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15 aprile 2012

Il Vincitore

di Pino Cabrasda Megachip.

 
«Non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera, semmai voglio essere ricordato per i miei sogni. Dovessi morire, tra cento anni, vorrei che sulla mia lapide fosse scritto ciò che diceva Nelson Mandela: un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare. Vittorio Arrigoni, un vincitore». Vittorio si accompagnava con docilità alla grandezza reale dei suoi sogni, ma alludeva inevitabilmente alla nera ombra che si abbinava al suo raro coraggio fisico, un’ombra che lo ha raggiunto prima di quei cent’anni, proprio un anno fa. Un anno dopo la morte di Vittorio Arrigoni siamo interrogati in profondità dal “vincitore”, anche quando scontiamo la sconfitta profanatrice che ha spezzato la sua vita.
Le doppiezze, le disparità fra il dire e il fare, il progressismo che non smuove nulla, il funambolismo degli intellettuali, la manifattura usa-e-getta dell’eroismo, tutto questo abita lontano dalla memoria di Vik. Perciò i cent’anni e più saranno segnati davvero dalla sua memoria. Non tutto sarà polvere di polvere, fumo di fumo. Non tutto è destinato all’oblio triturante dei media menzogneri e reticenti. Anche in mezzo alla guerra dei cent’anni di oggi – questo è il metro realistico per la Terra Santa – è possibile distinguere ciò che può durare. Il sogno di Vittorio durerà a lungo e irriderà alle illusioni di sicurezza riposte nei mezzi militari. La sua assenza però ci interroga, ci chiede cosa siamo disposti a fare per “restare umani”, mentre enormi risorse sono mobilitate dal potere per disumanizzare amici e nemici.
Siccome la Palestina è sovraccarica di messaggi e simboli storici e religiosi che si stratificano e sovrappongono, colpisce l’analogia di Vittorio il Vincitore con la theologia crucis. Il mondo è abbandonato alla fragilità dell’uomo. Per i cristiani il vero rappresentante di Dio non è un re seduto sul trono, è un uomo crocifisso. In quell'uomo vedono Dio. Ma chi vede quell'uomo non vede che l'uomo. Similmente, l’ottimismo dei sogni di Arrigoni non giustifica né determinismi, né fedi alienate, né bandiere che neghino l’umano. Proprio per questo Arrigoni era un testimone ingombrante in vita, e lo è anche un anno dopo la sua morte.
Non deve stupirci che il processo a Gaza contro i suoi assassini non faccia passi avanti. Nessuno fra gli attori più potenti del dramma del Vicino Oriente sembra avere fretta di risolvere i misteri del delitto: un importante delitto politico. Come per altri crimini di questa portata, anche per Vik il mistero sembra nascondere inconfessabili convergenze di interessi, con soggetti improbabili che compaiono dal nulla nel suolo di Gaza per compiere l’esecuzione lasciando al buio i mandanti, a loro volta manovrati da leve ancora più irriconoscibili. Non dimentichiamo che l’uccisione di Arrigoni avviene nel pieno di un sommovimento che ridisegna la sponda sud del Mediterraneo e il Vicino Oriente, cambia le alleanze, modifica gli appoggi politici dei movimenti, stipula nuovi compromessi. Uno dei fatti più rilevanti che inquinano forzatamente la stagione delle rivolte arabe è la reviviscenza di gruppi armati salafiti, sovvenzionati dalle petromonarchie del Golfo e alleati con le azioni dei paesi NATO. Un tempo sarebbero stati inquadrati nello spauracchio al-Qa’ida, ma ora no. Come mai?
Alla fine del 2010, pochi mesi prima del delitto Arrigoni, in Arabia Saudita ritornava a splendere la stella del principe Bandar bin Sultan, uomo forte dei servizi segreti messo in disparte per un periodo, ma subito in grado di approfittare – con l’aiuto di Washington – della malattia del re Abdallah. La prima cosa che ha fatto Bandar, non appena in sella, è stata la riattivazione delle sue reti di uomini in armi e terroristi. Queste reti sono state protagoniste dirette in Libia, Libano, Siria e Palestina, con tanti gruppi fanatizzati, ideologicamente anti-sionisti, ma capaci di forti convergenze d’interessi con Israele.
Il gruppo che ha eseguito la brutale esecuzione di Vittorio Arrigoni è stato uno dei tanti improvvisamente galvanizzati dalla nuova stagione politica. Le petromonarchie del Golfo hanno subito compreso che le rivolte avrebbero potuto travolgere anche loro. Hanno all'istante messo in campo risorse eccezionali, giocando con una certa abilità su più piani: sia quello del disordine (il terrorismo riconducibile ai suoi canali di rifornimento), sia quello della stabilizzazione (in chiave sunnita, con i Fratelli Musulmani). La stabilizzazione doveva trovare persino un ricongiungimento con le rive moderate dell’islamismo politico turco di Recep Tayyip Erdoğan. Questi cambiamenti hanno agito in profondità anche nella Gaza di Hamas, che ha cambiato alleanze internazionali con sorprendente velocità.
L'alleanza con la Siria laica da parte degli integralisti del movimento islamista palestinese era stata a lungo un “in mancanza di meglio”, che conveniva anche a Damasco in chiave anti-israeliana.
Nel frattempo è emersa una potenza che aspira a egemonizzare la Sunna, la Turchia, un membro della NATO che porta in dote la sua brava medaglia di morti della Freedom Flotilla, e con l'ambizione di domare il demone integralista in chiave moderata, a costo di liquidare un'alternativa laica come Assad e di sopportare i tagliagole jihadisti nelle nuove instabili coalizioni che vanno al potere.
Hamas diventa un punto di cerniera fra la Turchia e le monarchie arabe, che ora la riempiono di petrodollari freschi freschi, e guadagna così posizioni sul campo. Magari si farà perfino lo stato palestinese. Probabilmente un Bantustan.
Una prospettiva contro cui Arrigoni e Juliano Mer-Khamis, il pacifista «al 100% ebreo e al 100% palestinese», ucciso anche lui un anno fa, avrebbero sicuramente lottato.
Le tante città che oggi celebrano Vittorio lo faranno ancora, perché ci sarà bisogno a lungo del sogno poetico e concreto di chi si contrappone al ferro dell’oppressione. Parole sue: «Continueremo a fare delle nostre vite poesie fino a quando la libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi».


 

15 aprile 2011

ADDIO VITTORIO

di Pino Cabras – da Megachip - ARTICOLO AGGIORNATO.



Non hanno nemmeno aspettato il farsesco ultimatum che avevano inscenato. Vittorio Arrigoni, un uomo mite e coraggiosissimo, è stato ucciso. Con il contrappasso del soffocamento dopo il contrappasso degli occhi bendati, per giunta: per dirci - a tutti noi che in tanti paesi del mondo perdiamo un fratello - che saranno soffocate le voci libere, i corpi che respirano, gli occhi che vedono e non nascondono.
Gli israeliani bombardavano da due settimane la popolazione civile di Gaza, quel 13 gennaio 2009, quando scrissi con angoscia un articolo che denunciava una concreta e incombente minaccia alla vita di Vittorio Arrigoni. Vi ripropongo ora quel pezzo, perché aiuta a capire il lungo rodaggio della macchina preparata per stritolare l’attivista italiano, testimone del dramma di Gaza. L’articolo racconta di come nel 2009 certi ambienti "anti islamici" incitavano pubblicamente a ucciderlo. Oggi vediamo invece la drammatica conclusione nelle mani di islamisti fanatici. È assurdo questo passaggio di testimone fra carnefici così lontani e tra loro nemici?
Per chi ha studiato quali sono i veri obiettivi della galassia di terroristi più estremisti questa non può essere una sorpresa. La stessa Hamas era nata come creazione dell’intelligence israeliana, che voleva rendere permanente l’emergenza e dividere il campo palestinese, ma poi la creatura politica aveva seguito una traiettoria tutta sua che la rese irriconoscibile e meno malleabile. La fabbrica delle emergenze ha sfornato però nuovi prodotti, gruppuscoli sempre pronti ad alimentare la strategia della tensione, e con essa fomentare la totale militarizzazione dell’agenda politica. Colpisce sapere ad esempio che Azzām al-Amrīki, Azzam l’Americano, l’«anchorman» bilingue di quei “video di al-Qa’ida” costruiti con la stessa cifra stilistica del video in cui compare Arrigoni nelle mani dei “salafiti”, si chiami in realtà Adam Pearlman, e sia nipote di uno dei più eminenti esponenti della lobby dei falchi filoisraeliani in USA.
Il potere nel mondo post 11 settembre si è giovato ampiamente del terrorismo come instrumentum regni. Ha fatto passi enormi nel distruggere un ordinamento giuridico internazionale che ammetteva norme non basate sul solo diritto di potenza, inquinare i punti di riferimento concettuali per la definizione di ciò che è aggressione o tirannia o resistenza, far abdicare gli Stati dalla difesa dei loro prevalenti interessi nazionali a vantaggio di una coalizione dominata da interessi imperialistici, condizionare l’economia – vicina a un baratro finanziario – entro la gabbia delle priorità militari.
Il lavoro di Vittorio Arrigoni nel decennio post 11/9 va nella dimensione “micro”: è azione concreta e locale, nella Gaza assediata e massacrata, nella prigione a cielo aperto più grande del mondo, nel tiro a bersaglio per droni, fra i pescatori che non possono pescare, i muratori che non possono edificare, i bambini che non si possono curare. Ma è anche azione globale, racconto, narrazione, rivendicazione della verità, pacata polemica nei confronti dei silenzi e delle menzogne politiche e mediatiche che hanno dato forza all’incubo militarista del Sionismo Reale. Aprirà bocca, vorrà dire qualcosa su Arrigoni quel Roberto Saviano che si accompagna ai falchi israeliani e alla Casta politica, al quale Arrigoni diceva: «scendi dal carro armato dei carnefici, e vieni ad abbracciare le vittime»?
Mentre tutto il Vicino e Medio Oriente è ora soggetto a un immenso scossone, ovunque, molti conti saranno regolati. I ponti, in guerra, sono i primi a saltare in aria. Appena il 4 aprile scorso era stato ucciso Juliano Mer-Khamis, il  pacifista "al 100% ebreo e al 100% palestinese". La morte terribile di Vittorio "Utopia" Arrigoni, come molti amavano chiamarlo, annuncia un tempo drammatico, annuncia una fase diversa della vita politica in un'area vasta del pianeta. Dovete sentirlo questo pericolo, e capire l'enigma delle parole semplici che ci lasciano gli uomini giusti: Restiamo umani. Restiamo umani. Restiamo umani.

Quelli che vogliono ammazzare i testimoni della strage

di Pino Cabras, Megachip – 13 gennaio 2009.
L’incitazione è esplicita: uccidere un gruppo di persone, con nome e cognome, abitudini e idee, appartenenze politiche e immagini facilmente identificabili. Chiedono la collaborazione di delatori per completare le liste con gli indirizzi. La schedatura è esplicitamente rivolta ai militari, quelli israeliani, se non ci pensano altri killer, per facilitarli nell’eliminazione fisica di “pericolosi” bersagli: i nemici da colpire sono gli attivisti occidentali – infermieri e altri volontari - che lavorano e sono testimoni di quanto succede nei Territori occupati.
Tutto questo lo potete leggere in un sito web, gestito da un gruppo di estremisti, una sorta di Ku Klux Klan ebraico americano: Stop the ISM. Può essere di interesse far notare che fra i bersagli c’è anche un cittadino italiano, Vittorio Arrigoni, di cui abbiamo letto i toccanti reportage da Gaza. Il tenutario del sito è Lee Kaplan.
Kaplan è uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria americana, un coagulo che ultimamente ha preso piede sia nell’ambito dei movimenti cristianisti, sia nelle frange del fondamentalismo ebraico, ora uniti in un inedito oltranzismo anti-islamico.
In USA la saldatura fra questi ambienti si è rafforzata, tanto che Kaplan talora ascende anche al salotto buono, si fa per dire, dei talk show con la bava alla bocca, su Fox News.
Ma si rafforza soprattutto in Terrasanta.
I fondamentalisti ebrei controllano gli insediamenti coloniali più estremisti dei territori (come già si leggeva in un libro di Israel Shahak e Norton Mezvinsky, Jewish fundamentalism in Israel, London, Pluto Press, 1999). I fondamentalisti cristiani li appoggiano per accelerare l’avvento dell’Armageddon, la lotta finale fra il Bene e il Male, che proprio da quelle parti dovrà svolgersi.
Forse per portarsi un po’ di lavoro avanti, il signor Kaplan lascia briglia sciolta al sito per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri. Non senza profetizzare che il governo italiano non si preoccuperà più di tanto se qualcuno provvederà all’auspicata «rimozione permanente» del nostro connazionale. Lo ripetiamo: questi auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico.
Ora, dal momento che anche le forze armate israeliane non vogliono testimoni nello scempio di Gaza, e il nostro mainstream si è subito docilmente accodato rispettando il divieto, siccome l’unica voce ci giunge da Arrigoni, in tal caso facciamo due più due e fiutiamo un grosso pericolo. Abbiamo visto che lì non si va per il sottile, se già vengono bombardati ospedali, ambulanze, scuole, e se si prende di mira qualunque soccorso.
Mentre la conta dei morti ammazzati a Gaza si avvicina a quota mille, accade una cosa singolare. Il cumulo di cadaveri non si può più nascondere sotto un editoriale di Bernard-Henry Lévy, l’uso di armi orrende – che un domani vedrete proibire - nemmeno. I giornali nostrani cominciano timidamente a parlarne. Ma non in prima pagina e in apertura, come abbiamo fatto già diversi giorni fa su questi schermi, ma a pagina dieci e in taglio basso. Nascondere non si può. Ma diluire, questo sì. E questo i nostri grandi organi di informazione lo fanno benissimo. In attesa di chissà cosa, un successo politico militare, una chimera, la fine di Hamas. A che prezzo? È in atto la censura più sottile, ma questa sottigliezza non la salva dall’essere accostata alla censura più violenta e più minacciosa, quella che vuole colpire chi vuole salvare il popolo palestinese dalla sua distruzione.
Tanti intellettuali italiani indicano inorriditi il dito insanguinato del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas), ma non vedono la luna desolata degli altri fondamentalismi che egemonizzano sempre di più la classe dirigente israeliana. L’idea che le forze armate israeliane difendano i Lumi contro la barbarie è un ideologismo foriero di tragedie, dal quale è bene liberarsi con un’operazione onesta di ricognizione storica e politica della memoria mediorientale. Il racconto di quel che accade ora è un passo fondamentale, con tutti i testimoni da rispettare.

L'ARTICOLO IN LINGUA INGLESE:
Clicca qui

14 aprile 2011

Restiamo Umani!



Ora che la vita di Vittorio Arrigoni è in estremo pericolo, dev'essere chiaro a tutti quanto sia decisivo fare il possibile per fermare le lunghe mani di chi manovra i suoi rapitori. E' in gioco una vita umana importante. E' in gioco la libertà di testimoniare. Sono in questione i diritti a ribellarsi contro le ingiustizie. A lungo minacciato di morte dai fiancheggiatori di ogni risma dello stato più bellicoso del Medioriente, Israele, Vittorio ha sinora trovato un enorme moto di solidarietà che ha ravvivato la sua instancabile battaglia per la giustizia e per la vita dei palestinesi. Oggi la minaccia diventa estremamente concreta, fisica, irragionevole, all'interno di un contesto disumanizzante. Valga sempre la frase con cui quest'uomo coraggiosissimo corregge la rabbia che nasce di fronte ai quotidiani rovesci della giustizia degli esseri umani: "Restiamo Umani".

13 ottobre 2010

«Saviano, scendi dal carro armato dei carnefici, e vieni ad abbracciare le vittime»

L’attivista per i diritti umani e scrittore Vittorio Arrigoni risponde in un video-messaggio da Gaza alle dichiarazioni di Roberto Saviano rilasciate durante la manifestazione di Roma «Per la verità, per Israele», partecipata da una rappresentanza bipartisan della Casta politica italiana e organizzata dai “Friends of Israel”, un’emanazione neocon che appoggia l’oltranzismo di Netanyahu e Liebermann.





Il messaggio è stato pubblicato anche su Megachip: QUI.

17 gennaio 2009

Vittorio Arrigoni: il blog più seguito in Italia, quando i media scappano dal racconto di Gaza

di Pino Cabras - da «Megachip»

Arrigoni supera Grillo. Il blog del testimone che oggi ci racconta Gaza firmandosi Vik è il più letto di tutti. La notizia ci è rivelata dal giornalista e storico Gennaro Carotenuto, autore del blog Giornalismo partecipativo. L’exploit viene registrato proprio nel mese in cui le officine mainstream delle grandi menzogne, al cospetto della strage di Gaza, hanno dato il peggio di se stesse. La drammatica serrata dell’offerta informativa “industriale” di giornali e TV sulla catastrofe di Gaza ha spinto una moltitudine abbandonata di cittadini a cercare un’offerta “artigianale” ma incomparabilmente più autentica, una buona occasione per chi aveva una bottega alternativa ben avviata.
Ma Beppe Grillo – per anni numero uno dei blogger italiani e ben collocato anche nel mondo - ha rivelato ancora una volta, come già l’estate scorsa per le vicende dell’Ossetia del Sud, l’amaro limite culturale della sua avventura informativa, al punto di dedicare solo poche righe a un fatto così rilevante, Gaza.

Il blog di Vittorio Arrigoni, attendibile, puntuale, fedele alla necessità del racconto dal bersaglio concentrazionario palestinese, fatto di storie semplici e storie complesse da non sacrificare le une alle altre, proprio questo blog ha risposto umilmente alla domanda disattesa.

Carotenuto ne ricava alcune considerazioni di grande interesse su Vik: «Se qualcuno sostiene che in Italia non c’è l’esigenza (e forse anche il mercato) di un’altra informazione possibile e quindi di giornalismo partecipativo, non uniformato con il mainstream, la notizia che segue lo smentisce fragorosamente.

Secondo Blogbabel, una società che calcola l’influenza dei siti in base ai link, il blog di Vittorio Arrigoni, probabilmente l’unico cittadino italiano residente a Gaza, negli ultimi trenta giorni è stato il più letto in Italia, superando vacche sacre come Beppe Grillo e note blogstar come Luca Sofri o Massimo Mantellini. Nella classifica storica Arrigoni è appena all’87° posto ma il numero straordinario di lettori e link nell’ultimo mese lo portano oramai al 13° assoluto».
Stiamo parlando di un universo di lettori culturalmente attrezzati, una minoranza significativa ma pur sempre una minoranza, se paragonata alla grande massa raggiunta solo dalle corrispondenze recitate sulla punta dei carri armati israeliani. Tuttavia si è mossa molta gente, e in brevissimo tempo. Percorsi individuali, clic consumati in stanze non collegate fra loro, ma alla fine davvero tante stanze, così tante da diventare qualcosa, da essere un fenomeno in sé che può percepirsi come un fenomeno per sé. È un segnale di speranza, che sembra registrare una qualche reazione alla questione che potete leggere nelle pagine di Giulietto Chiesa su Megachip, quando affronta l’acuta emergenza informativa del nostro tempo e ci rende chiaro “perché stiamo perdendo”.

Allora vado sul blog di Arrigoni, il suo Guerrilla Radio. Ha pochi link ai siti di cui si fida. Li chiama “quotidiani vaccini”. Fra le uniche voci che propone c’è Giulietto Chiesa. C’è Grillo. Ci sono Michael Moore, Jacopo Fo e Daniele Luttazzi. E c’è anche Marco Travaglio, nonostante Arrigoni nel suo pezzo del 14 gennaio gli rimproveri giustamente il suo ottuso arruolamento nelle fila dei signori che uccidono masse di infanti. Mi sembra un assemblaggio semplice ma molto chiaro, indice di un’idea di comunicazione ben definita. Arrigoni ha messo insieme voci che ha considerato altrettanti baluardi di una comunicazione libera e sincera. Informazione, intrattenimento, analisi, capacità televisiva, critica del potere, c’è tutto. Un embrione di comunicazione in difesa dei valori forti. Questo qualcosa sinora riesce a intrecciarsi in modo così completo solo nei sogni di Arrigoni e nel nostro sogno di Pandora, nel momento in cui tali sogni sono disturbati dall’incubo della disgregazione informativa, su cui invece prosperano le surreali manipolazioni dei grandi media, loro sì già intrecciati e ingranati fra loro e con i fautori delle guerre.

Sarà una battaglia mediatica durissima. Già vediamo come il solo mostrare alcune immagini vere della guerra (sebbene cento volte meno dure di quelle che abbiamo mostrato in rete) abbia attirato su Michele Santoro una tempesta di reazioni rabbiose, tutte tese a nascondere l’esistenza del tabù informativo su Israele. La rottura di questo tabù sarà difficile, perché assieme ad esso passano altri tabù e menzogne sulle guerre odierne e, JHWH non voglia, future. E allora, come Vik alla chiusura di ogni suo pezzo, diciamolo anche noi: restiamo umani.

14 gennaio 2009

Those who want to bump off the witnesses of the slaughter

written by Pino Cabras



A Criminal website incites the killing of volunteers in Gaza. Vittorio Arrigoni is also in their sights

The criminal website
http://stoptheism.com/ invites people to kill the few volunteers who are providing health treatment in Gaza under Israeli bombs.

They are Americans, Spaniards, Australians, Italians and other volunteers who report us what news they can about the real impact of the Israeli aggression in Gaza. Amongst them there is Vittorio Arrigoni, human rights activist.

What we have here is pure incitement to killing, furnished also with the photos of those “wanted”. It’s really unconceivable that the site is still online. We demand that the Italian Government and Foreign Office take steps right now to call for it to be immediately closed and to bring those responsible to court.
http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8532

The call is clear: to kill a group of people, with their first and last name, habits and ideas, political affiliations and pictures easily identifiable. They also demand informers’ cooperation so as to complete the list with addresses. The dossiers are openly addressed to the Israeli military so as to help them eliminate “dangerous” targets physically, unless others see to it first: the foes to be hit are western activists—health assistants and other volunteers—who work and are witnesses to what is unfolding in the Occupied Territories.
You may read all this on a website, run by a group of extremists, a sort of American-Jewish Ku Klux Klan: Stop the ISM. It may be worth noting that an Italian, Vittorio Arrigoni, whose touching reports from Gaza we have read, is amongst those targeted.

The person who runs the site is Lee Kaplan. He’s one of the many quasi-fascist instigators of the American far right underbelly, a medley that has recently taken root both amongst the Christian movements and the fringes of Jewish fundamentalism, now joined by an unusual anti-Islamic extremism. In the US, this linking between these two milieus has strengthened to the extent that Kaplan often hangs around the wannabe high society circles of the TV talk shows famous for their foaming at the mouth, on Fox News channel.

But, above all, this phenomenon is getting stronger in the Holy Land. The Jewish fundamentalists control the most extremist settlements in the territories (as it was already possible to learn by reading Israel Shahak’s and Norton Mezvinsky’s Jewish fundamentalism in Israel, London, Pluto Press 1999). The Christian fundamentalists help them hasten the coming of Armageddon, the final battle between Good and Evil, that is supposed to take place precisely there. Maybe in order to get ahead with his work, Mr Kaplan gives free rein to the site in order to call for Arrigoni and others to be eliminated. Moreover, without expecting any concern from the Italian government, in case someone should see to our fellow countryman’s wished-for “permanent removal”. We shall repeat: these criminal hopes haven’t turned up on a semi-underground web forum, but on a site open to everyone and run by a public figure.
Now, since also the Israeli armed forces don’t want witnesses to Gaza’s havoc, and our mainstream media has immediately and sycophantically complied with this ban, and since the only voice from there comes from Arrigoni, then “two and two makes four” and we get wind of a huge danger. We have seen that a heavy hand is being used there, if even hospitals, ambulances, schools are bombed and any aid is targeted.

While the body count in Gaza is now reaching one thousand, an oddity is taking place.
Neither can the heap of corpses be swept any longer under the rug of a leading article by Bernard Henry Levy, nor the use of horrible weapons—that in future you will see prohibited. Our papers are shyly starting to talk about it. Yes, not in the front page, like we did some days ago here, but at page ten, with low profile articles.
Concealing is no longer possible. Yet, it’s possible to water things down. And our great media knows well how to do it. Awaiting who knows what, a political military success, a chimera, the end of Hamas. At what price?

The most subtle censorship is ongoing, but this subtlety doesn’t save it from being associated to more violent and threatening censorship, the kind that intends to hit those who want to rescue the Palestinian people from their own destruction.
You know, when the finger points to the moon, the fool looks at the finger. Similarly, many Italian intellectuals are horrified while pointing out to us the blood-stained finger of the Islamic Resistance Movement (Hamas) but they fail to look at the gloomy moon where the other fundamentalisms are increasingly holding sway over the Israeli leadership.

The idea according to which the IAF are defending the Enlightenment against the uncivilized is an ideology heralding tragedies, and we had better get rid of it by operating an honest historical and political review of the Middle-eastern record. The account of what is happening is now at a crucial point, with all the witnesses to be respected.


Source: Quelli che vogliono ammazzare i testimoni della strage
Original article published on 13 January, 2009.
Diego Traversa and Mary Rizzo are members of Tlaxcala, the network of translators for linguistic diversity.
This translation may be reprinted as long as the content remains unaltered, and the source, author, translator and reviser are cited.
URL of this article on Tlaxcala: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=6810&lg=en

Update - January 17th, 2009:
I am happy to record a small victory against the violence. The criminal site above reported (www.stoptheism.com) was removed at last, as Mary Rizzo too witnesses in the comments. It is important not to accept that the fascist methods of the Kaplan Boys may gain recognition in the public debate. Targeting individuals in order to kill them it is not free thinking. It is delinquency.
Interesting comments on this issue can be read in Palestinethinktank.com, the site that widespread this article all over the web.

13 gennaio 2009

Quelli che vogliono ammazzare i testimoni della strage

di Pino Cabras - Megachip



L’incitazione è esplicita: uccidere un gruppo di persone, con nome e cognome, abitudini e idee, appartenenze politiche e immagini facilmente identificabili. Chiedono la collaborazione di delatori per completare le liste con gli indirizzi. La schedatura è esplicitamente rivolta ai militari, quelli israeliani, se non ci pensano altri killer, per facilitarli nell’eliminazione fisica di “pericolosi” bersagli: i nemici da colpire sono gli attivisti occidentali – infermieri e altri volontari - che lavorano e sono testimoni di quanto succede nei Territori occupati.
Tutto questo lo potete leggere in un sito web, gestito da un gruppo di estremisti, una sorta di Ku Klux Klan ebraico americano: Stop the ISM. Può essere di interesse far notare che fra i bersagli c’è anche un cittadino italiano, Vittorio Arrigoni, di cui abbiamo arrigoniletto i toccanti reportage da Gaza.
Il tenutario del sito è Lee Kaplan. È uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria americana, un coagulo che ultimamente ha preso piede sia nell’ambito dei movimenti cristianisti, sia nelle frange del fondamentalismo ebraico, ora uniti in un inedito oltranzismo anti-islamico. In USA la saldatura fra questi ambienti si è rafforzata, tanto che Kaplan talora ascende anche al salotto buono, si fa per dire, dei talk show con la bava alla bocca, su Fox News. Ma si rafforza soprattutto in Terrasanta. I fondamentalisti ebrei controllano gli insediamenti coloniali più estremisti dei territori (come già si leggeva in un libro di Israel Shahak e Norton Mezvinsky, Jewish fundamentalism in Israel, London, Pluto Press, 1999). I fondamentalisti cristiani li appoggiano per accelerare l’avvento dell’Armageddon, la lotta finale fra il Bene e il Male, che proprio da quelle parti dovrà svolgersi. Forse per portarsi un po’ di lavoro avanti, il signor Kaplan lascia briglia sciolta al sito per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri. Non senza profetizzare che il governo italiano non si preoccuperà più di tanto se qualcuno provvederà all’auspicata «rimozione permanente» del nostro connazionale. Lo ripetiamo: questi auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico.
Ora, dal momento che anche le forze armate israeliane non vogliono testimoni nello scempio di Gaza, e il nostro mainstream si è subito docilmente accodato rispettando il divieto, siccome l’unica voce ci giunge da Arrigoni, in tal caso facciamo due più due e fiutiamo un grosso pericolo. Abbiamo visto che lì non si va per il sottile, se già vengono bombardati ospedali, ambulanze, scuole, e se si prende di mira qualunque soccorso.
Mentre la conta dei morti ammazzati a Gaza si avvicina a quota mille, accade una cosa singolare. Il cumulo di cadaveri non si può più nascondere sotto un editoriale di Bernard-Henry Lévy, l’uso di armi orrende – che un domani vedrete proibire - nemmeno. I giornali nostrani cominciano timidamente a parlarne. Ma non in prima pagina e in apertura, come abbiamo fatto già diversi giorni fa su questi schermi, ma a pagina dieci e in taglio basso. Nascondere non si può. Ma diluire, questo sì. E questo i nostri grandi organi di informazione lo fanno benissimo. In attesa di chissà cosa, un successo politico militare, una chimera, la fine di Hamas. A che prezzo? È in atto la censura più sottile, ma questa sottigliezza non la salva dall’essere accostata alla censura più violenta e più minacciosa, quella che vuole colpire chi vuole salvare il popolo palestinese dalla sua distruzione.
Tanti intellettuali italiani indicano inorriditi il dito insanguinato del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas), ma non vedono la luna desolata degli altri fondamentalismi che egemonizzano sempre di più la classe dirigente israeliana. L’idea che le forze armate israeliane difendano i Lumi contro la barbarie è un ideologismo foriero di tragedie, dal quale è bene liberarsi con un’operazione onesta di ricognizione storica e politica della memoria mediorientale. Il racconto di quel che accade ora è un passo fondamentale, con tutti i testimoni da rispettare.


Aggiornamento del 17 gennaio 2009:
Devo registrare una piccola vittoria contro la violenza. Il sito criminale sopra menzionato(www.stoptheism.com) è stato finalmente rimosso. E' importante non accettare che i metodi fascisti dei Kaplan Boys possano acquisire riconoscimenti nel dibattito pubblico. Prendere come bersaglio degli individui al fine di ucciderli non è libertà di pensiero. E' delinquenza.