5 gennaio 2011

Quirra, Sardegna. Vicino ai war games, due su tre hanno la leucemia.

di Pino Cabras - da Megachip. VIDEO in coda all'articolo.


Vi riportiamo un articolo comparso su L'Unione Sarda del 4 gennaio 2011 su una vicenda terribile, un disastro militare-ambientale che si consuma nella terra che accoglie la stragrande maggioranza delle esercitazioni militari italiane, una piccola Chernobyl che finora i grandi organi di stampa non avevano saputo affrontare, con la lodevole eccezione di un'inchiesta peraltro poco divulgata di RaiNews24 e di una dimenticata puntata di Report. Come spesso accade, sono stati gli scrittori i primi a perforare le bugie di governi e generali, in mezzo ai silenzi dei media e dei politici pavidi. La "sindrome di Quirra" è stata raccontata ad esempio in due romanzi, quello di Massimo Carlotto e Mama Sabot (Perdas de fogu), e quello di Eugenio Campus (Il pettine senza denti). Ora però tutto il disastro emerge nei tabulati di una Asl. Gli irrisi, i "complottisti", quelli che non accettavano le verità ufficiali, avevano ragione. Il caso, scommetteteci, ora non potrà più essere insabbiato.

Rapporto choc sul poligono di Quirra
L'Asl: negli ovili agnelli deformi e pastori con la leucemia


di Paolo Carta - L'Unione Sarda.


Rapporto Quirra: quasi in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Le indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, sono arrivati a risultati choc. I dati raccolti a ridosso della zona militare sono assolutamente fuori dalla norma.
Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia.

MONITORAGGIO
Il rapporto è stato spedito a metà dicembre ai responsabili del Comitato d'indagine territoriale che si sta occupando del monitoraggio ambientale della zona del poligono interforze tra le colline di Perdasdefogu e lo specchio di mare di Capo San Lorenzo. È soltanto una prima stesura del lavoro che verrà ultimato entro gennaio con il controllo degli allevamenti presenti nelle campagne di Perdasdefogu.
E probabilmente, per una ancora più compiuta analisi, sarà necessario attendere l'esito degli esami di laboratorio in corso sugli ovini e sui bovini prelevati negli allevamenti, sui vermi, sulle cozze e su parte della flora già selezionati dagli esperti.
Ma un dato già oggi è certo. Cioè che il lavoro ovile per ovile dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari ha confermato quel che da tempo sostengono pacifisti e antimilitaristi riuniti in diversi comitati: ciò che sta accadendo a Quirra è un fatto assolutamente eccezionale.

I TUMORI
L'indagine dei veterinari (arrivata dieci anni dopo le richieste ufficiali dei pacifisti alle istituzioni) ha analizzato soltanto gli allevamenti. Invece il bilancio dei decessi per tumori aggiornato in un registro a cura del comitato pacifista "Gettiamo le Basi" è ancora più grave: 23 militari e 40 persone tra i civili che pascolano, coltivano, abitano o lavorano nei pressi della zona militare.
E finisce per mettere sotto accusa le attività del poligono interforze, anche se nella loro relazione i veterinari effettuano soltanto una fotografia (inquietante) dell'esistente, senza lasciarsi andare nella spiegazione scientifica delle cause di tutto ciò, che dovrà venire dal comitato scientifico responsabile del monitoraggio ambientale sul poligono interforze di Quirra.

LE NANOPARTICELLE
In attesa dei riscontri ufficiali del controllo del territorio, che doveva concludersi entro il 2009 ma che non è ancora terminato, quel che è emerso dai primi riscontri trapelati alimenta il dibattito intorno al poligono interforze e più in generale sugli effetti che producono tutti i campi di addestramento bellico sardi (anche quelli di Capo Frasca e Teulada) nel territorio.
La dottoressa Maria Antonietta Gatti dell'Università di Modena (consulente del ministero della Difesa nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito) ha riscontato nanoparticelle di metalli pesanti, ribattezzate polveri di guerra (perché in quelle dimensioni e forme possono essere causate soltanto da esplosioni a temperature raggiungibili solo con l'utilizzo di proiettili arricchiti) persino a Baunei, parecchio a nord rispetto al poligono del Salto di Quirra.
E adesso i riscontri dei veterinari che hanno battuto palmo a palmo la zona mettono in correlazione l'alta incidenza dei tumori negli allevatori con i casi di agnelli nati con due teste o sei zampe oppure addirittura sventrati.
NEGLI ALLEVAMENTI La ricerca palmo a palmo ha coinvolto tutti gli ovili di Quirra ed è stata confrontata con i dati raccolti in un'altra zona della Sardegna, non troppo lontana, quella di Villagrande. Qualche esempio. In un allevamento a San Lorenzo, sorto 25 anni fa, i veterinari sono venuti a conoscenza di un elevatissimo numero di aborti tra il 1985 e il 1990 e negli ultimi cinque anni sono nati capretti senza organi genitali.
Il figlio del titolare dell'allevamento si è ammalato di tumore nel febbraio del 1997 ed è morto nel novembre del 2004.
A Tintinau, l'ultimo agnello nato con gli occhi dietro le orecchie risale al dicembre del 2009 e due fratelli allevatori che accudivano il bestiame sono morti di tumore a distanza di otto mesi uno dall'altro tra il 2003 e il 2004.
Un terzo fratello è in cura per la stessa patologia dal giugno scorso a Milano. E questi sono soltanto alcuni passi della relazione di 43 pagine firmata dai veterinari Giorgio Mellis e Sandro Lorrai. Una novità per certi versi clamorosa destinata a riscrivere la storia sanitaria del Salto di Quirra e ad aprire nuovi scenari sui tumori nei pastori.
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Claudia Zuncheddu : «Vogliamo sapere la verità»


Claudia Zuncheddu, consigliere regionale dei Rossomori e da sempre in prima fila nella battaglia per la riduzione delle servitù militari e per conoscere la verità su ciò che avviene nei poligoni sardi di Quirra, Capo Frasca e Teulada, presenterà un'interrogazione all'assessore alla Sanità, Antonello Liori.
«La relazione dei veterinari delle Als di Lanusei e Cagliari - spiega Claudia Zuncheddu - squarcia il velo del silenzio su quando avviene attorno ai poligoni sardi. Ma di un fatto sono certa: le popolazioni che abitano a ridosso delle basi militari conoscevano benissimo questa situazione, per aver visto tanti familiari uccisi dai tumori e dalle leucemie in un numero assolutamente superiore ai dati standard. Perché noi tante volte parliamo di incidenza dei tumori, di numero dei casi di leucemie registrate a Quirra, spesso dimenticando che questi fatti sono riferiti a persone che si sono ammalate, che hanno sofferto, che hanno lottato contro il male. Un vero e proprio dramma per tanti».
Secondo Claudia Zuncheddu, spetta alle istituzioni intervenire: «Servono maggiori controlli, è necessario un sostegno alle popolazioni che pagano a caro prezzo, in termini economici e di salute, la vicinanza con le basi militari. La gente da sola può far poco o niente, spetta ai politici dimostrare di essere davvero vicini alle esigenze dei sardi, soprattutto di quelli che soffrono». Alcuni indagini del passato avevano avanzato l'ipotesi, smentita da più parti, che la stretta consanguineità presente in zone molto chiuse come Quirra potesse favorire l'insorgenza delle malattie.
Una tesi confutata anche da Claudia Zuncheddu (che è un medico): «Non è vero che i sardi siano più predisposti di altre popolazioni ad ammalarsi di tumore. Lo dimostrano anche gli studi sulla longevità. È invece provato che nelle zone più inquinate, attorno ai nuclei industriali come Porto Torres e Sarroch e come i poligoni, l'incidenza sia più alta proprio in relazione alle emissioni delle fabbriche e ai danni causati al territorio dai test bellici». E l'argomento inevitabilmente si sposta sulle servitù militari: «Il popolo sardo paga un prezzo troppo alto. Il 66 per cento dei poligoni italiani è ospitato in Sardegna». (p.c.)


Mariella Cao (Comitato Gettiamo le Basi): «Dati parziali ma tragici»
Il monitoraggio ambientale della zona del poligono di Quirra comprende anche l'esame della radioattività diffusa, delle onde elettromagnetiche emesse dai radar e delle nanoparticelle di metalli pesanti prodotte dai test bellici. Ma è un controllo che non convince i pacifisti.
«Forze armate, Ministero della Difesa e Nato - spiega Mariella Cao, portavoce del comitato “Gettiamo le basi” - mantengono saldo il doppio ruolo di controllore e controllato, di giudice e imputato. Hanno predisposto loro stessi il piano di monitoraggio, di fatto soltnato l'acquisto di strumenti per esami che non possono dare risposte sulla cosiddetta “sindrome di Quirra”, come ammettono le stesse Forze armate e le ditte che si sono aggiudicate l'appalto. Inoltre i risultati, previsti per l'autunno del 2009 e in eterno slittamento, sono scontati, cioè daranno il marchio di qualità ambientale al poligono. In linea con quanto prevede lo stesso obiettivo iniziale: tranquillizzare la popolazione locale nonché il personale del poligono e acquisire la certificazione ambientale ».
Mariella Cao addirittura ha il sospetto che al termine del monitoraggio, «il Ministero dalla Difesa si sentirà autorizzato a respingere le richieste di risarcimento dei danni sollecitate dai familiari di chi si è ammalato di tumore a Quirra e dintorni, malgrado l'epidemia di leucemie e alterazioni genetiche provate anche dall'esame dei veterinari Asl. Se è tutto in regola, significa che non ci sono danni da pagare, può essere il risultato finale. Scandaloso». Mariella Cao osserva comunque con favore i dati parziali trapelati dai primi esami: «Evidentemente il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La ditta che deve controllare l'inquinamento dell'aria ha affidato gli esami alla dottoressa Gatti che ha trovato nanoparticelle di metalli pesanti cause di tumori addirittura a Baunei. E l'indagine veterinaria sollecitata da noi pacifisti (ed effettuata con un ritardo grottesco di 10 anni), ha fornito dati agghiaccianti sul rapporto tra malformazioni genetiche degli agnelli e i tumori negli allevatori».
I pacifisti chiedono poi che fine abbia fatto l'indagine epidemiologica sulle persone residenti prevista dall'appalto del monitoraggio ambientale e poi cancellata. «Vogliamo la verità su Quirra», chiude Mariella Cao. (p.c.)

Comunicato del Comitato Gettiamo le Basi
Monitoraggio del Poligono Interforze Salto di Quirra (PISQ)
Le pentole e i coperchi
Il pesante travisamento delle  posizioni del comitato Gettiamo le Basi apparso su L’Unione Sarda (“Quirra  in ritardo l’esame ambientale”20/12/2010)  impone di precisare e fare il punto.
RIEPILOGO
1 Forze Armate,  ministero della Difesa e Nato si sono arrogati e mantengono saldo il doppio ruolo, scandalosamente  inossidabile, di controllore e controllato, giudice e parte in causa. Loro hanno predisposto e gestiscono il Piano di Monitoraggio, di fatto un piano d’acquisto di strumentazioni e connessi  servizi di esame ambientale, un esame che  non può dare risposte alla “sindrome Quirra-Escalaplano” come ammettono le stesse forze armate e le  cinque ditte che si sono aggiudicate l’appalto Nato
2 I risultati del monitoraggio-placebo sono scontati, sono stati  anticipati fin dal momento dell’avvio (febbraio ’08). L’obiettivo è stato esplicitato con incredibile candore o tracotanza: “Tranquillizzare (alias sedare, narcotizzare) la popolazione locale, nonché il personale del Pisq (..) acquisire la Certificazione ambientale”, cioè dimostrare che il poligono della morte è un gioiellino ecologico, di conseguenza eludere anche l’obbligo di risarcire le vittime dell’epidemia di leucemie e alterazioni genetiche che ha come epicentro l’insediamento militare Quirra-Perdasdefogu.  Decreti del 2010 hanno già provveduto ad esonerare le forze armate dalle responsabilità penali, una sorta di  lodo Alfano pro Stati Maggiori passato sotto indecente silenzio
3  Per salvare le apparenze  si è assegnato il ruolo di controllore di facciata a una Commissione Tecnica Mista di Esperti,  nominata a cose fatte, senza possibilità d’intervento sostanziale su metodologie e tecniche disposte dai contratti appaltati. La componente civile (cinque persone prive dell’indispensabile strumentazione tecnica e di supporti finanziari) ha rifiutato il ruolo di notaio compiacente
e ha respinto al mittente l’incarico di validazione di servizi e forniture delle cinque ditte,. La patata bollente è passata alla riluttante ARPAS, l’agglomerato di pezzi e funzionari delle ASL responsabili di 50 anni di mancati controlli, sponsor delle più cervellotiche teorie “scientifiche” salvabasimilitari, dall’asineria dell’arsenico killer di Quirra (Asl 8) alle alghe insaziabili mangiatrici del torio radioattivo, rigorosamente “naturale”, che abbonda nell’arcipelago maddalenino, base atomica Usa fino al 2008 (Asl 1).
Il diavolo fa le pentole non i coperchi
Qualcosa non è andata per il verso agognato e predisposto da ministri e generali.
1 Veleni del poligono a Baunei. La ditta che si è aggiudicato il lotto “ Determinazione  radioattività aerodispersa” ha affidato la rilevazione delle nanoparticelle alla dott.ssa M.Antonietta Gatti che sa usare egregiamente i microscopi atti a ingrandire a 120.000 e le ha trovate persino a Baunei prescelta come “bianco”, punto di riferimento-comparazione dati in quanto si presupponeva totalmente esente da inquinamento.  Non trova nanoparticelle, invece, la multinazionale vincitrice del lotto più consistente e nevralgico (la SGS, una partecipata Fiat l’affittuaria stabile del poligono da mezzo secolo, presumibile corresponsabile della contaminazione), le cerca come da contratto con microscopi giocattolo che ingrandiscono solo a 8.000. Parrebbe che l’Arpas si sia ancora accorta dell’inghippo.
2 L’indagine anamnestica. L’esame delle matrici biologiche, ostinatamente voluto da Gettiamo le Basi, nonostante sia stato recepito in modo talmente limitato e inadeguato da sprofondare nel grottesco, ha fornito informazioni agghiaccianti. L’Asl 4, andando oltre il ristretto compito assegnatole di mera manovalanza a costo zero per la Difesa, ha svolto la fondamentale indagine anamnestica su greggi e pastori. I dati  emersi rendono ancora più tetro il quadro della devastazione ambientale e sanitaria che denunciamo dall’ormai lontano 2001.
Il merito dell’Asl, però, non attenua ma rafforza l’inquietante interrogativo sul perché si sia aspettato 10 anni per effettuare questa imprescindibile e doverosa raccolta dati e perché si eviti accuratamente l’indagine sanitaria delle popolazioni residenti, peraltro prevista nel decreto attuativo del Piano  e “opportunamente” evasa. Non conosciamo il costo dell’indagine anamnestica, riteniamo che non superi di molto il costo della benzina necessaria per un giro tra gli ovili. Perchè per dieci anni non si è voluto e ancora non si vuole estenderla almeno alle altre categorie a rischio (agricoltori, dipendenti civili del Pisq, militari e famiglie residenti,ecc.) e alla popolazione di Quirra?
Lo slittamento continuo della presentazione dei risultati – programmato per l’autunno 2009 -  può spiegarsi con il surplus di lavoraccio per mettere un coperchio sui dati  inopinatamente emersi?
..… e non cessa di fare nuove pentole
1 “Il primo passo”. Hanno preso a  raccontarci che  il monitoraggio in corso sarebbe il primo passo per l’accertamento della verità, però non dicono che il fantomatico passo successivo implica un costo almeno non inferiore a quello del “primo passo” in atto, € 2,5 milioni. Chi e quando lo finanzierebbe? Non risultano progetti e tantomeno impegni di spesa delle Amministrazioni competenti.
L’escamotage del “primo passo” è stato usato e abusato a partire dal 2001 nel tentativo, vano, di tranquillizzarci rimandando eternamente al futuro l’ora della verità e rendere digeribili le varie indagini, 7 su 8 respinte al mittente da Gettiamo le Basi e dall’opinione pubblica. L’indagine in corso è il passo numero nove, la nona puntata della cinica ricerca infinita mirata a NON TROVARE quello che si vuole NON TROVARE, dilazionare all’infinito l’unico intervento razionale possibile imposto dalle norme italiane e internazionali: sospensione di tutte le attività del poligono, bonifica delle terre e del mare avvelenati.
2 Deportazione o diaspora. La soluzione al problema creato dal poligono della morte è ventilata a mezza voce. Impone cautela l’eclatante effetto boomerang della proposta avanzata nel 2004 ai pescatori di Teulada del trasferimento a vita in Tunisia in graziose villette gentilmente regalate dall’Esercito Italiano e dal ministero della Difesa.  Per la popolazione del Sarrabus, Gerrei, Ogliastra si punta all’allontanamento volontario, l’auto deportazione “senza oneri per la Difesa”.
3  Uranio impoverito, Commissione Parlamentare d’Inchiesta N° 3. Il presidente dell’attuale  Commissione, Rosario Costa, asserisce: ”La problematica vaccini rappresenta uno dei filoni più rilevanti e innovativi dell’inchiesta”. Con scarsa fantasia si  ripropone il vecchio depistaggio, tentato  e fallito nel 2001, vaccini,  stress da guerra, benzene e quant'altro serva ad assolvere ministri della Difesa e Stati Maggiori. Coerentemente la Commissione  ha scelto come consulente scientifico  Franco Nobile,  membro del Comitato Nazionale Scientifico di Legambiente. Il suo studio “Prevenzione oncologica nei reduci dei Balcani” ha individuato i principali fattori di rischio della sindrome Golfo-Balcani:  vaccini e costumi patogeni dei soldati come l’uso di zampironi e insetticidi vari, sigarette,  tatuaggi, cellulari  e –  abiezione massima -  “Sia pure con una certa reticenza, diversi soggetti hanno dichiarato di assumere superalcolici”  alcuni persino una volta alla settimana,  molti una  volta al mese (pag 41). 
Ci ostiniamo a credere che il popolo sardo abbia uno scatto di dignità e indirizzi la sua volontà e le sue energie per espellere il tumore della colonizzazione militare, per liberare la Sardegna dal ruolo infamante di paradiso della guerra, vittima e complice silente di tutte le guerre di rapina sedicenti umanitarie e democratiche. Ne ha la capacità, con le sue sole forze ha costretto a fuggire da La Maddalena la potente Marina di Guerra USA.




27 dicembre 2010

Un'alternativa al nucleare

di Pino Cabras - da Megachip.


Va smontata, la propaganda nuclearista che vuole violentare la mente di milioni di persone per rifilare la spazzatura atomica: che è poi spazzatura economica, monnezza veterotecnologica di Sarkozy, affarismo per caste di saccheggiatori di pubblico denaro. Va smontata pezzo per pezzo e rovesciata sui poteri che vorrebbero perfino che ci piacesse, che vorrebbero imporci la più smaccata delle manipolazioni di massa. Iniziamo a reagire per vincere. Qui vi proponiamo un controspot, prodotto da MegaChannelZero.


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Potete diffondere il controspot parodistico come il virus della verità, perché la Rete raggiunge milioni di persone. Potete anche produrre voi i controspot, fare i vostri video, studiare anche voi gli spot dei nuclearisti e rovesciare sulle loro teste quel che i nuclearisti hanno prodotto: un vaso da notte pieno di merda ricoperto con foulard di seta. Togliamo il velo e seppelliamo i nuclearisti di risate e di ragionevolezza, prima di non riuscire mai a sepellire le loro scorie radioattive. Pubblicheremo gli spot più belli ed efficaci.
Caricateli su YouTube o altri canali e segnalateceli a redazione@megachip.info.
Oltre a vedere più sopra il nostro videoclip con la parodia audio, qui di seguito potrete leggere un articolo che analizza in dettaglio tutti i trucchi della réclame radioattiva. È un ottimo spunto per costruire le vostre brevi sceneggiature. E poi radioattivare tutto il web.
Ma prima vogliamo ricordare anche che l'alternativa c'è.
Il 21 dicembre 2010 state consegnate alla Camera dei deputati le firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare“Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”. Perfino la stessa Confindustria ritiene che nei prossimi 10 anni le energie pulite genererebbero 1,6 milioni di posti di lavoro contro i 10mila che genererebbe il vaso da notte pieno di merda ricoperto dai foulard di seta di Chicco Testa e Umberto Veronesi.
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Nucleare, spot in TV: le pedine sono i telespettatori ingenui


di Maurizio Maria Corona - da mainfatti.it.
Per accendere di entusiasmo nucleare le tavole degli italiani nei giorni di festa, Chicco Testa e il suo Forum Nucleare Italiano ha pensato bene di irradiare le TV di uno spot che, per gli addetti ai lavori, anche senza audio, sa di propaganda. La propaganda è un'arte sottile e scientifica. L'inventore moderno della propaganda e il suo affinatore e canonizzatore è stato sicuramente Edward Louis Bernays che scrisse il libro omonimo (Propaganda) nel 1928 (un classico da studiare per chiunque voglia occuparsi o decifrare la comunicazione moderna). E' quindi un compito doveroso, da tecnici della comunicazione, riflettere su come in Italia la lobby del nucleare si stia muovendo per convincere la popolazione della necessità di costruire centrali nucleari. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in diverse occasioni affrontando il tema del nucleare ha detto "che 'oggi le centrali nucleari sono assolutamente sicure', annunciando di volerlo spiegare ai cittadini italiani anche attraverso campagne televisive" (La Stampa). Così, non si sa se collegati alla volontà del Presidente del Consiglio e del Governo, arrivano in TV degli spot che parlano di nucleare. Sembrano "spot di prospezione" per un pubblico che ancora si ricorda di Chernobyl, che accoglie ancora i suoi bambini vittime delle radiazioni (i bambini di Chernobyl, appunto), e che fortunatamente ha ancora paura di questa energia sottoprodotto militare. Il primo spot "nucleare" che va in televisione è quello trasmesso su Rai e Mediaset e che va a "colpire" il telespettatore italiano medio, alle prese con i cenoni di Natale e Capodanno. Lo spot si presenta come "neutrale" ed è molto semplice e allo stesso tempo estremamente studiato fin nei minimi particolari. Nel complesso, nella mente distrattamente conscia del telespettatore, rimarrà una partita a scacchi con due uomini che fanno delle affermazioni sul nucleare e che fermano un orologio (tipico dei tornei di scacchi). L'uomo al termine dello spot si rivela essere "se stesso", ovvero la partita è stata tra le due parti di sé, le parti del "dubbio nucleare", del si o del no. Lo spot si chiude con il quesito (rivolto allo spettatore) "E tu sei a favore o contro l'energia nucleare? O non hai ancora una posizione?" E si vedono poi, mentre la camera "allarga", decine di "partite a scacchi" sul nucleare dove uomini e donne sfidano se stessi (http://www.youtube.com/watch?v=R29l7GkBl64). Lo spot porta la firma di forumnucleare.it, sito di un'associazione il cui presidente è Chicco Testa, alfiere convinto del ritorno al nucleare in italia e forte della sua conversione (prima era un "verde" che ha contribuito a smantellarlo). Ovviamente chi conosce la questione e le parti in campo non può che condividere l'opinione dei senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: "Partirà sui canali televisivi, Rai e Mediaset compresi, una campagna pubblicitaria istituzionale del Forum Nucleare italiano che, ammantandosi di neutralità, tenterà di presentare il nucleare come un'alternativa energetica pulita e conveniente. Tenendo presente che del Forum Nucleare fanno parte in qualità di soci fondatori aziende direttamente coinvolte nel business dell'energia atomica quali Westinghouse, Enel, Ansaldo Nucleare, Areva e Edf, è davvero difficle credere che non si tratti di una vera e propria operazione propagandistica". Ma in questo articolo parliamo dello stile di comunicazione dello spot, molto interessante anche per tutti gli studenti di Scienze delle Comunicazioni, che possono divertirsi ad analizzarlo, a prescindere dalle parole e dai dialoghi. Per ora solo alcune osservazioni: Il "contro" usa le pedine nere mentre il "pro" usa le pedine bianche; La voce del sé "contro" l'energia nucleare è cupa mentre quella "pro" è suadente; Il "contro" trascina le pedine e fa mosse "banali" (sembra anche incerto nei movimenti) mentre il "pro" è deciso, fa mosse da "chi sa giocare a scacchi" e poggia con fermezza i pezzi sulla scacchiera; Il "contro" usa sempre e solo l'alfiere nero, mentre il "pro" usa il cavallo (tranne una volta l'alfiere bianco) il pezzo più riconoscibile (che ispira libertà, nobiltà, forza, natura, ecc); Nel fermo immagine il se stesso a sinistra (quello "pro" bianco) e quello a destra (quello "contro" nero) anche se sono "la stessa persona" sono leggermente diversi, difatti quello a sinistra ("pro") è più "bello" che quello a "destra" (con naso a gobba e leggermente più basso del "buono", è un classico). Potremmo continuare per decine e decine di punti ricordando i simbolismi nucleari quali la scacchiera, l'uso strumentale del gioco degli scacchi, l'orologio "atomico" fermato e fatto ripartire, le mosse specifiche, il maglione a collo alto, la sala utilizzata, le finestre, la predominanza del bianco, la postura, la proporzione di uomini e donne, di vecchi e giovani, ecc. Ma preferiamo lasciare il nostro paziente lettore con un video musicale dei Kraftwerk che risponde con liriche ispirate quali "Chernobyl Harrisburg Sellafield Hiroshima. Radioactivity, is in the air for you and me".



(http://www.youtube.com/watch?v=kXD6Gtinvbc)
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NUCLEARE: anche gli industriali sono divisi

da blogeko.it.

Sorpresa: gli industriali sono divisi sull’atomo. Un vicepresidente di Confindustria è il primo firmatario dell’appello al Governo “Invece del nucleare” sottoscritto da (finora) 740 fra imprenditori, manager e professionisti. Dicono in sostanza che la scelta nucleare avvantaggerebbe solo poche imprese, mentre molte ne risulterebbero penalizzate.
Dunque il fervente zelo atomico di Confindustria non è poi così unanime, anche se sta svolgendosi una massiccia campagna pubblicitaria finanziata da grandi gruppi industriali a favore dell’energia nucleare.
L’appello “Invece del nucleare” è stato lanciato dal Kyoto Club. Primo firmatario Pasquale Pistorio, presidente onorario di Kyoto Club ma soprattutto vicepresidente di Confindustria per innovazione e ricerca.
La seconda firma è quella di Catia Bastioli, CEO di Novamont e presidente del Kyoto Club. La terza è di Gianluigi Angelantoni, presidente dell’Associazione Imprenditori della Media Valle del Tevere (Confindustria Perugia) nonchè anch’egli vicepresidente di Kyoto Club.
La costruzione delle centrali nucleari, dice l’appello, interesserebbe “una piccola minoranza di società italiane, mentre larga parte degli investimenti finirebbe all’estero”.
La produzione di energia elettrica avvantaggerebbe “pochi comparti industriali energivori” e “sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare”, che è una fonte di energia molto costosa.
Gli industriali stimano che l’intero programma nucleare del Governo costerebbe almeno 80 miliardi, con conseguente inevitabile sottrazione di risorse “ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili” che invece possono generare “ricadute economiche e occupazionali immediate”.
Lo dicono gli industriali, non gli ambientalisti: ci siamo limitati ad aggiungere i link. Ecco il testo di “Invece del nucleare” con, in calce, le firme.

I «Fatti» e i «fatti» di un'Italia ibernata

di Pino Cabras – da Megachip.


Chissà cosa direbbe di Wikileaks il personaggio misterioso nascosto dietro la sigla G.P., l’uomo oscuro che attraversa le vicende di E’ già sera, tutto è finito, un romanzo pubblicato nel 2010. Lui, G.P., è sempre loscamente puntuale all’appuntamento con gli avvenimenti più importanti del momento. Il personaggio pronuncerebbe anche ora una frase che ripete spesso: «Ci sono Fatti con la maiuscola e fatti con la minuscola. Io mi occupo di quelli con la minuscola». Esiste qualcuno in grado di pronunciare una frase come questa, apparentemente innocua e dimessa, in realtà segnata da una volontà di potenza spietata e nascosta. Qualcuno che a questa frase intende dare senso fino in fondo, mentre passano i decenni, le stragi restano impunite, e i segreti più pesanti non trovano nemmeno una personalità ambigua, che so, un Julian Assange, un Massimo Ciancimino, che li possa sbloccare.
Oltre ai personaggi che emergono oggi dalle inchieste o dalle rivelazioni giornalistiche concesse dal mainstream, scopriamo nel corso del racconto personaggi più in ombra, da raccontare con il passo epico di un intreccio fra mondi lontani. egiaseraQuesto è il passo ambizioso dell’opera prima di Tersite Rossi, lo pseudonimo che riveste le quattro mani dei giovani autori Marco Niro e Mattia Maistri.
“E’ già sera, tutto è finito” (Pendragon, 2010), già alla terza edizione, avrebbe molti elementi per essere un libro “alla moda”, oggi che si sta di nuovo riflettendo sugli anni 1992-1994, quando crollò la cosiddetta Prima Repubblica, un passaggio drammatico della storia civile e politica italiana, che ha triturato vite, carriere, movimenti politici, speranze, il tutto in mezzo a stragi, tensioni, ricatti e misteri. Il libro nel 2010 è stato il primo, ne sono seguiti almeno una decina, tutti concentrati a capire quel passaggio cruciale, le trattative Stato-mafia, le trame, i segreti sigillati, ecc.
Eppure è anche un romanzo necessariamente “fuori moda”, perché testardamente non vuole piegarsi a un solo punto di vista generazionale né presentarsi come gli instant book.
C’è sì lo sguardo inevitabile all’Italia di oggi, un Paese che proprio a partire da quel triennio maledetto è inceppato dall'ibernazione tossica della Seconda Repubblica e del suo dominus miliardario. Ma percepiamo anche l’immedesimazione con chi si affacciava alla vita pubblica nei primi anni novanta, come il gruppo di attivisti di un piccolo paese del Nordest.
Vediamo la storia di Antonio Castellani, giornalista d’inchiesta che vuole portare in modo dolente tutte le consapevolezze di un figlio del Sud che si era affacciato al Sessantotto, uno che sa tutto della terra e di un’antica cultura contadina, e perciò conserva un distacco rispetto al cortocircuito borghese in cui si sviluppano le storie e i riflussi post-sessantottini, in un ciclo storico lungo, quasi interminabile.
Si intersecano tante Storie e storie, con la maiuscola e la minuscola, dalla corruzione della politica locale al crollo della sinistra, dalle velenose propaggini dell’implosione jugoslava alla menzogna sistematica dei media, dalle grandi trame intessute dagli spaventosi burocrati della paura, fino alle piccole pavidità che le fanno attecchire. Il tutto è raccontato lungo diversi piani temporali, con diverse visuali e mentalità che convergono verso la crisi che poi paralizza il Paese con le bombe e la paura.
La speranza che si spegne nei giovani attivisti si consuma in provincia, a Gazzolino, in quel Nordest italiano che rappresenta uno dei luoghi fondamentali in cui si esaurisce una parabola storica che sembrava impennarsi sulle ali della crescita economica, ma poi si ripiega su se stessa fino a rispecchiare un declino inesorabile, dapprima morale e poi anche pienamente economico.
E lì viene rappresentato l’inizio della distruzione della partecipazione democratica, nel momento in cui la Casta si chiude, si rende catafratta, espellendo un’intera generazione che voleva portare ideali, e idee. Il precariato disperato di questi anni – una generazione perduta - è originato anche dalla distruzione delle formazioni sociali in cui si svolgeva la personalità dei cittadini. Le tante Gazzolino d’Italia hanno composto una catastrofe politica che finora nessuno aveva provato a raccontare.
Le macchinazioni violente di G.P. somigliano invece alla presenza del misterioso “signor Franco” delle trame stragiste di cui oggi cominciamo a sapere appena qualcosa dopo tanti anni, nelle cronache.
Antonio, cronista di razza, giornalista investigativo vecchio stile, ci fa arrivare la parte migliore del suo mestiere, perché fa nomi e cognomi. Attraverso di lui, anche il romanzo fa nomi e cognomi, coraggiosamente. L’appendice finale del libro è un ottima guida anche per i futuri storici. Può esserlo già oggi per i cronisti.
Non è un caso che questa narrazione sia stata apprezzata da Massimo Carlotto, essendogli molto congeniale il registro “noir” con cui il testo di Tersite Rossi racconta quel che il giornalismo non riesce più a raccontare.
“È già sera, tutto è finito” inizia a colmare un deficit di comprensione sul potere che ha modellato l’Italia degli ultimi decenni, più di quanto potrebbero colmarlo le singole “rivelazioni”, e perfino più delle inchieste della magistratura. Non c’è da illudersi in questa materia. Come ha ricordato Aldo Giannuli, «quando si deve ricostruire una vicenda terribilmente complicata ed articolata come le stragi, dove entrano in gioco gruppi eversivi ed apparati dello Stato, agenti stranieri e uomini politici d’alto livello, il processo esige centinaia di testimoni, valanghe di documenti, decine e decine di perizie, una pioggia di sequestri, intercettazioni ecc.», con un impatto che la struttura del processo penale prevista dal codice non regge, essendo «pensato per casi molto circoscritti, con pochi testi, due o tre perizie, pochi imputati».
La comprensione di questo periodo non potrà essere quindi solo giudiziaria, né solo giornalistica, né soltanto strettamente storiografica. Aiutano di più gli approcci che si rifanno al «Cos'è questo golpe? Io so» di Pier Paolo Pasolini.
Quel tipo di denuncia in forma d’arte, di racconto di vita e di caratteri, di adesione più piena a una verità storica, con Tersite Rossi prova ad aggiornarsi, e a tenere così al corrente la nostra possibilità di dire «Io so», ancora una volta.

17 dicembre 2010

Quando i giornalisti non vogliono vedere le pistole fumanti

di Pino Cabras – da Megachip
Con Video di MegaChannelZero in coda all'articolo.


Abbiamo provato a ricordare ai giornalisti d’inchiesta che l’analisi dei segreti del potere non è nata con Wikileaks. Segreti penetrabili ce n’erano anche prima. Ad esempio tante vicende collegate all’11 settembre 2001, spesso delle vere «pistole fumanti». Proprio questo è il titolo che abbiamo dato all’incontro con i giornalisti e i cittadini venerdì 10 dicembre a Roma. Giornalisti che hanno risposto all’invito: pochissimi. Hanno preferito continuare nel loro silenzio, confortante per le verità ufficiali. Così non hanno assistito alla proiezione dei filmati inediti o poco conosciuti che raccontavano un 11 settembre molto diverso da quello della narrazione corrente. Giulietto Chiesa ha presentato un documento relativamente nuovo, mai tradotto finora in italiano.
Si tratta dell’inchiesta di un gruppo di tenaci investigatori statunitensi, il Citizen Investigation Team.

NATIONAL SECURITY ALERT - SENSITIVE INFORMATION from Citizen Investigation Team on Vimeo.

Sono andati a intervistare nuovamente tutti i testimoni chiave che avevano assistito al volo di un aereo che si avvicinava al Pentagono. Li hanno collocati lungo una mappa. Hanno scoperto che la traiettoria che risulta è incompatibile con quella ufficiale.
Uno dei testimoni, Lloyde England, credendo di non essere ripreso, ammette di fatto che la sua testimonianza iniziale non era vera, e che si è piegato a volontà di un gioco troppo grande per lui.

Pentagon Attack Cab Driver Lloyde England's Virtual Confession of Involvement In the 9/11 Black OperationCitizen Investigation Team on Vimeo. from

Un altro filmato mostra bene come inizia il crollo del WTC7, l'edificio 7 del World Trade Center (che molti ignorano). 47 piani non colpiti da alcun aereo coinvolti in un collasso repentino e totale entro il perimetro della base in pochi secondi. Per quasi due secondi e mezzo sappiamo che il crollo è stato a caduta libera: la struttura non oppone resistenza. Il filmato mostra in modo evidente che la scena è in tutto identica a una demolizione intenzionale. Il che obbliga a postulare uno scenario di complicità molto più vaste della banda di Mohammed Atta.




Assieme ad altri filmati di questo tenore è stata letta anche una rivelazione di Wikileaks che un anno fa fu ignorata dai media, sebbene ricca di implicazioni. Uno dei numeri di telefono più segreti al mondo, quello della sicurezza del presidente USA, non certo un numero da pagine gialle, ricevette un messaggio inquietante: «ora tocca ad Angelo». Angelo era la parola d’ordine di quel giorno per denominare l’Air Force One, l’aereo di Bush. Chi era a minacciare le istituzioni? Uno scenario da golpe.
Al centro dello scenario una serie impressionante di esercitazioni degli apparati militari e di quelli della sicurezza. Erano tanti, troppi, i War Games che interferivano su ogni aspetto rilevante di quella tragica giornata, dai radar del Norad fino al quartier generale del superservizio del NRO, ai preparativi di una simulazione d’attacco terroristico a Manhattan, fino al piccolo ma importante test che bloccava l'antincendio del WTC7. Nell'incontro sono state elencate altre esercitazioni ancora, tutte a ridosso degli eventi.
La mole di materiali è tale che non ci saranno più scuse per i silenzi. L’11 settembre continuerà a essere un ingombrante banco di prova per il giornalismo d’inchiesta e per chi voglia collegare grandi e piccole prove della strategia della tensione del XXI secolo.

Video della conferenza a cura di MegaChannelZero:


14 dicembre 2010

Stop al panico!

di Pino Cabras - da Megachip.



Feriti, incendi, assalti, pistole puntate ad altezza d'uomo. Gli scontri di piazza a Roma, dopo il voto che ha acquistato la fiducia parlamentare in favore dello statista di Villa Bungabunga, sembrano apparentemente smentire un recente articolo che si chiedeva di cosa avesse paura la Casta, mentre si rifugiava dietro le auto blu e le zone rosse, in questi giorni frenetici della politica. Ebbene, qualcosa bolliva per davvero nella pentola a pressione italiana.
Bisogna semmai serbare un sospetto che invece confermerebbe per altre vie il senso dell'articolo: che non ci fosse nessuna spinta popolare spontanea alla violenza e che i disordini di piazza siano stati alimentati con i soliti trucchi a suo tempo rivendicati dal quondam Cossiga e sperimentati quasi dieci anni fa al G8 di Genova (anche allora una Zona Rossa).
Il caos alimentato ad arte potrebbe servire a screditare le lotte genuine - ancorché esasperate - di un paese in crisi e in declino accelerato: quelle degli studenti, dei lavoratori, dei difensori del bene comune. Il caos, con l'additivo degli agenti della violenza, gli "utilissimi" agenti Black Bloc, potrebbe essere alimentato per provocare il consueto "riflesso d'ordine" in grado di corroborare persino un governo debolissimo e retto sulla prostituzione politica. Non è un bel segnale, quello di Roma. Occorrerà mantenere nervi saldi e rifiutare il terreno della violenza. Hanno paura. Vero. Ma la loro viltà è superata dall'intento di dire a tutti «abbiate paura». Serve ragionare, e rispondere come una canzone rap italiana di vent'anni fa: «Stop al panico!».


6 dicembre 2010

PISTOLE FUMANTI


Roma, 10 dicembre 2010.

Immagine tratta da un'elaborazione di Svitol.

30 novembre 2010

Les quatre « implants mentaux » de l’affaire Wikileaks

par Pino Cabras, sur Megachip le 29 nov. 2010


Alors qu’on nous raconte qu’avec les premières bribes des nouvelles révélations de Wikileaks, nous assistons à l’éclatement du « 11-Septembre de la diplomatie », ou plutôt, « du 11-Septembre d’Internet », il est nécessaire de clarifier une chose : aucun individu, aucune organisation n’est en mesure de lire 250.000 documents en peu de temps. 
Et donc, ce qui nous parvient est un flux « filtré » de documents. Et ceux qui appliquent ce filtre, pour l’instant, sont ceux qui constituent la vieille machine des médias traditionnels.  S’il s’agissait d’un 11-Septembre, nous serions dans la phase initiale du traumatisme médiatique, celle qui donne l’implant mental(*) (imprinting en anglais), l’apprentissage de base du Nouveau Monde dans lequel nous entrons et des nouvelles croyances auxquelles nous devons adhérer. Une fois les esprits conditionnés par ce choc, les éventuelles relectures faites ultérieurement iront à contre-courant et en cela, partiront défavorisées.
Le premier « implant mental » tient justement dans le concept de « traumatisme ». Le moyen est le message lui-même. Moyen et message sont : subir un traumatisme. Comme si avant la diffusion de secrets par Wikileaks, il n’existait aucun moyen d’interpréter la politique, la diplomatie, les secrets, les intrigues habituelles entre États. Comme si  l’interprétation historique – elle aussi fondée sur des archives et des documents, mais sur des périodes plus longues [permettant la] réflexion, devait céder le pas à l’asservissement à l’événement émotionnel.
Le deuxième implant mental concerne l’importance attribuée aux thèmes chers à la diplomatie états-unienne. Nous avons sous les yeux les dépêches des ambassadeurs, rédigées dans un style franc, brutal, mais non pour autant exemptes  de mensonges, d’erreurs prospectives, de préjugés, de platitudes maladroites, ou de  retenues. Cela nous fournit une vision parcellaire du monde, qui, de plus, est loin d’être la seule possible. On continue par exemple de cristalliser et d’exagérer la peur de l’inexistante bombe atomique iranienne, et dans le même temps on persiste à ignorer les bombes atomiques israéliennes, elles, bien réelles. Wikileaks et les médias traditionnels, lorsqu’ils sont combinés, confirment au final  les thèmes dominants, tout en bousculant les codes de la diplomatie. C’est exactement ce que fait une guerre, surtout dans sa variante de guerre psychologique.
Le troisième implant est la confusion qui règne sur le Web, tellement forte qu’elle relance ceux qui de ce chaos voudraient arriver à un « nouvel ordre » sur la Toile. Il y a deux ans, nous avions publié l’avertissement du juriste qui connait le mieux la Toile, Lawrence Lessig, qui annonçait qu’un « 11-Septembre d’Internet était sur le point de se produire », un événement qui catalyserait une transformation radicale des normes régissant l’Internet. Lessig révélait que le gouvernement états-unien, comme pour le Patriot Act qu’il avait préparé bien avant le 11-Septembre, avait dans ses tiroirs un « Patriot Act pour l’Internet »  tout prêt, dans l’attente d’un quelconque événement majeur pouvant être utilisé comme prétexte pour changer radicalement le mode de fonctionnement d’Internet. » Tout comme George W. Bush, Obama fait tout pour, en plus de la valise nucléaire (**), se doter du bouton capable d’éteindre le Web. L’événement en cours pourrait pousser de nombreux gouvernements à confier ce nouveau contrôle à quelqu’un. C’est ce que fait la Chine depuis un certain temps d’ailleurs.
Le quatrième implant tient dans l’idée que les secrets sont tous enregistrés, soigneusement conservés dans des carnets papier avec l’en-tête des appareils [d’États], et par conséquent sont inéluctablement amenés à être dévoilés un jour ou l’autre, avec leur cortège de numéros d’enregistrement et de signatures. [En réalité], le véritable pouvoir est essentiellement caché, ses chaines de commandement sont impossibles à remonter entièrement, il est silencieux, évolue dans des circuits extra-institutionnels, se dissimule sous différentes couches de protection et des structures parallèles, bénéficie de bras de levier. Il ne se prive pas pour autant de procédures et d’appareils légaux, mais sans en dévoiler les véritables finalités. Penser que Wikileaks puisse soulever le couvercle des différents niveaux de pouvoir est illusoire, et relève d’une grande naïveté, tout autant que de croire que l’on puisse combattre les puissants seulement en amplifiant la transparence libérale.
[…]
Pino Cabras
Megachip, le 29 nov. 2010

Traduction GV pour ReOpenNews


Notes de la traduction :
(*) Implant mental : Nous avons choisi de traduire le terme imprinting utilisé par l’auteur dans son article par ce terme plutôt que par ceux qu’auraient pu suggérer une traduction littérale, comme "empreinte‘ ou "imprégnation". La notion d’imprinting que veut rendre l’auteur est celle d’une "idée introduite de force dans les consciences", qui semble être mieux rendue par le terme "implant mental" que par ceux d’empreintes ou d’imprégnations davantage surchargés en français.
 (**) Valise nucléaire : Il s’agit véritablement d’une valise accompagnant le Président américain dans ses déplacements, et dont il a seul le code. Une anecdote assez connue veut que Bill Clinton ait oublié à plusieurs reprises ces codes secrets.

Source: http://www.reopen911.info/News/2010/11/29/les-quatre-implants-mentaux-de-laffaire-wikileaks/.