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15 giugno 2016

Undici settembre, ha senso parlarne ancora?

di Riccardo Pizzirani.

da luogocomune.net.


Si avvicina il quindicesimo anniversario degli attacchi dell’undici settembre, ed il prevedibile picco d’interesse scatenerà la più banale e genuina delle domande: ha ancora senso continuare a parlare oggi di quei fatti?


Vediamo allora di colmare alcune delle lacune che i nostri media hanno lasciato, così da poter dare un efficace risposta a tale domanda.
A seguito degli attacchi dell’undici settembre il presidente Bush ha equiparato l’associazione terroristica Al Qaeda con una nazione nemica; questo ha permesso agli Stati Uniti di invocare l’articolo V del trattato della NATO (1), che afferma sostanzialmente che un attacco militare contro un membro della NATO è un attacco contro tutti, coinvolgendo gli alleati nelle azioni susseguenti.


Avendo ratificato quel trattato ed avendo accettato l’interpretazione statunitense e quella del Consiglio di Sicurezza ONU, la Repubblica Italiana è di fatto in stato di guerra contro Al Qaeda dall’undici settembre 2001.

La principale azione a cui abbiamo partecipato con la NATO è l’invasione, e la susseguente occupazione militare, della nazione dell’Afghanistan. Un paese piuttosto povero, martoriato dalle diverse occupazioni militari che ha subito nella sua storia recente, ultima delle quali da parte dell’Unione Sovietica, nazione che ha saputo allontanare proprio con l’aiuto delle milizie mujaheddin di quell’Osama Bin Laden che nel 2001 gli Stati Uniti d’America indicheranno come mandante degli attacchi che hanno subito.
Ma c’è anche una piccola ed importante digressione: nell’anno 2000, già liberi dall’occupazione russa, in Afghanistan sono saliti al potere i Talebani, che essendo dei fondamentalisti islamici compiranno tante azioni negative come distruggere statue e rappresentazioni di cultura millenaria afgana; tuttavia il gruppo si adopera anche per un’azione altrettanto positiva: distruggere le immense coltivazioni di oppio di cui la nazione è letteralmente ricoperta, in quanto l’uso di stupefacenti è contrario alla dottrina islamica.
L’oppio è l’ingrediente principale nella realizzazione dell’eroina, e come sappiamo la droga è in assoluto la merce a maggior rapporto di guadagno tra i costi di produzione e costi del prodotto finale: ai prezzi del 2002 stiamo parlando di 300$ spesi dal coltivatore per un kilogrammo di prodotto, che si traducono in 800$ come prezzo di vendita in Afghanistan, e che salgono fino a 16000$ nelle strade occidentali, ancor prima della conversione in eroina. (2)
Per capire appieno l’impatto delle azioni dei Talebani occorre anche ricordare che l’Afghanistan nel 2000 produceva tre quarti dell’intera produzione mondiale di oppio. (3)
Nel 2001, attraverso minacce, intimidazioni, e azioni dirette, i Talebani avevano ridotto la produzione di oppio in Afghanistan del 99%!
Quello che segue è un grafico tratto dallo studio sull’estensione in ettari dei campi dedicati alla produzione di oppio in Afghanistan, compiuto dall’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime - Ufficio droga e crimine delle Nazioni Unite) (4)

Poi nel 2002 la nazione è stata invasa dalla NATO, i talebani sono stati sostanzialmente sbaragliati, così come Al Qaeda, mentre si installava un nuovo governo delle tribu afgane ed è iniziata l’era dell’occupazione, che da noi si chiama “collaborazione”. E tutto è ripreso come e meglio di prima.
Vediamo allora il grafico completo, da cui è stato tratto il precedente:

La produzione di oppio è ripresa alla grande, e oggi, dopo 15 anni di presenza degli eserciti della NATO e con la piena collaborazione del compiacente governo locale, l’Afghanistan produce oltre il 90% dell’intera produzione mondiale di oppio.

I media Statunitensi, così attenti al rischio del terrorismo che proviene dall’Afghanistan, sono stati altrettanto disattenti riguardo gli altri rischi provenienti da quel paese, salvo poi stupirsi a cose fatte che l’utilizzo di eroina è tornato in auge negli Stati Uniti con quella che ora chiamano una “nuova epidemia di Eroina”: i dati ufficiali del CDC e della US Food and Drug Administration riportano un incremento del 90% nei casi di abuso o dipendenza dall’eroina nell’ultimo decennio. Le morti per overdose da eroina e oppiacei si sono quadruplicate tra il 2002 e il 2013, facendo (ad esempio) 8257 morti nel solo 2013.(5)
Questo mostra anche quanto fosse il reale interesse nel punire chi ha causato 4000 morti civili del 2001, quando la droga che riesce ad uscire dalla stessa nazione oggi ne causa più di 8000 all’anno.
Bene: i nostri soldati italiani sono lì, ora, in questo momento. E i fatti non cambiano semplicemente ignorandoli, negando lo stato di guerra, oppure chiamando un'occupazione militare “missione di pace”.
Ecco uno dei motivi per cui ha ancora senso oggi parlare di undici settembre.
Pure se uno dovesse credere a tutto il resto.
Riccardo Pizzirani (Sertes)

Fonti:
“Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell'America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall'art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Qualsiasi attacco armato siffatto, e tutte le misure prese in conseguenza di esso, verrà immediatamente segnalato al Consiglio di Sicurezza. Tali misure dovranno essere sospese non appena il Consiglio di Sicurezza avrà adottato le disposizioni necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”


Tratto da: http://www.luogocomune.net/LC/index.php/24-11-settembre/4424-undici-settembre-ha-senso-parlarne-ancora


16 settembre 2015

Hamid Karzai : Al-Qaida è un'invenzione


di Pino Cabras.
da Megachip.

L'ex presidente afghano Hamid Karzai, intervistato l'11 settembre 2015 da un giornalista di Al Jazeera, spazzato via 14 anni di narrativa ufficiale occidentale dichiarando che Al-Qa'ida è una mera invenzione.
Lo dice senza alcun tentennamento:
«Per me è un'invenzione. Non ho mai ricevuto un solo rapporto da una qualunque fonte afghana su Al-Qa'ida o su quello che stessero facendo. Noi non li vediamo, non riusciamo a visualizzarli, per noi non esistono. Non ho mai ricevuto rapporti dalla nostra intelligence, o dalla nostra gente. Non ho mai avuto a che fare con loro.»


Il video con l'intervista (sottotitolato in italiano da luogocomune.net e ripreso da PandoraTV.it) non è stato ancora citato con rilievo dai nostri grandi media. Eppure la notizia è importante. La traduciamo anche in un semplice concetto: gli enormi costi economici e umani dell'invasione dell'Afghanistan da 14 anni in qua sono imposti ai popoli sulla base di un pretesto inventato. Esattamente come fu per la guerra in Iraq.

Ulteriore traduzione: si corre a cercare negli occhi degli altri popoli pagliuzze da chiamare "criminali di guerra", mentre abbiamo travi conficcate nei nostri democratici occhi occidentali. Come definire altrimenti un Tony Blair?
La classe dirigente neocolonialista che ha trascinato il mondo nella guerra afghana - e poi nella serie di successive distruzioni di altri Stati - ha mentito sistematicamente, rendendosi responsabile della devastazione di grandi comunità umane.

Cosa sia stata Al-Qa'ida negli ultimi quindici anni è dunque una delle questioni cruciali per capire la nostra epoca. La disgrazia è che la natura di Al-Qa'ida nelle redazioni dei grandi media rimane un soggetto "tabù", affrontato con un mix micidiale di malafede, ignoranza, camaleontismo intellettuale. I fili che portano alla verità, quando il giornalismo volesse seguirli e fare il suo mestiere, ci sarebbero pure. Ma rimangono sconosciuti ai più. Come fu nel caso delle dichiarazioni di uno dei massimi esponenti dello spionaggio francese, Alain Chouet, l'uomo che aveva plasmato le strutture antiterrorismo ai vertici dei servizi segreti d'Oltralpe negli stessi anni in cui Washington e Londra elaboravano le favole e gli spettri della Guerra Infinita. Leggetele: quelle dichiarazioni di Chouet smontavano tutto quel che i grandi organi di informazione avevano fin lì raccontato su Al-Qa'ida. Quegli stessi organi si guardarono bene dal dargli peso.
È perciò ipotizzabile che al-Qa'ida, così come caratterizzata e spiegata dall’amministrazione USA e da quella britannica quale nucleo di un minaccioso ed esteso complotto terroristico su scala planetaria, non esista affatto? Che cioè sia un'illusione gonfiata e deformata dai politici? Un cupo imbroglio che si è moltiplicato tramite i governi di mezzo mondo, i servizi di sicurezza e l’informazione internazionale, senza che nessuno osasse contestarlo?
Rispondere correttamente a queste domande può aiutare a spiegare le crisi di oggi (e, temiamo, di domani): le guerre, le migrazioni di masse di profughi, l'isteria mediatica, il futuro di tutti noi.
Sia chiaro. Qui non si dubita del fatto che crudeli e ricchi esponenti delle petromonarchie, ben inseriti nei giochi delle classi dirigenti, organizzino un flusso smisurato di finanziamenti a favore di gruppi di fanatici islamisti introdotti alla lotta terroristica (si pensi anche all'ISIS, di cui si dirà più avanti).
Non si dubita neanche del fatto che una variante aberrante dell’Islam fondamentalista abbia provocato massacri e tensioni ovunque nel pianeta.
Ma le ondate di rivelazioni di questi anni demoliscono alla radice l’esistenza di una minaccia terroristica internazionale unificata antioccidentale e autonoma di portata equiparabile alla cosiddetta "minaccia sovietica" del tempo che fu. L’agenda politica imposta dai neoconservatori (sia quelli autentici, sia le loro varianti di sinistra) è falsa. Però pretende che noi crediamo senza prove, senza logica, spogliati dei normali parametri di analisi politica (perché, se osi adoperarli, ti aggrediscono come indemoniati incolpandoti di complottismo, di inammissibili dietrologie, ecc). Dunque dobbiamo credere, e perciò obbedire, e alla fine anche combattere il nemico invisibile, indefinibile, incalcolabile, dicendo di sì a un puzzle i cui pezzi non s'incastrano uno con l'altro.

Uno dei giornali turchi più importanti (e recentemente più perseguitati dal regime di Erdoğan), il quotidiano Zaman, nel 2004, si chiedeva: «Al-Qa'ida, un’Operazione dei Servizi Segreti?»:
«Gli specialisti di intelligence turchi concordano sul fatto che non c’è un’organizzazione come al-Qa'ida. Semmai, al-Qa'ida è il nome di un’operazione da servizi segreti. Il concetto “combattere il terrore” è il background del modello di guerra a bassa intensità, condotta nell’ordine mondiale monopolare. L’oggetto di questa strategia della tensione è denominato al-Qa'ida.»
Abbiamo innumerevoli conferme che aiutano a rileggere il fenomeno Al-Qa'ida come una porta girevole in cui transitano e vengono ingaggiati migliaia di tagliagole fanatizzati che operano al servizio delle strategie imperiali. Se si considera quanta gente abbia lungamente soggiornato nei "gulag offshore" dell'Occidente (Guantánamo e i suoi fratelli), per poi uscirne ancora più armata di prima, quei luoghi somigliano tanto a campi di condizionamento e reclutamento.  

Loro, i miliziani jihadisti brutti e cattivi, non si caricano delle responsabilità giuridiche che il diritto bellico imporrebbe a normali soldati inquadrati in eserciti più tradizionali. Il crimine di guerra rimane orfano: partendo da loro non si risale facilmente lungo la catena di comando, quella che passa dal criminale di guerra che sgozza i civili sino ai burattinai dei suoi burattinai, quei criminali di guerra più grossi e puliti che se ne stanno nel back-office, mentre lanciano le guerre umanitarie e inaugurano gli ospedali. Poi, va detto, li vediamo agire d'amore e d'accordo, come è accaduto in tante guerre degli ultimi anni.
Oggi il generale David Petraeus, ex direttore della CIA, propone di riciclare miliziani di Al-Nusra (in altri momenti definita come Al-Qa'ida inSiria) per combattere contro l'ISIS. Un investimento nel caos, come quello auspicato da George Friedman, il capo della Stratfor, espressione del complesso militare-industriale USA, quando rivendica con orgoglio la volontà dell'Impero di mettere interi popoli l'uno contro l'altro.

A proposito dell'ISIS, sembra il "next level" del videogioco Al-Qa'ida. Mentre Al-Qa'ida è una vecchia sigla che svolge alcuni limitati servizi, l'ISIS appare un progetto più organico e più ambizioso nell'ambito della Guerra Infinita. Ha il compito temerario di distruggere l'ordine statuale che perdurava nel Vicino Oriente in continuità con i trattati successivi alla prima guerra mondiale, per instaurarne uno del tutto nuovo, con altri confini, divisioni etniche, poteri. Ed è anche la piattaforma militare-terroristica da cui potrebbe partire una guerra non ortodossa nel cuore dell'Eurasia, contro gli attuali alleati di Russia e Cina e contro gli stessi giganti eurasiatici. Un incubo geopolitico in mano agli stessi doppiogiochisti e triplogiochisti che finanziano sia Al-Qa'ida sia nuovi grattacieli londinesi.

Ecco perché l'intervista a Karzai rompe molti schemi. È molto significativo che il suo giovane intervistatore si accorga subito che il quadro lì dipinto in diretta stia inconcepibilmente uscendo dalla solita cornice. Non può collocarsi nella bolla mediatica di riferimento - sta per forza in un'altro frame -  tanto che gli domanda: «Quando lei dice che sono un'invenzione, e che non ha mai visto le prove, la definiscono un "complottista"? Qualcuno potrebbe dire che lei sembra un complottista». Più che una domanda, è un riflesso condizionato pavloviano. Lo stesso stimolo a cui rispondono ancora in troppi, nel mondo forgiato dall'11 settembre 2001.


Riferimenti:  
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4795.
http://www.pandoratv.it/?p=4014.

9 novembre 2010

Noam Chomsky: «Nessuna prova che al-Qa‛ida abbia eseguito gli attentati dell’11/9»

da Press TV & Washington's Blog.
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.


L’eminente intellettuale e attivista liberal Noam Chomsky, pur essendo da decenni un acuto demolitore delle classi dirigenti USA, ha contribuito sinora a sopire e troncare il dibattito sull’11/9.
Una sua recente dichiarazione all’emittente iraniana Press TV sembra invece far affacciare una svolta, con una sua posizione molto critica rispetto alla versione corrente del governo statunitense e dei grandi media.
La riproponiamo in video e con traduzione.


 

«Il movente esplicito e dichiarato della guerra [in Afghanistan], è stato quello di costringere i taliban a consegnare agli Stati Uniti le persone da questi accusate di essere implicate negli atti terroristici al World Trade Center e al Pentagono. ... I taliban hanno chiesto le prove ... e l'amministrazione Bush si è rifiutata di fornirne alcuna»: l’ottantunenne grande accademico ha fatto queste osservazioni al programma di Press TV “a Simple Question” (“una semplice domanda”, NdT).
«Abbiamo poi scoperto una delle ragioni per cui non hanno portato elementi di prova: non ne avevano nessuno».
L'analista politico ha inoltre detto che la non esistenza di tali prove è stata confermata dall’FBI otto mesi dopo.
«Il capo del FBI, dopo l'inchiesta internazionale più intensa della storia, ha informato la stampa che l'FBI riteneva che la trama potrebbe essere stata originata in Afghanistan, ma fu probabilmente attuata negli Emirati Arabi Uniti e in Germania».
Chomsky ha aggiunto che a tre settimane dall’inizio della guerra, «un ufficiale britannico annunciava che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avrebbero continuato i bombardamenti, fino a quando il popolo afghano non avesse rovesciato i taliban ... Questa è stata in seguito trasformata nella motivazione ufficiale per la guerra.»
«Tutto questo era totalmente illegale. Anzi, di più, criminale», ha dichiarato Chomsky.