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3 agosto 2017

Napolitano il passante e la guerra di Libia

di Pino Cabras.

Nei giorni in cui è finalmente diventato senso comune il fatto che la guerra di aggressione mossa alla Libia nel 2011 dai paesi Nato e dalle petromonarchie arabe sia stata un disastro geopolitico, l'ex presidente della repubblica Napolitano rilascia un'intervista per dire che in quella guerra lui non c'entrava mica, era quasi un passante. 
Lui non c'era e se c'era dormiva. 
Eppure gli archivi sono ancora lì a ricordarci che il Peggiorista nel 2011 usava tutta la sua influenza per fare appelli alle «decisioni difficili» (cioè la guerra) e strillava «non lasciamo calpestare il Risorgimento arabo» (si è visto che bel Risorgimento, come no). 
Il 26 aprile 2011 Napolitano dichiarava: «L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento». 
Prima mettono le premesse per tragedie immani, poi fischiettano allegramente come se niente fosse.


13 giugno 2014

Middle East. Il Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria

da SpondaSud.it.

Dopo i volumi Lebanon e Syria, è la volta di Middle East. Le politiche del Mediterraneo sullo sfondo della guerra in Siria (Arkadia Editore, 272 pagine, 16 euro). Il saggio, curato dal giornalista Raimondo Schiavone -  e scritto, tra gli altri, con i giornalisti e saggisti Giulietto Chiesa, Alessandro Aramu e Talal Khrais, Pino Cabras e il responsabile esteri di Hezbollah Ammar al-Moussawi, descrive scenari e situazioni di grandissima attualità in una delle zone più calde del pianeta.  
La prefazione è di Alberto Negri, inviato del Sole 24 Ore e reporter di guerra. Il volume tenta di rispondere, grazie alla presenza di autorevoli interventi di firme prestigiose, a una serie di interrogativi, a partire dal ruolo che potranno giocare i Paesi del Mediterraneo alla luce degli ultimi sconvolgimenti internazionali. Geopolitica, interessi strategici e finanziari, Middle East è un racconto che parte dalle rivolte arabe per giungere ai nostri giorni. Il saggio sarà nelle librerie di tutta Italia nel mese di luglio del 2014.

SINOSSI
All’indomani dello scoppio delle rivolte arabe, il grande bacino del Mediterraneo, con il suo alternarsi di fenomeni cooperativi e conflittuali, si presenta al centro di un processo storico che vede coinvolti grandi attori internazionali. Mentre lo status quo geopolitico post-guerra fredda entra in crisi, assistiamo al riposizionamento di un nuovo equilibrio e all’emergere di nuovi soggetti. In questo quadro, anche la vecchia Europa inizia a rinegoziare la sua posizione cercando di cogliere le opportunità offerte dal mare tra le due terre. Sullo sfondo, la guerra in Siria, prezioso banco di prova per le grandi potenze. E, ancora, il movimento Hezbollah, attore determinante di questo instabile scenario. Da qui, dunque, sorge anche la riflessione sulle strategie dei media, veicoli di informazioni, idee e concetti, spesso precostituiti e calati dall’alto. E, a proposito di Mediterraneo, il volume non poteva tralasciare il dibattito sull’emergenza immigrazione e i tanti interrogativi sulle prospettive di cooperazione tra le due sponde.

AUTORI
Giulietto Chiesa, giornalista, direttore della Rivista “Cometa”, coordinatore di Pandora Tv, editorialista per diverse testate e autore di numerosi saggi. Raimondo Schiavone, giornalista e segretario generale di Assadakah, vice presidente della Camera di Commercio italo-araba, ha curato il volume Syria. Quello che i media non dicono (Arkadia Editore). Alessandro Aramu, giornalista, direttore della Rivista di geopolitica Spondasud, ha curato il saggio Lebanon. Reportage nel cuore della resistenza libanese (Arkadia Editore). Ammar al-Moussawi, politico libanese, attualmente responsabile esteri di Hezbollah. Talal Khrais, giornalista libanese accreditato presso la Stampa Estera, corrispondente dall’Italia del quotidiano libanese “As-Safir”, co-autore con Raimondo Schiavone e Alessandro Aramu di numerosi lavori incentrati sulle problematiche del Medio Oriente. Pino Cabras, saggista, condirettore di Megachip, autore dei volumi Strategie per una guerra mondiale e, con Giulietto Chiesa, di Barack Obush. Hanno inoltre collaborato alla stesura del volume con propri interventi: Abdallah Kassir (presidente della televisione satellitare libanese “Al Manar”), Abdallah Zouari (deputato tunisino), Franco Murgia (vicepresidente dell’Associazione Assadakah), Gianni Loy (docente universitario), Romina Mura (deputata italiana), Michele Piras (deputato italiano), Laura Casta (esperta di cooperazione internazionale), Gabriele Pedrini (esperto di questioni mediorientali), Laura Tocco (esperta di questioni turche).


11 gennaio 2009

Echi di Fabrizio de Andrè a Gaza

di Pino Cabras - da «Megachip»



De Andrè e Gaza in prima pagina. Vedete come sono le ricorrenze. Incrociano cose lontane senza più impellenze – il ricordo di un grande artista morto 10 anni fa - con l’attualità urgente di cui vediamo solo la superficie – le stragi israeliane – e questa intersezione ritrova nuove profondità ontologiche nei fatti di oggi e nelle parole di ieri. Queste diventano così le parole di oggi, e rovesciano lo spessore dei fatti che non nascono ora, ma vengono da lontano.

Fabrizio De Andrè aveva già trovato parole e musica per descrivere il dolore immenso che proviamo alla vista dell’eccidio di Gaza. I suoi versi in lingua genovese (che traduciamo anche in italiano) arrivano da "Sidun", un brano scritto assieme a Mauro Pagani, registrato nel suo capolavoro “Creuza de mä”.
Cosa disse De André Su Sidun, ossia Sidone?

«Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all'uso delle lettere dell'alfabeto anche l'invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l'attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz'età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. (...) La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea.»

Sidun

La furia bellica degli eredi di Sharon ha riportato oggi il pendolo dell’annichilimento verso l’altro azimut soggetto alla « semensa velenusa d'ä depurtaziún». Ma, ancora, lo sterminio dei bambini simboleggia la fine civile e culturale di una comunità umana.

Riascolto “Sidun” e altri suoni contaminati di “Creuza de mä”. In questo album che resisterà ancora al tempo, fra le tante letture possibili, voglio vedere un segno di speranza del nostro tormentato sanguemisto mediterraneo.