di Kurt Nimmo - Infowars.com.
Traduzione a cura di Pino Cabras per Megachip.
La settimana scorsa i funzionari USA dichiaravano che c’era ancora una minaccia proveniente da indimostrati terroristi in Europa, mentre la polizia di New York conduceva un’esercitazione che simulava un attacco “stile Mumbai” contro i civili nel distretto finanziario di Manhattan. Il capo dell’antiterrorismo al Dipartimento di Stato ha esposto ai giornalisti a Londra un allarme per i viaggiatori emanato il 3 ottobre che consigliava a chi viaggiava in Europa che un "assalto in stile Mumbai" su obiettivi civili, poteva essere imminente, o forse no.
Sabato scorso, funzionari federali hanno ammesso che l’uomo d'affari statunitense David Coleman Headley, che si presume abbia confessato di essere un reclutatore di terroristi in relazione agli attentati di Mumbai del 2008, lavorava come informatore della DEA, mentre si esercitava con i terroristi in Pakistan.
«I funzionari federali, che parlavano solo in sottofondo per la delicatezza del caso Headley, hanno dichiarato inoltre di sospettare un legame tra Headley e le figure di al-Qa‛ida le cui attività hanno suscitato recenti minacce terroristiche contro l'Europa», riferisce Pro Publica, un’agenzia on line non-profit indipendente che produce giornalismo investigativo.
Venerdì scorso, Pro Publica ha riferito che l'FBI era stata messa in guardia in merito ai legami terroristici di Headley ben tre anni prima che gli attentati di Mumbai avessero luogo.
Headley, tuttavia, non è stato arrestato fino a 11 mesi dopo l'attacco. «Dopo che Headley è stato arrestato nel 2005 per una lite domestica a New York, la moglie ha raccontato agli investigatori federali il suo duraturo coinvolgimento con il gruppo terroristico Lashkar-i-Taiba e i suoi estensivi programmi di formazione nei campi pakistani», scrive Sebastian Rotella. «Ha anche loro riferito che si era vantato di essere un informatore pagato dagli Stati Uniti, mentre era in corso la formazione terroristica».
Lashkar-i-Taiba è stata programmata per operazioni occulte. Si tratta di una creazione dell'Inter-Services Intelligence, o ISI, i servizi pakistani, e «riceve considerevoli risorse finanziarie e materiali nonché altre forme di assistenza da parte del governo del Pakistan, indirizzate in primo luogo attraverso l'ISI. L'ISI è la principale fonte di finanziamento di Lashkar-i-Taiba. E anche l'Arabia Saudita alimenta la provvista dei fondi», secondo il South Asia Terrorism Portal.
Lashkar-e-Taiba ha inoltre avuto un ruolo nella campagna bosniaca organizzata dall’ISI contro i serbi, che era diretta dalla CIA e dai servizi segreti britannici.
Lashkar è l'ala militare del Markaz Dawat wal Irshad, collegato all’Ahl-e Hadith pakistano, un gruppo con stretti legami di affiliazione ai wahabiti sauditi. Markaz è stata fondata nel 1986 da due professori universitari pakistani assistiti da Abdullah Azzam, uno stretto collaboratore di Osama bin Laden. Azzam è stato "arruolato" da parte della CIA per guidare gruppi islamici a Peshawar e poi come intermediario tra i Mujāhidīn afghani.
La notizia della connessione di Headley all’intelligence non è una novità. Nel 2009 è stato riferito che egli poteva «essere stato un agente sotto copertura degli Stati Uniti diventato una canaglia», secondo il «Times of India».
Durante le sue operazioni e contatti in India, Headley si è presentato spesso come un agente della CIA.
David Headley è stato menzionato in un rapporto sul terrorismo interno redatto da Tom Kean, Lee Hamilton, e dall’istituto bipartisan con sede a Washington National Security Preparedness Group.
Kean e Hamilton si erano a suo tempo sforzati di concentrare la colpa per gli attentati dell'11 settembre 2001 a carico di musulmani cavernicoli. «La leadership dei gruppi islamici radicali, tra cui al-Qa‛ida, si è americanizzata attraverso figure come il chierico radicale Anwar al-Awlaki, cresciuto in New Mexico, e David Headley da Chicago, che ha contribuito a pianificare gli attacchi terroristici a Mumbai del 2008», ha riferito il «New York Post» in occasione del nono anniversario dell'11 settembre.
In effetti il terrorismo è diventato "americanizzato", perché in realtà gran parte del terrorismo islamico è una creazione dell'intelligence USA, britannica e israeliana, con l'aiuto di partner gregari come la Germania.
Nel 1997, Headley, alias Daood Sayed Gilani, un condannato per traffico di droga, è stato strappato via dalla prigione dalla DEA e spedito in Pakistan per condurre operazioni di sorveglianza sotto copertura per conto della Drug Enforcement Administration. Nel 2002 e tre volte nel 2003, ha frequentato campi di addestramento in Pakistan di Lashkar-e-Taiba, l’organizzazione creata e finanziata dall’ISI e dai sauditi.
L'FBI era ben consapevole di tutto ciò. Secondo il rapporto di Pro Publica, non solo la moglie di Headley ha raccontato all'FBI che suo marito era un militante attivo di Lashkar-e-Taiba, ma anche che si era a lungo esercitato nei suoi campi pakistani e aveva anche fatto acquisti per visori notturni e altri apparecchi.
Ancora una volta ci verrà detto che tutto questo è stato un «fallimento dell'intelligence» e che Headley ha violato i patti per essere stato radicalizzato da parte di terroristi pakistani.
A questo punto, però, non ci viene detto più di nulla. I grandi media, con la notevole eccezione del «New York Times» e dell'Associated Press, non riportano questa storia. È appena un puntino sullo schermo radar dei grandi organi di comunicazione. La minaccia terroristica europea, ovviamente fraudolenta, ha ricevuto molta più copertura, anche se non vi è assolutamente alcuna prova che dei terroristi avessero intenzione di fare alcunché in Europa o altrove, men che meno negli Stati Uniti.
Di quante altre prove abbiamo bisogno? David Headley stava ovviamente lavorando per il governo degli Stati Uniti ed è stato "radicalizzato" e formato da un gruppo che i documenti indicano come CIA-ISI con collegamenti con i sauditi e il wahhabismo.
La CIA non tenta più nemmeno di coprire le proprie tracce, quando manovra il terrorismo "falso" e i gruppi terroristici. Cinque minuti con un motore di ricerca in internet bastano a produrre informazioni sufficienti a dimostrare il fatto che i governi ingegnerizzano il terrorismo e i terroristi.
I governi usano abitualmente il terrore sintetico per mandare avanti i loro programmi in agenda. È tutto alla luce del sole e ci si presenta di fronte. Ma non aspettatevi che il «New York Times» o la CNN colleghino i puntini. Sottolineare l'ovvio, si sa, è un lavoro per teorici della cospirazione…
Fonte: http://www.infowars.com/mumbai-terror-suspect-worked-for-u-s-government/.
20 ottobre 2010
L’imputato per la strage di Mumbai lavorava per il governo USA
9 dicembre 2008
Ex capo dell’ISI: Mumbai e 11/9 sono entrambi casi di terrorismo di Stato
di Paul Joseph Watson - da prisonplanet.com
8 dicembre 2008
Il generale Hamid Gul, ex capo dei servizi pakistani ISI, ha riferito ieri alla CNN che sia gli attacchi di Mumbai sia l’undici settembre sono state entrambe operazioni pilotate all’interno del sistema ("inside jobs"), con grande dispiacere dell’ospite e luminare del CFR Fareed Zakaria, il quale ha detto agli spettatori che le opinioni di Gul sono «assolutamente errate e completamente screditate».
«Quando si esamina l’intero spettro delle possibilità su chi può averlo commesso, allora ci si accorge che quello del Samjhauta Express* era un caso simile, per il quale furono accusati i servizi pakistani ISI. Ma si è scoperto che erano gli stessi militanti hindu ad aver ucciso 68 passeggeri di quel treno, e che era un lavoro pilotato dall’interno». ha detto Gul. «Ora il colonnello Srikant Purohit, che è un ufficiale in servizio dell’esercito, è stato beccato in questo caso particolare e l’intera storia si è capovolta. Perciò si tratta ovviamente di un'operazione pilotata dall’interno.»
La rivelazione che Mukhtar Ahmed, «ufficiale di polizia antiinsurrezione che potrebbe avere agito in una missione sotto copertura » per conto delle autorità indiane, è stato arrestato per avere acquistato illegalmente schede di cellulari usate dai terroristi di Mumbai, insieme con i numerosi allarmi dell’intelligence comprovanti che il metodo, l’arrivo e gli obiettivi dell’attacco erano tutti ben conosciuti in anticipo, dimostrano che Gul ha ragione ad asserire che i terroristi non sarebbero potuti riuscire a mettere a segno una tale carneficina senza l’aiuto di elementi all’interno.
Alla domanda di Zakaria «Qual è la sua impressione su chi abbia commesso o perpetrato gli attacchi dell’11 settembre?», Gul ha risposto: «Be’, le mie posizioni sono ben note e ho detto che sono stati i sionisti o i neocon. È opera loro. È stata un’azione pilotata dall’interno. E volevano andare alla conquista del mondo. Hanno visto questa come una ‘finestra di opportunità’, quando il mondo islamico se ne stava prostrato, la Russia era ancora al di là dell’orizzonte e la Cina non era ancora il gigante economico che poi è diventato. E hanno pensato che quello fosse un buon momento per andare e riempire il vuoto in quelle aree strategiche, che ancora si trovavano a essere senza alcuna presenza americana. E, ovviamente, per controllare il rubinetto energetico del mondo. Oggi è il Medioriente, in futuro sarà l’Asia Centrale», ha concluso Gul.
Gul ha puntualizzato a Zakaria che la prova che l’11 settembre sia stato pianificato da Osāma bin Lāden e realizzato da Al-Qā‘ida non è emersa e che quegli eventi sono ancora «avvolti nel mistero».
«Tantissima gente ha un sacco di cattivi presentimenti su questo. E non sono solo io. Credo che tantissima gente in America la penserebbe allo stesso modo. Ci sono scienziati, studiosi che hanno scritto articoli su ciò» ha aggiunto Gul, appellandosi al presidente eletto Barack Obama affinché istituisca una nuova commissione che indaggi sugli attentati. Gul ha detto che gli attacchi sono stati pianificati in America da gente che ha un'agenda pericolosa che ha «messo il mondo sottosopra».
Dopo la pausa pubblicitaria, Zakaria, direttore di «Newsweek», esponente di punta del Consiglio per le Relazioni Internazionali e membro del direttivo della Commissione Trilaterale, ha detto agli spettatori: «Alcune delle visioni del generale Gul sono semplicemente false. C’è una montagna di prove sull’11 settembre che confutano le sue asserzioni», ma Zakaria si è guardato dal citarne anche una sola.
Zakaria è stato quindi raggiunto dall’esperto di contro-insurrezione David Kilcullen che ha detto che gli attacchi di Mumbai recano tutti i segni distintivi di una «azione clandestina o di una attività nelllo stile delle operazioni coperte», ma una volta incalzato su questo punto ha rifiutato di coinvolgere direttamente il Pakistan negli attacchi.
* Samjhauta Express: Attentato del 18 febbraio 2007 nel quale morirono 68 persone, la maggior parte delle quali civili pakistani, ma fra le vittime ci furono pure alcuni civili indiani e personale militare indiano.
Traduzione di Paolo Maccioni
17 ottobre 2008
Ego te baptizo mastermind
di Pino Cabras
Bush e i suoi amici ci hanno detto per anni che Osāma bin Lāden era la mente dell'11/9. Ma l'unico straccio di processo sono riusciti ad iniziarlo a carico di Khalid Shaikh Mohammed, il famoso KSM.
In tempi di penuria, anche nel sacro si faceva di necessità virtù. E i prelati, se al venerdì c'era solo carne, la benedivano lo stesso con la formula: "Ego te baptizo piscem".
L'estenuante Quaresima dell'amministrazione Bush funziona allo stesso modo.
A officiare il rito della rinomina è stata la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, nel corso di una conferenza stampa a sette anni dai mega-attentati.
Ecco il botta e risposta con un giornalista:
«Ma è Osāma bin Lāden quello che – Lei continua a parlare dei suoi luogotenenti, e va bene, sono importantissimi – ma era Osāma bin Lāden la mente dell'11/9...»
Perino: «No, era Khalid Shaikh Mohammed ad essere la mente dell'11/9, e si trova in prigione, adesso».
La portavoce ufficiale di Bush, a differenza dei portavoce ufficiosi sparsi in mille redazioni e siti web, ha dato dunque conferma all'anomalia che molti di noi avevano notato: anche l'FBI ha inserito sì Osāma nella lista dei “Most Wanted” per altri attentati, ma NON per l’11 settembre 2001.
Non c'erano affatto prove per istituire un normale processo. Perciò l'incriminazione di Osāma era tutta politica, sebbene non del tutto extragiuridica, tanto è vero che ha fornito il pretesto per le decisioni che nel 2001 hanno portato alla guerra in Afghanistan, prima tappa della Guerra Infinita.
Niente bin Lāden, dunque. Ma siamo sicuri anche di KSM?
Perfino i caporioni della Commissione d'inchiesta sull'11/9 si sono sentiti in dovere di diffidare delle confessioni estorte in spregio a secoli di civiltà giuridica. Proprio le tre persone che avevano rivestito le più alte cariche in quella commissione (Lee Hamilton, Thomas Kean e l’ex direttore esecutivo Philip Zelikow), sono infatti giunte a denunciare apertamente di essere state “consapevolmente impedite” nella ricerca della verità.
Il memorandum di denuncia è composto di sette pagine uscite dalla penna di Zelikow nel dicembre 2007. Poche settimane prima si era aperto un putiferio fra CIA ed Esecutivo. Dapprima era emerso lo scandalo delle rivelazioni secondo cui la CIA avrebbe distrutto, a novembre 2005, diverse imbarazzanti registrazioni video degli interrogatori di detenuti accusati di essere membri di al-Qā‘ida, con ogni probabilità immagini di torture.
Poi lo scandalo si estese fino a toccare alcuni eventi cruciali del 2003 e del 2004, un periodo in cui l’inchiesta ufficiale sull’11 settembre era ancora in corso.
La CIA sostiene di aver fornito tutti i materiali richiesti. I tre della Commissione hanno osservato con forza che la CIA era tenuta a dare anche documenti non richiesti. Possiamo sorprenderci dell’asprezza dello scontro, ma a ben leggere il Rapporto a suo tempo pubblicato, c’erano già delle chiose di prudente presa di distanza. A pag. 146 del Rapporto, in un riquadro ben distinto graficamente, i commissari descrivono le occasioni in cui si erano avvalsi dei contributi d’indagine originati dalla CIA. I commissari sottolineano che i capitoli 5 e 7 del Rapporto
«si affidano fortemente alle informazioni ottenute dai membri di al-Qā‘ida catturati. Valutare la verità delle dichiarazioni di questi testimoni - nemici giurati degli Stati Uniti - è cosa problematica. Il nostro accesso ad essi è stato limitato all’esame dei rapporti d’intelligence basati sulle comunicazioni ricevute dai luoghi in cui i veri interrogatori avevano luogo.»
Il valore delle confessioni allora riportate era dubbio anche per la Commissione, tanto che scriveva:
«Abbiamo sottoposto delle domande da far rivolgere durante gli interrogatori, ma non abbiamo avuto alcun controllo sul fatto che delle domande di particolare interesse sarebbero state fatte, quando e come. Né ci è stato consentito di parlare con chi effettuava gli interrogatori in modo che potessimo giudicare meglio la credibilità dei detenuti e chiarire delle ambiguità in merito a quanto ci veniva riferito.»
Il nuovo ordinamento eccezionale ha potuto coprire molte operazioni segrete che non erano nemmeno obbligate al rendiconto del processo. Questi processi - che restituiscono quel tanto di spettacolo alla terra di Perry Mason - sono solo la parte emersa di un quadro di abusi che crea troppi precedenti pericolosi.
Insomma, un pasticcio giuridico e un quadro investigativo inquinato si sono retti per sette anni solo grazie al silenzio connivente dei media più importanti. Ancora persi dietro al fantasma di Osāma (lo strato più vecchio della crosta delle menzogne), questi media non hanno nemmeno provato a scrostare le bugie più recenti. Eppure sarebbe bastato guardare un po' meglio alla biografia di KSM, a lungo nei Fratelli Musulmani (un'organizzazione profondamente infiltrata dai servizi britannici e statunitensi) e in stretti rapporti con l'ISI pakistano (un altro servizio molto legato alle strategie USA). Suo fratello Zahid Shaikh Mohammed lavorava per la Mercy International, un'importante organizzazione caritativa islamica guidata da Abdul Rasul Sayyaf, uno dei signori della guerra in Afghanistan, descritto dal «Los Angeles Times» come «destinatario preferito di denaro proveniente dai governi saudita e americano».
KSM non fece mancare la sua opera “a latere” durante le operazioni NATO in Bosnia.
Mentre si continua a morire in Afghanistan e in Iraq, il cuore della versione ufficiale sull'11/9 è ancora un confuso buco nero investigativo.
Aggiornamento del 20 ottobre 2008:
Il presente articolo è stato ripreso su «Megachip» [QUI], su «Uruknet» [QUI], su «ZeroFilm» [QUI], e su «AriannaEditrice» [QUI].


