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12 settembre 2010

«Le Monde» scopre i dubbi sull'11 settembre

di Giulietto Chiesa – da Megachip.


«Le Monde» dell'11 settembre 2010 si accorge, con nove anni di ritardo, che la versione ufficiale dell'11 Settembre non sta in piedi. Quanto a tempestività giornalistica non c'è male! Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Naturalmente le carte in tavola non vengono messe: né tutte, né le più importanti. Ma, come il lettore potrà leggere da questi estratti che traduciamo dalla pagina web del più autorevole giornale francese, «Le Monde» è costretto a riconoscere che la storia ufficiale non solo puzza di marcio, ma che nemmeno l'amministrazione americana di Barack Obama è in condizione di tirarla fuori dal congelatore che non funziona più. Che cosa diranno ora i "debunkers"?
C'è solo da immaginare che metteranno anche «Le Monde» nella categoria dei cospirazionisti. Povero «Le Monde»! Ma, a giudicare dalle prime reazioni dei lettori del giornale francese, quasi la metà non solo non protestano ma insistono, chiedono chiarimenti, si stupiscono.
L'altra metà s'indigna, naturalmente. Vorrebbero che «Le Monde» pubblicasse non solo il link a Loose Change, ma anche quelli dei siti cosiddetti debunking. Come se, in questi anni, fosse esistita una qualche par condicio tra la menzogna di tutti i media (alla quale «Le Monde» ha attivamente partecipato) e le verità delle domande che, insieme a migliaia di altri ricercatori di tutto il mondo, andavamo ponendo. Il bello è che il prossimo anno, il decimo anniversario, sarà tutto un festival di rivelazioni attorno al mistero.
«Le Monde» ha solo preso atto che la pagina, chiusa dalla versione ufficiale («è stato Osama bin Laden») si va riaprendo inesorabilmente. E si va riaprendo perché l'Impero sta sgretolandosi, giorno dopo giorno, e non c'è cemento che possa tenerlo insieme ancora molto a lungo. E, quando la nave affonda, è noto che i topi scappano.


ESTRATTI DELL’ARTICOLO DI «LE MONDE»:

Titolo: Gli Stati Uniti non hanno ancora finito con l'11 settembre
di Heléne Bekmezian - [lemonde.fr] - 11 settembre 2010.

Già nove anni. Nove anni che gli aerei della American Airlines hanno colpito le torri gemelle del World Trade Center di Manhattan, uccidendo più di tremila persone e ferendone più di seimila in un attentato rivendicato da Al-Qa‛ida.
(almeno tre gravi imprecisioni sono contenute in queste tre righe iniziali, per finire con l'affermazione, completamente destituita di fondamento, secondo cui Al-Qaida avrebbe rivendicato l'attentato, ma non ne segnaleremo le altre per non perdere tempo, ndr).
Oppure si trattava di aerei militari? E non ci sono state anche, piuttosto, settantamila feriti, se noi contassimo le vittime delle polveri tossiche? E quanto si dovrà attendere per giudicare gli autori presunti di tutto ciò? E perché Ground Zero è ancora un cantiere? Nove anni dopo, dunque, le domande rimangono e gli Stati Uniti sono ancora lontani dall'aver tratto le somme con l'11 settembre.
Ancora nessun processo. Un anno dopo aver annunciato che cinque presunti autori degli attentati dell'11 settembre 2001 saranno giudicati da un tribunale federale di New York, e non da un tribunale militare, la Casa Bianca non sembra oggi avere premura di giudicare questi uomini.
Secondo il «Daily News», il governo ha difficoltà a trovare una città pronta ad accogliere questo processo, che potrebbe durare anni e avere conseguenze sulla vita locale. Peggio ancora, con le elezioni di mezzo termine che si annunciano delicate per i democratici, questi ultimi non hanno interesse a riportare questo dossier dinnanzi a agli occhi del pubblico. (...)
Migliaia di vittime sono all'abbandono. Sono i dimenticati dell'11 settembre: circa settantamila persone - pompieri e squadre di soccorso - sono tuttora censite come vittime delle polveri tossiche prodotte dal crollo delle torri, con sintomi di difficoltà respiratorie, malattie dei polmoni, disturbi psicologici.
(...)
Domande senza risposte. Immediatamente dopo gli attentati sono apparsi dubbi sulla versione ufficiale dei fatti, in primo luogo i dubbi sollevati dalle famiglie delle vittime. In seguito sono fiorite su internet le teorie della cospirazione, attraverso video e siti web. Quasi ogni giorno, si può dire, decine di nuovi video vengono scoperti e pubblicati, alimentando i dubbi. Sebbene, puntualmente, le autorità abbiano contraddetto alcune teorie del complotto pubblicando nuovi documenti o nuovi video, non c'è mai stata una spiegazione globale e ufficiale capace di rispondere, una buona volta per tutte a tutte le domande che venivano poste (versioni contraddittorie sulla natura degli aerei, immagini che mostrano esplosioni sospette...).
I dubbi non hanno fatto che svilupparsi, tanto più che le autorità non hanno mai accettato di aprire un’inchiesta indipendente, che era chiesta dalle famiglie delle vittime.
In uno dei primi e più celebri filmati di questo genere, la serie "Loose Change" (dell'Associazione Reopen 911) , venivano evidenziati fatti giudicati sospetti e basati su dati documentati e testimonianze.







(coloro che hanno seguito tutte le polemiche in questi anni e che quindi conoscono i rudimenti minimi della materia, avranno notato le ambiguità, reticenze, perfino la sciatteria, e le imprecisioni che caratterizzano questo non capolavoro della letteratura giornalistica. Ma ce n'è abbastanza per essere soddisfatti. Gli spiragli verso la verità si vanno allargando. ndr)

24 giugno 2008

Un testimone chiave: prima che le due torri crollassero, l’Edificio 7 era già devastato

In un video in esclusiva, Barry Jennings parla delle esplosioni all’Edificio 7 prima del crollo delle Twin Towers

L'Edificio 7 del WTC, l'11 settembre 2001; fonte: Prison Planet

Versione in lingua italiana dell'articolo
Emergency Official Witnessed Dead Bodies In WTC 7
«Prison Planet», 23 giugno 2008
di Paul Joseph Watson

Traduzione di Pino Cabras


È stato divulgato per la prima volta un video in esclusiva che ha per protagonista il funzionario della gestione delle emergenze Barry Jennings, il quale parla di esplosioni all’interno dell’Edificio 7 del WTC prima del crollo di entrambe le torri gemelle e racconta inoltre di aver scavalcato i cadaveri delle vittime quando cercava di lasciare il palazzo.
Il filmato, che in origine era destinato ad essere incluso nel film Loose Change Final Cut - ma che dovette essere ritirato per volontà di Jennings dopo che questi aveva ricevuto delle minacce - è stato ora reso di pubblico dominio per prevenire un documentario della BBC sull’Edificio 7 che si suppone possa distorcere il racconto di Jennings nel tentativo di puntellare la versione ufficiale.

Di fatto, ciò di cui è stato testimone Jennings contraddice completamente la narrazione ufficiale su quanto è accaduto all’Edificio 7.

La mattina dell’11 settembre, in qualità di Vice Direttore del dipartimento dei servizi di emergenza dell’agenzia per l’edilizia abitativa di New York, Barry Jennings assieme a Michael Hess - che poi divenne socio fondatore e direttore della Giuliani Partners LLC (società fondata da Rudolph Giuliani, NdT) - visitò l’ufficio per la gestione delle emergenze (Office of Emergency Management, OEM) all’interno dell’Edificio 7, in tempo per scoprire che era stato appena abbandonato.

«Dopo essere giunti dentro il centro operativo dell’OEM, abbiamo constatato che se n’erano andati tutti», ha ricordato Jennings. «Vidi una tazza di caffè sul tavolo, ancora fumante, notai dei panini mangiati a metà», ha dichiarato, e ha aggiunto che fu detto a lui e a Hess di lasciare senza indugio l’edificio.
Jennings e Hess trovarono le scale e discesero i gradini.

«Quando raggiungemmo il sesto piano il pianerottolo su cui ci trovavamo cedette, ci fu un’esplosione e il ripiano si sfondò, rimasi appeso, dovetti issarmi e camminare di nuovo verso l’ottavo piano» ha raccontato Jennings.

«L’esplosione fu sotto di me… così quando sopravvenne l’esplosione fummo sospinti all’indietro… entrambi gli edifici erano ancora in piedi», ha aggiunto.

«Sono rimasto intrappolato in quel luogo per diverse ore. Ero incastrato lì quando entrambi i palazzi son venuti giù: per tutto questo tempo ho sentito ogni tipo di esplosioni, per tutto il tempo», ha detto Jennings, aggiungendo che quando i pompieri li riportarono all’ingresso, questo era «del tutto in rovina».

«Per me vedere quel che ho visto è stato incredibile», ha affermato Jennings.

I pompieri continuavano a dire a Jennings di «non guardare giù» perché, con parole di Jennings, «stavamo camminando sopra delle persone e voi capite cosa sia camminare su dei corpi umani».

Un ufficiale della polizia a quel punto disse a Jennings: «dovrà mettersi a correre perché abbiamo notizia di ulteriori esplosioni».

«Sono perplesso solo per una cosa… perché l’Edificio 7 del World Trade Center andava giù in pezzi per primo. Sono davvero sbigottito su questo. Io so cosa ho sentito: ho sentito esplosioni», ha detto Jennings, il quale ha pure aggiunto che la spiegazione sul fatto le esplosioni fossero causate dai serbatoi di olio combustibile presenti nell’edificio non gli quadrava.

Barry Jennings. fonte: Prison Planet

«Sono un ex gasista, se fosse stato un serbatoio di olio combustibile la cosa avrebbe riguardato solo una facciata dell’edificio», ha spiegato.

Le riprese realizzate presso l’ingresso del Millennium Hilton, più vicino alle torri gemelle dell’Edificio 7, mostrano danni inferiori anche dopo che entrambe le torri erano crollate rispetto ai danni devastanti dell’atrio dell’Edificio 7 descritti da Jennings relativamente a un tempo collocato prima di quei crolli.

Il racconto del testimone oculare Jennings in merito alle esplosioni avvenute dentro il WTC 7 prima che le torri crollassero e riguardo alla presenza di cadaveri all’interno dell’edificio contraddice completamente il racconto ufficiale, ancora fermo sull'idea che non ci siano state vittime all’interno dell’Edificio 7.

Se il WTC 7 è crollato per effetto dei danni sopportati in seguito alla caduta delle torri gemelle, come dice la versione ufficiale, allora perché avvenivano delle esplosioni dentro l’edificio prima ancora che alcuna delle torri crollasse?

Il documentario della BBC, che sarà trasmesso il 6 luglio, include un’intervista a Jennings ma secondo Jason Bermas, di Loose Change, il programma distorcerà i commenti di Jennings in un tentativo di marginalizzare la natura scioccante di quanto visto dal testimone e il modo in cui le sue esperienze contraddicono patentemente la versione ufficiale.

La testimonianza di Barry Jennings su YouTube