di Megachip (QUI)
Gruppi di difesa dei diritti chiedono ai relatori speciali ONU di indagare e prendere iniziativa.
NEW YORK, 25 giugno 2009 – Gruppi di difesa dei diritti umani hanno richiesto in questa data a due relatori speciali dell’ONU di indagare sul caso di Abou Elkassim Britel, un cittadino italiano vittima del programma illegale di “extraordinary rendition”(le catture e detenzioni extragiudiziali, ndt) della CIA, attualmente detenuto in una prigione marocchina sulla base di una confessione estortagli per mezzo della tortura.
L'American Civil Liberties Union e Alkarama for Human Rights hanno chiesto che il Relatore Speciale dell'ONU sulla tortura e il Relatore Speciale dell’ONU sulla promozione e la protezione dei diritti umani nella lotta al terrorismo indaghino sulle circostanze della sparizione forzata di Britel, la sua consegna, la detenzione e la tortura, e sollevino il suo caso presso i governi degli Stati Uniti, del Marocco, del Pakistan e dell'Italia.
«Le vittime del programma di “extraordinary rendition” detenuti a Guantanamo e altre prigioni in tutto il mondo sono state ignorate dal governo degli Stati Uniti, il cui programma illegale li ha sbarcati lì, come prima destinazione», ha detto Steven Watt, legale di staff nel programma ACLU sui diritti umani. «Gli Stati Uniti non sono riusciti ad assumere la responsabilità per le loro azioni più rilevanti, lasciando il signor Britel e innumerevoli altre vittime del programma 'extraordinary rendition' senza altra scelta se non quella di rivolgersi alla comunità internazionale per ottenere giustizia».
Britel, che fa ricorso anche nell’azione legale della ACLU contro la Jeppesen DataPlan, una controllata della Boeing, per il suo ruolo nel programma di ‘rendition’, è una delle poche vittime del programma la cui identità sia nota, e che sia tuttora detenuta al di fuori di Guantanamo.
Britel è stato fermato e arrestato in Pakistan dalle autorità pakistane su presunte violazioni in materia di immigrazione, nel febbraio 2002. Dopo un periodo di detenzione e interrogatori è stato consegnato a funzionari statunitensi.
Nel maggio 2002, i funzionari americani spogliarono e picchiarono Britel prima di rivestirlo con un pannolone e una tuta, ammanettarlo e bendargli gli occhi e poi farlo volare in Marocco per la detenzione e gli interrogatori. Una volta in Marocco, i funzionari statunitensi lo consegnarono ai funzionari marocchini di intelligence che lo incarcerarono in isolamento nel centro di detenzione di Temara, dove è stato interrogato, picchiato, privato del sonno e del cibo e minacciato con torture sessuali.
«Secondo il resoconto dello stesso Britel sul suo trattamento e la lunga storia documentata della tortura e degli abusi nei centri di detenzione gestiti dal governo marocchino, abbiamo un solido presupposto per ritenere che il signor Britel sia stato, e sia tuttora, sottoposto a tortura,» ha detto Rachid Mesli, direttore del Dipartimento giuridico di Alkarama. «Britel e tutte le altre vittime delle "extraordinary rendition" meritano il loro passaggio in tribunale e processi equi, non viziati da prove ottenute con la tortura. Ci auguriamo che i relatori speciali agiscano immediatamente sulla nostra istanza di rivolgere un’attenzione molto più rapida e necessaria al caso di Britel, prima che le condizioni in cui è tenuto cagionino ulteriori danni alla sua salute fisica e psicologica».
Secondo l’istanza, dopo essere stato liberato dalla custodia da parte delle autorità marocchine nel febbraio 2003, Britel è stato nuovamente arrestato e detenuto nel maggio 2003, non appena ha cercato di lasciare il Marocco per la sua casa in Italia. Mentre era recluso in isolamento nello stesso centro di detenzione dove era stato brutalmente torturato solo pochi mesi prima, Britel ha falsamente confessato sotto tortura il suo coinvolgimento in attività terroristiche. Britel è stato poi processato e condannato da un tribunale marocchino rivolto ai casi di terrorismo, e sta attualmente scontando una condanna a nove anni di reclusione in un carcere marocchino.
Nel 2006, un giudice istruttore italiano ha archiviato un’indagine durata sei anni sul presunto coinvolgimento di Britel in attività terroristiche dopo che il magistrato aveva riscontrato una totale mancanza di elementi di collegamento con qualsiasi attività che fosse legata al terrorismo o comunque criminale.
La documentazione odierna con i relatori speciali è disponibile online all'indirizzo: www.aclu.org/intlhumanrights/nationalsecurity/relatedinformation_resources.html
Maggiori informazioni sull’azione legale ACLU contro DataPlan Jeppesen sono online all'indirizzo: www.aclu.org/jeppesen
Fonte: http://www.aclu.org/intlhumanrights/nationalsecurity/40028prs20090625.html
Traduzione a cura di Pino Cabras per Megachip.
E sul blog dell'ACLU : Awaiting an End to Injustice: Rendition Victim’s Wife Speaks About Accountability and Torture:
http://blog.aclu.org/2009/06/25/awaiting-an-end-to-injustice-rendition-victims-wife-speaks-about-accountability-and-torture/
Aggiornamenti: *
* http://www.giustiziaperkassim.net/
* http://www.kassimlibero.splinder.com/
26 giugno 2009– Giornata internazionale ONU a sostegno delle vittime di tortura.
Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.
George Orwell, 1984
28 giugno 2009
Una vittima italiana di una "Extraordinary Rendition" ancora detenuta in Marocco sulla base di confessioni estorte con la tortura
18 giugno 2009
La presunta mente dell’11/9: «M’inventavo le storie»
di Devlin Barrett – Associated Press
WASHINGTON -- Khalid Sheik Mohammed, accusato di essere il genio criminale dietro all'attentato dell'11 settembre, ha confessato di aver mentito profusamente agli agenti che lo torturavano per estorcergli la verità sulle sue attività eversive. Secondo quanto riferito in alcune sezioni dalle trascrizioni governative che sono state recentemente desecretate, Mohammed avrebbe orgogliosamente rivendicato la sua paternità su più di due dozzine di attentati terroristici.
«Mi invento delle storie,» ha detto Mohammed nel 2007, durante una delle udienze del tribunale militare a Guantánamo Bay. In un inglese stentato, ha descritto l'interrogatorio in cui gli è stata chiesta l'ubicazione del leader di al-Qa‘ida, Osama bin Laden.
«L'agente mi ha chiesto “Dov’è?”, ed io: “non lo so”», racconta Mohammed. «Poi ha ricominciato a torturarmi. Allora gli ho detto: “Sì, si trova in questa zona...” oppure “Sì, quel tizio fa parte di al-Qa‘ida”, anche se non avevo idea di chi fosse. Se rispondevo negativamente, riprendevano con le torture.»
Nonostante ciò, durante la medesima udienza, Mohammed ha illustrato un elenco di 29 attacchi terroristici a cui avrebbe preso parte. Le trascrizioni sono state rese pubbliche grazie ad una causa civile, con la quale la American Civil Liberties Union si è messa a caccia di documenti ed informazioni sulle condizioni della detenzione che il governo ha riservato agli imputati per terrorismo.
In precedenza, erano stati resi pubblici altri testi provenienti dalle udienze dei tribunali militari, ma l'amministrazione Obama è tornata sul tema ed ha riesaminato le sezioni rimaste segrete per poi valutare che sarebbe stato possibile desecretarne ulteriori porzioni.
La maggior parte dei nuovi documenti è incentrata sulle dichiarazioni che i detenuti hanno rilasciato a proposito degli abusi subiti durante gli interrogatori, mentre erano prigionieri in carceri extra-nazionali gestite della CIA.
Un detenuto, Abu Zubaydah, ha riferito al tribunale che «dopo mesi di sofferenza e di tortura, fisica e psicologica, non hanno nemmeno curato le mie ferite».
Zubaydah è stato il primo detenuto ad essere sottoposto alle tecniche di interrogatorio “avanzato”, approvate dall'amministrazione Bush, in cui avveniva una simulazione di annegamento (detto waterboarding), oppure l'indagato veniva sbattuto contro le pareti o era costretto a prolungati periodi di nudità.
Durante l'udienza, Zubaydah ha rivelato che queste pratiche lo hanno «quasi ucciso in almeno quattro occasioni».
«Dopo un paio di mesi, durante i quali ho quasi perso la ragione e la vita,» ha dichiarato Zubaydah, «hanno incominciato a prendere le misure necessarie per non farmi morire».
Ha inoltre affermato che, dopo essere stato trattato per molti mesi in questo modo, le autorità hanno concluso che non fosse il numero 3 di al-Qa‘ida, come avevano a lungo creduto.
Fonte: http://www.miamiherald.com/news/nation/story/1098707.html
12 giugno 2009
Berlinguer, pensieri lunghi
di Pino Cabras - Megachip |
08 giugno 2009
Elezioni Europee, dopo il Novecento
di Pino Cabras - da «Megachip»
Il voto europeo del 2009 è stato segnato dalle pesanti sconfitte subite dai partiti che hanno ereditato gli insediamenti della sinistra del Novecento. Lo smottamento elettorale è avvenuto nel pieno di una grande crisi economica e finanziaria che pure coincide con il tracollo del neoliberismo. Il punto forse è proprio questo. La sinistra “novecentesca” europea a un certo punto è stata cooptata come interprete terminale del neoliberismo.
Succede così. Quando Margareth Thatcher si ripresenta con il sorriso di Tony Blair. Quando la Spd dà colpi al “modello renano”. Quando l’Ulivo fa del riformismo debole. Quando l’allargamento europeo vede tanta sinistra che vuol fare l’americana. Quando Zapatero si affida a una bolla speculativa. Quando molta sinistra francese slitta verso Sarkozy.
Poi al Blair delle vacche grasse subentra il Brown delle vacche magre, a Schröder succede una sinistra subalterna, il riformismo debole ulivista viene rimpiazzato dall’afasia del PD, l’Europa dell’Est crolla economicamente, la bolla spagnola scoppia in pochi mesi.
Quel che rimane della sinistra del Novecento non ha più le parole per interpretare i fatti, né gli insediamenti sociali di un tempo, né i luoghi per riflettere, pensare, comunicare un progetto. Risultato: i conservatori sfruttano un “riflesso d’ordine” sufficiente a ricompattarli. I partiti novecenteschi della sinistra o le loro evoluzioni sono al minimo storico. Qui e lì esplodono forme di creatività politica in forte crescita ma fortemente minoritarie e disperse, ben lontane da un qualche consolidamento (come interpretare il 16% dei verdi francesi?). Qui e lì esplodono anche i movimenti che vogliono una società più cattiva, un’Europa chiusa e xenofoba, altrettante riserve di spietatezza che vuol farsi istituzione per quando la grande crisi morderà ancora di più. Cos’è la sparuta retorica operaia della nostra sinistra-sinistra senza quorum di fronte all’ondata di voti operai nel Nord italiano per la Lega partito di massa?
Berlusconi non sfonda, titola «la Repubblica». È vero, forse il suo risultato non è stato tale da accelerare le condizioni di una dittatura senza ostacoli. Tuttavia emerge la continuità ancora inscalfibile di un blocco politico e sociale che non ha avversari organizzati né progetti alternativi.
Serviranno alleanze nuove e capacità di interpretare la crisi, occorrerà la voglia di ritessere una fitta trama di rapporti sociali, servirà un’agenda politica che sia davvero alternativa e aperta, senza nostalgie per i simboli del XX secolo. E servirà una cura particolare per il sistema della comunicazione nel quale si rinsaldano i valori guida. Le prove da affrontare saranno presto tremende.

Cosa c’era dietro la strategia berlingueriana del compromesso storico? C’era un’analisi della nostra società, basata su una visione fortemente pessimistica della strutturale debolezza delle nostre istituzioni democratiche e della incessante tentazione autoritaria in una parte significativa delle classi dirigenti. Questa analisi era associata alla convinzione che solo la difesa del sistema dei partiti, così come configuratosi ai tempi della Resistenza, potesse lasciare spazio alla possibilità di rinnovare e trasformare l’Italia.

