"Due più due? A volte fa cinque. A volte fa tre. A volte fa cinque e tre contemporaneamente" (George Orwell, 1984).
di Pino Cabras - da Megachip.I nuovi “video di Bin Laden” rilasciati dal Pentagono sono una favola. Nelle favole di un tempo a un certo punto irrompeva il bambino che con il suo candore scopriva il male e il bene, il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso. Era quel bambino a urlare che «il re è nudo», con una verità semplice e affilata, che risuonava davanti a un pubblico, spezzava l’incantesimo dei tanti che lodavano i vestiti inesistenti del sovrano. Il dramma dell’era di Photoshop è che l’urlo si perde nel rumore di fondo delle TV e dei giornalisti alla Giovanna Botteri del Tg3, incapaci di un’ombra di dubbio, meri amplificatori degli uffici stampa del potere. Eppure il punto di rottura della menzogna non può essere rinviato, almeno finché siamo tenuti a credere il verosimile. Ora, non è verosimile che quello lì sia Osama Bin Laden.
Posso dirlo in base a diversi criteri e strumenti di valutazione, che hanno ciascuno una diversa gittata e un diverso grado di oggettività. Ma non voglio rinunciare a nessuno di questi mezzi, anche quelli personali, quelli che in altri tempi il giornalismo usava ancora. Parto dal criterio apparentemente più debole perché più soggettivo: la valutazione della mia impressione ricavata da un volto.
Lo uso, perché in realtà non è affatto un criterio così debole. Io, come alcuni miliardi di miei simili dotati di occhi e schermi da guardare, ora sono un testimone.
Se un tribunale mi chiamasse a deporre sotto giuramento per riconoscere nel volto che mi hanno proposto nel 2011 la persona che vedevo nei filmati girati nel 2001, ebbene direi con nettezza, sincerità e senza dubbi di sorta che a mio avviso non si tratta della stessa persona. Così come miliardi di esseri umani, percepisco ogni giorno centinaia di facce diverse e ricorro senza fatica a meccanismi cognitivi innati che me le fanno distinguere, perché per il mio cervello, un cervello umano, la ricerca delle espressioni facciali e dei tratti somatici è la tendenza più naturale che ci sia.
E se una faccia vera la guardo bene e la confronto, difficilmente mi sbaglio. Naturalmente posso sbagliarmi lo stesso, certo. Ma sbaglierei di più a tacere la mia impressione autentica solo perché il potere e i media saturano il discorso pubblico con un’interpretazione che non corrisponde a quanto vedo: quel che vedo è che il tizio non è lo stesso barbuto delle altre immagini.
Non credo che siamo in pochi ad avere questa impressione sensibile.
Sono invece convinto che questa impressione sia di massa, ma che per molti sia un problema, perché entra in conflitto con altre esperienze cognitive.
Tralascio comunque questo criterio per leggermi invece una semplice notizia, pubblicata lo scorso anno dal «Washington Post»: funzionari della CIA hanno reclutato “personale dalla carnagione scura” per creare false registrazioni di Bin Laden. Se gli zucconi e Zucconi non lo avessero capito, glielo rispiego: il fatto che lo spionaggio USA abbia creato false registrazioni di Bin Laden è un fatto conclamato, non una teoria del complotto. Quanti di questi video sono stati girati? A chi è stata affidata la realizzazione? Chi ne curava l’audio? Lo chiedo, perché i video rilasciati ora non hanno l’audio. Come mai? Possibile che tutto quel che abbiamo ora di Bin Laden è un morto senza più un corpo e dei video senza suoni, quando anche un telefonino da 50 euro è in grado di fare registrazioni decenti?
Per Osama Bin Laden, mai una registrazione in grado di resistere davvero a controlli incrociati, in 10 anni. Sempre audio che sono stati dimostrati come falsi, e video-bufale confezionate ogni volta dalla stessa agenzia di disinformazione, il SITE di Rita Katz, alla quale i media mainstream si abbeverano acriticamente. Non tutti, naturalmente. Perché forse questa volta è davvero troppo, e anche nel mainstream le idiozie hollywoodiane ammannite dall’Amministrazione Obama, ormai troppo insolenti nei confronti dell’abbiccì del giornalismo, puzzano tantissimo e cominciano a essere fatte a pezzi.
Il presunto Bin Laden che guarda didascalicamente se stesso in video – teatro sul teatro – è insieme una messinscena ridicola e un preoccupante segnale del grado di manipolazione a cui vogliono giungere gli apparati dell’Impero.
1 commento:
Ricopio qui uno dei commenti sulla pagina del filmato su YouTube:
Ma quello lì sarebbe un uomo di 54 anni (nato nel marzo 1957)? Sembra mio nonno. Da notare che la stessa Botteri ha 54 anni (nata nel giugno 1957) eppure parla del presunto Osama come "un anziano". E poi "lo studio assolutamente professionale tipo Saxa Rubra", con un televisore risalente ai tempi di Re Pipino, la ciabatta con tutti i fili attaccati etc.? Combinazione, inoltre, alla televisione stanno trasmettendo proprio in quel momento tutti i filmati su di lui...
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