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25 agosto 2013

Il pubblico occidentale spaventato dal generale Al-Sissi

di Thierry Meyssan.
Mentre gli egiziani sostengonono al 95% il colpo di stato militare che ha rovesciato il presidente Morsi, la stampa occidentale strepita contro il ritorno della dittatura e piange i morti civili della repressione. Per Thierry Meyssan, questo atteggiamento deriva dalla castrazione delle popolazioni occidentali che hanno dimenticato le lezioni dei loro antenati e pensano che tutti i conflitti possano trovare delle soluzioni pacifiche.

La stampa negli Stati Uniti e in Europa fa causa comune contro il colpo di stato militare in Egitto e lamenta il migliaio di morti che ne sono seguiti. Risulta evidente per essa che gli egiziani, che hanno rovesciato la dittatura di Hosni Mubarak, sono oggi le vittime di una nuova dittatura e che Mohamed Morsi, eletto "democraticamente", sia l'unico legittimato a esercitare il potere.
Tuttavia, questa visione delle cose è contraddetta dall'unanimità con cui la società egiziana si schiera dietro il suo esercito. 
Abdelfatah Al-Sissi ha annunciato la destituzione del Presidente Morsi alla presenza dei rappresentanti di tutte le sensibilità del paese, compreso il rettore di Al-Azhar e il capo dei salafiti, venuti ad approvarla. Può vantarsi di essere sostenuto nella sua lotta dai rappresentanti del 95% dei suoi compatrioti. 
Per gli egiziani, la legittimità di Mohamed Morsi non si misura nel modo in cui è stato designato alla carica di presidente, con o senza le elezioni, ma con il servizio che ha reso o meno al paese. Ora, i Fratelli hanno per lo più dimostrato che il loro slogan "L'Islam è la soluzione!" mascherava male la loro impreparazione e la loro incompetenza.
Per l'uomo della strada, il turismo si è rarefatto, l'economia è regredita, e la sterlina è precipitata del 20%.
Per le classi medie, Morsi non è mai stato eletto democraticamente. La maggior parte dei seggi elettorali erano stati occupati militarmente dai Fratelli Musulmani e il 65% degli elettori si sono astenuti. Questa farsa è stata coperta dagli osservatori internazionali inviati dagli Stati Uniti e dall'Unione europea che sostenevano la Fratellanza. A novembre, il presidente Morsi ha abrogato la separazione dei poteri, vietando ai tribunali di contestare le sue decisioni. Poi ha sciolto la Corte Suprema e ha revocato il procuratore generale. Ha abrogato la Costituzione e ne ha fatto redigere una nuova da una commissione da lui nominata, prima di fare adottare questa legge fondamentale in un referendum boicottato dal 66% dei votanti.
Per l'esercito, Morsi ha annunciato la sua intenzione di privatizzare il Canale di Suez, simbolo dell'indipendenza economica e politica del paese, e di venderlo ai suoi amici del Qatar. Ha iniziato la vendita dei terreni pubblici nel Sinai a personalità di Hamas affinché trasferissero in Egitto i lavoratori di Gaza e permettessero così a Israele di finirla con la sua "questione palestinese". Soprattutto, ha fatto appello a entrare in guerra contro la Siria, avamposto storico dell'Egitto nel Levante. Così facendo, ha messo in pericolo la sicurezza nazionale, che gli spettava proteggere.
Tuttavia, il problema fondamentale degli occidentali di fronte alla crisi egiziana rimane il rapporto con la violenza. Visto da New York o da Parigi, un esercito che spara proiettili veri contro i manifestanti è tirannico. E la stampa non fa che evidenziare, per aggiungere orrore all'orrore, che molte delle vittime sono donne e bambini.
È una visione castrata delle relazioni umane nella quale una persona sarebbe disposta a dibattere in quanto disarmata. Ma il fanatismo è un comportamento che non ha nulla a che fare con il fatto di essere armati o meno. Gli occidentali hanno già affrontato questo problema 70 anni fa. All'epoca Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill fecero radere al suolo intere città, come Dresda (Germania) e Tokyo (Giappone), la cui popolazione civile era disarmata. Questi due leader non sono considerati malgrado ciò come dei criminali, ma sono celebrati come eroi. Era evidente e indiscutibile che il fanatismo dei tedeschi e dei giapponesi rendeva impossibile qualsiasi soluzione pacifica.
I Fratelli musulmani sono terroristi e devono essere sconfitti? Qualsiasi risposta univoca e globale sarebbe sbagliata, perché ci sono molte tendenze in seno alla Fratellanza internazionale. Tuttavia, il loro bilancio parla da sé: hanno una lunga e oscura storia di golpisti in molti stati arabi. Nel 2011, hanno organizzato l'opposizione a Muammar el-Gheddafi e hanno approfittato del suo rovesciamento da parte della NATO. Continuano la lotta armata per conquistare il potere in Siria. Per quanto riguarda la Fratellanza in Egitto, il presidente Morsi ha riabilitato i killer del suo predecessore Anwar Sadat e li ha rilasciati. Ha inoltre nominato governatore di Luxor il numero due del commando che proprio lì vi aveva massacrato 62 persone, per lo più turisti, nel 1997. Inoltre, durante il semplice appello a dimostrare lanciato dai Fratelli affinché si riportasse in carica il "loro" presidente, essi si sono vendicati bruciando 82 chiese copte.
La repulsione degli occidentali per i governi militari non è condivisa dagli egiziani, l'unico popolo al mondo ad essere stato governato esclusivamente dai militari - con l'eccezione dell'anno di Morsi - per oltre 3000 anni.

Thierry Meyssan, 25 agosto 2013.



Traduzione a cura di Matzu Yagi.

Questa "cronaca settimanale di politica estera" appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano "Tichreen" (Siria), in versione tedesca sulla "Neue Reinische Zeitung", in lingua russa sulla "Komsomolskaja Pravda", in inglese su "Information Clearing House", in francese sul "Réseau Voltaire".

10 giugno 2013

La rivolta contro il Fratello Erdoğan

di Thierry Meyssan. - da Megachip.


La rivolta turca affonda le sue radici nelle incoerenze del governo Erdoğan. Quest'ultimo, dopo essersi presentato come «democratico musulmano» (sul modello dei «democratici cristiani»), ha improvvisamente mostrato la sua vera natura in occasione delle «rivoluzioni colorate» della Primavera araba.

In politica interna ed estera, esiste un prima e dopo questo voltafaccia. Il prima era l'infiltrazione nelle istituzioni. Il dopo è il settarismo. Prima, è la teoria di Ahmed Davutoğlu dei «zero problemi» con i suoi vicini. L'ex impero ottomano sembrava uscire dal suo torpore e tornare alla realtà. Dopo di che, è il contrario: la Turchia si è rimessa nei guai con ciascuno dei suoi vicini ed è entrata in guerra contro la Siria.


I Fratelli Musulmani

Dietro questo cambiamento, i Fratelli Musulmani, un'organizzazione segreta di cui Erdoğan e la sua squadra sono sempre stati membri, nonostante le loro smentite. Sebbene questo cambiamento sia successivo a quello del Qatar, finanziatore dei Fratelli musulmani, esso reca lo stesso significato: regimi autoritari che sembravano anti-israeliani d’improvviso esibiscono la loro alleanza profonda.

È importante qui ricordare che il termine occidentale «primavera araba» è un'illusione che intende dar a bere che i popoli tunisino ed egiziano avrebbero rovesciato il loro governo. Sebbene vi sia stata una rivoluzione popolare in Tunisia, essa non mirava a cambiare il regime, bensì a ottenere un’evoluzione economica e sociale. Sono stati gli Stati Uniti, non la piazza, a ordinare a Zinedine el Abidine Ben Ali e a Hosni Mubarak di lasciare il potere. Poi è stata la NATO ad aver rovesciato e fatto linciare Muammar al-Gheddafi. E sono ancora la NATO e il CCG ad aver alimentato l’attacco alla Siria.

Ovunque in Nord Africa - tranne in Algeria - i Fratelli Musulmani sono stati messi al potere da Hillary Clinton. Ovunque, hanno consulenti di comunicazione turchi, gentilmente messi a disposizione dal governo Erdoğan. Ovunque, la «democrazia» è stata solo un’apparenza che ha consentito ai Fratelli di islamizzare le società in cambio del loro sostegno al capitalismo pseudo-liberale degli Stati Uniti.

Il termine «islamizzare» si riferisce alla retorica dei Fratelli, non alla realtà. La Fratellanza intende controllare la vita privata degli individui basandosi sui principi esteriori del Corano. Rimette in questione il ruolo delle donne nella società e impone una vita austera, senza alcol né sigarette, e senza sesso, almeno per gli altri.

Per una decina d’anni, la Fratellanza ha tenuto un profilo discreto, lasciando la trasformazione della pubblica istruzione alla cura della setta di Fethullah Gülen, di cui è membro il presidente Abdullah Gül.

Anche se la Fratellanza proclama il suo odio per l’American Way of Life, si mantiene sotto la protezione degli anglosassoni (Regno Unito, Stati Uniti, Israele) che hanno sempre saputo usare la sua violenza contro chi osava loro resistere. Il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva installato nel suo ufficio la sua ex guardia del corpo, Huma Abedin (moglie del parlamentare sionista Anthony Weiner), la cui madre Saleha Abedin dirige l’organizzazione femminile mondiale della Fratellanza. È attraverso questo strumento che ha agitato la Fratellanza.

I Fratelli hanno fornito l'ideologia ad Al-Qa'ida, attraverso l’intermediazione di uno di loro: Ayman al-Zawahiri, l'organizzatore dell'assassinio del presidente Sadat e attuale leader dell'organizzazione terroristica. Al-Zawahiri, come Bin Laden, è stato un agente dei servizi statunitensi. Mentre veniva ufficialmente considerato un nemico pubblico, si incontrava assai regolarmente con la CIA presso l'ambasciata statunitense a Baku, dal 1997 al 2001, come attesta la traduttrice Sibel Edmonds, nel quadro della «Gladio B» [1].


Una dittatura progressiva

Durante la sua prigionia, Erdoğan ha affermato di aver rotto con i Fratelli e di aver lasciato il loro partito. Poi si è fatto eleggere e ha lentamente imposto una dittatura. Ha fatto arrestare e incarcerare due terzi dei generali, accusati di aver partecipato a Gladio, la rete segreta di influenza degli USA. E ha ottenuto il più alto tasso di incarcerazione di giornalisti di tutto il mondo. Questa evoluzione è stata occultata dai media occidentali che non saprebbero criticare un membro della NATO.

L'esercito è il custode tradizionale della laicità kemalista. Tuttavia, dopo l'11 settembre, degli ufficiali superiori erano preoccupati per la deriva totalitaria degli Stati Uniti. Hanno preso dei contatti con le loro controparti in Russia e in Cina. Per fermare questa tendenza prima che fosse troppo tardi, i giudici hanno loro ricordato i loro precedenti pro-USA.

Se i giornalisti possono essere, come qualsiasi altra professione, dei mascalzoni, il più alto tasso di carcerazione del mondo rivela una precisa scelta politica: l'intimidazione e la repressione. Con l'eccezione di Ululsal, la televisione era diventata un panegirico ufficiale, intanto che la carta stampata aveva preso la stessa strada.


«Zero problemi» con i vicini

La politica estera di Ahmed Davutoğlu era altrettanto ridicola. Dopo aver cercato di risolvere i problemi lasciati irrisolti, un secolo prima, dall'Impero Ottomano, ha voluto mettere Obama contro Netanyahu organizzando la Freedom Flotilla in direzione della Palestina [2]. Ma, nemmeno due mesi dopo l’atto di pirateria israeliano, ha accettato la creazione di una commissione internazionale d'inchiesta incaricata di insabbiare la questione e riprendeva di nascosto la collaborazione con Tel Aviv.

Segno di cooperazione tra la Fratellanza e Al-Qa'ida, la confraternita aveva piazzato sulla nave Mavi Marmara Mahdi al-Hatari, numero due di Al Qaeda in Libia e probabile agente britannico [3].


Disastro economico

Come ha fatto la Turchia a sprecare non solo un decennio di lavoro diplomatico di ripristino delle sue relazioni internazionali, ma anche la sua crescita economica? Nel marzo 2011, ha partecipato all'operazione della NATO contro la Libia, uno dei suoi principali partner economici. Una volta finita la guerra, essendo la Libia distrutta, la Turchia ha perso il suo mercato. Contemporaneamente, Ankara si è lanciata nella guerra contro il vicino siriano, con il quale aveva appena firmato, un anno prima, un accordo di liberalizzazione commerciale. Il risultato non si è fatto attendere: La crescita del PIL che nel 2010 aveva un tasso del 9,2%, nel 2012 è scesa al 2,2%, e continua a precipitare [4].


Pubbliche relazioni

Con l'avvento al potere della Fratellanza in Nord Africa, il governo Erdoğan si è montato la testa. Nell’esibire la sua ambizione imperiale ottomana, per cominciare ha sconcertato l'opinione pubblica araba, e poi ha sollevato la maggior parte del suo popolo contro di lui.

Da un lato, il governo finanzia Fetih 1453 - un film dal budget faraonico per gli standard del paese - che dovrebbe celebrare la presa di Costantinopoli, ma storicamente fuorviante. Dall'altro, ha cercato di vietare la serie televisiva più popolare in Medio Oriente, L’Harem del Sultano, perché la verità non dà un’immagine pacifica degli Ottomani.


La vera ragione della rivolta

La stampa occidentale evidenzia, nella sollevazione attuale, certi elementi di dettaglio: un progetto immobiliare a Istanbul, il divieto di vendere alcolici di sera, o le dichiarazioni che incoraggiano la natalità. Tutto questo è vero, ma non fa una rivoluzione.

Mostrando la sua vera natura, il governo Erdoğan si è separato nettamente dalla sua popolazione. Solo una minoranza di sunniti si riconosce nel programma arretrato e ipocrita dei Fratelli. Ora, circa il 50% dei turchi sono sunniti, il 20% aleviti (cioè alauiti), il 20% sono curdi (prevalentemente sunniti), e il 10% appartengono ad altre minoranze. È statisticamente chiaro che il governo Erdoğan non può resistere alla rivolta che la sua politica ha provocato.

Nel rovesciarlo, i turchi non solo risolvono il loro problema. Mettono fine alla guerra contro la Siria. Ho spesso evidenziato che questa cesserebbe quando uno degli sponsor stranieri fosse scomparso. Questo sarà presto il caso che si darà. Così facendo, mettono fine all’espansione dei Fratelli. La caduta di Erdoğan preannuncia quella dei suoi amici; da Ghannouchi in Tunisia, a Morsi in Egitto. È in effetti poco probabile che questi governi artificiali, imposti da elezioni truccate, possano sopravvivere al loro potente padrino.


Note

[1] «Al Qaeda Chief was US Asset», di Nafeez Ahmed, 21 maggio 2013.

[2] «Perché Israele ha attaccato dei civili nel Mediterraneo?», e «Flottiglia della Libertà: il dettaglio che Netanyahu ignorava», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 31 maggio e 6 giugno 2010.

[3] «L'esercito libero sirianoè comandato dal governatore militare di Tripoli», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 18 dicembre 2011.

[4] «Turkey’s Economic Growth Slows Sharply» di Emre Perer e Yeliz Candemir, The Wall Street Journal, 1 aprile 2013



Traduzione a cura di Matzu Yagi.

Questa "cronaca settimanale di politica estera" appare simultaneamente in versione araba sul quotidiano "Al-Watan" (Siria), in versione tedesca sulla "Neue Reinische Zeitung", in lingua russa sulla "Komsomolskaja Pravda", in inglese su "Information Clearing House" e in italiano su "Megachip".