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29 settembre 2017

Russia: distrutte tutte le armi chimiche e condonati 20 miliardi di debiti africani


di Pino Cabras.

Distrutte tutte le armi chimiche e condonati 20 miliardi di debiti africani. Sono due notizie “hard” di notevole rilevanza politica mondiale e provengono da Mosca. In sé meriterebbero un’attenzione cospicua, ma il modo di operare del sistema informativo dominante è così impermeabile alle notizie vere sulla Russia, che anche gli eventi suscettibili di grande peso simbolico e politico in campo militare ed economico passano praticamente inosservati. Così siamo informati fino all’ultimo tweet sulla lite fra Donald Trump e i giocatori di football, ma non ci viene detto con bastevole attenzione che il più formidabile arsenale chimico della storia, capace di distruggere diverse volte l’intera vita sul pianeta, ha concluso la sua esistenza il 27 settembre 2017. Né ci viene detto che – sempre in quella data - la Russia ha deciso unilateralmente di cancellare il grosso dei sui crediti che gravavano sui paesi africani più indebitati.

Dunque, i fatti.

La fine delle armi chimiche russe
Con tre anni di anticipo sulla tabella di marcia, Mosca ha adempiuto in toto alla Convenzione sulle armi chimiche ratificata 20 anni fa, nel 1997, quando ancora possedeva ben 40mila tonnellate fra gas nervini e sostanze vescicanti. Il presidente Vladimir Putin ha riservato a questo fatto una notevole solennità, come quando si posa la prima pietra di una grande manifattura. Solo che in questo caso la cerimonia è stata invece riservata al mettere fine all’ultimo chilogrammo rimasto degli ultimi due ordigni.
Il quantitativo terminale è stato definitivamente distrutto con un ordine impartito da Putin in persona, in videoconferenza con i funzionari inviati presso il villaggio di Kizner, dove si trovava l’ultima goccia dell’arsenale chimico che Mosca ha ereditato dall’URSS. Putin lo ha definito «un enorme passo verso un maggiore equilibrio e sicurezza nel mondo di oggi.» Ha ricordato che per adempiere al trattato internazionale il suo paese ha speso tanto e ha investito in imprese high-tech in grado di neutralizzare l’intero arsenale. Ha poi ricordato che gli Stati Uniti stanno opponendo ogni tipo di scusa economica e finanziaria per giustificare i continui rinvii sulla completa distruzione del proprio arsenale. «Onestamente, questa storia della mancanza di fondi mi suona proprio strana», ha ironizzato Putin.
La Russia in questi anni ha padroneggiato strategicamente il tema dell’eliminazione delle armi chimiche, al punto da ottenere grandi dividendi politici nelle negoziazioni internazionali: nel 2013 Mosca impedì l’aggressione diretta delle forze armate occidentali alla Siria mettendo sul piatto della bilancia la completa eliminazione dell’arsenale chimico siriano (che a suo tempo Damasco aveva costruito come deterrente opposto alle decine di bombe atomiche detenute da Israele). Fu una tappa diplomatica fondamentale per rovesciare poi le sorti del conflitto siriano a sfavore della galassia jihadista.
E ora arriva quella che il turco Ahmet Üzümcü - direttore dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – definisce come una «grande pietra miliare» per il disarmo chimico mondiale.
Ovviamente questa non è ancora la fine delle armi di distruzione di massa, visto che tutte le potenze nucleari continuano a testare nuovi armamenti sempre più micidiali e sofisticati. In proposito, nel suo discorso in videoconferenza, Putin ha sottolineato di avere piena consapevolezza «dei pericoli potenziali e dei rischi associati alla ripresa della corsa agli armamenti e ai tentativi di sconvolgere la parità strategica». Ha sottolineato che la sicurezza globale richiede il dialogo e il «rafforzamento delle misure per la creazione di fiducia». Il disarmo chimico è un passo politico importante e dimostra in modo pratico che grandi misure strategiche di disarmo sono possibili e governabili, magari un domani anche nel campo degli armamenti nucleari.

Il condono del debito africano
Lo ricorda il sito Sputnik: il presidente Putin ha annunciato la decisione di cancellare «oltre 20 miliardi di dollari di debiti ai paesi dell'Africa», il tutto nell'ambito delle «iniziative per aiutare i paesi poveri fortemente indebitati».
Molte partite geopolitiche si stanno giocando ora nel continente africano, e avranno tutte enormi conseguenze sull’energia, le materie prime, le basi militari e i grandi flussi migratori. Il Cremlino cala sul campo una carta che può cambiare lo scenario, con un maggior peso della Russia.
L’annuncio del presidente russo è stato fatto in occasione del suo incontro con Alpha Condé, che è sì il presidente della Guinea, un paese di meno di 11 milioni di abitanti, ma è soprattutto il presidente dell’Unione Africana, che ricomprende tutti i 54 Stati dell’Africa (1,1 miliardi di abitanti).



12 marzo 2009

“Adotta una crisi dimenticata”. La critica di Medici Senza Frontiere alle notizie introvabili

di Pino Cabras - da «Megachip»



Quanti morti deve contare un’alluvione in Bangladesh per guadagnarsi un trafiletto a pagina 17, schiacciato però dai resoconti di un reality? Vecchia questione, che le redazioni risolvono aderendo a un presunto gusto medio, quello che ai diecimila asiatici morti poveri preferisce il gossip.

Solo che ultimamente si esagera, soprattutto in Italia, dove la tv schiaccia tutta l’informazione e la politica.

Lo ricorda Medici senza frontiere (Msf), la grande organizzazione medico-umanitaria internazionale che interviene nelle zone critiche del pianeta, flagellate da guerre e malattie. Da noi poco o nulla si è detto delle catastrofi somale e birmane, e ben poco anche sulle guerre civili nella Repubblica Democratica del Congo, giusto per stare all’anno scorso.

Il consuntivo presentato a Roma l’11 marzo 2009 da Msf su come il 2008 sia stato raccontato dalla tv italiana mostra uno dei lati più preoccupanti dell’emergenza informativa: il crescente provincialismo e il debordare del gossip o delle cronache sul maltempo. Le nostre banali influenze invernali divengono “notizie” che surclassano le epidemie che falciano l’esistenza di chi si ammala dalla parte sbagliata del globo. I conti li ha fatti l'Osservatorio di Pavia. Il sontuoso sposalizio di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci ha avuto l’onore di 33 tg nazionali, spesso con forti richiami nella titolazione, gli stessi tg che concedevano solo 12 deboli richiami alla grave epidemia di colera in Zimbabwe.

«È nostro dovere raccontare ciò che vediamo sul territorio, e per il quinto anno di fila presentiamo il nostro rapporto», ha ricordato il direttore generale di Msf Italia Kostas Moschochoritis.

Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia ha elencato la ‘top ten’ dei silenzi e delle sottovalutazioni, dieci vicende che coinvolgono l’esistenza di milioni e milioni di persone.

Silenzio sulle fughe di massa per i raid statunitensi in Pakistan nord-occidentale; silenzio sulla grave situazione sanitaria in Myanmar; oblio sul colera nello Zimbabwe; ignoranza pressoché totale sulla guerra civile congolese; oscuramento su fame e profughi in Somalia. E poi, chi sa qualcosa di preciso sulla denutrizione dei bimbi di Haiti, Bangladesh e Costa d'Avorio? Chi ha sentito qualcosa del collasso sanitario in Etiopia?; Al di là della parola Darfur, cosa sappiamo del Sudan dalle nostre tv? E del baratro epidemiologico aperto dall’invasione dell’Iraq?

I dati dell’Osservatorio di Pavia sulle notizie internazionali dei tg italiani mostrano impietosamente una tendenza. Se nel 2006 i tg avevano appena il 10% di notizie attente a questi temi, nel 2008 sono precipitati al 6%. Mediaset ha guidato la corsa della distrazione. Studio Aperto dedica ad esempio appena il 2,9% delle notizie. Il padrone, che vuole tv rassicuranti, ne sarà rassicurato.

Su altre crisi c’è stata più attenzione, è vero. Il Medio Oriente, ad esempio, ha coperto il 19% delle notizie. Tuttavia, anche quelle vicende vengono filtrate con la chiave 'domestica' del dibattito politico in Italia o con la cronaca delle violenze senza spiegazione del contesto.

Capita lo stesso per i luoghi più sfigati. Ci vuole il rapimento di qualche italiano o il volto familiare di George Clooney per smuovere qualche frazione del palinsesto in direzione dell’Africa, prima di dimenticare di nuovo tutto.

Di qui la campagna di Msf, patrocinata dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), “Adotta una crisi dimenticata”.

A quotidiani, periodici, programmi radiotelevisivi e organi online è chiesto l’impegno di riferire di una o più crisi dimenticate nel corso dei prossimi 12 mesi, fino al prossimo rapporto. Molte testate importanti hanno aderito. Tra esse ritroviamo anche i maggiori quotidiani, che però si tengono ben strette, anzi sempre più larghe, le colonne del gossip nelle loro edizioni online, sempre più rutilanti e invadenti, a signoreggiare il rumore di fondo del blob pubblicitario.

Roberto Natale, presidente Fnsi contesta l'idea del gusto medio del pubblico televisivo come naturalmente disinteressato a questi argomenti. In capo ai direttori individua una grande responsabilità educativa.

Il collasso della raccolta pubblicitaria e la crisi galoppante dei vecchi modelli di business informativo – ora che infuriano i segni della depressione economica - potrebbe essere un’occasione per un ritorno alla realtà.

Le crisi dimenticate offrirebbero molti spunti per capire anche la Grande Crisi in corso.
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Leggi il rapporto sulle Crisi dimenticate e le modalità per aderire alla campagna “Adotta una Crisi Dimenticata”.

Scarica il Rapporto in formato pdf: [QUI] .
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