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10 settembre 2010

11/9: immagini inedite, nove anni dopo

di Pino Cabras - da Megachip.

Vanno osservate, le nuove immagini dell'11 settembre 2001. Il grande pubblico non le ha mai viste. Tra le registrazioni riesumate, una sequenza da vicino dell'Edificio 7 del World Trade Center, prima del suo repentino e sconcertante crollo, avvenuto a tratti in caduta libera. I filmati sono stati rilasciati solo ora dall'agenzia NIST in base a una richiesta legata al Freedom of Information Act, la legge statunitense che regola l'accesso ai documenti classificati. Vediamo le riprese grazie a un collettivo (International Center for 9/11 Studies) che ha messo su YouTube sia il materiale girato quel giorno dalla troupe di una TV locale newyorchese sia altri videoclip di grande interesse.
Per quanto sia presto per commentare a fondo le nuove immagini, le proponiamo subito all'attenzione pubblica.


IL WTC7 PRIMA DEL CROLLO (IMMAGINI INEDITE):




Il crollo avvenne più tardi con tempi e caratteristiche che ricalcavano le modalità di una demolizione intenzionale. Le indagini e le conclusioni del NIST sul collasso del WTC7 hanno cercato di dare spiegazioni che hanno sollevato dubbi enormi sulla loro validità (clicca qui per approfondire, e anche qui).
L’Edificio 7 era un grattacielo di 47 piani alto 174 metri, collocato nell’isolato a nord del complesso del World Trade Center. Il suo crollo racchiude uno degli eventi più oscuri dell’11 settembre 2001. Era già un luogo di segreti, e la sua fine non è stata da meno. La dice lunga di come funziona il sistema dell’informazione il fatto che molti - a distanza di nove anni dai mega-attentati - nemmeno si ricordino del crollo di questa “terza torre”. Eppure sarebbe una storia molto interessante, tutta da riscoprire. Tra i più impegnati in questa ricerca ci sono gli architetti e ingegneri civili raccolti dall’architetto Robert Gage intorno al movimento «Architects and Engineers for 9/11 Truth» nonché i promotori della recente campagna di sensibilizzazione Building What? (possibile traduzione: "Edificio ché?").

IL CROLLO DEL WTC7 (IMMAGINI EDITE):

 

Ritorniamo alle immagini inedite sull'11/9. L'International Center for 9/11 Studies ha pubblicato nel suo canale su YouTube anche due video provenienti dalla banca dati del NIST.
Il primo è senza tagli: si tratta di materiale girato grezzo relativo a un'intervista a caldo con Barry Jennings.
Il secondo è un suggestivo seppur breve videoclip, girato con una telecamera a infrarossi (tecnologia FLIR) puntata sulle porzioni delle Torri Gemelle in preda ad alcuni incendi. Il canale in questione posterà ulteriori video a breve.








Recentemente erano stati rilasciati anche altri video, relativi alle Torri Gemelle. Nel video qui di seguito, al momento 0:59 si può notare un'esplosione ad alta pressione che avviene sotto l'area dell'impatto, mentre l'edificio è ancora in piedi.



Nel rapporto finale sul crollo delle Torri Gemelle emanato dal NIST, si cerca di spiegare questa esplosione suggerendo che possa trattarsi di uno sbuffo di fumo derivante dalla pressione causata dall'eventuale crollo di un muro o di un piano dell'edificio, o dall'apertura improvvisa di una porta (NCSTAR1-5A, p. 52)

Tuttavia non vediamo scagliati solo polvere e fumo. Si vede anche la violentissima fuoriuscita di un oggetto massiccio durante l'esplosione, come da specifico fotogramma.

Altri interessanti video possono essere osservati QUI.

Da tempo, peraltro, è on line un'analisi delle immagini già disponibili, a cura di David Chandler, che punta l'attenzione sul probabile uso di cariche da taglio per colpire la struttura delle Torri. La proponiamo in questa pagina, assieme alle immagini inedite, perché pochi l'hanno potuta vedere, sinora:







29 aprile 2010

L'innesco di una crisi sistemica

di Pino Cabras.


Con il precipitare della crisi greca si confermano le analisi di chi non era compromesso con la propaganda o con i pii desideri. La crisi si colloca nel solco di una crisi molto più vasta, una crisi sistemica. Si poteva comprendere da subito. Chi ha causato la crisi, ossia il sistema bancario ombra, punta ancora ai soliti suoi superprofitti, soverchiando i poteri collocati più alla luce del sole.
I giganti della speculazione di Wall Street sanno che il dollaro, l’architrave della finanza mondiale, dovrà cedere, perché allo stato è impossibile rifinanziare la valanga di titoli del debito pubblico statunitense che verrà a scadere fra pochi mesi. Perciò va fatta crollare l’alternativa monetaria disponibile, l’euro, e creare un bisogno forzoso ed estremo di dollari.
Nel frattempo, con i meccanismi delle "profezie che si autoadempiono", da loro dominati attraverso spaventose entità criminali (le agenzie di rating), gli speculatori decidono i tempi e i modi dei crolli, su cui hanno scommesso montagne di soldi con la certezza – a breve – di vincere.
Lo schema somiglia al crollo del 2008-2009. Allora affossavano le banche, che sapevano gravate di scommesse impossibili su debitori insolventi. Ora affossano gli stati sovrani, che sanno esposti verso trucchi creati dagli stessi speculatori e verso piramidi di debiti fuori controllo. Ecco Standard & Poor's , Moody's e Fitch a decidere ancora quando un titolo deve andare all’inferno.
Se ne fregano di avere una pessima reputazione e di non essere attendibili agli occhi di chi usa la ragione per valutare la loro “oggettività” nelle valutazioni. I meccanismi legali sono inesorabilmente dalla loro parte. La Banca Centrale europea non può acquistare i bond spagnoli o greci se il loro rating non raggiunge una certa soglia. Così, chi decide il rating può decidere quando e come far cadere i pezzi di un sistema. Stati interi.
E questo gioco da padroni dell’universo è condotto dagli speculatori non solo a dispetto di ciò che abbiamo chiamato reputazione, ma perfino nonostante le inchieste del Congresso, della Sec e della Fed. Così, per capire quali sono i veri “poteri forti”.
L’annuncio delle facce di bronzo di Goldman Sachs e JP Morgan Chase è che non si parla più di 45 miliardi di euro per salvare Atene, ma di almeno 600 miliardi di euro per salvare il “Club Med” dell’euro. Una cifra superiore a quanto dissanguò le casse Usa per impedire il collasso totale nel 2008, quando i contribuenti furono salassati per 700 miliardi di dollari, una parte dei quali allegramente finiti nei bonus dei “Masters of Universe”.
Con l’uso di titoli derivati "credit default swaps" (Cds), la speculazione anziché assicurarsi contro la bancarotta (problema di medio termine), vi ci punta direttamente per guadagnarci subito, creando contagio finanziario, di cui non avverte la minima responsabilità. Nella sua ottica, questi al momento saranno problemi insolubili delle banche europee.
Lo ricorda Federico Rampini su «la Repubblica» del 29 aprile 2010: «Un'inchiesta del Department of Justice accusa i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Grenlight, Sac capital) di aver concordato un attacco simultaneo all'euro, in una cena segreta l'8 febbraio a Wall Street. Il giorno dopo, 9 febbraio, al Chicago Mercantile Exchange i contratti futures che scommettevano su un tracollo dell'euro erano schizzati oltre 54.000, un record storico. Con Goldman Sachs e Barclays in buona vista nelle cronache su quelle grandi manovre.»
La grande finanza anglosassone sta decidendo che gli europei saranno divisi in nordici e sudici. Noi sudici a ciucciarci il default, da subito.
In realtà anche la Gran Bretagna è seduta su una voragine di debiti e bugie contabili, che si rinvia il più possibile, almeno a dopo le elezioni politiche.
E sullo sfondo, irrisolvibile con gli strumenti ordinari, c’è il nodo più grosso, gli USA.
Tanti Stati, non solo i PIGS mediterranei, per coprire i debiti e le scadenze,  avranno scelte estremamente costose da fare: aumentare le imposte, scatenare l’inflazione per ridurre il peso del debito, altrimenti fare bancarotta. Quel che è peggio, queste situazioni possono addirittura arrivare in contemporanea, anche negli Stati Uniti.
La politica sarà investita naturalmente da tensioni e novità di enorme portata, che spazzeranno via interi sistemi.

Fonte: Megachip

13 marzo 2010

11/9, Un nuovo studio delle onde sismiche: c'erano esplosivi

da Megachip.




I segnali sismici registrati l’11 settembre 2001 rivelano l'uso di potenti esplosivi al WTC, secondo uno studio del geofisico francese André Rousseau. Si tratta di una ricerca clamorosa, fatta da un esperto di grande preparazione e lunga esperienza, e basata su dati pubblici già disponibili.

Il Dott. André Rousseau, ex ricercatore del CNRS in geologia-geofisica e specialista in onde acustiche, ha dato il suo consenso a pubblicare un articolo che condensa le sue ricerche e le sue risposte alle domande di ReOpen911.

Ci offre qui il suo punto di vista di specialista sulla questione della distruzione del World Trade Center avvenuta martedì 11 settembre 2001.


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Un nuovo studio dei segnali sismici l'11 settembre 2001 a New York
di André Rousseau (*), 20 febbraio 2010


L’11 settembre 2001 sono stati emessi dei segnali sismici durante il lasso di tempo in cui le Torri Gemelle del World Trade Center (la torre nord chiamata WTC1 e la torre sud WTC2 ) furono colpite dagli aerei e sono crollate, nonché durante il collasso dell'edificio 7 del WTC (conosciuto anche come WTC7) che non era stato colpito da alcun aereo.

Tra i numerosi dati sismici pubblicati su questo evento, sono quelli della stazione di registrazione sismica di Palisades, che si trova 34 km a nordest di Manhattan, che sembrano fornire i treni d'onda più adatti a essere interpretati, soprattutto per la precisa determinazione delle loro fonti. I tracciati di questi impulsi di treni di onde, tratti dalle pubblicazioni del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, sono rappresentati nelle figure 1 e le figure 2.

I sismologi però a tutt’oggi si mostrano perplessi nelle loro analisi dei segnali registrati in quell’occasione, tanto grandi sono le contraddizioni, e risultano intrigati in modo particolare dalla presenza di "picchi" sismici prima dei crolli... (vedi Figura 4). Il presente lavoro dunque è dedicato allo studio di questi segnali sismici e ha l'obiettivo di dimostrare che solo se ci si discosta dalle spiegazioni ufficiali è possibile attribuire ai dati in esame una lettura scientifica coerente. Ciò dà luogo a una nuova interpretazione che rende caduche le asserzioni della “versione ufficiale”

Studio della composizione dei differenti treni d’onda

I treni d'onda di cui disponiamo sono:

  1. i segnali delle figure 1a e 1b relativi rispettivamente al momento degli impatti degli aerei contro il WTC1 e il WTC2
  2. i segnali delle figure 2a e 2b, rispettivamente contemporanei ai crolli del WTC1 e del WTC2,
  3. il segnale della Figura 2c contemporaneo al crollo del WTC7.


Determinazione/ indeterminazione dell’esatto momento temporale di origine dei segnali

Nei cinque casi, l’origine dei segnali è stata attribuita dai sismologhi che pubblicano tali dati agli impatti aerei o ai successivi crolli riportati dai video (Kim et al., 2001; Irvine, 2001; Hoffman, 2006).

Lo studio della propagazione di tali segnali sismici rientra, per distanze di propagazione e per natura delle fonti, nel campo della geofisica applicata.

Però, in questo tipo di ricerche, i tempi di origine devono essere noti con grande precisione (almeno al millisecondo) per poter calcolare le velocità di propagazione delle differenti onde sismiche.

Questa condizione qui non è presente. Infatti nei nostri casi specifici il riferimento e stato calcolato - per la Torre Nord (WTC1) – utilizzando il video registrato dalla CNN grazie al banner continuo dell’orologio sullo schermo (Hoffman, 2006) e i risultati sono stati comparati a quelli ottenuti con il metodo utilizzato da Lamont (Kim et al., 2001).

Quest’ultimo è consistito nel fissare approssimativamente una velocità di 2 km/s per un’onda di Rayleigh che attraversa più stazioni (vedi figura 3) poste a distanze crescenti dal punto di origine.

Il principale inconveniente di questo procedimento però deriva dal fatto che queste stazioni non si trovano su una linea retta, che i terreni affioranti - in cui si propagano le onde di superficie - sono diversi e quindi non producono la stessa velocità di propagazione.

Infatti, il fiume Hudson si trova su una linea di faglia che separa ad ovest i terreni sedimentari del Triassico e Giurassico con intrusioni di dolerite, il tutto sormontato da sedimenti recenti dell'Olocene, e ad est dall’affioramento di formazioni cristalline e metamorfiche del Proterozoico, del Cambriano e dell’Ordoviciano.

Queste ultime formazioni sono più rapide rispetto a quelle ad occidente, il che spiega come il percorso WTC-MANY, l'unico situato a est dell’Hudson, sia più veloce di tutti gli altri percorsi, situati ad ovest e strettamente legati alla velocità di propagazione della diversa copertura sedimentaria attraversata.

In altre parole, dato che sono situate su formazioni geologiche simili, non sorprende che solo le stazioni di Pasadena a 34 km, di Arny a 67,5 km e di TBR a 51 km abbiano fornito un risultato simile.

Inoltre l'enorme indeterminazione di 2 secondi, attribuita dagli stessi autori dei calcoli (Kim et al. 2001) per la determinazione del momento d’origine di ciascun segnale sismico ci obbliga fin d'ora a prendere le distanze dalle conclusioni ufficiali.



Treni d'onda attribuiti agli impatti sulle Torri (fig. 1a e 1B)


In primo luogo, occorre interrogarsi sul significato di tali segnali in funzione della causa loro attribuita. Mentre questa causa, lo schianto di un aereo, è analoga per le due torri, la magnitudo – riflessa dalle ampiezze – dei due segnali è diversa e l'onda generata non ha la stessa velocità apparente (vedi figure 1a e 1b) nonostante le Twin Towers potessero essere considerate come un insieme unico dal punto di vista spaziale in relazione alla distanza dal sito di registrazione.


Infatti, il calcolo della velocità di propagazione effettuato sulla base dei grafici in figura 1a e 1b, la cui origine è stata fissata al momento dell’osservazione dei rispettivi impatti, indica 2900 m/s per il WTC1 e 2150 m/s per WTC2: verosimilmente si tratta di onde di Rayleigh.


Però anche se molto amplificati, i segnali non sono stati generati dagli impatti contro le torri, in quanto le onde effettivamente prodotte dai due schianti sono state ammortizzate prima di raggiungere il suolo, pur supponendo che si abbia a che fare con le stesse (basse) frequenze ... Infatti, le frequenze delle onde generate da esplosivi sono dell'ordine dell’hertz – come nel caso presente -, mentre quelle dovute a percussione sono superiori a 10 Hertz, raggiungendo piuttosto circa i 100 hertz. ... Inoltre, la banda passante usata nelle registrazioni citate non consente la registrazione di tali onde.


Quanto alla teoria della oscillazione delle torri, difesa da Irvine (2001) per spiegare questi segnali, questa non regge, perché nel caso si avrebbe un segnale "quadrato" di lunga durata e di ampiezza costante, mentre qui si osserva un segnale "a campana", indicativo di un impulso forte e di breve durata, particolarmente evidente nel caso del WTC2.


Nella misura in cui risulta geofisicamente impossibile avere due diverse velocità di propagazione per la stessa onda, alla stessa frequenza - in quanto le onde di superficie sono dispersive, vale a dire che le velocità dipendono dalle frequenze - sullo stesso percorso e a pochi minuti di distanza, bisogna arrendersi all’evidenza che le cause presunte delle onde registrate non sono corrette, e che in questo caso non sono connesse agli impatti degli aerei, ma ad un'altra fonte, come l’azionamento di un esplosivo, con un intervallo di tempo non uguale per le due torri in relazione agli impatti degli aerei. Allo stesso modo, la differenza di magnitudo dei due segnali non può che essere collegata a parametri differenti relativi a un volume di esplosivi e/o alla loro distanza dal suolo.


Treni d'onda attribuiti al crollo delle torri (fig. 2a, 2b e 2c)


Mentre per il geofisico le Torri Gemelle hanno all’incirca lo stesso peso,la stessa altezza e larghezza e lo stesso tipo di struttura interna – oltre che lo stesso punto d’ origine delle onde e la stessa distanza dalla stazione di registrazione - i segnali attribuiti al WTC1 (Fig. 2a) e WTC2 (Fig. 2b), invece di essere simili come lo imporrebbe la tesi ufficiale che attribuisce l'origine delle onde sismiche al semplice crollo delle torri, sono in realtà molto diversi in termini di “forma”, di composizione, e in particolare della loro velocità apparente, quella calcolata a partire dall’origine ufficiale.

Infatti, la registrazione relativa al WTC1 mostra i tre tipi d’onda caratteristici di una fonte esplosiva a breve (tipo "Dirac") contenuta in un materiale solido compatto: un’onda P di velocità 6000 m/s, valore normale per un terreno cristallino o sedimentario molto consolidato (come nel caso del bedrock di Manhattan), una onda S di velocità 3500 m/s e un’onda di superficie di velocità 1800 m/s (onda di Rayleigh).

Questi valori sono compatibili con quelli registrati durante i terremoti o nelle prospezioni sismiche.

Comunque, il tracciato sismico relativo al WTC2 non mostra le onde di volume P e S osservate per il WTC1, ma solamente un'onda di superficie, la cui distribuzione delle ampiezze sulla durata è diversa da quella del WTC1.

In funzione dell’ origine specifica del segnale la velocità di propagazione è anche diversa da quella del WTC1 e pari a 2.125 m/s (onda di Rayleigh). Questa onda appare seguita da una seconda onda di Rayleigh a 4 secondi, intervallo calcolato fra i due “picchi” di ampiezza.

Lo stesso scenario si ripete per il WTC7, dove il calcolo della velocità dell’onda in funzione dell’origine determinata è simile a quello di un'onda di Rayleigh con 2200 m/s. Da notare che qui le ampiezze sono paragonabili a quelli delle onde emesse nello stesso tempo dagli impatti aerei contro le torri . Questa onda appare seguita da una seconda onda di Rayleigh di 6,7 secondi, intervallo calcolato fra i due “picchi” di ampiezza.

In tutti e tre i casi, la forma a "campana" indica una fonte impulsiva e non una vibrazione del suolo dovuta alla caduta dei materiali , del resto di modeste dimensioni, che è durata circa dieci secondi (un tempo molto lungo per un geofisico). Per inciso, c’è da dire che la durata del segnale si allunga propagandosi correlativamente alla sua attenuazione e che questa durata è più lunga per le onde di superficie le quali, essendo dispersive, hanno velocità di fasi differenti. La durata di queste onde non ci fornisce quindi alcuna informazione relativa alla sorgente, al contrario dell’ampiezza e soprattutto della frequenza.


DISCUSSIONE
Constatato che né il solo impatto degli aerei né la vibrazione di una torre né la susseguente caduta dei detriti possono essere stati la fonte delle onde sismiche registrate a 34 km di distanza e le cui basse frequenze non possono che essere provocate da fonti esplosive, occorre adesso trovare perché gli impulsi dei treni d’onda siano diversi.


Innanzitutto sono necessarie alcune considerazioni preliminari. Dobbiamo infatti distinguere le esplosioni sotterranee, subaeree (vicino al suolo, senza toccarlo) e aeree.


Le esplosioni sotterranee sono assimilabili ai terremoti, nel senso che tutta l'energia meccanica è trasmessa al terreno sotto forma di onde di volume, P (onde primarie) e S (onde secondarie) e onde superficiali (Rayleigh e Love) generate dalle precedenti quando queste raggiungono una interfaccia solido- fluida (la superficie di separazione tra la crosta terrestre e l’atmosfera per esempio) (caso 1).


Le esplosioni aeree scaricano tutta la loro energia nell’aria (onde P acustiche), e ciò che ne resta – quando e se raggiungono il suolo – è ormai insufficiente a creare onde di volume ... (si possono riscontrare onde di superficie solo su distanze brevi) (caso 2).


Le esplosioni subaeree emettono un’energia che si ripartisce in onde sonore essenzialmente nell’aria, e in onde di superficie nel terreno. Le onde di volume dissipate nell’aria non possono che ritrovarsi assai indebolite nel terreno, ma le onde di superficie sono sempre presenti (caso 3).


In breve, un'esplosione sotterranea non sarà percepita nell’aria, ma il terreno vibrerà e si originerà un tracciato di treni d’onda (onde di corpo e di superficie).


Al contrario, se si sente un'esplosione, come è successo nel nostro caso, se questa è “aerea” non darà luogo a segnali sismici, se invece è subaerea potranno generarsi delle onde di superficie.


Pertanto, possiamo affermare che - contemporaneamente agli impatti degli aerei - presso la base delle torri sono state provocate delle esplosioni cosiddette "subaeree" e il boato che ne è seguito e stato confuso con quello dello schianto degli aerei stessi (caso 3). Le torri sono state così indebolite dalla rottura delle colonne portanti. L’esplosione alla base del WTC1 è stata percepita dal testimone William Rodriguez (2006) [vedi anche Spingola (2005)].


Per quanto riguarda il crollo delle torri, si deve distinguere quella del WTC1 da quelle del WTC2 e WTC7. Il tipo di onde generate da queste due ultime torri è caratteristico di quello di una forte esplosione “subaerea” (caso 3), percepita dai testimoni. Ad esempio, per quanto riguarda il WTC2, un pompiere attesta un'esplosione prima del crollo in un'enorme nuvola di polvere (cfr. [1]), a prima vista non molto lontano dalla base della torre, accompagnata da lampi e boati secondo la testimonianza di un « Assistant-Commissioner» (cfr. [2]). Un altro vigile del fuoco, che si trovava alla base del WTC2,ha rilevato una grande esplosione 20 piani al di sotto della zona d'impatto del velivolo, pochi istanti prima che la sommità della torre crollasse (cfr. [3]).


Queste esplosioni erano troppo in alto per generare nel suolo onde di volume, mentre l'onda di Rayleigh registrata proviene probabilmente soltanto dall'esplosione situata più a ridosso del suolo.


Fra le altre esplosioni sentite alla base del WTC2 (Anonimo, 2009), una di esse ha generato la seconda onda di Rayleigh registrata 4 secondi dopo la prima. È lo stesso fenomeno verificatosi per il WTC 7. Un testimone che osservava questa torre ha sentito una specie di boato come «il fracasso di un tuono» che ha fatto esplodere le finestre verso l’esterno, mentre la base del palazzo in fiamme è crollata un secondo più tardi, prima che tutto il resto della torre ne seguisse il movimento (vedi [4]), aiutata da una seconda esplosione che ha generato un'onda di Rayleigh registrata 6,7 secondi più tardi


Per quanto riguarda WTC1, il cui crollo è iniziato dopo quello del WTC2, nonostante il fatto che fosse stato colpito prima, c’è stata un'esplosione sotterranea (caso 1) che ha preceduto la sua caduta. Questa esplosione non è stata logicamente avvertita dai testimoni alle ore 10,28 EDT, ad eccezione di quelli che si trovavano accanto alla torre (cfr. [5]), ma è stata "percepita" da una telecamera, che riprendendo le immagini della torre ed essendo appoggiata a terra è stata scossa dalla vibrazione del terreno al momento dell’esplosione (si veda [6]).


Tuttavia, è anche logico che le numerose esplosioni mostrate dai filmati ai piani superiori prima e durante i crolli non abbiano prodotto onde sismiche (caso 2) a causa della frammentazione nel tempo dell'energia detonante con moltiplicazione di fonti successive, ciascuna delle quali con impulsi limitati, non sufficienti a generare onde sismiche nel terreno.


Anche se molte demolizioni controllate ben eseguite non creano onde sismiche (airburst, esplosioni aeree, Ndt), è utile confrontare queste osservazioni con i dati sismici ottenuti durante la demolizione controllata del Kingdome a Seattle (vedi Anonimo, 2000) e Oklahoma City (Stati Uniti) (Holzer et al., 1996).


Il caso Kingdome è insolito in quanto era su esplicita richiesta dei sismologi che le esplosioni sono state parametrizzate (perché volevano approfittare dell'occasione), e quella di Oklahoma è dovuta alla ricostruzione di un attentato con l'esplosivo. Questi due esempi rientrano nei 3 casi di cui sopra, presentando una potente esplosione subaerea con conseguente emissione di onde di Rayleigh, e in cui la caduta dei detriti è irrilevante dal punto di vista sismico, anche a distanze minori di 34 km (rispettivamente, meno di 7 e 26 km).

Le altezze e la profondità delle esplosioni delle due torri WTC1 e WTC2 che hanno generato onde sismiche sono diverse. Questo è da mettere in relazione con il fatto che entrambe le torri non sono crollate nello stesso modo: infatti, il tempo intercorso fra l’impatto dell’aereo e il crollo è più lungo per WTC1 (1 ora e 42 minuti) che per WTC2 (56 minuti), e inoltre, mentre la parte superiore del WTC1 comincia a crollare obliquamente, si può affermare che soltanto una potente esplosione sotterranea posta sotto la torre abbia poi permesso a tutto l’ edificio di crollare verticalmente. 

Le magnitudo locali ML, che i sismologi hanno calcolato dalle onde di superficie, offrono risultati che confermano la nostra analisi. Infatti, sulla scala Richter, esse sono superiori a 2 per le onde emesse al momento del crollo. Ora è impossibile ottenere una tale magnitudo dalla sola caduta di macerie e soprattutto su un periodo di una decina di secondi!! Anche se l'intera torre fosse stata ridotta a una palla compatta, ci sarebbe voluta una velocità di spostamento "meteoritica", in ogni caso superiore a quella dovuta alla gravità terrestre, per sperare di raggiungere una tale magnitudo!!


Inoltre, va sottolineato che la magnitudo attribuita all'esplosione sotterranea, quella del WTC1, è ML=2,3 - paragonabile al terremoto in Manhattan del 17 gennaio 2001 (ML=2,4) - mentre la magnitudo relativa all'esplosione subaerea del WTC2 è ML=2,1, quindi più debole, e questo divario – logico per le esplosioni descritte - è particolarmente significativo in scala logaritmica. Questo è da mettere in relazione al fatto che, essendo le torri conformi per massa e altezza, la caduta dei loro detriti avrebbe dovuto generare una magnitudo analoga, se essa fosse stata la sorgente delle onde…

Si noti come la geofisica applicata sia in grado di generare onde sismiche nel terreno, utilizzando fonti impulsive non esplosive di tipo "weight dropping" - che consiste nel lasciar cadere al suolo una massa di 3 tonnellate - o servendosi di “vibratori” ancorati al suolo. Ma le energie delle onde sviluppate nel terreno sono troppo piccole e permettono la loro propagazione per non più di qualche centinaio di metri ..


Relazione onde sismiche/procedimento di crollo
L’osservazione di ciascun crollo delle tre torri dimostra che è stato diverso, e ciò è da correlare all’emissione delle onde sismiche corrispondenti

Il crollo del WTC7 è quello che più si avvicina alla demolizione controllata classica, con crolli consecutivi di piani a partire dalla base dell’ edificio indebolito da una potente esplosione subaerea. Per quanto riguarda le Torri Gemelle, queste in un primo tempo sono state indebolite dalle esplosioni alla base nel momento in cui gli aerei le hanno colpite.

Poi, dobbiamo distinguere la parte dell’edificio situata al di sopra della zona d’impatto degli aerei da quella situata al di sotto.

Se le onde sismiche non hanno potuto essere generate dalle esplosioni visibili ai piani e che hanno provocato i crolli graduali dal basso verso l’alto al di sopra della zona d’impatto e dall’alto verso il basso al di sotto di questa zona, è solo a causa di una potente esplosione situata al piano terra dell’edificio per il WTC2 e di un’altra , sotterranea per il WTC1, che hanno accelerato il processo di tracollo totale emettendo le onde sismiche studiate.

Con ogni probabilità, del resto è stata proprio l’esplosione sotto il WTC1 che, facendo crollare l’edificio dalla base, ha "riposizionato" in verticale la traiettoria inizialmente obliqua del crollo della sommità del WTC1



Conclusioni


Al momento dell'impatto degli aerei contro le Torri Gemelle e del crollo di queste ultime, così come di quello del WTC7, sono state generate onde sismiche. Nella misura in cui (1) le onde sismiche non sono create che da impulsi brevi (2), dove le basse frequenze sono ascrivibili a un’energia (magnitudo) paragonabile a quella di un terremoto strumentale, queste onde rivelano indubbiamente una origine esplosiva. Anche se gli impatti degli aerei e il crollo dei detriti delle torri al suolo sono stati in grado di generare onde sismiche, in primo luogo la loro magnitudo era insufficiente per essere registrata a 34 km, e in secondo luogo non potevano che essere omogenee.

Ora, i segnali sismici mostrano differenze significative nella loro composizione e nella magnitudo e soprattutto in termini di velocità di propagazione sebbene il loro percorso sia comunque identico in condizioni identiche. Poiché questa differenza è fisicamente inspiegabile nel quadro della versione ufficiale, si deve rimettere in discussione il calcolo delle velocità effettuato a partire da un punto di origine dedotto da immagini video. Non si può che concludere che in realtà la fonte (esplosiva) è stata attivata manualmente quindi con uno sfasamento variabile per ciascuna delle origini in relazione ai video.

La composizione delle onde è indicativa dell’ubicazione della sorgente e la magnitudo dipende dall'energia trasmessa al suolo. L'origine sotterranea delle onde emesse al momento del crollo del WTC1 è dimostrata dalla presenza di onde di volume (P e S), a cui si aggiungono quelle di superficie (onde di Rayleigh), che sono presenti in tutti e cinque i casi.

La posizione della sorgente delle altre quattro esplosioni è subaerea, come dimostrato dalla presenza di onde di Rayleigh.

Le esplosioni aeree visibili sul video ai piani superiori delle Torri Gemelle non procurano onde sismiche a 34 km di distanza dalla sorgente.

Vi è un fattore dieci tra la potenza delle esplosioni contemporanee agli impatti degli aerei contro le Torri Gemelle (così come quella contemporanea al crollo del WTC 7) e la potenza di quelle – le più forti – contemporanee al loro crollo, di cui quella relativa all’esplosione sotterranea del WTC1 ha trasmesso al suolo la maggior quantità d’energia.

Si noti anche che, nella misura in cui le onde di superficie sono dispersive (la velocità dipende dalla frequenza), la durata del segnale registrato non è rappresentativa della durata del segnale alla fonte.

Infine, la demolizione controllata di tre torri, suggerita dalle testimonianze oculari e uditive, nonché dalle osservazioni sulla loro caduta, è dunque dimostrata anche dall'analisi delle onde sismiche emesse al momento degli impatti degli aerei e al momento dei crolli.


di André Rousseau (*)

(*) André Rousseau ha conseguito un dottorato di Stato francese. Si è ritirato dal CNRS, dove ha studiato in particolare le relazioni tra le caratteristiche delle onde meccaniche progressive e la geologia. Ha pubblicato numerosi articoli in geofisica a revisione paritaria (peer to peer) e partecipato a numerose conferenze, comprese quelle con comitato di selezione.

In questo articolo mette in evidenza che le onde sismiche registrate l'11 settembre a New York sono il risultato di esplosioni sotterranee e subaeree che partecipano alla demolizione controllata delle Torri Gemelle e dell'Edificio 7.



FIGURE

(Si noti che per ragioni di leggibilità, queste figure sono riprese senza modificazioni delle scale, le quali sono in un rapporto da uno a dieci fra le registrazioni al momento del crollo dei WTC1 e WTC2 e quelle al momento degli schianti, così come per la registrazione avvenuta al crollo del WTC7).

Onde emesse al momento dell'impatto degli aerei
Figura 1a : segnale registrato a Palisades durante l'impatto sul WTC1

Figura 1b : segnale registrato a Palisades durante l'impatto sul WTC2.

Onde emesse al momento del crollo delle torri

Figura 2a : segnale registrato a Palisades durante la caduta del WTC1


Figura 2b : segnale registrato a Palisades durante la caduta del WTC2

Figura 2c : segnale registrato a Palisades durante la caduta del WTC7


 Figura 3 : Esatto momento temporale di origine dei segnali.

 

Figura 4 : I "picchi" sismici.


NOTE

TESTIMONIANZE CITATE
Le testimonianze citate nelle note (1), (2), (3) e (5) provengono da: Oral Histories From Sept. 11 Compiled by the New York Fire Department – «The New York Times» (2005)

(1) Intervista del pompiere Richard Banaciski, situato nella strada di fronte al WTC2
«Mi ricordo, stavamo… all’inizio stavamo in strada, e poi delle persone hanno cominciato a saltare, allora tutti quanti sono arretrati verso il parcheggio coperto, in direzione dell’edificio, per essere al riparo da quel che precipitava.
Ci siamo restati forse 10 o 15 minuti e mi ricordo che c’è stata proprio un’esplosione. Ciò assomigliava a quel che si vede in televisione quando si distrugge un edificio. Era come se questo facesse tutto il giro come una cintura, tutte queste esplosioni.
Tutti allora si son messi a gridare: "Correte!", e siamo tutti tornati indietro nel garage perché era dove eravamo. Correre in avanti sarebbe stato correre verso là. Non abbiamo pensato che l'edificio stesse crollando. Abbiamo pensato che ci fosse stata una grande esplosione, e che della roba stava per caderci addosso. Quindi un’enorme nuvola si è intrufolata dentro il parcheggio.»

(2) Intervista dell’Assistant-Commissioner Stephen Gregory situato nella strada di fronte al WTC2

«In quel momento abbiamo sentito un rumore tremendo, abbiamo sentito del rumore e quindi l'edificio è crollato.
(...) Quando ho guardato verso il World Trade Center prima che crollasse, prima che la torre 2 crollasse, (...) ho visto lampi verso la parte bassa dell’edificio. Quando ho parlato con il tenente Evangelista, sebbene né io né lui ne avessimo parlato, mi ha chiesto se avessi visto dei flash davanti alla parte bassa del palazzo, e ho risposto sì perché ho pensato, in quel momento, che non avevo idea di cosa ciò potesse essere. Voglio dire, avrebbe potuto essere una conseguenza del crollo del palazzo, delle cose che esplodono, ma ho visto dei flash flash flash e dopo ciò è apparso come se l'edificio crollasse.
Domanda: Questo era sopra o sotto la zona toccata dagli incendi?
Risposta: No, era nella parte al di sopra. Sapete com'è quando si demolisce un edificio, quando lo si fa esplodere e crollare? Questo è quello che credo di aver visto. Non ho parlato con il tenente, ma lui mi interrogò. Mi ha detto: "Io non penso di essere pazzo, ma voglio comunque chiedertelo lo stesso perché eri proprio accanto a me"; mi ha chiesto se avevo visto qualcosa su un edificio. Gli ho chiesto cosa intendesse per "vedere qualcosa". Mi ha chiesto: "Hai visto dei flash? . Gli ho risposto di sì, pensavo di aver sognato, mi ha detto che anche lui aveva visto questi flash. Non so se questo abbia un senso. Voglio dire, ho equiparato questo all’edificio che sta per crollare, e scaglia giù le cose, poteva essere stato causato da esplosioni di energia elettrica, o qualsiasi altra cosa.
Ma è davvero strano che due persone dicano più o meno la stessa cosa senza che nessuno dei due ne avesse parlato all’altro. Voglio dire, non conosco questo tizio manco per sogno. Mi trovavo solo a fianco a lui. Non lo avevo mai incontrato prima. Sapeva chi ero per via del mio nome sulla divisa, suppongo, e mi ha interpellato con un “come va, tutto bene? E, senti, a proposito, hai…” Ciò era giusto un po’ strano.

Domanda: Alla televisione abbiamo anche visto, precedentemente al primo crollo, che c’era stata un’esplosione al livello dei piani superiori.

Risposta: Sì, so dell’esplosione ai piani superiori. Era di fronte, non ho dovuto volgervi lo sguardo, avevo già lo sguardo in quella direzione. Non è che vado a dire che fosse al primo o al secondo piano, ma era in qualche punto in quell’area che ho visto quelli che mi sono apparsi come dei flash. Non so quanto fossero in basso. Voglio dire, abbiamo sentito il rumore, ma dopo tutto, non so.

(3) Intervista al pompiere William Reynolds, situato davanti al WTC2.
Dopo qualche istante, non so quanto esattamente, mi sono assai preoccupato per via di una grossa esplosione proveniente dalla torre sud.
Era come se sparassero per una cinquantina di metri verso ogni direzione, et poi tutto d’un colpo la cima della torre ha iniziato ad appiattirsi come un millefoglie (...).
(Il fuoco) è comparso da qualche parte al di sotto (dei piani superiori in cui il crollo è cominciato). Forse venti piani sotto la zona colpita dall’aereo.
Credevo che fosse un incendio e poi quando in seguito l’ho visto alla televisione, non mostrava in apparenza del fuoco, mostrava un getto di fumo che fuoriusciva da sotto la zona d’impatto dell’aereo.

(4) trasmissione radio dell’11/09/2001, i video dell’11/9 – Il crollo controllato del WTC7
Ero proprio là, sapete… guardavamo l’edificio (il WTC7), era in fiamme… i piani bassi andavano a fuoco e abbiamo sentito questo rumore… come un tuono… tutto intorno – siamo stati scioccati al vedere che il palazzo era… Ebbene, questo ha generato come un’onda d’urto che percorreva l’immobile e tutte le finestre sono esplose… Era orribile… Un secondo più tardi, il piano inferiore ha ceduto, seguito dall’edificio… Abbiamo visto il palazzo crollare interamente al suolo… eravamo sotto choc.

(5) Intervista del tenente medico Bradley Mann, arrivato al deposito del WTC1
Eravamo sul campo lungo tutto il tempo degli eventi. Appena prima del crollo della prima torre, mi ricordo di aver sentito il suolo tremare. Ho sentito un enorme rumore, e le macerie hanno cominciato a volare dappertutto. Tutti quanti si son messi a correre laggiù. (…)
Mentre cadevano i detriti provenienti dal cielo in seguito al primo crollo, abbiamo iniziato a ritornare a est verso West Street e alcuni minuti dopo, non ricordo con più precisione, perché eravamo così occupati a vedere chi c'era e chi mancava, è successa la stessa cosa. Il suolo ha tremato di nuovo, e abbiamo sentito un altro rumore enorme, poi abbiamo visto la seconda torre che crollava. E di nuovo abbiamo corso su Vesey Street, per salvarci la pelle.
http://graphics8.nytimes.com/packages/pdf/nyregion/20050812_WTC_GRAPHIC/9110194.PDF

(6) Video della prova di un'esplosione sopravvenuta alla base del WTC1
Questo video mostra il crollo del WTC1 (…). La telecamera non era tenuta in mano, ma era direttamente collegata al suolo tramite un treppiede, cosa che ha permesso alla telecamera di catturare visivamente un tremore del suolo che è sopravvenuto circa 13 secondi prima che l'edificio crollasse. Il video mostra anche oggetto cadere dalla destra dell'edificio poco prima che la telecamera cominci a tremare. La prossimità nei tempi di questi due avvenimenti indica che sono connessi.
http://whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/shake.html



RIFERIMENTI
Anonimo (2000) : Kingdome implosion seismograms.

Anonimo (2009) : 9/11 Firefighters : Bombs and Explosions in the WTC.

Hoffman J. (2006) : Seismic Records of the Twin Towers’ Destruction: Clarifying the Relationship Between Seismic Evidence and Controlled Demolition Theories,

Holzer T. L.,. Fletcher J. B, Fuis G. S., Ryberg T., Brocher T. M., and Dietel C. M. (1996), Seismograms offer insight into Oklahoma City bombing, Eos Trans. AGU, 77(41), pp393, 396-397.

Irvine T. (2001) : The World Trade Center Disaster: A Shock and Vibration Perspective

Kim Won-Young, Sykes L.R., Armitage J.H., Xie J.K., Jacob K.H., Richards P.G., West M., Waldhauser F., Armbruster J., Seeber L., Du W.X., and Lerner-Lam A (2001) : Seismic Waves Generated by Aircraft Impacts and Building Collapses at World Trade Center, New York City, Eos, Transactions, American Geophysical Union, Vol. 82, No. 47, pp 565, 570-571, November 20, 2001. http://www.ldeo.columbia.edu/LCSN/Eq/20010911_WTC/WTC_LDEO_KIM.pdf

Rodriguez W. (2006) : 9/11 Hero “last man out”, Wednesday, November 7th, American Scholars Symposium, Seattle Center.

Spingola D. (2005) : William Rodriguez, a 9-11 Survivor.

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André Rousseau ha scritto – nel corso di oltre quarant'anni di carriera – decine di lavori specialistici in materia di geologia-geofisica, sismologia e onde acustiche, incluse svariate opere soggette a revisione paritaria (peer review). Alcuni suoi testi sono accessibili sul web.


A New Global Theory of the Earth's Dynamics: a Single Cause Can Explain All the Geophysical and Geological Phenomena.
http://fr.arxiv.org/ftp/physics/papers/0502/0502135.pdf, ccsd-00004334

Relationship between acoustic body waves and in situ stresses around a borehole.

Is the San Andreas Fracture a bayonet-shaped fracture as inferred from the acoustic body waves in the SAFOD Pilot hole?

Comparative study of P and S wave amplitudes of acoustic logging through solid formations: contribution to the knowledge of in situ stresses and fractures.

La versione francese di questo articolo:
Su ReOpen911: http://reopen911.info/11-septembre/etude-des-signaux-sismiques-le-11-septembre-2001-a-new-york.
Su AgoraVox: http://www.agoravox.fr/actualites/international/article/des-signaux-sismiques-revelent-l-70808.

Traduzione per Megachip a cura di Emanuela Waldis e Pino Cabras.

19 novembre 2009

Lettera aperta a Guillaume Dasquié: riconoscerà i suoi errori sull'11/9?

da Megachip.

Quell'aereo il Pentagono lo ha solo sorvolato? Pubblichiamo la traduzione di un'interessante ipotesi che emerge da un'analisi minuziosa delle testimonianze legate all'attentato dell'11/9. L'articolo - pubblicato anche su ReOpen911.info, è una lettera aperta che sfida uno dei mitografi delle prime versioni ufficiali, Guillaume Dasquié.


Sig. Guillaume Dasquié,

Nel libro “Il complotto. Verità e menzogne sugli attentati dell’11 settembre”, (ediz. ital. edita da Guerini e Associati, prefazione di Lucia Annunziata, NdT), pubblicato nel giugno 2002, lei pretendeva di rispondere «punto per punto» alla tesi di Thierry Meyssan, riassunta nella copertina de “L'incredibile menzogna” da questa frase perentoria: «nessun aereo si è schiantato sul Pentagono».

Meyssan non sviluppava tanto delle teorie alternative nell’opera in questione, limitandosi ad analizzare fotografie e conferenze stampa dei primi soccorsi.

Le ipotesi investigative iniziarono a seguito del giro promozionale.

Considerando dapprima l'esplosione di un camion-bomba parcheggiato di fronte alla parete ovest del Pentagono, Meyssan passò subito alla tesi del missile, indubbiamente in risposta alle testimonianze pubblicate dalla stampa e dopo l'analisi di cinque immagini pubblicate dal Dipartimento della Difesa nel marzo 2002.

La teoria del missile andava a soffocare ogni velleità di un'indagine presso i giornalisti professionisti.

L'autenticità e le numerose testimonianze sull’aereo di linea che volava a bassa quota in direzione del Pentagono ha convinto l’insieme delle redazioni della realtà dell’impatto contro la facciata. Un collegamento tra causa ed effetto in realtà poco evidente, come ha dimostrato il Citizen Investigation Team (CIT), alla fine di un’inchiesta durata tre anni.

La tesi del sorvolo, che pochi scettici consideravano prima di tale lavoro, è una possibilità credibile e ad oggi documentata che potrebbe spiegare molte anomalie della scena del crimine.

Essendo il libro “Il complotto” (titolo originale "L’effroyable mensonge") un punto di riferimento del giornalismo d’inchiesta di fronte ai deliri complottisti, era normale metterlo a confronto con l’inchiesta del CIT sugli avvenimenti di Arlington.

Dopo una rapida presentazione della «teoria del sorvolo e dell'allontanamento», ci concentreremo sulle quaranta pagine tecniche della sua opera, le sole utili a trattare la materia che qui ci interessa: il volo 77 si è schiantato sì o no sul Pentagono, l’11 settembre 2001 alle ore 09:36?

1. La tesi del sorvolo e allontanamento (“the flyover/flyaway theory”)

La traiettoria ufficiale si basa su due elementi: i lampioni "strappati" quando l'aereo ha sorvolato l'autostrada I27 - uno dei principali argomenti usati per invalidare la tesi del missile - e l'orientamento dei danni tra gli anelli E e C Pentagono.

Un tale tracciato richiede che il velivolo si trovasse a sud di Columbia Pike, a sud della pertinenza della US Navy, a sud della ex stazione Citgo, prima di scendere a 850 chilometri all'ora, all’altezza dei lampioni, per colpire finalmente il piano terra dell'edificio, orizzontalmente, a pochi centimetri dal suolo.

Nel 2006, il CIT ha iniziato un'indagine indipendente sul campo, il cui scopo era quello di porre fine alle speculazioni circa gli eventi di Arlington. L'indagine ha dimostrato che i testimoni oculari, compresi gli ufficiali di polizia del Pentagono e il controllore di volo dell’eliporto, confermavano il passaggio a bassa quota di un aereo commerciale. Ma lungo una linea di volo assolutamente incompatibile con il tracciato dei danni materiali.

traiettorie_pentagono

Questo schema mostra la traiettoria ufficiale, come stabilita in base ai dati del governo.

Le linee gialle sono le traiettorie tracciate sul piano dai testimoni oculari.

Sean Boger, il controllore di volo dell'eliporto del Pentagono è un testimone cruciale. Dalla torre di controllo, a meno di 20 metri dal punto d'impatto, godeva di una vista panoramica della superstrada I27. Interrogato dal CIT il 2 settembre 2009, ha confermato la traiettoria Nord descritta dai testimoni che si trovavano a monte del suo punto di osservazione.

Se queste descrizioni sono esatte, implicano che l’aereo non ha colpito, bensì sorvolato l’edificio. Torneremo in seguito sulle contromisure multiple destinate a coprire la fuga dell’aereo attaccante: il C130, l’E4B e la DRA dell’aeroporto Reagan.

video_cit

National Security Alert è un’eccellente introduzione al lavoro del CIT. Vi invitiamo a visionare questa presentazione prima di consultare le interviste complementari proposte sui due siti internet dell’associazione.

Certamente, i testimoni potrebbero sbagliarsi, ricostruire a posteriori i fatti su influenza degli intervistatori, o perfino mentire.

Ma due poco conosciute indagini ufficiali, condotte nel 2001, accreditano le risultanze delle indagini del CIT: Il "911 documentary Projet" (“Progetto di documentazione sull’11/9", NdT) della Biblioteca del Congresso e il "Project Noble Eagle" del Center For Military History - parzialmente declassificato dal Pentagono dopo una richiesta FOIA di John Farmer.

Non solo i testimoni descrivevano nel 2001, poche settimane dopo l'attacco, una traiettoria coerente con le dichiarazioni del 2006 e del 2009, ma gli archivi della Biblioteca del Congresso e del C.M.H contengono diverse testimonianze sul sorvolo dell’edificio e l'allontanarsi del velivolo attaccante.

Così, il 30 Novembre 2001, il sergente Roosevelt Robert assicurava agli investigatori del Congresso di aver visto, pochi secondi dopo l’esplosione, un aereo a 30 metri di altezza che sorvolava il parcheggio sud del Pentagono. Controinterrogato dal CIT, Robert R. ha confermato l'identità del velivolo: un aereo a reazione color argento, di tipo commerciale e inclinato a destra. Una descrizione del tutto identica a quella indicata da tutti i testimoni della traiettoria a nord.

Erik Dihli dichiarava dal suo canto agli inquirenti del progetto "Noble Eagle", il 31 dicembre 2001, che «nella confusione dei primi istanti, la gente urlava che una bomba era esplosa e l'aereo fuggiva via».

La stessa informazione fu diffusa dalla catena televisiva WUSA tra le ore 09:37 e le 10:00.

Questo scenario spiegherebbe la testimonianza dei dipendenti del Pentagono che hanno riferito di aver riconosciuto l'odore specifico di cordite, un esplosivo ben noto ai militari.

Ma quanto credito accordare alla testimonianza? Più precisamente, quale valore vi attribuiscono a partire dal 2002 i difensori della versione ufficiale?

2. Dell’importanza dei testimoni

Il suo primo attacco, e senza dubbio il più legittimo, contro “L’incredibile menzogna”, si è concentrato sui testimoni oculari dell’evento. Avendoli Thierry Meyssan spazzati via dalla sua indagine, perché «non sarebbero di grande aiuto», lei scrive alle pagine 25 e 26 della versione francese de "Il complotto":

«Una considerazione rivoluzionaria! I testimoni oculari di solito sono molto ascoltati soprattutto a proposito di un evento materiale, fisico, come quello di uno schianto sul Pentagono, e soprattutto quando sono così numerosi come in questo caso (perché la moltiplicazione dei testimoni per decine vanifica qualsiasi tentativo di costruire false testimonianze). A meno che i testimoni oculari non siano ignorati perché contraddicono un’impalcatura dallo spirito così palpitante.

Cosa dicono i testimoni oculari?

Per farci un'opinione, abbiamo fatto il lavoro accuratamente evitato dall'autore di “L'incredibile menzogna”: una presa di contatto diretta e personale con i testimoni, senza intermediari, vale a dire interviste con la gente più vicina all’origine delle informazioni - l'ABC di un’inchiesta giornalistica. (...) I nostri contatti personali a Washington, la consultazione di stampa e televisione locali dell’11 e 12 settembre hanno consentito nello spazio di tre giorni di identificare diciotto persone che vivono nella zona di Arlington e Washington, facilmente raggiungibili consultando gli elenchi telefonici locali...»

Una dichiarazione di principi seguita da 18 nomi, senza una mappa né una collocazione spaziale dei testimoni, con la notevole eccezione di Paul Coleridge. E una formulazione enigmatica, che non consente al lettore di determinare la portata del suo lavoro sul campo, specie dei suoi eventuali movimenti ad Arlington.

Interrogati su questo punto, né lei, né il signor Jean Guisnel avete voluto risponderci.

Iniziamo dal caso di Paul Coleridge, che secondo lei «... era sul ponte Wilson quando vide l'aereo».

washington_area

Come le mostra questa mappa, l’aeroporto Reagan giusto vicino al Pentagono e 8 km separano queste due costruzioni dal ponte Wilson.

L'esempio di Paul Coleridge è interessante perché Steve Chaconas, un importante testimone del CIT, si trovava nel frattempo sul fiume Potomac, a circa 1 chilometro e mezzo a nord della presunta posizione di Coleridge.

flight_path

Questa seconda mappa rappresenta la traiettoria ufficiale del "volo 77" e la traiettoria approssimativa descritta da Steve Chaconas. Prima osservazione: né lui, né Paul Coleridge potevano vedere il punto d'impatto dai loro rispettivi punti di osservazione. Questi due testimoni sono utili, nel migliore dei casi, per determinare il percorso di approccio dell’aeromobile. Ma Paul Coleridge era in grado di distinguere il “volo 77” nel traffico giornaliero del Reagan Airport?

Steve Chaconas è un habitué del fiume Potomac, lungo il quale porta i suoi clienti ogni giorno a pescare. Sottolinea in un’intervista del 4 marzo 2008 che il "Volo 77" aveva catturato la sua attenzione per via della sua traiettoria lontano dal DRA (DRA: Down Rever Approach, ossia la rotta imboccata sopra il Potomac dagli aerei in partenza o in arrivo presso il Reagan Airport), un dettaglio che solo le persone che hanno familiarità con quei luoghi avrebbero notato.

«Ironia di questa testimonianza», è molto probabile che Paul Coledrige, presentato a difesa della versione ufficiale, sia in realtà un testimone a carico. Solo un colloquio approfondito condotto e filmato sul Ponte Wilson, potrebbe chiarire il suo status.

Ma apprendiamo degli altri 17 testimoni de «Il complotto», tra cui John O 'Keefe, un ex "News Supervisor" di «USA Today», di cui lei pubblica la lunga testimonianza - «scritta e firmata» - alle pagine 29 -31. Nonostante una descrizione piuttosto dettagliata dei fatti, nulla consente di localizzare John O’Keefe nei dintorni del Pentagono né di determinare se sia un testimone oculare diretto dell’impatto contro la facciata.

Ecco la sua testimonianza:

«Là, improvvisamente, proveniente dal mio lato sinistro - non so se all’inizio l’ho visto o sentito - è passato un aereo di colore argento. (...) Io sono abituato a vedere degli aerei volare a bassa quota in questo settore, perché siamo veramente a uno o due miglia [1 miglio = 1,6 km] dal National Airport. Ma là sembrava volare troppo basso e girare nella direzione sbagliata. Fino a quando mi sono reso conto che entrava in collisione con il Pentagono. È arrivato in discesa, passando sopra l'autostrada, alla mia sinistra, ed è passato davanti alla mia auto. L'aereo non volava in picchiata. Sembrava sotto controllo e volava come un aereo che sta per atterrare. È successo molto rapidamente e molto vicino a me, ma ho visto chiaramente il nome e il logo dell’American Airlines sull’aereo. C’è stata una gigantesca esplosione, con fiamme arancioni che uscivano dal Pentagono. Pensavo che la strada davanti a me sarebbe stata distrutta. Poi tutto è diventato nero, c'era solo un denso fumo nero.»

Quanti testimoni, fra i 18 citati nel suo libro, avevano una chiara visione della facciata del Pentagono? E tra questi, quanti si misero al riparo al passaggio del velivolo, non essendo più da allora testimoni dell'impatto diretto, ma solo testimoni della traiettoria?

I difensori della versione ufficiale pretendono che 40 persone abbiano assistito allo schianto del Volo 77 sul muro esterno.

La testimonianza del pompiere Allan Wallace, pubblicata da «Libération» il 30 marzo 2002, è un caso da manuale: «Ero a circa 10 metri dalla facciata ovest del Pentagono nei pressi di un camion, con altri due vigili del fuoco. Ho guardato il cielo e improvvisamente ho visto un aereo appena passato sopra l'autostrada, ad altitudine molto bassa. Abbiamo allora cominciato a correre in direzione opposta all’aereo. Non l'ho visto colpire l'edificio, ma abbiamo sentito un rumore tremendo. Quando sono tornato, era per vedere un’enorme palla di fuoco

Non è forse legittimo supporre che le persone in posizione tale da vedere l’impatto ebbero il riflesso naturale di mettersi al riparo? Essendo la sincronizzazione degli eventi tale da portare un gran numero di testimoni a dedurre che l'aereo era all’origine dell'esplosione. La differenza tra "vedere" e "dedurre" non sfuggirà a chiunque, soprattutto non un giornalista investigativo del suo livello.

Purtroppo, i pochi testimoni “oculari” del suo libro non fanno eccezione alla regola. Lei afferma, ad esempio, che Omar Campos «ha visto l’aereo passare sopra la sua testa e urtare il Pentagono».

Eppure ecco la sua precisa dichiarazione a «The Guardian», il 12/09/2001: «It was a passenger plane. I think an American Airways plane. I was cutting the grass and it came in screaming over my head. I felt the impact. The whole ground shook and the whole area was full of fire. I could never imagine I would see anything like that here ».

(Trad.: «Era un aereo passeggeri. Credo un American Airways. Stavo tagliando l'erba ed è passato con gran fracasso sopra la mia testa. Ho avvertito l'impatto. L’intero terreno tremava, e tutta la zona era piena di fuoco. Non avrei mai potuto immaginare che avrei visto niente del genere qui»).

L’intervista del CIT a Steven MacGraw (la n.15 della sua lista), ex legale del dipartimento della giustizia ordinato sacerdote tre mesi prima dell’attentato, è esemplare. Giudicate l'abisso tra la sua testimonianza, così come pubblicata dall’«Arlington Catholic Herald»: «L’aereo ha spezzato un lampione», e le sue dichiarazioni di fronte alla telecamera nel 2008:«L’aereo era così basso che sembrava aver spezzato un lampione».

MacGraw e Sean Boger (presentato come un "testimone oculare" dell’impatto fino a quando non ha riconosciuto, il 9 febbraio 2009, d’essersi rifugiato sotto la sua scrivania, alla vista dell'aereo che arrivava dal lato nord della CITGO) non sono dei casi isolati. Vi invitiamo a guardare l’intervista a Joel Sucherman (n. 6 della sua lista) pubblicata dal CIT, così come la sua analisi dettagliata delle testimonianze dei dipendenti di «USA Today», una redazione massicciamente rappresentata nella lista dei testimoni di "L’effroyable mensonge".

Il che ci porta a Mike Walter, stranamente dipinto del pari di Sucherman e Gaskin en passant come "anonimo" nel suo libro. Il giornalista di «USA Today» stava guidando nei pressi del Pentagono. Interrogato dai giornalisti della CBS e CBS-9 pochi minuti dopo l'evento, ha detto inizialmente che gli alberi ostruivano il suo campo visivo e gli avevano impedito di vedere l'impatto contro la facciata. Tuttavia, sottolineò che l'aereo aveva strappato un lampione, il famoso lampione n. 1, mentre volava sopra il ponte dell’autostrada I27. Successivamente, la sua testimonianza non ha smesso di evolversi in funzione delle esigenze della versione ufficiale.

Nel marzo 2002, intervistato da LCI poco dopo l'uscita de "L'incredibile menzogna", affermerà all'improvviso di aver osservato «l’aereo piegarsi come una fisarmonica contro la facciata», la fisarmonica mutandosi in libellula quando i sostenitori della versione ufficiale avanzarono la teoria delle ali ripiegate. Mike Walter è il testimone star dell’11 settembre 2001: sistematicamente citato dai giornalisti francesi, a volte sull'impatto e i detriti («Libération» del 30marzo 2002, e più recentemente sul set di G.Durand nella trasmissione "L’objet du scandale"), altre volte sui lampioni e sull’affare Loyd England. La confessione di quest’ultimo sulla messa in scena del lampione n. 1 - che avrebbe falsamente trafitto il parabrezza della sua auto - suggeriscono che Mike Walter giocava un ruolo particolarissimo nella costruzione della narrazione mediatica dell’evento, la mattina dell’11 settembre 2001.

In ogni caso, la sua onniscienza (impatto, detriti, lampioni) e l'adattamento costante della sua testimonianza secondo il corso delle evoluzioni della versione ufficiale dovrebbe essere sufficiente ad escluderlo dal novero dei testimoni utili ad accertare i fatti.

È un peccato che né lei né il signor Guisnel vi siate degnati di specificare la natura dei tre mesi d’inchiesta che andavano a compiersi ne “Il complotto”. Perché se il capitolo consacrato ai testimoni non apporta alcuna certezza né argomenti definitivi in favore della versione ufficiale, quello intitolato "La risposta degli esperti", avrebbe dovuto scatenare i sani interrogativi dei suoi colleghi.

3. Gli esperti

A prima vista, però, questo capitolo de "Il complotto" è fra i più convincenti. Tre esperti vi esprimono un giudizio senza appello: il volo 77 si è schiantato sul Pentagono, essendo l'assenza di rottami di fronte al punto d'impatto e la portata del danno sul lato ovest ben spiegati dalle leggi classiche della balistica aeronautica.

Purtroppo, questi tre esperti danno tre versioni diverse e inconciliabili dello schianto.

Secondo Jacques Roland, militare ed esperto presso la Corte d’Appello di Parigi, il volo 77 si sarebbe immolato a una forma rarissima di schianto aereo, lo schianto a 90°.

Per François Grangier, perito del BEA (bureau enquête accident, ossia ufficio indagine incidenti NdT) alla Corte d’Appello di Pau, «il tracciato della traiettoria traiettoria così come lo possiamo conoscere oggi non permette di concludere per un impatto sulla facciata, bensì più verosimilmente sul tetto…».

Uscito dunque di scena lo schianto a 90°, Grangier sarebbe piuttosto da classificare nel campo degli scettici.

Infine il suo ultimo esperto, il generale Brisset, ha detto che «un tale shock trasforma l’aereo in munizioni a “carica cava”, producendo quanto si definisce una punta di fuoco. Nel momento dell'impatto, l'aereo si disintegra e brucia progressivamente, a misura della penetrazione nel foro che ha scavato.» Esce dunque di scena l’impatto a 90°, esce l’impatto sul tetto. Questa volta, un militare ci parla di carica cava ... Cioè un missile!

Prima di non riuscire più a raccapezzarci su questo capitolo chiave del suo libro, desidereremmo ascoltare le sue spiegazioni, specie sulle informazioni messe a disposizione di Jacques Rolland, Francois Grangier, Jean-Vincent Brisset.

Per esempio, che cosa intende quando scrive «Quindi tre costruzioni sono state distrutte, a partire da un cratere con un diametro di entrata di 19 metri. Ironia di questo dettaglio: diverse fotografie aeree brandite da Thierry Meyssan, alle quali tenta di dare un significato equivoco, designano semplicemente una linea di mezzo del tetto carbonizzate e danneggiate sopra la zona attraversata dal Boeing dell’American Airlines...».

Non solo non c'è alcun riferimento a diversi punti importanti dello schianto: i 5 pali sradicati dal Boeing lungo la traiettoria ufficiale, il generatore colpito dal motore destro del velivolo e l'entità precisa dei danni sulla facciata ovest del Pentagono. Ancora più importante, il termine "cratere di 19 metri" è ambiguo: esso non può determinare se i suoi esperti hanno lavorato a partire dalle fotografie della facciata dopo il crollo del tetto o dalle foto precedenti che mostrano danni lineari concentrati sul pianterreno dell'edificio.

prima_del_crollo

a. prima del crollo

dopo_il_crollo

b. dopo il crollo

Riassumendo la «risposta degli esperti»:

Jacques Rolland parla di un impatto orizzontale, conforme alle leggi della balistica. Ma non menziona - a dispetto di una descrizione dell’avvenimento «centesimo di secondo per centesimo di secondo» - i numerosi ostacoli talvolta massicci incontrati dal Boeing, né l'asse diagonale di penetrazione del velivolo. Un “dettaglio” che lei sottolinea ancora nel parlare dei lavori preliminari dell’ASCE.

Francois Grangier dubita da parte sua sulla realtà dell’impatto contro la facciata e preferisce prendere in considerazione un impatto attraverso il tetto, che corroborerebbe indirettamente la tesi del CIT. Consideri che Francois Grangier sapeva perfettamente al tempo del vostro incontro che le foto della facciata mostravano la linea del tetto intatta. Lo scambio che segue tra Grangier e Daphne Roulier è estratto dalla trasmissione "C+Clair" del 24 marzo 2002 (Canal+).

«- F. Grangier: … quando si vede la foto di questa facciata che è intatta, è evidente che l’aereo non è passato da lì. Si può immaginare che un aereo di quella dimensione non possa passare da una finestra lasciando l’infisso in piedi. Ma è evidente che se aereo c’è stato, ha bussato da un altra parte.

- D.Roulier: «Dunque un Boeing 757, in questo lato, avrebbe dovuto fare molti più danni? È d’accordo su questo con Thierry Meyssan?

- F. Grangier : «Con riferimento preciso alla facciata, sì… »

Infine, come un appiglio proteso verso i complottisti (un termine caro a Guisnel), il generale Brisset evoca un aereo trasformato in carica cava.

La consultazione della voce "charge creuse" (carica cava, NdT) sulla versione in francese di Wikipedia ci lascia perplessi. Se la definizione data dalla enciclopedia cooperativa è accurata, la carica cava, definita anche HEAT dai militari, sarebbe «un tipo di munizione destinata a perforare le blindature (...) L'avvio di una carica cava infligge gravi danni a una blindatura, che viene generalmente perforata, nel caso di un impatto, lungo una traiettoria perpendicolare al suo piano. La potenza concentrata dell'esplosione, se questa riesce a perforare la blindatura, proietta uno spruzzo di metallo fuso e gas caldi all'interno del veicolo, che, in funzione dell’impatto arriva al K-kill ("Distruzione dell’equipaggio") e molto spesso accende le munizioni stoccate a bordo del veicolo con un risultato ancora più devastante.»

«... Un tale shock trasforma l’aereo in una munizione a "carica cava"....» Non riusciamo ancora a crederci, mentre scriviamo queste righe, che due giornalisti del vostro livello abbiano raccolto, trascritto e pubblicato tali dichiarazioni. Il naso di un aereo di linea è fatto di una lega leggera, difficilmente paragonabile alle testate perforanti delle munizioni antiblindatura.

Aggiungiamo che le affermazioni di Brisset sugli «incendi ad altissima temperatura provocati dal titanio e dal magnesio» non corrispondono agli incendi osservati l’11 settembre 2009 al Pentagono.

Per dar credito al suo intervento, Brisset si rifugia dietro una batteria di esperti anonimi «in virtù di un obbligo di riservatezza». ...Una frase dal sapore amaro, giacché sei pagine dopo, nella stessa opera, si legge questo: «una rete di esperti i cui membri richiedono l'anonimato, ma che si esprime attraverso la penna e la voce di Thierry, (...) è così che i membri della Rete Voltaire lasciavano intendere che alcuni assi del volo avevano apportato un magistrale contributo al libro di Meyssan». La solita vecchia storia della pagliuzza e della trave (Matteo 7,3)

Resta la traiettoria del velivolo e le complesse manovre necessarie al posizionamento di un 757-200 all'altezza della parete esterna del Pentagono.

Grangier ha ottime ragioni per escludere un impatto orizzontale contro la facciata a meno di 5 metri da terra: le leggi dell'aerodinamica impediscono a un aereo di scendere al di sotto di una certa altitudine, a seconda della densità locale dell'aria, della velocità e il peso dell'apparecchio, come del suo design.

Questo punto è ancora oggetto di accese discussioni tra piloti e specialisti. Gli scettici sostengono che un Boeing di 120 tonnellate non sarebbe in grado di eseguire le manovre attribuite al volo 77, soprattutto se si tiene conto della topografia della zona intorno al Pentagono. I paladini della versione ufficiale sostengono il contrario e spesso citano un esperimento condotto in Olanda dal Laboratorio Aerospaziale Nazionale. Un esperimento tuttavia attualmente sconfessato dai suoi stessi progettisti, poiché il Laboratorio ha riconosciuto in una lettera a "Pilots for 911 truth" che «il simulatore non è stato certificato per consentire il confronto con le manovre di volo in situazioni reali».

Un modo semplice per porre fine a questa controversia sarebbe di replicare il volo American Airlines 77 in un simulatore reale, nel quadro di un esperimento controllato da parte di rappresentanti di ciascun campo presenti.

Il parere di Brisset, Roland e Grangier sui secondi finali della traiettoria del velivolo (cioè tra la pertinenza della Navy e la parete esterna del Pentagono), sarebbe fra i più interessanti. Purtroppo, nessuno degli esperti de "Il complotto" è stato interrogato sul punto.

Sul fatto che si tratti di testimonianze o esperimenti sciatti, pieni di contraddizioni, le quaranta pagine tecniche del suo libro sollevano numerosi interrogativi.

4. Note, anticipazioni e speculazioni

Immaginiamo che la sua risposta, se risposta c'è, assumerà la forma di domande (un metodo ben noto ai teorici della cospirazione, no?)

«Se il volo 77 non si è schiantato contro il Pentagono, allora dov'è e dove sono i passeggeri?»

Le nostre certezze si limitano a quattro fatti:

  1. Il volo 77 è decollato dall'aeroporto Washington-Dulles alle ore 08:20.
  2. Il suo transponder sarà spento alle ore 08:56.
  3. La sua eco sparirà per 8 minuti e 56 secondi dagli schermi di controllo civili e militari.
  4. L’eco radar riapparsa alle ore 09:06 non sarà mai positivamente identificata per essere quella del volo American Airlines 77.

La commissione Kean/Hamilton scrive d’altronde, a questo proposito: «L'incapacità di captare un eco radar per l'American 77 ci ha spinto a condurre un’inchiesta più approfondita (...) I radar della FAA hanno seguito il volo dopo la neutralizzazione il suo transponder alle ore 08:56. Ma per 8 minuti e 56 secondi, il volo 77 scompare dagli schermi radar. Le ragioni di ordine tecnico vanno da un guasto del software nel trattare l’informazione del radar, alla debolezza della copertura radar nella zona di volo del volo 77 dell’American. Riapparso alle ore 09:06 sugli schermi di controllo, il volo 77 viaggerà verso Washington per 26 minuti senza essere individuato». Alle 09:32 «un’eco non identificata sarà individuata dai controllori del Dulles Airport pochi minuti prima dello schianto».

Per il resto, ci rifiutiamo di speculare sul destino del volo 77. Non contestiamo né la sua esistenza né la sparizione dei suoi passeggeri. Dubitiamo semplicemente, in riferimento alle informazioni pubblicate dal CIT e alle spiegazioni della commissione Kean Hamilton, che questo volo abbia colpito la facciata ovest del Pentagono alle ore 09:36.

Un’altra domanda ci sarà certamente rivolta: «perché concepire un piano così complicato anziché precipitare in modo puro e semplice il volo 77 e i suoi passeggeri sul Pentagono?»

Se i congiurati appartenevano alle forze armate e ai servizi d’intelligence degli Stati Uniti, è facile capire perché non abbiano scagliato un 757 alla velocità di 850 kmh sul loro quartier generale. Soprattutto se l'operazione aveva come obiettivo colpire l'area in cui lavoravano i revisori dei conti.

Solo 58 militari hanno trovato la morte durante l'attacco, alla fine poco letale se confrontato con le vittime potenziali qualora l'attacco avesse colpito una qualsiasi altra ala del Pentagono.

La sezione colpita, con una ristrutturazione in corso, ospitava essenzialmente degli analisti finanziari incaricati di completare l'esercizio e i revisori responsabili per l'indagine sui 2300 miliardi di dollari spariti dal bilancio della difesa. La conferenza stampa di Donald Rumsfeld, il 10 settembre 2001, è semplicemente surreale se consideriamo gli eventi che hanno colpito l'America meno di 24 ore dopo: «... Il nemico è più vicino di quanto pensassimo, si tratta della burocrazia del Pentagono ... Secondo alcune stime, abbiamo perso le tracce di 2.300 miliardi dollari ...»

La contea di Arlington afferma a pagina 68 dell’allegato A dell’Arlington after report che «significative informazioni di bilancio si trovavano nella zona devastata del Pentagono». Questi fatti, come anche il crollo dell’edificio 7 del World Trade Center alle ore 17:25, non sono nemmeno menzionati nella relazione finale della Commissione d'inchiesta sugli attentati dell’11/9.

A New York il crollo del WTC7 fece sparire le migliaia di dossier che la SEC archiviava al 12° piano del palazzo (informazione confermata dal presidente della SEC in un’intervista concessa al «New York Post» il 12 settembre 2001 e dalla FEMA nella sua relazione Buiding Performance Report del maggio 2002).

Coincidenza? I due eventi più sospetti di quel giorno hanno in comune, oltre al fatto di essere stati regalmente ignorati dalla Commissione Kean/Hamilton, l’aver colpito il cuore dei servizi di vigilanza finanziaria: quelli militari ad Arlington e quelli civili a New York.

Approfittiamo di questa parentesi per segnalarvi che l'elenco degli occupanti del WTC 7 è stato ufficialmente stabilito dopo la pubblicazione nel maggio 2002 del WTC Building Performance Report. La sua dichiarazione del 10 marzo 2009 sul set di Michael Field «secondo alcuni, il WTC 7 avrebbe ospitato gli uffici della CIA, vi lascio immaginare il seguito» mostra nel caso migliore la sua ignoranza del dossier, nella peggiore delle ipotesi un’indicibile malafede.

Riproduciamo qui la tabella 5.1 del WTC BPR "WTC7 tenants":

wtc7_tenants

Infine, un precedente storico inconfutabile dimostra che lo stato maggiore americano è capace, per legittimare un intervento militare presso l’opinione pubblica, di pianificare degli attentati sotto falsa bandiera contro la propria popolazione nel proprio territorio.

Il progetto Northwoods, disponibile sul sito internet dell’ università George Washington, prevedeva un'operazione molto simile allo scenario di attacco contro il Pentagono: la sostituzione dei velivoli, falsi rottami, la testimonianza di un pilota in buona fede inviato tempestivamente sui luoghi dell'attacco (l’11 settembre 2001 questo pilota si chiamava Steve O’Brien), diffusione di voci... tutti i difensori della versione ufficiale dovrebbe conoscere questo documento. […].

Potremmo anche parlare delle reti Stay-behind dispiegate dalla NATO e la CIA in Europa dopo la seconda guerra mondiale: un segreto di Stato perfettamente conservato per 40 anni, nonostante le migliaia di uomini reclutati e le centinaia di civili uccisi in attentati sotto falsa bandiera attribuiti alla sinistra estrema. Il suo modo di spazzare via la possibilità di un complotto interno in occasione dell’11/9 in opposizione a «un’élite americana più che mai aperta verso il mondo e un Partito Repubblicano piegato su se stesso (...) la cui funzione è quella di gestire la dinamica propria dell'egemonia americana», spiega certamente perché l'episodio Gladio sia rimasto sconosciuto per la popolazione francese, a differenza dei nostri vicini di casa, dove lo scandalo di Stato è stato investigato sia dai giornalisti che da commissioni parlamentari d'inchiesta (Belgio, Svizzera, Italia ...)

L'ultima obiezione spesso sollevata nei confronti del lavoro svolto dal CIT riguarda il basso numero di testimonianze dirette sul sorvolo dell’edificio e l'allontanarsi del velivolo attaccante.

Le testimonianze oggi conosciute sono estratte dagli archivi di due agenzie federali le cui tecniche d'intervista non corrispondono a quelle dei giornalisti. La Biblioteca del Congresso e il Center For Military History hanno condotto interviste non strutturate, archiviate in brutta copia, senza riscrittura né montaggio. Questo punto è fondamentale. Era improbabile che un giornalista avesse riprodotto le parole di Erik Dihli o del sergente Robert una volta che la versione ufficiale si fosse fusa nello stampo della narrazione dei mezzi di comunicazione di quel giorno.

Inoltre, la vicinanza del Reagan Airport e il Pentagono (che distrugge il mito, ben radicato negli ambienti cospirazionisti, delle batterie di difesa antiaerea) ha certamente giocato un ruolo importante nel successo dell'operazione. Il D.R.A. era una linea di volo idonea per l'allontanarsi dell’apparecchio attaccante. Dopo aver sorvolato il Pentagono, era praticamente impossibile per i testimoni distinguere il velivolo attaccante dagli aerei regolari in partenza o in arrivo all'aeroporto Reagan. Infine, la “cover-story” del C130, giunto sulla scena 2-3 minuti dopo l'attacco, ha fatto il resto. Fonti di stampa accuratamente selezionate hanno provato a far credere che questo aereo avesse inseguito il volo 77 fino alle immediate vicinanze del Pentagono (nonostante le dichiarazioni unanimi dei testimoni e il pilota, il colonnello Steve O’Brien, per non parlare delle velocità relative di un C130 e un 757). Questa storia, come l’E4B videoripreso sopra Washington subito dopo l'attacco, potrebbe servire da alibi di fronte alle testimonianze residue sul sorvolo dell’edificio.

Signor Dasquié, nel portare a sua conoscenza l’inchiesta del CIT, noi speriamo di suscitare un nuovo dibattito sui fatti di Arlington et di Washington accaduti l’11 settembre 2001.

In aggiunta alla sua analisi del Citizen Investigation Team, le chiediamo di fornire ai ricercatori l'archivio delle interviste con i testimoni del suo libro, specie la testimonianza scritta e firmata da John O'Keefe. Ci attendiamo soprattutto dei chiarimenti sui suoi metodi d'indagine tra marzo e maggio 2002.

Noi siamo a sua completa disposizione per discutere queste questioni, a titolo privato o nel corso di un dibattito pubblico, ddiffuso ad esempio su Internet.

Le inviamo, signor Dasquié, cordiali saluti.

Alexis de B. (alias Kropotkine) e Virginie G. (alias Ikky)

Pubblicato sul blog enquêtes et faits divers, réalité et fiction e su ReOpen911.info.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras e Pina Mele.

Per approfondire il tema dell’ipotesi del sorvolo del Pentagono si vedano i seguenti siti: