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5 agosto 2010

Un alto dirigente NASA: la velocità dell'aereo dell'11/9 non quadra

A cura di PilotsFor911Truth.org.


Di recente il gruppo Pilots for 9/11 Truth (Piloti per la verità sull’11/9, ndt) ha analizzato le velocità registrate per gli aeromobili utilizzati in occasione dell’11 settembre. Numerosi esperti di aviazione hanno espresso le loro perplessità per quanto riguarda la velocità di gran lunga al di sopra di quella massima operativa prevista per i Boeing 757 e 767, in particolare, alcuni Comandanti di 757/767 della United e dell’American Airlines che vantano ore di volo effettive in tutti gli aeromobili che si dice siano stati utilizzati l’11/9.
Questi esperti dichiarano che tali velocità sono impossibili da ottenere in prossimità del livello del mare nell’aria densa, nel caso che l'aereo sia un 757/767 standard come riferito. Se si combina questo con il fatto che il velivolo di cui si è narrato che abbia colpito la torre sud del World Trade Center stava anche generando elevati fattori di carico mentre virava e si tirava fuori da una picchiata, tutta la questione diventa incomprensibile per indagare in che modo un 767 standard sia in grado di eseguire tali manovre a velocità così intense, oltre i limiti massimi di funzionamento del velivolo.
Soprattutto per coloro che fanno ricerca in modo approfondito sull'argomento e hanno esperienza nel settore dell'aviazione.
Il co-fondatore di Pilots For 9/11 Truth, Rob Balsamo, ha recentemente intervistato un ex direttore di volo della NASA, responsabile dei sistemi di controllo di volo al centro di ricerca sul volo NASA di Dryden, il quale si è anche espresso dopo aver visto l'ultima presentazione curata da Pilots For 9/11 Truth - "9/11: World Trade Center Attack".
L’alto dirigente in pensione Dwain Deets ha rappresentato le sue preoccupazioni in materia all’American Insitute of Aeronautics and Astronautics (AIAA) nel modo seguente:
La responsabilità di spiegare un’improbabilità aeronautica di Dwain Deets
Centro di ricerca sul volo NASA di Dryden (alto dirigente in pensione)
ricercatore associato AIAA

L’aeroplano era l’UA175, un Boeing 767-200, appena prima dell’impatto con il World Trade Center Torre 2.
Basandosi sull’analisi dei dati radar, il National Transportation and Safety Board (NTSB, il Consiglio nazionale sulla sicurezza bei trasporti, ndt) ha stabilito che la velocità a terra appena prima dell’impatto era di 510 nodi (945 km/h, ndt). Questo è ben oltre la massima velocità di crociera di 360 nodi (667 km/h), nonché della massima velocità in picchiata di 410 nodi (759 km/h). Le possibilità per come la vedo io sono queste:
  1. non si trattava di un 767-200 standard;
  2. i dati radar sono stati in qualche maniera compromessi;
  3. le analisi dell’NTSB erano errate;
  4. il 767 volava ben oltre il suo diagramma di manovra, era controllabile, e manovrato per colpire un obiettivo relativamente piccolo.
Quale organizzazione ha maggiore responsabilità nel non riconoscere una così enorme evidenza (“elephant in the room” nell’originale, ndt)? L’NTSB, la NASA, la Boeing, o l’AIAA? Gli ingegneri hanno posto la loro firma a dei documenti, ma l’AIAA o la NASA non li pubblicherà? Oppure, la responsabilità morale non risiede nelle organizzazioni ma spetta a singoli ingegneri aeronautici? Gli ingegneri hanno semplicemente guardato da un'altra parte?
Le obiezioni sopracitate sono rimaste nel Forum soggetto a moderazione dell’AIAA Aerospace America per circa due settimane, prima di essere rimosse senza spiegazione. Potete cliccare su "Who is Ethically Responsible" (“Chi è il responsabile morale”, ndt) inserito da Dwain Deets al Forum del “Pilots For 9/11 Truth” per una discussione su queste obiezioni all’AIAA.
Le credenziali e l’esperienza di Dwain Deets sono esposte qui di seguito:
Dwain Deets - Master of Science in fisica e in ingegneria;
- Ex direttore dei progetti aerospaziali presso il Centro di Ricerca sul Volo della NASA a Dryden;
- Ex direttore della Research Engineering Division a Dryden;
- Insignito del premio “NASA Exceptional Service”;
- decorato con la “medaglia presidenziale al merito” per la sua attività di alto dirigente (1988);
- Presentatore scelto alla “Wright Brothers Lectureship” presso l’Aeronautics Associate Fellow - American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA);
- Incluso nel “Who's Who in Scienza e Ingegneria” 1993 – 2000;
- Ex presidente della Aerospace Control and Guidance Systems;
- Membro del Comitato della Society of Automotive Engineers (associazione degli ingegneri del settore automobilistico)
- ex membro dell’AIAA Committee on Society and Aerospace Technology
- 37 anni di carriera nella NASA
E’ lampante - sulla base di affermazioni dettate da riconosciuta esperienza nonché sulla base dei dati grezzi e dei precedenti - che la velocità riferita dell’aeromobile dell’11/9 sia incredibilmente eccessiva: ciò è di un’evidenza abbagliante e necessita di essere indagato a fondo.
Per un’analisi sommaria della velocità, vedi l’articolo 9/11: Speeds Reported For World Trade Center Attack Aircraft Analyzed (“11/9: analisi sulle velocità riportate per l’aeromobile dell’attacco al World Trade Center”, ndt).
Per osservare la scena da "9/11: World Trade Center Attack" che analizza le velocità riportate con più dettaglio, clicca qui.
Per un’analisi completa e dettagliata che descriva gli eventi che ebbero luogo a New York l’11 Settembre 2001, interviste con esperti, incluse le analisi sull’abilità di pilotaggio del "dirottatore", il recupero della Scatola Nera e altro....
Si veda l’ultima presentazione di "9/11: World Trade Center Attack" dei “Pilots For 9/11 Truth”.
Fondata nell’Agosto 2006, “Pilots For 9/11 Truth” è un’organizzazione in crescita composta di professionisti dell’aviazione di tutto il globo. L’organizzazione ha anche analizzato i dati di volo forniti dal National Transportation Safety Board (NTSB) per l’attacco al Pentagono e gli eventi di Shanksville, Pennsylvania. I dati non supportano la versione governativa. La NTSB/FBI si rifiuta di commentare. “Pilots for 9/11 Truth” non indica una teoria né una colpa specifica al momento. Comunque, c’è una crescente montagna di informazioni e dati contraddittori che le agenzie governative e ufficiali si rifiutano di riconoscere. Il nucleo della lista di membri di Pilots For 9/11 Truth continua a crescere.
Cliccare http://pilotsfor911truth.org/core.html per una lista completa degli aderenti. Cliccare
http://pilotsfor911truth.org/join per unirsi all’organizzazione.
Commenti? Cliccate qui per discutere.

Intervista registrata successiva all’articolo – 30 giugno 2010:
http://pilotsfor911truth.org/interviews/Dwain_Deets063010.mp3
10mb download, circa 22 minuti.

Fonte: http://pilotsfor911truth.org/911_Aircraft_Speed_Deets.html.
Traduzione per Megachip di Cipriano Tulli.

30 novembre 2009

11/9: il volo AA77 non poteva essere stato dirottato

Cade un altro pezzo delle inchieste ufficiali.
da Rete Voltaire, con nota aggiuntiva di Megachip.
Secondo il rapporto della Commissione presidenziale Kean-Hamilton, il volo 77 sarebbe stato dirottato da pirati dell’aria l’11 Settembre 2001 e si sarebbe schiantato sul Pentagono.
Il rapporto precisa che il dirottamento ha avuto luogo tra le ore 08:51 (momento dell'ultimo contatto radio) e le 08:54 (ora in cui l'aereo cambia rotta), e che essendo stato spento il transponder, si sono perse le tracce del velivolo alle 08:56. È stato solo alle 09:32 che l'aviazione civile ha osservato un aereo vicino a Washington, che ha identificato per deduzione come il volo AA77.
Il rapporto afferma inoltre che due passeggeri, Renée May e la giornalista Barbara Olson hanno indicato al telefono ai loro cari che vi erano sei dirottatori (non cinque) armati di taglierini. Secondo la testimonianza di Ted Olson, procuratore generale degli Stati Uniti, sua moglie gli avrebbe detto che i passeggeri e l'equipaggio erano stati raggruppati nella parte posteriore del Boeing e gli avrebbe chiesto quali istruzioni doveva trasmettere al capitano, che si trovava accanto.
Le testimonianze dei passeggeri sono già state invalidate dall'inchiesta dell'FBI, nel corso delle udienze del processo Moussaoui. In questa occasione si è accertato che non è era possibile all’epoca passare delle comunicazioni telefoniche in un volo a quell’altitudine e che, inoltre, non vi era alcuna traccia di tali comunicazioni sui tabulati delle società telefoniche.
Documenti del National Transportation Safety Board (NTSB) recentemente declassificati su istanza dell'associazione «Pilots for 9/11 Truth» fanno apparire la registrazione del parametro «CI», dal titolo “Flight Deck Door”. Questo dimostra che la porta della cabina di pilotaggio è rimasta bloccata. Era dunque impossibile entrare nella cabina di pilotaggio e farne uscire il pilota durante il volo.
In queste condizioni, solo il comandante Charles F. Burlingame e il copilota David Charlebois si trovavano nella cabina di pilotaggio quando l'aereo ha cambiato rotta.
Il comandante Charles F. Burlingame era un ex pilota di caccia della US Navy. Era stato portavoce del Pentagono durante l'operazione Desert Storm. Era stato anche responsabile di un’esercitazione che metteva in scena la simulazione di un possibile schianto di un aereo di linea sul Pentagono. In virtù di una legge ad hoc, i suoi presunti resti sono stati sepolti nel prestigioso cimitero militare di Arlington, benché sia considerato come morto da civile.
Sua sorella, Debra Burlingame, co-presiede assieme a Liz Cheney (figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney) l’associazione Keep America Safe.
Traduzione per Megachip a cura di Anna Mele.

Nota di Pino Cabras:
L’articolo della Rete Voltaire qui tradotto – che rivela particolari inquietanti, poco o nulla approfonditi dalle inchieste ufficiali, ma che andranno appofonditi anche in via "ufficiosa" – richiama l’attenzione su alcune anomalie di quella terribile giornata. Non è solo la figura del comandante Burlingame ad essere in grado di attirare l’attenzione. Il Volo 77 aveva un’alta densità di passeggeri che lavoravano in posizioni segrete nel settore della difesa. All’incirca tra i 16 e i 21 dei 58 passeggeri.
Molti di essi erano ingegneri aerospaziali. Uno di essi, il signor Yamnicky, era da una vita un operativo della CIA che lavorava per la Veridian in qualità di ingegnere aerospaziale. Un altro passeggero di questa lista, il signor Caswell, guidava un team di un centinaio di scienziati per la marina militare statunitense. Diversi altri lavoravano per Boeing e Raytheon, a El Segundo, in California, sul progetto denominato ‘Global Hawk’.
Ecco di seguito un insieme di appunti sommari sui passeggeri interessanti del Volo 77, ottenuti scorrendo necrologi apparsi sul web o sui giornali già dai giorni successivi all’attentato.
1. John D. Yamnicky Sr., 71, di Waldorf, Maryland, era in un viaggio di lavoro sul Volo 77 dell’American Airlines. Era un aviere navale in congedo, ma aveva lavorato come fornitore della difesa per la Veridian Corp, basata in Virginia, dove – a partire dal suo congedo avvenuto con il grado di capitano nel 1979 – operava sui programmi relativi ai caccia e i missili aria-aria. Suo figlio, John Yamnicky, dichiarò che suo padre aveva lavorato allo sviluppo del caccia F/A-18.
John Yamnicky Sr., dopo essersi laureato nella U.S. Naval Academy nel 1952, divenne un pilota collaudatore della US Navy, ai comandi di un bombardiere A-4, e avrebbe talvolta raccontato dei suoi viaggi e del suo servizio per la marina militare USA in Corea e Vietnam. «È precipitato cinque volte e se l’è scampata ogni volta», ha detto Cindy Sharpley, un’amica di famiglia. «Ma non quest’ultima volta» (AP, 2001).
Yamnicky si laureò alla Navy Test Pilot School a Patuxent River nel 1960. Ricevette anche l’attestato di un master in relazioni internazionali dalla George Washington University nel 1966. Il signor Yamnicky, che prestava servizio su aerei da trasporto, divenne capitano nel 1971, quando era assegnato a Patuxent River, poi lavorò presso l’ufficio del Segretario della Difesa.
«Aveva svolto un certo numero di programmi ‘neri’ – ossia top secret», disse suo figlio. «Non ci veniva fornito alcun dettaglio».
2. William E. Caswell era un fisico di terza generazione il cui lavoro alla US Navy era così segreto che i suoi familiari sapevano pochissimo di quanto facesse ogni giorno.
Non sapevano nemmeno esattamente perché fosse stato mandato a Los Angeles su quel disgraziato Volo 77 dell’American Airlines dell’11 settembre 2001.
Era un viaggio che faceva spesso, disse sua madre, Jean Caswell. «Non sapevamo mai che cosa stesse facendo là perché non poteva dircelo. Semplicemente s’impara a non fare domande» (Profilo riportato dal «Chicago Tribune»).
In una pubblicazione della Princeton University, il consigliere di dottorato di Caswell dichiarò che negli anni Ottanta sapeva che «la US Navy aveva bisogno di uno scienziato bravissimo che la consigliasse in merito a un progetto segreto a tecnologia avanzata e suggerì il nome di Bill Caswell. Non ero addentro ai suoi sviluppi quotidiani, ma a tutti gli effetti, era ancora una volta il suo progetto di tesi: iniziando da zero, salì rapidamente a una posizione di responsabilità scientifica complessiva, alla guida di una squadra di oltre cento scienziati in una delle più impegnative ricerche della US Navy. Le sue capacità tecniche e manageriali erano tenute nella massima considerazione da parte dei suoi colleghi ed erano ufficialmente riconosciute attraverso i più importanti premi ed encomi della marina militare.
Con tragica ironia, stava viaggiando per questo progetto da passeggero nel Volo 77 dirottato dell’American Airlines, e perì con tutto a bordo quando si schiantò. »
3 e 4. Wilson Flagg, 63 anni, di Millwood, Virginia, un Ammiraglio della US Navy e pilota dell’American Airlines prima che andasse in pensione. Era stato uno dei tre ammiragli censurati dalla US Navy nel corso dello scandalo Tailhook del 1991, relativo a una violenza sessuale. Anche sua moglie Darleen, coetanea, è morta nello schianto.
La lettera di censura nel suo dossier bloccò di fatto ulteriori promozioni e lo portò a congedarsi dalla US Navy. Divenne un pilota dell’American Airlines e poi andò in pensione. Suo cognato Ray Sellek disse che veniva ancora invitato al Pentagono a fornire consigli tecnici, tanto da avervi addirittura un suo ufficio.
5. Stanley Hall, 68 anni, di Rancho Palos Verdes, California, direttore di programmi presso la Raytheon Co. Era «il nostro decano della guerra elettronica», ha detto un collega della Raytheon, un fornitore della Difesa. Hall aveva sviluppato e costruito tecnologie anti-radar. Era calmo e competente, qualcosa come una figura paterna. «Abbiamo molti giovani ingegneri che hanno guardato a lui come a un mentore», ha dichiarato il portavoce della Raytheon, Ron Colman.
6. Bryan Jack, 48 anni, di Alexandria, Virginia, analista del budget e direttore della divisione di programmazione e di economia fiscale al Dipartimento della Difesa. Jack, che lavorava al Pentagono, era stato mandato in California per fare una lezione presso la Naval Postgraduate School. I colleghi ricordano che Jack era un matematico brillante. Come capo della programmazione e delle politiche fiscali nell’ufficio del Segretario della Difesa, era un analista di budget di punta. Lavorava al Pentagono da 23 anni.
Jack si era sposato con l’artista Barbara Rachko nel giugno precedente. La Rachko passava i giorni della settimana al suo studio di New York e i due si vedevano nei fine settimana, sia nella loro casa di Alexandria, sia nel loro appartamento di New York. Barbara Rachko ha una licenza di pilota commerciale e aveva trascorso sette anni da ufficiale navale. Si congedò dal servizio attivo ma è comandante nella Riserva navale.
7. Keller, Chandler ‘Chad’ Raymond. Chad è nato a Manhattan Beach, California, l’8 ottobre 1971 ed è morto l’11 settembre 2001, a bordo del volo 77 dirottato dell’American Airlines partito da Dulles International, Washington D.C. in rotta per Los Angeles. Chad era un eminente ingegnere delle propulsioni e un Project Manager alla Boeing Satellite Systems (da «The Los Angeles Times», 21 Settembre 2001).
8. Dong Lee, 48 anni, di Leesburg, Virginia, un ingegnere della Boeing Co.
9. Ruben Ornedo, 39 anni, di Los Angeles, era un ingegnere delle propulsioni per la Boeing a El Segundo, California.
10. Robert Penninger, 63 anni, di Poway, California, un ingegnere elettrico presso il fornitore della Difesa BAE Systems. Aveva lavorato a San Diego dal 1990.
11 e 12. Robert R. Ploger III, 59 anni, di Annandale, Virginia, un architetto di software alla Lockheed Martin Corp., e sua moglie, Zandra Cooper.
13. John Sammartino, 37 anni, di Annandale, Virginia, un manager tecnico per XonTech Inc. ad Arlington, Virginia, un’azienda di scienza e tecnologia legata a materie militari e specializzata in difesa missilistica e tecnologie dei sensori, poi acquisita nel 2003 da un’altra industria a produzione militare, la Northrop Grumman. Sammartino era un viaggiatore assiduo con carta platino dell’American Airlines e si stava recando alla sede della società a Van Nuys, California, assieme al suo collega Leonard Taylor.
Una volta uscito dal college, Sammartino era stato assunto come ingegnere al Naval Research Lab; lavorava da 11 anni alla XonTech.
14. Leonard Taylor, 44 anni, di Reston, Virginia, manager tecnico alla XonTech, era nato a Pasadena, California. Si era laureato alla Andover High School nel 1975 e al Worcester Polytechnic Institute nel 1979 (Su «Globe Star», 27 settembre 2001).
15. Vicki Yancey, 43 anni, di Springfield, era in viaggio per Reno per una conferenza di lavoro ma non aveva pianificato di essere nel Volo 77. Yancey, un’ex tecnica di elettronica navale, lavorava per una società fornitrice della difesa, la Vredenburg, e aveva programmato di partire da Washington più presto, ma dei problemi di biglietto ritardarono la sua partenza, come ha dichiarato suo marito David al «Washington Post». Chiamò suo marito 10 minuti prima dell’imbarco sul volo per informarlo che aveva ottenuto un posto sull’aereo («Chicago Tribune»).
16. Charles F. Burlingame III, 52 anni, laureatosi nel 1971 alla U.S. Naval Academy, era capitano del volo 77 dell’American Airlines. Burlingame era nella Riserva della US Navy e aveva perfino lavorato nella stessa ala del Pentagono colpita dall’attentato.
17. Barbara K. Olson, 45 anni, avvocato e commentatrice conservatrice. La Olson era nota ai telespettatori come una commentatrice politica combattiva e sicura che rappresentava il punto di vista conservatore. Era anche la metà di un’influentissima coppia della scena sociale e politica di Washington. Suo marito, Theodore B. Olson, un avvocato affermato, aveva difeso con successo la causa dell’elezione in Florida di George W. Bush prima della Corte Suprema. Il Presidente Bush aveva nominato il signor Olson alla carica di procuratore generale degli Stati Uniti, ossia il funzionario che formula la strategia dell’amministrazione davanti alle corti della nazione.
È curiosa la storia della telefonata riportata. Mr. Olson ha dichiarato che si trovava nel suo ufficio al Dipartimento di Giustizia il martedì mattina quando ricevette due chiamate dalla moglie, che avrebbe usato il suo cellulare a bordo del Volo 77 dell’American Airlines per dirgli che l’aereo era stato dirottato. Questa versione, molto criticata per l’impossibilità di fare chiamate al cellulare dall’aereo, fu cambiata successivamente con un’altra in cui la Olson avrebbe usato un telefono in dotazione sull’aereo. Ma come riporta anche la Rete Voltaire, non ci sono tracce nei tabulati.
Gli Olson, sposati da quattro anni, si completavano a vicenda in fatto di stile. La Olson era la più schietta dei due nei suoi commenti televisivi, mentre lui mostrava un volto più riflessivo nel suo ruolo di avvocato costituzionale in carica per l’establishment repubblicano.
Barbara Olson fu un’instancabile critica di Bill Clinton e Hillary Rodham Clinton, contro i quali condusse inchieste spietate. Scrisse tra l’altro un libro, Hell to Pay (Regnery, 1999), estremamente critico nei confronti di Hillary Rodham Clinton, seguito da un volume postumo incentrato sulle ultime settimane dei Clinton alla Casa Bianca, Final Days, Regnery, 2001 (Si veda il necrologio di «The New York Times» del 13 settembre 2001).
18. Karen Kincaid, 40 anni, di Washington, DC. Nativa dello Iowa, era partner dello studio legale di Washington di Wiley Rein & Fielding, specializzato in leggi in materia di comunicazione. Volava per Los Angeles per partecipare a una conferenza sull’industria wireless. Si stava allenando per correre la maratona del corpo dei Marines prevista il 28 ottobre assieme all’uomo da lei sposato cinque anni prima, Peter Batacan, un avvocato di un altro studio. Wiley Rein & Fielding, è un potentissimo studio legale repubblicano che fu parte della vasta squadra di legali coinvolta a sostegno di Bush e Cheney nell’estremamente controversa disputa post-elettorale seguita alle elezioni del 2000 nonché un importante collegio di difesa per reati da colletti bianchi.
19. Steven ‘Jake’ Jacoby era il direttore operativo della Metrocall Inc., sede ad Alexandria, Virginia, una delle due più grandi società di pager (gli strumenti cercapersone) della nazione. «Il fatto che la rete operativa tecnica di Metrocall abbia continuato a funzionare e fornire comunicazioni d’importanza critica nel corso di questo orribile evento è stato un tributo a Jake», ha dichiarato Vince Kelly, il responsabile finanziario dell’azienda. Jacoby da ultimo sovrintendeva allo sviluppo di un dispositivo cercapersone bidirezionale per persone gravemente ammalate da usare in casi di emergenza, ha rivelato il portavoce Timothy Dietz. La società ha distribuito apparecchi al personale di emergenza che lavorava sulla scena di Washington e New York. […].
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Anche nelle liste dei passeggeri degli altri voli possiamo registrare una certa densità di figure legate al mondo militare e dell’intelligence.
Tre addetti della Raytheon erano sul Volo 11 dell’American Airlines che si schiantò sulla Torre Nord del World Trade Center. Raytheon è un fornitore leader della Difesa, ed è un tassello fondamentale delle tecnologie ‘Global Hawk’ e di controllo remoto preferite del Pentagono. Fra le tante ipotesi affacciatesi su scenari ancora indimostrabili ma tecnicamente plausibili e comunque degni di approfondimento, sono ricomprese delle congetture su aerei “telecomandati”.
Ci sono alcune cose molto curiose che in proposito riguardano Raytheon. Un articolo del quotidiano «USA Today» dell’ottobre 2001 annunciava che Raytheon aveva teleguidato per ben sei volte un Boeing 727 della FedEx in un atterraggio sicuro su una base dell’aeronautica militare in New Mexico nell’agosto 2001 senza un pilota.
Il sistema utilizzava dei segnali radio che venivano originati dalla parte finale della pista ed erano inviati all’aereo. Gli ordini elettronici da terra si coordinavano con la localizzazione tramite GPS. Nessun pilota a bordo dovette intervenire sulla manovra. Va ribadito: era una tecnologia perfettamente disponibile già nell’agosto 2001, il mese prima dei fatidici attentati.
Già all’inizio del 2001 un aereo speciale del programma ‘Global Hawk’ aveva attraversato l’Oceano Pacifico, volando dagli USA all’Australia senza esseri umani a bordo.
Il decano di questi programmi e altri supertecnici del settore aerospaziale, come abbiamo visto, sono morti ufficialmente l’11 settembre 2001.
Una delle obiezioni sollevate rispetto alla realizzabilità di un complotto in qualche misura interno a realtà legate alle istituzioni e all’intelligence degli Stati Uniti è la difficoltà – se non l’impossibilità – di mantenere un segreto ove si coinvolgano troppi congiurati ed esecutori. Chi organizza una strage come quella dell’11 settembre è tuttavia sufficientemente spietato da poter includere nel sacrificio anche gli esecutori che potrebbero parlare, e confonderli fra le altre vittime. I rilievi forensi sono stati interamente gestiti in ambiti militari. Difficile oggi sapere con certezza come e dove sono morti i passeggeri.
Per ora sono ipotesi d’inchiesta.

AGGIORNAMENTO DELLA REDAZIONE DEL 3 DICEMBRE 2009
Un post pubblicato sul blog undicisettembre.blogspot.com critica il presente articolo concentrando l'attenzione su un punto specifico della ricerca dei Pilots For Truth. Il post dice in sostanza che nella scatola nera del Boeing 757 il parametro dell'apertura della porta è elencato sotto la voce "Parametri non funzionanti o non validati" in ragione di un semplice fatto: quell'aereo non poteva avere il sensore relativo all'apertura o chiusura della porta di accesso alla cabina di pilotaggio perché tale dispositivo è stato montato solo nei velivoli prodotti a partire dal 1997, mentre quell'apparecchio era stato fabbricato nel 1991. Insistendo sul punto, viene affermato che "il parametro in questione non poteva segnalare l'apertura della porta, semplicemente perché il relativo sensore non c'era." Seguono trionfali cachinni, che come al solito chiudono con qualche formula di rito i loro articoli.
Risulta tuttavia che anche i Boeing 757 più anziani siano arrivati all'11 settembre 2001 con un 'lifting' che li aveva già assimilati agli aerei più giovani dello stesso modello. Nell'operazione di ringiovanimento c'erano i nuovi sensori ricompresi nei dati registrati nelle "scatole nere", incluso anche il sensore sull'apertura della porta. Lo si può leggere nel nuovo manuale di manutenzione edito la prima volta il 28 settembre 2000, ben prima che tali aggiornamenti fossero resi obbligatori nell'agosto 2001.
Le date di manifattura degli aeroplani non hanno a che fare con i sistemi di registrazione dei dati. E' anche possibile leggere la lista dei parametri che devono comparire nella scatola nera, forniti dal NTSB (l'agenzia che indaga sugli incidenti nel settore dei trasporti e in quello petrolifero) dopo una richiesta di accesso ai documenti: http://www.warrenstutt.com/NTSBFOI [...] 7-3b_1.TXT. Ebbene, nella lista c'è anche il Flight Deck Door.
Controprova, per il volo UA 93, quello che ha terminato la sua corsa in Pennsylvania, essendo coperto da un diverso modello di aereo, il NTSB non ha messo nella lista dei parametri quello dell'apertura della porta.
Quindi il sensore doveva esserci, e un suo cattivo funzionamento sarebbe stata un'anomalia. Pertanto i dati registrati sono incompatibili con la presunta storiella di Barbara Olson e con la dinamica di dirottamento raccontata dalla versione ufficiale nonché dall'assessorato allo schiacciamento delle bufale.
C'è semmai da chiedersi quanto attendibili siano i dati ufficiali. La scatola nera del Volo 77 non appare esente da manipolazioni. E i Pilots For Truth hanno segnalato stridenti anomalie nei dati. Il punto è proprio questo. I dati ufficiali esistenti, siano creduti veri o meno, non sono comunque compatibili con gli altri dati che compongono la narrazione dominante dell'attacco al Pentagono.