir con celo violento.
En cambio debemos preguntarnos – más allá de toda propaganda – porque Israel después de cada masacre, cada violación suya del derecho internacional, cada vejación suya infligida a los palestinos, provoca declaraciones que lo comparan cada tanto a Alemania, la cual perseguía a los que no eran de raza aria o a Sudáfrica, que perseguía a los que no eran blancos.
¿Por qué sucede esto, a pesar de que Israel tenga en su interior una sociedad pluralista y abierta, con una prensa medianamente vivaz y libre, con estilos de vida asimilables a los de una avanzada democrática occidental?
¿Por qué a pesar de las duras protestas de las poderosísimas corrientes de opinión y de los lobby de distintas naturalezas, que en el mundo simpatizan con la aventura sionista, a Israel se lo compara justamente con los Estados que mucho más que otros han suscitado aversión en el mundo también a causa de sus estructuras cruelmente discriminatorias? ¿Entonces por qué muchos ven a Israel como un Estado racista?
La respuesta escandaliza y nada contra la corriente principal de los medios de comunicación, pero es simple y demostrable: Israel es visto como un Estado racista porque “es” un Estado racista. Un Estado que desde el origen le ha dado una interpretación fanática a la cuestión judía a total perjuicio de los no judíos presentes en Tierra Santa.
Partimos de lo que sucede hoy en el suelo sometido a la soberanía israelí. Nos referimos a un territorio en el cual en su interior sucede que hay dos redes viales separadas: una moderna para uso exclusivo de los colonos judíos, la otra residual y descuidada para los palestinos autóctonos, quienes además en la mayor parte de Cisjordania no pueden conducir sus propios autos. Aquellos que lo pueden hacer deben someterse a una densa red de puestos de control que cierra los pasos por horas, mientras que los judíos tienen una movilidad garantizada y libre. A los palestinos les ha sido impuesto un sistema de rígido toque de queda que asfixia la vida civil y la economía. Sectores enteros de Cisjordania que las fuerzas armadas israelitas clasifican como “áreas militares cerradas”, no son accesibles a los palestinos, incluidos aquellos que posean terrenos en ese lugar desde hace generaciones. Viceversa, a quienquiera que sea aplicada la Ley del Retorno Israelita – es decir, a quienquiera que sea simplemente judío, en cualquier lugar del mundo – no se le aplica ninguna restricción.
A los israelíes les está prohibido transportar palestinos en un vehículo con matrícula israelí, a menos que tengan un permiso explícito. La autorización concierne tanto al conductor como al pasajero palestino. Los trabajadores al servicio de los colonos y los mismos colonos judíos tienen permisos especiales.
A los voluntarios israelíes y de las organizaciones humanitarias internacionales les está prohibido asistir a una mujer en trabajo de parto llevándola al hospital. Los voluntarios no pueden llevar a la estación de policía, a asentar una denuncia, a un palestino que haya sido robado.
Luego Amnesty International denuncia otros elementos de sistemático estrangulamiento económico, jurídico y político de la sociedad civil árabe de los territorios ocupados, que son millones de personas. Son discriminaciones muy incisivas y estructurales, incluso cuando no pasan con la ley sino con trámites administrativos metódicos e infinitamente repetidos: «Las Fuerzas Israelitas han desalojado por la fuerza  a los palestinos y han demolido las casas, especialmente en Jerusalén Este, por la razón de que los edificios no tenían permisos. Esas autorizaciones les son sistemáticamente negadas a los palestinos. Encima, las colonias israelitas han sido autorizadas a expandirse sobre territorios confiscados ilegalmente a los palestinos».



Las discriminaciones no se limitan a los territorios ocupados. No hablamos sólo de Cisjordania y de ese campo de reclusión en el cual ya se ha convertido Gaza desde hace demasiados años para un millón de personas, con el embargo que afecta incluso la pasta y los cuadernos.
También dentro de Israel la distinción entre judíos y no judíos se rige por la ley. Hay diferencias importantes entre ciudadanos judíos y goym de Israel, con respecto al acceso a los bienes inmobiliarios, a las uniones familiares y a la adquisición de la ciudadanía. Uno de cada cinco ciudadanos israelíes es árabe. Si uno de ellos quisiera casarse con una persona árabe que vive en los territorios, jamás podrá vivir junto con ella en Israel. Y un hijo de esta pareja puede vivir en Israel, pero sólo hasta los 12 años, luego debe emigrar.


El “carácter judío” del Estado de Israel tiene implicaciones discriminatorias muy evidentes. A los gobernantes de Israel les interesa mucho resaltarlo casi dictándolo a sus interlocutores internacionales, los cuales se lo dejan dictar sumisamente, como el ex Presidente del Consejo Italiano Romano, Prodi, en un famoso y vergonzoso micrófono abierto sin saberlo con el entonces Primer Ministro Israelí Ehud Olmert.

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En la época del nazismo, a pesar de las absurdas quimeras de Hitler, el intento de definir quién era judío se presentaba a menudo como rompecabezas jurídico. Roberto Finzi lo explica bien, en su libro: L’Antisemitismo: «A pesar de todas las elucubraciones de las teorías y de las “investigaciones científicas” racistas en Alemania, como más tarde en Italia, de hecho no se logra individualizar otro criterio que el de la pertenencia religiosa». Desde allí nacía una tan minuciosa como inconsciente casuística discriminatoria que individualizaba incluso “mestizos en primer grado”. En la Alemania nazi “judío y mestizo de primer grado pueden ser perfectamente hermanos, incluso hasta gemelos; basta que uno esté enamorado de una joven judía y el otro no».
En el momento en el cual la discriminación cambiase de color, la atribución de los derechos de ciudadanía en base al Judaísmo de todos modos presentaría paradojas irresolubles.
Incluso irresolubles en manos de una clase dirigente audaz que apuntase a la solución nacionalista sionista – es decir la del Israel que conocemos – para desatar todo el nudo judío, sin lograrlo del resto. Es una pretensión que ninguna crueldad puede satisfacer.
El porqué lo explicaba Ernesto Balducci en “El Hombre planetario”: «el caso judío es un caso en sí mismo: cuanto más se razona para desatarlo en articuladas explicaciones de la historia, más nos enroscamos alrededor de un “grumo” inexplicable. En tanto, mientras no es difícil decir quién es un musulmán o quién es un negro, es imposible decir quién es un judío. El término no indica una pertenencia étnica (no existe una raza judía) ni una profesión de fe (existen judíos ateos) ni una patria (hay judíos que no quieren ni oír hablar de Israel) ni una cultura (hay judíos totalmente integrados en la cultura del país en el que habitan). Quizás podríamos decir que el elemento esencial del judaísmo es la comunidad de una memoria histórica: si éste hilo se corta, el judaísmo encaja perfectamente en lo común de los hombres».
¿Esta fidelidad del pueblo judío a su propia diversidad hay que entenderla quizás como el residuo de un tribalismo obstinado? No necesariamente, como explicaremos. Los impulsos homologadores del mundo globalizado son a menudo peligrosos y el caso judío puede ser visto como una señal de la fuerte individualidad de las etnias que se colocarán mañana en el mosaico de la humanidad unificada por los grandes desafíos planetarios.
Al contrario, el valor universal de los derechos del hombre, tanto como conquista del pensamiento jurídico, como de práctica concreta, debe dejar de lado cualquier privilegio exclusivista por la singularidad étnica.
Balducci aclaraba: “Hasta ahora, cuando hemos elegido seguir la línea de la fidelidad étnica, hemos manipulado los criterios de la completa igualdad entre los hombres y cuando hemos elegido seguir la línea de esta igualdad hemos demostrado hostilidad, teórica y práctica, hacia toda forma de diversidad, individual y colectiva.
La cuestión judía nos impide hacer cuadrar las cosas, es decir, dar soluciones a un problema que todavía no se puede resolver, porque faltan las condiciones. Por este motivo la cuestión judía nos envía al futuro”.
Un dilema tan delicado no puede residir por lo tanto en las armas (convencionales, no convencionales, atómicas y propagandísticas) acumuladas durante décadas por la actual clase dirigente sionista y sus corresponsables, tanto en sus corrientes religiosas fundamentalistas como en aquellas secularizadas que no reniegan nada del laico Ben Gurion, cuando declaraba que “debemos usar el terror, el asesinato, la intimidación, la incautación de terrenos y el recorte de todos los servicios sociales para liberar a Galilea de su población árabe”, y que actúan en consecuencia.
Un nudo como éste es un banco de prueba fundamental para el planeta. Subestimarlo o pensar en deshacerlo con el aventurismo militar nos lleva derechos a una guerra de vastísimas y funestas proporciones, un peligro que se hace cada día más concreto.
Llegar a resolverlo creativamente, con designios políticos de escala mundial que rediseñen el equilibrio político del Oriente Medio, es la única tenue luz para evitar la catástrofe. Es una tensión en favor de un auténtico realismo político. Estamos contra el antisemitismo precisamente porque este es un problema de alcance global. Enfrentarse contra el antisemitismo no es solo un modo de tener en gran consideración la cuestión judía, es un modo de preocuparnos sentidamente sobre el futuro del hombre. Por lo que debemos estar a la altura de esta complejidad.
Dos académicos, el geógrafo Arnon Sofer y el demógrafo Sergio Della Pergola (un israelí que ha nacido y vivido en Italia hasta 1966) de la Universidad de Jerusalén, en su tiempo consejeros de Ariel Sharon, han analizado la situación en términos que podemos resumir a continuación: dadas las actuales proyecciones sobre el crecimiento demográfico, Israel deberá resolver un problema que tiene tres variables: democracia, judaísmo, dimensión territorial. Solo dos de estas variables podrían coexistir en el Israel de los años que vendrán.
Podrá ser un estado democrático y hebreo, pero entonces tendrá que ser de dimensiones reducidas.
Podrá ser un estado democrático y grande, pero entonces ya no será hebreo.
En fin podrá ser hebreo y extenso, pero entonces ya no será más democrático.
Aunque la solución “dos pueblos, dos estados” a este punto ya se considere unánimemente – tanto a nivel internacional como italiano – como la única conclusión posible del conflicto, una solución como esta, siempre y cuando se realice, jamás, difícilmente podrá conducir a una pacificación de la zona porque no corresponde a los criterios de justicia y de equidad.
La situación que de hecho se ha creado en Palestina (es decir en los Territorios y en Israel) no consiente el nacimiento del estado palestino al lado del de Israel, o tan solo como una mera “expresión geográfica” privada de los más elementales contenidos de soberanía.
El naciente estado de Palestina tendría la posibilidad de realizar una política de defensa independiente y no podría tampoco establecer relaciones diplomáticas con los demás estados en dicha función; dependería totalmente de Israel en lo que se refiere a la utilización de recursos minerales, es decir agua y energía.
La conformación territorial que se ha consolidado en el lugar (en particular en Cisjordania) con la política de los asentamientos y la construcción del muro “defensivo” hace que los territorios palestinos sean completamente inadecuados para formar un sustrato geográfico favorable al nacimiento de un estado soberano.
Con la situación diplomática actual, además, el nacimiento del estado palestino no resolvería las controvertidas cuestiones de Jerusalén capital y de la situación de los prófugos que desde 1948 en adelante han sido obligados a abandonar Palestina.
La solución “dos pueblos, dos estados” podría además provocar una ulterior fuente de conflicto, latente ahora. Con el nacimiento del estado de Palestina, el componente árabe con pasaporte israelita que actualmente vive en el territorio de Israel (aunque con un status de ciudadanos de serie B, como hemos visto) podría ser “invitada” a trasladarse en el nuevo estado para realizar dos entidades nacionales (Israel y Palestina) puras étnicamente. La historia del Novecientos ha demostrado en otras áreas del planeta muchos precedentes de estos intercambios, con pérdidas humanas espantosas.
El nacimiento de Israel como estado excluyente, sobre una base confesional y étnica, así como deseado por la doctrina sionista, ha producido desde su fundación una herida que no se ha vuelto a cicatrizar. Si desde los años ’30 se hubiera prospectado el nacimiento de un estado independiente en todo el territorio de Palestina (que comprendiera la actual Israel más los territorios) con caracteres multiétnicos, multi-confesionales, multi-nacionales, el estado hubiera obtenido muy pronto y quizás enseguida, un carácter pacífico y unitario.
Nos preguntamos: ¿es posible recuperar, ahora, esa perspectiva? Es decir, ¿el nacimiento de un único estado para dos pueblos? Sesenta años de guerras y de divisiones han marcado profundamente las dos partes, hasta el punto de que una posibilidad de este tipo parece utópica. A pesar de ello todavía existen, tanto en los ambientes pacifistas israelíes como a nivel internacional, grupos y personalidades judías que, sobre una base anti-sionista, prospectan la reconciliación con los palestinos y la posibilidad del nacimiento de una entidad estatal bi-nacional y multiconfesional.
Que árabes y hebreos, en resumen, puedan vivir juntos con iguales derechos y dignidad en un único estado. En cuanto a la estructura jurídica podría inspirarse en naciones que ya existen, como Canadá, Bélgica o Suiza, países que históricamente, aun habiendo vivido recientemente algún impulso separatista, han determinado paz y prosperidad entre etnias distintas aún viviendo en el mismo ámbito geográfico.
En el plano político esto significa llevar la perspectiva “dos pueblos, un estado” a nivel de conocimiento y de debate público al fin de contaminar el pensamiento único fundado sobre “dos pueblos, dos estados”, una perspectiva que hace pensar a la “realpolitik”, pero que se demuestra cada vez más estéril y políticamente impracticable.
Con el patrocinio de exponentes y/o grupos políticos internacionales es quizás el momento de promover convenios y conferencias sobre el tema, determinando el encuentro entre exponentes hebreos y árabes favorables a dicho proyecto, con la perspectiva de crear una organización permanente, internacional. Un foco multiétnico que desarrolle, promueva, analice y resuelva todas las problemáticas inherentes a la cuestión y que coagule alrededor de sí misma cada vez fuerzas mayores.
Es cierto, el hipotético Estado Único de la Tierra Santa –que hoy se encuentra en una zona que ya está muy poblada – se convertiría en una de las zonas potencialmente más  densamente habitada del planeta, debido a las especulativas Leyes del Retorno que deberían garantizar a los palestinos y a los hebreos vivir donde lo deseen, en ese territorio. Un proceso de “nation building” de esta naturaleza sería costoso. Pero si se piensa en los miles de millones actuales quemados por los Estados Unidos todos los años para mandar armas estratégicas, si se piensa en los anormales gastos de gestión del apartheid, si se piensa en perspectiva a la salida que podrían tener los negocios de Medio Oriente, los recursos saldrían, de seguro.
De los inevitables problemas de seguridad que hoy Israel afronta con unilateralidad militar despreciando la comunidad internacional, deberían estar a cargo de una masiva presencia de fuerzas armadas, fuerzas de policía con cooperación civil de todo el mundo. Un año de servicio militar o civil en Hebrón, en Jerusalén, en Gaza, en Tel Aviv significarían para toda una generación una experiencia de gran apertura al mundo.
Hoy el discurso más herético del mundo, o sea desear la derrota política del proyecto sionista y desear una transformación del estado que renuncie al equilibrio existente, no es de seguro sinónimo de destrucción de la presencia judía en Tierra Santa. Sino más bien el contrario.
“Ahora, de todos los improbables motivos que alegan los sionistas para ocupar a Palestina”, recuerda Miguel Martínez “el único que tenga un mínimo de coherencia es el teológico, basado sobre una de las posibles lecturas de lo que llamamos “Antiguo Testamento”, obviamente  para quien cree en ello. Y no hay duda de que las tierras israelíes en la Biblia (donde además no aparece nunca la expresión “Tierra de Israel”) corresponderían más o menos a la Cisjordania más la Galilea, excluyendo la mayor parte del Israel previa a 1967. Por lo tanto son significativos para el judaísmo exactamente esos lugares que los sostenedores de “dos pueblos dos estados” quisieran que fueran restituidos a los palestinos”.
No sorprende poder encontrar entre los hebreos ortodoxos una figura como Menachem Froman, que vuelve al revés los presupuestos del “sionismo real”.
La Tierra es única y humanamente pertenece a los palestinos; “pero los hebreos tienen el derecho, y quizás el deber, de vivir en los lugares más sagrados de esa tierra.
Es decir, un estado único desde el Jordán hasta el mar, con los mismos derechos para todos sus ciudadanos; y libertad para los hebreos religiosos de establecerse en lo que ellos llaman Judea y Samaria. En base al mismo principio, Froman ha defendido las colonias hebreas en Gaza”.
Froman tiene un diálogo verdadero y cálido también con Hamas y con otras formaciones sociales y políticas palestinas.
El nuevo realismo político procederá –tendrá que proceder- en ambientes inéditos de verdad.
El ocaso del sionismo real y la afirmación de un orden de estado que custodie en un modo nuevo la casa de las distintas religiones y de los pueblos del Medio Oriente puede ser el “temporis partus masculus” de la comunidad mundial.

Traducción de antimafiadosmil.com.
Extraído de: megachip.info
http://www.megachipdue.info/tematiche/guerra-e-verita/3898-due-popoli-uno-stato-per-il-tramonto-del-lsionismo-realer.html