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17 luglio 2013

Altro che Datagate: è il potere dei Big Data

Una verticalizzazione del comando sull'economia e sulle decisioni politiche, tecnologiche e commerciali in poche mani. Il 2013 produce il 90% dei dati della Storia.

di Nique La Police.


Tempi duri per l'ideologia Emergency, quel corpo di suggestioni e convinzioni che considera come invariabilmente positivi, degni di un incondizionato medium fiducia, gli elementi di pensiero e pratiche progressiste sparsi a giro per il pianeta. In pochi giorni due duri colpi, per chi li vuol vedere, a questo genere di ideologia arrivano da due paesi, gli USA e il Brasile, che nella prima e nella seconda metà della scorsa decade avevano nutrito la punta di diamante di quell'immaginario e di quel corpo di convinzioni.
Il primo viene da Obama, il Nobel per la pace più bombardiere della storia, che è partito dall'alleanza con il social network alle elezioni per arrivare a spiarli come pratica prevalente e intensiva.
Il secondo viene dal Partito dei lavoratori (sic) al potere in Brasile, dove il governo - che si voleva entro un processo di mediazione tra movimenti, bilancio partecipato, grande business industriale e delle infrastrutture e crescita della borsa di Rio - si è trovato di fronte a manifestazioni imponenti composte da praticamente ogni strato della società brasiliana escluso quello dei ricchissimi. E' finita, per adesso, con la polizia a tentare di reprimere i manifestanti in un centinaio di città indossando, solita ironia della storia e potenza rappresentativa di youtube, anche un bel casco bianco con stampati sopra i colori dell'arcobaleno.
Ma mentre la questione brasiliana ha una propria evidenza e fornisce immediatamente chiavi di lettura, la portata storica del Datagate che ha coinvolto l'amministrazione Obama è molto più profonda di quanto possa immaginare l'ideologia italiana. Per entrare nella portata, e nella pericolosità, dello scandalo Obama bisogna quindi mettere insieme alcuni elementi.
Di sicuro poi la vicenda Snowden è molto più seria di quella Assange, facendo sembrare quest'ultimo come un personaggio che appartiene ad un'epoca della rete, quella della rivelazione di documenti riservati delle cancellerie, più dotata di un sapore romantico che di un effettivo potere dell'informazione liberata. Vediamo allora questi elementi.

ALCUNI FATTI ESSENZIALI: LO SCANDALO OBAMA DAL PARADIGMA ECHELON A QUELLO DEI BIG DATA
Al giorno d'oggi non c'è bisogno di citare una mole corposa di testi per capirsi su un fatto ormai autoevidente: il ritardo culturale con il quale i media italiani costruiscono le notizie è frutto di due fattori. 
Il primo è legato al potere di disinformazione presente nel ritardo culturale. Notizie vecchie quindi imprecise, costruite con categorie approssimative, favoriscono oggettivamente chi ha necessità di disinformare. E il primato dell'informazione professionale, di nicchia, discrezionale verso quella pubblica e generale. 
Il secondo è invece legato allo schema antropologico con il quale i media italiani costuiscono la notizia. Schema che si basa sempre su richiami rigidi al passato, secondo il retaggio ciceroniano dell'historia magistra vitae e quello di uno sclerotico storicismo su cui ancora oggi si innestano, assieme al più cortigiano gossip, alcuni schemi cognitivi fondamentali del mainstream mediale italiano. 
Per cui la vicenda Snowden, e le sue rivelazioni prima sulla raccolta dati in patria effettuata dalla NSA sulla popolazione e poi su una simile raccolta effettuata in Europa è stata rispettivamente classificata, dai media italiani, come vicenda da guerra fredda interna (una sorta di maccartismo digitale) poi come riedizione della guerra fredda esterna (in versione spionaggio, via "cimici", degli alleati ma anche di nuove frizioni con Mosca sulla sorte di Snowden) e infine secondo il modello Echelon (il grande impianto di spionaggio, emerso tra gli anni novanta e il decennio scorso, a paradigma di raccolta dati prevalentemente securitario-industriale).
Non che in questi schemi non ci sia un granello di verità ma insistere a rappresentare le notizie con forme cognitive di ritardo non permette di cogliere l'evoluzione paradigmatica, del controllo e dell'estrazione dati, che è intrecciata alla vicenda Obama-Datagate. Ma dove si coglie la novità, il salto paradigmatico in questa vicenda?
Sicuramente non nello spionaggio della propria popolazione, sempre praticato secondo le evoluzioni tecnologie e dei dispositivi giuridici, nè quello degli alleati che è sempre servito a ribadire la superiorità tecnologica americana e le gerarchie di potere all'interno delle alleanze. 
La vera novità, la rottura paradigmatica con gli schemi di controllo del passato la si comincia a cogliere quando si analizzano notizie come questa.
Dallo Spiegel in lingua inglese emerge la dimensione delle rivelazioni di Snowden riguardo all'estrazione di dati dalla Germania verso gli Usa. Dimensione che non riguarda tanto dati provenienti da "cimici" di nuova generazione, comunque limitate a uffici o a diplomatici e top manager, ma proprio l'estrazione di big data provenienti da ampie e significative porzioni di popolazione. 
Lo Spiegel parla infatti apertamente di mezzo miliardo di connessioni comunicative (telefonate, email, sms, chat, dati skype etc.) spiate in Germania ogni mese
Non si tratta quindi di una questione da barbe finte di una volta, di spiare solo diplomatici, membri di governo top manager e militari. Per quanto producano dati corposi la necessità di aspirare informazioni da queste categorie non spiega il carotaggio di una così immensa parte di dati rappresentativa non di una élite ma di una popolazione. 
Qualche altro dato? La NSA americana, che ha così riadattato le basi in Germania provenienti dalla guerra  fredda, secondo la fonte Spiegel ha aspirato, negli ultimi mesi,  dati da 20 milioni di telefonate tedesche e dieci milioni di scambi via Internet tedesca al giorno
A Natale 2012  la NSA americana ha collezionato dati su circa 13 milioni di telefonate tedesche e circa 6-7 milioni di scambi via Internet . In un giorno ad alto traffico lavorativo come il 7 gennaio 2013, la NSA ha messo sotto sorveglianza 60 milioni di connessioni comunicative. La zona più analizzata della Germania è stata Francoforte, maggiore snodo internet del paese e punto di incrocio, sul piano strategico, tra finanza, politica e tecnologia. 
La Germania risulta sorvegliata quanto l'Iraq e la Cina, che ha protestato in modo vibrante (quanto rimosso in occidente) e dieci volte più della Francia. 
Siamo di fronte quindi ad un'estrazione dati che va ben oltre la necessità di sorvegliare qualche migliaio di persone strategiche in un paese. 
O comunque, anche se la logica fosse quella della pesca a strascico (pescare molto per prendere i pesci giusti) siamo di fronte ad un processo di generazione di dati che va ben oltre la sola dimensione della sorveglianza delle élite. Perché quindi spiare la Germania, anche il giorno di Natale, e la sua popolazione come se fosse una potenza nemica da invadere?
La risposta è molto semplice e spiega anche come l'estrazione di dati, da parte della NSA, sulla popolazione americana non abbia fini esclusivamente militari e di controllo. Si annida in una parola semplice, quanto di grande uso nel marketing attuale: economia dei Big Data
Vediamo di cosa si tratta non prima di rilevare come il genere di carotaggio, al quale è stata sottoposta la popolazione tedesca, è avvenuto anche in Italia nell'ordine di quattro-cinque milioni di connessioni comunicative analizzate al giorno (fonte il Giornale, forse imbeccato dai servizi). 
Ma siamo nel paese in cui fa più scandalo Fiorito che MPS, l'uso smodato di porchetta piuttosto che di derivati finanziari, e quindi silenzio e disattenzione sono sovrani. 
Infatti nel mainstream nazionale questa reale dimensione del comportamento americano è stata di gran lunga offuscata. Compreso il fatto che gli stessi Usa non hanno negato le accuse e hanno promesso, in futuro, di condividere i dati prodotti. Ma queste sono parole alle quali possono giusto far finta di credere casi umano-politici come Epifani, Renzi e Napolitano. Sempre se non sono troppo indaffarati a riparare le falle nel sistema politico, ancora causate dal pacchetto di parlamentari detenuti dal gruppo Mediaset (espressione di un media governato archeologicamente come la tv), oppure a sopravvivere personalmente alla contrazione economico-finanziaria dell'eurozona.

COSA SONO I BIG DATA
"Cosa sono esattamente i Big Data? I Big Data si caratterizzano attraverso le tre "V": volume (larga quantità di dati), varietà (larga differenza nella tipologia di dati raccolti), velocità (accumulazione costante di nuovi dati)."
(James Berman, Principles of Big Data. Preparing, Sharing, and Analyzing Complex Information, Elsevier, 2013).

Questo mantra delle 3 "V", ripreso da Berman ma comune ad ogni sessione divulgativa sui Big Data, fin dall'inizio degli anni 2000, ci introduce ad una dimensione che non è solo di produzione di dati ma anche generatrice di economie e regolatrice, in un prossimo futuro, dell'incrocio tra economia e finanza
Più precisamente i Big Data sono aggregazioni di dati la cui quantità accumulata richiede strumenti innovativi di classificazione ed analisi dal punto di vista quantitativo e qualitativo ma anche innovazioni tecnologiche nella conservazione (un pò come è accaduto per gli hard-disk e le chiavi Usb sempre fare più capaci con la crescita dei pc e della rete). 
Queste aggregazioni di dati, appunto i Big Data, crescono secondo le leggi delle 3 "v", alle quali sono state aggiunte altre "v" negli ultimi anni, quindi in volume (tanto che ci sono rilevazioni che parlano del 2013 come l'anno in cui si produrrà, da solo, il 90 per cento dei dati della storia. Per non parlare dei prossimi); varietà (con dati provenienti da Pc, smartphone, tablet, telecamere circuito chiuso, macchinari di ogni genere, semafori, apparecchi medici, aerei e tutto quando sia in grado di produrre dati); e velocità (fino a costruire, praticamente da zero, un business stimato anche all'8 per cento del Pil europeo nel 2020, cioè domani). 
L'istituzione storica che dal 2001 si occupa di Big Data, la Gartner, è ovviamente privata. 
Ha clienti nell'amministrazione federale, nel militare, nel business finanziario. E fa capire che, essendo il top storico della ricerca un privato, anche lo spionaggio dei big data ha sempre una doppia ricaduta: militare e di impresa
Ma soprattutto, ed è qui il salto di paradigma nei processi di sorveglianza, i big data non sono solo semplicemente "dati" ma processi digitali che, una volta strutturati, generano una economia, fino, come abbiamo accennato, ad essere stimata (fonte Wall Street Italia) al possibile otto per cento del Pil europeo. 
I Big data si accumulano su tutto: sanità, sicurezza, borsa, meteo, traffico, finanza, economia, relazioni sociali, stili di consumo, inclinazioni sessuali, politiche e cicli economici
Generano un'economia del loro trattamento e, allo stesso tempo, strutturano l'economia secondo i criteri del loro trattamento. Compongono tecnologie del sapere per favorire processi decisionali. Un cerchio, materiale e digitale, dalle conseguenze, nell'economia come nella politica, tutte ancora da esplorare. 
E' evidente che, sia nella sorveglianza della popolazione Usa come di quella tedesca (o cinese), la NSA, che ha rapporti con contractor come la Gartner (che più che un contractor sembra un soggetto pilota), investe solo l'aspetto militare e securitario. 
Il Datagate non è Echelon-2, come è stato generosamente (o ingenuamente) detto. O meglio, non lo è fino a quando si comprende che, con questo know-how e questa potenza tecnologica di controllo della popolazione propria e straniera nella produzione dati, si possono generare economie di big data. Garantendo l'esistenza un primato tecnologico, del business economico-finanziario che oltrepassa la sola dimensione militare-securitaria (alla quale i big data si intersecano per natura). 
Così, Echelon è società di controllo, Datagate economia di produzione dati
Un'altra concezione del business che si impone oltre che del militare. Prism non è quindi Echelon ma un piano dove si intrecciano economia e militare in modo nuovo. 
A differenza del Warfare, l'economia trascinata dalle spese militari, qui abbiamo il militare che è direttamente generatore di dati quindi di economie, e di strategie di governo della produzione di ricchezza, e gli stati maggiori dell'esercito e dell'amministrazione intrecciati indissolubilmente con imprese che leggono questi dati, li strutturano e li lanciano sul mercato. 
Se si vuole, su un altro piano, è quello che è accaduto con l'esercito cinese che, con le sue imprese, ha contributo al take-off del capitalismo prima nelle allora zone speciali poi in tutta la Cina. 
Prism, oltre ad essere spionaggio e controllo, va visto quindi soprattutto come un monumentale dispositivo di lancio dell'economia dei big data volto a garantire il primato americano in questo settore. Pronto per integrare militare, tecnologia e finanza come già avvenuto all'epoca del rigonfiamento della bolla dei tecnologici (a cavallo tra anni '90 e anni zero). 
Estrarre dati da intere popolazioni serve a questo, la sorveglianza è un business importante ma accessorio, la potenza militare si rafforza proprio rafforzando la capacità di creare economia. In questo senso c'è anche il tentativo di sorpassare la concezione del militare come terreno di sostanziale estrazione delle risorse di un paese verso quella del militare come generatore di economie.

COME GLI USA PROCESSANO I BIG DATA ASPIRATI IN EUROPA: LA CATENA DEL VALORE
Il mantra "reducing costs increasing productivity" (sempre Berman) è la consueta legge del valore stavolta applicata all'economia Big Data. Il testo di Berman si vuole come quello in grado di ricostruire la catena di produzione  di valore che trasforma i big data da non strutturati a strutturati per passare, dopo una serie di tecniche di ripulitura e di integrazione dei dati, alla fase di analisi. Che è la fase vera e propria della messa a valore, quella per la quale Berman ha costruito il testo, dei Big Data. Che diventano così tecnologie dell'analisi per la decisione e la progettazione di processi e di prodotti. Tecnologie che producono profitto perchè i loro artefatti, che altro non sono che giudizi mediati dall'analisi di megadati, sono in grado di essere accolti dal mercato, riducendo i costi ed elevando la produttività in ogni settore. L'aspetto da rimarcare è che questa catena del valore, sottoposta comunque a tutti i processi di usura tipici delle economie capitalistiche, è già presente nel processo di analisi dei big data americani.
Risulta così interessante dare un'occhiata a golem.de, un sito tedesco sull'Information Technology che, nei giorni caldissimi del datagate, ha cercato di delineare le modalità di analisi dei dati prodotti dalla sorveglianza di massa alla popolazione.
E' interessante notare come le tre fasi della catena di produzione del valore nei Big Data evidenzate da Bernan (preparing, sharing, analyzing) trovino come attore principale, nella collaborazione (più o meno ammessa) delle major della rete, sia FBI che NSA
La Analysenkette overo la catena dell'analisi, come la chiama golem.de, non è però tanto un processo di spionaggio. Le agenzie di intelligence infatti, processando Big Data, non si comportano solo come soggetti spionistici ma anche, e soprattutto dal punto di vista della produzione del valore, come start-up della costruzione del primato tecnologico, economico nella estrazione di valore dai Big Data stessi. 
In un modo che evolve, in termini coestensivi, con la legge delle 3 "V" che rappresenta il mondo fenomenico da intercettare se si vuol estrarre valore dai Big Data. Non a caso quindi Zero Hedge, commentando lo stesso articolo del Washington Post analizzato da golem.de, parla di simbiosi tra militare, tecnologico ed economico e di reciproca, mutualistica cooperazione. Ed anche in Zero Hedge, che ricordiamo è un influente sito di informazione finanziaria dove si scrive collettivamente con lo pseudonimo Tyler Durden (da Fight Club), si afferma che il processo strategico di analisi dei big data passa tra FBI e NSA. Agenzie di intelligence che, a questo punto (entro questa mutualità tra militare, tecnologico ed economico) sono anche vere start-up costruite per dare un vantaggio strategico agli USA nel nascente mondo dell'economia dei Big Data. Collochiamo quindi correttamente i servizi vetrina di Wired sul futuro economico dei Big Data, con interviste del genere "stella dell'open source riscrive il futuro dei big data" nella loro dimensione. Si prevede che la crescita esponenziale dei grandi dati generi un'economia in grado di produrre davvero punti di PIL . Lo dice McKinsey, una delle agenzie più importanti al mondo di consulenza economico-finanziaria. Ma sopratutto McKinsey afferma che sono tutte da scrivere le modalità di estrazione dei big data e quelle di costruzione delle professionalità. 

Cosa accade quindi? Mettiamola così: Wired intervista i geni dell'open source sui big data mentre FBI e NSA fanno da start-up per rendere stabile il primato americano in questo genere di economia. La sorveglianza delle popolazioni avviene quindi nell'ottica di una significativa crescita di punti di PIL. Terreno di esperimento per di queste start-up: il mondo conosciuto. Davvero Google, Microsoft, Facebook, Twitter non possono chiedere di meglio al governo americano.

Nei giorni scorsi la Germania, ai suoi massimi livelli, ha chiesto ufficialmente agli USA di non essere trattata come un nemico. Bisogna quindi intendersi su cosa sia il nemico in questo scenario. La Kölnische Rundschau, riprendendo questa discussione, ha parlato di Germania trattata come uno "stato canaglia"
Ma va compresa una cosa: amico e nemico qui non si dispongono secondo criteri puramente antropologico-militari. Ma entro questa nuova mutualità di militare, tecnologico, economico e finanziario. Per la Germania e le imprese tedesche di punta si tratta di capire come essere sinergiche a questi processi. Perchè la superiorità USA (militare, tecnologica, sul campo dell'analisi economica dei big data intesi come volano dell'economia del futuro) è marcata. Anche geograficamente, con basi americane, allargatesi durante il periodo della guerra fredda, ed evidentenmente riconvertite a monitoraggio e produzione di big data sulla popolazione tedesca. 
Significativamente la base NSA di Teufelberg (vicino Berlino) accreditata come facente parte del progetto Echelon è stata smantellata mentre c'è incertezza sulla location esatta degli attuali impianti NSA in Germania.
La nuova catena del valore, frutto di una evoluzione della concezione del militare, si lascia dietro Echelon come archeologia industriale. E gli altri paesi, per non rimanere indietro, sono costretti prima a protestare pubblicamente poi ad inserirsi, in qualche modo, sulla scia del comportamento americano.

BIG DATA: DALLA SOCIETA' DI CONTROLLO ALL'ECONOMIA DELL'ANALISI DEI DATI
Queste considerazioni attribuibili allo staff di Angela Merkel, provenienti dal Rheinische Post, meritano un commento.
L'attuale cancelliera teme che gli Stati Uniti, una volta in grado di analizzare i big data sulla popolazione tedesca, possano prevedere i comportamenti dell'elettorato tedesco e l'esito elettorale in maniera più sofisticata degli stessi partiti tedeschi. Per Berman l'analisi - e quindi l'economia - dei Big Data è in grado di sostituire sia il business che il ruolo dei sondaggi
E' evidente che avendo enormi dati strutturati sulla popolazione (inclinazioni politiche, scelte comportamentali in materia politica, dibattiti, letture, frequentazioni) la complessità dell'analisi si eleva. E la questione non è solamente elettorale ma riguarda anche il settore finanziario. Porzioni significative del mercato dei future e dei bond sono legati ai risultati elettorali specie per un paese chiave come la Germania. Una maggiore capacità di previsione, non più basata su qualche migliaio di interviste ma sui dati incrociati di milioni di persone, è intuibile quanto potente valore economico-finanziario. A questo punto qualche ragionamento di paradigma (sociale, antropologico, politico) si impone. 
Gilles Deleuze, all'inizio degli anni '90 nella sua celeberrima analisi del passaggio dalle società disciplinari alle società di controllo definiva uno spostamento nelle modalità di governo della popolazione e quindi dell'esercizio della politica tout court. Questo spostamento era determinato, nella funzione del governo della popolazione, dal passaggio dalla centralità delle strutture fisiche disciplinari (l'ospedale, la fabbrica, la prigione etc.) a quella delle tecnologie del controllo a distanza. Si era all'inizio degli anni '90, diversi passaggi delle rivoluzioni tecnologiche dovevano ancora accadere (si pensi non solo al mobile, ma anche ad internet che non c'era ancora) ma l'indirizzo di sostituzione, controllo tecnologico a distanza in luogo di disciplinamento diretto, erano chiari proprio in materia di governo della popolazione. 
La vicenda Prism, lo scandalo Obama-Snowden, ci aiutano invece ad inquadrare un altro salto di paradigma. Salto che non è solo antropologico-politico ma riguarda anche un nuovo modo di interpretare le leggi del valore
La tecnologia va infatti considerata, se si guarda a tutta la vicenda Datagate, non tanto con il paradigma del controllo a distanza della popolazione ma con quello della produzione di valore. 
I Big data sono, come abbiamo visto, elementi costituenti delle tecnologie di controllo della popolazione ma soprattutto sono dispositivi di produzione di valore. Del resto lo stesso Michel Foucault, sul quale montava Deleuze per descrivere le società disciplinari e il loro salto di paradigma, ricorda come le grandi istituzioni dell'imprigionamento (la prigione, l'ospedale) possedessero l'esigenza di rendere produttiva la popolazione. 
Bentham, per Foucault, non è tanto un classico del prigionismo ma della messa a funzionalità produttiva dei comportamenti tramite il disciplinamento dell'istituzione prigione. La fabbrica, in Foucault, deve quindi al benthamismo il prestito di tecnologie e strategie della messa a produzione dei comportamenti. 
La vicenda Obama-Snowden va quindi letta in questo modo: come il segno di un compiuto passaggio delle tecnologie digitali che fanno direttamente presa sulla popolazione dalla dimensione del controllo a quella, più  diretta, di produzione di valore economico. Produzione di valore che avviene attraverso l'analisi dei dati estratti nel monitoraggio della popolazione. Si apre quindi la stagione dell'economia dell'analisi dei dati come elemento regolatore dello sviluppo e della evoluzione delle tecnologie di monitoraggio della popolazione. 
Controllare il crimimale, il tossico, il reo, il pervertito, l'elettore, la famiglia, il manager, il consumo del teen-ager, l'amorale non è più questione di monitoraggio, di controllo digitale come sorveglianza ma di diretta produzione di dati che generano un'economia i cui processi di estrazione di valore inseguono dei big data che crescono al ritmo impetuoso delle 3 "V". 
In questo Prism marca concettualmente il passaggio dell'uso e della pensabilità delle tecnologie di monitoraggio da quella che era definita come società di controllo a quella che è definibile come economia dell'analisi dei dati.
Con poco rispetto di ciò è società e con molta attenzione a ciò che produce dati e quindi valore. In questo senso la società, definita dell'eccedenza nei paradigmi di analisi securitaria di inzio secolo, con questo genere di economia è presa in considerazione in quando fonte di produzione di dati.

L'inedita pericolosità dello scandalo Obama-Snowden non sta quindi tanto nel fatto che siamo di fronte ad una nuova generazione di tecnologie di monitoraggio della popolazione. Nuova sia rispetto all'uso tecnologico delle società di controllo, sviluppatesi con gli anni '90 dal braccialetto elettronico a Echelon. Ma in quella dell'evidenza di una sperimentazione di una economia dei big data le cui tecniche di estrazione di valore e le relative tecnologie di governo della popolazione sono in mano ad un gruppo di imprese, ad una amministrazione governativa e a due-tre agenzie di intelligence. Una verticalizzazione del potere del comando sull'economia e sui processi decisionali di tipo politico, tecnologico e commerciale dalle dimensioni imprevedibili e, fino ad adesso, in poche e discrete mani. 

In questo il militare, che tende a verticalizzare le catene di comando, si fa davvero paradigma dell'economico.

Si tratta infine di guardare al cortile che è casa nostra. Il Corriere della Sera è persino riuscito a dire, dopo aver riconosciuto l'esistenza del fenomeno, che il controllo di massa della popolazione serve per la creazione di  nuovi dossier. Come se monitorare chi lavora ad uno Starbucks di Pittsburg, o chi sta sugli spalti dello stadio di Dortmund, avesse un senso dal punto di vista del ricatto politico. 
Un parlamentare dell'opposizione ha parlato della  necessità dell'intervento del Copasir come se, da quegli uffici, potesse effettivamente uscire qualcosa. Il mito dello stato italiano che, basta che lo voglia, è in grado di informarti è duro a morire. 
Sulla vicenda si trova poi, a parte l'immancabile cospirazionismo, qualche trafiletto sulla privacy, e c'è anche un qualche abbozzo di pensiero sui beni comuni (a proposito, i dati estratti dagli italiani sono o no beni comuni degli italiani? E chi li rivendica?). 
C'è chi ha parlato di uscita dell'Italia dalla Nato, rivendicazione giustissima ma che non sposta di un riga questo problema. In una economia dei big data, la superpotenza egemone estrae dati come vuole, li elabora, alimenta il mercato, i finanziamenti e le decisioni necessarie a produrre valore. Non solo nei beni fisici o digitali ma anche in quelli legati all'immaginario. Visto che si parla di fare trame di film, quelli con pubblico di massa, analizzando prima le reazioni dei big data sui precedenti in materia per poi decidere la trama. Che tu esca dalla Nato o meno il processo rimane intatto: dalla fase di sorveglianza (basi estere, satelliti, sottomarini) a quella di alimentazione delle economie a quella del controllo dell'economia tramite le tecnologie prodotte.
E' chiaro che in Italia mancano strutture pubbliche e sapere collettivo necessari per affrontare il problema. Concettualmente, tecnologicamente e politicamente
Problema che è, come abbiamo visto, sia questione di diritto alla privacy che legato alle modalità di sviluppo del nuovo capitalismo. Anzi, dopo aver avuto Berlusconi e Renzi, due facce del simulacro del nuovo in politica, non ci sarebbe da stupirsi se, in un prossimo futuro, un imprenditore italiano dei big data, a sapere rigorosamente secretato, magari sottoscrittore di Emergency, diventasse il nuovo cavallo di battaglia della politica istituzionale. La necessità del "nuovo" nello spettacolo della politica può arrivare ad imporre processi di questo genere. Comunque vada, e qualsiasi siano le traiettorie che prenderà l'economia dei big data, questo paese è completamente indifeso dal punto di vista del sapere e delle tecnologie pubbliche, della qualità dell'informazione, della consapevolezza collettiva e della tutela dei beni comuni digitali. Il pensiero cosiddetto progressista è poi completamente in disarmo su questi temi. Pronto a divagare su scadenze autoproclamatesi politiche e del tutto prive di senso. I movimenti poi sono troppo grassroot per arrivare ad osservare su questo piano di complessità.
Resta Obama. Inside Job, forse il film più letale per l'ideologia obamiana, ce lo rende come pericoloso brand capace di tenere alta la legittimazione per l'economia della bolla finanziaria globale. 
Prism, che non è un film ma un processo in atto, ce lo rende come quel tipo di potere in grado di scatenare un'economia dei big data che deve passare sopra ogni libertà, ogni diritto alla privacy per mantenere il primato economico-finanziario del nesso militare-tecnologia- moneta degli Stati Uniti. 
Obama, a differenza di Bush, è il vero presidente del XXI secolo. Molto più pericoloso per i dati che genera rispetto alle batterie missilistiche che mette in campo. Un qualcosa in confronto al quale i caschi arcobaleno della polizia di Dilma Roussef sembrano quasi una novella che ha del consolatorio.


Pubblicato anche su Megachip.

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8 giugno 2013

Barack Obush e lo spionaggio totale

di Pino Cabras - da Megachip.
Giornali e siti di tutto il mondo riprendono divertiti la prima pagina dell'Huffington Post, che cavalca lo scandalo sullo spionaggio di massa e spara un titolo cubitale: GEORGE W. OBAMA. Più sotto al titolone dell HuffPost, ecco un'illustrazione: un morphing fra la faccia di Bush e quella di Barack. Mi suona tutto così familiare, avendo io scritto nel 2011, assieme a Giulietto Chiesa, un libro intitolato "Barack Obush".

L'edizione russa, intitolata «Global'naja Matrica» (ossia "La Matrix globale", titolo quanto mai attuale), ha in copertina proprio il morphing fra i due ultimi presidenti USA. Come spesso accade, i grandi media arrivano sulle cose con un ritardo di anni.

Nel frattempo, gli scettici a targhe alterne ci avevano inondato di richieste: le prove, le prove di quel che dite!
Se raccontavamo in rete quel che ora è ovunque, orde di troll non volevano concederci un centimetro, ci inondavano di provocazioni, frasi irritanti, insulti, squadrismo elettronico, "character assassination", diversioni fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di intralciare la comunicazione, denigrarci.
Per loro eravamo i «complottisti» (il neologismo-truffa del nuovo secolo). Non capivano (o non volevano capire) che non inseguivamo complotti, ma descrivevamo un modo di funzionare del potere: sempre più opaco, menzognero, segreto, sempre più lontano dalle divisioni tradizionali dei poteri, e sempre più condizionato da strutture incentrate sull'uso massiccio e spregiudicato delle telecomunicazioni.
Nel libro abbiamo descritto così questo fenomeno:
«Sullo sfondo del Patriot Act, la legge liberticida votata da Bush e ri-votata senza tentennamenti da Obama, si è dunque formata un'enorme rete parallela, che agisce in nome della sicurezza. Strutture non trasparenti, semi-private ma coperte da strati di legittimazione (e ingenti fondi) pubblici, sono diventate via via più importanti, costose e letteralmente "incontrollabili".
L'11 settembre 2001, questa entità esisteva già nel corpo degli apparati USA. Fu quel giorno che decise di diventare una metastasi. Obama non ha nemmeno provato a cambiarla.
Chissà in che modo l'attuale inquilino della Casa Bianca interpreta la frase che pronunciò Benjamin Franklin agli albori della storia degli Stati Uniti: "Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza"».
La risposta al nostro interrogativo è arrivata adesso: il presidente democratico dichiara che in nome della «sicurezza» tutto quel sistema è legittimo.

Obama rivendica un sistema che legge le e-mail di tutti in tutto il mondo, sa cosa spendiamo e dove, classifica i nostri gusti individuali, carpisce tutti i segreti industriali, sa a chi telefoniamo, quali amici abbiamo, e molto, moltissimo altro ancora, nella vita di tutti i cittadini, tutte le organizzazioni, tutti gli apparati.

Nessun potere totalitario nella storia ha mai avuto accesso a una simile completezza di profili individuali né ha mai potuto agire altrettanto a fondo dentro gli uffici, fino ad avervi degli occhi per vedere tutto, quando voleva: con le webcam attivate segretamente, con la lettura diretta dei nostri documenti e delle nostre schermate.

Di fronte a una simile dichiarazione di guerra alle Costituzioni e alle sovranità di tutto il mondo ci si aspetterebbe qualche reazione, almeno per non guadagnarsi la lucidissima invettiva di Franklin: non meritare «né la libertà né la sicurezza». 
Al momento c'è solo qualche debole reazione degli eurocrati, come quella del commissario agli affari interni Cecilia Malmstroem: «Siamo naturalmente preoccupati per le possibili conseguenze sulla privacy dei cittadini europei, ma è presto per trarre delle conclusioni», ha affermato la Malmstroem. Questo sì che è 'sopire e troncare'. E ha promesso: «Contatteremo la nostra controparte americana per avere ulteriori informazioni». Se questo scambio transatlantico sarà tempestivo come nel caso dei dati interbancari, staremo freschi.

Manco a dirlo, sinora, politici italiani non pervenuti.
Figuriamoci se Enrico Bilderberg Letta dirà qualcosa. E neanche Gianroberto Casaleggio, se è per questo, lui che prevede in futuro una guerra mondiale in cui le dittature orientali "orwelliane" saranno sconfitte dall'occidente di Google. Sì, Google, ossia una delle entità più orwellianamente compromesse con il sistema, come appare nello scandalo di questi giorni. Qualche aggiustamento di prospettiva servirà anche dalle parti dell'opposizione.
In ogni caso l'Imperatore è nudo, e quindi i silenzi, le politiche sbagliate e le distrazioni saranno messi a dura prova. La retorica obamiana è a pezzi. Nemmeno l'Italia potrà fare finta di nulla.

Obama ha realizzato delle discontinuità nella narrazione del potere rispetto al predecessore, e a molti ingenui questo potrà ancora bastare. Ma Obama è in realtà un continuatore dello Stato profondo, che i presidenti non osano cambiare. 
Quel grumo oscuro, impersonale e potente, viene semplicemente assecondato nelle sue evoluzioni (anche quando le evoluzioni agiscono come crescite tumorali negli equilibri dei poteri). Oggi il presidente va al servizio dello Stato profondo - apparati, comitati d'affari, complesso militare industriale, reti di spionaggio - dando sempre più volume agli apparati "securitari".
Il capitolo finale di Barack Obush è dedicato proprio alla descrizione delle cause di questa continuità, che resistono anche alla diversa stoffa degli interpreti sulla scena del potere, perfino quando a un buono a nulla capace di tutto come George W. Bush succede un presidente cool che si becca il Nobel per la Pace "a prescindere".
Preso dai discorsi su Google, ho digitato "Barack Obush", e fra le prime voci in lista trovo una recensione negativa che mi era sfuggita, apparsa nel 2011 su Giornalettismo e opera di un tizio, tale John B., che non si era nemmeno preso la briga di leggere il libro, incorrendo così nell'incidente più squallido che possa capitare a un recensore.

No, non parlo dei suoi misteriosi cenni a «nostalgici sognatori di quella rivoluzione delle masse operaie che non si è mai concretizzata», che devono essere una scopiazzatura di un freschissimo discorso di Mario Scelba, e tralascio anche altri passaggi che dimostrano che il recensore ha "letto" il libro con la tecnica di lettura veloce di Woody Allen, quando questi diceva di aver divorato Guerra e Pace in sette minuti ("Parlava di certi russi").
Il centro dello squallore è la lezioncina che John B. ci impartisce: «Nessun uomo al mondo può andare alla presidenza degli Stati Uniti e cambiare in pochi anni la rotta inerziale di una simile massa. Si possono fare aggiusti di traiettoria, si possono fare piccoli spostamenti per bilanciare meglio e diversamente i pesi, niente più.» Se avesse letto il libro, era esattamente quel che spiegavamo. Ma per John B. la lettura di ciò che si recensisce è un optional. In tedesco i parolai a vuoto come lui li definiscono Sprachpedanten.

Comunque il recensor precox di Giornalettismo non è l'unico Sprachpedant a piede libero. Potremo scommettere che legioni di giureconsulti improvvisati proveranno a giustificare l'ingiustificabile, e ci vorranno insegnare che tutta la libertà che perdiamo è per il nostro bene, nell'era di Barack Obush.
Potremo provare a resistere alle loro menzogne discutendone in una mailing list, o in una teleconferenza, salutando nel mentre i robot delle agenzie di spionaggio americane in ascolto come un tempo si salutava il maresciallo delle rudimentali stazioni di ascolto analogiche.


7 giugno 2013

Spionaggio totale USA su Google, FB, Yahoo, ecc.


Adatt. da IRIB.

Lo scandalo Verizon si allarga rapidamente, fino a diventare una valanga in grado di minacciare l'amministrazione di Barack Obama.
Lo scandalo va oltre il pur clamoroso scoop del quotidiano britannico The Guardian. Al centro, sempre l’agenzia per la sicurezza nazionale  NSA (National Security Agency) e l'FBI, le quali  hanno l’accesso e il controllo diretto dei server di nove società internet Usa, le più importanti: Le massime centrali dello spionaggio USA possono ottenere a piacimento video, audio e foto che permettano di tracciare passo per passo e nome per nome i movimenti delle persone e i loro contatti. La rivelazione è del Washington Post, che mostra il programma Prism, un sistema che dal 2007 costituirebbe una delle fonti primarie della NSA. Le società coinvolte sono Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, Youtube e Apple. La risposta alla domanda chiave contenuta nell’articolo del Guardian, che ha rivelato milioni di telefonate  tracciate indiscriminatamente dalla National Security Agency, se cioè Verizon non fosse l'unico fornitore di servizi di telecomunicazioni ad essere stato oggetto di obblighi di sorveglianza totale, è dunque arrivata subito. Tutte le società web che dominano il mercato mondiale sono interamente controllate.
Il Washington Post ha deciso, sull’onda dello scoop del Guardian, di scoprire anche il suo scoop:  la prova dell’esistenza di un altro programma segreto, nome in codice Prism, che ricalca «quello controverso voluto dal presidente George W. Bush a seguito degli attentati dell’11 settembre». Il primo partner del programma, già a maggio 2007, fu Microsoft.
Per consentire l’accesso ai loro server da parte delle autorità governative e per acquisire l'immunità nei confronti di eventuali azioni legali, le grandi corporation coinvolte ricevono disposizioni dal Procuratore Generale (equiparabile per certi versi al nostro Ministro della giustizia) e dal direttore nazionale dell'intelligence.
L’editorialista del New York Times Peter Baker si pronuncia con durezza in merito alla vicenda scoperchiata dal Guardian, e il comitato editoriale del quotidiano newyorchese la definisce un «abuso di potere che richiede vere spiegazioni», e aggiunge che «l'amministrazione Obama ha perso ogni credibilità». Il giornale, che normalmente si esprime in favore delle politiche dell'attuale amministrazione, in questo caso l’attacca perché il governo USA avrebbe risposto «con le stesse banalità che ha usato ogni volta che il presidente Obama è stato sorpreso a eccedere nell'uso dei suoi poteri».




Spionaggio di massa in USA: la traduzione completa


L’articolo del Guardian sullo spionaggio di massa a carico di milioni di americani. Siamo dentro un salto di paradigma nella società bersagliata dai pianificatori dell’11/9.

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La NSA raccoglie le registrazioni telefoniche di milioni di persone al giorno, rivela un’ordinanza giudiziaria.

Esclusiva: Un ordinanza giudiziaria top secret che obbliga la Verizon a consegnare tutti i dati sulle telefonate dimostra la dimensione raggiunta dal sistema di sorveglianza interna sotto l’amministrazione Obama.


di Glenn Greenwald.

La National Security Agency sta attualmente raccogliendo le registrazioni telefoniche di milioni di clienti statunitensi di Verizon, uno dei maggiori fornitori di telecomunicazioni americani, come risulta da un ordinanza giudiziaria top secret emessa ad aprile.
L’ordinanza, una copia della quale è stata ottenuta dal Guardian, dispone che Verizon fornisca alla NSA su una “base continuativa e giornaliera” le informazioni su tutte lechiamate telefoniche nei propri sistemi, sia all’interno degli USA, sia tra Stati Uniti e altri paesi.
Il documento mostra per la prima volta che sotto l’amministrazione Obama le registrazioni delle comunicazioni di milioni di cittadini americani vengono raccolte indiscriminatamente e in massa: ossia a prescindere dal fatto che essi siano sospettati o meno di alcun misfatto.
La struttura segreta della Foreign Intelligence Surveillance Court (che opera in base alla legge FISA, Foreign Intelligence Surveillance Act, che regola la sorveglianza sullo spionaggio straniero, NdT) ha fornito l’ordinanza all’FBI il 25 aprile, dotando il governo di un’autorizzazione illimitata volta a ottenere i dati per uno specifico periodo di tre mesi fino al 19 luglio.
Secondo i termini dell’ordinanza quadro, vanno consegnati i numeri di entrambe le parti di una telefonata, così come i dati di localizzazione, la durata della chiamata, gli identificatori unici, e il tempo e la durata di tutte le chiamate. I contenuti in sé della conversazione non sono inclusi.
È probabile che questa divulgazione riaccenda lunghe discussioni negli USA in merito alla corretta estensione dei poteri di spionaggio interno in capo alle autorità di governo.
Sotto l’amministrazione Bush, i funzionari delle agenzie di sicurezza avevano rivelato ai giornalisti la raccolta su larga scala dei dati sulle telefonate da parte della NSA, ma questa è la prima volta che dei documenti importanti e coperti da clausole di massima riservatezza abbiano rivelato la continuazione della pratica su vasta scala durante il mandato del presidente Obama.
La natura illimitata delle registrazioni consegnate alla NSA è estremamente insolita. Le ordinanze giudiziarie emanate in base alla legge FISA di solito disciplinano la produzione di documenti relativi a un nome specifico e mirato che sia sospettato di essere un agente di un gruppo terroristico o di uno stato estero, o di una lista circoscritta di obiettivi elencati nome per nome.

The Guardian ha contattato la National Security Agency, la Casa Bianca e il Dipartimento di Giustizia per chiedere un commento prima della pubblicazione, mercoledì. Tutti si sono rifiutati di rispondere. Alle agenzie è stata offerta anche la possibilità di sollevare specifiche questioni di sicurezza per quanto riguarda la pubblicazione del provvedimento giudiziario.
L’ordinanza giudiziaria vieta espressamente a Verizon di divulgare al pubblico sia l’esistenza della richiesta dell’FBI in merito alle registrazioni dei propri clienti, sia della stessa ordinanza.
«Non abbiamo commenti da fare», ha dichiarato Ed McFadden, un portavoce della Verizon che opera a Washington.
L’ordinanza, firmata dal giudice Roger Vinson, costringe Verizon a produrre per la NSA copie elettroniche di «tutte le registrazioni dei dettagli delle chiamate o “metadati telefonici”creati da Verizon per le comunicazioni tra gli Stati Uniti e l’estero» o «interamente all’interno degli Stati Uniti, incluse le telefonate locali».
L’ordinanza impone a Verizon di «continuare la produzione delle copie quotidianamente d’ora in poi, nel corso della durata di questa ordinanza». Si precisa che le registrazioni da produrre comprendono «informazioni di identificazione della sessione», come ad esempio «il numero del chiamante e del destinatario», la durata di ogni telefonata, numeri di carta telefonica, identificazione della linea, numero IMSI (International Mobile Subscriber Identity, ossia “identità internazionale di utente di telefonia mobile”, NdT), nonché «esaustive informazioni sull’instradamento e la commutazione della comunicazione».
Queste informazioni sono classificate come “metadati”, o informazioni transazionali, anziché comunicazioni, e quindi non necessitano di singoli mandati per accedere a esse. Il documento specifica inoltre che tali “metadati” non si limitano agli elementi sopra menzionati. Una sentenza giudiziale del 2005 ha stabilito che i dati sull’ubicazione della cella - il più vicino ripetitore cui un telefono fosse collegato – costituivano ugualmente dati transazionali, e quindi rientrerebbero virtualmente nell’ambito di applicazione del provvedimento.
Mentre l’ordinanza stessa non include né i contenuti dei messaggi né le informazioni personali dell’utente di un particolare numero di cellulare, la loro collezione permetterebbe alla NSA di costruire facilmente un quadro completo di chi è stato contattato da un qualsiasi individuo, come e quando, e perfino da dove, in modo retrospettivo.
Non si sa se Verizon sia l’unico fornitore di telefonia cellulare ad essere stato oggetto di una simile ordinanza, anche se degli articoli precedenti facevano ritenere che la NSA abbia raccolto registrazioni di dati da cellulari da tutte le principali reti di telefonia mobile. Risulta inoltre poco chiaro dal documento trapelato se l’ordinanza di tre mesi sia stata una tantum, o se fosse invece l’ultima di una serie di ordinanze analoghe.
Questa ordinanza giudiziaria sembra ora spiegare i numerosi e criptici avvertimenti pubblici pronunciati da due senatori USA, Ron Wyden e Mark Udall, circa la portata delle attività di sorveglianza dell’amministrazione Obama.
Per circa due anni, i due democratici hanno spesso rumorosamente avvisato l’opinione pubblica sul fatto che il governo degli Stati Uniti si affida a «interpretazioni giuridiche segrete» per arrogarsi poteri di sorveglianza così ampi che il pubblico americano rimarrebbe “stordito” se sapesse quale tipo di spionaggio interno si stia conducendo.
Poiché tali attività sono secretate, ai due senatori, entrambi membri della commissione del Senato sui servizi segreti, è stato impedito di specificare quali fossero i programmi di sorveglianza nazionali che trovavano così allarmanti. Ma le informazioni che essi sono stati in grado di rivelare nei loro avvertimenti pubblici ricalcano perfettamente sia la specifica legge citata dall’ordinanza giudiziaria del 25 aprile, sia la vasta portata della raccolta dati da essa autorizzata.
Julian Sanchez, un esperto di sorveglianza presso il Cato Institute, ha spiegato:
«Abbiamo sicuramente visto il governo estendere sempre di più i limiti della ‘rilevanza’ che giustifichi la raccolta di un gran numero di dati tutti insieme - tutti posizionati a uno o due gradi di separazione da un obiettivo - ma passare indiscriminatamente l’aspirapolvere su tutti i metadati sarebbe uno straordinario ripudio di ogni pretesa di sospetto vincolato o individualizzato».
L’ordinanza di aprile richiesta da FBI e NSA fa esattamente questo.
La norma cui esplicitamente fa riferimento l’ordinanza è la clausola dei cosiddetti “business records” del Patriot Act, 50 USC sezione 1861. Questa è la norma che Wyden e Udall hanno ripetutamente citato quando mettevano in guardia l’opinione pubblica rispetto a quella che ritenevano fosse l’interpretazione estrema della legge adottata dall’amministrazione Obama al fine di gestire un’eccessiva sorveglianza interna.
In una lettera da loro inviata l’anno scorso al procuratore generale Eric Holder, rimarcavano che «vi è ora un notevole divario tra ciò che la maggior parte degli americani pensa che la legge consenta e ciò che il governo segretamente pretende che la legge consenta.»
«Noi crediamo», aggiungevano, «che la maggior parte degli americani rimarrebbe stordita nell’apprendere i dettagli sul modo in cui queste interpretazioni giudiziarie segrete hanno dato lettura» delle norme sui “business records” del Patriot Act.
I difensori della privacy hanno da tempo avvertito che il consentire al governo di raccogliere e conservare senza limiti i “metadati” è una forma altamente invasiva della sorveglianza delle attività di comunicazione dei cittadini. Tali registrazioni consentono al governo di conoscere l’identità di ogni persona con la quale un individuo comunichi elettronicamente, per quanto tempo parli con essa, e la loro rispettiva posizione geografica al momento della comunicazione.
Tali metadati sono proprio ciò che il governo degli Stati Uniti ha cercato a lungo di ottenere per scoprire la rete di associazioni di un individuo e i suoi modelli di comunicazione. La richiesta di una raccolta di massa di tutte le registrazioni telefoniche nazionali della Verizon indica che l’agenzia sta dando continuità a una qualche variante del programma di raccolta dati iniziato dall’amministrazione Bush all’indomani degli attentati dell’11/9.
La NSA, in quanto facente parte di un programma segretamente autorizzato dal presidente Bush il 4 ottobre 2001, ha attivato un piano di raccolta di massa di registrazioni dei dati in ambito nazionale per la telefonia, internet e la posta elettronica. Un enorme scalpore esplose nel 2006, quando il quotidiano USA Today riferì che la NSA stava «segretamente raccogliendo i dati sulle telefonate di decine di milioni di americani, utilizzando i dati forniti da AT & T, Verizon e BellSouth» e stava «utilizzando i dati per analizzare gli schemi delle telefonate nel tentativo di rilevare delle attività terroristiche». Fino ad ora, non vi era stata alcuna indicazione sul fatto che l’amministrazione Obama stesse applicando un programma simile.
Questi eventi recenti sono un chiaro segnale di quanto profondamente la missione della NSA si sia trasformata da quella di agenzia dedicata esclusivamente alla raccolta di dati di intelligence esteri, a quella di una che si concentra sempre di più sulle comunicazioni nazionali. Un addetto trentenne della NSA, William Binney, si è dimesso dalla agenzia poco tempo dopo l’11/9 per protestare contro il concentrarsi dell’agenzia sulle attività in ambito nazionale.
A metà degli anni settanta il Congresso, per la prima volta, studiò le attività di sorveglianza del governo degli Stati Uniti. A quel tempo, il mandato della NSA era di non rivolgere mai il suo apparato di sorveglianza verso l’interno.
A conclusione di tale indagine, Frank Church, il senatore democratico dell’Idaho che aveva presieduto la commissione d’inchiesta, ammonì: 
«Il potenziale della NSA in qualsiasi momento potrebbe essere riconvertito verso il popolo americano, e a nessun americano rimarrebbe alcuna privacy, tanta e tale è la capacità di monitorare tutto: conversazioni telefoniche, telegrammi, qualsiasi cosa».


Ulteriori elementi del reportage a cura di Ewen MacAskill e Spencer Ackerman.


Traduzione a cura di Pino Cabras.
Link su Megachip: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77243&typeb=0&Loid=315&Spionaggio-di-massa-in-USA-traduzione-completa.